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DETROIT, E LA BANCAROTTA DEL PATTO SOCIALE AMERICANO

DI ROBERT B. REICH
informationclearinghouse.info

C’è un modo di vedere la bancarotta di Detroit – la più grande bancarotta tra tutte le città americane – ed è quello del fallimento delle trattative politiche sulla suddivisione dei sacrifici finanziari tra creditori, lavoratori e pensionati di una città, e la conseguente necessità di far ricorso a una decisione della magistratura. Oppure può essere interpretata come il risultato inevitabile di decenni di accordi sindacali che offrivano ai lavoratori della città pensioni e servizi sanitari inadeguati e inaccettabili.Ma c’è un altra storia di fondo qui, e si replica su tutto il territorio Americano: è sempre più ampio tra gli americani il divario tra fasce di reddito. Quarant’anni fa, la maggior parte delle città (Detroit compresa) presentavano un mix bilanciato tra benestanti, classe media e non abbienti. Ora, ogni gruppo tende ad isolarsi sempre più, ognuno nella propria città — ognuno nel proprio regime fiscale che consente, da una parte, scuole eccellenti, parchi curatissimi, sicurezza affidabile, trasporti efficienti ed altri servizi ineccepibili, e dall’altro scuole orrende, parchi semi-distrutti, alto tasso di criminalità e servizi pubblici scadenti.

La divisione geo-politica è diventata così marcata che essere ricco oggi in America significa poter fare del tutto a meno di incontrare o frequentare chi non lo è.

Detroit (1) è un’isola desolatamente povera, prevalentemente nera e sempre più abbandonata nel mare di una ricchezza che è per lo più bianca. Le sue aree periferiche, invece, sono tra le più ricche del paese. Oakland County, ad esempio, è la quarta contea più ricca degli Stati Uniti, tra le contee con uno e più milioni di abitanti. Greater Detroit (2) — che comprende anche le aree periferiche – è tra i primi cinque centri finanziari del paese, tra i primi quattro centri di alta-tecnologia e la seconda maggiore fonte di talento ingegneristico e architettonico. Non proprio tutti sono ricchi, ad essere sinceri, ma il nucleo familiare medio in questa zona ha un reddito annuo vicino ai 50,000 dollari e il tasso di disoccupazione qui non supera la media nazionale. Un nucleo familiare medio di Birmingham, Michigan, proprio al di là del confine con Detroit, l’anno scorso denunciava un reddito annuo di 94,000 dollari; nella vicina Bloomfield Hills — nell’area metropolitana di Detroit – la media era di 150,000 dollari.

Ora, all’interno della città di Detroit la media del reddito annuo è di circa $26,000 e la disoccupazione sta arrivando alle stelle. Uno su tre cittadini è in stato di povertà. Più della metà di tutti i bambini in città vivono in stato di indigenza. Tra il 2000 ed il 2010, Detroit ha perso un quarto della sua popolazione, dopo che la classe media ed i bianchi si sono trasferiti nelle zone periferiche. Questa migrazione ha creato un estremo impoverimento, lasciando quartieri semi-abbandonati, palazzi vuoti, scuole semi-deserte, criminalità in aumento e una base fiscale sempre più esigua. Negli ultimi cinque anni, più della metà dei suoi parchi sono stati chiusi. Il 40% dell’illuminazione urbana non funziona.
In poche parole, nell’America moderna molto dipende dalla capacità di tracciarsi delle linee di demarcazione, chi sta dentro e chi sta fuori.

Chi fa parte del Patto Sociale? Se “Detroit” è definita la più vasta area metropolitana, comprendente quindi le sue aree periferiche, allora “Detroit” ha abbastanza denaro per fornire ai suoi abitanti dei buoni servizi pubblici senza dover ricorrere alla bancarotta. In termini politici, la questione è se le fasce più ricche di questa “Detroit” siano o meno disposte a sovvenzionare con un adeguato prelievo fiscale il centro povero della città, aiutandolo a risollevarsi dallo stato di miseria in cui vive. E’ una questione assai scomoda e le fasce abbienti della città preferirebbero non doverla affrontare.

