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DALLA PARTE DEI TEPPISTI

DI FRANCO BERARDI “BIFO”

facebook.com

Di prima mattina ho fatto una ricognizione per Milano per decidere che fare.

Piovigginava e l’asma mi rallentava il passo: dopo aver camminato un’oretta ho capito che era meglio tornarmene a Bologna. Si sapeva che a un certo punto sarebbe scoppiata la baraonda. La polizia non poteva farci niente per una ragione facile da capire: gli occhi di tutto il mondo erano puntati sull’inaugurazione dell’EXPO, un morto nelle strade di Milano non sarebbe stato buona pubblicità.

A Genova quindici anni fa (come passa il tempo!) il potere intendeva dimostrare che i grandi del mondo sono inavvicinabili e se ci provi ti ammazzo. A Milano intendeva dimostrare di essere tollerante. Da una parte si fa festa con Armani e Boccelli perché ormai i giovani sono talmente frollati dalla disperazione che fanno la fila per poter servire gratis al tavolo di Monsanto e di McDonald. Dall’altra si permette di sfilare a qualche migliaio di sessantenni i quali, poveretti, credono che per telefonare ci vuole il gettone, e quindi sono ancora dietro a quelle vecchie storie dei diritti.

Poi tremila teppisti hanno rovinato il banchetto, tutto qui.

Ho letto l’articolo (qui) di Luca Fazio e vorrei esprimere un’opinione diversa dalla sua. Fazio scrive che i teppisti hanno rovinato una manifestazione democratica.

Sarò brutale con spirito amichevole: a cosa serve manifestare per la democrazia? che utilità può avere sfilare per le vie della città dicendo: diritti, costituzione, democrazia?

Io lo faccio talvolta (quando l’asma me lo permette) per una ragione soltanto: incontro i miei amici e le mie amiche. E’ quel che ci è rimasto della sfera pubblica che un tempo chiamavamo movimento. Ma non penso neanche lontanamente che si tratti di un’azione politicamente efficace.

C’è ancora qualcuno che creda nella possibilità di fermare l’offensiva finanzista europea, o l’autoritarismo renziano con pacifiche passeggiate e referendum?

A proposito: ci sarà un referendum contro la legge elettorale denominata Italicum. Probabile. Giusto per riepilogare voglio ricordarvi gli antefatti. Esisteva una legge elettorale denominata Porcellum (perché coloro che la avevano promulgata dichiararono fra le risate che si trattava di una porcata). La Consulta dichiarò quella legge incostituzionale, dunque sancì l’illegittimità del Parlamento eletto con quella legge. Fino al 2011 c’era almeno un Primo Ministro votato da una maggioranza. Si chiamava Berlusconi (remember?). Fu esautorato per volontà della Bundesbank, venne un primo ministro direttamente eletto dalla finanza internazionale di nome Monti. Il disastro fu tale che si tornò alle urne. Le urne risultarono enigmatiche, e dopo varie tergiversazioni emerse un tizio che nessuno ha votato ma nei sondaggi risultava vincente. Dal momento che questo tizio ha la fiducia dei mercati il Parlamento, eletto con una legge incostituzionale, ora si prostra ai suoi piedi. La cifra vincente del governo Renzi è il totale disprezzo delle regole costituzionali, perciò un parlamento incostituzionale vota una legge elettorale incostituzionale imponendola con il voto di fiducia. Tombola.

A questo punto qualcuno raccoglierà le firme per un referendum.

Referendum? Io ne ricordo un altro: il 90% del 70% degli elettori votarono contro la privatizzazione dell’acqua. Vi risulta che la privatizzazione dell’acqua sia stata fermata? A me risulta il contrario. E allora perché dovrei andare a votare al prossimo referendum?

Qualcuno mi risponde: per difendere la democrazia.

Democrazia? Ma di che stai parlando? L’80% dei greci appoggia il suo governo, ma la Banca Centrale europea ha detto con chiarezza che le regole non le stabilisce l’80% dei greci, ma il sistema bancario, quindi che i greci vadano a farsi fottere, e con loro la democrazia.

Ma torniamo a Milano. Tremila teppisti spaccano tutto? Non esageriamo, ma certo hanno fatto abbastanza fumo. E i giornali parlano di loro più che di Renzi Armani e Boccelli. Come posso non essergliene grato?

