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DALLE URNE ALLA STAMPA. IL QUOTIDIANO LA REPUBBLICA APRE LA CAMPAGNA MEDIATICA

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

Noi non ci presentiamo al mondo come dottrinari con un nuovo principio: “ecco la verità, in ginocchio di fronte ad essa!” Noi mostriamo al mondo dei principii che il mondo stesso ha sviluppato entro di sé. Noi non gli gridiamo: ”lascia le tue lotte, sono delle sciocchezze, le vere parole d’ordine sono quelle che ti diciamo noi”. Noi mostriamo semplicemente ed esattamente al mondo il perché della sua lotta, e la sua consapevolezza sarà un risultato che dovrà acquisire, che lo voglia o no.
Karl Marx a Ruge, settembre 1843

Sul sistema di comunicazione politica in atto.

Gli attuali partiti politici italiani sono arrivati al loro inevitabile capolinea storico.

Ormai incapaci di identificare un qualsivoglia aspetto della realtà concreta, i rappresentanti dell’attuale classe politica dirigente, piddini, pidiellini, refusi storici di varia natura annidati in liste civiche sia della destra che della sinistra, si abbandonano al conto alla rovescia della loro esistenza politica –ormai ridotta a pura sopravvivenza- e parlano, scrivono, e si scambiano messaggi tra di loro usando  un linguaggio ormai estinto, e quindi obsoleto, desueto, caduto ormai in disuso.

Dimostrano la loro totale incapacità (nonché assoluta mancanza di curiosità) nel saper accogliere l’esistenza di un nuovo linguaggio della comunicazione politico-sociale.
E’ la loro stessa struttura che li condanna, ma loro non se ne rendono conto.

Pensavano che la cosiddetta “rivolta anti-casta” fosse la reclame di un prodotto pubblicitario da vendere, come se le nostre esistenze reali fossero un bancone di un supermercato.

Pensavano, quindi, di poter applicare alla realtà il consueto sillabario del marketing berlusconiano, grazie al quale avevano narcotizzato la nazione per 20 anni, convinti che avrebbe funzionato come al solito. Pensavano che si trattasse di una “protesta sociale generalizzata” del tutto simile a quelle che loro stessi avevano generato, ideato, cavalcato e gestito negli anni, arrivando addirittura al diabolico punto di costruire quella che ho definito “l’industria mediatica del dissenso” per commercializzare l’antagonismo e trasformare i batteri dell’esplosione del disagio collettivo in un controllo capillare della diversità, facendone assumere il comando alla cupola mediatica dell’editoria asservita. Pensavano di far gestire agli oligarchi la rivolta contro l’oligarchia, di far gestire ai privilegiati la ribellione contro il privilegio e ai membri della casta l’opposizione all’esistenza della casta. Pensavano, cioè, di applicare la consueta formula italiana –sorretti da 70 anni di storia- che ci avevano lasciato in eredità un fascismo abbattuto in una notte dagli stessi gerarchi fascisti, divenuti in poche ore ex; un regime democristiano mandato in pensione e in galera da altri democristiani trasformisti; un passaggio storico dal comunismo al post-comunismo fatto gestire, però, dai comunisti per l’occasione divenuti tutti ex;  e infine un berlusconismo proiettato nel futuro delle giovani generazioni attraverso un ponte guidato dallo stesso Silvio Berlusconi verso il partito di non so che, figlio legittimo del PDL ereditato e benedetto dallo stesso Berlusconi. Dal 25 luglio del 1943 fino a ieri, il giochetto aveva sempre funzionato, quindi avrebbe funzionato anche questa volta.

A portare il paese a un punto di svolta per gestire l’abbattimento della cosiddetta “casta” sarebbe stata chiamata la casta ai suoi massimi livelli tecnici di competenza.
Questa era la funzione del governo Monti, non a caso sorretto dall’oligarchia medioevale.

E invece è accaduto qualcosa d’imprevisto e di indefinibile. Un granello si è inserito nel meccanismo ben oliato e l’ha inceppato.

