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COREA DEL NORD: LO SPECCHIO DELL’OCCIDENTE

DI MARCELLA GUIDONI

eurasia-rivista.org

Gli articoli pubblicati da molti siti Internet e dai giornali italiani mainstream sulla Corea del Nord non contengono alcuna concreta informazione. Leggendone qualche esempio, è facile rendersi conto che in essi non c’è nessuna volontà di far conoscere il Paese da un punto di vista culturale, sociale o storico: essi sono mossi solo dalla necessità di servire una propaganda che si basa sul dogma che siamo il migliore dei mondi possibili e i paladini dei diritti umani, della libertà e della democrazia. Nessun luogo al mondo, più della Corea del Nord, col suo modello di vita antitetico al nostro, può meglio servire a questo scopo.

L’inconsistenza delle argomentazioni è data a volte dalla superficialità, altre volte dalla contraddittorietà, in altri casi ancora dall’evidente falsità delle notizie riportate. Ma ci sono casi, come l’articolo apparso recentemente su un grosso quotidiano nazionale[ 1 ], in cui l’argomentazione usata per denigrare il Paese asiatico è così assurda da apparire quasi ridicola. E allora ci si chiede: chi scrive crede veramente in quello che dice, o ha una così scarsa considerazione dei suoi lettori da non ritenerli in grado di esercitare anche quella minima capacità critica che basterebbe per rendersi conto di essere ingannati?

Al di là di questo dubbio, tali articoli, più che far luce o informare sulla Corea del Nord, scopi per i quali sono del tutto inutili, possono servire però per capire i problemi dell’uomo occidentale quando si trova a confrontarsi con realtà lontane e diverse. Allora emerge soprattutto il vuoto spirituale di chi, lungi dall’accostarsi alle altre culture col rispetto necessario a chi voglia conoscere un qualsivoglia fenomeno, vi si avvicina invece col senso di superiorità e si pone al centro del mondo e della storia.

Un linguaggio sensazionalistico ed argomentazioni superficiali

La parola più usata nei testi che parlano di Corea del Nord è “surreale”. Essa serve per rendere forte il senso di lontananza, isolamento, irrealtà di un mondo, sentito così lontano da quello vero, cioè il nostro, da sembrare quasi lunare. Difficile è trovare un articolo sulla Corea del Nord che non contenga questa parola. Spesso, ad accentuare il senso di finzione, vengono utilizzate delle analogie, come quella del set cinematografico, a cui si ricorre spesso per descrivere la città di Pyongyang e l’altra, quella del mondo totalitario orwelliano, in riferimento all’organizzazione sociale. Negli articoli in cui il disprezzo è più forte, capita di trovare aggettivi come “agghiacciante” per descrivere il modo di vita, “visionario” per parlare di un modello urbanistico moderno, “lugubre” per definire uno spazio architettonico, “delirante”, “folle”, “disumana”, per definire l’ideologia. Sono parole che vogliono trasmettere disprezzo, odio, superiorità nei confronti di un sistema agli antipodi di quello occidentale, ovviamente il più libero, umano e razionale dell’universo.

Quei testi, purtroppo la stragrande maggioranza, scritti con lo scopo specifico di colpire negativamente la sensibilità del lettore, non contengono mai informazioni di carattere culturale. Non vi si parla di storia, di arte, di musica, di lingua, di tradizioni culturali, quasi questi aspetti non esistessero. Eppure le due Coree hanno una storia comune e non mancano, anche in Corea del Nord, testimonianze del passato, come templi buddhisti e musei che illustrano l’evoluzione dell’arte e della tecnologia, l’origine della stampa e lo sviluppo dell’artigianato, dei giochi e di altre tradizioni culturali, e biblioteche che ospitano un gran numero di opere letterarie e scientifiche. Parlare di questi aspetti farebbe apparire la Corea del Nord come un mondo ‘normale’, in cui esistono anche studiosi, archeologi e storici e gli toglierebbe quell’aura paranoica che tanto piace a certo giornalismo ‘di corte’. Quando si scrive di Pyongyang, non si deve mai parlare di uno stile artistico moderno inserito nel suo contesto storico, come si fa per ogni città del mondo; tutt’al più si può parlare di un modello visionario o di “mega-monumenti di dimensioni tali che potrebbero essere visibili dalla luna”. I riferimenti al passato, in genere agli anni Cinquanta o Sessanta, oppure al 1984 di Orwell, mirano a sottolineare l’arretratezza e l’estraneità della Corea del Nord al mondo attuale o lo stato di miseria in cui verserebbe eternamente il Paese. A questo punto non può mancare un riferimento al militarismo esasperato di un governo folle, avendo cura di non collegarlo alle esercitazioni militari statunitensi che avvengono regolarmente in concomitanza con l’esercito sudcoreano, a ridosso del trentottesimo parallelo, e al modo diverso dal nostro di concepire l’esercito, utilizzato dai nordcoreani anche per finalità civili, quali possono essere la costruzione di un ponte o la raccolta del riso.

