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CONVENTION DEM: IL DISCORSO DI HILLARY CLINTON PER LA NOMINATION

FONTE: NYTIMES.COM

Ciò che segue è la trascrizione integrale del discorso di Hillary Clinton per l’accettazione della Nomination che ha tenuto Giovedì sera a Filadelfia, alla Convention Nazionale Democratica, nella versione preparata per la diffusione dalla sua Campagna.

Grazie! Grazie per questo fantastico benvenuto.

E Chelsea, grazie. Sono così orgogliosa di essere tua madre e così orgogliosa della donna che sei diventata. Grazie per aver portato Marc nella nostra famiglia, e Charlotte e Aidan al mondo. E Bill, quella conversazione che iniziammo nella biblioteca di Legge 45 anni fa, è ancora vivida. Ha resistito attraverso i bei momenti che ci hanno riempito di gioia ed i momenti difficili che ci hanno messi alla prova. Ed alcune parole sono diventate anche mie lungo la strada. Martedì sera, sono stata così felice nel vedere che il mio “interprete-capo” è ancora al lavoro. Sono anche grata al resto della mia famiglia ed agli amici di una vita. A tutti voi il cui duro lavoro ci ha portato qui stasera. Ed a quelli di voi che si sono uniti alla nostra campagna questa settimana.


E che settimana notevole è stata! Abbiamo sentito l’uomo che viene da Hope, Bill Clinton. E l’uomo della speranza (Hope), Barack Obama. L’America è più forte grazie alla leadership del Presidente Obama, ed io sono migliore grazie alla sua amicizia. Abbiamo sentito il nostro eccezionale Vicepresidente, l’unico ed il solo Joe Biden, che ha parlato col suo grande cuore dell’impegno del nostro Partito per la classe operaia. Michelle Obama, la First Lady, ci ha ricordato che i nostri figli ci stanno guardando e che il Presidente che eleggiamo sarà anche il loro Presidente. E per quelli di voi là fuori che state iniziando solo ora a conoscere Tim Kaine – capirete presto perché la gente della Virginia continua a promuoverlo: da Consigliere comunale a Sindaco, a Governatore, ed ora Senatore. Tutto il paese sarà orgoglioso che sia il nostro Vice Presidente.

E… voglio ringraziare Bernie Sanders. Bernie, la tua campagna ha ispirato milioni di americani, in particolare i giovani che hanno messo cuore ed anima nelle nostre Primarie. Hai messo sotto i riflettori, dove dovrebbero stare, problemi di giustizia economica e sociale. E a tutti i tuoi sostenitori qui e in tutto il paese voglio che sappiate che vi ho ascoltati. La vostra causa è la nostra causa. Il nostro paese ha bisogno delle vostre idee, energia e passione. Questo è l’unico modo in cui possiamo trasformare la nostra piattaforma progressista in un vero cambiamento per l’America. L’abbiamo scritto insieme – ora andiamo là fuori e facciamolo accadere insieme.

Amici miei, siamo venuti a Philadelphia – il luogo di nascita della nostra nazione – perché quello che è successo in questa città 240 anni fa ha qualcosa da insegnarci ancora oggi. Noi tutti conosciamo la Storia, ma normalmente ci focalizziamo su come è cambiata – e non abbastanza su quanto quella Storia sia andata vicino al non essere scritta affatto. Quando i rappresentanti di 13 colonie indisciplinate si incontrarono nella strada proprio qui in fondo, alcuni volevano rimanere con il re. Alcuni volevano restare attaccati al re ed andarsene per la propria strada. La rivoluzione era appesa ad un filo. Poi in un modo o nell’altro cominciarono ad ascoltarsi l’un l’altro… a fare dei compromessi… trovando degli scopi comuni. E quando lasciarono Philadelphia avevano cominciato a vedere sé stessi come una nazione. Questo è ciò che permise di ribellarsi ad un re. Questo diede coraggio. Ebbero coraggio. I nostri Fondatori abbracciarono la verità perenne che insieme siamo più forti.

L’America è ancora una volta alla resa dei conti. Potenti forze stanno minacciando di separarci. I legami della fiducia e del rispetto si stanno sfilacciando. E proprio come per i nostri Fondatori, non ci sono garanzie. Dipende esclusivamente da noi. Dobbiamo decidere se agiremo tutti insieme per poterci così ribellare insieme. Il motto del nostro paese è “E pluribus unum”: da molti, uno solo. Riusciremo a rimanere fedeli a questo motto?

Beh, abbiamo sentito la risposta di Donald Trump la settimana scorsa durante la sua Convention. Lui vuole dividerci – dal resto del mondo e gli uni dagli altri. Sta scommettendo che i pericoli del mondo odierno ci svieranno della sua sconfinata promessa. Ha portato il Partito Repubblicano lontano… da “L’alba in America” (“Morning in America” [1])al “Notte fonda in America”. Vuole che si abbia paura l’uno dell’altro e del futuro. Beh, più di ottanta anni fa, durante tempi molto più pericolosi, un grande Presidente democratico, Franklin Delano Roosevelt, trovò il perfetto ammonimento per Trump: “L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura stessa.”