Perché è arrivato un elemento esterno e anomalo, un partito che è un non-partito considerato minoritario e inutile, che si è manifestato nella realtà maggioritario e utile. Una pattuglia di 164 eletti che parlano un linguaggio “normale” che risulta incomprensibile all’attuale classe politica dirigente e alle istituzioni, per il banale motivo che vengono visti come “anormali”. La realtà è diventata un paradosso della surrealtà: gli esponenti del M5s mostrano fisicamente a tutto il mondo, in carne e ossa nella vita reale, l’esistenza di italiani normali che si assumono l’impegno civico di fornire un servizio pubblico al paese. Automaticamente, proprio perché trattati subito come diversi antagonisti, gli altri (piddini pidiellini  ecc) sono apparsi al paese per ciò che davvero essi sono: anormali.

Se domani mattina facessero un sondaggio elettorale, è molto probabile che il risultato indicherebbe un enorme ulteriore vantaggio in percentuale per il M5s. Perché si vedono  materializzarsi dal nulla – della società civile reale- delle facce, delle biografie, degli umori, dei gesti, degli sguardi, che vengono riconosciuti subito come “veri e reali” perché sono come quelli del proprio coniuge, del proprio figlio, del proprio collega di lavoro, dei propri conoscenti. Un linguaggio comprensibile al paese reale e totalmente indecifrabile per le mummie arroccate in un castello kafkiano dove il bene comune e il destino della collettività sono intesi come azienda privata e non servizio pubblico.

E voglio parlare di noi cittadini, fruitori dei media, più o meno imbevuti di dittatura mediatica, più o meno consapevoli che quando leggiamo un articolo (sul corriere della sera o su repubblica o sul foglio o sul manifesto o sul giornale o su libero o su la stampa, ecc.) non stiamo leggendo un articolo scritto a noi e per noi ma un articolo che Giuliano Ferrara ha scritto per Eugenio Scalfari il quale risponde il giorno dopo con un editoriale destinato a Sallusti che risponde con un fondo pubblicato all’esclusiva attenzione di Massimo Franco che poi risponde a Curzio Maltese che poi viene ripreso in televisione da Gad Lerner che innesca una polemica raccolta da Michele Santoro e che provoca un subbuglio alla fine del quale si organizza una festa tutti insieme da Bruno Vespa.

Questo paese è l’unica nazione nel mondo occidentale (almeno quello che io conosco) in cui i giornalisti di penna e i giornalisti televisivi dei talk show parlano esclusivamente tra di loro, parlano di se stessi tra di loro in pubblico, si intervistano tra di loro, parlano di cose loro e dove i lettori o gli spettatori televisivi non sono ricettori o pubblico ma passivi guardoni di un incontro privato. Il loro fine non consiste nell’informare sulla realtà  del mondo, bensì informare, con aria bonaria e per lo più supponente, su ciò che pensa un loro collega, il quale inviterà nella sua trasmissione (o nella sua rubrica stampata) il coniuge o il figlio di chi l’aveva ospitato cinque giorni prima e così via dicendo in un gioco eterno. Perché chi appartiene a una oligarchia ristretta pensa sempre di essere eterno. Anche Re Luigi XVI lo pensava; quantomeno fino al 13 luglio del 1789.

Per loro è davvero impensabile che possano esserci cambiamenti, modificazioni, sussulti, variazioni: un meccanismo, per l’appunto, eterno.

Finchè non si inceppa.

Ciò che sta accadendo in questi giorni mette in evidenza in maniera chiara, netta, lampante agli occhi di tutti il contrasto e lo scontro tra due interpretazioni del mondo e della politica, due diverse idee dell’esistenza.

Le segreterie dei partiti politici attuali non riescono a comprendere (ancora) che cosa sia accaduto e che cosa stia accadendo. Tantomeno, quindi, sono in grado di capire che cosa accadrà. Non lo vedono. Non se ne accorgono.

La notizia del giorno consiste nella presa d’atto che l’unica personalità politica italiana che mostra di aver capito di che cosa si tratta –e l’ha dimostrato in Germania- è il nostro presidente in carica Giorgio Napolitano. Ecco qui di seguito la sua dichiarazione ufficiale non appena rientrato nel suo ufficio al Quirinale.