Sto forse proponendo una strategia politica? Credo io forse che spaccando le vetrine di tre banche (o magari di trecento o di tremila) il potere finanziario si spaventa? Non scherziamo. So benissimo che il potere finanziario non sta nelle vetrine delle banche, ma in un circuito algoritmico virtuale che nessuna azione teppistica può distruggere e nessuna democrazia influenzare. So benissimo che mentre tremila spaccavano vetrine diciassettemila e cinquecento correvano a lavorare gratis e questo è l’avvenimento più importante. So benissimo che nell’azione teppistica non vi è alcuna strategia politica. Ma c’è forse una cosa più seria. C’è la disperazione che cresce, limacciosa e potente, ai margini del mondo levigato.

Cosa ne pensa Fazio (al quale rivolgo un saluto in amicizia) dei teppisti di Baltimore e di Ferguson? Pensa che dovrebbero avere fiducia nella democrazia?

Io ricordo di avere visto (era la CBS?) un’intervista a una ragazza che stava in strada a New York una notte del novembre 2014. Il giornalista le chiedeva qualcosa sui bianchi e sui neri e lei rispose: “This is not about white and black. This about life and death.”

Nel tempo che viene non capirete niente se penserete alla democrazia. Occorre pensare in termini di vita e di morte, e allora si comincia a capire.

Ci stanno ammazzando, capito? Non tutti in una volta. Ci affogano a migliaia nel canale di Sicilia. Un numero crescente di ragazzi si impiccano in camera da letto (60% di aumento del tasso di suicidio nei decenni del neoliberismo, secondo i dati dell’OMS). Ci ammazzano di lavoro e ci ammazzano di disoccupazione. E mentre la guerra lambisce i confini d’Europa, focolai si accendono in ogni sua metropoli.

Perché dovrei preoccuparmi dell’Italicum? E’ una forma di fascismo come un’altra.

Abbiamo perso tutto, questo è il punto, e il primo maggio 2015 potrebbe essere il momento di svolta, quello in cui lasciamo perdere le battaglie del passato e cominciamo la battaglia del futuro. Non la battaglia della democrazia né quella per i diritti, meno che mai la battaglia per la difesa del posto di lavoro, che è stata l’inizio di tutte le sconfitte.

La battaglia necessaria (e forse a un certo punto anche possibile) è quella che trasforma la potenza della tecnologia in processo di liberazione dalla schiavitù del lavoro e della disoccupazione. Quella battaglia si combatterà cominciando a comportarci come se il potere non esistesse, rifiutando di pagare un debito che non abbiamo contratto, rifiutando di partecipare alla competizione del lavoro e alla competizione della guerra.

E’ impossibile? Lo so, oggi è impossibile, i giovani che hanno aperto gli occhi di fronte a uno schermo uscendo dal ventre della madre si impiccano a plotoni perché per loro il calore della solidarietà politica e della complicità amichevole sono oggetti sconosciuti. Ma se vogliamo parlare con loro è meglio che lasciamo perdere i gettoni, la democrazia e i diritti. E’ meglio che impariamo a parlare della vita e della morte.

Franco Berardi “Bifo”

Fonte: www.facebook.com

Link: https://www.facebook.com/franberardi/posts/10206584515026671

2.05.2015

Pubblicato da Davide

  • istwine

    Di questi discorsi ne ho sentito migliaia, e ogni anno è "potrebbe essere il momento di svolta", ma ogni anno non c’è nessun punto di svolta, anzi, si va sempre più in basso, e sempre meno attrezzati per capire quel che succede. Di manifestazioni di quel tipo ne ho visto altrettante ma non succede mai quel che pensa Bifo, perché la disperazione di cui parla è momentanea, è un semplice rito la manifestazione, e come ogni rito lo si prende per quel che è. 


    "So benissimo che il potere finanziario non sta nelle vetrine delle banche, ma in un circuito algoritmico virtuale"

    Quando uno scrive cose così non è solo una questione di fare i saputelli nel correggerlo, è proprio che un approccio simile è roba da animismo, è senza speranza uno così. Mi tornano sempre in mente queste parole:

    "We took possession of an enormous machinery, the working of which was practically unknown to us. How the work was carried on, where things
    were to be found, what were the basic parts of the business machinery—all these were a closed book to us. We entered the enormous
    corridors of this bank as if we were penetrating a virgin forest.” 

