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DALLA PARTE DEI TEPPISTI

DI VALERIO MATTIOLI

vice.com

Intervista a Franco Berardi “Bifo”

Il primo maggio me ne stavo a 600 chilometri da Milano, a guardare la diretta degli scontri che come tutti sanno hanno segnato le proteste anti-Expo. Da dove stavo, ho innocentemente pensato che be’, se tra gli scopi della manifestazione c’era rovinare la festa a Expo, tutto sommato gli stava riuscendo benissimo.

La conferma in fondo me l’hanno data quasi subito sia i commentatori istituzionali (per i quali “non è ammissibile che una vetrina importante come Expo venga insozzata da questi criminali”), sia lo stesso commissario di Expo Giuseppe Sala, per il quale “rimane una festa rovinata, è un peccato in un momento come questo con tutto il Paese raccolto intorno ad Expo.”

In realtà, le violenze di Milano hanno quasi immediatamente sollevato un’ondata di critiche, prese di distanza e condanne, anche (soprattutto?) da parte di chi in No Expo si riconosce: sul manifesto, Luca Fazio ha parlato di “riot che asfaltano il movimento“, mentre su Internazionale il mio amico Christian Raimo la mette sulla “pornografia della devastazione“.

Poi, nel panorama letteralmente infinito di commenti a caldo sui fattacci milanesi, è spuntato un post su Facebook di Franco Bifo Berardi, eloquentemente intitolato “Dalla parte dei teppisti“. Come da previsioni, la posizione di Bifo ha suscitato polemiche ma anche qualche timido tentativo di capire cosa realmente quelle violenze dicevano, sempre ammesso che non siate d’accordo con Matteo Renzi quando afferma che in realtà non erano altro che studenti della Bocconi in gita al centro. Nel momento in cui scrivo, il post di Bifo è stato condiviso più di 1.500 volte, collezionando centinaia e centinaia di commenti.

Non è la prima volta che in queste settimane Bifo si trova al centro di polemiche. Tempo fa è stata la volta di un altro intervento (qui)in cui analizzava a modo suo il suicidio di Andreas Lubitz, il pilota Germanwings responsabile del disastro da 150 vittime dello scorso 24 marzo. Il tema del suicidio (e della depressione) è d’altronde il nodo attorno a cui ruota l’ultimo libro dello scrittore e filosofo bolognese; si intitola Heroes, è in uscita in questi giorni per Baldini & Castoldi, e parte da una domanda al tempo stesso semplice e controversa: qual è la relazione tra capitalismo e salute mentale?

La tesi di Bifo è che le malattie mentali siano “storicamente e culturalmente determinate” e che queste possano provocare “reazioni inusitate, violentissime e atroci (…), ma ben spiegabili alla luce del funzionamento stesso del capitalismo contemporaneo.” Heroes è un libro molto cupo e mi verrebbe da dire disperato, il cui unico barlume di ottimismo sta nella “ironia distopica” che secondo l’autore dovremmo opporre a un potere i cui effetti sulle nostre vite sono riassumibili in plumbei concetti quali “solitudine”, “tristezza”, “disperazione”, e ovviamente “morte”.

Ho quindi telefonato a Bifo innanzitutto per farmi raccontare i motivi della sua posizione sui fatti milanesi del primo maggio, e poi per capire se—e come—questi vadano letti alla luce della sua ultima fatica letteraria.

VICE: Nel post sul primo maggio che hai pubblicato su Facebook dici tra le altre cose due cose molto chiare: “tremila teppisti hanno rovinato il banchetto, tutto qui.” E poi, qualche riga più sotto, “i giornali parlano di loro più che di Renzi, Armani e Bocelli. Come posso non essergliene grato?”
Bifo: E sono affermazioni che confermo senza tentennamenti. Ora, partiamo da cos’è Expo: lasciamo perdere per un attimo la corruzione, gli scandali, i ritardi… Expo è prima di tutto l’esposizione universale: un appuntamento che da 150 anni rappresenta un momento importantissimo nella definizione dell’avvenire della società e dell’umanità stessa, no? Perché vengono condensate le possibilità, le intuizioni, le novità che poi diverranno patrimonio comune. Quindi, cosa ci consegna l’Expo milanese del 2015? Quale è il suo messaggio per il futuro? Per prima cosa, l’idea di “nutrire il pianeta” attraverso la devastazione e l’indebitamento. Poi, la constatazione che le giovani generazioni sono a tal punto sole e socialmente umiliate, che possiamo anche farle lavorare gratis, e loro baceranno la mano che le sta sfruttando. Bene: io speravo che qualcuno interrompesse lo spettacolo, tutto qui. E qualcuno lo ha interrotto.

Però la reazione ai “tremila teppisti che rovinano il banchetto” è stata perlopiù di condanna, anche da parte di molte persone vicine a No Expo.
Ma io rispetto moltissimo il movimento No Expo, ho anche partecipato a tutti gli incontri di questa realtà e continuerò a farlo. Però non prendiamoci in giro: non c’è nessuna possibilità di fermare l’offensiva neoliberista con le buone intenzioni. La storia di un movimento come Occupy ci insegna che quella vicenda è definitivamente conclusa: non si tratta più di tentare un’azione “democratica” o addirittura “politica”, perché l’offensiva del neoliberismo non è né politica né democratica. È un’offensiva mortale, nel vero senso della parola. Quindi sì, possiamo continuare a vederci tra noi, a fare manifestazioni e a scambiarci parole consolanti… però in questo modo non succederà mai niente.

