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COSA ACCADE IN SIRIA ? UN PRELUDIO ALLA TERZA GUERRA MONDIALE ?

CHEMS EDDINE CHITOUR

mondialisation.ca

«L’intervento aggressivo straniero ha comportato, in luogo delle riforme, la distruzione pura e semplice delle istituzioni statali e degli stessi stili di vita. Al posto del trionfo della democrazia e del progresso, a regnare sono la violenza, la miseria e le catastrofi sociali, così come i diritti dell’uomo, compreso il diritto alla vita, non sono più applicati (….). Vladimir Putin alle Nazioni Unite il 28/09/2015

In Medio-Oriente gli avvenimenti precipitano e molte delle Cassandre annunciano una possibile terza guerra mondiale.

È risaputo che l’obiettivo in Siria di Washington e dei suoi vassalli è la destituzione di Bashar Al-Assad e la sua sostituzione con una marionetta americana capace di mettere in pratica il piano “Qatar Petroleum” (sostenuto da Arabia Saudita, Quatar, Turchia e Stati Uniti) per rimpiazzare la russa Gazprom sul mercato europeo del gas naturale e del greggio. È stata l’opposizione a Bashar Al-Assad a questo piano ad aver innescato l’uso di forze esterne e la guerra civile in Siria. Niente, però, sta andando come previsto e la Siria non è la Libia.

La strategia di Putin

Si dice che Putin sia un giocatore di scacchi che abbia da prendersi una rivincita su coloro, negli USA e nell’Europa vassalla, che ne snobbavano il peso internazionale al punto da non tenerlo in debito conto e di sanzionare la Russia per essersi opposta alla prospettiva di avere la NATO alle porte – in Ucraina o in Ossezia. Per tre volte Putin ha giocato e messo in scacco l’Occidente che l’ha escluso dal G7. Ricordiamoci dell’Ossezia e del dilettantismo del georgiano Saakashvili! Ricordiamoci del modo elegante con il quale ha fatto ritornare all’ovile russo la Crimea! Ricordiamoci, infine, del modo con il quale ha potuto imporre una zona-cuscinetto con l’Ucraina! L’ultimo scacco è stata la strategia-lampo con cui ha ammodernato le basi di Laodicea e Tartus e presso cui ha rapidamente condotto una flotta impressionante ed operativa.

Il commento a seguire è significativo:

«Diciotto mesi dopo la presa della Crimea, al termine di una operazione militare-lampo, al Cremlino è riuscito un colpo da maestro: prendere di sorpresa tutte le potenze coinvolte, innescando un intervento militare che appare essere stato preparato da lungo tempo. Gravità e Confusione: le due parole per riassumere la riunione della NATO tenutasi giovedì 8 ottobre a Bruxelles. “Stiamo assistendo ad una escalation inquietante”, ha detto il segretario generale dell’Alleanza Atlantica. Vladimir Putin si è ricollocato al centro del grande gioco diplomatico. L’intervento militare di Mosca segna una caduta (…) Per la prima volta dalle guerre d’Indocina e d’Afghanistan, due coalizioni militari internazionali si sfidano sul territorio di uno stesso paese. Da un lato, quella guidata dagli Stati Uniti e che rivendica il sostegno di una sessantina di paesi, sebbene di fatto partecipino alle operazioni solo una mezza dozzina di stati. Dall’altro, questa nuova coalizione annunciata da Vladimir Putin alla tribuna dell’Assemblea generale dell’ONU tre settimane fa» (1)

«Ci sono tutti gli elementi in campo per una escalation militare incontrollata, che potrebbe condurre ad una deflagrazione in tutto il Medio-Oriente. Appoggiato da una diplomazia russa che conosce perfettamente questa regione e che ha saputo dimostrare la sua efficacia, Vladimir Putin ha fatto la scelta d’accelerare con piena cognizione di causa, convinto che sia venuto il momento d’intrappolare la coalizione americana per imporre, alle sue condizioni, una soluzione politica. Tuttavia, non si tratta che di una delle numerose ragioni che hanno spinto a questo inedito intervento militare. Una dimostrazione militare sotto il naso ed in barba alla NATO e agli Stati Uniti.

