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DELL'UTRI: UNA FUGA MOLTO PARTICOLARE

DI ALDO GIANNULI

aldogiannuli.it

Ricapitoliamo l’accaduto: all’antivigilia della decisione definitiva della Cassazione sul processo a Dell’Utri, per concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso, la Procura di Palermo spicca mandato di cattura. L’interessato, di fronte alla prospettiva di passare sette anni in un hotel a cinque stelle a spese dello Stato, decide che è meglio andare in un hotel a cinque stelle a spese proprie, ma lontano dall’Italia. Ci sta: non si capisce perché, avendone i mezzi, Dell’Utri non avrebbe dovuto valersene per sottrarsi al soggiorno nelle patrie galere (anche perché nel suo caso non c’è la prospettiva degli arresti domiciliari o del servizio sociale, c’è proprio la cella, quella con le inferriate ed il chiavistello). E questa è l’unica cosa che si capisce nella vicenda: classico caso di “evasione preventiva”. Il guazzabuglio inizia subito dopo.

Dell’Utri fa sapere che non intende sottrarsi alla cattura, ma vuole solo curarsi per tornare non appena finite le cure: ma perché, in Italia o anche nella vicina Svizzera, non ci sono cliniche all’altezza di quelle libanesi? Mai sentito dire che in Libano ci siano particolari eccellenze sanitarie.

E così, i familiari spiegano che no, non era andato per curarsi in Libano, ma per un commercio di cedri, solo che poi si è sentito male: e uno che ha il divieto di espatrio se ne va in Libano per qualche partita di cedri?

Anche perché sembra un po’ eccessivo che, per mediare una partita di cedri, uno debba mobilitare un apparato con personaggi del calibro di Mokbel (che non manca mai nelle storie più strane, soprattutto se si tratta di armi: vedi Finmeccanica).

A questo punto, il suo antico sodale, l’ex Cavaliere, dichiara che no, in Libano ce lo ha mandato lui, perché Putin gli avrebbe chiesto di aiutare la campagna elettorale di Gemayel e il padrone del ristorante Assunta Madre (che è il posto dove sarebbe maturata la fuga) dice di aver visto a cena Dell’Utri con un noto politico libanese che si capisce perfettamente essere Gemayel. Non è chiaro perché a Putin prema tanto la candidatura di Gemayel, ma ci può stare.

Quello che si capisce poco è in che modo Dell’Utri possa aiutarlo e per farlo debba andare di persona in Libano. Soldi? Ma non si capisce perché non glieli abbia dati direttamente Putin e poi non sarebbe affatto necessario andare sino in Libano per darli. Conquistare appoggi elettorali di potentati locali? E come mai Dell’Utri, che è un italiano, riuscirebbe dove non riesce il personaggio locale? Di che poteri si tratta?

Ora saltano fuori intercettazioni per cui sin da novembre il fratello Alberto parlava correntemente di un piano di fuga di Marcello: siccome le intercettazioni saranno state autorizzate dalla magistratura, come mai si è lasciato che il piano andasse avanti per oltre 4 mesi ed il mandato di cattura non è arrivato subito? E, poi, come mai la polizia non ha predisposto adeguata sorveglianza di un personaggio di quel calibro?

Comunque, l’uomo viene arrestato nel giro di due giorni dalla polizia libanese che lo trova in un albergo di lusso di Beirut (ma non doveva essere in clinica? Adesso gli interventi li fanno in albergo?). A mettere la polizia sulle tracce del fuggitivo sarebbe stata una telefonata che il catturando avrebbe fatto con il suo telefonino. Crederci è decisamente difficile: uno organizza una fuga da Eduard Dantes (probabile refuso, da intendere come Edmond Dantès, nota Cdc), mobilitando una rete specializzata di personaggi come Mokbel e poi cade su una fesseria del genere? Come crederci? Peraltro, a quanto pare, l’interessato, all’arrivo della polizia avrebbe detto “Entrare, vi stavo aspettando”, che non è esattamente il comportamento di un latitante che si è tradito. Insomma, almeno un po’ di stupore ci vuole in questi casi.

