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CRISI DELL'EURO OPPURE ARGENTINA/ISLANDA/MALESIA: QUALE SAR IL MODELLO PER LE CRISI FUTURE ?

DI ROGER BOYD

Resilience.org

Ogni Paese che ha adottato la valuta unica europea ( euro ) ha perso immediatamente il controllo della propria politica monetaria e del tasso di cambio. Mentre apparentemente venivano rimossi i rischi sui tassi di cambio, i tassi di interesse in molti paesi precedentemente ritenuti a più alto rischio, quali Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna ( i c.d. PIIGS), scendevano in maniera significativa e ciò provocava un significativo aumento del flusso di investimenti in questi paesi. Con tassi di interesse ribassati e un largo afflusso di investimenti esteri, questi Paesi hanno sperimentato una rapida crescita economica.

Senza la possibilità di svalutare le loro valute a fronte di Paesi che riducevano il costo per unità più velocemente di loro, come la Germania, il deficit commerciale di questi paesi si è considerevolmente espanso. L’obiettivo dell’Euro era rendere la Germania più competitiva, poiché l’euro era valutato meno di quanto lo sarebbe stato il Marco tedesco, ma più delle precedenti valute PIIGS.

Senza l’euro e il largo afflusso di investimenti in questi paesi, un deficit commerciale in così forte espansione avrebbe portato alla crisi molto prima.

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Fonte: http://1.bp.blogspot.com/-6CkI6WF1bNM/T4tE6DmwT6I/AAAAAAAAAnQ /59sm5JC2yBg/s1600/Greek+imports+vs+exports.png

german

Fonte: https://www.creditwritedowns.com/wp-content/uploads/2012/07/Germanys-trade-surplus.png

Quando ha preso piede la crisi finanziaria del 2007-2009, gli investitori sono diventati sempre più consapevoli dei rischi dei loro investimenti, e i fondi di investimento hanno cominciato a lasciare i paesi europei più a rischio. La dimensione di scala di questi spostamenti di denaro ha spinto verso l’alto i tassi di interesse, drenando fondi significativi dall’economia reale. L’impatto di questi cambiamenti è stato esacerbato dal numero delle bolle speculative sulla finanza e le proprietà che erano state prodotte dai precedenti bassi tassi di interesse e larghi afflussi finanziari. Il mondo economico in collasso ha ridotto anche l’export verso gli altri paesi, andando ad intaccare la bilancia commerciale.

Il risultato finale è stato un collasso nelle economie dei PIIGS e il bisogno di azioni di ristrutturazione monetaria e finanziaria da parte dell’Unione Europea e dell’FMI per stabilizzare defaults fuori controllo. Tuttavia queste azioni non hanno rimediato alla situazione; al contrario hanno posticipato una crisi più ampia, a scapito di una larga riduzione della capacità di spesa dei governi e degli standard di vita. L’essenza di ciò è che la popolazione di questi paesi viene usata per proteggere le sempre più esposte banche europee e i maggiori investitori. Questi paesi avrebbero fatto molto meglio a lasciare l’Eurozona, riprendere il controllo delle loro politiche monetarie e di cambio e svalutare le loro valute per recuperare competitività. Ciò avrebbe creato un breve periodo di grande dolore, oltre il quale sarebbe iniziato il miglioramento, in contrasto con l’attuale lento affondamento verso la miseria. Un buon esempio di questa miseria è l’affermazione del Ministero della Salute greco che il trattamento del cancro “non è urgente se non nelle fasi finali” (1).

Nel 1990 lo stesso processo si svolse in Argentina, che propose un tasso di cambio fisso pienamente convertibile con il dollaro USA per sconfiggere l’iperinflazione degli anni ’80 (2).
Per gran parte degli anni 90 funzionò, con il riversamento di investimenti esteri e l’abbassamento dei tassi di interesse, e l’Argentina sperimentò la stessa rapida crescita che i cinque paesi europei avrebbero mostrato nel decennio seguente. A fine anni ‘90 una serie di crisi finanziarie portò gli investitori a togliere i loro soldi dal paese. Questo causò un grande affaticamento dell’economia e della capacità della banca centrale di mantenere il tasso di cambio fisso e convertibile. Un grande aumento del prezzo del dollaro USA causò uno speculare aumento della valuta argentina, rendendo i prezzi dell’export meno competitivi. Ciò fu esacerbato da una svalutazione della valuta brasiliana, paese destinatario di quasi il 30% dell’export argentino (2).

Il risultato finale fu una svalutazione ancor più grande della valuta, e un default causato dal debito sovranazionale dell’Argentina. Svalutando la propria valuta e mandando in default il debito estero, il Paese fu in grande di preparare il terreno per una vigorosa ripresa economica nel decennio successivo (2).

