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COUNTDOWN BRASILIANO: DATEMI IN TEMPO LA COPPA DEL MONDO !

DI PEPE ESCOBAR

rt.com

È febbre altissima a San Paolo. Gli Olandesi si stanno rilassando ad Ipanema, proprio di fronte alla spiaggia, gli Italiani nella loro Riviera personale a 100 km da Rio. I Tedeschi sono in un bunker irregolare sulla costa dove i Brasiliani furono “scoperti” nel 1500. Gli Inglesi hanno visitato una favela questo lunedì. L’intero paese si sta lentamente vestendo di verdeoro. Una festa da delirio sta per avere inizio.

Tuttavia, su tutto il pianeta, l’annosa domanda persiste: riusciranno i Brasiliani a fare – letteralmente – fuoco e fiamme per questa Coppa del Mondo? Questo spettacolo vale più di 11 miliardi di dollari? In effetti è una non-domanda, fatta saltar fuori da quelli che non sanno come il calcio sia legato alla psiche brasiliana.

Uscendo da un SUV a prova di proiettile verso un ristorante giapponese alla moda, dove è accolta come fosse Madonna, la mia cara amica Barbara Garcia – verosimilmente la maggior critica sociale Brasiliana – ha attaccato alla giugulare “Ci saranno proteste fino a che Neymar segnerà il primo goal. Tutti, senza distinzione, si fossilizzeranno sulla nazionale, poi, anche dovessero vincere la Coppa, le proteste ricominceranno”.

Per ora il mondo intero sa che tutto è stato un glorioso caos – una soap opera non ancora terminata costellata da qualsiasi colpo di scena: dalla corruzione ai più alti livelli del racket FIFA alla polizia paramilitare che “mette pace” nelle favelas in modalità Bombardamento-Slaviansk a Kiev; dall’Adidas (legata a doppio filo alla FIFA) e dalla Sony che pontificano di mazzette ai loschi membri dei governi locali di cui i maggiori profittatori sono stati le grandi compagnie edilizie, le maggiori lobby Brasiliane ben “agganciate” – un altro caso di ricchezza distribuita dal basso verso l’alto, non il contrario.

La sbalorditiva complessità di come tirar fuori un carnevale sfavillante da un incubo logistico è tipicamente Brasiliana, come uno di quei temi senza senso delle scuole di samba messi in scena con quantità industriali di brillantini durante il carnevale di Rio. Al contempo, la legittima domanda non viene spazzata via: perchè privilegiare questa “esperienza” (o follia) consumatrice dello sport che calza a pennello alla FIFA, invece di investimenti stabili e a lungo termine in salute, educazione e trasporti pubblici?

CAMMINA COME UN CROATO

Ho condotto un esperimento fantastico lo scorso giovedì: ho deciso di andare dai margini del vecchio e decrepito centro di Sao Paulo fino al bianco abbagliante e gloriosamente non concluso Itaquerao stadium – dove la Coppa comincerà questo giovedì – parlando solo inglese, fingendomi un tifoso straniero. Brutta mossa. Quello è stato il giorno in cui i lavoratori della metro hanno deciso di iniziare uno sciopero a tempo “indefinito”.

Tutti quelli che ho incontrato erano molto disponibili, anche se solo con il linguaggio dei segni. No metro, quindi ho camminato molto e sono finto in un infernale terminal di autobus all’aperto, per avere solo l’informazione che avrei avuto bisogno di un sacco di fortuna per (quasi) raggiungere lo stadio Itaquerao… e riprendere a camminare. Questo è ciò che un Croato o uno della folta truppa Inglese devono aspettarsi questa settimana quando la loro nazionale affronterà l’Uruguay. Un taxi è impensabile: puntano a far pagare almeno 100$ a viaggio di sola andata in concomitanza delle partite.