Contraddizioni, bugie e paradossi

Leggendo testi diversi, capita di trovare descrizioni di carattere opposto riferite allo stesso luogo. Già nel 1980, Tiziano Terzani descriveva Pyongyang in questo modo: «Non fosse per i giardini pieni di fiori e le acacie sulle colline rigogliose e lungo il fiume, Pyongyang potrebbe apparire una città irreale, artificiale: una sorta di palcoscenico allestito per un film di fantascienza: ricca, coloratissima, ultramoderna, ma inquietantemente vuota» [ 2 ].

Affollata, quasi un’altra città, appare, al contrario, la Pyongyang descritta in alcuni siti Internet o riviste di turismo, che propongono ai lettori l’esperienza di un viaggio quasi marziano. Gli abitanti nella capitale nordcoreana ci sono, ma si muovono “in branchi”, “a frotte”, silenziosi ed inespressivi.

Il 2 aprile 2013, la famosa rivista di turismo Mete promuoveva un viaggio in Corea del Nord con queste parole: «Perché ( … ) un turista occidentale dovrebbe ambire a visitare la Corea del Nord? Non certo per i monumenti storici, la natura incontaminata e i paesaggi bucolici, che pure ci sono, ma piuttosto per toccare con mano le aberranti conseguenze a cui possono portare l’esasperazione delle utopie politiche e la mancanza di democrazia. Qui a colpire sono la fame scolpita sul volto delle persone vestite tutte in abiti militari, il fanatismo riconoscente verso una classe dirigente che li ha resi schiavi ( … ). I turisti possono muoversi solo su itinerari prestabiliti e accompagnati da poliziotti, senza alcun contatto diretto con la gente. Un solo prodotto come souvenir, oltre agli emblemi politici: l’insam selvatico, il miglior ginseng in assoluto ».

Su questo testo possiamo fare due osservazioni: la prima è sulla scorrettezza delle “informazioni”, chiaramente inventate. Basta anche una brevissima visita per vedere che i nordcoreani non sono tutti vestiti in abiti militari, che l’insam non è l’unico souvenir esistente in quel Paese e che non ci sono poliziotti che accompagnano i turisti ma due guide turistiche. Sicuramente l’autore non ha mai visitato la Corea del Nord e non si è curato minimamente di informarsi. Si è accontentato di riportare i più diffusi pregiudizi sul’argomento, accompagnandoli con qualche particolare che stesse con essi in sintonia, inventato di sana pianta. La seconda osservazione è più seria e tocca direttamente il tipo di sensibilità del turista occidentale e il rapporto della nostra cultura con un mondo diverso da sé, che in questo caso è la Corea del Nord, ma potrebbe essere anche qualunque altra cultura lontana dalla nostra. L’autore ci invita a visitare un Paese, non per i suoi monumenti storici o per i bei paesaggi, ma per vedere «la fame scolpita sul volto» di gente che viene descritta come in preda al fanatismo verso un sistema che l’ha resa schiava. Qui il problema non è più quello della veridicità o meno dell’informazione, ma investe il destinatario del messaggio. Che tipo di persona è quella che parte per un viaggio così lungo e costoso solo per vedere la fame “scolpita” sui volti della gente? Che tipo di persona è quella che sente il bisogno di assaporare la negatività di un mondo per il quale nutre solo disprezzo e che sente tanto ostile? Possibile che non ci sia nulla di meglio da fare per il privilegiato occidentale, che vive nel migliore dei mondi possibili, di un lungo, costoso viaggio nel posto più orribile del mondo? Siamo sicuri di avere meno problemi dei nordcoreani, almeno dal punto di vista dell’equilibrio interiore? Forse nella parte più profonda si sé, l’uomo occidentale non è poi così convinto delle sue libertà, se ha bisogno sempre di cercare negli altri o in ipotetici mondi alieni il male e la negatività, per sentirsi l’incarnazione del bene e della positività.

Spesso questi articoli nascondono soltanto un bieco servilismo nei confronti della propaganda statunitense, e a volte nemmeno lo nascondono. Prova ne è un articolo del Corriere del 16 luglio 2005, dove l’autore arriva ad accusare di miopismo un testo di tre giorni prima, in cui Pio D’Emilia h
a osato parlare di “due tentativi di genocidio, prima da parte dei giapponesi e poi dagli americani”. «Passi per l’invasione nipponica, tremenda.», scrive Del Corona, «Forse nel caso degli Usa il termine è eccessivo, anche tenendo conto di napalm, vittime civili e città polverizzate. Forse cogliere la “dignità di questo popolo”, senza sottolineare il carico di condizionamento, appare un po’ riduttivo». Qui si arriva a mettere in dubbio anche la dignità di un popolo, con la tacita certezza di appartenere all’unico mondo dignitoso, proprio grazie alla corretta informazione di una “stampa libera” che chiede di minimizzare i crimini orrendi del padrone liberatore. Veramente un nobile esercizio di dignità e di libertà!