    E si tratta della Rivoluzione per eccellenza. 

    Chi va in piazza, come sa chiunque abbia partecipato a queste manifestazioni, ci va per diversi motivi, ma la reale comprensione, il disagio, la disperazione di cui parla Bifo è forse uno degli ultimi. Perché negarlo? Se fossero veramente interessati saprebbero almeno di cosa parlano. Invece a parte questioni di mero senso di gruppo, amicizia, empatia e cazzi vari, l’approccio è quello di lottare contro presunte forze oscure di cui poco si sa se non gli slogan preparati prima da pochi leader. oggi l’Expo, ieri la scuola, domani chissà. Ma non sanno una sega né dell’Expo, né della scuola, anzi, sono i primi a ergersi a difensori di tutta la merda che viene insegnata a scuola, e a censurare qualunque altra possibile idea. E non si schiodano da lì, non intendono minimamente cambiare posizione, infatti il lento declino li porterà a difendere ogni singolo aspetto del sistema che dicevano di combattere. E gli rimane solo qualche racconto stantio delle epiche gesta dei tempi andati, che non hanno schiodato di mezzo centimetro nulla, che son stati fallimenti totali, ma verranno raccontate come grandi azioni. Il metodo verrà riproposto all’infinito, la procedura è sempre la stessa, tanto po basta parlare delle vecchie azioni come gesta eroiche e il gioco è fatto. Chiunque abbia avuto a che fare con collettivi studenteschi sa di che parlo, con movimentini e quant’altro, tutto rigorosamente "dal basso", perché in basso bisogna rimanere dopo tutto. Tutti rigorosamente orizzontali, perché orizzontali bisogna stare. E tutti rigorosamente settari. 

    E se uno lo fa notare in genere è perché "ha paura della vera rivoluzione di popolo", non perché ha centomila evidenze di fronte a sé e molto umilmente vorrebbe far notare che quantomeno l’approccio è sbagliato, che studiarsi ciò per il quale si sta protestando sarebbe giusto un inizio, che gli slogan son belli ma per lo stadio. No, sei uno che "ha paura della rivoluzione di popolo". E non è che si tratti di stare fermi, o della "classica sindrome autoreferenziale della solitudine del blogger", è proprio che quella roba non serve a niente. Le nuove generazioni sono desensibilizzate rispetto a queste cose, anzi, le vedono come luoghi comuni, l’andare in piazza, è quasi sfottuto, e gli altri che vanno al limite fotografano e danno notizia della loro presenza su qualche social network. Ma la cosa finisce lì. Quindi Bifo, anche se parla di "sessantenni i quali, poveretti, credono che per telefonare ci vuole il gettone, e quindi sono ancora dietro a quelle vecchie storie dei diritti.", non ha capito un cazzo di niente. Crede di essere moderno perché scrive su Facebook come i giovinotti, ma non ha la più pallida idea della disillusione (non disperazione, che è tutt’altra cosa), della spocchia, dell’arroganza dei ventenni/trentenni. 

    Altro che punto di svolta Bifo, questa gente solo quello può fare, subire. E subirà perché il massimo che può fare è ironizzare, fotografare o recensire chi gliela sbatte nel culo quotidianamente. 

  • cardisem

    oggi l’Expo, ieri la scuola, domani chissà. Ma non sanno una sega né dell’Expo, né della scuola, anzi,
    —-

    Il “disagio” non è una cosa che “si sa”, ma una cosa che si avverte, che si vive, che ti prende…
    Il discorso sarebbe lungo, e non ne ho il tempo, ma per così dire sto dalla parte di Bifo, di cui credo di aver colto il senso…

  • istwine

    Sì, son d’accordo, ma non è solo il disagio a portare in piazza queste persone, la componente dominante è il senso di gruppo, di amicizia, l’idea di partecipare a un rito, spesso non sapendo bene neanche perché si sta protestando, c’è l’appuntamento in piazza all’ora X e si va. Come andare a un concerto o come andare ai giardinetti, il giorno si va in piazza, ritrovi gli amici, spari due slogan, ridi scherzi e via. 