Alla stazione degli autobus ho incontrato un personaggio straordinario: Aden – un controllore degli autobus – che, interrotto ogni pochi secondi da orde di persone sbigottite in attesa dei loro autobus, mi ha regalato un corso di un’ora sulla mobilità (non) urbana a Sao Paulo, comprensivo di esempi di negligenza e corruzione (sono temporaneamente passato al Portoghese per tenere calda la conversazione).

Alla fine sono ritornato a piedi fino in centro per salire a bordo dell’unico mezzo certificato che mi portasse all’Itaquerao: il Cup Express Train (i ragazzi della metro non erano in grado di spiegare che i dipendenti dei treni non erano in sciopero…) beh, avrei sempre potuto sfoderare un Blatter – Sepp, il capo dei capi della FIFA, conosciuto come il Viscido Svizzero – al quale è stato garantito dalla Air Force Brasiliana il diritto di infrangere a sua discrezione, nel suo elicottero aziendale, un blocco del traffico aereo istituito durante le partite della Coppa del Mondo.

Sao Paulo, la Babilonia dell’emisfero Sud, è una Blade Runneriana distopia attraversata da 20 milioni di persone – quindi uno sciopero della metro che ne danneggia almeno 4 milioni e mezzo è un grosso problema. Tutto per delle noccioline. I 10000 lavoratori della metro vogliono un aumento di salario del 16%, il governo gli sta offrendo un 8 – e da lì non si muoverà. Questo 8% non copre nemmeno l’inflazione reale. Il Brasile potrà anche essere ad un livello di occupazione totale in questo momento – Europei e Statunitensi ucciderebbero per una condizione del genere – ma ora la crescita del PIL è stagnante e l’inflazione cresce, così come la tensione sociale.

Questo sciopero – ancora in atto, anche se dichiarato “illegale” – è parte di un turbinio di movimenti sociali in atto in tutto il Brasile. La notte prima della mio viaggio verso l’Itaquerao, 4000 persone affiliate al Movimento dei Senzatetto stavano protestando nei pressi dello stadio. Questo è il Brasile in un guscio di noce: una nuovissima meraviglia architettonica che potrebbe starsene in Germania a braccetto con un’armata di senzatetto. Se le cose possono peggiorare, lo faranno. Le squadre di manutenzione della LATAM – la compagnia aerea più grande del Sud America – stanno minacciando uno sciopero di 48 ore per i prossimi giorni, che colpirà Brasile, Argentina, Cile, Colombia, Ecuador, Paraguay e Perù. È facile fare due conti.

Il giorno successivo a Sao Paulo, il caos era addirittura più spettacolare: la metro ancora in sciopero (persino la stazione della metro di Itaquerao era stata chiusa), pioggia a catinelle, un record di 239km di code nella mattinata (il giorno precedente erano solo 209) e un’amichevole tra Brasile e Serbia giocata attorno all’ora di punta. Una delle ragioni per cui il covo di serpi conosciuto come federazione calcistica brasiliana ha rifiutato di utilizzare lo stadio Morumbi già esistente per la Coppa del Mondo è che non poteva ospitare più di 65.000 persone, come ordinato dalla FIFA. Circa 70.000 hanno assistito a Brasile – Serbia… solo 61.000 assisteranno alla partita di apertura di Giovedì.

La metro di Sao Paulo è attiva dal 1974 – e percorre solo 75km; quella di Città del Messico, per fare un paragone, 226. Per farla semplice, mentre la popolazione di Sao Paulo cresceva e l’urbanizzazione folle andava totalmente a caso, gli investimenti nel trasporto di massa sono effettivamente diminuiti. I lavoratori della metro stanno utilizzando lo sciopero come ultima risorsa, hanno cercato di trattare con il governo dello stato di Sao Paulo per mesi, per di più stanno avvertendo da tempo che presto o tardi il tutto il sistema collasserà.

VINCETELA… E TUTTO SARA’ PERDONATO ?

Non significherebbe nulla se non avesse lo swing brasiliano. Va da sé per una nazione che sfrutta il suo effetto simpatia molto meglio di altre. Ultimamente però il cinismo sta trasformando tutto quello swing in gangsta rap.