Parte la domanda di estradizione e gli avvocati preannunciano subito battaglia, facendo notare che il reato per cui il loro cliente è perseguito non è previsto dalla leggi libanesi, quindi l’estradizione non può essere concessa: ma non avevamo detto che non intendeva sottrarsi al mandato di cattura e stava per tornare? Lo so: la faccia non è quel che manca, ma qui facciamo gli straordinari!

Allora, facciamoci qualche domanda. Fuori discussione che Dell’Utri se ne è andato perché non vuole finire in galera (e possiamo capirlo), ma si tratta solo di questo? Perché proprio in Libano? Va bene, in Libano se ne andò anche Felice Riva, il bancarottiere degli anni sessanta, ma è solo perché c’è un bel clima e Beirut è tornata ad essere una città vivace e piacevole? Poi, perché questa serie di sceneggiate sul motivo del viaggio e sull’intenzione di tornare subito rimangiata? Ovviamente nessuno ha creduto per una frazione di secondo che veramente sarebbe tornato, ma allora a che serviva quella patetica bugia sul fatto che si stava curando? E poi, l’errore del telefonino….

Insomma, non mi pare che le cose stiano affatto come ce le stanno raccontando e ci sia un bel polverone intorno alla faccenda, che però deve essere meno semplice dell’ovvia fuga dal carcere di un ricercato eccellente.

Mentre leggevo i giornali sulla questione, mi è tornata alla mente una nota confidenziale del 1975 che trovai al Ministero dell’Interno una quindicina di anni fa, quando lavoravo per la procura bresciana. Se la memoria non mi inganna, la nota partiva da Parigi e diceva di una fornitura di armi per le Br procurata da un signore che, però, il confidente non era in grado di dire con sicurezza se fosse un certo Marcello Dell’Utri, che usava il passaporto di tal Filippo Rapisarda o, vice versa, se fosse il Rapisarda con il passaporto del Dell’Utri. Si precisava, se non erro, che il traffico di armi sarebbe stato operato dal Libano.

Capiamoci: i confidenti di bufale ne raccontano tante per tirare sulla paga, poi la notizia è imprecisa e non si capisce perché uno dovesse usare il passaporto dell’altro. Peraltro, nel quadro dell’inchiesta bresciana la nota c’entrava poco (ci eravamo arrivati solo seguendo il coinvolgimento del brigatista Lintrami con fascisti bresciani proprio nel maggio 1974) e la cosa restò senza sviluppi, per cui non ci sono elementi per valutare la credibilità del pezzo. Però, curiosamente, la nota è più o meno coeva al famoso viaggio di Mario Moretti a Catania, a seguito del quale le Br ebbero la svolta che porterà al caso Moro ecc.

Poi c’è un’altra cosa che non mi convince: diciamoci la verità, questa di Dell’Utri ha tutte le apparenze delle fughe eccellenti della storia nazionale (Roatta, Sindona, Riva, Borghese, Maletti, Gelli ecc.ecc.) quelle in cui lo Stato ed i suoi apparati stendono il tappetino di velluto rosso davanti al fuggiasco.

E l’uscita di Berlusconi sull’improbabile richiesta di Putin? Ci sono due chiavi di lettura possibili: la prima è che l’ex Cavaliere voglia fare credere di contare ancora qualcosa nella politica internazionale e di avere ancora amici importanti, la seconda è che abbia voluto mandare un messaggio in codice a qualcuno. In fondo, se Fi sta crollando e lui deve fare i conti con la marea di sentenze che stanno arrivando, deve pure preoccuparsi di salvare altre cose. Come per esempio le sue aziende sulle quali potrebbero avventarsi molte belve fameliche.

Insomma, si può sapere per bene che sta succedendo?

Aldo Giannuli

Fonte: www.aldogiannuli.it

Link: http://www.aldogiannuli.it/2014/04/dellutri-fuga-molto-particolare/

14.04.2014

Pubblicato da Davide

  • dana74

    certo che il Cavaliere e tutto il Pdl conta ancora qualcosa, sennò di che cosa si occuperebbero giornali e sinistrati in cerca di identità?