Ora vediamo chiaro contro ciò che il nostro paese si trova di nuovo. Ma noi non abbiamo paura. Saremo all’altezza della sfida, proprio come abbiamo sempre fatto. Noi non costruiremo un muro. Noi invece costruiremo un’economia in cui chiunque voglia un lavoro ben pagato ne può ottenere uno. E costruiremo un percorso verso la cittadinanza per i milioni di immigrati che stanno già contribuendo alla nostra economia! Noi non vieteremo una religione. Lavoreremo con tutti gli americani ed i nostri alleati per combattere il terrorismo.

C’è molto lavoro da fare. Troppe persone non hanno avuto un aumento di stipendio dall’inizio della crisi. C’è troppa disuguaglianza. Troppo poca mobilità sociale. Troppe paralisi a Washington. Troppe minacce in patria ed all’estero. Ma è sufficiente guardare ai punti di forza che abbiamo per affrontare queste sfide. Abbiamo le persone più dinamiche e diversificate del mondo. Abbiamo i giovani più tolleranti e generosi che abbiamo mai avuto. Abbiamo l’esercito più potente. Gli imprenditori più innovativi. I valori più duraturi. Libertà ed uguaglianza, giustizia ed opportunità. Dovremmo essere così orgogliosi che queste parole siano associate a noi. Che quando la gente le sente – essi sentono… l’America.

Quindi non permettete a nessuno di dirvi che il nostro paese è debole. Non lo siamo. Non permettete a nessuno di dirvi che non facciamo ciò che è necessario. Lo facciamo. E soprattutto, non credete a chiunque dica: “Io riesco a sistemarlo da solo.” Queste sono parole vere di Donald Trump a Cleveland. Che dovrebbero far scattare campanelli d’allarme in tutti noi.
Veramente? “Io posso sistemarlo da solo”?!
Non si sta dimenticando? Truppe in prima linea. Agenti di polizia e vigili del fuoco che corrono incontro ai pericoli. Medici ed infermieri che si prendono cura di noi. Insegnanti che cambiano le vite. Imprenditori che vedono possibilità in ogni problema. Madri a cui hanno ucciso i bambini che stanno costruendo un movimento per tenere al sicuro altri bambini. Sta dimenticando l’ultimo di ciascuno di noi. Gli americani non dicono: “Posso risolvere il problema da solo”. Noi diciamo: “Lo risolviamo insieme”.

Ricordate: i nostri Fondatori combatterono una rivoluzione e scrissero una Costituzione in modo tale che l’America non sarebbe mai stata una nazione in cui una sola persona avesse tutto il potere. Duecento e quaranta anni dopo, poniamo ancora la nostra fiducia gli uni negli altri. Guardate cosa è successo a Dallas, dopo l’assassinio di cinque coraggiosi agenti di polizia. Il Comandante David Brown ha chiesto alla comunità di sostenere le su
e forze, magari anche di unirsi ad esse. E sapete come ha risposto la comunità? In soli 12 giorni quasi 500 persone hanno chiesto di essere ammesse. Ecco come gli americani rispondono quando arriva una richiesta di aiuto.

20 anni fa ho scritto un libro intitolato “Serve un villaggio” [2]. Molta gente vide il titolo e mi chiese: “Ma che diamine intendi dire con quello?”. Questo è ciò che intendo. Nessuno di noi può crescere una famiglia, costruire un’attività commerciale, ricucire una comunità o risollevare un paese totalmente da solo. L’America ha bisogno di ognuno di noi, per prestare la nostra energia, il nostro talento, la nostra ambizione per rendere la nostra nazione migliore e più forte. Io credo in questo con tutto il mio cuore.

Ecco perché “Più forti insieme” non è solo una lezione proveniente dalla nostra Storia. Non è solo uno slogan per la nostra campagna. È un principio guida per il paese che siamo sempre stati e per il futuro che costruiremo. Un paese in cui l’economia lavora per tutti, non solo per quelli in cima. Dove potete avere un buon lavoro e mandare i vostri figli in una buona scuola, non importa in quale zona o città vivete. Un paese dove tutti i nostri bambini possono sognare, e quei sogni sono a portata di mano. Dove le famiglie sono forti… le comunità sono al sicuro. E sì, l’amore trionfa sull’odio. Questo è il paese per cui stiamo lottando. Questo è il futuro per il quale stiamo lavorando.

E così è con umiltà… determinazione… e fiducia illimitata nella promessa americana… che accetto la vostra Nomination a Presidente degli Stati Uniti!

Ora, qualche volta le persone che arrivano su questo podio sono nuove alla dimensione nazionale. Come sapete, io non sono una di quelle persone. Sono stata la vostra First Lady. Ho servito 8 anni come Senatrice del grande Stato di New York. Mi ero candidata per la Presidenza ed ho perso. Poi ho rappresentato tutti voi come Segretario di Stato. Ma i miei titoli di lavoro vi dicono solo quello che ho fatto. Non vi dicono il perché. La verità è che, in tutti questi anni di servizio pubblico, la parte “servizio” mi è sempre venuta più facile che la parte “pubblica”. Ho capito che alcune persone semplicemente non sanno come comportarsi con me.

