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COME SI TROVANO I SOLDI PER LA RICOSTRUZIONE ?

terremoto

DI FABIO CONDITI

comedonchisciotte.org

Anche se mi occupo di economia, sono pur sempre un ingegnere strutturista originario delle Marche, quindi so cosa significa un terremoto, non solo per averlo vissuto più volte come cittadino, ma anche e soprattutto perché ho visionato per lavoro molti edifici più o meno lesionati. E’ una esperienza traumatizzante, perché ti viene subito da pensare alle persone che ci vivevano. Noi abbiamo la percezione che gli edifici siano destinati alla nostra protezione, sia nei confronti delle intemperie che delle aggressioni, facciamo fatica a pensare che possano mettere a rischio la nostra vita.

In realtà possono crollarci addosso, se non sono stati costruiti secondo determinate regole sismiche, che oggi abbiamo le conoscenze ed i materiali per applicarle a qualunque edificio.

Sono quindi emotivamente vicino a chi ha subito questa ennesima tragedia, ma vorrei dare un contributo non come ingegnere ma come studioso di sistemi monetari, per evitare che dopo il danno ci sia anche la beffa di una ricostruzione piena di incertezze e di difficoltà finanziarie.

Qual è la causa di questa incertezza ? Lo Stato non ha i soldi per ricostruire tutto come era prima.

O almeno per farlo, dovrebbe aumentare il debito pubblico e questo è un problema.

Una soluzione l’ha pensata Giuseppe Povia, stranamente un cantautore, ma dotato di una preziosa e rara capacità di leggere il mondo, per cui vi consiglio di ascoltarla direttamente da lui QUI.

La ricostruzione dopo un terremoto è uno dei casi tipici nei quali la creazione monetaria dovrebbe essere una soluzione obbligata e dovuta, da parte delle istituzioni, perché i soldi sono uno strumento al servizio della collettività che deve essere utilizzato per ricostruire una ricchezza che è andata distrutta.

Allargando il discorso, in realtà, i soldi dovrebbero essere creati ed utilizzati per “consolidare” gli edifici e rendere le case antisismiche, possibilmente prima del terremoto, in modo da evitare la perdita di vite umane e la distruzione progressiva di tutto il nostro patrimonio.

Invece attualmente la BCE, cui abbiamo ceduto le politiche monetarie ed economiche, crea continuamente enormi quantità di denaro, ma per altri scopi molto meno nobili e necessari :

  • “consolidare” le banche, attraverso l’LTRO che fornisce prestiti addirittura ad interessi negativi;
  • “consolidare” i mercati finanziari, attraverso il QE per circa 80 mld di euro al mese.

Visto che le cifre sono poco comprensibili, proviamo a visualizzare questi 80 mld di euro al mese che la BCE crea dal nulla per il Quantitative Easing. Corrispondono a circa di 1.000.000 di alloggi da 100 mq. in un solo mese, mentre per realizzare 1.200 alloggi ( sufficienti forse a ricostruire gli edifici distrutti con il terremoto di Rieti) basta meno di un’ora di QE di Mario Draghi.

Ma dovrebbe destinarlo all’economia reale e non ai Mercati Finanziari, per cui è … impossibile !

Quella di Povia rimane una bella ed interessante provocazione, ma rimarrà inascoltata, perché la BCE non ha alcun interesse a farlo, né forse fa parte dei suoi obiettivi.

Intervenire per ripristinare i danni causati da un evento catastrofico naturale, è una tipica attività di uno Stato, o addirittura sarebbe preferibile riuscire a prevenire quelli che si potrebbero verificare nel futuro, salvando la vita dei cittadini, con costi anche decisamente molto inferiori.

Visto che sono uno dei pochi in Italia a sostenere che lo Stato ha ancora la propria sovranità monetaria, solo che non la esercita, voglio provare ad illustrare cosa farei io, se fossi al Governo in questo momento, per trovare concretamente i soldi per ricostruire gli edifici distrutti dal terremoto e sostenere la popolazione colpita da questa ennesima tragedia.

Sono stanco di sentir ripetere promesse dall’ennesimo Presidente del Consiglio in giro tra le macerie: “Dobbiamo pensare alla prevenzione sismica. Dobbiamo essere seri su questo tema. Deve essere il nostro compito per il futuro. … dobbiamo garantire ai cittadini di poter tornare nelle loro case, di poterci restare vicino. Di poter uscire dalle tende il prima possibile. Dopo le emozioni passeremo alle reazioni. … Ci vuole tempo. … E se quello che andava fatto non è stato fatto in 70 anni non sarà fatto in 7 mesi”.

Come ci vuole tempo ? Per salvare le banche bastano settimane, e per i cittadini ci vogliono anni !?!?

Il denaro oggi può essere creato con un clic del computer, e la BCE ne crea in grandi quantità ma viene destinato solo alle banche ed ai mercati finanziari.

