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CRISI ECONOMICA IN GRECIA: FINE DEL MESE

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

Mondialisation.ca

Carnet di appunti di un antropologo in Grecia

Nel nostro paese è sempre più difficile arrivare alla fine del mese.
Dietro la vetrina della normalità, Atene diventa quasi cieca. I nostri senzatetto si insediano stabilmente nello scenario urbano, con tutte le loro minuzie quotidiane: libri, icone, vasi di fiori, oggetti a chiara vocazione storica.

E’ così che le nostre storie si fissano oramai per un tempo abbastanza lungo, prima di scardinarsi inevitabilmente e magari per sempre. La nostra città, che respira ancora attraverso i suoi resti umani oltre che la gente normale, urla ancora. Come questo giovedì (31/01) giorno di sciopero generale (che non è stato l’unico): i nostri manifestanti erano qui, per settore, a urlare: “basta”. Effettivamente non è stata una grande giornata di mobilitazione, ma in questo momento in Grecia niente è veramente grande, eccetto l’inganno e la povertà.



“I nostri senza-tetto si insediano stabilmente nello scenario urbano” – Atene 30/01

Già ieri, le ultime dichiarazioni del ministro del Lavoro Yannis Vroutsis (Nuova democrazia) hanno gettato benzina sul fuoco. Vroutsis ha valutato che “il sistema di sicurezza sociale è il risultato del clientelismo” sottintendendo “esso” può essere sconfitto – il sistema di sicurezza sociale… non il clientelismo!

Immediatamente (ieri 31/01) delegati sindacali appartenenti al PAME (sindacato vicino al KKE – Partito comunista) hanno bloccato i locali del ministero e occupato simbolicamente gli uffici di Yannis Vroutsis. La storia è ben nota perché si ripete troppo spesso di questi tempi, e quasi nella stessa maniera: i militanti del PAME e del KKE sono stati violentemente repressi dai MAT (CRS) e trentacinque di loro, tra cui il deputato KKE Christos Katsotis, sono stati interrogati prima di essere arrestati “per ingresso illegale all’interno dei locali del ministero”, aggiungendo poi a loro carico “danni causati dagli accusati”.



I militanti del PAME e del KKE sono stati duramente repressi dalle MAT – 30/01

(Fonte : epikaira.gr)

E’ comunque sorprendente che i media tradizionali del nostro sistema clientelare politico-mediatico così ben cooptati, abbiano impiegato più di 4 ore prima di presentare le “prove”, in immagini dei danni. Normalmente i “nostri” cronisti e gran denunciatori del disordine sociale sono molto più rapidi. Presso il KKE, si sottolinea che questi “danni non sono stati causati dai sindacalisti del movimento e che si tratta di una macchinazione di cattivo gusto del governo”, è anche vero che della serie “macchinazioni e propaganda” ne abbiamo viste altre, sfortunatamente.
Per una volta, tutta la sinistra si mostra solidale nella difesa del sindacalismo e dei militanti, Syriza, così come l’estrema sinistra, non hanno esitato un solo momento a denunciare questo inasprimento della repressione, compresa la criminalizzazione dell’impegno e delle azioni del sindacalismo.

Sfortunatamente, questo fenomeno non è solo greco. Secondo un’analisi pubblicata sul sito internet dei media del KKE (www.902.gr), l’ultima conferenza interministeriale, organizzata martedì 29 gennaio a Bruxelles dalla Commissione europea, “per proporre degli strumenti di lotta contro il fenomeno dell’”estremismo violento”, in realtà mette sullo stesso piano il terrorismo e la radicalizzazione dei movimenti sociali in seno all’Unione europea, e di cui la “rete di sensibilizzazione all’estremismo violento” [RAN, “Radicalism awareness network”] non è che un modo coordinato all’interno della criminalizzazione e la repressione dei movimenti e delle formazioni politiche che rifiutano l’onda ultraliberale e l’Ue, che alla fine si equivalgono.

Ovviamente una certa stampa estera (e interna) non fa che riprodurre praticamente parola per parola il comunicato ufficiale della Commissione di Bruxelles, e c’è un senso in tutto ciò.. ma certamente non una grande critica. Però in Grecia (e in base alla mia conoscenza in Spagna, in Italia, o in Portogallo), “l’utopia” europeista non va più come una volta. Sui muri di Atene, segno forse dei tempi, noto ad esempio certi slogan… così espliciti nel linguaggio che non ha nulla di “politicamente corretto”, in un paese dove la scorrettezza della politica dell’Ue (via Troika) è giunta fino all’abolizione della democrazia della Costituzione, della dignità umana, così come della sovranità… e questo in soli 3 anni.