La disinformazione raggiunge livelli paradossali in un articolo apparso qualche giorno fa sul quotidiano La Repubblica. L’autore, dopo aver raccontato il pittoresco episodio di un contadino inferocito che lo inseguiva con un forcone mentre faceva jogging in una stradina di campagna, secondo lui perché scambiato per una spia americana, evoca ricordi «kafkiani, angosciosi e surreali» e fa un breve riferimento alla frontiera ‘smilitarizzata’, definendola «una polveriera con arsenali tali da poter annientare le due Coree». Ovviamente si astiene dal dire dove sono localizzati questi arsenali, né tantomeno parla della concentrazione di armi nucleari a sud del trentottesimo parallelo, la più alta del mondo. Ci rivela anche un piccolo segreto: «i bianchi vengono definiti tutti europei anche quando sono americani, visti i rapporti tesissimi fra Washington e Pyongyang». Non so da dove gli venga questa informazione. Posso dire, avendo visitato personalmente la Corea del Nord, di non aver mai sentito usare la parola “bianchi” in riferimento agli stranieri, ma di essere stata testimone di un linguaggio rispettoso ed alieno da ogni forma di razzismo. Mi è capitato inoltre di incontrare turisti statunitensi, sicuramente pochi, ma che non hanno fatto alcun mistero della loro nazionalità. Ma l’argomentazione più incredibile, che non mi era ancora capitato di leggere, è la seguente: «Non è prevista alcuna visita ai campi di concentramento dove si stima siano detenuti almeno 120.000 prigionieri politici». Come se dicessimo, nel criticare la politica statunitense, che non sono previste visite al campo di detenzione di Guantanamo. Qualcuno mi sa dire se esiste al mondo un Paese che prevede visite turistiche in carceri o luoghi simili?

Nonostante tutto, l’autore dell’articolo consiglia il viaggio, se non altro per godere dei paesaggi naturali incontaminati. Pensate forse che venga, almeno per questo aspetto, riconosciuto qualche merito alla Corea del Nord, che pur ha una legge sull’ambiente, divisa in cinque capitoli, contenenti 52 articoli sulla protezione e conservazione dell’ambiente naturale, la prevenzione dell’inquinamento e le sanzioni sui danni ambientali?[ 3 ] Assolutamente no. Dopo aver definito i paesaggi “incontaminati”, l’autore aggiunge «vista la tragica mancanza di sviluppo economico». La Corea del Nord non può essere salvata. Deve per forza rappresentare il Male assoluto. In essa non può esserci nulla di buono. La sola cosa buona non può che venire ancora una volta dall’Occidente, a cui il nostro giornalista assegna una missione civilizzatrice: i visitatori provenienti dal “mondo libero”, «non armati di “bazuka”», ma solo di democrazia, potrebbero «aprire gli occhi alla popolazione locale attenuando la presa della propaganda paranoica di sua maestà Kim».

Per concludere: sembra che il popolo nordcoreano qualche speranza ancora ce l’abbia. Almeno quella di vedere arrivare dei “salvatori” a liberarli da una propaganda che li rende schiavi. Ma i poveri popoli occidentali, chi li libererà? Resteranno prigionieri della loro illusione, e quando avranno conquistato anche i cuori e le menti dei nordcoreani, non potranno far altro che guardare all’interno dei propri e allora vi troveranno la desolazione, il vuoto, il nulla. E non avranno più alcuno scopo.

Marcella Guidoni

Fonte: www.eurasia-rivista.org

Link: http://www.eurasia-rivista.org/corea-del-nord-lo-specchio-delloccidente/21885/

10.10.2014

NOTE
1) Corea del Nord, di Federico Rampini, in La Repubblica, 24 settembre 2014
2) Tiziano Terzani, Corea del Nord: bandiera rossa, sangue blu, 1980
3) The law of the Democratic People’s Republic of Korea on the protection of the environment, Pyongyang, 1991

Pubblicato da Davide

  • Saysana

    Che la propaganda occidentale esageri certe cose sono d’accordo ma forse l’autore dovrebbe viverci da coreano da quelle parti e poi vediamo cosa ne pensa.