La potenza militare russa è di ritorno. Mosca ha dimostrato di essere capace di poter dispiegare una forza d’intervento importante a migliaia di chilometri dal suo territorio. A credere alle parole di Mosca, ma anche a quelle di Damasco, tutto sarà differente questa volta, poiché l’aviazione russa interviene in coordinazione con le forze di terra dell’esercito siriano, apportandogli, in tal modo, una forza decisiva. La portavoce del Ministero degli affari esteri russo, Maria Zakharova, non diceva altro, il 6 ottobre: «Ciò che importa è coordinare le nostre azioni con l’esercito siriano. È un punto fondamentale. Voi non potete pensare di combattere lo Stato Islamico senza coordinarvi con coloro che combattono per terra. E in Siria è l’esercito siriano a combattere. È a causa del rifiuto di coordinarsi che l’intervento della coalizione [americana] è inefficace» (1)

«Essendo stati concentrati, in questi primi giorni, nel nord-ovest della Siria, tra Aleppo e Homs, laddove l’esercito di Assad è maggiormente minacciato di soccombere, i bombardamenti russi permettono al regime siriano di ritrovare dei margini di manovra e di evitare nuove sconfitte ed ulteriori perdite del territorio. Mosca si prende anche la sua rivincita nei confronti dell’iperpotenza militare americana e mette la NATO di fronte alle sue contraddizioni e alla sua impotenza. Impotenza verificata, poiché la NATO non ha saputo né prevenire né sanzionare le incursioni dei caccia russi nello spazio aereo turco, oltre al fatto che non sa come rispondere all’intervento in Siria (…) Questo ritorno militare della Russia si accompagna ad un progetto politico più vasto. Vladimir Putin lo ha esposto all’Assemblea generale delle Nazioni Unite lo scorso 28 settembre, in un discorso in cui affrontava frontalmente gli Stati Uniti ma anche quegli stati europei che avevano scatenato, tra le altre cose, la guerra in Libia e la caduta di Gheddafi, dopo il disastro afghano e iracheno» (1)

Ribadito il suo sostegno a Bashar Al-Assad e al regime siriano, il solo «legittimo», e accusando l’opposizione cosiddetta “moderata” siriana di non essere diversa dallo Stato Islamico e dai gruppi terroristi, il presidente russo mette in campo una coalizione alternativa.

Terza ragione: il sostegno ad Assad, ma, guardando oltre, il consolidamento degli interessi russi nella regione anche mediante una rinnovata alleanza con l’Iran.

«Esiste ciò che chiamiamo “legittimità dell’autorità statale”. Noi non possiamo giocare con le parole a fini manipolatori. Noi siamo completamente differenti e dobbiamo rispettarle» Questo è l’argomento riassunto da Maria Zakharova, portavoce del ministro degli affari esteri russo: «Noi abbiamo visto ciò che è accaduto in Libia. Abbiamo visto il colonnello Gheddafi prima demonizzato e poi eliminato e ne abbiamo visti i risultati. Se vi propongo i due seguenti scenari, quale scegliereste? Rovesciare un capo politico che non era certo un angelo o conservare un paese e un popolo, impedendo ad uno stato di diventare un buco nero di terrorismo? Sono sicura che sceglierete la seconda opzione» (1)

Riyad pronta a cooperare con Mosca per salvaguardare l’unità della Siria

Ribaltamento d’alleanza: il peggior nemico di Al Assad adesso vuole salvarlo. L’Arabia Saudita e la Russia hanno confermato che stanno perseguendo in Siria lo stesso scopo, ha annunciato il ministro per gli affari esteri Sergej Lavrov. «Stiamo lavorando con l’Arabia Saudita sulla questione siriana da diversi anni. Oggi, il presidente ha confermato che gli obiettivi che l’Arabia Saudita e la Russia perseguono in Siria sono coincidenti», ha dichiarato il capo della diplomazia russa dopo un incontro con il ministro della difesa dell’Arabia Saudita, Mohammed ben Salmane Al Saoud.