“Al mio rientro dalla Germania, ho potuto prendere meglio visione delle prese di posizione apparse sulla stampa italiana in ordine alle prospettive post elettorali. Sono state affacciate – sia da analisti e commentatori sia da esponenti politici – le ipotesi più disparate circa le soluzioni da perseguire. Nel ribadire attenzione e rispetto per ogni libero dibattito e, soprattutto, nel riservarmi ogni autonoma valutazione nella fase delle previste consultazioni formali con le forze politiche rappresentate in Parlamento, mi permetto di raccomandare a qualsiasi soggetto politico misura, realismo, senso di responsabilità anche in questi giorni dedicati a riflessioni preparatorie. Abbiamo tutti il dovere di salvaguardare l’interesse generale e l’immagine internazionale del Paese, evitando premature categoriche determinazioni di parte”.

Come a dire: calma e sangue freddo, ragazzi niente panico, state calmi e ragionate, non è così semplice come voi credete.
Ma non è detto che ci riesca, a calmarli.

Il comportamento del quotidiano la Repubblica, ovverossia il giornale sul quale Eugenio Scalfari aveva scritto qualche mese fa “se Matteo Renzi vince le primarie io non voto PD” conducendo una feroce battaglia per il mantenimento della vecchia classe politica ormai al tramonto, è stato il primo a scendere in campo con tutta la propria autorevolezza oligarchica.

Il fatto è che è sceso in un campo di battaglia sbagliato, non sapendo di aver mancato l’appuntamento più importante in assoluto per qualunque giornalista o fonte d’informazione: quello con la realtà dei fatti. Ha sbagliato linguaggio.

Mentre le truppe si scontrano ad Austerlitz, la Repubblica scende su un immenso prato distante migliaia di chilometri, dove ci sono famiglie che stanno facendo un picnic. E ancora non se n’è accorto.

Inizia (tre giorni fa) pubblicando in prima pagina una lettera di una ragazza anonima di 25 anni, volendo far credere che la testata è talmente legata alla realtà del territorio nazionale da essere abituata a pubblicare regolarmente petizioni di sconosciute. E’ un atto di sfida. Come a dire: “cari Grillo e Casaleggio: adesso vi facciamo vedere che anche noi siamo in grado di usare la rete”. Il fatto è che hanno usato un linguaggio vecchio applicandolo a un medium nuovo: la vicenda della petizione viene identificata, categorizzata e smentita e il risultato si trasforma in un boomerang/flop spaventoso che peggiora il clima di confusione.

Non soddisfatti della debacle, dell’autogol clamoroso, sullo stesso quotidiano si prepara il piatto ghiotto per il week end. Viene pubblicato un estratto ricavato da una intervista che Beppe Grillo ha rilasciato un paio di giorni fa a una giornalista tedesca. Ma viene alterato il Senso e il Significato delle parole del leader di M5s,  titolando on-line:  Grillo: sì al governissimo PD-PDL…  In poche ore la notizia dilaga sulla rete e fa scattare un gigantesco dibattito; come sappiamo la rete amplifica, riverbera, moltiplica in progressione e trasforma, anche. Se all’origine del percorso la sorgente produce la deformazione di un evento o di un fatto, tutto ciò che ne deriva viene automaticamente falsato e quindi la notizia non è più quella che viene data, bensì un’altra. E’ il modo di affermare un “vero” che in realtà è un “falso”, perché l’autentico messaggio sottostante (la vera chiave di lettura dal punto di vista dell’informazione) è un altro, ovverossia: vince chi sulla rete è più forte; vince chi è posizionato meglio; chi è in grado di prevalere nei motori di ricerca, per cui è possibile che in rete finisca in prima posizione, magari con milioni di contatti, il 163esimo commento a una specifica notizia senza che ormai venga neppure menzionata la notizia e così la “vera notizia” diventa quel 163esimo commento.

Ma si è verificato un evento inatteso. La cronista autrice dell’intervista ha pubblicato una smentita di poche righe apparsa sul blog di Grillo, prima ancora che fosse lui ad intervenire. E così, la notizia è diventata un’altra: la stampa mainstream ha scelto di gestire questa fase usando l’informazione in maniera deformata, dimostrando di essere veicolo di esigenze politico-partitiche per tirare la volata a questa o quella personalità.

Un altro autogol: aveva ragione Grillo quando sosteneva che la stampa mainstream italiana deforma, falsifica, altera la verità producendo falsi.

Ecco il breve testo pubblicato da Petra Reski, la giornalista che ha firmato l’intervista a Grillo che comparirà nel numero in edicola domani dell’edizione tedesca e inglese di Focus.