Quindi lasciate che vi racconti. La famiglia da cui provengo… beh, nessuno di loro ha visto il proprio nome su qualche enorme palazzo. La mia famiglia era di un tipo diverso di costruttori. Costruttori nel modo in cui lo sono la maggior parte delle famiglie americane. Hanno usato qualsiasi strumento abbiano avuto – tutto ciò che Dio ha dato loro – e qualunque vita l’America gli abbia dato – ed hanno costruito delle vite migliori e dei futuri migliori per i loro figli. Mio nonno lavorò a Scranton nella stessa fabbrica tessile per 50 anni. Perché credeva che se avesse dato tutto ciò che aveva, i suoi figli avrebbero avuto una vita migliore della sua. Ed aveva ragione. Mio padre, Hugh, fece l’università. Giocò a football alla Penn State e si arruolò in Marina dopo Pearl Harbor. Quando la guerra finì avviò la sua piccola impresa, stampando tessuti per tendaggi. Mi ricordo che lo guardavo stare in piedi per ore sulle serigrafie. Voleva dare ai miei fratelli ed a me le opportunità che lui non ebbe mai. E ci riuscì.

Mia madre, Dorothy, venne abbandonata dai suoi genitori da bambina. Rimase da sola a 14 anni e lavorò come domestica. Fu salvata dalla gentilezza degli altri. Il suo insegnante alle Elementari vide che non aveva nulla da mangiare per pranzo e portò del cibo in più per condividerlo. La lezione che mi trasmise anni più tardi mi è rimasta impressa: nessuno ce la fa da solo nella vita. Dobbiamo avere cura l’uno dell’altro ed aiutarci a vicenda. Si assicurò che avessi imparato le parole della nostra fede Metodista: “Fai tutto il bene che puoi, per tutte le persone che puoi, in tutti i modi che puoi, il più a lungo che puoi.”

Andai a lavorare per la Fondazione per la Difesa dei Bambini, facendo il porta-a-porta a New Bedford, nel Massachusetts, a favore dei bambini disabili a cui era stata negata la possibilità di andare a scuola. Ricordo che incontrai una giovane ragazza sulla sedia a rotelle sulla piccola veranda sul retro di casa sua. Mi disse quanto disperatamente volesse andare a scuola – non sembrava proprio possibile. E non riuscii a smettere di pensare a mia madre ed a ciò che passò da bambina. Mi divenne chiaro che preoccuparsi soltanto non era sufficiente. Per portare avanti un reale progresso è necessario cambiare entrambi i cuori e le leggi. Sono necessari sia la comprensione, sia l’azione. Così raccogliemmo i fatti. Creammo una coalizione. Ed il nostro lavoro contribuì a convincere il Congresso a garantire l’accesso all’istruzione a tutti gli studenti disabili. È una grande idea, non è vero? Ogni bambino disabile ha il diritto di andare a scuola. Ma come si fa a rendere reale un’idea del genere? Lo si fa passo dopo passo, anno dopo anno… a volte anche con il porta-a-porta. E mi si è gonfiato il cuore quando ho visto Anastasia Somoza su questo palco in rappresentanza dei milioni di giovani che – a causa di quelle modifiche alle nostre leggi – ora sono in grado di ricevere un’istruzione.

È vero… trasudo i dettagli della politica – che si stia parlando dell’esatto livello di piombo nell’acqua potabile a Flint nel Michigan, del numero delle strutture di salute mentale in Iowa, o del costo delle vostre medicine prescritte. Perché non si tratta solo di un dettaglio se è vostro figlio – se è la vostra famiglia. È un grosso problema. E dovrebbe essere un grosso problema per il vostro Presidente.

Negli ultimi tre giorni avete visto alcune delle persone che mi hanno ispirato. Persone che mi hanno permesso di entrare nella loro vita e che sono diventate una parte della mia. Persone come Ryan Moore e Lauren Manning. Hanno raccontato le loro storie Martedì sera. Incontrai Ryan per la prima volta quand’era un bambino di sette anni. Indossava un busto per tutto il corpo che sarà pesato 18 chili. Sono bambini come Ryan che mi fecero andare avanti quando il nostro piano per l’Assistenza Sanitaria Universale fu respinto… e mi fecero continuare a lavorare con i leader di entrambi i partiti affinché aiutassero a creare il Programma di Assicurazione Sanitaria per Bambini che ora copre 8 milioni di bambini ogni anno.
Lauren rimase gravemente ferita l’11 Settembre. Fu il pensiero di lei, di Debbie San Giovanni, di John Dolan e Joe Sweeney, e di tutte le vittime ed i sopravvissuti, che mi fecero continuare a lavorare in Senato col massimo impegno possibile in favore delle famiglie dell’11 Settembre e dei nostri soccorritori che si ammalarono per essere rimasti tutto quel tempo a Ground Zero. Stavo ancora pensando a Lauren, Debbie ed a tutti gli altri quando, dieci anni più tardi nella Situation Room della Casa Bianca, il Presidente Obama prese la coraggiosa decisione che alla fine portò Osama bin Laden alla giustizia.

In questa campagna ho incontrato così tante persone che mi hanno motivato ad andare avanti a lottare per il cambiamento. E, con il vostro aiuto, porterò con me alla Casa Bianca tutte le vostre voci e le storie. Sarò un Presidente per i Democratici, i Repubblicani e gli Indipendenti. Per la lotta, lo sforzo ed il successo. Per coloro che votano per me e per quelli che non lo fanno. Per tutti gli americani.