“Certi slogan…. così espliciti…” – Atene 31/01

Poi non bisogna stupirsi della radicalizzazione dei movimenti sociali, reale, in corso o probabilmente in un futuro che resta da determinare. E la nostra vecchia sinistra, che non è nata ieri- il che non è garanzia di reattività né di automatica saggezza politica– comincia a prendere le sue precauzioni. Il KKE sta elaborando il suo nuovo regolamento, in preparazione del suo 19° Congresso tra qualche mese, e per la prima volta da tempo, sono previsti “nel caso in cui l’azione di partito venga intralciata, e perfino dichiarata illegale, dispositivi adeguati che non saranno divulgati per ragioni evidenti” (secondo i media del partito).

In altre parole, il PC greco, e non sarà il solo, potrebbe tornare ad essere una formazione politica che opera nella clandestinità, come un tempo, come al tempo dei Colonnelli.
Si comprenderà almeno che la storia ha ancora un senso ed è sempre senza ritegno!



“Questa mattina, numerosi militanti e simpatizzanti” – Atene 31/01

E certamente come preludio a questo nuovo senso della storia, questa mattina numerosi militanti e simpatizzanti hanno manifestato davanti al tribunale di Atene, esprimendo il loro sostegno ai 35 trasferiti dopo la custodia presso il commissariato centrale di Atene. L’atmosfera era gioiosa ma combattiva e alla fine pesante. In una sala del tribunale ho incontrato gli imputati… “politicamente scorretti”. Davanti all’entrata la solidarietà era evidente. Giorgios Perros, membro del comitato direttivo del sindacato PAME ha riassunto la situazione rivolgendosi agli interessati: “La giustizia è una giustizia di classe, le persone ricche e vicine al potere, quando sono accusate di frode fiscale o alla sicurezza sociale avendo causato danno allo Stato sottraendo milioni di euro evitano per principio la flagranza di reato, i loro politici non parlano… Restiamo uniti, qualsiasi cosa facciano i loro giorni sono contati”.

Ho discusso brevemente con S. uno dei 35 sindacalisti sulle condizioni della loro detenzione: “impeccabile, siamo stati trattati come si deve diciamo che siamo stati curati, non è sempre così…”. In effetti si sa che sono stati riportati casi di tortura, ad esempio ai danni di immigrati o di militanti anti-fascisti.
Così.. su un muro di Atene compare questo nuovo slogan: “la società greca è sieropositiva al fascismo”, almeno e grazie alla Troika, non si masticano più queste parole nel paese. È già qualcosa..

I militanti del PAME finiscono così per realizzare ciò che altrove non è affatto lontano, Giorgios Perros ha sottolineato che “ciò che è nuovo riguarda la criminalizzazione di tutta l’azione sindacale, che porta alla scomparsa programmata dei veri sindacati, e ciò in tutta l’Unione europea”. Il che ha una pregnanza storica.. Solo un anno fa i militanti sindacali del KKE si vantavano “di organizzare le migliori manifestazioni che non degeneravano mai, i gas asfissianti dei MAT non erano che per gli altri, l’estrema sinistra, gli anarchici”. E’ vero che la stessa Polizia ufficiale si complimentava con i comunisti per la loro saggezza. Ma adesso a ogni angolo di strada c’è un agente o una pattuglia dei CRS, e così la “nostra” polizia diviene “naturale”.. organica. Il paese cambia.

Proprio un agente spiegava ai 35 sindacalisti alcune prassi. In seguito sono stati portati in una sala di udienza in un altro edificio. L’atmosfera era elettrica, alcuni avvocati e i loro clienti hanno applaudito, altri avevano l’aria incuriosita anzi infastidita.

No, la Grecia non è così anti-memorandum come avrebbe dovuto essere. Già che nella nostra socievolezza numerosi anti-memorandum non frequentano più i loro amici dal comportamento politico “positivo”. E’ come una guerra fredda civile a bassa tensione. L’ultima volta, se si cerca un precedente, è stata dopo la caduta della dittatura dei Colonnelli, ma non mi ricordo più molto bene. La nostra democrazia allora era così giovane, come me d’altronde.