Secondo un recente sondaggio, non più del 31% dei dirigenti delle maggiori aziende brasiliane ammette che la FIFA mostra i benefici a più o meno tutti gli utenti televisivi e non al tifoso medio, il quale, tuttavia, alla fine paga in egual misura per gli stadi, i (patetici e inadeguati) aeroporti e le “migliorie” alla mobilità (non) urbana.

E l’immagine del Brasile agli occhi di visitatori stranieri? Il 98% di quei dirigenti intervistati crede che il paese non è mai stato pronto ad ospitare la Coppa del Mondo. Non c’è da stupirsi che considerino anche Jerome Valcke, secondo in comando della FIFA, come l’attore principale del dramma, addirittura più importante della presidente Dilma Rousseff. Un altro sondaggio ha mostrato come il 65% dei giovani Brasiliani non creda in benefici tangibili per il paese derivanti dall’ospitare questa manifestazione.

Quindi un anno dopo quelle manifestazioni, precipitate esattamente con lo sciopero degli addetti alla mobilità, le quali avevano avuto origine a Sao Paulo, cosa è cambiato? Non molto: sentirei la testimonianza di Aden da qualsiasi agente federale, statale o municipale. La settima più grande economia del mondo si attarda ad un pigro 85° posto per sviluppo umano. La Coppa del Mondo non ha niente a che vedere con i i giorni soavi della bossa nova e il mitico Maracana avvolto da un nostalgico bianco e nero. La FIFA guadagnerà un bel malloppo dal racket industriale in atto, tanto quanto la presidentessa Yousseff continuerà a sostenere che i blocchi di investimenti pubblici – aeroporti, trasporti (non) urbani – sono stati fatti “per la nazione” e non per la FIFA. Tutto ciò andrà attentamente valutato dopo che il circo della FIFA avrà lasciato la città.

Ovviamente ci sono sporadici segnali di miglioramento – come l’Olandese Philip Veldhuis che conduce il Favela Street Project a Rio, portando il calcio di strada in luoghi dove i bambini con un basso livello di autostima vivono a braccetto con trafficanti di droga in un ambiente che straripa di armi, chiamatela una Coppa del Mondo alternativa.
La percezione, in ogni caso, è realtà. La settimana scorsa, ancora un sondaggio, del Pew Research Center, ha rivelato che il 72% dei Brasiliani credono che i servizi e l’economia non siano migliorati dal 2013.

Questo incubo di public relations distruggerà la morbida e sexy immagine del Brasile con fiumi di inchiostro rosso (e cartellini rossi). Non proprio. Il movimento tropicalista degli anni ’60 è ancora vivo a suo modo; alla fine i Brasiliani tendono a cavarsela nel loro modo caotico e la festa che ne segue è da perderci la testa. Il Brasile è come un edulcorato Impero del Caos – senza le armi pesanti dell’Impero.

Per di più, storicamente, in Brasile la memoria è corta, non appena la finale sarà raggiunta e vinta (preferibilmente contro Messi & Co.) tutto verrà perdonato; altrimenti il mondo dovrà allacciare le cinture di sicurezza, perché tutto l’inferno (tropicale) si scatenerà.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http: http://rt.com/

Link: http://rt.com/op-edge/164756-world-cup-countdown-brazil/

11.06.2013

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • Gil_Grissom

    Certamente era meglio organizzarlo in Italia il mondiale, magari affidando l’intera organizzazione al trio Greganti, Galan, Orsoni per essere certi che tutto si svolgesse con la massima trasparenza e senza il minimo spreco di denaro pubblico.

