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DEBORDANTE EUROTISMO

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

greekcrisis.fr

A volte le coscienze anticipano gli eventi politici. Questa perlomeno è l’impressione, largamente condivisa da domenica sera, dei dirigenti di SYRIZA: “La gente è ormai chiaramente più avanti di noi quando pronostica la rottura. In un certo senso una vittoria meno schiacciante del No sarebbe stata più gestibile. Ora non è più possibile disilludere la gente…”. Passa un giorno e in Grecia è di nuovo l’ora degli ultimatum da Bruxelles e dalla Germania. Nazismo blu.

All’inizio di questa settimana i giornalisti della stampa estera, onnipresenti ad Atene, cercavano di sistemarsi come potevano sui micro-marciapiedi. La notizia del giorno lunedì è stata quella delle dimissioni di Yanis Varoufakis. Risposte vaghe, perfino io ho provato a rispondere mercoledì mattina (una volta tanto non guasta) ai giornalisti della Reuters. L’attualità avanza.

Per dirla in una parola, Tsakalotos, il nuovo Ministro delle Finanze, non è certo un sostenitore dell’assolutismo dell’euro, come ha fatto notare Jacques Sapir. Ciò nonostante un’altra interpretazione dei fatti e dei comportamenti che da lunedì ho potuto osservare dall’interno di SYRIZA, vedrebbe Tsakalotos sotto l’influenza di Yannis Dragasàkis, il vicepresidente del governo.

Ormai nessuno nota più gli striscioni davanti al Ministero delle Finanze, dimenticati lì dalle donne delle pulizie licenziate dalla gestione Samaras e giustamente riassunte da Yannis Varoufakis. Per molte di loro è difficile arrivare a fine mese con i 325,88 euro di stipendio. Su uno striscione si legge: “Sono ormai 13 anni che siamo crocifisse… come Cristo”.

Peccato che i giornalisti stranieri non sappiano il greco: dev’esser loro sfuggito il sentimento e l’evoluzione della mentalità nel nostro bel paese. Ciò che alla fine ha screditato l’euro agli occhi di una larga parte della popolazione è stato l’impoverimento generalizzato seguito ad un primo periodo di pseudo-crescita, per il tramite delle bolle e del credito “democratizzato”, un altro modo per mascherare la diminuzione dei redditi reali… causata da una moda consumistica di bisogni imposti e globalizzati. E su questo aspetto non è piccola la responsabilità dei cittadini. Ma la storia delle coscienze è sempre stata alternata da momenti di sonno a momenti di… brusco risveglio.

Con il passare del tempo, e non solo in Grecia, si è visto qual è il ruolo dell’euro: quello di essere un’arma di distruzione di massa delle economie, dei diritti sociali, delle sovranità e della democrazia, con il beneplacito interessato delle élite tedesche.

Piazza Syntagma, Atene. Gli slogan di quest’ultima settimana ne sono una testimonianza: “No al nuovo fascismo tedesco, il fascismo dell’euro!”. Quand’anche la zona euro restasse per il momento integra (fino ad agosto? Per ora, martedì 8 luglio, niente Grexit!), questa moneta-patacca, o meglio da automi, è allo stesso tempo nazionalista – nel senso che va a beneficio delle élite di Berlino e dei loro rappresentanti in Europa – ma è anche un’eccellente cinghia di trasmissione della mondializzazione, ed è infine un’anticamera oscura dei futuri trattati (e trattamenti) Transatlantici. Crematori finanziari del XXI secolo: prossima apertura. Senza dubbio in marxisti direbbero che si tratta dell’ennesima contraddizione del capitalismo, se non fosse che – a mio avviso – non siamo più in un sistema capitalista, piuttosto siamo precipitati nella sua peggiore (e ultima?) mutazione: lo scientismo… per giunta automatizzato.