Sono riuscito a trovare un posto in piedi in aula. Era una giornata quasi normale. Il presidente della Corte ha spiegato che certi magistrati avevano ottenuto una “dispensa” per poter giudicare, altrimenti, sarebbero stati sollevati dall’esercizio (una “sospensione dell’esercizio/lavoro”) a causa dello sciopero generale di questo giovedì.
Prima dell’udienza dei 35 sono stati giudicati i reati flagranti ma “banali”, gli imputati oggetto di azione giudiziaria davanti al tribunale correttivo erano allora degli immigrati uomini e donne ammanettati, che non era il caso dei sindacalisti. Ho notato che in quel caso i giudizi finivano con un rinvio del processo e dall’altra con una condanna. Prima di giudicare i sindacalisti del PAME i magistrati hanno fatto una pausa, lasciando la sala per mezz’ora.

Poco prima della ripresa dell’udienza, è entrato in aula Panagiotis Lafazanis, portavoce parlamentare di Syriza e capo dell’ala sinistra del partito. Ha salutato i deputati comunisti presenti, non sono riuscito a comprendere le loro parole ma ho visto che lo scambio è stato forte e caloroso, il che ha provocato una certa emozione tra i militanti del KKE, quello che si potrebbe chiamare il Fronte di sinistra… nel Tribunale. L’arrivo di Lafazanis è tanto più significativo in questo momento in cui la sua ala critica violentemente la linea “direttiva” di Alexis Tsipras. Il processo è stato rinviato al 12 febbraio, i testimoni dell’accusa non si sono presentati. Giovedì sera sui canali televisivi si urlava ancora “la necessità di far pagare i costi dei danni ai sindacalisti”. Queste stesse voci su queste stesse televisioni ci assicuravano che “il paese era sull’orlo del fallimento e che bisognava quindi accettare il memorandum e il suo tunnel di austerità, una burrasca passeggera, prima della (pretesa) nuova uscita del paese in circa un anno sui mercati dei prestiti. Dopotutto la diminuzione dei salari non supererà il 15% e solo tra gli statali”. Ma poi nel settore privato ci sono stati altrettanti licenziamenti che nel settore pubblico mentre i salari nell’economia libera.. sono in caduta libera.

Nel frattempo, Samaras è andato a vendere le nostre ultime pentole in Qatar. Forse per mettere un po’ di nafta nelle cisterne nell’ospedale di Ierapetra a Creta, dove i reparti operatori sono ormai chiusi.

Ieri (30/01) mi sono imbattuto nella manifestazione musicale degli insegnanti e degli studenti dei licei musicali nel centro di Atene: “Stiamo morendo, non abbiamo più mezzi, chiudiamo.. ma almeno in musica”.

Giovedì i dipendenti ospedalieri che manifestavano nello stesso posto non dicevano altro. Poco lontano dal mercato di Atene, osservando le scoperte degli archeologi, abbiamo voluto credere alle prime avvisaglie della primavera. E’ proprio qui il miglior mercato della città. La carne a 2,49 euro al chilo. L’euro, “la nostra unica moneta nazionale”, secondo Alexis Tsipras l’altro ieri, era ancora questa la televisione, e… una fine del mese.


Manifestazione di insegnanti e allievi dei licei musicali nel centro di Atene – 30/01



Il mercato di Atene – 31.01

Panagiotis Grigoriou. Storico e etnologo

Fonte: www.mondialisation.ca
Link: http://www.mondialisation.ca/crise-economique-en-grece-fins-de-mois/5321976
05.02.2013

Traduzione per www.Comedonchisciotte.org a cura di SUSANNA TROJANO

Pubblicato da Truman

  • albsorio

    I greci hanno avuto la sfortuna di non avere un M5S, hanno avuto paura del cambiamento e hanno votato gli stessi che li avevano massacrati prima delle elezione, una volta riavuto il mandato elettorale si sono asseragliati nel Parlamento greco a pigiar bottoni contro il loro stesso popolo…. e noi? Speravo che quelli del non voto ci aiutassero, si sentissero parte di quel tutto che li avvolge, di cui fanno parte, ma non siamo ancora pronti ad una EVOLUZIONE CIVILE, dobbiamo soffrire ancora di più, troppi in Italia hanno ancora il loro status quo… se chi ha martoriato il nostro Paese tornerà in Parlamento con la loro “legittimazione popolare” cominceranno a pigiar bottoni contro il loro popolo, NOI, se ci saranno problemi lo Stato li proteggerà… peccato non siamo cambiati molto… ecco i dati di affluenza delle ore 12 di oggi:—-> http://www.linkiesta.com/affluenza-urne-12

  • MrStewie

    Evoluzione civica è anche accettare che qualcuno non la pensi come te. Dunque, anche se uno non va a votare, significa che ha il diritto di non andare. E bisogna accettarlo. L’alternativa, il dovere di votare, non suona molto meglio…

  • albsorio

    Resta pure alla finestra… peccato che il palazzo che brucia è quello dove viviamo noi (compreso te). La mia è solo delusione, non una critica incivile.

