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COSA SI NASCONDE DIETRO IL LUNEDI NERO MADE IN CHINA ? IL (MISERABILE) MONDO NUOVO

DI PEPE ESCOBAR

rt.com

Cosa si nasconde dietro il Lunedì Nero delle borse Made in China (seguito da un martedì di ripresa)?

Le azioni sui mercati di Shanghai/Shenzhen hanno perso un roboante 150% nei 12 mesi prima di metà giugno. I piccoli investitori – che compongono circa l’80% del mercato – erano convinti che la festa non avrebbe mai avuto fine e spesso hanno richiesto grossi prestiti per spingere nel magna magna del “diventare ricchi è glorioso”.

Una correzione è stata necessaria. Quelle azioni – che avevano raggiunto un picco dopo una crescita durata 7 anni – erano ovviamente ipervalutate. Sommate al fatto che tutti i dati mostrano un rallentamento dell’economia cinese, il risultato era facilmente prevedibile: Shanghai e Shenzhen hanno perso tutto ciò che avevano guadagnato nel 2015 – una vendita di massa globale studiata a tavolino. Persino famosi miliardari hanno perso montagne di denaro in un batter di ciglia.

Benvenuti nella nuova normalità cinese, o il nostro (miserabile) mondo nuovo.

La crisi del disordine neoliberale

La secca correzione a Shanghai/Shenzhen è parte della fine di un ciclo. Diciamo addio alla Cina che faceva affidamento su tassi di investimento pari al 45% del PIL. Diciamo addio anche alla insaziabile richiesta cinese di beni.

Il problema dell’aggiustamento del modello economico cinese è direttamente connesso all’ininterrotto stato comatoso del disordine neoliberale, che si protrae fin dal 2007/2008.

Non serve essere Paul Krugman per sapere che la nuova normalità è un mercato globale anemico: una crisi profonda in tutti i mercati emergenti, la stagnazione con recessione dell’Europa e la “fabbrica del mondo” cinese che non riesce a vendere quanto faceva prima.

Nel frattempo, l’ipervalutato dollaro USA sta uccidendo le esportazioni statunitensi, scese del 3% nel solo primo semestre. Anche le importazioni sono calate del 2.2%, il che dimostra la riduzione del potere d’acquisto della classe media, dovuta alla corrosione strutturale dell’economia statunitense.

Ovunque ci si volti, tutto lo scenario strutturale grida alla crisi del disordine neoliberale. Quando il motore turbo-capitalista cinese incontra problemi, si dimostra palesemente come il casinò della finanza mondiale non abbia alcun tipo di supporto da nessun altra parte.

Più di 5 trilioni di dollari di denaro virtuale sono stati bruciati da quando Pechino ha (moderatamente) svalutato lo yuan l’11 di agosto – innescando la vendita di massa.

Ora la FED potrebbe posticipare alla fine del 2015 l’innalzamento dei tassi d’interesse, per la prima volta in quasi 10 anni. Nessuno si azzarda a predire uno scenario di rosea crescita, considerando la forza del dollaro, lo yuan moderatamente svalutato e una continua discesa dei prezzi del greggio.

Nessuna implosione, nessun panico

Contrariamente a quanto sostengono le previsioni/speranze dell’occidente, la Cina non sta implodendo. Credit Suisse ha diffuso delle analisi di buon livello. Ecco alcuni estratti degni di nota:

“La Cina continua ad avere un surplus molto ‘in salute’, le sue riserve di capitali sono ancora parzialmente bloccate e le sue maggiori istituzioni finanziarie sono in larga parte di proprietà dello stato. Questi fattori combinati permetterebbero all’autorità monetaria lo spazio di azione per creare liquidità nel sistema, in caso ce ne fosse bisogno”.

Ciò che accade è che “La crescita strutturale della Cina continuerà a rallentare nei prossimi anni”.

Non ci sarà un “Innesco del crollo del credito e il sistema finanziario e il regime di cambio potrebbero essere mantenuti relativamente stabili”.

Sperare che gli introiti e i guadagni delle imprese cinesi “ritornino ai livelli di alcuni anni fa non è realistico”. Ma, essenzialmente, “La paura di un ripetersi del crollo dei mercati asiatici del 1997 o della crisi mondiale del 2008 non è giustificata”.

In conclusione Credit Suisse invita a mantenere la calma: “Gli investitori dovrebbero concentrarsi maggiormente sulle azioni dei mercati cinesi e di Hong Kong che hanno forti micro-fondamentali e sono meno dipendenti dalla crescita economica cinese, mache sono state affossate dalla recente debolezza dei mercati”.

Un buco nero nel Buco di Jackson [1]

Quindi dal punto di vista di Pechino, tutto è (abbastanza) sotto controllo.