    Io parlo da residente in Laos da parecchi anni, dove un assaggio di quello che puo’ essere la Corea del Nord ce l’ho, e vi assicuro che quando ci lamentiamo della falsa democrazia occidentale non sappiamo di cosa stiamo parlando.
    Qui l’unico diritto della gente e’ quello di tenere la bocca chiusa, molto chiusa.
  • uomospeciale

    Provate a  visualizzare di notte la corea del nord con  Google Earth..
    Vi renderete conto di persona di quanto la differenza anche ad occhio nudo sia ABISSALE.
    E  non solo col la vicina corea del sud, ma anche con altre aree urbanizzate del pianeta.

    Mentre la corea del sud di notte risulta illuminata  come un albero di natale a causa sia dei milioni di automobili che  delle molteplici attività produttive, commerciali , e di un’economia tra le più dinamiche del pianeta la corea del sud invece, vista di notte dal satellite sembra un buco nero.

    Non c’è quasi illuminazione né vita dopo il tramonto, neppure nel centro delle città..

    La corea del nord vista da  satellite di notte sembra come un paese medioevale la cui  la mancanza di energia, di illuminazione stradale, di attività produttive, industriali, e di traffico  privato  la fa apparire come una landa desolata al pari di altre aree  del pianeta come alcuni deserti africani o del centro Australia.

    ( aree che però sono del tutto  spopolate..)

    E direi che questo basta e avanza per capire come dev’esserle bello vivere sotto un simile regime.

    [www.google.it]

  • FreeDo

    Grandi i tuoi criteri di valutazione!
    Insindacabile la tua fonte!
    Sei veramente un uomospeciale!
    Ciao!

  • Jor-el

    O anche come tutto il Sud America e i 4/5 del resto del mondo…

  • Gariznator

    Sì, senza dubbio è terribile poter vedere le stelle la notte. Meglio i nostri cieli illuminati dal basso, danno più sicurezza, è bello avere un tetto sulla testa che nasconda le stelle, ci si sente meno piccoli.

  • lupoalberto

    Quindi, il metro di valutazione sarebbe il consumismo sfrenato, e la saga dell’inutile? Ovviamente, secondo insegnamento medio-occidentale, quel video sarebbe un falso, tutto legno e cartapesta, da sceneggiata Hollywoodiana.

  • RenatoT

    Tutte quelle luci che si vedono dal satellite sono testimoni del disastro ambientale perpetuato negli ultimi 100 anni… che fará ereditare ai nostri figli, 3 nel mio caso, un mondo completamente avvelenato. 

    Se democrazia vuol dire essere cresciuti come animali da allevamento, avvelenati giá dalla nascita per mandare avanti un sistema che vende malattie, dalla produzione al mantenimento per sostenere un economia che sta anche distruggendo il mondo.
  • cardisem

    Penso che noi avremo fatto un grande passo in avanti sulla via della liberazione nazionale quando avremo imparare a dare ZERO CREDITO a tutto il nostro sistema dell’informazione da costringerli se non a chiudere (sono finanziati a fondo perduto per imbottirci il cervello) a renderli per lo meno consapevoli che non crediamo loro in nulla e che sappiamo non solo che loro mentono chepure che noi sappiamo che loro mentono e che dinoi se ne fottono lo stesso e vanno imperterriti per la loro strada fatta di menzogne…

  • cardisem

    Per carità non sono mai stato da quelle parti e credo che mai ci andrò, ma qui da noi (dove ho sempre vissuto) che il pericolo è non di tenere la bocca chiusa, ma di aprirla… Guai poi se oltre alla bocca, apri anche il cervello e liberi il pensiero…

    Certo, se ripeti come un pappagallo quelli che ti dicono i media e il regime che li esprime, di sicuro non ti succede niente di male. Se poi ti unisce alle battute di caccia contro quelli che la bocca ogni tanto si arrischiano ad aprirla, può darsi che ti diano anche un premio e ti invitino nei "talk show”, il massimo della gratificazione di regime…

  • uomospeciale

    lo so molto bene.
    Ma io tanto ho provveduto a NON LASCIARE EREDI.
    Non ho figli, e non voglio averne.
    Quindi  dopo di me, l’abisso.
    Saremo solo una delle tantissime specie del pianeta terra che non ce l’hanno fatta, che si
    sono estinte, come è successo a circa il 99% delle specie animali e vegetali che si sono estinte sulla terra, dalla sua formazione ad oggi.

    Ma comunque, per come intendiamo OGGI lo sviluppo e il progresso, OGGI, le zone più illuminate della terra vista da satellite rappresentano  una buona indicazione di ricchezza  agiatezza e sviluppo economico, ed è innegabile che la corea del sud vista dal satellite appaia come un paese rurale e fondamentalmente contadino  dove dopo le 7 di sera tutto è deserto e spento.