Questo esempio fu seguito dall’Islanda durante la crisi finanziaria del 2007-2009, che si rifiutò di pagare i correntisti esteri delle sue banche e svalutò considerevolmente la sua valuta. Ancora, la crescita ripartì dopo un periodo di crisi molto intenso, ma breve (3). Sia il governo argentino che quello islandese furono costretti ad agire nell’interesse del loro popolo, piuttosto che dei finanziatori, a causa di estese proteste pubbliche e pressioni. In Islanda fu necessario l’intervento del presidente per forzare un referendum abrogativo delle decisioni dei politici. Nei PIIGS gli interessi dei finanziatori e dell’Unione Europea sono stati anteposti a quelli dei cittadini. Un altro caso parallelo fu quello dei paesi colti dalla crisi asiatica del 1998, dove l’unico paese che implementò controlli sugli scambi e proibì lo scambio offshore della sua valuta (la Malesia) riuscì ad uscire dalla tempesta, mentre Thailandia, Taiwan e Sud Corea dovettero sottoscrivere significative liberalizzazioni economiche e finanziarie in cambio dei pacchetti di aiuto capitanati dall’FMI (4,5,6).

Lo stesso copione di sregolati afflussi di capitale in un paese, della conseguente bolla sugli asset, dei deficit della bilancia commerciale, e causa di altri problemi finanziari ed economici è stato ripetuto molte volte.
Quando il sentimento cambia ne deriva una crisi, perché il più alto numero possibile di investitori scappa dalla porta sul retro nello stesso tempo, esacerbato da ogni sforzo per sostenere tassi di cambio fissi.
Malesia, Argentina e Islanda hanno mostrato che i credi neo-liberali non sono sacrosanti e in molti casi sono solo profezie auto avveranti. Possono essere messi in campo controlli sui capitali, i debiti possono essere mandati in default, gli speculatori possono essere puniti per i loro comportamenti rischiosi, e il cielo non cadrà.

Cosa ha a che fare tutto questo con l’argomento del cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse naturali e la distruzione ecologica? Poiché questi argomenti stanno diventando sempre più un impedimento al funzionamento delle moderne economie e dei loro sistemi finanziari, il flusso di denaro investito da un sistema caotico a un altro deve essere arginato, per proteggere le economie e fornire una relativa stabilità, necessaria ad una transizione di successo verso un futuro sostenibile. In più debiti, che richiamano schemi del futuro che non possono aver luogo, hanno bisogno di essere rinegoziati per permettere un’equa condivisione del dolore tra i ricchi e il resto del mondo. Inoltre i controlli sugli scambi, le ristrutturazioni del debito ecc., diventeranno un punto fermo del nostro futuro. Gli schemi di movimento senza sforzo di soldi e benessere attorno al mondo saranno cosa del passato, così come si contrarrà il mondo fisico, così farà quello finanziario. Investimenti locali, e investimenti in asset realmente produttivi come aziende agricole, daranno prova di essere molto più resilienti nelle future crisi di investimenti in asset finanziari in posti lontani.

Roger Boyd

Fonte: www.resilience.org

Link: http://www.resilience.org/stories/2014-05-01/euro-crisis-or-argentina-iceland-malaysia-which-will-be-the-model-for-future-crises

2.05.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MATTEO FEROLDI

RIFERIMENTI:

(1) Faiola, Anthony (2014), Greece’s prescription for a health-care crisis, The Washington Post. Accessed at http://www.washingtonpost.com/world/greeces-prescription-for-a-health-care-crisis/2014/02/21/adabb7ac-8db1-11e3-99e7-de22c4311986_story.html
(2) Zaza, Rosanna (2010), Argentina 2001 – 2009: From the Financial Crisis to the Present, Amazon Digital Services.
(3) Jonnson, Asgeir (2010), Why Iceland?: How One of the World’s Smallest Countries Became the Meltdown’s Biggest Casualty, McGraw Hill.
(4) Lim, Mah-Huih & Goh Sooh-Khoon (2012), How Malaysia Weathered The Financial Crisis: Policies and Possible Lessons, The North-South Institute. Accessed athttp://www.nsi-ins.ca/wp-content/uploads/2012/09/2012-How-to-prevent-the-next-crisis-Malaysia.pdf
(5) Gidwani, Krishna (n/a), Korea and the Asian Financial Crisis, Stanford University. Accessed athttp://www.stanford.edu/class/e297c/trade_environment/global/hkorea.html
(6) Nanto, Dick (1998), CRS Report to Congress: The 1997-98 Asian Crisis, Federation of American Scientists. Accessed at http://www.fas.org/man/crs/crs-asia2.htm

Pubblicato da Truman