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COME UN’LITE SEGRETA CREO’ L’ UNIONE EUROPEA PER COSTRUIRE UN GOVERNO MONDIALE

DI ALAN SKED

telegraph.co.uk

I votanti al referendum inglese devono sapere che fin dal primo giorno l’Unione Europea intendeva costruire un superstato federale.

Mentre ferve il dibattito sul prossimo referendum UE, è utile ricordare in primo luogo in che modo la Gran Bretagna sia giunta all’adesione. Mi sembra, infatti, che la maggior parte della gente non capisca il motivo per cui uno dei vincitori della seconda guerra mondiale debba struggersi così tanto per entrare a far parte di questo “club”. E questo è un peccato, perché la risposta a questa domanda è la chiave per capire perché l’Unione Europea stia andando così male.

La maggior parte degli studenti inglese sembra pensare che la Gran Bretagna fosse in difficoltà economiche, e che la Comunità Economica Europea – come si chiamava allora – costituisse un nuovo motore economico in grado di rivitalizzare la sua economia. Altri pensano che dopo la seconda guerra mondiale la Gran Bretagna avesse avuto bisogno di riformulare la sua posizione geopolitica da quella di tipo ‘imperiale’ a una più realistica all’interno dell’Europa. Nessuno di questi argomenti, tuttavia, è valido.

La CEE negli anni 1960 e 1970 non era in grado di rigenerare nessuna economia possibile. Utilizzò le sue magre risorse per l’agricoltura e la pesca e non disponeva di mezzi e di politiche per poter generare una crescita economica.

“Quando entrammo nella CEE il nostro tasso di crescita annuale fu un record del 7,4 per cento. L’attuale cancelliere morirebbe per simili cifre.”

Quando la crescita arrivò, non fu grazie alla Comunità Europea. Dalle riforme sull’offerta di Ludwig Erhard in Germania Ovest nel 1948 alle privatizzazioni della Thatcher delle industrie nazionalizzate negli anni ‘80, la crescita europea giunse attraverso riforme introdotte dai singoli paesi e replicate in altri. La politica dell’Unione Europea è sempre stata irrilevante o addirittura dannosa (vedi l’ Euro).

Né si può dire che la crescita britannica sia mai stata inferiore di quella Europea. A volte l’ha anche superata. Nel 1950 l’Europa occidentale registrò un tasso di crescita del 3,5%; nel 1960 era del 4.5%. Ma nel 1959, quando Harold Macmillan assunse l’incarico di governo, il reale tasso di crescita annuo del PIL britannico, secondo l’Ufficio nazionale di statistica, era quasi del 6%. Ed era sempre intorno al 6% quando de Gaulle pose il veto alla nostra prima domanda di adesione alla CEE nel 1963.

Nel 1973, quando entrammo nella CEE, il nostro tasso annuo di crescita nazionale segnò un record del 7,4%. L’attuale cancelliere morirebbe per una simile cifra. Quindi per noi l’argomento ‘economia-paniere’ non sta in piedi.

E che dire della geopolitica? Quale argomento, alla luce fredda del senno di poi, avrebbe potuto essere così convincente da indurci a farci prendere a calci dai nostri alleati del Commonwealth nella seconda guerra mondiale per voler aderire ad una combinazione economica tra Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Francia, Germania e Italia?

Quattro di questi paesi non avevano alcun peso internazionale. La Germania era stata occupata e divisa. La Francia, nel frattempo, aveva perso una guerra coloniale in Vietnam e un’altra in Algeria. De Gaulle era giunto al potere per salvare il paese dalla guerra civile. La maggior parte dei realisti sicuramente avranno considerato questi stati come un gruppo di perdenti. De Gaulle, egli stesso un iper-realista, sottolineò che la Gran Bretagna aveva delle istituzioni politiche democratiche, legami commerciali con tutto il mondo, cibo a buon mercato dai paesi del Commonwealth ed era anche una delle maggiori potenze mondiali. Perché avrebbe voluto entrare nella CEE?