Stessi graffiti davanti agli sportelli bancomat di una banca di piazza Syntagma, accompagnati dallo slogan: “Meglio liberi con la dracma che schiavi con l’euro”. La mentalità galoppa davvero in questo periodo. I nostri «tsiprioti» cercano come possono di contenere la breccia. In seguito ad un incontro fra tutti i leader di partito – con l’eccezione di Alba Dorata – è stato stilato un comunicato che con una formula abbastanza diplomatica “incita il Primo Ministro a trovare un’intesa con le Istituzioni [europee, N.d.T.] e a raggiungere un accordo che non violi lo spirito e il senso del NO e che non sia animato da ingiustizia sociale, riconoscendo la necessità di ristrutturare una parte del debito greco”. In teoria sarebbe perfino… bello.

Un altro slogan in piazza Syntagma recita “NO al debito!” e allo stesso tempo chiede giustizia “solo all’Aia”, indicando così la strada che il governo greco dovrebbe seguire, ovvero presentare una denuncia contro le istituzioni europee presso i tribunali internazionali.

Detto ciò, qualcosa già si muove. La strada sarà lunga. Nella politica tedesca solo il partito Die Linke, sull’esempio di una piccola parte della popolazione, è consapevole della necessità di annullare una parte del debito. In Grecia questa necessità è un dato di fatto, nudo e crudo.

Raggiunto al telefono da radio 105.5 (SYRIZA), il giornalista Yorgos Delastik del quotidiano “Ethnos” ricorda per l’ennesima volta una cosa che i greci già sanno, a dispetto del terrorismo politico, mediatico ed economico che i pilastri del sistema esercitano su di loro (e contro di loro): “il 92% dei cosiddetti piani di aiuto alla Grecia è stato versato direttamente alle banche, ben sapendo che il cosiddetto debito è in parte illegale e chiaramente non rimborsabile. Questa si chiama truffa e queste persone sono, per usare un eufemismo, degli usurai. Ancor più grave è che nel 2012 i loro valletti qui in Grecia (per primo Venizelos) hanno acconsentito ad una diminuzione del debito danneggiando così le casse delle pensioni greche, gli ospedali, le università, e quant’altro. Le pensioni dei greci sono state… tagliate in due, forse in tre, come i salari, e le banche della grande Europa sono state salvate. È questa una delle ragioni dell’ampia vittoria del NO”.

Ad Atene i trasporti pubblici sono ancora gratuiti e ad accesso libero, fintanto che i droni dell’iperbole (in greco iperbole indica anche l’esagerazione) obbligheranno – illegalmente – la Grecia a non aprire le sue banche, le quali di fatto non saranno più greche (e peraltro non è che altrove sia meglio). Eppure in alcune ore i vagoni della metro sono praticamente vuoti.

La vita economica rallenta giorno dopo giorno, numerose imprese sono tecnicamente ferme e hanno lasciato i propri dipendenti in congedo pagato, e a volte pure senza quello. Secondo i miei informatori diretti, un noto imprenditore ateniese ha versato con un po’ di ritardo i salari ai dipendenti prendendo il denaro dal suo conto personale. La sua ditta – che gode ottima salute – non ha però più commesse e non paga più i propri fornitori. Per questo tutto il personale è stato messo in congedo pagato da lunedì, in attesa dell’evolversi della situazione.

La Grecia si nutre del suo sole, delle sue riserve… e del suo NO. Il morale è alto, soprattutto dopo domenica sera. Le incertezze però rimangono. Per ora non sappiamo quale sarà (o non sarà) l’accordo fra Grecia e… Eurocontrollo. Ci gustiamo però questo bel momento difficile nel quale il nostro paese è come sospeso, senza “programma di aiuto”.

I turisti si comprano cappelli per proteggersi dal sole. Mercoledì 8 luglio Costas Arvanitis, ai microfoni di radio 105.5, lanciava così la trasmissione: “Che bella giornata questo mercoledì 8 luglio, abbiamo fatto della questione greca e dell’UE una questione mondiale. Il voto greco finirà per inghiottirli tutti. Il catalizzatore greco già suscita la radicalizzazione in Spagna e in Italia. In fin dei conti importa poco quello che sbraitano i satelliti della Germania, paesi Baltici e altri neoliberisti a oltranza. Dovrebbero cambiare il nostro popolo per fare quel che vorrebbero, rimpiazzare i Greci con i Lettoni e poi rifare il referendum!”.