    Poi si può’ anche  discutere della questione se viva meglio  il contadino nordcoreano piuttosto dell’operaio sud-coreano,  giapponese, o tedesco. Ma
    è comunque innegabile, che il contadino nordcoreano può’ solo sognarsi il tenore di vita di questi ultimi.
    Come pure può’ sognarsi  le libertà di scelta  politiche, economiche, alimentari, consumistiche o anche solo le opportunità mediche, di trasporti, infrastrutture, svaghi, divertimenti, telecomunicazioni ecc ecc, che sono invece alla portata di  tutti gli europei, i giapponesi, gli americani, ecc ecc ecc
    O no?  

    Quasi tutto quello che per noi è normale per un nordcoreano sarebbe considerato un lusso sfrenato.

  • RenatoT

    non se autoestinguersi sia la soluzione.

    Preferisco pensare a figli allevati nel rispetto dell’ecosistema e la selezione naturale provvederá al resto.
  • cardisem

    Premesso che non so nulla di Corea del Nord o del Sud, la tua francamente non mi sembra una grande argomentazione…
    Quanto poi alle “delizie" del nostro «Occidente», a confronto di qualsiasi altra forma di governo, io non mi sono mai “deliziato”… Forse sono un "ingrato”, ma così è…

  • cardisem

    Il mio commento era alla replica di "Uomo Speciale”, forse l’ho inserito nel luogo sbagliato, ma esco dalla discussione perché non vorrei entrare in polemica con nessuno…

    Il succo del mio intervento è su due punti: a) il rifiuto dell’acritica tesi che noi siamo i migliori, che il nostro sistema politico, culturale, ecc., pur magari con qualche limiti che graziosiamente e ipocritamente ammettiamo, sia senza ombra di dubbio il migliore, al quale gli altri hanno l’obbligo di uniformarmarsi, con le buone o le cattive; b) è vomitevole TUTTO il nostro sistema di informarzione dal più infimo giornalaccio di provincia alla più eccelsa produzione accademica…

  • blobbb

    Un imprenditore americano si trovava presso il molo di un piccolo villaggio sulla costa del Messico quando vide attraccare una piccola barca con un solo pescatore al suo interno. Adagiati sulla sua barca vi erano diversi grandi esemplari di Tonno PinneGialle (trademark…?).

    L’americano si complimentò con il messicano per la qualità del suo pesce e gli chiese quanto ci fosse voluto per  riuscire a pescare questi esemplari. Il pescatore affermò che non c’era voluto molto tempo. L’americano allora chiese il perché non fosse rimasto in mare più a lungo per pescarne degli altri. Il pescatore rispose che quella quantità era sufficiente a sostentare le necessità dell’intera sua famiglia.

    L’imprenditore allora chiese: “Ma cosa ci fai dunque con il tempo che ti avanza?”

    “Dormo fino a tardi, pesco un po’, gioco con i miei bambini, faccio unasiesta con mia moglie Maria e vado a zonzo per il villaggio dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amigos. Ho una vita bella movimentata, señor.”

    L’americano baldanzoso lo derise. “Io ho fatto un MBA a Wharton e posso aiutarti. Dovresti passare più tempo a pescare e con i profitti acquisiti, comprare una barca più grande. Con gli ulteriori profitti potresti comprare ulteriori imbarcazioni. Potresti infine arrivare ad avere un’intera flotta!
    Invece di vendere il tuo pescato a un intermediario, potresti venderlo direttamente al cliente, magari aprendo un tuo conservificio. Così facendo avresti controllo sul prodotto, sulla lavorazione e sulla distribuzione. Dovrai anche trasferirti a Città del Messico, poi a Los Angeles e magari a New York City dove potrai far crescere ulteriormente la tua azienda.”

    Il messicano chiese:”Ma señor, quanto tempo ci vorrà?

    “Quindici o vent’anni” risposte l’americano.

    “Ma poi che ci faccio señor?”

    “Questo è il bello! – rise l’americano – quando i tempi saranno maturi potrai annunciare una IPO e vendere la tua compagnia sul mercato azionario e diventare molto ricco, farai milioni a palate!”

    “Milioni señor? E poi che ci faccio señor?”

    L’americano rispose:”Beh a questo punto potrai andare in pensione. Ritirarti in un piccolo villaggio di pescatori dove potrai dormire fino a tardi, pescare un po’, giocare con i tuoi bambini, fare una siesta con tua moglie e andare a zonzo per il villaggio bevendo vino e suonando la chitarra con i tuoi amigos.”