  • Ercole

    Il proletariato Greco subisce il vero volto della democrazia borghese ,esso deve prendere in mano il proprio futuro , fuori e contro le compatibilità del sistema , contro le politiche di lacrime e sangue ,deve imparare a lottare ,scontrarsi con l’apparato giudiziario e poliziesco che i padroni riversano su di loro ,senza farsi scrupoli perchè devono difendere i loro privilegi ,non” devono delegare” il loro futuro nelle mani dei partiti è sindacati, CHE SONO FUNZIONALI AL PERPETUAMENTO DELLA VOSTRA SOTTOMISSIONE poichè sul piano istituzionale si è perdenti, devono ripartire dalla lotta di classe e organizzare il proprio esercito di disoccupati ( come del resto in tutto il mondo) diversamente la borghesia vi schiaccerà con manganelli e ” piombo democratico” o imparano questa lezione o si va incontro all’imbarbarimento sociale :quale quello attuale .

  • Ercole

    Lascia pure che il palazzo del potere bruci e non fare il pompiere ,con tutti questi milioni di disoccupati e architetti ne costruiremo uno nuovo ,con tecniche all’avanguardia è sicuramente più confortevole , diventerà la casa comune dove tutti avranno libero accesso e la nostra creatività potrà manifestarsi liberamente senza imposizioni e arbitrio come accade oggi….se non ti è chiaro il concetto te l’ho rispiego.

  • Tanita

    Un giorno verrá in cui questi scellerati dovranno pagare per i loro crimini.

    Italiani, sveglia. Non potete permetterlo piú nella penisola. Non potrete dire che non lo sapevate.

  • albsorio

    come al solito non hai capito o fai finta di non capire, il fuoco non è da un’altra parte, quindi riguarda qualcuno “altro”, il fuoco circonda NOI e non ci sarà nessuono se non noi stessi a spegnere l’incendio, basta con la tua ridicola retorica di “classe”—– per fortuna i tempi sono cambiati.—– qui:—-> http://movimento5stellepisa.wordpress.com/2013/02/23/usciamo-dal-buio-mandiamoli-tutti-a-casa/ —– si legge:—-> “Cercavamo una porta per uscire, eravamo prigionieri in una stanza buia non c’era più niente eravamo li. Pensavamo di non farcela. Pensavamo che le finestre, le porte, fossero murate. Che non esisteva una uscita. Poi abbiamo sentito un flusso, un flusso di parole di pensieri, che venivano da chissà dove. Da fuori da dentro dalla rete dalle piazze. Erano parole di Pace, parole di Pace. Ma allo stesso tempo parole Guerriere. Le abbiamo usate come torce nel buio, come chiavi da girare nella serratura per andare altrove. In posti sconosciuti, dove? Ma verso di noi, verso noi stessi. Ora siamo fuori siamo usciti nella luce, non siamo ancora del tutto abituati. Stringiamo gli occhi, abbiamo anche un po’ paura, siamo un po’ timorosi, è normale. Ma stiamo percorrendo l’unica via possibile. Quello che sta succedendo oggi in Italia, non è mai successo prima, nella storia delle democrazie moderne. Una rivoluzione democratica, non violenta, che sradica i poteri, che rovescia le piramidi. Il cittadino che si fa Stato ed entra in Parlamento in soli tre anni. Abbiamo capito che eravamo noi quella porta chiusa. Che le parole guerriere erano da tempo dentro di noi ma non volevano venire fuori, pensavamo di essere soli ed invece eravamo una moltitudine. Ed adesso siamo sorpresi che così tante persone a noi del tutto sconosciute avessero i nostri stessi pensieri, le nostre speranze le nostre angosce. Ci siamo finalmente riconosciuti uno nell’altro. Ed abbiamo condiviso queste parole guerriere, parole guerriere, parole che erano state abbandonate da tempo di cui si era perso il significato. E sono diventate delle armi potenti che abbiamo usato per cambiare tutto. Per ribaltare una realtà artificiale, dove la finanza è l’economia, dove la menzogna è la verità, dove la guerra è la pace, dove la dittatura è la democrazia. Parole guerriere dal suono nuovo e allo stesso tempo antichissimo. Parole come comunità, onestà partecipazione, solidarietà, sostenibilità si sono propagate come un’onda di tuono e sono arrivate ovunque annientando la vecchia politica. Siamo diventati consapevoli della realtà. Sappiamo che possiamo contare solo sulle nostre forze. Che il paese è in maceria lo sappiamo. E per quello che ci aspetta, sarà un periodo molto difficile. Ci saranno tensioni, problemi, conflitti. Ma la via è tracciata. L’abbiamo trovata finalmente questa via e ci porta verso un futuro. Un futuro forse più povero ma vero concreto solidale e felice. E c’è una nuova Italia che ci aspetta e sarà bellissimo farne parte.