Le banche sono sempre chiuse, ma alcune filiali hanno riaperto per versare una seconda tranche (l’ultima), 120 euro ai pensionati. “La settimana prossima le pensioni saranno versate integralmente, che ci sia o non ci sia l’accordo con l’UE”, annuncia il Ministro delle Finanze. Le daranno in buoni acquisto?

I partiti del sistema (Nuova Democrazia, PASOK, To Potami), che agli occhi dei greci sono ormai largamente assimilati a dei «Quisling» avariati del XXI secolo, sono allo sbando [Vidkun Quisling, politico norvegese che collaborò con i nazisti, N.d.T.]. Anche il loro zoccolo duro festeggia il NO per le strade. “Non ho mai votato a sinistra in tutta la mia vita, ma questa volta mi sono unito ai NO. Bravo Tsipras. Ha dimostrato ciò che rappresenta ancora la politica. È difficile, ma ora tutti nel mondo sanno che il problema non è la Grecia ma l’Europa”. Frammenti di una discussione fra due uomini nel metro ateniese, lunedì 6 luglio, impiegati – in congedo parziale – delle banche.

Martedì 7 luglio ho accompagnato a Egina il mio amico Vradis, socio nel progetto Greece Terra Incognita. I suoi clienti quel giorno erano quadri dirigenti di una grossa impresa che ha filiali in Grecia e che ha offerto loro una gita in mare. Impresa non toccata dalla crisi. Anche fra di loro aleggia quel sentimento largamente condiviso a proposito del genio politico di Alexis Tsipras, della dignità ritrovata e dell’internazionalizzazione del “problema greco”. “Prima di lui e di SYRIZA nessuno l’aveva mai fatto. Chapeau. Samaras e gli altri sono ormai finiti, i loro partiti devono rinnovarsi. I media, ai quali ormai non crede più nessuno, hanno fatto sfilare tutti quei predicatori del SI, i cadaveri politici di Mitsotakis, di Karamanlis, di Simitis, tutta spazzatura sulla quale ormai il popolo sputa sopra”.

Questi dirigenti, sottolineiamolo, non fanno parte dello spaccato sociale né della cultura della sinistra, non sono nemmeno critici verso l’UE e il suo… debordante “Eurotismo”, ma semplicemente si associano a quel sussulto di dignità, anche nazionale, suscitato dai… marxisti di SYRIZA!

Agli antipodi, i sostenitori politici ed economici del sistema non si uniscono a questo sentimento. A bordo di un grosso yacht di ritorno da Alimos ho colto una discussione analoga. Un uomo che fumava il sigaro era fuori di sé: “Questi bastardi di SYRIZA ci vogliono far tornare agli anni ‘20”. Che strano paragone.

Politicamente parlando, Alexis Tsipras ha – per ora – polverizzato i piani per una sua destituzione che la truppa europeista e i collaborazionisti di Atene ancora una settimana fa stavano tramando… in lungo, in largo e di traverso. La terra non mente, e i popoli neanche (a volte). Il nostro momento, che è anche il momento di altri popoli racchiusi nell’UE, è storico. Le élite tremano e complottano.

I miei amici del Movimento Sinistra in seno al Comitato Centrale di SYRIZA pensano che una vittoria del NO al 53% avrebbe corretto meglio la direzione del partito e del governo. In tal modo SYRIZA avrebbe potuto “vendere” meglio un compromesso che non avrebbe fatto esplodere (ancora) quel che resta della società, riuscendo a mantenere la visione europeista. Ora è tutto diverso, a dispetto delle impressioni che i miei amici di radio 105.5 hanno espresso mercoledì 8 luglio: “Ci incamminiamo verso un accordo che non violerà le decisioni del popolo greco, un accordo provvisorio che prolunghi di qualche mese il programma greco prima di porre infine il problema europeo sul tavolo dei negoziati: in Italia ad esempio la situazione è esplosiva, dato che sono consapevoli che le marionette che governano nel Sud dell’Europa cadranno presto. Resta da capire il significato dell’impegno preso dal Presidente francese. Passerà alla storia come il Presidente delle… fughe d’amore o perché alla fine avrà incarnato qualcos’altro?” (Costas Arvanitis, cito a memoria). Aspettiamo ancora un po’.

