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CON SCAPPELLAMENTO A DESTRA

DI MARCO TRAVAGLIO
ilfattoquotidiano.it

“Gol mancato, gol subìto” è una regola ferrea del calcio. Ma non solo. L’altroieri M5S aveva un rigore a porta vuota: l’ha tirato in tribuna. E, con la partecipazione straordinaria di Napolitano e Bersani, ha perso un’occasione unica di spingere l’Italia verso un po’ di futuro. Ieri le lancette della politica hanno ripreso a camminare a ritroso verso il peggiore passato. Anziché andarsene in anticipo, accelerando l’elezione del successore e la soluzione della crisi, come pure aveva saggiamente pensato, Napolitano è riuscito a farci rimpiangere di non vivere in Vaticano (di Ratzinger purtroppo ce n’è uno solo, e non è italiano). E a dare ragione a Grillo anche quando aveva torto. La bi-Bicamerale escogitata per dettare l’agenda a un governo che non c’è ricorda la Restaurazione del 1815, col ritorno dei “codini” in Europa dopo la fine di Napoleone e il congresso di Vienna.

Solo che da noi la rivoluzione non c’è stata: siamo il paese della controriforma senza riforma e della restaurazione senza rivoluzione. Il paese che, quando ha le idee confuse, fa una commissione (anzi, due) per confondersele un altro po’. In un altro, la mossa del Presidente verrebbe chiamata col suo nome: golpe bianco, commissariamento della politica e degli elettori (e poi l’“antipolitico” sarebbe Grillo), con i saggi al posto dei colonnelli.

Nel paese di Pulcinella, è il tragicomico risultato delle non-dimissioni di Napolitano, seguite alla non-vittoria Pd, alla non-sconfitta Pdl, al non-statuto M5S, alla non-rinuncia di Bersani dopo il fallimento delle convergenze parallele e della non-sfiducia a 5Stelle, previa pausa di riflessione. Mentre le migliori lingue di giornalisti e giuristi fanno gli straordinari per magnificare la geniale, strepitosa, magistrale mossa del Colle, si sente persino dire che “il governo Monti è pienamente operativo” e sta per assumere “provvedimenti urgenti per l’economia”: è lo stesso che annega in acque territoriali indiane sul caso dei marò, col ministro degli Esteri che riesce a dimettersi da un esecutivo dimissionario. E il cui leader Monti è stato appena asfaltato dal 90% degli elettori.

Dunque l’eterna Bicamerale, aperta nel ’97 da D’Alema e B. e mai davvero chiusa nonostante le apparenze, riapre trionfalmente i battenti sotto le mentite spoglie di due “gruppi di saggi”.

C’è Onida, corazziere ad honorem per gli immani sforzi compiuti per difendere le interferenze del Quirinale nelle indagini sulla trattativa Stato-mafia e per negare l’ineleggibilità di B., dunque molto saggio.
C’è Giovannini, il presidente Istat che fu incaricato di studiare i costi della politica, ma alla fine si arrese stremato, dunque molto saggio.
C’è Pitruzzella, già associato allo studio Schifani, dunque garante dell’Antitrust e molto saggio.
C’è Rossi, il solito banchiere uscito dai caveau di Bankitalia, dunque molto saggio.
C’è Violante, quello che si vantava con B. di non avergli toccato le tv e il conflitto d’interessi, dunque molto saggio.
C’è Mauro, già Pdl, ora montiano, ma sempre Cl, dunque molto saggio.
C’è Quagliariello, che strepitò in aula contro gli “assassini” di Eluana, dunque molto saggio.
C’è Bubbico, già indagato e prosciolto per la buona politica in Lucania, dunque molto saggio.
C’è il leghista Giorgetti, che intascò una mazzetta da Fiorani, poi con comodo la restituì, dunque molto saggio.

Se questi sono saggi, i fessi dove sono?

Eppure piacciono a tutti. Anche ai 5Stelle, gli unici esclusi dalla spartizione quirinalesca, gli unici ignari della vera natura della bi-Bicamerale: una stanza degli orrori per rimettere in pista B. e patteggiare alle nostre spalle, una siringa di anestetico per infilarci la supposta dell’inciucio senza che ce ne accorgiamo.