  • uomospeciale

    Lungi da me l’idea di pensare o credere che noi siamo " i migliori"
    ci mancherebbe….
    Ma è un fatto INCONTESTABILE che a parte i pochissimi malati di mente e  i 4 fanatici pazzi che in preda a delirio mistico religioso partono dall’occidente per la  "jihad" ansiosi di tagliare gole, NON SI VEDONO MAI  barconi pieni di migliaia di poveri disperati  e scontenti che fuggono in massa dal meschino e barbaro occidente cercando riparo, sicurezza, e una vita migliore ad es, in  Africa,  medio oriente,  o in corea del nord, per dire……
    Guarda caso, accade sempre e  solo il contrario.

    Chissà mai perché…

  • FreeDo

    Uomospeciale, non mi sembri molto coerente. Dici di apprezzare un mondo che pero’ ti ha condotto fino ad una delle piu’ severe decisioni che un uomo possa prendere: non lasciare eredi.

  • Evitamina

    Accadrà presto, i primi a partire in massa, quando le terre e i mari cosidetti occidentali daranno sempre meno. L’unica differenza che i primi a partire (come sempre) non saranno i più poveri del sistema occidentale ma i più ricchi, non so su quale veicolo lasceranno i propri Paesi, ma immagino che per prima si sbarcherà in Africa. Per quanto riguarda la Corea del Nord, non lo so, non mi sono fatto ancora un idea adeguata.

    Cordialmente.
  • uomospeciale

    La mia decisione di non avere figli non c’entra nulla con  il mio apprezzamento o meno del mondo, della nostra società occidentale, o di uno specifico stile di vita, sia esso occidentale, africano, mediorientale, cinese, o altro ancora.
    Fermo restando che  ci sono sistemi migliori di altri e a mio parere, quello occidentale pur con tutti i suoi difetti è ancora il migliore possibile per molti.
    Ovviamente non per tutti, ma almeno per la maggioranza della popolazione che può sempre avere un tetto,  un pasto, e un minimo di assistenza medica e di sicurezza sociale quasi sempre garantiti a tutti, anche a chi  ha la sfortuna di nascere nelle fasce più povere ed emarginate della popolazione.

    Se invece nasci in una delle sterminate bidonville indiane, africane, o mediorientali,
    e sei costretto a lottare A VITA per contenderti con altre decine di milioni di disgraziati,  un pezzo di pantegana arrosto con contorno di immondizie
    malattie, fame, miserie,  violenza e prevaricazioni continue……………………Allora  l’unica cosa in cui puoi ragionevolmente sperare, è una morte rapida che ti liberi dalle tue miserie.

       
    Sulla questione "figli" invece, sono solo scelte e idee personali.
    E nello specifico, io personalmente,  non ritengo che la razza umana meriti di esistere.
    Ragion per cui  la quasi certezza della sua prossima e imminente auto-estinzione, non mi sconvolge affatto……………… Anzi mi lascia del tutto indifferente.
    A dirla tutta no……… Non proprio indifferente.
    In realtà un  mio vecchio sogno sarebbe quello di poter assistere prima di crepare ad un catastrofico evento di portata globale che ci cancelli dall’universo come  cauterizzando una piaga infetta.
    Mi piacerebbe poter vedere le città crollare, e la gente crepare a miliardi per poi crepare anch’io come è giusto che sia…     

    Meritiamo di morire.
    Tutti, meritano di morire.
     

  • adriano_53

    Complimenti a Marcella: la Corea del Nord è effettivamente una cartina di tornasole per misurare il grado di liberta del visitatore, non del visitato.

    x uomospeciale: tu pensa che, da noi, le luci notturne hanno spento le stelle e bisogna andare nel deserto africano per vedere com’é il cielo di notte: fa paura. Non sarà per questo che accendiamo tutte queste luci?

  • adriano_53

    Complimenti a Marcella: la Corea del Nord è effettivamente una cartina di tornasole per misurare il grado di liberta del visitatore, non del visitato.

    x uomospeciale: tu pensa che, da noi, le luci notturne hanno spento le stelle e bisogna andare nel deserto africano per vedere com’é il cielo di notte: fa paura. Non sarà per questo che accendiamo tutte queste luci?

  • Georgejefferson

    Un poveretto praticamente

  • cardisem

    Non volevo intervenire, perché sono stanco di fare polemiche… Mi piacerebbe invere ragionare insieme ad altri per trovare verità condivise…

    Il ragionamento che mi fai ha assai poco di "speciale” e molto di banale…

    Dopo che l’«Occidente» ha rapinato per secoli i paesi del «Terzo Mondo», sarebbe ben strano che vi fosse il flusso di barconi che dici…