Le élite della Grande Germania e del nazismo blu (europeista), seguite dai portatori sani del nuovo retrovirus politico in Europa, questa specie di mutazione fra Waffen SS, Collaborazionismo, e iperbole del liberalismo (élite dei Paesi Baltici e di un certo Eurocentro) potranno andare fino in fondo. Grexit e “punizione” per i greci, prima che anche gli altri popoli si ribellino (tedeschi compresi). Personalmente penso (e temo) che sia più probabile un compromesso.

La politica della Troika (la stessa che la casta politica europeista impone ovunque, a piccole o grandi dosi) ha lasciato alla Grecia due milioni di disoccupati, 25.000 morti (di cui 10.000 suicidatisi), l’impoverimento di 3,5 milioni di greci, la caduta del PIL del 30% e la scomparsa del 40% delle piccole e medie imprese. È in questo che il NO greco è anche un grido di vita contr la morte e contro il neocolonialismo di buona parte dell’Europa, iniziato dalle élite di Berlino e, più generalmente, da quelle della mondializzazione. Da qui proviene anche quell’aporia ormai palese della classe politica (e affaristica) in Francia. Anch’essa deve dare una risposta chiara ai francesi, direi almeno dall’altro referendum, quello del 2005 [sul progetto di Costituzione Europea, N.d.T.].

Manòlis Glézos, intervistato da Costas Arvantis l’8 luglio su radio 105.5, pone allora la sola e unica domanda possibile: “la democrazia è compatibile con le istituzioni dell’Unione Europea? I popoli europei sono al fianco del popolo greco. E allora, avranno il coraggio di annullare o… manipolare questo NO greco? Che cosa vuole questa gente (le istituzioni)? La mia proposta è la seguente: che la Grecia non rimborsi più nulla e che allo stesso tempo si fermi anche il finanziamento del debito. Dopodiché, passati alcuni mesi si tornerà a discutere. Il Parlamento Europeo si è rifiutato di discutere questa proposta, così come si è rifiutato di discutere la questione delle riparazioni di guerra. Ma noi lavoriamo mano nella mano con i comitati di cittadini in Germania, perfino in Germania. Il clima sta cambiando”.

“Alexis Tsipras ha ragione a riprendere il negoziato con loro (la Troika), solo che deve esprimersi a nome del NO e a nome del popolo greco, e non in altro modo. Celebriamo due feste nazionali. Il 25 marzo (1821) e il 28 ottobre (1940). Altre nazioni con le loro feste nazionali celebrano spesso dei mutamenti di regime. Per noi invece le feste nazionali rappresentano i momenti delle grandi decisioni, quelle da cui è partita la lotta. Le istituzioni non hanno capito nulla della psicologia greca. Più minacciano il popolo greco, più lui si riempie di determinazione” (1940: il NO della Grecia all’ultimatum di Mussolini).

“Domenica sera i dirigenti politici della Grecia dovranno tornare da Bruxelles a testa alta, perché sono partiti da Atene a testa alta”, commenta Costas Arvantis, “Venceremos, è sicuro”.

L’armistizio durerà forse fino al prossimo autunno, quando sarà infine posto sul tavolo dei negoziati tutto il problema (il debito italiano, spagnolo… francese). La guerra in Europa entra nella fase successiva. Che bel mondo. “Uccellacci e uccellini”. Uccelli piccoli e grandi!

Panagiotis Grigoriou

Fonte: www.greekcrisis.fr

Link: http://www.greekcrisis.fr/2015/07/Fr0444.html#deb

8.07.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di Martino Laurenti

Pubblicato da Davide

  • FlavioBosio

    Con questi l’unica soluzione è sbatterli fuori dall’euro per almeno 5 anni e poi si vedrà se gli passa la " moda consumistica di bisogni imposti e globalizzati".