Scommettiamo che i saggi parleranno quasi soltanto di giustizia?

Ps. Nella distrazione generale si son dimenticati Bersani nel freezer. Qualcuno lo avverta che non è più il premier incaricato e, se possibile, lo scongeli nel microonde.

Marco Travaglio
Fonte: www.ilfattoquotidiano.it
31.03.2013

Pubblicato da Davide

  • Firenze137

    Non vado pazzo per Travaglio ma l’analisi lucida e sopratutto la lista dei saggi con la loro “definizione” dei trascorsi è davero super.

    L’unica cosa che non condivido è che il M5S non si sia accorto di niente e che addiritttura plauda ad una “manovra” ben chiara e manifesta anche ai meno indottrinati politicamente. Il plauso dei M5S però davvero non me lo sarei aspettato.

    Non sarà che dietro ci potrebbe essere il recente “endorsamento” degli USA a Grillo ? Mah.. speriamo di no.

  • bdurruti

    Manca solo la chiosa finale: Napolitano rivaleggia con Kossiga per essere il peggiore PdR della storia di questa Repubblica delle banane. Ci ha pensato Gomez stamattina. E dire che sia lui che Travaglio non sono certo tra i giornalisti che stimo ma alle volte all’avversario liberale e montanelliano bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare

  • wilcoyote
  • ireneo

    In Itali i veri Saggi sono questi. Gente che ha vissuto e prosperato di, con, e dentro la partitocrazia. Faranno proposte Sagge per perdere tempo e non toccare nessuno, tanto meno B. Quanto a Napolitano, questa cosa mi pare pieno delirio costituzionale non scritto da nessuna parte.

  • RicardoDenner

    Tanto a Travaglio come al M5S non va bene nulla..avendo basato la propria esistenza come i cani che rincorrono le auto e poi non sanno che fare se l’auto si ferma..

    Il PD non si voleva sporcare con Berlusconi..il M5S non si voleva sporcare col PD…cioè..la democrazia parlamentare è solo uno scherzo..!

    Adesso anche Berlusconi rompe le balle dimostrando che il suo fine è legittimarsi..e lo può fare solo se governa col PD..o da solo..che così non ha bisogno..

    Napolitano ha messo una diga di tronchetti contro lo tzunami dell’incomprensione e della violenza..

    Prepariamoci al peggio..che la prossima mossa politica è il sangue.. (penso agli imprenditori veneti che hanno votato M5S)

  • vic

    Siccome e’ Pasqua un giretto per Roma ci sta tutto.
    Andiamo sul colle a curiosare un po’.
    Sara’ perche’ e’ l’alba, sara’ l’ora estiva, non si vede nessuno.
    Toh, un operatore ecologico!
    E’ pelato, pelatissimo. Imbraccia una di quelle scope di saggina che sono l’ideale per pulire i marciapiedi.
    Attacchiam bottone, va’!

    V: Buona Pasqua egregio!
    Operatore Ecologico: Buongiorno!
    V: Pure per Pasqua lavora lei!
    OE: Non me lo dica, alla mia eta’ poi.
    V: Pero’ vedo che e’ ben munito.
    OE: In che senso?
    V: Nel senso che ha una scopa di quelle tradizionali.
    OE: Sono un professionista, io…
    V: Dica dica.
    OE: Per questo sono preoccupato assai.
    V: Come mai?
    OE, indicando il Palazzo: vogliono distruggere la mia scopa preferita.
    V: ?
    OE: Non capisce? E’ di saggina la mia scopa.
    V: Embe’?
    OE stacca un fuscello: saggino 1
    OE stacca un altro fuscello: saggino 2
    ..
    OE stacca il decimo fuscello: saggino 10
    V: E ora?
    OE: Ora li consegno alla nazione, i migliori saggini della piazza!
    V: Diciamo del marciapiede.
    OE si mette a piangere, ma non vuol darlo a vedere.
    V: Su su, si faccia forza. Chi glielo fa fare, in fondo?
    OE sgrana gli occhi: E’ stato lui!
    V: Lui chi?
    OE allarga le braccia, sconvolto e stanco: il terribile drago!