“Harold Macmillan e i suoi consiglieri più stretti, facevano parte di una tradizione intellettuale che vedeva la salvezza del mondo in una forma di supergoverno mondiale”

La risposta è che Harold Macmillan e i suoi più stretti collaboratori erano parte di una tradizione intellettuale che vedeva la salvezza del mondo in una forma di supergoverno mondiale fondato sul federalismo regionale. Era anche molto vicino a Jean Monnet, che condivideva lo stesso pensiero. Così, Macmillan diventò il rappresentante del movimento federalista europeo nel Gabinetto britannico.

In un discorso alla Camera dei Comuni sostenne il progetto della Comunità europea del carbone e dell’acciaio (CECA) prima ancora che fosse annunciato in Europa. In seguito, si adoperò per la conclusione di un accordo di associazione tra Regno Unito e la CECA, e fu sempre lui a garantire che dopo la Conferenza di Messina, che diede vita alla CEE, ai negoziati di Bruxelles fosse sempre presente un rappresentante britannico.

Alla fine degli anni ’50 spinse per l’adesione dell’ European Free Trade Association alla CEE. Poi, quando il generale De Gaulle iniziò a cambiare la CEE in qualcosa di meno federale, si affrettò a presentare una vera e propria domanda di adesione britannica, con l’intento di frenare le ambizioni gaulliste.

Il suo scopo, in un’alleanza con gli Stati Uniti e i proponenti europei di una ordine mondiale federalista, era di dare un colpo alla emergente alleanza franco-tedesca, vista come un’alleanza tra il nazionalismo francese e quello tedesco.

Lo statista francese Jean Monnet, (1888 – 1979), che nel 1956 fu nominato presidente della Commissione per gli Stati Uniti d’Europa.

Monnet incontrò più volte – segretamente – Heath e Macmillan, per facilitare l’ingresso britannico nella CEE. Egli, infatti, fu il primo ad essere informato in quali termini avrebbe potuto inquadrarsi un’eventuale entrata britannica nella Comunità Europea.

Nonostante il consiglio del Lord Cancelliere, Lord Kilmuir, che l’adesione avrebbe significato la fine della sovranità parlamentare britannica, Macmillan fuorviò deliberatamente la Camera dei Comuni – e praticamente tutti gli altri, da statisti del Commonwealth a colleghi di governo e l’opinione pubblica – dicendo che erano coinvolti solo rapporti commerciali minori. Tentò anche di ingannare De Gaulle, dicendo di essere anti-federalista e un suo caro amico e che avrebbe fatto in modo che anche la Francia, come la Gran Bretagna, ricevesse i missili Polaris dagli americani. Ma De Gaulle non la bevve, e pose il veto per la domanda di adesione della Gran Bretagna.

Macmillan lasciò a Edward Heath il prosieguo della questione, e Heath, insieme a Douglas Hurd, dispose – secondo documenti di Monnet – che il Partito Tory diventasse un membro (segreto) della Commissione per gli Stati Uniti d’Europa di Monnet.

Secondo il primo assistente e biografo di Monnet, Francois Duchene, più tardi anche i partiti Laburista e Liberale fecero la stessa cosa. Nel frattempo, il Conte di Gosford, uno dei ministri per la politica estera di Macmillan nella Camera dei Lord, informò apertamente la Camera che lo scopo della politica estera del governo era un supergoverno mondiale.

“L’establishment anglo-americano era quindi intenzionato a creare una federazione di Stati Uniti dell’Europa”

La Commissione di Monnet ricevette anche sostegno finanziario dalla CIA e dal Dipartimento di Stato USA. A quel punto era chiaro che l’establishment anglo-americano fosse intenzionato a creare una federazione di Stati Uniti d’Europa.

Ed è così anche oggi. Potenti lobby internazionali sono già al lavoro nel tentativo di dimostrare che qualsiasi ritorno a un governo democratico ‘indipendente’ sarà una sciagura. Alcuni funzionari americani sono già stati allertati per sostenere che un Regno Unito del genere verrebbe escluso da qualsiasi accordo di libero scambio con gli Stati Uniti e che il mondo ha bisogno del trattato commerciale TTIP, che dipende totalmente dalla sopravvivenza dell’Unione Europea.