    L’errore di Bifo è il solito paternalismo (o scollamento dalla realtà) che vede negli studenti che protestano "la parte sana". Magari qualcuno, ma il resto scende in piazza perché guidata da sentimenti diversi. Il romanticismo della piazza è caro solo a chi non ha mai partecipato a queste cose, altrimenti si renderebbe conto. Non è essere disillusi, è la realtà, è guardare all’evidenza e possibilmente fare in modo che si cambi quel modo lì di agire. Ma se ogni volta che scende in piazza un gruppo di persone si comincia con "è il punto di svolta", "è il disagio giovanile" e quant’altro, si dimostra solo di essere proprio dei romantici che non hanno idea delle dinamiche interne, o non hanno mai partecipato (e Bifo non è certamente tra quelli) o è voler difendere in toto un modello d’azione che ha delle parti valide, ma che non è quello che puntualmente viene descritto. 
  • cardisem

    Premesso che è pericolo esprimersi liberamente su questi temi, mentre cioè tutti sostengono una tesi, una eguale cantilena, e ti criminalizzano chi pur non avendo fatto un bel nulla si permette però di essere una voce fuori del coro, dicendo quel che pensa… Mi riferisco al caso di quel ragazzo che intervistato da un giornalista bacchettone (che si permette pure di rimproverarlo quando dice "coglione"), viene poi subito costretto a ritrattare sotto la spinta dei genitori che si "vergognano di lui”…

    Dico premesso che neppure qui si può dire liberamente quel che si pensa, per evitare inutilmente guai a se stessi e alla preziosa testata CDC, svolgo però una considerazione inedita:

    Sentiamo dire su tutte le reti che i “teppistelli, figli di papa” rischiano fino a 15 anni di carcere…

    Domanda: ma chi gliela faceva fare? Almeno si fosse trattato di un tentativo di svaligiare le banche, facendone bottino, sarebbe stata una "rapina”, certamente illegale e condannabile, ma logicamente comprensibile…

    Nulla di questo!

    Hanno rischiato 15 anni di carcere (che sconteranno!) solo per gridare (leggo dalle scritte) “proteste” contro la BCE, per dire che quelli che hanno organizzato l’expo "rubano”, che è vero che sono "incappucciati” ma che per questo il loro pensiero è "libero”: ahimé, non si può esseri "liberi” a viso aperto, con proprio nome e cognome. E come non dar loro ragione? Hanno poi scritto expo = mafia. E così via… Insomma, per quel poco che è filtrato gli “incappucciati” gli «idioti neri» un pensiero ce lo avevano…

    Vale quel che vale, ma loro rischiano 15 anni di carcere per averlo espresso, ed in altre circostanze (quando ci scappa il morto, cosa che succede spesso) rischiano anche la pelle…

    Ma chi c… gliela fa fare?

    Sono stupidi? Non credo che questa spiegazione possa reggere.

    Forse sono dei disperati assoluti che al posto del “suicidio”, tutto vergognoso, in luogo nascosto, scelgono il rischio mortale mettendo in gioco tutta la loro vita e la loro stessa esistenza…

    Penso a quel “violentissimo” “ragazzino” di “anni 17", che con 15 anni di carcere assicurati ("da scontare tutti”, così il giornalista Mediaset) uscirà 17 + 15 = 32, a 32 anni anni, se non verrà prima ammazzato in carcere…

    Eccolo il jobact, ed un modo per risolvere il problema della crescente disoccupazione giovanile. Davvero ci sa fare questo Renzi…

  • cardisem

    Forse capisco quel che dici.
    Sono della generazione del ’68 e ricordo anche io come una partecipazione gioiosa alle manifestazioni che si svolgevano di solito il sabato…
    Ma non ho mai rotto una vetrina, mai lanciato un sasso, mai andato all’assalto dei poliziotti…
    Il fatto di sentirsi "gruppo” protegge dalla disperazione che ti prende quando ti senti solo… Da solo la via è quella del suicidio…
    In gruppo puoi anche andare incontro alla morte: ammesso e non concesso che non si tratti di "false flag", credo che i "teppistelli figli di papà" abbiano messo nel conto di poterci rimettere la pelle: nel ’68 non ho mai riscontrare questo andare insieme incontro alla "morte”: come nell’Inno di Mameli, ma qui per davvero!

    Cosa è che distingue una "rivoluzione” da una "rivolta”, da un mero turbamento dell’ordine pubblico?

    La Rivoluzione ha una sua "legittimità”, anche quando non riesce a essere vittoriosa? Tutta l’odierna costellazione degli Stati moderni non nasce dal modella della rivoluzione francese? E la rivoluzione francese non fu cosa violenta? Ed oggi non festeggiamo tutti queste rivoluzioni come altamente legittime e fondatrici esse stesse di tutti il nostro sistema dei diritti?