Nel tracciare il limite che delinea il centro della città, aspettandosi che quelli che vivono all’interno di questo cerchio se la sbrighino da soli a risolvere i loro problemi, i bianchi e i ricchi delle aree periferiche se ne sono lavati le mani. La “loro” città non ha problemi. E’ “l’altra” a trovarsi nei guai, e si chiama “Detroit”.

E’ come se una banca di Wall Street tracciasse una linea di demarcazione intorno ai “cattivi” investimenti, svendendoli a prezzi di realizzo e stralciandoli dalle perdite. Solo che qui stiamo parlando di esseri umani e non di capitali finanziari. E la svendita a prezzi di realizzo qui si traduce in servizi pubblici sempre peggiori, scuole sempre più inefficienti e crescente criminalità per quelli che sono stati abbandonati nel cerchio interno di Detroit. In un’era di disuguaglianze sempre più marcate, ecco come la ricca America sta silenziosamente stralciando i suoi poveri.

ROBERT B. REICH, Professore emerito di Politiche Pubbliche all’ Università della California di Berkeley, è stato Segretario per il Lavoro nell’amministrazione Clinton. Time Magazine lo ha definito uno tra i dieci segretari più capaci del ventesimo secolo. Ha scritto tredici libri, tra cui i best-seller “Aftershock” e “Il Lavoro delle Nazioni”. Da poco ha pubblicato il suo ultimo lavoro “Oltre l’Indignazione”. E’ anche tra i direttori fondatori dell’ American Prospect Magazine e presidente di Common Cause. Il prossimo 27 settembre uscirà il suo nuovo film “Inequality for All” (Disuguaglianza per tutti).  http://robertreich.org

Fonte: www.informationclearinghouse.info
Link: http://www.informationclearinghouse.info/article35609.htm
21.07.2013

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

1) http://www.usatoday.com/story/news/nation/2013/07/18/detroit-files-for-bankruptcy/2567159/
2) http://en.wikipedia.org/wiki/Metro_Detroit

Pubblicato da Davide

  • Ercole

    DETROIT è il mondo ,espressione della bancarotta del capitalismo è “la normalità” di questo modello sociale antistorico .

  • mago

    Loro lo sanno..si aspettano rivolte e si stanno organizzando..

  • veroeretico

    O magari questa è un altra possibile chiave di lettura, che Detroit è una delle città più africane d’america, con la conseguente impossibilità d’autogovernarsi, come succede un pò in africa. Oggi, dopo mezzo secolo di fuga da parte dei suoi abitanti bianchi e la trasformazione in città quasi totalmente ‘nera’, Detroit è colpita dall’alta disoccupazione e il conseguente crollo di reddito e tasse di proprietà, la corruzione e la cattiva gestione cronica dell’autogoverno africano. La composizione etnica di Detroit vede i neri oltre l’82%, con i bianchi, gli ultimi rimasti indietro che sono o ricchi delle industrie rimaste o poverissimi e anziani impossibilitati a ‘scappare’, che formano meno del 7% della popolazione.
    E’ l’ennesimo esempio che sono gli abitanti a definire una nazione o una città, non la geografia. Se importi africani, rendi la tua città e la tua nazione simile al paese dal quale questi provengono. Detroit è un monito a tutti i fanatici dell’immigrazione. Cordialità

  • Nauseato

    Ma simili teorie spacciate per chiave di lettura alternativa le ha prese da qualche opuscoletto del Ku Klux Klan o sono state vomitate spontanee dalla sua mente illuminata?
    L’accenno conclusivo agli innominabili “fanatici dell’immigrazione” tutti, è la degna pennellata di stile sul sottostante cumulo maleodorante.

  • Allarmerosso

    Non potevi trovare parole migliori 😉

  • Allarmerosso

    Per un attimo pensavo parlasse dell’Italia quando descriveva la cattiva gestione cronica dell’auto governo … Quando poi vedo scritto Africa penso che li ci sono sempre andati i bianchi a dare soldi ai RE di turno per fare i loro porci comodi . Cordialità a lei