Fortunatamente, i candidati repubblicani statunitensi stanno diventando sempre più euroscettici, e giornali americani come The National Interest stanno pubblicando il caso del Brexit. La coalizione internazionale dietro a Macmillan e Heath questa volta non troverà un quadro altrettanto semplice come allora – soprattutto considerando le evidenti difficoltà dell’Eurozona, il fallimento delle politiche europee di immigrazione e la mancanza di coerenti politiche per la sicurezza europea.

E inoltre, la cosa più importante: l’opinione pubblica inglese, burlata già una volta, sarà molto più difficile burlarla una seconda volta.

Alan Sked è uno dei fondatori originari dell’UKIP (http://www.ukip.org/) e Professore di Storia Internazionale alla London School of Economics. Attualmente sta raccogliendo materiale per un suo libro, che spera di pubblicare presto, sulle esperienze ‘Europee’ del Regno Unito.

Fonte: www.telegraph.co.uk

Link: http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/eureferendum/12018877/The-truth-how-a-secretive-elite-created-the-EU-to-build-a-world-government.html

27.11.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

Pubblicato da Davide

  • Bellerofon

    "Quattro di questi paesi non avevano alcun peso internazionale."

    Già, specialmente uno, quello più a Sud: il meno WASP di tutti. La spocchia razzista anglosassone non muore mai, questa è una delle poche certezze della vita.

  • mda1

    peccato che quel povero ingenuo invece di andare a est non ha bombardato tutta quella orrenda isola.

    sai che bel parcheggio sarebbe venuto ?
    che peccato…
  • mda1

    sto genio di alan sked come pensa di risolvere i problemi di sharia a birmigham e oldham ?

    forse prendendosela con de gaulle….
  • lanzo

    Si, si,  sono entrati a far parte della UE ma senza adottare l’euro, chiamali scemi.

    Che ci fossero progetti mondialisti era chiaro, perche’ riempire la GB di negri provenienti dai caraibi e africa e indiani e pakistani e bangladeshi e costringere grosse fette di popolazione britannica ad emigrare in Australia ?
    Un po’ la storia dell’olio di oliva: l’italia e’ il maggior produttore di olio di oliva ma anche il maggior importatore…
  • lanzo

    Vedendo la foto, mi sono ricordato dello sketch dei Monty Python: UPPER CLASS TWIT OF THE YEAR.  Come tradurlo ? Premio per il piu’ rincoglionito aristocartico dell’anno. Lo sketch si puo’ gustare anche senza conoscere l’inglese.

  • Holodoc

    1) L’immigrazione in Gran bretagna non è certo iniziata con l’adesione all’Europa. Già nel 1948 il governo di Attlee varò il British Nationality Act, che
    riconosceva diritto di cittadinanza a tutti gli abitanti delle colonie e
    del Commonwealth, i quali potevano quindi scegliere di andare a vivere in Gran Bretagna.

    2) L’uscita della Gran Bretagna dall’EU probabilmente sarebbe vantaggiosa anche per il resto dell’unione, per diversi motivi.

    – Sull’unione non peserebbe più l’influenza del più forte e convinto alleato americano.

    – In caso di uscita si suppone che la Banca di Inghilterra ceda la sua parte di proprietà della BCE.
    Per chi non lo sapesse, la Banca d’Inghilterra possiede il 16% della BCE pur non essendo nell’Euro.
    In questo modo essa riscuote la sua quota di signoraggio senza che il paese debba essere sottoposto alle restrizioni del Patto di Stabilità. Bel benefit, non vi pare???

  • PinoRossi

    Permettimi di correggere la traduzione di upper class in appartenente alla classe alta, aristocratico ha un significato ben preciso.

  • yakoviev

    Hai fatto bene a sottolineare quella legge del 48. Del resto già negli anni 50 esistevano consistenti minoranze gimaicane, pakistane etc nelle periferie della capitale e delle altre grandi città

  • lanzo

    Infatti l’invasione di colore – come dice giustamente Holodoc – e’ avvenuta molto prima dell’adesione alla UE – l’ho vista con i miei occhi a Londra, primi anni 60.  E aggiungo nonostante l’opposizione della maggioranza della popolazione autoctona.

