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DIAMO INIZIO A QUESTA LOTTA DI CLASSE

DI CHRIS HEDGES
truthdig.com

“I ricchi sono diversi da noi” si dice abbia detto F. Scott Fitzgerald a Ernest Hemingway, il quale così replicò: “Oh sì, loro hanno più soldi”.

Questo scambio, anche se probabilmente non è mai avvenuto davvero, descrive una saggezza di Fitzgerald che Hemingway non coglieva. I ricchi sono diversi. La bonanza di ricchezza e privilegi consente al ricco di circondarsi di lavoratori ubbidienti, servi, adulatori e sicofanti. Il benessere genera, come ha illustrato Fitzgerald nel “Grande Gatsby” e nel suo breve racconto “Il Ragazzo Ricco”, una classe di persone che considera gli altri esseri umani dei beni di consumo.Colleghi, soci, impiegati, cuochi, servi, giardinieri, tutori, personal trainer, anche gli amici e la famiglia, devono pendere dalle loro labbra, oppure farebbero meglio a levarsi di torno. E nel momento in cui degli oligarchi raggiungono il potere politico ed economico, come è accaduto negli Stati Uniti, anche i cittadini diventano beni di consumo.

Il volto pubblico della classe di oligarchi non ha nulla a che vedere con il suo volto privato. Io, come Fitzgerald, fui gettato tra le braccia dei “ricchi” fin da giovane. Fui spedito con una borsa di studio all’età di 10 anni in un’esclusiva scuola privata del New England. I miei compagni di scuola avevano dei padri – che raramente vedevano – che arrivavano a scuola con le limousine, accompagnati da un fotografo personale (e, a volte, anche dalle loro amanti di turno), in modo che la stampa potesse immortalarli nel ruolo dei bravi papà che accompagnano i loro figli a scuola. Ho passato diverso tempo nelle case degli straricchi e degli strapotenti, e ho visto i miei compagni di scuola, allora bambini, dare con aria di superiorità ordini a destra e a manca a quelli che lavoravano nelle loro case, cuochi, tate, autisti e camerieri.

Se poi i figli e le figlie dei ricchi si mettono nei guai, ci sono sempre degli avvocati, dei personaggi pubblici e dei politici pronti a difenderli. La vita di George W. Bush ne è un classico esempio. Il ricco ha quel disprezzo snob per i poveri – nonostante i loro ben-pubblicizzati atti di filantropia – e per la classe media.

Queste classi inferiori sono viste come fastidiosi parassiti che vanno sopportati, che ogni tanto bisogna tenere buoni, ma sempre sotto controllo, in modo da poter continuare ad accumulare ricchezza e denaro. Il mio odio per l’autorità, insieme al mio profondo disprezzo per l’inganno, per l’insensibilità e per quel senso di superiorità che traspira dai ricchi, proviene proprio dal fatto che ho vissuto tra i privilegiati. E’ stata un’esperienza profondamente spiacevole, che mi ha esposto al loro insaziabile egoismo ed edonismo. Ho imparato subito, fin da piccolo, chi erano i miei veri nemici.

L’incapacità di cogliere la patologia dei nostri governanti oligarchici è una delle nostre colpe più gravi. Siamo stati resi ciechi alla profonda depravazione della nostra classe dirigente, dall’inesorabile propaganda delle società di pubbliche relazioni e d’immagine che curano gli interessi delle grandi aziende e dei ricchi. Politici compiacenti, ignari intrattenitori e la nostra insulsa cultura popolare alimentata dalle grandi imprese, una cultura che che erige i ricchi a leader assicurandoci che se siamo bravi e lavoriamo sodo un giorno lo diventeremo anche noi, tutto questo ci impedisce di vedere la realtà.

“Tom e Daisy, erano due sconsiderati” scriveva Fitzgerald della coppia ricca attorno alla quale ruotava la vita di Gatsby. “Erano capaci di distruggere cose e persone e poi si ritiravano incuranti nel loro denaro e nella loro incuranza, o qualsiasi altra cosa che li tenesse insieme, e lasciavano agli altri il compito di rimediare ai loro disastri”.