    Sipario

  • Arcadia

    31 marzo 2013 – 17.42
    BUONA PROROGATIO

    Fin dal primo di marzo scorso, questo blog ha presentato una soluzione ( proposta da Paolo Becchi, il filosofo del diritto dell’Università di Genova presentato da Byoblu.com e diventato presto un punto di riferimento del nuovo universo politico esploso in Italia) dal nome sconosciuto e latineggiante, che presto – come lo spread – è diventato un termine noto e quasi inebriante per il palato: “prorogatio”.

    In buona sostanza, la prorogatio rappresentava la possibilità, in un contesto istituzionale difficile come questo, nel quale le forze politiche non si accordano per un nuovo Governo ma sono favorevoli a un ristretto numero di leggi da varare prima di tornare alle urne, di lasciare in carica il Governo attuale (ma limitato al disbrigo dei soli affari correnti) restituendo piena potestà legislativa al Parlamento, un po’ mortificato da anni di esecutivi che hanno dominato a colpi di decreti legge, e perfino da Governi tecnici non eletti da nessuno.

    La proposta ha incontrato il favore del Movimento Cinque Stelle che la ha sostenuta, ma è stata (prevedibilmente) criticata fino a giudicarla quasi inconsistente dal punto di vista costituzionale, probabilmente per l’esigenza dei partiti tradizionali di formare un Governo per evitare il ritorno alle urne, nel timore che avrebbero aggravato la loro contabilità elettorale.

    Ieri il Presidente della Repubblica, inaspettatamente, ha sostanzialmente sposato la tesi della prorogatio come unica soluzione per uscire dallo stallo politico nell’immediatezza, ricordando che esiste un Governo in carica, seppure dimissionario, e che il Parlamento può comunque iniziare a lavorare alla sua produzione normativa.

    In altre parole, un Governo sarà presto necessario, ma se la posta in gioco fosse stata solo l’esigenza di fare il bene del Paese, legiferando in linea con le dichiarazioni di convergenza programmatica (legge elettorale, tagli ai costi della politica, pagamento debiti delle pubbliche amministrazioni e così via), e non viceversa la cupidigia del potere di assicurare la perpetrazione di se stesso, allora si poteva cominciare subito, e oggi saremmo già a buon punto.

    E’ da notare, infine, che il Presidente Napolitano, venerdì pomeriggio, era intenzionato a dimettersi e a darne comunicazione in questi giorni di festività. Ha desistito subito dopo una telefonata di Mario Draghi. I nomi che in seguito sono stati fatti, i cosiddetti “saggi” cui è stata assegnata la funzione di “facilitatori”, sono composti in buona parte dalla solita nomenclatura bancaria, o da vecchie conoscenze della politica. Un pool di commissari che commissariano il governo tecnico di commissari? Un modo eccezionale e di dubbia prassi costituzionale per allontanare utleriormente i cittadini dalla politica. Non serve nessun “facilitatore”, basta il Parlamento, previa istituzione delle Commissioni parlamentari definitive.
    Tutto il resto è noia, come recitava il compianto Califano.

    Di seguito, un articolo che Paolo Becchi mi ha inviato qualche giorno fa, ma che a causa dei miei nuovi e frenetici impegni di lavoro non ero ancora riuscito a pubblicare. Lo faccio oggi, ed è il mio augurio di Buona Pasqua a tutti.