Questa sera, abbiamo raggiunto una pietra miliare nella marcia della nostra nazione verso un’unione più perfetta: la prima volta che un grande Partito ha dato ad
una donna la Nomination per diventare Presidente. Stando qui come la figlia di mia madre, e la madre di mia figlia, sono così felice che questo giorno sia arrivato. Felice per le nonne e le bambine e chiunque nel mezzo. Felice anche per i ragazzi e gli uomini – perché quando in America cade ogni barriera, per chiunque, si apre la strada per tutti. Quando non ci sono soffitti il cielo è il limite. Quindi cerchiamo di andare avanti, fino a quando ognuna dei 161 milioni di donne e ragazze in tutta l’America avrà l’opportunità che si merita. Perché ancor più importante della Storia che facciamo stasera, è la Storia che scriveremo insieme negli anni a venire.

Cominciamo con quello che faremo per aiutare i lavoratori del nostro paese ad andare avanti e rimanere davanti. Ora, io credo che il Presidente Obama ed il Vicepresidente Biden non ricevano il credito che davvero si meritano per averci salvati dalla peggiore crisi economica delle nostre vite. La nostra economia è molto più forte rispetto a quando si insediarono. Quasi 15 milioni di nuovi posti di lavoro nel settore privato. Venti milioni di americani con l’Assicurazione Sanitaria. E un industria dell’auto che ha appena avuto il suo anno migliore. Questo è vero progresso.

Ma nessuno di noi può essere soddisfatto dello status quo. Nemmeno lontanamente. Stiamo ancora affrontando dei profondi problemi che si sono sviluppati molto prima della recessione e che sono rimasti con noi durante la ripresa economica. Sono andata in giro per il nostro paese a parlare con le famiglie dei lavoratori. Ed ho ascoltato tantissimi di voi ritenere che l’economia non stia affatto funzionando. Alcuni di voi sono frustrati – addirittura furiosi. E sapete una cosa? Avete ragione. Non sta ancora funzionando come dovrebbe. Gli americani sono disposti a lavorare – e lavorare sodo. Ma in questo momento, un numero incredibile di persone sente che c’è sempre meno rispetto per il lavoro che fanno. E meno rispetto per loro, punto.

I Democratici sono il Partito dei lavoratori. Ma non abbiamo assolto sufficientemente il compito dimostrando che capiamo ciò che state passando e che faremo qualcosa al riguardo. Quindi questa sera vi voglio dire come permetteremo agli americani di vivere delle vite migliori. La mia principale missione come Presidente sarà quella di creare più opportunità e più buoni impieghi con l’aumento degli stipendi proprio qui negli Stati Uniti. Dal mio primo giorno in carica fino all’ultimo! Soprattutto in quei posti che per troppo tempo sono rimasti esclusi e lasciati indietro. Dalle nostre città dell’interno ai nostri piccoli centri, dai territori indiani alle zone minerarie. Dalle comunità devastate dalla dipendenza alle regioni svuotate dalle chiusure delle fabbriche.

Ed ecco ciò che credo.
Credo che l’America prosperi quando il ceto medio prospera. Credo che la nostra economia non funzioni come dovrebbe perché la nostra democrazia non sta funzionando come dovrebbe.

Ecco perché abbiamo bisogno di nominare dei giudici della Corte Suprema che elimineranno i soldi dalla politica ed amplieranno i diritti di voto, invece di limitarli. E faremo passare un emendamento costituzionale che abolisca Citizen United! [3] Credo che le Corporation americane che hanno ottenuto così tanto dal nostro paese debbano essere altrettanto patriottiche a loro volta. Molte di loro lo sono. Ma troppe non lo sono. È sbagliato prendere agevolazioni fiscali con una mano e distribuire avvisi di licenziamento con l’altra. E credo che non si possa permettere mai più a Wall Street di distruggere di nuovo l’economia nazionale.

Credo nella scienza. Credo che il cambiamento climatico sia reale e che siamo in grado di salvare il nostro pianeta attraverso la creazione di milioni di posti di lavoro ben paganti nell’energia pulita. Credo che quando abbiamo milioni di immigrati laboriosi che contribuiscono alla nostra economia, sarebbe controproducente e disumano buttarli fuori a calci. La riforma integrale dell’immigrazione farà crescere la nostra economia e faciliterà i ricongiungimenti familiari – ed è la cosa giusta da fare.

A qualsiasi Partito appartenete, o se non appartenete affatto ad alcun Partito, se condividete queste convinzioni, questa è la vostra campagna. Se credete che le aziende debbano condividere gli utili con i lavoratori, invece di tenerseli come bonus per i dirigenti, unitevi a noi. Se credete che il salario minimo debba essere un salario dignitoso… e che nessun lavoratore a tempo pieno debba crescere i propri figli in povertà… unitevi a noi. Se credete che ogni uomo, donna e bambino in America abbia il diritto ad un’Assistenza Sanitaria a prezzi accessibili… unitevi a noi. Se credete che si debba dire “No” ai trattati commerciali sleali… che si debba resistere alla Cina… che si debba sostenere i nostri operai ed i metalmeccanici e gli industriali locali… unitevi a noi. Se credete che si debba estendere la Social Security e proteggere il diritto delle donne di prendere le proprie decisioni sugli interventi medici… unitevi a noi. E sì, se credete che le vostre madri, mogli, sorelle o figlie lavoratrici meritino la parità di stipendio… unitevi a noi. Facciamo in modo che questa economia funzioni per tutti, non solo per quelli in cima.