Curiosamente, si apprende che gli americani che vogliono abbattere gli aeri russi si appoggiano sui Sauditi. Valentin Valescu a questo proposito scrive: «Contro gli aerei russi Su-25, che volano spesso sotto l’altitudine di 5000 metri per le missioni d’appoggio, i missili portatili americani FIM-92 Stinger, prodotti sotto licenza dalla Rokestan (Turchia), sono molto efficaci. Gli ufficiali sauditi hanno già risposto alla domanda degli americani, affermando d’aver consegnato proprio questa settimana ai ribelli islamisti ancora un lotto del sistema di missili anticarro americani BGM-71 TOW, per fermare l’offensiva dell’esercito nazionale siriano».

In realtà, non è per salvare l’unità della Siria che la monarchia saudita è pronta a cooperare con la Russia, ma per salvare il trono minacciato dall’interno (contestazione da parte degli sciiti del sud della regione petrolifera di Qatif) e dall’esterno (resistenza patriottica degli Huthi yemeniti contro l’invasione dei Saud).

Un nuovo attore per il Medio-Oriente

Sembra che l’influenza americana sia in declino. La Russia entra in Medio-Oriente. Grazie all’operazione in Siria, l’influenza russa nel Vicino Oriente è senza precedenti. «L’influenza americana ed il suo coinvolgimento negli affari della regione stanno attraversando un periodo di declino senza precedenti dopo la seconda guerra mondiale», giudica l’anziano ambasciatore americano in Afghanistan, Siria, Iraq, Libano, Kuwait e Pakistan, Ryan Crocker.

Gli alleati degli Stati Uniti nel Vicino Oriente sono inquieti e cercano sempre più spesso compromessi con la Russia, sottolinea il Wall Street Journal (WSJ). È soprattutto il caso di Israele, che ha rifiutato di sostenere la risoluzione proposta dagli Stati Uniti all’Assemblea generale dell’ONU, concernente la Crimea, e che non sta attualmente criticando i bombardamenti russi in Siria. Malgrado che la Casa Bianca cerchi di negare il declino delle sue forze, gli avvenimenti di queste ultime settimane, soprattutto lo “stratagemma siriano” russo, fanno sì che la Russia sia in questo momento ancora più potente nel Vicino Oriente che negli anni 1970-1980.

«Putin aspira ad una specie di dominio congiunto con gli Stati Uniti nel Vicino Oriente e l’obiettivo è quasi raggiunto», afferma Camille Grand, direttore della Fondazione per le ricerche strategiche di Parigi. «Diverse forze della regione, soprattutto l’Iraq e i curdi, sono disincantati dall’incapacità degli USA di fronteggiare i terroristi dello Stato Islamico e salutano con favore la cooperazione tra Russia e Siria» (2)

Verso un nuovo status quo: il rimodellamento del Medio-Oriente

Per Paul Craig Roberts:

«Il mondo ha cominciato a rendersi conto che è in corso lo stravolgimento degli equilibri mondiali il 28 settembre, quando il presidente Putin ha dichiarato, nel suo discorso all’ONU, che la Russia non avrebbe più tollerato la politica stupida, subdola e volta al fallimento di Washington che ha scatenato il caos che attanaglia il Medio-Oriente e che va diffondendosi adesso in Europa. Due giorni più tardi, la Russia ha preso la situazione militare in mano in Siria e ha cominciato la distruzione delle forze dello Stato Islamico. (…) L’afflusso di popolazione indesiderata sta sensibilizzando l’opinione pubblica europea all’elevato costo della messa in discussione della politica estera degli Stati Uniti. I consiglieri hanno detto ad Obama che l’idiozia della politica neocons rappresenta una minaccia per l’Impero di Washington in Europa. Inoltre, i Russi hanno già stabilito de facto una no-fly zone. Putin, senza alcuna minaccia verbale e senza insulti, ha risolutamente cambiato l’equilibrio di potenza ed il mondo ne è consapevole. Se Obama avesse un poco di buon senso, allontanerebbe dal suo governo gli idioti neoconservatori che hanno dilapidato la potenza di Washington e si concentrerebbe piuttosto a conservare l’Europa, lavorando con la Russia per distruggere, in luogo di sponsorizzare, il terrorismo nel Medio-Oriente che invia onde di rifugiati in Europa» (3)