Pensi che una soluzione sia, non so, spaccare le vetrine?
Ma assolutamente no! Penso che le cose cambieranno soltanto nel momento in cui si metterà in moto un processo di autorganizzazione del lavoro cognitivo. Ma il vero problema è che intanto ci troviamo già in una fase di devastazione e di guerra, quindi capisci, arrivati a questo punto non provo più tanta tenerezza per il buon vecchio “movimento pacifico”, di cui pure faccio parte. Quella fase come ti dicevo è finita, forse è finita già 35 anni fa; poi sì, continuiamo pure a vederci e a fare i cortei, ma solo perché probabilmente è l’unico modo di mantenere un minimo di aggregazione umana.

In Heroes citi per l’appunto il fallimento di Occupy e parli di “movimenti che sono incapaci di liberarsi dal senso di colpa che il debito produce.” A quale senso di colpa ti riferisci?
Al mio, per esempio. O a quello di milioni di persone come me. Parlo di tutti coloro che si sono trovati di fronte alla violenza e al cinismo della finanza internazionale e che, a seguito di episodi come quello greco, si sono indignati. E l’indignazione è una bellissima cosa, no? Solo che purtroppo non serve a niente. Perché il potere con cui abbiamo a che fare si fonda sostanzialmente su due grandi parole d’ordine: tecnologia e disperazione. E allora, se non siamo capaci di impadronirci della potenza della tecnologia, se non sappiamo come governare questa intelligenza collettiva, l’effetto sarà uno soltanto: la disperazione psichica di massa.

È un punto su cui insisti anche nel tuo post su Facebook, quando dici che “la battaglia necessaria (e forse a un certo punto anche possibile) è quella che trasforma la potenza della tecnologia in processo di liberazione dalla schiavitù del lavoro e della disoccupazione.” E anche in Heroes, è un tema che ricorre con una certa frequenza. Qualcuno, nei commenti che ho visto in giro, vi ha scorto sfumature accelerazioniste, ma so che a riguardo sei abbastanza scettico…
Sì, assolutamente: sono molto scettico. L’accelerazionismo in realtà parte da una premessa giusta: e cioè che le condizioni per un’emancipazione sono già dentro al processo, e che dunque l’accelerazione di questo processo può produrre effetti di emancipazione. Per capirci: le condizioni per “nutrire il pianeta”, per ridurre il tempo di lavoro, e per vivere socialmente ed emotivamente in modo felice, sono già tutte dentro l’attuale organizzazione tecnica del lavoro cognitivo. Ma quello che l’accelerazionismo dimentica è la dimensione corporea, la carne, la concretezza psichica e affettiva entro cui questi processi si svolgono. In questo senso, l’accelerazionismo mi lascia molti dubbi.

Per tornare ai fatti di Milano: se parliamo di corpi, negli episodi del primo maggio di “corporeità” ce n’era parecchia…
Ecco, questo è un punto molto interessante, ricco e complicato, e faccio fatica a risponderti… Anche Occupy è stato un movimento “corporeo”, no? Cosa c’è di più corporeo che occupare una piazza? Per quanto riguarda le cosiddette tute nere di Milano: sono evidentemente molto incazzate, e hanno ragione di esserlo. Ma non credo che la loro sia una corporeità felice. Rappresentano semmai la sofferenza di una corporeità compressa, che per esprimersi non trova altro modo che la violenza. Vedi, io non faccio il giudice: cerco di capire. E quello che capisco è che nella violenza delle tute nere non c’è felicità: c’è la rabbia per non essere capaci di esprimere un’affettività in maniera collettiva.

Un parallelo che dopo i fatti di Milano è tornato con una certa frequenza, è quello coi riot di Baltimora. Pensi che, con tutte le differenze del caso, si tratti di eventi tra loro legati?
Io penso proprio di sì. Tanto per cominciare sfatiamo questa porcata detta da Renzi, secondo cui i protagonisti degli scontri di Milano sono “figli di papà”. Bene, come sociologo posso assicurarti che non è così. La stessa accusa la sentivo nel ’68 e nel ’77, e per quanto riguarda Renzi, lui i figli di papà li va a incontrare alle feste con Armani, mica in piazza. Comunque, per tornare a noi: io non credo in alcun modo che l’esplosione di violenza del primo maggio sia un’indicazione politica. Ma è il sintomo di una sofferenza che assomiglia moltissimo a quella dei neri americani. O crediamo forse che a Baltimora sia venuta fuori la linea politica del futuro?