    E PROROGATIO SIA
    di Paolo Becchi

    Le ultime proposte del MoVimento 5 Stelle (cfr. Grillo, «Il Parlamento è sovrano») avevano, in poche ore, provocato un succedersi di commenti da parte di più o meno noti “costituzionalisti”. Si contestavano – senza peraltro addurre nessuna argomentazione – come “incostituzionali” questi due assunti:
    1.che il Governo Monti attualmente dimissionario fosse in prorogatio. Purtroppo non è possibile smentire questo dato di fatto. Monti ha rassegnato le proprie dimissioni il 21 Dicembre dello scorso anno, ed il suo Governo si trova, pertanto, in prorogatio fin da quella data. Sono già trascorsi, pertanto, oltre 100 giorni, ed altri ne trascorreranno fino a che il nuovo Governo (ma quale?) non presterà il giuramento nelle mani del Capo dello Stato (allora potremo fare i confronti con il 1996, quando il governo Dini rimase in prorogatio per 127 giorni, e con il 1979, in cui il quinto Governo Andreotti rimase in prorogatio per 126 giorni);
    2.che il Parlamento non potesse votare alcuna legge, non potesse svolgere alcuna attività legislativa, fino alla nomina di un nuovo Governo. Non era dato capirne la ragione, però. Vero è che il Governo, nella nostra costituzione, ha poteri che riguardano anche l’attività legislativa, ma ciò non significa che il Parlamento non possa autonomamente adottare iniziative legislative ed approvare nuove leggi senza il suo intervento.
    Il MoVimento aveva proposto alcuni obiettivi semplici e chiari: approvazione della nuova legge elettorale; approvazione di una legge sul conflitto di interessi, approvazione di una legge sui tagli delle Province e dei costi della politica. Il Parlamento non potrebbe, da solo, votarle senza la partecipazione del Governo? Per quale ragione? Perché il Parlamento non potrebbe, se vuole, approvare una legge elettorale d’iniziativa parlamentare? Ho già proposto un esempio – un esempio scolastico, elementare – se davvero si volesse superare il Porcellum. Basterebbe una legge di un solo articolo, che dicesse: «l’attuale legge elettorale è abrogata. Rivive la precedente».

    Mi sia consentita una piccola digressione. Qualche mattina fa ero stato invitato dai miei critici a leggere una replica a questo mio esempio, apparsa su un blog. L’autore vi sostiene che la Consulta, in occasione della pronunzia sull’inammissibilità dell’ultimo referendum per l’abrogazione della legge elettorale, avrebbe affermato che «non esiste il principio di quiescenza di una norma che ritorna vigente se la legge che l’ha abrogata viene a sua volta abrogata». All’autore, purtroppo, sfuggiva la distinzione tra l’abrogazione mediante referendum e la reviviscenza della legge per opera del legislatore. L’autore, in altri termini, non aveva mai letto la pronunzia della Corte Costituzionale che egli stesso cita, in cui la Consulta ribadiva che «l’ipotesi di reviviscenza presupposta dalla richiesta referendaria in esame [non] è riconducibile a quella del ripristino di norme a séguito di abrogazione disposta dal legislatore rappresentativo, il quale può assumere per relationem il contenuto normativo della legge precedentemente abrogata». Dunque, cerchiamo di non confondere le cose, e di lasciar perdere le critiche pretestuose.

    Critiche pretestuose come quelle che, sempre qualche giorno fa, avevano visto alcuni costituzionalisti affermare che il Parlamento non può sostituirsi al Governo, che deve esprimere un Governo e che è ad esso legato da un rapporto di fiducia. E’ ovvio, e nessuno ha mai sostenuto il contrario: cosa c’entra la prorogatio con tutto questo? La tesi era un’altra, infatti: fino a che il Presidente della Repubblica non conferirà l’incarico di Governo, fino a che il Governo non giurerà nelle mani del Capo dello Stato, il Parlamento è comunque libero di legiferare.

    Passo all’ultimo punto. Si sosteneva anche che il Parlamento non potrebbe legiferare, se il Governo resta in prorogatio. Ora, sembra che questa prorogatio, che limita il Governo ai soli “affari correnti”, riduca i poteri dell’Esecutivo ad un nulla. Anche questo assunto è falso, nonché smentito dalle recenti vicende che hanno riguardato le dimissioni del Ministro Terzi e la decisione del Governo (del Governo in prorogatio!) di riconsegnare i marò all’India. È stata una decisione su un “affare corrente”? E un costituzionalista aveva dichiarato che il Parlamento non potrebbe legiferare perché il Presidente del Consiglio, in prorogatio, non potrebbe controfirmarne la promulgazione da parte del Capo dello Stato. La controfirma sarebbe un atto che eccede l’ “ordinaria amministrazione”?