Aristotele, Niccolò Machiavelli, Alexis de Tocqueville, Adam Smith e Karl Marx, tutti sono partiti dal presupposto che esiste un naturale antagonismo tra i ricchi e le masse. “Quelli che hanno troppa fortuna, forza, salute, ricchezza, amici e altro, non sono nè disposti nè capaci di sottomettersi all’autorità.” Scrisse Aristotele in “Politica”. “Il male comincia in famiglia; poichè quando sono fanciulli, a motivo della ricchezza in cui sono stati allevati, non imparano mai, neanche a scuola, l’abitudine dell’obbedienza”. Questi filosofi sapevano che gli oligarchi crescono abituandosi al meccanismo della manipolazione, nell’abitudine di reprimere e sfruttare in modo subdolo e sfacciato chiunque, allo scopo di proteggere ricchezza e potere a nostre spese. E primo fra tutti questi meccanismi di controllo, c’è il controllo delle idee. Gli “eletti” al potere si assicurano che la classe intellettuale dominante sia pervasa da un’ideologia – in questo caso il capitalismo del libero mercato e della globalizzazione – che giustifichi la loro avidità. “Le idee al potere non sono che l’espressione ideologica delle relazioni materialistiche dominanti” scrisse Marx, “le dominanti relazioni materialistiche che assurgono a ideologia”.

La diffusione capillare dell’ideologia del capitalismo attraverso i mezzi d’informazione, e la soppressione, soprattutto a livello accademico, delle voci critiche, hanno permesso ai nostri oligarchi di orchestrare la più grande disuguaglianza di reddito del mondo industrializzato. L’1% negli Stati Uniti possiede il 40% della ricchezza nazionale, mentre l’80% ne possiede solo il 7% , come ha scritto Joseph E. Stiglitz ne “Il Prezzo della disuguaglianza”. Per ogni dollaro che lo 0,1% più ricco ha accumulato nel 1980, ha avuto 3$ in più nel reddito annuale del 2008, ha spiegato David Cay Johnston nell’ articolo “9 Cose che i ricchi non vogliono che si sappia sulle tasse” (1). Il 90% della popolazione Americana, ha detto Johnson, nello stesso periodo di tempo ha accumulato solo un centesimo in più. Metà del paese è ora considerato povero o a basso reddito. Il valore reale del salario minimo è sceso di $2.77 dal 1968. Gli oligarchi non credono nel sacrificio per il bene comune. Non lo hanno mai fatto. Non lo faranno mai. Sono il cancro della democrazia.

“Noi Americani non siamo normalmente considerati un popolo sottomesso, ma in realtà lo siamo eccome.” Scrive Wendell Berry. “Per quale altro motivo, infatti, stiamo permettendo che il nostro paese venga distrutto?” “Per quale altro motivo, infatti, stiamo ricompensando i nostri stessi distruttori?” “Per quale altro motivo, infatti, tutti noi abbiamo partecipato a questa distruzione – delegando i nostri poteri ad avide imprese e politici corrotti? La maggior parte di noi siamo ancora abbastanza lucidi da non urinare nella propria cisterna, eppure consentiamo ad altri di farlo e li ricompensiamo anche. E li ricompensiamo talmente bene che quelli che urinano nelle nostre cisterne sono molto più ricchi di noi. Quand’è che diventiamo sottomessi? Quando non siamo abbastanza radicali. O quando non siamo abbastanza integri, che è la stessa cosa.”

Secondo Aristotele, la nascita di uno stato oligarchico offre ad una nazione due strade: o le masse impoverite si ribellano per tentare di ristabilire l’equilibrio di potere e di ricchezza tra le classi, o gli oligarchi instaurano un brutale regime tirannico per mantenere le masse assoggettate in modo coatto. Noi abbiamo scelto la seconda delle due opzioni di Aristotele. Quei piccolo progressi raggiunti all’inizio del 20° secolo attraverso i sindacati, le regolamentazioni, il New Deal, la magistratura, la stampa alternativa e i movimenti popolari, sono stati annientati. Gli oligarchi ci stanno trasformando – come già fecero nelle fabbriche tessili e dell’acciaio nel 19° secolo – in esseri umani “di consumo”. E stanno anche mettendo a punto il sistema di sorveglianza e di controllo più capillare della storia per tenerci sottomessi.
Questo squilibrio non sarebbe molto dispiaciuto alla maggior parte dei Padri Fondatori. I Padri Fondatori, per lo più ricchi proprietari di schiavi, temevano la democrazia diretta. Hanno manipolato il nostro processo politico in modo da impedire il governo delle masse e proteggere la proprietà privata e i privilegi aristocratici. Le masse dovevano essere tenute a bada. Fin dall’inizio della nostra repubblica, i membri del Collegio Elettorale (l’organo originario che eleggeva i senatori), i suffragisti, i nativi americani, gli afro-americani e gli uomini senza proprietà: la maggior parte di questa gente fu tagliata fuori dal processo democratico. Abbiamo dovuto duramente lottare per far sentire la nostra voce. Centinaia di lavoratori sono stati uccisi e migliaia feriti nel corso delle nostre lotte sindacali. Tale fu la violenza di questi scontri da far impallidire qualsiasi altra lotta di lavoratori in altri paesi industrializzati. L’apertura democratica che abbiamo raggiunto è stata possibile grazie alla strenua resistenza e al sacrificio degli abolizionisti, degli afro-americani, dei suffragisti, dei lavoratori e di tutti i movimenti pacifisti e dei diritti umani.