Hai citato il ’77, ed è un altro parallelo che torna in un articolo de Gli Stati Generali, in cui l’autore lascia intendere che gli eredi del ’77 (e quindi, in generale, il movimento No Expo) adesso si ritrovano nella scomoda posizione di venire a loro volta “sabotati dai Black Bloc”. Al di là di questa lettura, mi chiedo se vedi assonanze con quanto il ’77 è stato, visto che di quel movimento sei stato uno dei riferimenti. Fermo restando che le dimensioni sono molto diverse…
Innanzitutto, l’estensore di quell’articolo è molto male informato: tutti i settantasettini che ho sentito tra ieri e oggi non si sentono affatto scavalcati dal Black Bloc, non è proprio questo il punto. Per quanto riguarda le assonanze col ’77: be’, è stato senz’altro un movimento a due facce. Da una parte fu il punto d’arrivo dell’utopismo, della speranza di ispirazione marxista ma anche di quella hippie, della controcultura e così via. Ma poi c’era anche la faccia di Sid Vicious, del “No Future”, della violenza armata, dell’eroina, una faccia insomma disperata. E oggi mi pare che viviamo nella lunga coda della disperazione post-punk: a delineare l’orizzonte, è prima di tutto il senso di un’assenza di futuro.

La lezione del ’77 viene anche ripresa in un altro articolo che è molto girato, quello in cui Christian Raimo ti accusa di “pensare il suicidio e la depressione come una sorta di boicottaggio, di auto-sabotaggio nei confronti di una società turbo-capitalista.” Il riferimento è più a Heroes che ai tuoi commenti sul primo maggio, e so che a Raimo hai già risposto…
Ma scusa, io in Heroes dedico un intero capitolo, l’ultimo, a smentire ogni possibilità che qualcuno possa interpretare il libro come un invito romantico o nichilista al suicidio. Col cavolo! Io parlo del suicidio come un sintomo, e provo a ragionare non come giudice, ma come medico. E compito del medico è interpretare il sintomo per poi guarire le radici della malattia, punto. Prendi per esempio il raffreddore: può essere sintomo di influenza, no? Tu hai mai visto un medico che invita un paziente a prendersi il raffreddore? Dal mio punto di vista l’onda suicidaria di questi ultimi anni è il sintomo di un esaurimento culturale e psichico che attraversa la società. Certo non mi metto a esaltare il sintomo come se mi facesse piacere se la gente si impicca.

Per chiudere: il primo maggio è passato e il movimento No Expo dovrà comunque andare avanti. Che idea ti sei fatto a proposito? Come andranno a incidere gli eventi del primo maggio da qui a sei mesi? E pensi che si possano verificare altri episodi simili?
Non credo che ci saranno nuovi episodi di violenza: posso sbagliarmi, ma non mi pare che sia nello spirito. Molto semplicemente questi qua, questi miei amici e compagni vestiti di nero, hanno fatto quello che volevano, hanno comunicato la loro rabbia e se ne sono tornati a casa, fine. E allora adesso? Io tornerei da dove avevamo cominciato: l’Expo, il concetto di esposizione universale. Che è sempre stata un momento di riflessione su ciò che di buono ci può riservare il futuro.

E allora dai, andiamo in questa direzione: facciamo dell’Expo l’occasione per ragionare sul modo in cui l’umanità potrà nutrirsi senza subire il ricatto delle grandi corporation, e su come è possibile riappropriarci della potenza tecnica di cui noi stessi siamo produttori. Sempre nell’interesse della maggioranza dell’umanità, dando lavoro a tutti e riducendo il tempo di lavoro di tutti. Questo è il contributo positivo che dovremmo cercare di dare. Io non mi chiamo No Expo, non mi identifico con quella definizione: per me, nella migliore tradizione dell’esposizione universale, l’esposizione universale siamo noi, non Monsanto.