Ora, non avete sentito nulla di tutto questo da Donald Trump alla sua Convention. Ha parlato per 70 minuti e passa – voglio dire, è strano. Ed ha offerto zero soluzioni. Ma sappiamo già che non crede in queste cose. Non mi stupisco che non gli piaccia parlare dei suoi progetti. Potreste aver notato che io adoro parlare dei miei. Nei miei primi 100 giorni, lavoreremo con entrambi i Partiti per far passare il più grande investimento in nuovi posti di lavoro ben retribuiti dalla IIa guerra mondiale. Lavori nella manifattura, energia pulita, tecnologia ed innovazione, piccole imprese e infrastrutture. Se investiamo in infrastrutture ora, non solo si creano posti di lavoro oggi, ma si gettano le basi per i lavori del futuro.

E trasformeremo il modo in cui prepariamo i nostri giovani per quei lavori. Bernie Sanders ed io lavoreranno insieme per rendere gratuite le tasse universitarie per il ceto medio e tutti esenti dai debiti! Libereremo anche i milioni di persone che hanno già debiti universitari. Non è affatto giusto che Donald Trump possa ignorare i suoi debiti, mentre studenti e famiglie non possano rifinanziare i propri. Ed ecco qualcosa che non diciamo abbastanza spesso: l’università è cruciale, ma una laurea di quattro anni non dovrebbe essere l’unica strada per un buon lavoro. Aiuteremo molta gente ad imparare un mestiere o a praticare un’attività ed a costruirsi una buona esistenza praticandoli. Daremo un impulso alle piccole imprese. Renderemo più facile ottenere finanziamenti. Fin troppi sogni muoiono nei parcheggi delle banche. In America se puoi sognarlo, dovresti essere in grado di realizzarlo. Vi aiuteremo ad equilibrare famiglia e lavoro. E sapete una cosa, se la lotta per avere asili a prezzi accessibili ed il congedo familiare pagato significa giocarsi la “Carta della Donna” [4], allora io ci sto!

(Oh, l’avete sentito quello?)

Ora vi confido una cosa, non solo faremo tutti questi investimenti, ma pagheremo per ciascuno di essi. Ed ecco come: Wall Street, le Corporation ed i super ricchi inizieranno a pagare la loro giusta quota di tasse. Non perché siamo invidiosi del successo. Perché quando oltre il 90% dei guadagni è andato all’1%, ecco dove stanno i soldi. E se le aziende si prendono le agevolazioni fiscali e poi spediscono i posti di lavoro oltreoceano, ce le faremo rimborsare. Ed useremo quei soldi nel posto a cui appartengono… creando posti di lavoro qui a casa!

Ora so che a
lcuni di voi seduti a casa staranno pensando, bene tutto questo sembra molto bello. Ma come farai a realizzarlo? Come sfonderai il blocco a Washington? Date un’occhiata ai miei precedenti. Ho lavorato con l’altra parte politica per far passare leggi e trattati e per lanciare nuovi programmi che aiutano milioni di persone. E se mi date la possibilità, questo è ciò che farò come Presidente.

Ma Trump è un uomo d’affari. Lui deve saperne qualcosa di economia.
Bene, diamo un’occhiata più da vicino. Ad Atlantic City, a 60 miglia da qui, troverete imprenditori e piccole imprese che hanno perso tutto perché Donald Trump s’è rifiutato di pagare i propri conti. Persone che hanno fatto il lavoro ed avevano bisogno di quei soldi, e non li hanno ottenuti – non perché non poteva pagarli, ma perché non li ha voluti pagare. Questa sarebbe la tecnica di vendita che sta usando per diventare il vostro Presidente? Riponete in lui la vostra fiducia – e vincerete alla grande? È lo stesso discorso da imbonitore che ha fatto a tutte quelle piccole imprese. Trump poi se n’è andato ed ha lasciato i lavoratori a mani vuote.

Parla anche della grande sfida di mettere l’America per prima (“America First”). Che mi spieghi per cortesia quale parte dell’America per prima lo guida a far fare le cravatte Trump in Cina, non nel Colorado. Gli abiti Trump in Messico, non nel Michigan. I mobili Trump in Turchia, non nell’Ohio. Le cornici Trump in India, non in Wisconsin. Donald Trump dice che vuole rendere di nuovo grande l’America – beh, potrebbe iniziare davvero producendo le cose di nuovo in America.

La scelta che affrontiamo è altrettanto importante quando si tratta della nostra sicurezza nazionale. Chiunque legga le notizie può vedere le minacce e le turbolenze che abbiamo di fronte. Da Baghdad e Kabul, a Nizza, Parigi e Bruxelles, fino a San Bernardino e Orlando, abbiamo a che fare con nemici determinati che devono essere sconfitti. Non c’è da meravigliarsi che la gente sia in ansia e cerchi rassicurazione. Che cerchi una leadership determinata. Voi volete un leader che capisca che siamo più forti quando lavoriamo con i nostri alleati in tutto il mondo e che si prenda cura dei nostri veterani qui a casa. Mantenere sicura la nostra nazione ed onorare le persone che la rendono tale sarà la mia priorità assoluta.