“Mi sembrano tutti impazziti qui in Italia: la mia intervista per Focus  non è ancora uscita e già viene citato Beppe Grillo con cose che non ha detto. Questa tecnica mi ricorda un po quel gioco da bambini, in tedesco si chiama “Stille Post”, giocare a passaparola. Sul sito di Focus è stato pubblicato un riassunto della mia intervista, e questo riassunto viene non tradotto, ma distorto, in una conclusione che ho appena letto sul sito della Repubblica: “Grillo: sì al governissimo” e poi “Grillo: Ok a governo Pd-Pdl, per legge elettorale e tagli. Ma è una falsità! Sul sito di Focus non è scritto questo. E’ scritto: Grillo non vuole fare una coalizione né con Pier Luigi Bersani, né con Silvio Berlusconi: “Se Pd e Pdl dicessero: legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, massimo due legislature e vanno fuori tutti quelli che hanno più di due legislature, così noi appoggiamo qualsiasi governo” diceva Grillo a Focus, e aggiungeva: “Ma non lo faranno mai. Loro bluffano per guadagnare tempo. Per essere sicura di non averti citato in maniera sbagliata ho controllato di nuovo la trascrizione originale dell’intervista: “Se Pd e Pdl dicessero: “Legge elettorale subito, via i finanziamenti retroattivi, due legislature andiamo fuori tutti quelli che abbiamo più di due legislature, cosi noi appoggiamo qualsiasi governo, ma scherzi. Non faranno mai queste cose. Loro bluffano, hanno bisogno del tempo, ma non faranno mai queste cose.”. Sul sito di Focus si legge esattamente questo. Insomma. Follia pura. Normalmente, alla fine del gioco di passaparola, si ride. Ma non mi viene da ridere di fronte ad un uso così scorretto della mia intervista”. Petra Reski.

La vera notizia quindi,  che nessun organo di stampa mainstream pubblica oggi in prima pagina è: “Giornalista tedesca smaschera la bufala del quotidiano la repubblica”.

Comunque, secondo me giustamente, la polemica ha toni smorzati. La Repubblica non ne parla più e la smentita non c’è più sulla home page del blog di Beppe Grillo. Fine della storia e fine della partitella persa dal quotidiano per autogoal.

E’ stata fatta, mi sembra, la nobile scelta di non infierire, proprio per dimostrare (e questa è una ulteriore notizia che si può ricavare da questo episodio) che la posizione di M5s e di Beppe Grillo non è aggressiva né antagonista per principio, ma certamente è guardinga, attenta e intende salvaguardare il legittimo diritto alla libertà dell’informazione.

Così funziona la democrazia diretta quando esiste la possibilità di intervenire.

Siamo soltanto agli inizi di questa poderosa battaglia tra due mondi diversi, quello fatiscente che vuole conservare un edificio putrefatto già condannato dalla Storia e dai nuovi tempi, e quello ai primi vagiti che annuncia un cambio di passo, un nuovo lessico, un diverso approccio.

Un linguaggio altro.

Si tratta di un modo diverso di pensare che parte dal presupposto che i cittadini hanno il diritto di avere accesso alle informazioni reali, alle notizie. Hanno il diritto di sapere come stanno le cose. E oggi (questa è la clamorosa rivoluzione operata dalla rete e dal M5s) grazie alla crisi ne hanno anche soprattutto una grandissima voglia: hanno capito che se non si informano, non partecipano, non pretendono e non esigono di sapere come stanno le cose, come fanno le leggi, quali sono i programmi, come amministrano i soldi nelle banche, come erogano i crediti, e a chi li danno e come e quando e  quanto, chi ha comandato finora seguiterà ad andare avanti per una strada che inevitabilmente comporterà l’espoliazione e la depauperazione definitiva dell’intera collettività.

Il che conferma che i quasi 9 milioni di voti al M5s non sono stati voti di protesta.

Sono voti di chi dissente.

Potete giurarci che tra quei voti ce ne stanno davvero tanti di persone che non ne possono più del giornalismo della cupola mediatica asservita di questa nazione.

Per il momento questo è quanto.

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/03/dalle-urne-alla-stampa-il-quotidiano-la.html
3.03.2013

Pubblicato da Davide

  • Mondart

    Et voilà … ed ecco anche la risposta al mio precedente interrogativo.