    Concludo: ciò che mi maggiormente riflettere è la consapevole e volontaria esposizione al rischio supremo della perdita di ogni libertà e della vita stessa.

    Credo che sia riduttivo e fuorviante spiegare il tutto come un banale evento ludico dove centinaia o migliaia di scalmanati vanno a scaricare la propria adrenalina… Forse questo è un modo per nascondere la nostra “viltà”, per tacitare la nostra coscienza in un mondo che richiederebbe una nostra "forte” protesta anzichè mere esternazioni di giudizi da benpensante…

    Ovviamente, in termini strategici-politici, anche io non posso che dissociarmi da questo tipo di manifestazione, ma aggiungere alla “dissociazione” politica anche l’insulto è un di più gratuito che per giunta nessuno mi ha chiesto… come è invece capitato ai genitori del "teppistello” che credo siano stati violentati per costringere il figlio a fare una ritrattazione che è un ulteriore atto di accusa verso il Regime.

  • Penta

    Soffro anch’io d’asma che oggi si cura benissimo, basta andare dal medico.
    L’unica persona degna di rispetto è Pasquale Valitutti

  • 1Al

    È pericoloso dirlo, ma hai perfettamente ragione.

  • istwine

    cardisem, tu sei della generazione del ’68, io no, per questo vi dico: attenti, perché non è la stessa generazione e i più grandi purtroppo non la capiscono tanto. Quella dell’esposizione al rischio è marginale, ne conosco persone così, hanno quell’idea di scontro ma sono zucche delle più vuote possibili, e, mi duole dirlo, talvolta veramente "figli di papà". La vecchia lente non funziona più, inutile, è una generazione diversa, molto più disillusa, molto più confusa e indottrinata, molto più attenta all’evento in sé che non al contenuto, con il culto dei media e della rappresentazione delle loro gesta (sono ossessionati dal "che se ne parli!"). E soprattutto con una specie di fastidio viscerale per ciò che viene dal passato, da cui si limitano a trarre non meglio identificate procedure standard d’azione quando va bene, quando va male ironizzano, fotografano e recensiscono come ho detto. 

    Prima o poi lo stesso protestare, lo stesso avere un’idea non conforme sarà considerato "luogo comune", banalità, "già visto". Sarà anticonformista essere conformista, non sarà di moda avere un’idea diversa. Sembrano cazzate, ma mi rendo conto che questo non viene notato tanto dai vari filosofi, analisti o cazzi vari. Eppure è una componente non da poco. 
  • alvise

    Egregio BERARDI, se siamo già morti, se ci affogano nel canale di sicilia, è motivato dal fatto che molti come lei forse non hanno mai fatto niente perchè non succedessero i fatti che lei descrive. Noti che ho usato l’avverbio "forse". Io ho 75 anni non so lei, e sono sempre in tenuta da battaglia, non con parole ipocrite ma con i fatti e pragmatismo, visto che vado nelle piazze della mia città da circa 10 anni, con megafono, cartello e computer (art. 21 D.C), ad urlare le porcate della massoneria e dei poteri forti. Tutto questo farcito da spiegazioni di politica monetaria e specificare cose che i più non sanno. Non serve a niente? Lo so, non c’è bisogno che me lo dica lei, tuttavia mi piace pensare di essere la goccia del supplizio cinese che cade inesorabilmente sulla testa del nemico. anche se ho il dubbo di non essere nemmeno una goccia. Sempre meglio che commiserarmi

  • spartan3000_it

    Facevo il liceo nel post 68, erano gli anni del 77. Nelle assemblee studentesche si discuteva di “violenza”. Quella violenza che mio fratello, antifascista militante di Lotta Continua, aveva portato in famiglia confondendo un po’ le cose. Non ho bei ricordi. Ho maturato la convinzione che la “violenza” non e’ mai una giusta causa. Mi viene in mente Manzoni e i Promessi sposi e il consiglio di stare lontano dai tafferugli per il pane che mi sento di sottoscrivere e ripetere ai giovani d’oggi con un certo senso di angoscia per le conseguenze nefaste che una scelta di “violenza” potrebbero ottenere nelle loro vite. Sappiamo come e’ finita con la “violenza” ideologizzata dei post sessantottini. Io faccio scelte diverse e indico strade diverse. Non discutete di Massimi Sistemi ma delle vostre vite e di come una scelta “violenta” potrebbe rovinarle. State lontani dalla “violenza”. Pensate al vostro orticello: quando prosperera’ il mondo sara’ migliore.