Furono proprio i nostri movimenti radicali, repressi e ignobilmente schiacciati nel nome dell’anti-comunismo, i veri motori dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Lo squallore e la sofferenza inflitti ai lavoratori dalle classi oligarchiche nel 19° secolo, la ritroviamo speculare nel presente, ora che siamo stati privati di qualsiasi difesa. Il dissenso è di nuovo un crimine. I Mellons, i Rockfeller e i Carnegie, all’inizio del secolo scorso, tentarono di creare una nazione fatta da padroni e da servi. L’incarnazione moderna del dominio delle grande imprese del 19° secolo, ha creato un neo-feudalesimo globale, dove i lavoratori di tutto il pianeta versano in miseria mentre gli oligarchi continuano ad accumulare centinaia di milioni in ricchezze private.

La lotta di classe ha permeato quasi tutta la storia dell’uomo. Marx aveva indovinato. Prima ci rendiamo conto di quanto siamo inevitabilmente in contrasto con la classe padrona, prima capiremo quanto sia necessario rovesciarla dal suo trono. Negli Stati Uniti, gli oligarchi dei grandi gruppi imprenditoriali hanno preso possesso di tutti i sistemi di potere. Politiche elettorali, sicurezza interna, sistema giudiziario, il mondo accademico, le arti e la finanza, e praticamente tutte le varie forme di comunicazione, sono nelle mani dei grandi gruppi d’impresa. La nostra democrazia, con quei falsi dibattiti tra due diversi gruppi politico/imprenditoriali, non sono che teatrini senza senso. Non c’e’ modo, all’interno del sistema, di sconfiggere le pretese di Wall Street, le industrie dell’energia fossile e dei commercianti d’armi. L’unica strada che ci è rimasta, come sapeva Aristotele, è la rivolta.
Non è una storia nuova. I ricchi, in tutta la storia dell’umanità, hanno sempre trovato il modo di soggiogare le masse ancora e ancora. E le masse, durante tutta la storia umana, si sono ciclicamente risvegliate, alzate in piedi e hanno spezzato lo loro catene. L’eterna lotta nelle società umane tra il potere dispotico dei ricchi e le rivendicazioni di giustizia e di uguaglianza sono proprio l’essenza del racconto di Fitzgerald, che utilizza la storia di Gatsby per lanciare un’aspra condanna del capitalismo. Mentre scriveva Il Grande Gatsby, Fitzgerald stava leggendo “Il tramonto dell’Occidente” di Oswald Spengler. Spengler aveva predetto che, mentre le democrazie occidentali si calcificavano e crollavano, una nuova classe di “ricchi strangolatori” avrebbe preso il posto delle tradizionali classi al potere. Spengler aveva visto giusto.

“Ci sono solo due o tre storie umane” scrisse Willa Cather “e continuano a ripetersi e ripetersi ancora, e ogni volta in modo sempre più forte, come se non fossero mai accadute prima”.

L’altalena della storia ha portato nuovamente gli oligarchi alle stelle. E noi siamo ancora una volta giù per terra, sconsolati, umiliati e distrutti. E’ una vecchia battaglia. Ed è stata combattuta tante e tante volte prima di noi. Sembra che non impariamo mai. E’ giunto il momento di riprendere in mano i forconi.