  • anacrona

    Ultimamente non sbagli un colpo … Complimentoni Sergio.

  • clausneghe

    Una voce autorevole che rimette i puntini sulle I..
    Il falso era ampiamente previsto,tant’è che sul Blog di Grilllo c’è da tempo una apposita rubrica per raccogliere le bufale sbugiardate. renullica è prima seguita dal pacco quotidiano..

  • Ercole

    Calma signori ,il bello è da venire.Succede così che balza all’improvviso -i più grandi traumi sociali avvengono improvvisamente – un sommovimento dal”nulla” e diviene il primo partito italiano. Il caro Carletto da Treviri avrebbe detto ….scava vecchia talpa .Ed eccoci di fronte ad uno scenario nuovo .Il grido di dolore di lor signori è “ma è una situazione ingovernabile!”E meno male ! Era ora !Il campo nemico non riesce a darsi un governo stabile ?Bene significa che noi operai internazionalisti abbiamo un pò più di tempo per rafforzarci .Fra gridare ai politici ” arrendetevi siete circondati ” e gridarlo ai capitalisti c’è una bella differenza,per questa differenza sostanziale non abbiamo votato Grillo è sfrutteremo la fase di instabilità a nostro favore…..preparandoci ad affossare il capitale e i suoi servi.

  • Aironeblu

    Bravo Modigliani, ottima focalizzazione del punto della situazione.

    Per fronteggiare la battaglia con cui il vecchio e cadente sistema del parassitaggio politico cercherà di mettere in salvo le sue posizioni di priviliegio, con tutte le bassezze e scorrettezze di cui si è dimostrato capace, sarà necessaria una forte leadership di Grillo e dello zoccolo duro de 5stelle a difesa dei principi base con cui il movimento è nato, cresciuto e si è presentato alle elezioni. E i trasformisti carrieristi simpatizzanti dei compromessi, dellecalleanze strategiche e dei cambi di bandiera, fuori tutti, a calci.

  • vic

    Ben detto Modigliani.

    Dico la mia sui media di lingua italiana ma non italiani, ad esempio la RSI (Radiotelevisione Svizzera Italiana).
    Non fa parte del regime mediatico italiano, quindi ci si aspetterebbe che sia meno condizionabile dai mogul Berlusconi, De Benedetti, ecc.

    Eppure, essendo pure lei infarcita di gente della sinistra, manifesta la stessa sindrome dell’orbo, in perfetto stile PD. Occhio non vede, ascoltatore/spettatore non duole.

    Esempio: siamo alla vigilia delle elezioni italiane. Beppe Grillo sta riempiendo piazza duomo a Milano, lo tsunami tour volgei alla fine.
    C’e’ perfino Dario Fo sul palco. La RSI, grazie al canone esorbitante estorto a chi la guarda e pure a chi non la guarda mantiene una corrispondente permanente a Milano, che fa?

    Manda la corrispondente in piazza duomo, direte voi!
    No invece. Durante il TG principale sta zitta zitta su Grillo, come d’altronde aveva fatto per tutto lo tsunami tour, e manda in onda con esemplare perspicacia un servizio su Giannino e il suo scandaletto Chicago si’, anzi Chicago no.

    Chissenefrega, oh RSI, di Giannino! Corrispondente ben pasciuta Gemnetti che vivi a Milano, ma come fai a non accorgerti che sta passando uno tsunami proprio davanti a casa tua! E’ una rivoluzione sociologica, non solo politica. Parlane diamine!

    Ci vogliono i risultati elettorali per far svegliare dal letargo la banda marmotte della RSI. Aldo Sofia da Roma commenta abbastanza oggettivamente la situazione elettorale e finalmente si decide a parlare del movimento 5 stelle. Be’, era ora!

    Termino con una ciliegina sulla torta del fatto che non solo in Italia certi giornalisti dormono.
    La nostra corrispondente Gemnetti, che non s’e’ ancor oggi accorta che esiste il M5S, da BEN DUE ANNI non s’e’ accorta che e’ in corso una rivoluzione semisommersa in campo energetico: sono le LENR, insomma la vicenda Piantelli, Focardi, Rossi, ecc. La TV svedese ha gia’ mandato in onda un bel servizio assai esaustivo al riguardo.