Coerentemente con questi fatti, si apprende che l’Alleanza occidentale si sgretola: l’Unione Europea abbandona gli Stati Uniti nel loro tentativo di abbattere Assad. Si legge che: L’Europa è invasa da rifugiati provenienti dalle campagne di bombardamenti in Libia e in Siria, che hanno creato uno stato fantoccio in Libia e che minacciano di provocare lo stesso in Siria. La pressione esercitata sul regime siriano che combatte lo Stato Islamico deve essere eliminata. L’opinione pubblica europea si oppone ai bombardamenti americani, che hanno provocato l’esodo di rifugiati verso l’Europa. La classe politica europea comincia a prendere le distanze dalla sua alleanza con gli Stati Uniti».(4)

La spettacolare partita a scacchi siriana

Il tutto si è giocato durante l’estate. È risaputo che c’erano due campi che, a livelli differenti, volevano che Assad lasciasse, tanto che qualcuno ebbe pure insinuato, come fece Fabius (ndt. ministro degli esteri francese), che Assad non meritasse nemmeno di vivere. Eravamo tutti pronti ad uno scenario come quello che travolse Gheddafi per mano del tandem BHL-Sarkozy, di Cameron e della NATO (ndt. Per “BHL” s’intende il filosofo Bernard Henri-Levy, che aveva avuto una grande influenza su Sarkozy al tempo dei bombardamenti in Libia). Ciò è fallito. C’è voluto che Obama annunciasse di non essere pronto a rischiare la vita dei suoi soldati e nemmeno ad impantanarsi in Siria, che il cavaliere senza paura e senza macchia ammettesse d’essersi sbagliato e spegnesse i motori. Di fronte, la forza tranquilla della Cina e soprattutto della Russia, bloccano al Consiglio di sicurezza ogni velleità di votare una no-fly zone come fu per la Libia, dove gli Occidentali non rispettarono i termini della risoluzione. A ciò va aggiunta la determinazione dell’Iran nell’aiutare il potere siriano.

Di seguito leggiamo una spiegazione di questa gigantesca partita di scacchi:

«Fino a prima dell’intervento di Putin all’ONU del 28 settembre e dell’intervento russo in Siria, due squadre si fronteggiavano: da un lato, Assad e la fazione sciita comprendente Iran e Hezbollah, dall’altro, la coalizione internazionale che si accontentava di dare qualche schiaffo agli islamisti dovuto al fatto che si concentrava essenzialmente sul Daesh.

La strategia degli Usa in Siria consiste nell’armare i “terroristi moderati” che si battono senza successo sia contro il Daesh che contro Assad. Nello stesso tempo, l’Iran ha spinto le sue pedine nel piccolo gioco di scacchi personale (…) l’Iran approfitta della debolezza di Assad per introdursi profondamente dentro i corridoi del potere siriano (…) Putin si è seduto al proprio tavolo da gioco, contro la NATO che vuole obbligarlo a raggiungere la coalizione anti-Daesh in Iraq e a lasciar perdere la Siria (…) Per Putin, come per Assad, se un intervento russo in Siria deve avere luogo, il momento è adesso o mai più. Secondo Justin Bronk, analista del Royal United Services Institute: «Le forze russe adesso dispiegate rendono perfettamente evidente che zone interdette al volo, sul modello libico imposto dagli USA e dai suoi alleati, sono oramai impossibili, a meno che la coalizione non sia realmente in condizione e disposta ad abbattere gli aerei russi» (5)

L’enigma Erdogan

La Turchia sembra essere senza bussola: combatte i Curdi e la Siria, ma sostiene il Daesh che la ripaga in petrolio. Si lamenta della Russia e attende l’aiuto invano della NATO. La riunione della NATO ha riaffermato la solidarietà tra i paesi della NATO ma nient’altro.