In realtà lo Stato ha ancora la propria sovranità monetaria, solo che non la esercita.

La spiegazione più dettagliata di questa affermazione, con i documenti della BCE e della Banca d’Italia che lo ammettono, la potete trovare QUI.

Riporto da questo articolo, alcuni degli strumenti che ho ipotizzato per lo Stato italiano, in modo da permettergli di creare denaro per ricostruire gli edifici distrutti dal terremoto, ma con soluzioni compatibili con gli attuali Trattati Europei (ovviamente è necessario anche un Governo che abbia la volontà politica di utilizzarlo per i cittadini e non solo per le banche ed i mercati finanziari …) :

  1. monete metalliche di valore superiore a 2 euro, che la BCE deve approvare solo come quantità (art.128 comma 2 del TFUE);
  2. biglietti di Stato di qualsiasi valore, perché il TFUE dà alla BCE l’esclusiva solo delle “banconote” aventi corso legale nell’Unione (art.128 comma 1 del TFUE);
  3. moneta elettronica o carte di credito di Stato, che non sono prese in considerazione dai trattati, dove si parla solo di moneta metalliche e banconote, tant’è che le banche possono creare moneta elettronica senza limiti;
  4. moneta a valenza fiscale, in quanto in base ai Trattati Europei la sovranità fiscale è ancora di competenza esclusiva degli Stati nazionali.

Non avendo ancora una situazione chiara e completa degli edifici interessati da quest’ultimo terremoto, possiamo basarci su quanto accaduto a L’Aquila, facendo delle proporzioni in base al numero degli abitanti del comune colpito. Sono passati 8 anni e sono stati spesi circa 12 miliardi di euro, ma L’Aquila è un comune di circa 70.000 abitanti, mentre Amatrice, Accumoli ed Arquata del Tronto sono comuni con meno di 5.000 abitanti, quindi i danni dovrebbero essere inferiori.

Se ipotizziamo 1 miliardo di euro per la ricostruzione, non dovremmo essere molto distanti.

Vediamo nel dettaglio come può essere creato 1 miliardo di euro da parte dello Stato, con alcune proposte concrete e realizzabili.

1) Monete metalliche

Questa è l’ipotesi più semplice e realizzabile. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze decide di emettere monete metalliche da collezione avente un valore nominale di 500 euro e realizzate in lega speciale, con riferimento grafico alla ricostruzione per il terremoto, per un totale di 2 mln di pezzi.

Anche per le monete da collezione, è necessaria l’autorizzazione della BCE per quanto riguarda il volume di conio, per cui il Governo potrebbe presentare questa proposta alla Banca d’Italia ed alla BCE, richiedendone l’approvazione.

Per evitare possibili contestazioni, mi sono preso la briga di calcolare il volume complessivo di monete metalliche approvato negli anni in tutta l’Eurozona, calcolato per i singoli Stati.

monete

Da questa interessante analisi, risulta che non c’è un criterio univoco nell’attribuzione ai vari paesi, né una proporzione in base a qualche parametro economico.

In particolare la BCE ha approvato un volume di conio di monete metalliche per la Germania di circa 17 mld di euro, mentre per l’Italia ne sono stati approvati solo 7 mld di euro.

Considerate le dimensioni delle due economie, non c’è alcun motivo per giustificare questa sproporzione a nostro svantaggio e questo spiega perché è molto probabile trovare euro tedeschi nelle nostre tasche, a volte anche più di quelli italiani.

Quindi il Governo può chiedere alla BCE, attraverso la Banca d’Italia, l’approvazione di questo maggior volume di conio, giustificandolo con la necessità di reperire risorse per la ricostruzione degli edifici per la popolazione che ha subito il terremoto.

E’ vero che la BCE potrebbe rifiutare di approvare questo maggior volume di conio, ma dovrebbe anche giustificare come mai alla Germania è stato autorizzato, rispetto all’Italia, un volume molto più grande tutti gli anni (solo negli ultimi tre anni, alla Germania è stato autorizzato un volume di 1.800 milioni di euro, mentre all’Italia solo 130 milioni di euro).

Questa soluzione permetterebbe allo Stato di vendere ai collezionisti di tutto il mondo queste monete, oppure di depositarle presso la Banca d’Italia, ottenendo in cambio moneta elettronica utilizzabile per finanziare la ricostruzione.

Come confermò l’ex Presidente della Banca Centrale Europea Duisenberg, in un intervista del 2002 che trovate QUI, lo Stato sulle monete metalliche incassa un signoraggio derivante dalla differenza tra il valore della moneta ed il suo costo di emissione, che è al massimo di pochi euro, mentre sulle banconote il signoraggio è solo quello derivante dai redditi ricavati nell’attività di prestito al sistema bancario, che sono molto inferiori.