Sono orgogliosa del fatto che abbiamo messo un freno al programma nucleare iraniano senza sparare un solo colpo – ora dobbiamo farlo rispettare, e continuare a sostenere la sicurezza di Israele. Sono orgogliosa del fatto di aver dato forma ad un accordo globale sul clima – ora dobbiamo fare in modo che tutti i paesi rispettino i propri impegni, incluso noi stessi. Sono orgogliosa di sostenere i nostri alleati della NATO contro qualsiasi minaccia affrontino, anche da parte della Russia. Ho preparato la mia strategia per sconfiggere l’ISIS. Colpiremo i loro rifugi dal cielo e sosterremo le forze locali per eliminarli sul campo. Incrementeremo la nostra intelligence in modo da scoprire e prevenire gli attacchi prima che accadano. Interromperemo i loro sforzi di raggiungere online e radicalizzare i giovani nel nostro paese. Non sarà facile né rapido, ma non facendo errori – prevarremo.

Ora Donald Trump dice, e questa è una citazione, “Io so molto più dell’ISIS di quanto ne sappiano i generali”. No, Donald, tu non lo sai. Pensa di saperne molto di più dei nostri militari perché ha dichiarato che le nostre forze armate sono “un disastro”. Beh, ho avuto il privilegio di lavorare per molti anni a stretto contatto con le nostre truppe ed i nostri veterani, incluso anche come Senatrice nel Comitato delle Forze Armate. So quanto si stia sbagliando. I nostri militari sono un tesoro nazionale.

Noi incarichiamo il nostro Comandante-in-capo di prendere le più difficili decisioni che la nostra nazione debba affrontare. Decisioni su guerra e pace. Vita e morte. Un Presidente deve rispettare gli uomini e le donne che rischiano la vita per servire il nostro paese – tra cui i figli di Tim Kaine e Mike Pence [5], entrambi Marines. Chiedete a voi stessi: Donald Trump ha il temperamento per essere il Comandante-in-capo? Donald Trump non è nemmeno in grado di gestire le azzuffate di una campagna presidenziale. Perde la calma alla minima provocazione. Quando gli viene posta una domanda difficile da un giornalista. Quando viene sfidato in un dibattito. Quando vede un manifestante ad un raduno. Immaginatelo nello Studio Ovale ad affrontare una vera e propria crisi. Un uomo che si può provocare con un tweet non è un uomo a cui possiamo affidare armi nucleari. Non potrei dirla meglio di quanto fece Jackie Kennedy dopo la crisi dei missili a Cuba. Disse che ciò che preoccupò il Presidente Kennedy durante quei pericolosissimi giorni fu che una guerra potrebbe essere iniziata – non da grandi uomini con autocontrollo e moderazione, ma da piccoli uomini – quelli mossi dalla paura e dall’orgoglio.

La forza dell’America non sta nello scatenarsi senza controllo. La forza si basa su intelligenza, giudizio, fredda determinazione e l’applicazione precisa e strategica del potere. Questo è il tipo di Comandante-in-capo che mi impegno ad essere. E se siamo seri su come mantenere al sicuro il nostro paese, non possiamo nemmeno permetterci di avere un Presidente che sia corrotto dalla lobby delle armi.

Non sono qui per abrogare il Secondo Emendamento. Non sono qui per portarvi via le pistole. Semplicemente non voglio che vi facciate sparare da qualcuno che fin dall’inizio non dovrebbe avere una pistola. Dovremmo lavorare con i responsabili proprietari di armi per far passare riforme di buon senso e per tenere le armi lontane dalle mani di criminali, terroristi e da tutti gli altri che ci farebbero del male. Per decenni, la gente ha detto che questo problema era troppo difficile da risolvere e per i politici era troppo rischioso da toccare. Ma vi chiedo: come possiamo semplicemente stare a guardare e non fare nulla? Avete sentito, avete visto, i familiari di persone uccise dalla violenza armata. Avete sentito, avete visto, i familiari degli agenti di polizia uccisi in servizio perché superati in potenza di fuoco dai criminali. Mi rifiuto di credere che su questo non riusciamo a trovare un terreno comune. Dobbiamo sanare le divisioni nel nostro paese. Non solo sulle pistole. Ma sulla razza. Immigrazione. E molto altro.

Si inizia con l’ascolto reciproco. Ascoltandoci l’un l’altro. Cercando, nel miglior modo che possiamo, di metterci nei panni l’uno dell’altro. Cerchiamo quindi di metterci nei panni dei giovani uomini e donne di colore e latini che affrontano gli effetti del razzismo sistemico, e che avvertono quanto le loro vite siano considerate usa e getta. Mettiamoci nei panni degli agenti di polizia, che tutti i giorni baciando i loro figli e coniugi per salutarli ed andare a fare un lavoro pericoloso e necessario. Riformeremo il nostro sistema di giustizia penale da cima a fondo e ricostruiremo la fiducia tra le forze dell’ordine e le comunità in cui operano. Difenderemo tutti i nostri diritti – diritti civili, diritti umani e diritti di voto… i diritti delle donne ed i diritti dei lavoratori… i diritti dei LGBT ed i diritti dei disabili! E lotteremo contro la miserabile retorica della divisione, da qualunque parte provenga.