Valerio Mattioli

Fonte: www.vice.com

Link: http://www.vice.com/it/read/intervista-bifo-scontri-no-expo-milano-616

4.05.2015

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Pubblicato da Davide

  • Oxymen

    Articolo interessante che offre molti spunti di riflessione. Il primo riguarda il rapporto tra capitalismo e malattia mentale. Al riguardo c’è tutta la scuola dell’antipsichiatria che urla le proprie ragioni, a cominciare proprio da Foucault.
    Ma più di tutto c’è stata una cosa che mi è balzata agli occhi, ed è l’atteggiamento di Bifo paragonato a quello di Barnard. Dove quest’ultimo dice che le masse sono delle merde, e le persone sono degli stronzi, lasciando così possibilità zero al cambiamento (a meno che non pensi che siano le elites a voler cambiare per il bene dell’umanità- Open Society di Soros docet), Bifo descrive senza troppa enfasi quello che è un processo storico ben noto ma senza appioppare epiteti di sorta.
    Tanto per iniziare afferma che "il potere con cui abbiamo a che fare si fonda sostanzialmente su due grandi parole d’ordine: tecnologia e disperazione", chiudendo quindi ogni possibile spiraglio per un cambiamento alla Open Society e portando sul piano analitico la "disperazione psichica di massa" che è cosa ben diversa dalla stronzaggine di massa denunciata da Barnard.
    Poi analizzando il fenomeno Occupy afferma che "non c’è nessuna possibilità di fermare l’offensiva neoliberista con le buone intenzioni".
    Questo significa solo una cosa: che le elites ci stanno rovinando e se vogliamo frenare questo stato di cose, dato che "l’offensiva del neoliberismo non è né politica né democratica. È un’offensiva mortale"
    occorre necessariamente aumentare il livello dello scontro. Cioè si rende necessaria una maggiore dose di violenza, per far capire alla cabina di comando che le voci finora espresse non resteranno solo voci. Qui Bifo batte Barnard 6-0. Barnard dice che lui ci avrebbe salvati ma noi, purtroppo, siamo stronzi irriconoscenti (calcando così i mito romantico dell’eroe salva umanità, tipico della società Hollywoodiana alla Rambo). Bifo invece dice che l’attuale stato di cose non può che generare scontri più aspri, e l’esito di tali scontri dipende solo dalla posizione che assumeremo: andremo, da indignados, a smacchiare le scritte sui muri? Oppure ci riapproprieremo della "potenza tecnica di cui noi stessi siamo produttori"? Questa è la scelta che siamo chiamati ad operare.
    Voglio ricordare che ogni esposizione universale ha nel suo intento originale l’idea di pianificare il nostro futuro per scopi che, tipicamente, sono ben lontani dai nostri interessi. Se la Torre Eiffel fu costruita per l’esposizione universale di Parigi, immettendo nell’immaginario collettivo le strutture in ferro e bulloni alla Léger, nell’esposizione universale di Chicago del 1933 che voleva rilanciare l’economia dopo la batosta del ’29 il motto fondante fu 
    "Science Finds, Industry Applies, Man Conforms" (la Scienza scova, l’industria applica e l’Uomo si adegua).
    Ecco, Bifo ci sta chiedendo se davvero l’Uomo deva sempre adeguarsi, a prescindere come diceva qualcuno.

    PS Il motto dell’Expo attuale potrebbe essere "Banksters finds, Infotainment applies, Man conforms". Happy ending anyone?

  • istwine

    No, no no no. Quale tecnologia e disperazione. Si basa su tutt’altro. Non "accelerazionismi" e cazzi vari, non sociologia mal indirizzata. Si basa su strumenti, prassi, regolamenti, trattati ecc. Se non capisci una sega di quelli, devi tacere Bifo e smetterla con queste sciocchezze che non significano niente. Varoufakis, per quanto sia quel che è, all’Eurogruppo non va a parlare di cose di quel tipo, va a parlare di debiti, trattati, regolamenti, e i suoi consulenti su quello son chiamati a lavorare, non su "disperazione e tecnologia". Questo animismo è inutile, è roba pseudo intellettuale che non lascia spazio a nessuna azione concreta, niente di nulla. Non hai voglia di capire come funziona? Bene, stai seduto e composto e occupati di altro. è decenni che infognate qualunque discorso con questa roba qui, che dite, ora si può provare a capire il significato delle parole per quello che è e provare a non farsi prendere per il culo? Si può dire che "speculatori" non significa una ceppa, che "neoliberismo" è parola che fa ridere chiunque abbia una mezza idea di chi abbia cosa e chi conti qualcosa? Si può o dobbiamo ancora stare dietro alle minchiate postmoderne tutte basate su un marxismo volgarizzato e reso sterile di quel poco di buono che aveva? 

  • ROE
    Non bisogna mai dimenticare che chi controlla il denaro controlla il mondo e quindi non cambierà mai nulla finché tutti accetteranno di usare quel denaro come vuole chi lo controlla. http://holos.unigov.org/holosbank.com/unigov/EKASIN-IT.htm [holos.unigov.org]

  • Jor-el

    Che dei giovani incazzati scendano in strada a spaccare le vetrine delle banche mi sembra il minimo. Mi stupisco, anzi, che sia successo così tardi e che si siano limitati a quello.

    Bifo continua a brancolare nelle paludi del postmodernismo, ma almeno non invita la gente ad andare a ripulire le strade dalle scritte dei vandali. Rigorosamente gratis, ovviamente.
  • Quantum
    In questo periodo di crisi Expo e tutta la sua pubblicità, l’opulenza che rappresenta, non è solo un insulto alla gente che soffre, ma una manifestazione che dovevano aspettarsi avrebbe attirato molta antipatia… 
  • Oxymen

    Senti, Ugo: quindi secondo te Bifo (o chiunque altro) devo solo tacere se non lo autorizzi? E a te chi ti ha autorizzato a intervenire?

  • istwine

    Tonguessy, come al solito hai capito tutto. Parli quanto vuole, come già fa da decenni. Tanto qualcuno che reputa intelligente quel che dice c’è sempre. Ti scoccia se non son tra quelli? Ti scoccia se faccio notare il totale fallimento delle loro idee? Però si può continuare a seguirli, perché no. Sicuramente alla prossima andrà bene e qualche gonzo scriverà un articolo sul perché non è andata bene con annessi neoliberismi, borghesi, finanza e quant’altro. E la giostra riparte. 