    C’è una riflessione, che si impone. La distinzione tra atti consentiti e preclusi durante la prorogatio non è mai stata chiarita definitivamente. La prassi che è stata seguita in questi anni ha visto il Governo dimissionario definire, attraverso circolari, i poteri che dovevano considerarsi rispondenti agli “affari correnti” e quelli eccedenti l’ordinaria amministrazione. Ora, dall’esame delle circolari che si sono succedute nel tempo, si può facilmente evincere (cfr. l’articolo di G. Endrici, I poteri del governo dimissionario, in «Giornale Dir. Amm.», 1996, 7, p. 676 e ss.):
    1.che il Governo in prorogatio può convocare il Consiglio dei Ministri in tutti i casi in cui sia necessario provvedere ad adempimenti costituzionali o conseguenti agli impegni internazionali e comunitari, o per provvedere in casi di necessità e urgenza, compreso l’esame delle leggi regionali;
    2.che il Governo può proseguire anche l’iniziativa legislativa per la presentazione dei disegni di legge già deliberati precedentemente le dimissioni e per quelli imposti da obblighi comunitari o internazionali;
    3.che il Governo può continuare ad emanare decreti-legge, in quanto presuppongono casi di necessità ed urgenza. Endrici fa notare, correttamente, come «attraverso la breccia, formale, dell’urgenza, è passata una sostanziale normalizzazione della produzione normativa durante il periodo di crisi»;
    4.che, secondo la circolare Ciampi, il Governo può anche adottare le iniziative legislative necessarie all’adozione degli atti normativi delegati dal Parlamento o all’attuazione di impegni internazionali e comunitari.
    5.che, con riferimento ai rapporti internazionali, le circolari prevedevano, solitamente, la sospensione di ogni missione all’estero di membri del governo. Non mi pare, peraltro, che ciò sia avvenuto nel caso del Governo Monti.
    6.che, a partire dal 1987, le circolari non hanno più previsto la necessità di dare avviso alla Presidenza delle Camere di sospendere le attività legislative diverse dalla conversione dei decreti-legge e dall’approvazione della legge di bilancio.
    7.Un autorevole costituzionalista come Andrea Manzella, ha commentato, nei giorni scorsi: «[…] a mio modesto avviso le nuove Camere, una volta insediate, hanno pieno potere legislativo, e possono legiferare su materie come il conflitto d’interessi, la corruzione, e anche la riforma elettorale. Su tutti le materie che non toccano il rapporto fiduciario col governo». È una tesi che aveva già sostenuto in suo testo del 1991 (A. Manzella, Il Parlamento, Bologna, 1991, p. 132).
    Come si è potuto affermare, allora, che il Governo in prorogatio non avrebbe potuto neppure controfirmare un atto del Presidente della Repubblica? Come si è potuto sostenere che il Parlamento non avrebbe avuto poteri legislativi pieni su tutte le materie che non riguardano il suo rapporto con il Governo? Ignoranza o malafede? O, più semplicemente: la polemica non aveva nulla a che vedere con il rispetto della Costituzione né, tantomeno, con questioni giuridiche.

    La verità è che gli attacchi al MoVimento erano e sono di natura politica. E si è cercato di mascherarli sotto la pretesa dell’obiettività scientifica. La cosa paradossale ed indecente di questo Paese è tutta qui: che un filosofo del diritto sostenga una tesi e che venga immediatamente criticato senza argomenti dagli addetti ai lavori. C’è da augurarsi soltanto che i gruppi parlamentari del MoVimento dimostrino con i fatti l’inconsistenza delle posizioni di questi “intellettuali”, iniziando a presentare progetti di legge in Parlamento sui punti del loro programma. E vedremo quel che succederà.

    http://www.byoblu.com/post/2013/03/31/E-prorogatio-fu.aspx

    p.s. qui la posizione di Becchi sui nomi dei “facilitatori”.

  • nuvolenelcielo

    ho visto le prime pagine di Libero e il Giornale che parlano di re Napolitano e ritorno della monarchia… mi sembrano azzeccatissime, questo qui dà la responsabilità di governo a quelli che gli pare strafregandosene delle elezioni appena avvenute.

  • Tao

    L’ultima mossa politica di Giorgio Napolitano, prima della scadenza del mandato presidenziale, può essere sia una cartuccia che si rivela sparata a salve che un pericoloso tiro di cecchino sul corpo di questo paese. L’esito del colpo di carabina tirato al paese è incerto, l’ha detto lo stesso Napolitano, ma il bersaglio è chiaro. Ma andiamo per gradi.