Chris Hedges scrive regolarmente per Truthdig.com. Hedges si è laureate alla Harvard Divinity School e per circa venti anni è stato corrispondente estero per il The New York Times. E’ autore di molti libri, tra cui: War Is A Force That Gives Us Meaning, What Every Person Should Know About War, e American Fascists: The Christian Right and the War on America. Il suo lavoro più recente: Empire of Illusion: The End of Literacy and the Triumph of Spectacle.

Fonte: www.truthdig.com
Link: http://www.truthdig.com/report/item/lets_get_this_class_war_started_20131020
20.10.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

1) http://wweek.com/portland/article-17350-9_things_the_rich_dont_want_you_to_know_about_taxes.html

Pubblicato da Davide

  • gm

    che giorno meraviglioso sarebbe quello in cui davvero il popolo americano prendesse coscienza della sua schiavitù e si ribellasse…sarebbe davvero il via a una rivoluzione globale.
    Purtroppo tra l’1% di straricchi (che detiene il 40% della ricchezza del paese) e l’80% di poveri o semipoveri (che possiede solo il 7% della ricchezza), c’è almeno un 19% di servi e venduti che fanno da scudo protettivo a quell’1% e tra quell’80% di poveri o semipoveri al massimo solo una minoranza comincia a prendere coscienza della propria condizione di miserabile sudditanza. Quanti altri invece hanno il cervello spappolato dalla droga o il corpo e lo spirito inebetito dalla coca-cola?
    Qualche speranza di cambiamento probabilmente ci sarà solo quando si sarà ulteriormente assottigliato quel 19% di servi e venduti…ma francamente ci credo poco…non fu la plebe immiserita ma furono i barbari a distruggere roma!

  • Ercole

    Per dirla con EINSTEIN la mente è come un paracadute ,funziona solo se si apre, eppure non era un Marxista :Dedicato a chi rinnega la lotta di classe è solo una questione di tempo è nemmeno troppo lungo tutti gli indicatori macroeconomici ci dicono che il capitalismo è un sistema sociale decadente è antistorico prepariamoci ad abbatterlo.

  • Hamelin

    Conclusioni corrette ma non c’è nessun buon epilogo all’analisi.
    Una lotta di classe non puo’ piu’ essere fatta in quanto prevede in primis una “coscienza di classe” cosa ormai assente.
    I padroni del vapore hanno creato il piu’ grande sistema di repressione mai visto nella storia , sia fisico ma soprattutto mentale e culturale ( che è l’aspetto vincente della faccenda ) .
    I gruppi popolari che in America si stanno preparando alla rivolta verranno sconfitti e soppressi dagli schiavi automi del sistema.
    O il risveglio di coscienza è collettivo o ogni tentativo di battaglia è destinato al fallire.

  • ROE

    Concordo, ma la coscienza è determinata dalle condizioni materiali, che possono cambiare soltanto utilizzando, se ed in quanto possibile, i mezzi esistenti in modo diverso dal passato e dal presente.

  • Mattanza

    Quando la centesima scimmia capira’,arriveremo al punto di flessione?
    Cmnq anche io non sono certo ottimista per via degli stessi motivi evidenziasti da te.Il sistema di propaganda e l’inpoverimento culturale e spirituale o emozionale che dir si voglia sono la loro arma potenzialmente vincente.

  • ROE

    Il problema fondamentale è che ogni povero, ogni proletario, ogni lavoratore vorrebbe essere al posto di chi lo sfrutta. Altrimenti 3 miliardi di lavoratori (nel loro stesso interesse) e le loro famiglie avrebbero già adottato EkaBank e forse anche Dhana. http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/EkaDhx-It.htm – Purtroppo, come è vero che più si sa e più si sa di non sapere, è anche vero che meno si sa e meno ci si sforza di sapere.

  • ROE

    Vero. Ma non sempre la storia si ripete nello stesso modo. Mai rassegnarsi.