    In realtà un certo “flusso” esiste ed è visibile: è il flusso delle multinazionali o delle imprese di ogni genere che vanno a rapinare quella povera gente che abbiamo sulla coscienza: basta ricordare la tratta dei negri o neri (come è che si deve dire). E non è finita lì perché la rapina, la depredazione è continuato fino ad oggi in forme sempre più raffinate ed ipocrite, in modo da lasciar credere al popolino, alla gran massa dei “coglioni” che siamo tutti noi, che noi siamo migliori di quelli, siamo più “civili”… In realtà siamo soltanto dei gran "coglioni", mantenuti in superbia con le briciole di quello che i nostri ricchi hanno rubato a quelli…

    Ma la cuccagna è finita! Ed a dircelo è la Cina. Ma dopo la Cina tutti i paesi che si vanno sollevando e sollevandosi non solo economicamente fanno venir meno quelle "briciole” che servivano per mantenerci in superbia e solidali con i nostri “negrieri”, quelli di ieri e quelli di oggi…

    Idealmente, possiamo già immaginare i nostri “barconi” che fanno il cammino inverso… Per adesso sono le aziende che possono trovare, ad esempio, in Polonia manodopera a metà prezzo…

    Quanto alla “jihad” penso di essere più informato che sulla Corea (del nord o del sud).
    Ho assistito alla Lezione di un teologo musulmano il quale spiegava che "guerra santa” non esiste terminologicamente nei testi islamici. “Jihad” si troverre tradurre più fedelmente con "sforzo” e da un punto di vista teologico penso corrisponda in parte al nostro concetto di "preghiera”. Dico in parte perché nella "preghiera” vi è l’aspettativa del "miracolo", o della "grazia” o di qualcosa che Dio concede a seguito appunto di una "preghiera”. Invece lo "sforzo” islamico, la jihad”, è ad esempio quello del padre di famiglia che fa tutto quanto è in suo potere per mantenere la sua famiglia, è lo “sforzo” di chi si vuole mantenere onesto in ciò che fa… Esiste anche in guerra la "jihad”, ma è lo sforzo per rispettare le regole etiche: non uccidere o far soffrire donne, anziani, malati…bambini… È lo sforzo di trattare con rispetto e umanità il "nemico” contro si deve muovere in guerra…

    Altra cosa sono le bande di fanatici, infima e tardiva (due secoli) minoranza di fanatici che sono finanziati e istruiti dai sauditi, guarda caso nostri Alleati ai quali non siamo mai andati a fare le pulci… Sono nostri, o meglio degli Usa e di Israele. Alleati e a loro tutti e permesso.

    Sanno bene quelli che non sono "speciali” e non leggono la disinformazione corrente che l’ISIS nasce su progetto saudita-USrael… Doveva servire a combattere la Siria e l’Iran, tutti quelli che non si piegano a chi il mondo lo vuole dominare per davvero ed è disposto a scatenare l’Ultima Guerra, quella Finale per raggiungere il suo obiettivo.

    Si dice: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.
    Il proclamarsi "califfo” da parte del Capo ISIS significa contestare la legittimità religiosa della Casa Saul che vuole dettare legge su tutti gli Islamici del mondo…

    Queste cose chi appena appena sa informarsi le sa, chi resta "speciale” e si abbevera ai media di regime non le può sapere… Può solo ripetere ciò che la propaganda immette nelle fogne dell’Informazione…

  • uomospeciale
  • uomospeciale
  • Primadellesabbie

    Credo non sia da considerare come l’occidente, grazie alle sue "conquiste" sia divenuto un campo di villeggiatura faticosa da sopportare, ma da cui é difficile fuggire. Anche i più critici esitano ad andarsene.

    Ciononostante un numero da non sottovalutare di persone sceglie di vivere ai margini ed é disonesto ed affrettato etichettarli come dei falliti.
    Altri scelgono, per motivi di allontanarsi da questo eden, il fenomeno é sensibile anche se da noi non si avverte, quando si sono assicurati la pensione, e non solo per motivi climatici o per attrazione di luoghi esotici.
    Esistono dei casi significativi di intere famiglie che abbandonano la vita dell’America metropolitana per vivere isolati in Alaska (e la cosa funziona), e so di siberiani che vi sono ritornati a vivere dopo aver studiato e valutato la qualità della vita nelle metropoli.
    Sono fenomeni che possono anche non voler dire nulla, tranne il primo che indico, ma esistono. E non é questione di religione.
    Toglietemi una curiosità: é Kim Il Sung ad adottare il taglio di capelli dei calciatori, o sono i calciatori ad imitare Kim Il Sung?
  • Primadellesabbie

    Solita svista, mi é sfuggita la seconda parola: Credo non sia…

  • Georgejefferson

    Ecco bravo, almeno ti diverti, come i ragazzi.

  • BillyMartini

    Ottimo articolo di Marcella che finalmente cerca di mettere I puntini sulle "I".