    Ma la Gemnetti dorme sempre. Anzi la RSI al completo dorme sulle LENR. Intanto al tecnoparco del politecnico di Losanna parte una startup per realizzare la prima auto a LENR. Dietro non c’e’ uno sconosciuto. Ma i nostri stanno belli zitti zitti, quatti quatti. Neanche li avesse mandati Repubblica!

    Come vedi, caro Modigliani, dev’essere una sindrome prefessionale quella del giornalista addormentato. Succede spontaneamente anche senza padroni che ti ordinano di dormire.

    Che conta e’ che prima o poi si sveglino.

    Sveglia Gemnetti, parliamo un giorno delle LENR? Dai, forza su’, datti una mossa che l’e’ ura!

    😉

  • Tanita

    Credo sia opportuno per tutti noi leggere questo documento sul sito del Ministero degli Affari Interni:

    http://www1.interno.gov.it/mininterno/export/sites/default/it/assets/files/25_elezioni/6_MOVIMENTO_5_STELLE.PDF

    (Programma elettorale del M5S)

    Assumendo che il documento sia quello legittimo, cioé copia di quello registrato al Ministero, mi ha incuriosito la questione ESCO (Energy Saving Companies), tra altre tante proposte del M5S che a questo punto meritano piú approfondito analisi.

    Mi sembra di non aver colto bene il significato della seguente proposta inserta nel capitolo “Istruzione”:

    “Abolizione del valore legale dei titoli di studio”.

    Se qualcuno mi facesse il favore di fornirmi chiarimenti, vi sarei molto grata.

    Per il resto, continuo a leggere.

  • Unpredictable

    L’analisi di Di Cori Modigliani è molto lucida e non può che essere sottoscritta…. tranne per quel che riguarda un aspetto. Anche Grillo e i suoi “commilitoni” infatti parlano un linguaggio obsoleto e logoro. Diverso naturalmente da quello attraverso cui si esprimono i vari rappresentanti della “casta”, ma pur sempre tale, cioè obsoleto e logoro. Mi riferisco al fatto che somiglia terribilmente allo sproloquiare che è triste appannaggio degli sbevazzoni deprimenti e depressi che sono usi frequentare i circoli “caccia e pesca” (si badi bene, la persona che redige questo commento è tutt’altro che astemia!), che gridano alla luna “piove, governo ladro!”, ma poi, quando si chiede loro almeno di abbozzare un’ipotesi di ricostruzione, tergiversano e si mettono a cianciare d’altro, magari dell’ultima puntata dello sgangherato teatrino biscardiano cui hanno appena assistito.
    Il problema non sta tanto in questo, quanto nel fatto che nell’ambito della recentissima tornata pseudo-elettorale una consistente fetta dei miei connazionali ha, ahimè, mostrato di gradire. E questo la dice lunghissima in merito al dato incontrovertibile per cui il tessuto culturale, politico, sociale e umano nazionale è infine giunto a toccare i suoi minimi storici.
    Qualora esistesse sul serio un livello ancora più basso dentro cui il paese potesse sprofondare, le mie facoltà intellettuali non sarebbero in grado di raffigurarselo. E’ molto arduo, infatti, per chi non c’è abituato, imparare a procedere al cospetto della sola presenza del buio totale.

  • Onilut

    Allora: da un controllo rapido risulta che – almeno sul punto che tu metti in evidenza – il programma del M5S depositato sul Sito del Ministero e quello che puoi trovare sul blog di Beppe Grillo coincidono. Ora, però, non so dirti precisamente che cosa significhi, se non esattamente quanto dice: Abolizione del valore legale dei titoli di studio.
    Perché ti preoccupa?

  • clack

    Il giornalista lungimirante, soprattutto riguardo alla propria carriera, attacca il cavallo dove vuole il padrone. E se invece di un cavallo trattasi di somaro, passi.

    Giorni fa ho visto in TV il film fortapàsc. In una scena, il vecchio capocronista dice al giovane emergente: ci sono due tipi di giornalisti, i giornalisti e gli impiegati del giornalismo.

  • Tanita

    Cosa vuol dire esattamente?

    Ho trovato questa spiegazione. E’ corretta?
    http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=35655&action=view

    Grazie!