  • Oxymen

    Ugo, infatti parlo come e quando voglio. Non mi scoccia affatto che tu e la Trimurti economistica in genere non mi tolleriate. Ci mancherebbe. Sarei dispiaciuto del contrario
    Ma tu al solito non rispondi. Ti ho solo chiesto perchè neghi a Bifo la possibilità di esprimersi  e chi ha dato a te l’autorizzazione a parlare. Sono due domande semplici, e se ti ci metti di impegno riesci anche a capirne il senso.
    Ci vuoi almeno provare?

  • istwine

    Semplice Tonguessy, se non capisci l’oggetto del contendere, è meglio che stai zitto. Un tempo era normale, adesso è considerato poco democratico, cioè ognuno può dire il cazzo che vuole. E vada pure, tanto qualcuno che legge c’è. 

  • Oxymen

    Bene, Ugo, è già un passo avanti. Però non hai fatto altro che spostare il problema. Allora la domanda diventa: chi decide che una persona non abbia capito l’oggetto del contendere?
    Ti do un aiutino: "Qualunque teorico di qualunque
    scuola spaccia la propria tesi come buona per tutti". Hai idea di chi abbia formulato questa frase?

  • sickboy

    Vangelo Istwine. Purtroppo hai commesso l’errore di scrivere sfogandoti, chiedendo a Bifo (che secondo me è in buona fede) di non intervenire perché controproducente, in quanto non aiuta a fare chiarezza ma il suo contrario. Per una ragione pragmatica. Ma ciò fa di te un fascista, da guardare con diffidenza, perché vorresti essere tu a decidere chi può e non può parlare. Male, molto male 🙂

  • sotis

    Trovo deprimente vedere in televisione vagonate(?) di cittadini che puliscono le strade.Ma forse non si trattava di vagonate perchè  forse hanno fatto come nel periodo del Fascismo quando per far vedere al popolo che eravamo armati a sufficenza facevano sfilare sempre gli stessi blindati. E’ una cosa che trovo personalmente incredibile come quella di pulire le spiagge quando i costi per le tasse per le immondizie sono solo triplicate negli ultimi tempi. Ma come pago il triplo un servizio e pulisco io? Siamo veramente nel mondo dei sogni.

  • brumbrum

    vero

  • istwine

    Non è teoria, un trattato è un trattato, una regolamentazione è una regolamentazione. Io chiamo disonesto non tanto chi ha un’idea, o una teoria differente, ma chi pretende di imporla senza seguirla lui stesso. L’idea che ci siano teorie in questo caso è una sciocchezza, teoria di che? Che sia basato su trattati, regole e quant’altro? Boh. Non vai lì all’Eurogruppo e parli di "disperazione e tecnologia" perché non aiuti nessuno così, sei inutile. Ma Varoufakis, per quanto sia quel che è, non è a questo livello (e cito lui perché Bifo fa l’esempio della Grecia). Ma ripeto, si può pure continuare a seguire questi filosofi da primo anno, per me il problema non si pone, ne ho le palle piene dei collettivi, dei movimenti e di quant’altro io, ma voi siete liberi di trovare spiegazione e compassione per gente che il disagio non sa dove sta di casa. Disagio questi qui? Il disagio lo creano questi qui, non solo spaccando le cose, che è l’ultimo dei problemi, lo creano con la loro cappa di minchiate che blocca ogni minima possibilità di contrastare lo status quo. 

  • The_Essay
    Ciao!
    Entro in punta di piedi in questo dibattito un poco acceso.
    Il Dr. Franco Berardi "Bifo" nella sua intervista sicuramente tenta di spiegare gli  avvenimenti  milanesi alla luce di varie prospettive,culturali,sociali,economiche,politiche, anche se in tutta franchezza a mio modesto avviso gli preme molto sponsorizzare il suo Heroes e in modo molto sottile sottolineare"l’importanza" dell’EXPO.

    Non intendo esprimere opinioni nè su di lui nè sul suo libro( anche perchè non lo conosco, nè  ho letto altro su di lui), ma semplicemente evidenziare quanto segue e che deriva soltanto dall’aver letto il pezzo in home:
    1)Se analizzate bene l’intervista lo stile spesso è quello di un colpo alla botte
    e uno al cerchio:
    a)"Expo è prima di tutto l’esposizione universale: un appuntamento che da 150 anni rappresenta un momento importantissimo nella definizione dell’avvenire della società e dell’umanità stessa, no?"
    b)[b]"Ma io rispetto moltissimo il movimento No Expo, ho anche partecipato a tutti gli incontri di questa realtà e continuerò a farlo.
    Però non prendiamoci in giro: non c’è nessuna possibilità di fermare l’offensiva neoliberista con le buone intenzioni
    .
    c)" E l’indignazione è una bellissima cosa, no? Solo che purtroppo non serve a niente."

