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COMUNQUE VADA SARA’ UNO YANKEE

DI GIANNI PETROSILLO
conflittiestrategie.it

Dietro ad ogni candidato alla Presidenza della Repubblica italiana c’è sempre l’America. L’endorsement statunitense pare proprio una conditio sine qua non per essere eletti o almeno indicati come favoriti al “soglio quirinalizio”.

Sul Colle si sale se si è attraversato, almeno una volta, l’Oceano Atlantico, col fisico o con la mente, comunque meglio se col primo, altrimenti nisba, si è destinati a fare volume tra concorrenti meglio posizionati per le ragioni accennate.Senza recarsi a Washington, mecca del governo occidentale, si difetta dei crediti indispensabili per aspirare allo scranno più alto delle istituzioni nostrane.

Vi sembra strano? Non lo è perché siamo un Paese a sovranità limitata, ormai più vicino ad una simil-colonia che ad una nazione libera ed autodeterminata.

Da quando poi la nostra classe dirigente si è messa in gonnella di fronte ai poteri forti internazionali, siano essi amministrativi o finanziari, episodi come quello di Sigonella sono diventati impensabili. Ci mostriamo troppo remissivi e passivi, anche quando non ve ne sarebbe alcun bisogno. Quando il coinvolgimento internazionale ti viene lanciato come un osso dai tuoi padroni non vuol dire che sei rispettato ma che sei tollerato come alleato di compagnia, al quale ci si affeziona e si lasciano i resti per compassione ma che, tuttavia, non si esita a bastonare laddove dovesse iniziare ad abbaiare fastidiosamente.

Non c’è più la guerra fredda e i nostri ingombranti sodali non temono cedimenti verso altri competitors geopolitici, per cui danno per scontato, o fanno in modo che lo sia, il nostro gravitare intorno alla loro sfera egemonica senza se e senza ma e, soprattutto, senza inaccettabili pretese.

Una volta, l’ex inquilino del Quirinale, Francesco Cossiga, grande stimatore della Casa Bianca, ebbe a dire che nelle relazioni con gli Stati Uniti d’America non bisogna mai oltrepassare dei limiti. Il primo, quello di passare dall’amicizia all’accondiscendenza perché altrimenti anziché stringerci la mano si mangeranno tutto il braccio. Ed è quello che è accaduto. Ormai la loro influenza è diventata un condizionamento pieno, tanto che s’immischiano anche in affari minori nei quali, antecedentemente, avevamo una certa discrezionalità. Lo fanno perché sanno che anziché rifiutarci concederemo quello che va anche oltre ogni loro aspettativa.

Venendo agli uomini indicati dai partiti, per questo giro di votazioni presidenziali, a prescindere da chiunque andrà a vincere, registriamo la presenza di tanti papabili con le decorazioni giuste, cioè quelle a stelle e strisce.

Iniziamo da Franco Marini. Come racconta l’Espresso, negli anni ’70, lo Zio Sam si affida a lui per impedire la fusione delle tre sigle sindacali, in concomitanza con la crescita elettorale del PCI, che destava preoccupazione dalle parti di Washington. La Cisl, sigla cattolica, rischiava di finire fagocitata dalla meglio organizzata e rivendicativa CGIL. Nel 1974 il “lupo marsicano” si reca negli States dove riceve, probabilmente, aiuti economici tramite l’Afl-Cio e, sicuramente, indicazioni e consigli. La fusione salterà, la Cisl si ricompatterà e Marini avrà garantita la carriera.

Romano Prodi, invece, è stato Senior Advisor di Goldman Sachs, la più potente merchant bank statunitense, è membro dell’Aspen Institute, think tank che fa da sponda alle idee ed ai progetti americani sul nostro suolo, secondo vie non sempre trasparenti, ed è stato spesso ospite del Bilderberg, il club degli illuminati della finanza e dell’industria mondiale, sul quale si dicono cose poco lusinghiere, quasi massoniche. Inoltre, da Presidente dell’Iri, il professore in bici, ha contribuito alla svendita scriteriata di alcuni preziosi tesori di stato finiti nelle mani di italiani legati alla finanza atlantica.

Mario Draghi. Sull’attuale Presidente della BCE lascio volentieri la parola all’ex picconatore Cossiga:


Un vile, un vile affarista, è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana, e male, molto male io feci ad appoggiarne, quasi ad imporne la candidatura a Silvio Berlusconi, male, molto male. E’ il liquidatore, dopo la famosa crociera sul Britannia, dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana, quand’era Direttore Generale del Tesoro, e immaginarsi cosa farebbe da Presidente del Consiglio dei Ministri, svenderebbe quel che rimane, Finmeccanica, l’Enel, l’Eni ai suoi comparuzzi di Goldman Sachs”.

Annuisco e non aggiungo per carità di patria.

Massimo D’Alema. Costui rappresenta l’incarnazione della massima di Gianni Agnelli secondo la quale certi interessi di destra sono sempre stati meglio assicurati da governanti di sinistra. Gli americani fecero lo stesso ragionamento nel 1999 e per salvaguardare i loro business imperiali e allargare le rivendicazioni mondiali, alla vigilia della guerra contro la Serbia, favorirono l’ascesa al premierato di un ex comunista pacifista, Massimo D’Alema appunto. A presentare D’Alema a Clinton fu Cossiga che per lui organizzò il ribaltone dell’Esecutivo rassicurando anche dell’assoluta fedeltà di Baffino alla causa, con la messa a disposizione di basi e caccia italiani per bombardare Belgrado.

Giuliano Amato? Medesima allegra comitiva, Bilderberg, Aspen, trilateral.