    Perché siamo noi i cattivi capitalisti che gli abbiamo imposto di comprare l’iPhone, l’iMac, l’iPAD le BMW ecc… ebbene sì, noi sporchi capitalisti gli abbiamo imposto il consumismo con quelle belle riviste patinate piene di Rolex, borsette colorate, moto, scarpe scarpine e scarpette..

    Fortuna che ora arriveranno i marxisti con le dracme a curarli dalle mode di bisogni imposti e globalizzati.

    Chissà forse ai greci piacerá la ricetta marxista, chi può dirlo, lasciamo che l’assaggino fino alle prossime elezioni democratice, se poi sará di loro gradimento potranno liberamente scegliere di continuare.

    Come si semina si raccoglie..
  • Ercole

    Tsipras è un nazionalista piccolo borghese e si prepara a far ingoiare nuovi sacrifici a operai e pensionati greci :proletari mai fidarsi dei riformisti e dei referendum solo la lotta paga preparate i fucili il nemico è in casa vostra.

  • FlavioBosio

    Suvvia non faccia così, che se poi qualcuno le da ascolto finisce di sparare allo specchio e c’è il rischio che resti ferito dalle schegge di vetro..

  • GioCo

    Scrivevo diversi POST fa che la Grecia ha una posizione particolare, politica, economica, geografica, che spingeranno lui e i suoi avversari a blaterare di "linee invalicabili" dentro trattati ritrattati e rifatti ogni volta che limeranno ora l’una ora l’altra pretesa.
    Ad esempio i tupi del Gas russo arriveranno ai confini Greco-Turchi nel 2018 e quello sarà "la canna" unica a cui potrà attaccarsi l’europa se vuole gas russo, dato che nel frattempo quella ucraina dove passa il 30% del gas che consuma l’UE verranno chiusi.
    Non è chiaro se l’America può sopperire con lo shale ma è evidente che si profilano anni di tensione e braccio di ferro come mai prima e a livello continentale. Se fino a ieri la Nato era l’unica forma di unione politica e militare mondiale, ora c’è il Brics che non è ancora militare ma ci sta arrivando velocemente e pare che ogni azione della Nato non faccia che accelerare il progresso.
    L’altro punto è che l’America non è più in grado di sfoggirare una capacità industriale civile propria, anche se conserva le produzioni belliche chiave e alle prese con una "recessione a orologeria" che rimanda con trucchi contabili da anni.
    D’altronde la Russia e la Cina si trovano in condizioni interne ed esterne altrettanto preoccupanti: accerchiate da crescenti disordini e instabilità politica, continuamente spinte verso il conflitto in ogni punto dei loro confini dove sia possibile per gli atlantisti esacerbare gli animi con l’orrore e caos, stanno lentamente ma inesorabilmente passando da una politica non interventista e non aggressiva ai peggio scenari, perchè non si allineano alla politica dell’unico anello Made in USA e le nuove classi d’elité di quei paesi non vogliono cedere il loro prestigio (sembra) a nessun costo.
    La Cina è alle prese con lo spettro della deflazione dovuto all’eccesso di beni invenduti e immense bolle edilizie unite alla difficoltà della riconversione dei mercati interni e la Russia con una arretratezza delle infrastrutture e nell’industria elettronica (quindi anche bellica) da colmare.
    Questo alla vigilia di un possibile passaggio epocale da un economia del
    dollaro a un paniere di monete internazionali, con la Cina alla guida. Passaggio che non possiamo in ogni caso immaginare  indolore, anche se ogni pretesa atlantista capitolasse senza sparare un colpo.
    Chiaro quindi che viviamo una corsa agli armamenti nuova, volta a scongiurare cambiamenti inaccettabili per l’ordine costituito dei diversi schieramenti elitari e che punta sulla diversificazione strategica di vasti ambiti di ricerca (geoingegneria, tecnologia aerospaziale, robotica, informatica, solo per citarne alcune). Questo ovviamente significa anche una lotta per l’autonomia delle menti, dei popoli e degli individui. Ivi inclusi i leader che ci guidano su sto bruscolo cosmico che abbiamo chiamato eufemisticamente "Terra".
    La Grecia può facilmete rimanere stritolata dalle dinamiche internazionali e i suoi dirigenti, poco avvezzi alle "buone pratiche politiche" (come d’altronde qualsiasi altra forma di criminalità altamente organizzata) lo capiscono al volo. Tra criminali ci si intende velocemente.
    Già il pireo è dei Cinesi e così buona parte dell’economia mondiale, poi dopo le prodezze ucraine neocon adesso il Gas Turco: la Nato non può semplicemente permettersi che la Grecia esca adesso dall’UE e quindi vada fuori dal controllo economico americano. Anche se questo farebbe forse piacere a molti eurodonti, perchè la moneta greca diverrebbe ostaggio politicamente più accettabile dall’opinione pubblica e i tiranni UE avrebbero modo di tornare dietro i paravanti a nascondere le loro facce ributtanti. Cosa che ora riescono a fare un po’ meno bene.
    Quindi l’UE deve concedere qualcosa all’america (TTIP) per stare a guardare mentre la Nato si prende la responsabilità di strozzare l’economia della CEE e ingrassare gli ingranaggi mai troppo abusati della sua mastodontica macchina di guerra perpetua.
    Tutto questo serve a guadagnare tempo. La Merkel, Tsipras, Putin, Obama, Xi Jinping, tutti stanno cercando di guadagnare tempo, per ragioni diverse ma per un obbiettivo comune.
    Prepararsi all’inevitabile.
    Peccato che questo "inevitabile" nessuno sa di preciso cosa sia.
    Dicono che Dio abbia senso dell’umorismo, ora, per come stanno le cose, potrebbe anche prodursi in una battuta apocalittica.
    Tipo che, dopo tanti preparativi e aspettando Godot (o il 2012, ricordate?!) non succeda niente. Credo che in questo caso ai neocon potrebbero anche scoppiare le coronarie.