    Qualcuno dei presenti dirà The Essay e dove sta la tua critica?
    1)Se notate nel pezzo i black bloc vengono assimilati ad altri movimenti antagonisti. Mi chiedo anche se nel piccolo dell’intervista perchè non ha dato qualche lume sulla natura diversa di tali astanti?
    Domanda illeggittima se fosse un blogger qualsiasi ma in tal caso penso proprio di no.
    2)Altra domanda consentitemi non peregrina alla luce ad es della situazione descritta nel primo minutodi tale video e che culmina al 1.09 secondicon un bel punto interrogativo:
    https://www.youtube.com/watch?v=jjMFvNUgWZo&feature=youtu.be
    Un esperto di movimenti giovanili in tale intervista perchè non ha parlato dei black bloc ad es Europei rispetto a quelli americani e da specialista di tale tematiche offrirci dei lumi in tale discorso controverso e fumoso?
    3)Inoltre non ci spiega bene come si fa ad "impadronirci della potenza della tecnologia",lascia intendere una rivoluzione, sembra dirlo tra le righe o è una banale strizzata d’occhio ai soliti distratti?

    4)E finisco con la domanda più importante: perchè non coglie la contraddizione del fatto che ci sia qualcuno disposto a spaccare tutto(leggi black bloc),a farsi arrestare,ma che non voglia mettersi in gioco seriamente per "cambiare la società"?
    Ebbene se provasse a rispondere alla domanda n’ 4 probabilmente lì intervista dovrebbe cambiare titolo
    :Perchè non sto DALLA PARTE DEI TEPPISTI "
    Bye,Bye The Essay

  • istwine

    Eh lo so, dovremmo ascoltare questo qui che è nientepopodimenoche Bifo. Ma per carità, poi intervistato da Vice, un giornale di stronzate alla moda che quando vuol parlare di politica fa pura propaganda. Tipo qui: http://www.vice.com/it/read/cosa-succederebbe-se-leuropa-aprisse-le-frontiere-intervista-michael-clemens-634

    Esperto! Ma di che? 
  • Peppe

    Bah, a cosa possa servire la violenza urbana non l’ha mai chiarito nessuno.

    Generalmente dà fastidio a tutti, ed ha la sola funzione di alienare le rivendicazioni sociali che sottende dalla "massa critica" dei cittadini.
    Ad ogni modo, per capire quante speranze ci sono che il corpo sociale riprenda in mano il suo futuro e si soLlevi… bisogna monitorare i social network. Anzi, IL social network: facebook.
    Lo so, è una pratica fastidiosa e rivoltante per menti libere ed evolute; ma la pancia ed il cervello del popolo, tristemente, si rivelano più lì che su Cdc ed affini.
    Allora, se da una parte ha ragione Bifo nel dire che il potere si fonda su "tecnologia e disperazione", dall’altra ha ragione Barnard quando disprezza la gente perché si rifiuta di conoscere.
    I mezzi per comprendere, conoscere e combattere le cause del degrado del nostro tempo ci sarebbero tutti; e sono davvero alla portata di tutti. Se ciò non avviene è solo per indolenza, ignavia e vigliaccheria. 
    Agli stupidi non ci credo. Agli ignavi sì. E allora dimenticate ogni speranza…
  • alsalto

    Che poi si rischia non dico di travisare ma di sovrastimare il ruolo che un Bifo quale un altro possa o debba o peggio ancora magari voglia avere nella vicenda.

    Lui stesso, pare, si definisca scrittore e filosofo e quindi che dovrebbe fare se non dar di polpastrelli? Chiaro, che ad un imbianchino gli puoi pure chiedere di friggerti la cotoletta e magari gli esce pure bene ma se cosi’ non fosse quello imbianchino e’, no?
    Mi sa che riesco a sto giro a non far capire un cazzo di nulla, ci scrivo un best seller e fanculo. Magari un salto dal visagista aiuta si sa’. L’immagine. Che poi basta una leggera variazione di sfumatura di colore alla "montatura" e uno lo scambia per mughini, haha.
    Ecco, non che io questo lo sappia e quindi mai che mai voglia infliggerlo ad alcuno, sia mai, solo mi chiedo: lo leggo, al bifo di turno (contuttoilrispettotuttoproprio) e cio’ che ne ottengo e’ che mi si forzino a scaturire, come dire, delle cose. Quelle che t’escono, non ho ancora capito bene da dove ma escono, quando leggi di cose successe.
    Ora, cio’ che ne rimane per davvero non penso sia la medesima cosa per tutti.
    Ancor piu’ tanto mi garberebbe trovarne una sola che fosse una di sta cazzo di detta "cosa" che fosse una volta tanto medesima per tutti. Magari la morte, quella si ma non e’ assolutamente detto, anche perche’ pare che a chi c’e’ passato sia pure passata la voglia di raccontarlo che senno’ si saprebbe, quindi:
    cosa e come farlo pare stia in parte al libero arbitrio del "ogni uno".
    Io, per me, da dozzinale anche ci andassi all’expo non ci capirei molto, e pure al noexpo non ci capirei. Pero’ nel mio ci capisco. Proprio non capisco.
  • alsalto

    Vai e monitora!

