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DECONSTRUCTING LAMPEDUSA

DI BARBARA TAMPIERI
ilblogdilameduck.blogspot.it

Come si riconosce la propaganda? Come possiamo accorgerci della sua presenza, nel momento in cui vi siamo sottoposti? 

Sicuramente quando percepiamo che certe immagini non corrispondono al senso delle parole che le stanno commentando, che il loro vero significato e quello che viene loro attribuito sono fuori sincrono e ciò provoca in noi dissonanza cognitiva.
Il caso più recente è il cosiddetto video shock trasmesso al TG2 l’altra sera sul centro di accoglienza di Lampedusa. Guardiamo il filmato ma concentrandoci soprattutto sul logos, sul parlato.

Il giornalista sta intervistando il dicesi siriano che, con il suo smartphone, ha filmato di nascosto la scena che poi è stata passata alla televisione. Vediamo le immagini e l’uomo, in inglese, commenta: “Le persone sono senza vestiti, come animali”.
Ed ecco il pezzo di grande giornalismo, che esordisce con la sacra evocazione: “Come animali, in fila nudi, uno dietro l’altro, in pieno inverno, in mezzo alla stradina del Centro di Accoglienza...”
Se l’occhio vede qualcosa, la mente invece, anche se il conto non torna, vola immediatamente, per associazione, a quelle immagini terribili in bianco e nero di settant’anni fa. L’associazione indotta serve a provocare angoscia.
“Ed è accaduto due giorni fa?” osserva il giornalista. “Si, certo, solo due giorni fa” risponde il siriano.
“E’ la disinfestazione da scabbia a cui vengono sottoposti i migranti” spiega il servizio, “malattia che per altro nessuno aveva quando è arrivato a Lampedusa.” Il siriano aggiunge: “Vedi, questi sono uomini ma c’erano anche donne”.

Per caso non avevate colto la prima allusione perché distratti? Ecco il rinforzo che va in crescendo fino al climax:
Immagini che ricordano campi di concentramento, invece questo è il Centro di Soccorso e Prima Accoglienza di Lampedusa. Gli operatori della Cooperativa che gestisce il centro governano la fila con la disinvoltura di chi fa da sempre questo tipo di lavoro.” (E qui arrivano i kapo.)
“E’ come se il limite del trattamento disumano fosse stato superato da tempo e nessuno se ne fosse accorto.” 
Addirittura! Qui la dissonanza è al fine completa. Decontestualizzando e separando dalle immagini il testo ci si rende conto della sua enormità. E’ l’insieme immagine-logos e la loro dissonanza che crea infallibilmente il messaggio propagandistico.

Parla ancora, ma sempre con il viso rigorosamente nascosto, per sintomatico mistero, il siriano: “Sono qui da 65 giorni e ho visto tutto questo. Forse chi viene qui non lo sa ma penserà: “questa è l’Italia”. 
Dopo aver rievocato i 600 morti del recente naufragio ci ricordano infine che “sono passati 74 giorni da allora e, nel Centro di accoglienza, questo è il trattamento che subiscono i migranti.”
La sindaca intervistata successivamente, alla domanda chiave “che effetto fanno queste immagini?” cade nel tranello e si autoinfligge la flagellazione rituale con ennesima evocazione dei lager. Dice che “Lampedusa deve vergognarsi, l’Italia deve vergognarsi”, nonostante, aggiungo io, i lampedusani abbiano dimostrato una tolleranza e una pazienza che nessun altro in Italia penso avrebbe avuto, in seguito ad una vera e propria invasione del proprio territorio.

Se ho trascritto quasi per intero il servizio del TG2 è per darvi l’opportunità di concentrarvi sulla terminologia usata e sulle trappole emotive e cognitive che contiene. Potete divertirvi ad identificare le fallacie, le inesattezze o vere e proprie mistificazioni.
Se volete infine la controprova che si tratta di una costruzione strumentale propagandistica, e pure di bassa lega, guardate il servizio senza sonoro. Il senso cambierà totalmente.
Ciò che vedrete in realtà è una procedura molto sbrigativa ed anomala perché emergenziale di disinfestazione, forse non il trattamento più elegante da effettuarsi per la prevenzione di una malattia contagiosa come la scabbia (che prolifera proprio in situazioni di sovraffollamento come quelle del CIE di Lampedusa) ma sicuramente niente che abbia a che fare con i lager o certi trattamenti effettuati in carceri irachene in mano ai liberatori occidentali. Perfino Medici Senza Frontiere in un comunicato finisce per ammettere che tutto il problema, in quelle immagini “shock”, si riduce alla mancanza di privacy durante il trattamento.
Il vero orrore è muto, è autoevidente. Non c’è bisogno di alcun commento roboante alle foto amatoriali dei soldati bambini cattivi americani intenti a giocare sadicamente con i loro bambolotti umani nel carcere di Abu Ghraib in Iraq.

Così come non ha bisogno di commento l’immagine delle migliaia di scarpe ammassate in una delle sale del museo del lager di Auschwitz-Birkenau.

Riguardiamole, quelle immagini, e vergogniamoci per coloro che, con infame leggerezza e blasfemia, rievocano i lager insultando le loro vittime solo perché ai loro padroni, per i loro infami scopi economici, fa comodo titillare il senso di colpa nei loro connazionali per assoggettarli meglio.

Il filmato di Lampedusa ha provocato, ad arte e di logica conseguenza, una successiva campagna mediatica di generale riprovazione, compreso il solito rimbrotto interessato da parte della Perfida Europa che minaccia di non aiutarci con il fenomeno dell’immigrazione (leggi: ve li terrete voi). Siamo stati invitati ad autodenigrarci e colpevolizzarci dalle solite madonne piangenti protettrici delle primarie. Siamo stati chiamati per l’ennesima volta razzisti (e lo faranno finché non lo diventeremo veramente).
“Questa è l’Italia e deve vergognarsi”. Appunto. Il vero messaggio è rivolto a noi. Ed è per noi anche il vero trattamento disumano, gentilmente somministrato dalla propaganda mediatica; lo SHOCK in senso cameroniano che meritano coloro che pensano non sia etologicamente auspicabile il travaso di un continente in un altro. 

Barbara Tampieri
Fonte: http://ilblogdilameduck.blogspot.it
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20.12.2013

Pubblicato da Davide