Durante l’ultimo anno molta gente ha fatto l’errore di ridere dei commenti di Donald Trump – giustificandolo di essere nient’altro che un intrattenitore che sta mettendo su uno spettacolino. Questa gente crede che lui non intenda veramente tutte le cose orribili che dice – come quando ha chiamato le donne “maiali”. Oppure quando ha detto che un giudice americano non può essere equo perché di origine messicana. O quando deride ed imita un giornalista disabile
. Oppure insulta prigionieri di guerra come John McCain – un vero eroe e patriota che merita il nostro rispetto. In un primo momento, lo ammetto, nemmeno io riuscivo a pensare che fosse serio. Era davvero troppo difficile da credere – che qualcuno che voglia guidare la nostra nazione possa dire cose del genere. Che possa essere così. Ma ecco la triste verità: non c’è un altro Donald Trump… lui è proprio così.

Ed alla fine, si arriva a ciò che Donald Trump non afferra: che l’America è grande – perché l’America è buona. Quindi, basta con l’ipocrisia e la magniloquenza. Donald Trump non sta offrendo un cambiamento reale. Sta offrendo false promesse. Noi cosa stiamo offrendo? Un solido programma per migliorare la vita della gente di tutto il nostro paese – per mantenervi al sicuro, per farvi avere dei buoni posti di lavoro, e per dare ai vostri figli le opportunità che meritano.

La scelta è chiara. Ogni generazione di americani ha riunito le proprie forze per rendere il nostro paese più libero, più giusto e più forte. Nessuno di noi può farlo da solo. So che in un momento in cui così tanto sembra che ci stia separando, può essere difficile immaginare come faremo mai ad essere di nuovo uniti. Ma stasera io sono qui per dirvelo – il progresso è possibile. Lo so perché l’ho visto nella vita della gente di tutta l’America che è caduta a terra e che si è subito rialzata. E lo so grazie alla mia stessa vita. Più di una volta ho dovuto risollevarmi e rimettermi in gioco. Come tante altre cose, questo l’ho imparato da mia madre. Non mi ha mai permesso di farmi abbattere da qualsiasi sfida. Quando cercai di nascondermi da un bullo del quartiere, lei bloccò letteralmente la porta. Mi disse: “Torna là fuori”. Ed aveva ragione. Bisogna opporsi ai prepotenti. Bisogna continuare a darsi da fare per migliorare le cose, anche quando le probabilità sono scarse e l’opposizione è feroce. Abbiamo perso mia madre pochi anni fa. Mi manca ogni giorno. E sento ancora la sua voce che mi spinge a continuare a lavorare, a continuare a lottare per il diritto, non importa quale.

Questo è quello che dobbiamo fare insieme come nazione. Anche se “non potremmo vivere abbastanza per vedere la gloria”, come dice la canzone del musical di Hamilton, “ci uniremo volentieri alla lotta”. Lasciate che la nostra eredità sia “piantare dei semi in un giardino che non riuscirete mai a vedere”. Questo è il motivo per cui siamo qui… non solo in questa sala, ma su questa Terra. I Fondatori ce lo hanno mostrato. E così hanno fatto molti altri da allora. Vennero tenuti insieme dall’amor di patria, e dalla disinteressata passione di costruire qualcosa di migliore per tutti quelli che sarebbero seguiti.

Questa è la Storia dell’America. E stasera si comincia un nuovo capitolo. Sì, il mondo sta guardando cosa facciamo. Sì, sta a noi decidere il destino dell’America. Quindi cerchiamo di essere più forti insieme. Guardando al futuro con coraggio e fiducia. Costruendo un domani migliore per i nostri amati figli ed il nostro amato paese.
Quando lo faremo, l’America sarà più grande che mai.

Grazie e che Dio benedica gli Stati Uniti d’America!

Philadelphia, Pennsylvania – 28 Luglio 2016

Fonte: www.nytimes.com

Link: http://www.nytimes.com/2016/07/29/us/politics/hillary-clinton-dnc-transcript.html

29.07.2016

Scelto e tradotto per www.comedonchsiotteorg a cura di CLEMENS

Note del traduttore

[1] Nella cultura americana “Morning in America” è un riferimento comune allo spot televisivo “Prouder, Stronger, Better” (più fieri, più forti, migliori) creato per la campagna presidenziale di Ronald Reagan nel 1984, che iniziava con le parole: “It’s morning again in America”. La frase, oltre che sottolineare le immagini di lavoratori che vanno al lavoro al mattino, è una metafora del rinnovamento che lo spot suggerisce, con una visione ottimistica dell’economia americana.

[2] “It Takes a Village” (“Serve un villaggio”) è un libro scritto da Hillary Clinton nel 1996 sui problemi e le difficoltà incontrati nel crescere sua figlia Chelsea. Il titolo, riferendosi alla grandezza della difficoltà di un compito, intende che c’è bisogno di tutto l’aiuto possibile per ottenere il risultato.