Infine, che dire di quello appena traslocato, Giorgio Napolitano? Il primo comunista, nel 1978, ad essere accolto dal Dipartimento di Stato americano

Quindi, non vi affannate troppo con pronostici facili. In Italia, comunque vada, il Capo dello stato sarà uno yankee.

Gianni Petrosillo
Fonte: www.conflittiestrategie.it
Link: http://www.conflittiestrategie.it/comunque-vada-sara-uno-yankee
19.04.2013

Pubblicato da Davide

  • pasquale50

    Già purtroppo questo è il paese in cui viviamo, se si pensa che Rodotà sia una novità.. ma nulla è un caso nemmeno quando fanno finta di bruciare Marini..se nn si arriva a questo allora si è perso troppo tempo.
    Buona Giornata a tutti aspettando un nuovo ordine e la moneta elettronica

  • Hamelin

    Spietata , Onesta e Pura Verità.
    Niente di Buono all’orizzonte…

  • s_riccardo

    SE IL NOSTRO PRESIDENTE SARA’ UNA PEDINA DEGLI IMPERIALISTI E UBBIDIRA’ AL LORO VOLERE CON ACCONDISCENDENZA PECORILE, ALLORA SARA’ LA FINE E SOLO UN GRANDE MOVIMENTO POPOLARE DI DISSENSO CI POTRA’ DARE LA LIBERTA’ PERDUTA 67 ANNI FA.
    SOSTENIAMO CHI PRENDERA’ L’INIZIATIVA. LA DIFESA DEL TERRITORIO E DELLA NOSTRA LIBERTA’ E’ PRIORITARIA PRIMA DELLA SOPRAVVIVENZA DEI PARTITI. DENSE NUBI SI RACCOLGONO SULLA NOSTRA TESTA. “v”

  • Roma

    Concordo in pieno. E vorrei aggiungere una citazione del più grande uomo politico italiano: “Non si è vinti finchè non ci si dichiari vinti.Questo dovranno ricordare gli italiani, se, sotto la dominazione straniera, arriveranno a sentire l’insoffocabile risveglio della loro coscienza e dei loro spiriti. …. Penso a coloro ai quali sará negato per anni di amare e soffrire per la Patria e vorrei che essi si sentissero non solo testimoni di una disfatta ma anche alfieri della rivincita.” Sembra scritto oggi, invece furono parole scritte nella notte fra il 27 e il 28 aprile del 1945 a Giulino di Mezzegra (lago di Como)

  • vraie

    PURTROPPO PER ESSERE IMPERMEABILI ALLE INGERENZE AMERICANE NON BASTERA’ IL CENTRALISMO DEMOCRATICO, è troppo poco

  • alberto_rasoneri

    Non per screditare Rodotà, ma anche lui è stato negli USA. Ci ha addirittura insegnato!
    Qualche amico se lo sarà fatto di sicuro.
    E gli incontri tra Grillo e l’ambasciatore americano Thorne? Che gli abbia suggerito lui a Grillo di mettere in lista Rodotà, magari dietro a qualcuno che sicuramente avrebbe rifiutato l’incarico? Lo so, queste sono tutte speculazioni infondate, ma ammettiamolo: alla fine era abbastanza prevedibile che il M5S avrebbe tirato fuori dal cappello un candidato alla presidenza migliore a quei babbuini telecomandati del PD.
    Era prevedibile che Bersani dovesse proteggere Berlusconi e che alla fine avrebbe fatto un clamoroso autogol, con tanto di tesserine del PD bruciate in piazza. Bersani è morto ma non importa perchè Grillo può prendere il suo posto. L’importante è sbarazzarsi di Berlusconi, che con i suoi corteggi a Putin e alla Gazprom ha fatto incazzare lo Zio Sam.
    Alla fine l’Italia è questa: un quadratino nello scacchiere dove mettere basi, radar e armi nucleari. La guerra fredda non è mica finita con la fine dell’URSS.
    In ogni caso, ho fatto un po’ di ricerca su Rodotà e mi sembra un ottimo candidato alla presidenza (per quello che si riesce a sapere su di lui su internet).
    Ma ricordiamoci che non è tutto oro quello che luccica. Ricordate l’entusiasmo di tutti quelli che salutavano Monti con entusiasmo perchè finalmente ci eravamo sbarazzati del Berlusca?
    (o almeno così credevano loro e quelli di Goldman Sachs)

    ——-
    Gli Incorreggibili [incorreggibili2012.blogspot.com]

  • lucamartinelli

    Fa male dirlo ma che i nostri politicanti siano i ciambellani dello zio Sam è del tutto normale, purtroppo. Sta scritto nelle clausole segrete dell’armistizio dell’8 settembre, come ho già avuto modo di dire in altra occasione. Quindi non c’è nulla da fare….da noi non esiste un De Gaulle che prenda a calci nel sedere gli yankee. Buona serata.

  • cardisem

    Ho appena finiti di ascoltare delle maratone televisive ed in effetti mi ha sorpreso la strana pretesa che un presidente della repubblica debba avere innanzitutto una caratura internazionale. Nessuno ha spiegato perché…

  • yakoviev

    A carico di Massimo D’Alema filoamericano va ascritto anche il fatto che, oltre ad aver obbedito agli Usa facendo la guerra alla Jugoslavia, ha messo la sua firma in calce al nuovo statuto della Nato, che la trasforma anche formalmente da alleanza (almeno sulla carta) “difensiva” in alleanza apertamente interventista. Niente male per uno che negli anni 70 tuonava nei comizi contro l’imperialismo etc.