    Nonostante il massacro indiscriminato del 30% di qualsiasi essere umano presente al tempo in nord Korea (e stiamo parlando di OTTO MILIONI di civili assassinati spietatamente, di cui la nostra gloriosa stampa libera e democratica MAI vi parla) subito negli anni 50 ad opera della grande democrazia occidentale e dei suoi alleati, nonostante il TOTALE embargo subito dal popolo Koreano da 60 anni a questa parte e tuttora in atto, sempre ad opera delle grandi democrazie occidentali, nonostante l’ odiosissima perpetrazione di tali orribili ed innominabili crimini tramite la negazione degli stessi, nonostante la costante ed indomita denigrazione di un popolo semplice, sano ed orgoglioso che da sempre ha lottato per la propria liberta ed indipendenza (a questo proposito si studi per favore la storia della Korea – ed e’ principalmente per questo che i mass media hanno l’ ordine di denigrarlo ….. che faccia paura la possibilita’ che altri imparino dall tenacia Nord Koreana?), nonostante l’ assurda accusa dell arretratezza medievale di tale paese, causata unicamente dalle sanzioni spietate e totali imposte dagli stessi accusatori, nonostante tutto fatevi un bel viaggetto in Nord Korea prima di parlare, e vi preannuncio gia da ora che troverete un popolo povero ma felice per quanto possibile nelle difficolta che affrontano ogni giorno, e fiero di star pagando questo prezzo per non essersi piegato alla dominazione di un nuovo spietato inavasore straniero.

    Il lavaggio del cervello che ci e’ stato e continua ad esserci fatto a proposito della Korea del Nord e’ talmente capillare che fa pieta’ leggere I commenti di altri lettori a questo articolo. Paese medievale …. beato te che hai la liberta da farti spiare da facebook. Alla notte manca l illuminazione elettrica …. cazzo! ma nonsei tu, il tuo governo e i tuoi leader democratici e rispettosi dei diritti civili che avete negato l energia elettrica a quell povero popolo di contadini? Ma fatemi il piacere; avete idea di quello che state parlando, che siate stai in Laos o no, cosa mi direste allora della liberta democratica e del diritto civile del 12enne statunitense ucciso nel parco mentre giocava con una pistola di plastica. manco scusa ai parenti hanno chiesto. Cosa mi dite di milioni e milioni di casi di violenza indiscriminata ed impunibile che subiamo tutti I giorni in Europa e nel mondo occidentale democratico? Avete bisogno di qualche esempio?

     Aprite gli occhi …… siete ipnotizzati dai mantra propagandistici che "la ditta" vi passa tutti i giorni. Per fare un esempio, il senatore Razzi, per quello che possa essere, viene denigrato per aver osato parlar bene della Korea. Non ci si permetta: la Korea e’ un posto "surreale" e guai chi si permetta di parlarne diversamente, anche se ci e’ appena stato. E a questo proposito, vergogna al pessimo ed ignorante Maurizio Crozza, servitore ben pagato della massoneria multinazionale.

    Parlate male della Korea, schiavi, e scandalizzatevi per la mancanza di diritti civili dall altra parte del mondo, in un posto che non conoscete per nulla, ma non sperate che il vostro padrone allenti il vostro guinzaglio per questo, che stupidi siete e non  potrete altro che peggiorare, dato che dopo tutto quello che vi stanno facendo e continueranno a farvi non riuscite ancora a vedere neanche un barlume di luce coi vostri stessi occhi.

    Preferisco vivere povero, affamato e senza la libera informazione del Corriere della Sera in Nord Korea, nonostante la minaccia costante di un altro sterminio da parte delle truppe democratiche che pullulano attorno ai confini, piuttosto che in un paese come il nostro, pieno di automi senza materia cerebrale, dove appena metti un piede fuori casa rischio di essere libero di prendermi una multa. E anche se non esciussi, mi arriverebbero in casa a prelevare forzatamente il 75% dei tuoi sudati guadagni. E prova va lamentartene che ti portano subito in questura (vedi, uno tra milioni, l episodio del parcheggio e dei vigili a torino qualche giorno fa). Cosi liberi che un genitore e’ obbligato ad avvelenare I figli con medicinali ad alto rischio, pena la "confisca" dei figli. Queste cose non succedono in Nord Korea. Per vostra informazione non succedono neanche in Arabia Saudita. Meno male che almeno siamo liberi e democratici perche se tutte ste cose non andrebbero bene.

    Ragazzi, l’ eta del biberon e’ passata: quand e’ che vi svegliate?

    Grazie Marcella per il bell’ articolo.

     

       

  • BillyMartini

    Saysano,

    ti informo che Korea del nord e Laos non hanno molto in comune.

    Un po come dire che hai vissuto in Bulgaria e quindi hai un assaggio di com’e’ il Marocco.