Ancora una volta: in termini globali, quest’ultima bolla del casinò della finanza non è nemmeno lontanamente paragonabile alla crisi finanziaria asiatica del 1997/1998. Piuttosto, continuano a persistere i segnali di una ininterrotta e ricorrente debolezza dei mercati considerata la nuova normalità, da affiancare al rifiuto categorico da parte di Wall Street di dare una forte regolamentazione alla finanza.

La palla ora è nel campo della FED: cosa fare riguardo lo tsunami delle valute straniere che fanno salire il dollaro, rendendo non competitiva l’industria statunitense.

L’era delle banche centrali che stampano valuta virtuale in un QE “tana libera tutti” – denaro a basso costo che spinge “la volatilità del mercato” – potrebbe non essere finita, per ora. Vedremo cosa succederà questo martedì, quando un simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, Wyoming, valuterà il da farsi riguardo la “volatilità del mercato”.

Le banche centrali adorano mandare al rialzo i prezzi dei mercati azionari per il beneficio dello 0.0001%. per cui aspettiamoci altre delusioni in futuro, con la certezza che tutto ciò che è solido evaporerà, insieme al sogno neoliberale.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: https://www.rt.com

Link: https://www.rt.com/op-edge/313370-china-stock-market-yuan/

25.08.2015

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

[1] Gioco di parole Black hole/Jackson Hole. Jackson Hole è una valle sita nello stato del Wyoming, dove ogni anno si tiene verso fine agosto un simposio di economia politica organizzato dalla FED.

Pubblicato da Davide

  • borat

    Escobar non dice  se il tracollo dell borsa cinese dipende dalla ingenuità dei piccoli risparmiatori- raccoglitori o dal declino di un modello di sviluppo che ha caratterizzato l’economia globale degli ultimi 15-20 anni.

    Siccome quell che serve ora è sparigliare le carte e vedere come andrà a finire a me piacerebbe pensare che la seconda ipotesi sia quella giusta.
  • Aironeblu

    I piccoli investitori che si hanno impegnato la casa per un prestito da investire sono quelli colpiti da questo ancora relativamente modesto crollo finanziario. A mio parere la seconda ipotesi che indichi potrebbe essere molto realistica, il declino di un modello iperproduttivo dipendente da una crescita sopra l’8%. Non poteva durare per sempre.

  • JeanAsterix

    Devo ringraziare gli autori di questo sito, gli articoli i commenti e i dibattiti ne fanno una Agorà Universale. La conoscenza illumina la consapevolezza. Grazie "Don CHisciotte" Jean
     

  • carbonaro

    condivido in pieno

  • Gil_Grissom

    La Cina ha avuto un boom economico dovuto al basso costo dei suoi prodotti di bassissima qualita’, ora pero’ si presenta il rovescio della medaglia: nel mondo globalizzato ben presto si trova chi produce tali beni ad un costo ancora piu’ basso e dunque i capitali stranieri tendono a defluire. Un modello comunque basato sui prodotti di bassissima qualita’ e’ destinato prima o poi a fallire.

  • temuchindallaCina

    Quel modello fu inventato dagli americani con il consumismo sfrenato, e continua ancora con loro

  • pingus

    Scusa forse sono pedante ma l’incipit:

    Le azioni sui mercati di Shanghai/Shenzhen hanno
    perso un roboante 150% nei 12 mesi prima di metà giugno. I piccoli
    investitori – che compongono circa l’80% del mercato – erano convinti
    che la festa non avrebbe mai avuto fine

    dll’originale:

    Shares in the Shanghai/Shenzhen soared a whopping 150 percent in the 12 months up to mid-June.

    La traduzione di "soared" e’ elevarsi. LA borsa e’ salita, non scesa. Non si e’ mai sentita una borsa valori che scende del 150%

  • Gil_Grissom

    Vero ma e’ anche vero che uno puo’ produrre beni di qualita’ e mantenere alti profitti: i prodotti statunitensi, se togliamo forse quelli alimentari, sono prodotti distanti anni luce dai bassissimi standard qualitativi cinesi, a cominciare dalle auto, dalle moto, dai computer alle macchine fotografiche.

  • redshadow

    Sarei curioso non tanto di sapere quali computer o macchine fotografiche producono in America ma cosa producano realtmente in generale. Forse volevi assemblano componenti provenienti dalla Asia e per la maggior parte dalla Cina. In ogni caso ormai quasi tutta l’Hi Tech è assemblata e sempre più prodotta in Cina e addirittura sempre più creata in Cina. La gente non riesce a connettere il cervello; usa smartphone cinesi e computer cinesi poi quando pensa ai prodotti Cinesi pensa in realtà al Bengladesh. Mah. Huawei e ZTL sono i leader mondiali nella ricerca Hi Tech ormai.