«Erdogan non ha ancora compreso, si legge sul sito Réseau Voltaire, che la NATO non è mai stata al servizio dei suoi membri. La ragion d’essere dell’Organizzazione è l’egemonia anglosassone militarmente diretta dagli Stati Uniti. Se la causa turca può servire l’imperialismo atlantico, li vedrà sbarcare senza nemmeno averli sollecitati, altrimenti non avrà che belle parole e sorrisi avvenenti. Dai primi giorni dei bombardamenti, l’aviazione russa ha ucciso degli ufficiali turchi illegalmente dispiegati sul suolo siriano. In verità, la Russia conduce la guerra contro l’esercito turco che continua a inquadrare gruppi terroristici sul suolo siriano e fornisce rifugio e assistenza ai jihadisti che fuggono dai bombardamenti russi» (6)

Ci sarà la terza guerra mondiale ?

Fortunatamente sembra che nessuno dei due campi voglia l’escalation, per il momento. Il Pentagono ha annunciato che la Russia e gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le discussioni sulla sicurezza dello spazio aereo in Siria, dove i due paesi sono impegnati in distinte operazioni militari. All’indomani dei primi bombardamenti russi, alti responsabili civili e militari americani hanno già colloquiato tramite videoconferenza con i loro omologhi russi sui modi per evitare incidenti tra le aviazioni dei due paesi.

Forse, dopo tutto, non ci sarà la terza guerra mondiale. Ciò che è certo è che la soluzione ai problemi del Medio-Oriente passa per il Cremlino e Teheran. Gli sproloqui dei valletti europei saranno solo scorie della storia.

Chems Eddine Chitour

Fonte: http://www.mondialisation.ca/

Link: http://www.mondialisation.ca/que-se-passe-t-il-en-syrie-le-prelude-a-une-troisieme-guerre-mondiale/5482305

15.10.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di NICOLA PALILLA

Ecole Polytechnique enp-edu.dz

1.Site Médiapart, http://forumdesdemocrates.over-blog.com/2015/10/moyen-orient-analyse-syrie-les-quatre-raisons-de-l-escalade-russe-09-octobre-2015-par-francois-bonnet-dix-huit-mois-apres-la-crimee
2.http://fr.sputniknews.com/international/20151010/1018748586/proche-orient-influence-dominance-usa-russie-frappes.html#ixzz3oLemE9F7
3.http://reseauinternational.net/nous-sommes-a-un-tournant-decisif-dans-lequilibre-des-puissances/
4.http://reseauinternational.net/lalliance-occidentale-seffrite-lunion-europeenne-abandonne-les-etats-unis-dans-leur-tentative-de-renversement-dassad/
5.http://reseauinternational.net/le-spectaculaire-jeu-dechecs-syrien/
6.http://www.voltairenet.org/article188985.htm

Pubblicato da Davide

  • marcoferro

    la verità è che tutti hanno una paura fottuta dello zio putin e dei suoi super missili . i russi al momento possono permettersi pisciare in testa a chiunque, compresi i ritardati americani e agli europei senza palle.

  • Toussaint

    Riguardo un’eventuale 3a Guerra Mondiale, al Prof. Alberto Bagnai che in un commento esprimeva un parallelismo fra la situazione attuale e quella precedente la 2a Guerra Mondiale, un lettore, diplomatico di professione (così dice di essere), ha risposto con un commento interessante. Eccolo qui (il link: http://goofynomics.blogspot.it/2015/10/nazisti-sono-la-city.html#comment-form):

    ——————–

    giovanni b. 19 ottobre 2015 18:55 [goofynomics.blogspot.com]              

    Caro professore,

    quello che lei dice è
    corretto. C’è però una differenza di un certo rilievo tra l’epoca di FDR e la
    nostra (o di Obama, se vuole). Le armi nucleari. Che rendono impossibili,
    purtroppo per il capitalismo, le guerre di alleggerimento la cui dinamica lei
    ha riassunto molto bene.