  • Caleb367

    Ancora con le scemenze sui greci che spendono e spandono e non vogliono pagare il conto? Ma ce l’avete una mezza idea di cosa è successo, con i conti truccati da Goldman Sachs, le spese militari inutili, gli "investimenti" in pacchetti d’investimento truffaldini, i prestiti vincolati a comprare sommergibili e carri armati tedeschi, a ripagare gli interessi alle banche tedesche? Ma la volete tirar via la testa dalla sabbia una volta per tutte o fa tanto più comodo credere alle minchiate ch racconta il Goebbels dei poveri, lo Schauble che è a capo dell’economia più rovinata e dissestata d’Europa, la Germania le cui banche hanno esposizioni pari a venti volte il PIL tedesco?
    E’ facile mettersi a puntare il ditino, soprattutto quando ci si basa su delle menzogne spudorate cui non crederebbe nemmeno un bambino. Un autoeurotomane, sì.

  • mago

    Ottima analisi.

  • Veron

    LA BAVIERA TAGLIA IL DEBITO ALLA CARINZIA (AUSTRIA):

    La notizia l’ha data il quotidiano economico francese La Tribune. Dopo una lunga e controversa vicenda, lo Stato federale della Carinzia e il land tedesco della Baviera hanno trovato un accordo per tagliare di più della metà il debito del primo nei confronti del secondo. La cifra “scontata” sarebbe di 1,45 miliardi di euro, di poco inferiore ai 1,6 miliardi che la Grecia non ha rimborsato entro il 30 giugno scorso al Fondo monetario internazionale, con tutte le conseguenze che ben conosciamo.

    La ristrutturazione del debito è diventata inevitabile e dopo settimane di negoziati fra i rispettivi ministeri delle Finanze, Austria e Bavaria sono finalmente giunti a un accordo politico. Secondo La Tribune, l’intesa prevede che la BayernLB accetti di ricevere solo 1,3 miliardi dei 2,75 dovuti. E in Baviera c’è addirittura chi propone di andare oltre e annullare il debito austriaco. Chissà cosa direbbe Tsipras se lo sapesse.

    DUE PESI E DUE MISURE? CHE ABBIA RAGIONE VAROUFAKIS?