  • ROE

    Falli pensare di avere già vinto …

  • Gil_Grissom

    Il fatto che Dell’Utri abbia procurato delle armi alle Brigate Rosse e’ credibile tanto quanto aver visto Hitler raccolto in preghiera in una sinagoga. In Italia siamo sempre specialisti in dietrologie e complottismo, sempre pronti a vedere p2, servizi deviati , Vaticano e mafia dietro ogni vicenda: il famoso rasoio di Occam suggerisce che molto spesso la realta’ e’ piu’ semplice: in questo caso trattasi di mafioso in odor di condanna definitiva che scappa in un paese da cui sara’ difficile estradarlo.

  • Allarmerosso

    "specialisti in dietrologie e complottismo, sempre pronti a vedere p2, servizi deviati , Vaticano e mafia dietro ogni vicenda"


    chiamale come ti pare caro mio di certo è che il mondo funziona più così , riferito a quanto scrivi sopra che non quanto scrivi qui  sotto ….

    "mafioso in odor di condanna definitiva che scappa in un paese da cui sara’ difficile estradarlo" 


    I giochi di potere mi dispiace deluderti ma esistono eccome e quei "giochi" prevedono appunto dietrologie complotti , servizi segreti ( devati? quello è un termine dei mass media che non vuol dire nulla deviati da che? mi viene da chiederti?) vaticano e mafia !!!! 

    Fidati non è roba da film è roba reale che poi i registi traggano spunto per il loro film questo è ben altro discorso !!!  
  • Gil_Grissom

    Certo che esistono i complotti e le forze occulte che organizzano i complotti, in Italia come in tutto il mondo, pero’ volevo sottolineare due cose

    1)Non tutto cio’ che accade e’ frutto di un complotto

    2)Non sono sempre gli stessi i gruppi di potere che complottano.

    Nella fattispecie Dell’Utri non vedo alcun complotto se non quello di un latitante che tenta di sottrarsi alla giustizia.

  • rebel69

    Se veramente una delle due,potrebbe essere la seconda,ovvero fare un favore all’accoppiata USA/UE ,associando Putin,lui stesso e il mafioso Dell’Utri in una losca vicenda di interferenza in votazioni in Libano.Tutto questo per far apparire Putin,all’opinione pubblica Italiana, come uno che interferisce in paesi stranieri?

  • radisol

    Cazzate su cazzate …

    Le armi che arrivano alla BR dal Libano sono datate 1979, cinque anni dopo il 1974 ed a vicenda Moro conclusa !
    E arrivano direttamente dall’ Olp di Arafat, a suo tempo incriminato per questo dalla procura di Venezia, dove arrivò il carico con lo yacht Papago e poi sarà trasferito in varie tappe in Sardegna.
    Giannuli sempre più si dimostra un cazzaro che mischia merda varia per poi lanciarla col frullatore …
  • Gil_Grissom

    Appunto, e’ vero che si sono viste anche stranissime alleanze a volte, ma mafia e BR mi sembra proprio che stessero sui lati opposti della barricata.

  • Truman

    Forse è il caso di ricordare che tra le fughe eccellenti ci fu anche quella di Roberto Calvi. E qui il motivo dell’espatrio era anche quello di trovare le condizioni opportune per chiudergli la bocca.

  • fromagnol750

    ..Crederci è decisamente difficile: uno organizza una fuga da Eduard Dantes, forse volevi dire:Edmond Dantès?!

  • Truman

    Ho messo una nota nel testo. Se poi Giannuli corregge (come prevedibile) lo facciamo anche noi.

  • helios

    bisognerebbe capire che cosa è andato a fare dell’Utri a Parigi prima e a Beirut dopo.
    I libri antichi di cui si occupava non hanno nulla  a che fare?
    E i diari di Mussolini non c’entrano nulla?
    http://www.ilgiornale.it/news/veri-o-falsi-ecco-i-diari-duce.html

    È soddisfatto Marcello Dell’Utri, seduto in
    mezzo ai suoi volumi antichi, conservati nella Fondazione «Biblioteca di
    via Senato», a Milano, del quale è presidente. È soddisfatto come può
    esserlo un bibliofilo che vede portato a termine un suo progetto.