  • mago
    Non siamo tutti figli di badoglio o di fregoli…non mi va di essere sfruttato per le cause altrui ma viene il tempo che ti devi decidere da che parte stare non ti deve scivolare tutto addosso e vai avanti tu che mi scappa da ridere…non prenda questo come rimprovero dato che io ci discuto sempre con i miei figli su questo tema….passi per me ma a questi le stanno rubando il futuro…sempre la stessa lotta fra poveri.
  • neutrino

    Secondo wikipedia alle elezioni politiche del 2013 i risultati sono stati (per coalizione):

    http://it.wikipedia.org/wiki/Elezioni_politiche_italiane_del_2013 [it.wikipedia.org]
    Pier Luigi Bersani [it.wikipedia.org]: 29,55%
    Silvio Berlusconi [it.wikipedia.org]:29,18%
    Beppe Grillo [it.wikipedia.org]:25,56%
    …. 
    "C’è ancora qualcuno che creda nella possibilità di fermare l’offensiva finanzista europea, o l’autoritarismo renziano con pacifiche passeggiate e referendum?"

    Non servono le manifestazioni e i referendum. Bastano i voti democratici nelle democratiche urne. E questi hanno decretato la vittoria del PD o di Berlusconi, quindi dell’Expo, della TAV, della mafia, delle COOP rosse e pure del ponte sullo stretto, dal ’94 a oggi.
    Fattene una ragione: gli Italiano li votano. Quasi il 60%, Il migliore risultato degli ultimi vent’anni di un partito di opposizione (M5S) è 25.56%.
    Altro che autoritarismo. Per il momento non serve!
    E comunque i cosiddetti teppisti sono (consapevolmente o meno) i migliori alleati della "tecnocrazia finanziaria".
  • cardisem

    Mah! Non so cosa dirti… Può darsi sia come tu dici.

  • oriundo2006

    Il fascismo partì da Milano…

  • spartan3000_it

    Cit: “E comunque i cosiddetti teppisti sono (consapevolmente o meno) i migliori alleati della “tecnocrazia finanziaria”.”

    Ho letto articoli in cui si sostiene che i Blac Bloc sono una creatura dell’Open Society di Soros. Non ho modo di verificare ma nel gioco al “cui prodest” e pensando ai fatti di Genova con cui si criminalizzo’ e fermo’ il movimento no-global direi che ormai abbiamo imparato.

  • Gil_Grissom

    Mi sembra un articolo di grande buon senso: se questi disperati vogliono spaccare tutto e’ solo colpa loro o e’ anche colpa di chi li ha resi disperati? E poi nei fatti di Milano sento anche il fetore di strategia della tensione, o qualcuno pensa davvero che tutti i contestatori in nero fossero imbecilli come il Sangermano finito sui social network di tutto il mondo?

     

  • yago

    Da questo episodio è venuto fuori che i manifestanti sono brutti e cattivi e che per contenere le loro gesta criminali ci vuole ordine e disciplina. Di sicuro sono organizzati e si muovono con strategie paramilitari. Chi li organizza? Con quali fondi? A chi giova?

  • yago

    Ci sono stati dei momenti in cui tutti noi sapevamo che si potevano prendere, fermare. Ma il funzionario ha detto no. Era un ordine e noi agli ordini dobbiamo obbedire.


  • Jor-el

    Ribellarsi e lottare costa caro. Si va in galera e in galera si marcisce e si muore. Quindi bisogna fare bene i conti con se stessi e decidere quel che si vuole fare della propria vita. Non si può essere rivoluzionari e, nello stesso tempo, mariti e padri. Se si ha moglie, lei rimarrà sola, se si ha figli li si abbandonerà. Bisogna amare la giustizia più di moglie e figli, bisogna odiare gli ingiusti con fredda determinazione. Bisogna fare di se stessi un’arma.

    Ma a prescindere, mi ha molto colpito vedere, il giorno dopo, i piddini e i figli dei piddini tutti ligi a ripulire le vetrine delle banche …