    Quando hai finito non e’ che mi pigghi una birra rientrando?
    Grazie.
  • Peppe

    Figurati, quando uno è così gentile…

    Come la vuoi? 
  • alsalto

    Come ti viene, basta che sia fresca se possibile,

    che calda viene il cagotto.
    Potrei ricambiare con dei lupini, li ho aperti ieri sera ma sono ancora buoni, se gradisci.
    Birra fresca e lupini, puoi capire, un rutto e digerisci altro che bifo.
  • Oxymen

    Ci ricaschi sempre, eh Ugo? Chi o cosa decide che un’affermazione sia o non sia una teoria?
    Seguimi un attimo, se non ti lasci andare dall’incanto economistico ce la fai. Secondo alcuni gli strumenti tecnologici modificano le relazioni sociali, vedi internet. Ora di strumenti tecnologici ce ne sono a bizzeffe, ma per restare all’interno delle tecnologie digitali esistono patologie che sono ad essi direttamente collegati. Tutte queste sono teorie che fanno uso di modelli, e generano previsioni. Quando Bifo parla di "tecnologia e disperazione" sta facendo riferimento ad un modello (puoi chiamarlo postluddismo o come meglio credi) che ha prodotto risultati nefasti per le tasche dei cittadini e che (qui sta la previsione) non potrà che portare ad un innalzamento del livello di tensione sociale.
    Non so come tu preferisca chiamare tutto questo. Comunque sia ha un senso compiuto che non contrasta (ma credo tu non lo ammetterai mai) con la realizzazione pratica di trattati, regole etc.
    che NON nascono per caso ma per precise volontà legate a modelli e relative previsioni.

    Per finire: chi ha scritto quella frase ("Qualunque teorico di qualunque
    scuola spaccia la propria tesi come buona per tutti") stava rispondendo ad una domanda precisa: "

    sei d’accorso o meno che il
    centro di qualsiasi discorso di ambito economico non possa che essere la
    dignitià della vita umana e che solo in quell’indirizzo si possa
    ragionare per ritenersi in buona fede?".
    Trovi qui il link
    http://vocidallestero.blogspot.it/2013/09/da-istwine-una-pericolosa-tendenza.html

    Dalla risposta data pareva che il relativismo fosse la prassi comunemente accettata. I fatti dicono il contrario, come in questo thread.
    Quello che devo annotare è che troppo spesso gli esperti di economia detestano chi guarda il problema da un’altra angolazione, cioè odiano Bifo quando dice la sua mettendo il fattore economico in mezzo agli altri, usando cioè altre teorie per spiegare gli stessi fatti.

    p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120%; }

    Bagnai,
    nell’introduzione a "La trappola dell’euro" di Badiale e
    Tringali:

    "Marino
    [Badiale ndr] non è un economista, il che gli permette di mantenere
    quella freschezza e indipendenza di giudizio che spesso manca al
    ‘professionista’ dell’economia, il cui pensiero spesso si coagula,
    involontariamente ma inesorabilmente, intorno a categorie
    streotipate. I più feroci ‘luogocomunisti’, duole ammetterlo, si
    annidano proprio nella professione economica"

    L’ha scritto Bagnai, eh? Mica Bifo

  • Jor-el

    E’ l’ambientalismo dei ricchi. Come la gran truffa della raccolta differenziata: aumentano le tasse sui rifiuti e per di più tocca a te dividere i materiali utili alle imprese. Perché non assumono operatori ecologici incaricati di separare i rifiuti? Perché ci siamo noi che lo facciamo gratis. Anzi, no, pagando.

    Però ci sentiamo tanto bravi, civili e ecologici!
  • Rosanna

    Come al solito nella disputa tra economisti intergralisti e filosofi
    della cultura, la disputa si presenta aspra, ma chi ha ragione? Chi dice
    che all’origine di nostri mali ci sono solo "strumenti, prassi,
    regolamenti, trattati ecc.", mentre le altre sono solo sciocchezze, o
    chi dice che dietro l’economia ci sta una filosofia di pensiero ben
    precisa, e dunque bisogna scardinare quella, che è la vera matrice della
    disperazione.

    Da John Maynard Keynes per esempio, i temi
    filosofici non sono stati dichiarati in modo esplicito, ma appare
    evidente che vi è un retroterra filosofico alla sua interpretazione del
    capitalismo, che affonda le sue radici nell’insegnamento etico di
    G.E.Moore..

    opera

    Del resto con neoliberismo
    si indica un insieme di concezioni filosofiche, politiche, economiche
    indirizzate ad una esaltazione del libero mercato,  e a una riduzione
    del peso dello Stato nella vita pubblica.

    Dunque è nato prima l’uovo o la gallina?

    L’illogicità del paradosso si basa sulla semplice constatazione comune che le  galline depongono le  uova:
    quindi l’uovo non può esistere senza la gallina che l’ha deposto. Dalle
    stesse uova nascono altre galline, non possono perciò esistere senza
    presupporre l’uovo. Ripetendo il ragionamento all’infinito, si giunge
    all’impossibilità di stabilire chi possa aver avuto origine per primo
    tra l’uovo e la gallina, poiché nessuno dei due soggetti può esistere in
    assenza dell’altro. Sebbene a questa apparente illogicità la scienza
    abbia da lungo tempo trovato una risposta, il paradosso rimane ancora
    valido per alcune delle questioni più interessanti della biologia moderna, e che concernono i rapporti tra Dna e proteine.