  • ilsanto

    Diamo inizio alla lotta ? come no, ma sapete contro cosa e chi combattere ? con quali armi fisiche,organizzative,culturali ? avete un piano una ideologia dei principi ?
    Come lo risolviamo il problema demografico mondiale –
    E la mancanza di cibo –
    E la carenza d’acqua –
    E la produzione di CO2 –
    E il picco del petrolio –
    E la proprietà privata –
    E la finanziarizzazione –
    E l’automazione –
    E le diseguaglianze –
    E la globalizzazione –
    E la scala gerarchica –
    E la disoccupazione –
    Che si fà con i mass media –
    come neutralizzare la massoneria e le società segrete –
    e l’esercito e la polizia –
    cosa usiamo al posto delle banche e dei dollari –
    cosa diciamo al FMI al WTO alla Banca Mondiale –
    Come ci rapportiamo con la Cina e la Russia ?

  • ROE

    Contro cosa e chi combattere? Non cambierai mai le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che renda la realtà obsoleta.” Buckminster Fuller. Il nuovo modello potrebbe essere la conarchia. – Con quali armi fisiche,organizzative,culturali? Non servono armi, basterebbe la volontà del 90% della popolazione (i dominati). Organizzate in un nuovo ordine comunitario post-statale. L’elemento culturale fondamentale è la presa di coscienza che non si può continuare a consumare il superfluo per produrre e produrre per avere più profitto sfruttando il lavoro degli altri e quindi provocando il loro impoverimento: ma prima di tutto devono capirlo gli sfruttati ed organizzarsi senza gli sfruttatori. – Avete un piano una ideologia dei principi? Meglio escludere ideologie, fideismi, miti, etc. ed essere il più possibile realisti. – I principi dovrebbero essere verità e giustizia. Un possibile piano http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/The%20Plan-It.htm – Come lo risolviamo il problema demografico mondiale? Essenzialmente con l’informazione. – E la mancanza di cibo? Oggi si spreca più cibo di quello che servirebbe per eliminare la fame. E consumando meno carne si possono sfamare più persone. Ma bisogna eliminare ogni speculazione commerciale e finanziaria. – E la carenza d’acqua? Anche per l’acqua vale il discorso del cibo: è soprattutto un problema di modi di produzione, di inquinamento e di distribuzione. – E la produzione di CO2? Possiamo consumare meno energia e soprattutto usare energia meno o per niente inquinante. – E il picco del petrolio? Il petrolio va gradatamente eliminato e finché si usa bisogna disinquinare le emissioni. E la proprietà privata? La proprietà dei mezzi di produzione (comprese le risorse e le energie naturali) non deve essere né privata né pubblica: va abolita e sostituita con l’uso, temporaneo e concordato, escludendo la rendita e la trasmissibilità ereditaria. E la finanziarizzazione? È effetto della caduta tendenziale del saggio di profitto: eliminando il fine del profitto si elimina la speculazione finanziaria. Ma prima di tutto bisogna riportare il credito all’economia reale, a chi produce e consuma beni e servizi primari. – E l’automazione? Non è un fatto negativo: oggi (e da diversi anni) per produrre quel che serve per vivere tutti in modo naturale basterebbe che tutti quelli che possono lavorare lavorassero due ore al giorno. – E le disuguaglianze? Bisogna ridistribuire (equamente) la ricchezza accumulata ed impedire qualsiasi sfruttamento del lavoro degli altri in futuro. – E la globalizzazione? È iniziata con il commercio migliaia di anni fa ed è ineliminabile ma si possono eliminare gli effetti negativi universalizzando il valore del lavoro. – E la scala gerarchica? Se non si trasforma la struttura gerarchica in struttura conarchica tutto il resto è inutile. – E la disoccupazione? Il lavoro deve diventare un diritto-dovere garantito ed imposto dalla larga maggioranza. Ed è possibile. – Che si fa con i mass media? Si scollegano dal profitto. – Come neutralizzare la massoneria e le società segrete? Non usando più i loro mezzi: per esempio, usando una moneta del lavoro al posto delle moneta a corso legale. – E l’esercito e la polizia? A parte i vertici, sono organizzazioni formate dal 90% che vive peggio. – Cosa usiamo al posto delle banche e dei dollari? Al posto delle banche http://www.ekabank.org. Al posto dei dollari http://www.dhana.org) – Cosa diciamo al FMI al WTO alla Banca Mondiale? Li ignoriamo. – Come ci rapportiamo con la Cina e la Russia? Ci rivolgiamo direttamente ai popoli ed ignoriamo gli stati perché gli stati, istituiti per permettere ad una minoranza di dominare la maggioranza, non vanno né conquistati né combattuti né aboliti ma semplicemente ignorati.