    Il mese successivo alle elezioni di febbraio è stato solo una lenta agonia per Pierluigi Bersani e la maggioranza che l’ha eletto segretario del Pd. Agonia forse evitabile, visto che era chiaro dalla sera del 25 febbraio non c’erano margini politici per un governo Pd-Sel appoggiato dall’esterno, ma anche in un certo senso obbligata dalla legge elettorale. Legge che ha ha fornito, alla Camera, un numero di deputati al centrosinistra spropositato rispetto all’effettivo peso politico. E che ha comunque spinto Pierluigi Bersani, forte di questa maggioranza in una delle due camere, a cercare appoggio oltre l’impossibile. Finita questa fase un pò scontata, ma anche utile per le diplomazie parallele che hanno lavorato per uscire dallo stallo di febbraio, si è passati ai giochi politici seri.

    Ed è in questo contesto, e negli ultimissimi giorni, che è arrivata la mossa di Giorgio Napolitano. In due atti. Il primo è stato quello di spedire Pierluigi Bersani, e Sel, nello spazio profondo di un preincarico dal quale non è ancora ufficialmente uscito (e dal quale sia Bersani che Vendola forse mentalmente e politicamente non usciranno mai). Il secondo quello di nominare, novità assoluta nella storia della Repubblica, una commissione di dieci saggi che indirizzi i futuri possibili accordi di governo. E’ nella lista dei saggi nominati, e quindi nel dettaglio, che sta il demonio della trappola tesa a questo paese.  Ci sono infatti diversi nomi di indubbio prestigio, capacità professionale e scientifica (Onida, Giovannini ad esempio), ma due sono i personaggi che danno il senso politico dell’operazione. Che più che essere un tentativo ecumenico di risoluzione dei vari conflitti politici rappresenta davvero un preciso esercizio di selezione tra chi conta in politica e chi no. Prima di tutto, in area Pd, per quanto riguarda le riforme istituzionale c’è Luciano Violante. Non un nome ma IL nome storico di garanzia per tutti gli accordi, e i tentativi di accordo, tra centrodestra e centrosinistra. Dall’assetto proprietario delle tv, al tentativo di “riformare” la magistratura alle riforme istituzionali vere e proprie. Il cantore delle esigenze dei “ragazzi di Salò” e colui che ha avuto il potere di ammonire, pubblicamente e alle camere, Berlusconi. Sul fatto che il centrosinistra, in caso di violazione delle intese da parte del centrodestra, avrebbe rimesso in discussione gli accordi sulle tv Mediaset (il bello è che il centrosinistra, dopo questo sfacciato episodio, ha continuato a prendere i voti antiberlusconiani. Potenza della credulità popolare).  

     A Violante si accompagna quindi Quagliariello che, da diverso tempo, è il pontiere in area centrodestra per le grandi intese e le riforme istituzionali. La vera matrice delle due commissioni dei saggi passa quindi attraverso l’intesa tra i personaggi indicati. Se tra Violante e Quagliarello fluiranno bozze, discussioni, intese l’intero asse delle due commissioni prenderà quota. Già ma cosa sono queste due commissioni? Poco più di un niente, mediaticamente gonfiato, o un tentativo di commissariamento dei partiti sui futuri contenuti, e protagonisti, di governo? Sono vere entrambe le versioni, finchè lo scenario politico rimane quello attuale. Con i veti incrociati, che vanno sciolti in un senso o in un altro, tra i cartelli elettorali.

    Soffermiamoci però sull’eventuale successo delle commissioni Napolitano. Avremmo due gruppi di saggi, i cui criteri di nomima sono discrezionali e sulla cui costituzionalità ci sarebbe da discutere,  che di fatto rappresenterebbero un commissariamento,  su procedure e contenuti, dell’intero parlamento. O, se si preferisce, avremmo una sorta di incubatore delle possibili intese tra pdl e ciò che resterà del pd dopo la resa dei conti interna al riparo dalla dialettica parlamentare. Allo stesso tempo, vista la scadenza indefinita della commissione, avremmo l’indirizzo politico voluto da Napolitano, che esclude Sel come mezzo Pd, in grado di condizionare i futuri assetti di governo ed istituzionali ben oltre la fine del suo mandato. Già, ma quale è l’indirizzo politico di Napolitano?
    Prima di tutto rimandiamo ad un articolo del settembre scorso (*) quando questo scenario, invisibile agli elettori di centrosinistra (esempi aurei di credulità popolare progressista), si stava preparando.