    Nel periodo della Guerra
    Fredda ci sono state le guerre per procura, nel brave new world in cui abbiamo
    vissuto fino a ieri (letteralmente), la strategia del caos. O guerra infinita,
    fatta contro nemici impalpabili al solo scopo di fare la guerra per la guerra e
    gettare nel caos l’Eurasia (ho passato 4 anni a Kabul, e credo di sapere cosa
    sia la strategia del caos).

    Adesso, però, la Russia ha
    deciso di passare il Rubicone, perché ce l’abbiamo costretta a calci, con le
    sanzioni. La campagna di Siria cambia le relazioni internazionali. C’è un prima
    e c’è un dopo. In questo dopo, sono riprese le guerre per procura, in cui una
    parte combatte tramite i "terroristi", che sono poi la sua Legione
    Straniera, o ascari, e l’altra, invece, deve battersi quasi in prima persona.

    Putin, che è liberista
    d’indole, come tutti quelli usciti dal Primo Direttorato del KGB, è costretto
    adesso a avviare forme di economia statalizzata, sino ai limiti della pianificazione.
    Perché deve ricostruire, e alla svelta, un tessuto industriale e tecnologico
    prima che la strategia del caos gli faccia saltare per aria il paese.

    Un compito non molto lontano
    da quello di Stalin. Spero che Putin saprà essere altrettanto efficace e, per
    amore dei miei molti amici russi, un filo meno sanguinario. Quindi sì, avremo
    una guerra liberismo contro socialismo (se mi permette la parola), ma piuttosto
    confusa, come sempre, in cui queste etichette celano contraddizioni notevoli.
    Ma siamo, o almeno sono un materialista dialettico, e la cosa non mi turba
    minimamente.

    Come vede, insomma, penso
    anch’io che una brutta tempesta ci attenda all’orizzonte. Ma sarà una guerra
    che non potrà diventare mai guerra aperta e diretta, perché durerebbe talmente
    poco che non avremmo nemmeno il tempo di litigarci su via internet. Una guerra
    per semi-procura, in cui la Russia è costretta a saltare da un fronte all’altro,
    mentre gli incendiari appiccano le fiamme nell’intera Eurasia (e in qualche
    altro fronte secondario, ma non divaghiamo).

    Siccome siamo d’accordo sul
    nocciolo della questione – gli USA sono il problema perché incarnano il
    liberismo, e il liberismo significa guerra – mi permetta di reiterarle il
    consiglio sommesso che le avevo dato.

    Non credo esista al mondo
    nemico peggiore, oltre a Putin, di Assange per il liberismo. Ma Assange non
    credo abbia nozioni chiare delle implicazioni economiche. Ma possiede una
    miniera di informazioni anche in quel campo.

    Non c’è nessun complotto o
    aspetto segreto e nessuna atmosfera da cappa e spada.

    Se gli economisti che hanno
    "capito" si mettono d’accordo con gli esperti del web che hanno
    "capito" e magari anche con gli esperti della cyber guerra che hanno
    "capito" (Snowden), si potrebbe realizzare qualcosa che non
    sfigurerebbe col manifesto di Ventotene (absit iniuria verbis). O magari con un
    altro Manifesto, le pare?

    Potrà sembrare ridicolo,
    perché siamo tutti nani ecc ecc, ma in un’epoca di vermi, anche i nani sono giganti,
    professore

    —————

    FDR, ovviamente, è Franklin Delano Roosvelt. Interessante, vero?

  • Jor-el

    Le fiamme che bruciano il poster di Assad sono realizzate con un effettivo di Photoshop.

  • Jor-el

    era "effettino"