  • Ercole

     Credo che a noi operai e sottoproletariato Brasiliano non interessa nulla di stare davanti alla televisione a plaudire  calciatori ultramiliardari e federazioni di altre nazionali che con i nostri soldi si prendono il piacere della vita  , a noi interessa cogliere il fatto che in Brasile ci sono scioperi e lotte  dei  tanti operai morti per la costruzione degli stadi  ( mentre gli addetti ai lavori spartivano tangenti  perche lo spettacolo deve continuare ) come in tante parti del mondo di cui la stampa asservita al potere quasi non ne parla alla luce di tutte queste malefatte non ci resta che costruire il nostro esercito sociale  e chiedere conto ai padroni del mondo.

  • vic

    La classe giornalistica ha una sua colpa in questa deriva del calcio.

    Non ha mai osato introdurre una locuzione precisa, per esempio "show business calcistico". Tralasciare "show" e "business" significa stravolgere il significato di cio’ che si sta descrivendo.
    D’accordo e’ un peccato minore a fronte delle lobby del cemento.
    Pero’ alla fin dei conti, lo spirito che anima i calciatori mondiali di oggi non ha piu’ nulla a che vedere con lo spirito dei mondiali degli anni ’50 o prima.
    Allora era molto show e relativamente poco business.
    Oggi e’ soprattutto business, con lo show come giustificativo.
    Anche show business televisivo, ormai giunto all’eccesso.
    Certo, vedere e’ un bel vedere. Le tecniche di ripresa televisiva di oggi sono incomparabilmente migliori di quelle di ieri. Pero’ quel tanfo di business diventa sempre piu’ opprimente.
    Beati gli attori (dello show business calcistico), che sono arrivati a far concorrenza allo show business hollywoodiano. (*)
    E nüm a pagum.
    In portoghese mi sa che suona similarmente.
    😉
    (*) dalle nostre parti ci fu un caso (piu’ unico che raro al mondo) di calciatore della nazionale e contemporaneamente attore cinematografico popolarissimo: fu Hannes Schmidhauser, cui solo recentemente e’ stato dedicato un bel documentario, realizzato da Victor Tognola. Un suo ex-collega calciatore ricorda come Schmidhauser anche in campo fosse una specie di attore: quando gli riusciva un bel dribbling, poi si rivolgeva verso gli spettatori come per invocare l’applauso.
    Insomma era una specie di Ugo Tognazzi, ma con grandissime qualita’ calcistiche. Nel cinema e’ passato alla storia come Ueli der Knecht.
  • mystes

    L’articolo tratteggia in modo variopinto e quasi
    folcloristico una realtà altamente drammatica che i media pilotati da un
    governo falsamente di sinistra – falsamente perché alleato del più gretto e
    odioso capitalismo finanziario nel quale la FIFA fa la sua bella figura –
    descrivono in forma molto edulcorata.

    San Paolo è il centro del caos di cui parla l’articolo, ma
    il resto del paese non è da meno. E’ stata fatta una politica sconsiderata, si
    è voluto far “emergere” un paese solo  dove il concetto di “emergere”
    equivale  a quello di “indebitarsi”. E’
    stata questa la meravigliosa politica della B dei BRICS: dare soldi soprattutto
    a chi non ne aveva mai visti per indurli a consumare, consumare, consumare.
    Questa è stata la strategia, le conseguenze sono quelle descritte
    nell’articolo. Disordine sociale, alta inflazione, prezzi alle stelle (più alti
    di Londra e di New York) gente disperata che non può pagare un affitto. Se i
    metroviari di San Paolo chiedono un adeguamento dei salari del 18% chiedono
    poco.

    E’ mancata una politica seria di investimenti pubblici e
    soprattutto una corretta politica salariale. Non parlo della corruzione perché
    è una vergogna. La corruzione parte dall’alto e tocca il più scalcagnato
    consigliere comunale del paese più sperduto del sertao brasileiro.

    Il calcio non è più uno sport, è l’oppio del popoli, come la
    religione, come la televisione etc. etc.. Ad ottobre Dilma verrà licenziata,
    con o senza i gol di Neymar, ma chi verrà avrà i coglioni e la sensibilità di
    dare un futuro a questa grande Nazione?