    Per farla breve, attraverso la presidenza Napolitano passa la consapevolezza, nelle reti istituzionali, che si debba chiudere il cerchio del funzionamento dei processi governamentali spezzato negli ultimi anni della seconda repubblica, a partire dalla esplosione della crisi dei subprime. Questo cerchio si chiude necessariamente espellendo, dal novero dei diritti come da quello della rappresentanza reale, l’ampia porzione di società incompatible con i processi di ristrutturazione economica e finanziaria dell’Ue e dell’eurozona. Piaccia o non piaccia, e a chi scrive al momento pare poco di più che un fan club allargato di un uomo di spettacolo, il M5S ha avuto un risultato elettorale che ha impedito la chiusura di questo cerchio. Passato l’effetto choc ad oltre un mese dal risultato elettorale Napolitano, come annunciato in Europa, lavora attorno ad un nuovo tentativo di chiusura non tanto di una nuova maggioranza ma di un processo di governamentalità compatibile con le (pericolose) ristrutturazioni Ue-eurozona.

    Si guardi ai risultati che si delineano dalla giornata di sabato: rilegittimazione del governo Monti, un unicum della storia repubblicana, che si era dimesso e in un’altra legislatura; istituzione di due commissioni di saggi, oltre che di due speciali alla camera e al senato. Tutto questo dispositivo assieme, in maniera ignota, se funzionerà guiderà, passaggi delicatissimi come il dpef, la liquidazione di parte dei debiti dello stato a banche ed imprese, la tares, l’iva. Con un governo Monti che, fino a nuovo ordine, è legittimato nei vertici Ue ed eurozona. Il tutto con i due più importanti saggi della commissione, Violante e Quagliarello, che rischiano di essere i dominus della vita repubblicana senza essere stati eletti da nessuno in quel ruolo ma nominati da un presidente di fatto scaduto.

    Si cercherà, nella dialettica Violante-Quagliariello, di mettere mano ad una forma stato più autoritaria ed agile, in linea con fiscal compact e pareggio di bilancio, dando qualche concessione all’immagine (sul numero di parlamentari, sulla fine del bicameralismo perfetto). Si cercherà di metabolizzare istituzionalmente il recente Two pack, l’accordo continentale sul controllo della legge di stabilità che rende inutile la sovranità popolare. E si cercherà di trovare soluzione politica all’impasse. Soluzione che, nella formula Violante-Quagliariello, passa attraverso la resa del Pd rispetto a  qualsiasi velleità di rappresentanza, anche simbolica, a sinistra e il definitivo sganciamento dal sindacato assieme all’istituzione di leggi draconiane sul lavoro e sulla produttività. Per non parlare del processo di estinzione della spesa pubblica e di supporto alle voragini bancarie nazionali e continentali.

    Per il pdl si tratterebbe di rendere finalmente certo, per Mediaset e per il paese, il processo di uscita di Berlusconi dai guai giudiziari prima e dalla vita politica poi. Lasciando Cologno Monzese come solido player dell’ormai difficile mercato della tv generalista e della raccolta pubblicitaria.
    Per mettere in piedi tutta questa possibile architettura Napolitano, facendo finta di ascoltare Bersani, ha dato retta al potente Olivero, presidente delle Acli, ascoltato in Vaticano e della corrente vincente di Scelta Civica. Costruendo una lista di saggi che proverà ad aiutare, definendo i contenuti “di salvezza nazionale”, l’emersione di una maggioranza. Che, se ci sarà, sarà ottenuta facendo fuori mezzo Pd, quello contrario alle larghe intese, Sel e riducendo il movimento a 5 stelle a folkloristico, magari chiassoso, esempio di rinnovata partecipazione popolare alla vita delle istituzioni.

    In questo senso la commissione di saggi potrebbe essere anche il luogo dove passano sia il nome del nuovo presidente del consiglio e di quello della repubblica. Visto con occhi europei, specie quelli di Bruxelles o di Francoforte, l’esperimento è compatibile con quel che chiede l'”Europa” e potrebbe anche funzionare. Visto con occhi italiani si tratta di un tentativo che può fallire per molte variabili. Si va dal desiderio di forzare la mano elettoralmente da parte di uno dei contendenti, alle resistenze di parte del Pd, al precipitare della crisi sociale o alla conclamata impossibilità di risolvere in termini materiali la crisi liberista e bancaria.