    Beppe Grillo”

  • albsorio

    i concetti espressi qui:—-> http://movimento5stellepisa.wordpress.com/2013/02/23/usciamo-dal-buio-mandiamoli-tutti-a-casa/ —– si possono estendere anche alla Grecia, non sono quindi non pertineti all’articolo, per coloro che non amano aprire i link ne cito il contenuto:—-> “Cercavamo una porta per uscire, eravamo prigionieri in una stanza buia non c’era più niente eravamo li. Pensavamo di non farcela. Pensavamo che le finestre, le porte, fossero murate. Che non esisteva una uscita. Poi abbiamo sentito un flusso, un flusso di parole di pensieri, che venivano da chissà dove. Da fuori da dentro dalla rete dalle piazze. Erano parole di Pace, parole di Pace. Ma allo stesso tempo parole Guerriere. Le abbiamo usate come torce nel buio, come chiavi da girare nella serratura per andare altrove. In posti sconosciuti, dove? Ma verso di noi, verso noi stessi. Ora siamo fuori siamo usciti nella luce, non siamo ancora del tutto abituati. Stringiamo gli occhi, abbiamo anche un po’ paura, siamo un po’ timorosi, è normale. Ma stiamo percorrendo l’unica via possibile. Quello che sta succedendo oggi in Italia, non è mai successo prima, nella storia delle democrazie moderne. Una rivoluzione democratica, non violenta, che sradica i poteri, che rovescia le piramidi. Il cittadino che si fa Stato ed entra in Parlamento in soli tre anni. Abbiamo capito che eravamo noi quella porta chiusa. Che le parole guerriere erano da tempo dentro di noi ma non volevano venire fuori, pensavamo di essere soli ed invece eravamo una moltitudine. Ed adesso siamo sorpresi che così tante persone a noi del tutto sconosciute avessero i nostri stessi pensieri, le nostre speranze le nostre angosce. Ci siamo finalmente riconosciuti uno nell’altro. Ed abbiamo condiviso queste parole guerriere, parole guerriere, parole che erano state abbandonate da tempo di cui si era perso il significato. E sono diventate delle armi potenti che abbiamo usato per cambiare tutto. Per ribaltare una realtà artificiale, dove la finanza è l’economia, dove la menzogna è la verità, dove la guerra è la pace, dove la dittatura è la democrazia. Parole guerriere dal suono nuovo e allo stesso tempo antichissimo. Parole come comunità, onestà partecipazione, solidarietà, sostenibilità si sono propagate come un’onda di tuono e sono arrivate ovunque annientando la vecchia politica. Siamo diventati consapevoli della realtà. Sappiamo che possiamo contare solo sulle nostre forze. Che il paese è in maceria lo sappiamo. E per quello che ci aspetta, sarà un periodo molto difficile. Ci saranno tensioni, problemi, conflitti. Ma la via è tracciata. L’abbiamo trovata finalmente questa via e ci porta verso un futuro. Un futuro forse più povero ma vero concreto solidale e felice. E c’è una nuova Italia che ci aspetta e sarà bellissimo farne parte.

    Beppe Grillo”

  • MrStewie

    La mia non era una critica personale, solo una constatazione, un altro parametro da mettere nella equazione, che non puoi escludere. Se vuoi usare questo sistema, sei obbligato a considerare questa ipotesi: se uno non vuole votare, è liberissimo di farlo. Puoi anche usare un cacciavite come fosse un martello, ma se non funziona non puoi essere deluso. L’alternativa è usare un altro sistema. Dirai tu: ma non c’è! Sono d’accordo, e nonostante tutto la questione più importante è come creare le condizioni per arrivarci. Fino a che punto un vecchio sistema può partorire qualcosa di nuovo?