  • Tonguessy

    Ovvero dalle stalle alle stelle, biglietto di sola andata tra due punti coincidenti dell’universo

  • Clausewitz

    ottimo articolo. Grazie

  • master75

    gran bell’articolo, complimenti

  • ireneo

    Manca nell’articolo L’INDICIBILE sui Media italiani.
    Insomma il problema sarebbe quello di giornalisti pervicacemente, ciecamente asserviti alla casta per soli motivi di vil moneta o di conservazione dei privilegi.
    E se invece esistesse una comunità che controlla scientificamente e massivamente finanziandoli più del 90% dei Media italiani ( e internazionali-occidentali)?
    E se questa comunità avesse come suo scopo distorcere ed accaparrarsi qualunque bene pubblico, ridurre in miseria gli abitanti dopo avere ridotto a sua proprietà tutte le ricchezze del paese?
    Beh, a quel punto l’ostinazione dei Media si spiega , e come!, fanno parte di un progetto, sono lì per quello, e per combattere tutte le minacce a quel progetto.
    Ecco, questa Campagna Elettorale 2013 è stata la Cartina di Tornasole perfetta, ho letto articoli deliranti perfino sui “miei” mezzi di informazione preferiti, dal FQ a CDC, e non credevo ai miei occhi! – poi gli Italiani, che sono molto meno scemi di quanto loro credono, hanno votato M5S e la botta per la grande lobby è stata forte.
    Gli Italiani……deliziosi,
    LORO gli avevano apparecchiato
    la Destra e Berlusconi,
    il Centro Civile di Monti,
    la sinistra e Vendola,
    la Rivoluzione Civile di Ingroia e Favia (…questo credevano che fosse stato il loro colpo di genio!)
    la Rivoluzione liberale di Giannino,
    La Lega al Nord e il Grande Sud nel meridione
    ………
    e gli Italiani hanno votato l’unico Movimento che non controllano!
    …….
    e poi ancora qualcuno dubita del genio italico.

  • Tonguessy

    Secondo commentatori accreditati gli italiani sono invece un popolo di coglioni

  • makkia

    Le università (non solo in Italia) si chiedono come andare oltre la loro funzione di semplici “diplomifici”. Come attivare un riconoscimento della professionalità realmente creata.
    Inoltre il “valore legale” di una laurea è talvolta confusionario.
    Esempio: il diploma di Conservatorio abilita all’insegnamento della musica, la laurea al DAMS (Discipline delle Arti Musica e Spettacolo) era invece legalmente inquadrata come “laurea in Lettere” e dunque non abilitava all’insegnamento della musica, né nei conservatori, né nelle normali scuole (assurdo).
    Questo non ostante Il Conservatorio desse una preparazione tecnico-pratica eccellente ma quella teorica mediocre, quella generale (italiano, storia) all’acqua di rose, quella didattica nulla. Il DAMS di contro obbliga a esami di pedagogia, psicologia, sociologia e poi una notevole preparazione teorica.

    Il valore legale è una questione “burocratica”, non disciplinare. Anche abolendolo non si abilita un architetto a sostituire un economista al Min delle Finanze. Però non si potrebbero più escludere da concorsi o iscrizione ad albi delle figure professionali adatte ma “dimenticate” dalle definizioni burocratiche.
    Ci sono anche dei contro nell’abolizione. Ma il pensiero m5s è tendenzialmente anti-corporativo e il rischio di ottusità nell’attribuzione del “valore legale” di una laurea è mal visto.

  • makkia

    Analisi: una analisi del tuo linguaggio, la scelta degli aggettivi e delle parafrasi, rivela abbastanza chiaramente che hai una tesi precostituita (i grillini sono cialtroni) da dimostrare. Non sembri interessato all’analisi dei fatti, in compenso fai molto uso della deduzione derivata dall’aneddotica.
    Fatto: l’aneddotica a ruota libera è un modo per poter dire tutto e il suo contrario, supportandolo con “prove” di sicuro impatto emotivo (incluso l’effetto boomerang), che però hanno valenza logica pressocché nulla.
    Fatto: la stampa e la retorica politica fanno ampio uso dell’aneddotica non supportata da dati
    Fatto: nel merito, 80% degli eletti m5s sono laureati.
    La difesa ha concluso.