  • athos

    Io vivo in UK e respirò il sentimento di superiorità inglese nei confronti di tutti, specialmente paesi come L’italia devo dire. Dico l’italia perchè dovendo ragionare e opporre un approccio nazionalista come l’autore dell’articolo direi che il regno unito ha da sempre capito che l’italia potenzialmente e storicamente potrebbe essere il suo diretto rivale. Gli inglesi sono un popolo molto furbo, pragmatico, sagace, determinatissimo, cattivo che sa che quello che vuole e come ottenerlo. Sono un popolo dal fortissimo senso dell’organizzazione che li deriva dall’etica protestante e dalla filosofia materialista/esperienziale di locke. Hanno la più grande massoneria del mondo e sono legati intimamente agli Usa a doppio legame. hanno un fortissimo senso della sovranità, un forte senso della nazione e della crescita. Londra è essenzialmente una macchina del potere e del controllo dove 9 milioni di abitanti vivono una vita "organizzata" mentalmente e fisicamente da fortissimi apparati di sedazione psicologica e organizzativa. Hanno allenato il loro senso dell’organizzazione e il loro innato bisogno a voler comandare e controllare con più di un secolo di imperialismo, colonialismo e violenza.
    hanno commesso genocidi per arrivare a soddisfare il loro senso di potere e in questo senso sono grandi rivali dei tedeschi per questo motivo. Il regno unito si è da sempre intromesso nelle politiche del nostro paese dettandone tuttora modi tempi e azioni. In maniera molto più soft degli stati uniti che apertamente e militarmente comandano il nostro paese loro, come da british style, te lo fanno dietro, con un soft approccio neoliberista che sa insinuarsi sottile nelle strutture e nelle relazioni del nostro vivere sociale e del nostro muoversi sulla scena internazionale. Il regno unito uscirà dalla UE perchè è finito il loro ruolo nella UE e adesso è bene chiudersi e diventare come l’Australia.
    L’italiano secondo me non vede bene questo muoversi dell’inglese, e non lo percepisce perchè l’inglese è subdolo, poi ovviamente l’italiano ha i suoi limiti giganti culturalmente e psicologicamente ma anche perchè l’italiano non si percepisce fondamentalmente in una nazione, talmente forte è la nostra identità locale e regionale. L’inglese però ha sempre invidiato il nostro senso artistico e geniale innato.. ed è per questo che politicamente si devono sempre ccreare delle condizioni politico sociali perchè l’italiano non produca e non emerga.

  • Bellerofon

    Perfetta analisi e sintesi. Giustamente affermi che "è per questo che politicamente si devono sempre creare delle condizioni politico sociali perchè l’italiano non produca
    e non emerga." E’ per questa ragione che sono sempre stato fermamente convinto che il declino industriale italiano sia stato deciso a Londra sul finire degli anni ’80. Anni del famoso "sorpasso" del PIL, che non fu un incidente, o un trucco statistico voluto allora da Craxi. Diversi analisti economici (italiani e stranieri) prospettavano per il 2000 un’Italia terza potenza economica mondiale. La Gran Bretagna (e anche la Francia) vi intravidero uno sconvolgimento della gerarchia stabilita, e del loro ruolo e peso politico nel mondo. Ed ecco che nel ’92 (anno successivo ad un nuovo sorpasso economico, quello sulla Francia), comincia quella serie di eventi (Tangentopoli, attentati dinamitardi, accordi del Britannia) che determinarono un declino inarrestabile dell’Italia. Il risultato è che il Regno Unito, tra l’altro in anni di recessione mondiale, è tornato ad essere la quinta potenza economica mondiale. Adesso ci guarda dall’alto dei suoi quasi 2900 miliardi di dollari di PIL, contro i nostri 1800.

    http://knoema.com/nwnfkne/world-gdp-ranking-2015-data-and-charts

  • athos

    Sono d’accordo ma aggiungo che l’intromissione inglese nel nostro paese è ben più vecchia e risale appunto all’unita d’Italia, passa attraverso i finanziamenti al primo mussolini..craxi aveva opposto un muro alla tatcher.
    due giornalisti hanno fatto uno studio interessante…ma a parer mio è anche riduttivo. l’intromissione è capillare. non è solo economica, è sociale, nei servizi, nelle produzioni, nei rapporti socio-strutturali. come don chisciotte dovrebbe dare più spazio a questo tipo di tematiche.

    http://spettacoliecultura.ilmessaggero.it/video/videointervista/72910.shtml