[3] Citizens United sono due cose diverse, ma correlate: è sia un Comitato Politico di Azione (PAC) di Washington, fondato nel 1988 da Floyd Brown ed ampiamente finanziato dei fratelli Koch – gli industriali che posseggono la 2a più grande società privata di tutti gli Stati Uniti – e sia un caso della Corte Suprema sulle donazioni elettorali fatte dal suddetto PAC. Entrambe si trovano al centro di un dibattito su come e quanto le Corporation influiscano sulla società.

[4] Secondo Donald Trump la “Carta della Donna”, cioè che il suo concorrente alla carica presidenziale sia una donna, è l’unica ragione per cui Hillary Clinton ha due milioni di voti in più di lui.

[5] Tim Kaine, Senatore della Virginia, sarà il Vicepresidente della Clinton. Mike Pence, attuale Governatore dell’Indiana, lo sarà di Trump.

Pubblicato da Davide

  • Blackrose4400

    Leggere questo delirio mi fa venire in mente l’esegesi cristiana della bibbia. Una distorsione perfetta della realtà. Questa volta davvero il sistema democratico (hahaha!!!) americano partorirà un’oscenità. Tra lei e Trump non so davvero chi è peggio.

  • 1Al

    Così a naso è peggio la lesbica. Un discorso che definire tale è un insulto all’intelligenza, ma che rappresenta bene chi lo ha pronunciato, Sostanzialmente un frullato di nulla.

  • natascia

    Gli Stati Uniti  hanno una lunga storia di ipocrisia nei pretesti di guerra. La fredda determinazione nel perseguimento di obbiettivi di dominio, non ha limiti nel sacrificio dei propri cittadini e soldati.  Questa signora è l’essenza di  questo spirito spinto all’estremo di autosacrificio allo scopo di dominio. Quanta inutile ipocrisia. Quello che stupisce è il popolo americano che crede, prega e si beve le più incredibili immondezze. 

  • natascia

    La posizione geografica ha contribuito al culto della loro onnipotenza.  Mai veramente attaccati da nessuna potenza, se non dai loro stessi neocon. Forse questa evenienza sarebbe un momento di crescita e consapevolezza dei loro limiti. 

  • 1Al

    Ottimo intervento, l’isolazionismo geopolitico, da un verso li ha protetti, ma dall’altro ha creato questi loro limiti di consapevolezza.

  • Aironeblu

    Stomachevole vedere a quali livelli possono arrivare la falsità e l’ipocrisia di una schifosissima genocida guerrafondaia che si vuole vendere come paladina dei deboli e degli oppressi: sono riuscito a leggere fino a quando afferma che il Mondo quando sente le parole " libertà, giustizia e democrazia" quello a cui pensa è… L’AMERICA, poi sono dovuto correre in bagno

  • Eshin

    INCOMMENTABILE.

    UN BIS
    Video di presentazione di Hillary 
  • AlbertoConti

    "… ho rappresentato tutti voi come Segretario di Stato"

    questo normalmente basterebbe per garantirle la trombatura. Ma che ne sanno gli elettori della clinton di cosa ha significato questa "esperienza"? Una beata fava per chi non sa neanche la geografia. L’ignoranza degli americani non è normale.

  • TizianoS

    LEO LYON ZAGAMI scrive:

    "Nel 2008 mi recai con un gruppo di Repubblicani a Austin in Texas durante la convention democratica che decise la nomination del futuro presidente Barack Obama che avevo già previsto sarebbe diventato il futuro presidente degli Stati Uniti.  Adesso l’America è  ancora sotto attacco in questi minuti proprio nella città di Austin in Texas con ben due sparatorie e almeno un morto.

    E pensare che nella conferenza appena conclusa del Partito Democratico che si è appena conclusa al Wells Fargo Center di Filadelfia , non si è quasi parlato del problema terrorismo, così come di quello dell’immigrazione. Questo perché il Partito Democratico negli States, così come in Italia,  è purtroppo il Partito degli Islamisti e dei terroristi.

    Una frase di Hillary mi ha particolarmente colpito durante il suo intervento finale dopo la nomination “Nessuno conosce l’Isis meglio di me”. Questa è forse una delle poche verità dette da questa pericolosa guerrafondaia e criminale del Nuovo Ordine Mondiale che ha aiutato a creare il pericoloso Stato Islamico durante il suo periodo come Segretaria di Stato.

    Questo attacco potrebbe essere dunque un ennesimo episodio che prova la pericolosità della Clinton; che ricordiamo essere finanziata non solo dall’alta finanza ma anche dal mondo islamico. Entrambe queste realtà vogliono sopratutto una cosa: disarmare la popolazione americana prima di attuare l’ultima fase del loro progetto mondialista. Speriamo che Donald Trump la fermi e riporti in auge l’americanismo non il globalismo, e la finiscano con questa balla dell’Islam moderato,  perché non esiste ed è solo un modo per creare il Crislam e arrivare a un unica religione mondiale dominata dal relativismo gesuita."

    http://leozagami.com/2016/07/31/nuovo-attacco-nella-citta-di-austin-in-texas/ [leozagami.com]