    La trappola per italiani di Napolitano nel frattempo è stata piazzata. Il fatto che scatti o meno dipende, come spesso in questi casi, da variabili anche molto sottili.
    Tayllerand, che di sottigliezze del potere se ne intendeva persino più di Andreotti, dei governanti spesso diceva “siate ai loro piedi ma mai nelle loro mani”. Il problema è che un intero paese rischia di finire, per una nuova lunga stagione, proprio nelle loro mani. Se invece la trappola non scatterà si tratterà di comprendere i benefici del caos istituzionale. Comprensione per la quale il paese sembra ancora acerbo. Vent’anni di seconda repubbblica, e del suo pessimo abito mentale prima ancora che politico, non passano in un istante.

    nique la police
    Fonte: http://www.senzasoste.it
    Link: http://www.senzasoste.it/nazionale/la-trappola-per-italiani-di-giorgio-napolitano-scattera
    31.03.2013

    * http://www.senzasoste.it/nazionale/napolitano-e-l-ipotesi-di-golpe-bianco-cronache-delle-mutazioni-istituzionali

  • yago

    In questo senso la commissione di saggi potrebbe essere anche il luogo dove passano sia il nome del nuovo presidente del consiglio e di quello della repubblica. Visto con occhi europei, specie quelli di Bruxelles o di Francoforte, l’esperimento è compatibile con quel che chiede l'”Europa” e potrebbe anche funzionare…………..

    Funzionerà. Grillo ritornerà a far folklore e Berlusconi farà finta di mettersi da parte. Sperare che chi conta si fosse messo da parte è stato ingenuo.

  • EmmeEmme

    Salve Vic,
    molte grazie per questa ennesima brillante favoletta, oltretutto pasquale:
    sorridere e illuminare lo sfacelo che incombe…

    Cari Saluti
    Emme

  • Pellegrino

    Le solite travagliate, dove è più importante quello che non dice che quello che dice.. Onida, ad esempio, è il rappresentante italiano della Open Society dello speculatore George Soros, nonche il di lui legale.

  • Elisenda

    Davide dovrebbe pubblicare i tuoi aneddoti piuttosto che le storielle infondate di Mister Mincuo! Aggiungerei anche al posto delle righe frenetiche e acide di Monsieur Travaglio.

  • jesskarton

    grazie per questo articolo, le cui tesi condivido totalmente.. siamo ad un altro colpo di stato malamente mascherato

  • Don52

    ….. e il decimo “saggio” dov’è?

  • Tetris1917

    I 5 stelle? Uno strazio politico continuo…….e la cosa tragica che riescono pure a tenere con i testicoli questa banda novecentesca!
    Un vero Napoleone a Waterloo

  • jorge

    Nel frattempo, Grillo non solo tace ma si aggiunge alla genuflessione mediatica nei confronti del nuovo papa promuovendo un libro a firma di un giornalista cattolico arruolato dal giornale “Clarin” di Buenos Aires,
    tale Sergio Rubin, e la giornalista ANSA e collaboratrice di Radio Vaticana, tale Francesca Ambrogetti che veicola un’immagine “endulcorata” di Francesco I ad uso e consumo della (povera) gente.

  • jorge

    Nel frattempo, Grillo non solo tace ma si aggiunge alla genuflessione mediatica nei confronti del nuovo papa promuovendo un libro a firma di un giornalista cattolico arruolato dal giornale “Clarin” di Buenos Aires,
    tale Sergio Rubin, e la giornalista ANSA e collaboratrice di Radio Vaticana, tale Francesca Ambrogetti che veicola un’immagine “endulcorata” di Francesco I ad uso e consumo della (povera) gente.

  • Kazonga

    In effetti questa reazione blanda da parte del M5S è un po’ sconcertante.

    In fin dei conti ‘sta storia dei 10 saggi è evidentemente un goffo tentativo di prolungare l’agonia del governo Monti, ed è l’apoteosi della “vecchia” politica. Oltretutto è una procedura assolutamente non prevista dalla costituzione.

    Mi sarei in effetti aspettato un bel casino dal Grillo&C, invece…