    Su questo paradosso la scienza ha dato il proprio responso.

    Ma
    su quell’altro paradosso che vede individui blaterare ringhiando, per
    sostenere le loro indiscutibili evidenti teorie, ritenute valide in
    assoluto, mantra dogmatici da venerare, contro le teorie degli altri,
    che forse sono loro incomprensibili, perché al truzzismo non c’è fine, 
    quale risposta dovremmo dare?

    Parafrasando in chiave moderna i versi del poeta:

    "Fatti non foste a viver come truzzi … ma per seguir virtute e canoscenza …"

  • gimo

    Ok. E cosa ti aspetti di trovare???

    Se entri in un ospedale psichiatrico cosa troverai?
    Se entri nel social network troverai per lo più gente NON cosciente. (per lo più perchè ci sono sempre le mosche bianche).
    Facebook è sempre e solo un surrogato. Niente di vero e niente di buono verrà mai da questa roba.
  • Jor-el

    Neanche io.

  • HelterSkelter

    Forse, tutto sommato, ci si dovrebbe sorprendere – ma forse neanche poi molto – per tutto l’inchiostro versato e le energie profuse per un evento in gran parte pompato con gli estrogeni dei media con tutto il codazzo di chi riprende e amplifica ulteriormente…

    E allora vai con le analisi a buon mercato, con le nostalgie postsesantottine e postsettantasettine, con i discorsi sui provocatori e sugli infiltrati veri e presunti, su chi rema contro e chi quasi tifa a favore…
    Chi è per il Partito dell’Ordine e chi per il Partito del Caos…
    Chi è a destra e chi a sinistra…
    Chi è di qua e chi di là… Chi sopra e chi sotto…
    E noi continuiamo a suonarcele e a cantarcele non di rado con toni da bar dello sport, ma a conti fatti, di quello che è successo il Primo Maggio, fra qualche giorno nessuno si ricorderà e la grancassa mediatica rimbomberà altrove…
    Fino alla prossima giostra e al prossimo giro… Al prossimo "incendio" o riot o come lo volete chiamare…
    Perchè se c’è una cosa che bisogna aver capito della società liquida fondata sul Libero Mercato, sullo strapotere dei mass media e sullo spettacolo pervasivo, è che tutto mastica e assorbe, assimilando gli elementi di pesante contraddizione e ingurgitando e stravolgendo i linguaggi e i modelli comunicativi…
    Banalizzandoli…
    Anch’io – nel mio piccolo – scrivendone non ho reso un grandissimo servizio…
    Si discute sull’aria fritta, mentre il Vero Potere è concreto e non fa sconti, mentre noi sembriamo condannati ad esserne spettatori.
    Voltiamo pagina e finiamola di blaterare per discutere seriamente.
    E da questo momento con l’argomento ho chiuso.
  • HelterSkelter

    Oltrettutto quel che avevo da dire l’ho già espresso ampiamente a trecentossessanta gradi.

  • HelterSkelter

    Se si vuole affrontare sul serio e senza scontri l’ondata neoliberista lo si deve fare cum grano salis, aprendo la strada a una riflessione profonda su certi meccanismi e rinunciando ad essere pateticamente prevedibili…

    Perchè quello di cui non ci siamo accorti è che siamo diventati fin troppo prevedibili, misurabili e calcolabili in ogni gesto e parola…
    Il nostro linguaggio è quello dei Social, del "mi piace" o "non piace" e neanche ci poniamo il problema delle possibilità che stanno fra quei due "poli".
    In buona misura il problema siamo noi che abbiamo rinunciato a essere uomini fino in fondo, capaci di pensare senza lasciarci incasellare da queste logiche schematiche ("si/no", "mi piace/non piace", ecc…)
    Pensandoci bene o siamo stati così stupidi da non accorgersi che piano piano la libertà – perchè questa è la vera libertà – ci veniva sfilata, oppure siamo rimasti prigionieri di barriere solide quanto invisibili…
    E mi pare di aver detto veramente tutto.
  • HelterSkelter

    Un solo commento da fare sul "fenomeno" del Black Bloc…

    In questi giorni si è parlato molto sui social del trattamento riservato a Franco Fracassi, il giornalista free lance respinto in Ucraina…
    Orbene, pochi sanno che Fracassi è stato fra i pochi che, sia pur dal punto di vista giornalistico, hanno tentato di analizzare e sezionare i "black" raccogliendo testimonianze e opinioni a partire, soprattutto, da quello che è successo durante il G8 di Genova.
    Consiglio – se li trovate -" G8 gate" e "Black Bloc", entrambi scritti per la Alpine Studio…
    Mò vado chè sono stanco…
  • adriano_53

    di fronte alla colata di parole più o meno sensate, dell’articolo e dei commenti, e dopo ogni giorno che passa l’azione del primo maggio a milano assume dimensioni mitiche: dopo le "Cinque giornate di Milano", ora abbiamo "La Devastazione di Milano".

    Insomma, al momento, tutti danno ragione all’azione dei cd BB e a conti fatti mi sembrano perfino gli unici ad usare la ragione.