2) Biglietti di Stato

L’emissione di biglietti di stato da 500 euro specifici, non essendo considerabili “banco-note”, cioè emissioni cartacee da parte di una banca, è certamente una operazione politica ben più “aggressiva” e certamente più difficile da sostenere da parte di uno Stato, anche se i trattati dicono espressamente che solo “Le banconote emesse dalla Banca centrale europea e dalle banche centrali nazionali

costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione” (art.128 comma 1 del TFUE).

Si parla solo di “banconote”, cioè di “note di banca”, ma non di biglietti di stato che hanno un’altra natura giuridica, perché sono emessi da uno Stato sovrano.

Hanno il vantaggio che nei Trattati Europei non è prevista l’approvazione da parte della BCE. L’ultimo esempio di biglietto di stato italiano, però, sono state le 500 lire di carta-moneta, ma non hanno avuto una grande “fortuna” …

la 500

3) Moneta elettronica o Carta di Credito di Stato

La moneta elettronica viene attualmente creata dal nulla dalle banche quando fanno i prestiti, per approfondimenti su questo tema un documento fondamentale è quello della Bank of England che trovate QUI. Oppure ho provato a spiegarlo in modo più semplice in questo articolo QUI.

In Italia purtroppo non abbiamo una banca pubblica, visto che la Cassa Depositi e Prestiti lo è solo in parte, perché in realtà è controllata dalle Fondazioni Bancarie private, attraverso un 30% di azioni privilegiate.

Se lo Stato avesse una banca pubblica, o nazionalizzasse una esistente come MPS, questa potrebbe ricevere prestiti dalla BCE, attualmente ad un tasso d’interesse addirittura negativo, che potrebbe essere utilizzato per la ricostruzione. Ma sarebbe denaro preso in prestito che dovrebbe essere restituito.

Considerato però che la moneta elettronica viene creata dal nulla dalle banche private, senza alcun controllo da parte della BCE e delle norme dei trattati, cosa impedisce allo Stato di fare altrettanto ?

Se la moneta elettronica oggi ha valore ed è accettata per il pagamento delle tasse, lo Stato potrebbe creare una sorta di moneta complementare di tipo elettronico che può chiamare SIT, abbreviazione di Sconto Italiano delle Tasse.

In pratica il Ministero dell’Economia e delle Finanze apre presso di sé un conto intestato ad ogni cittadino italiano, legato al codice fiscale, sul quale contabilizzare i SIT, che possono essere utilizzati per il pagamento delle tasse, essendo una sorta di “Sconto Italiano sulle Tasse” che lo Stato dichiara di accettare, visto che ha ancora la sovranità fiscale, riconoscendo che un SIT vale un Euro.

I cittadini possono ricevere SIT creati dal nulla dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, che non rappresentano un debito e con cui si possono effettuare pagamenti direttamente in SIT, perché vista la quantità di tasse che dobbiamo pagare, non ci dovrebbero essere problemi di accettazione.

Si potrebbe addirittura permettere il deposito di Euro nel conto SIT, con cambio alla pari, in modo che lo Stato possa utilizzare queste somme per la realizzazione di opere di interesse pubblico, come accade quando depositiamo contanti presso una banca, la quale, diventando proprietaria di questi soldi, ne dispone liberamente.

La possibilità di risparmiare in SIT, anziché in Euro elettronici, può diventare più allettante se solo si considera la maggiore garanzia e tutela offerta dallo Stato. Infatti oggi le banche con il bail-in, sono diventate un luogo dove i nostri risparmi sono molto meno sicuri e tutelati, in contrasto con quanto prevede la nostra Costituzione all’art.47 : “La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito“.

4) Moneta a valenza fiscale

libro

In base ai Trattati Europei, la sovranità fiscale è ancora di competenza esclusiva degli Stati nazionali.

Per questo motivo lo Stato può emettere Titoli che abbiano valore solo per il pagamento delle tasse.

Devono essere però “crediti fiscali non pagabili”, cioè possono essere solo utilizzati per ridurre le tasse a chi le deve pagare, mentre non possono essere “cambiati in euro”. Possono però, in alternativa e se necessario, essere “venduti a sconto” sul mercato finanziario o in banca, come qualsiasi altro titolo finanziario.

Inoltre l’utilizzo di questi CRF, che è l’abbreviazione di Certificati di Riduzione Fiscale, sarà differita di almeno due anni per permettere all’economia di crescere, aumentando il PIL e di conseguenza le entrate fiscali per lo Stato. In questo modo le minori entrate fiscali, derivanti dall’utilizzo dei CRF, verranno compensate dalla loro crescita per l’aumento del PIL (per maggiori dettagli vi consiglio il sito di Marco Cattaneo QUI, il primo che ha ipotizzato l’utilizzo di questo strumento monetario per risolvere la crisi economica in Italia).

Tra l’altro potrebbe essere uno strumento esclusivamente elettronico, come il SIT descritto prima.

Conclusioni

Quando siamo colpiti emotivamente da una tragedia come questo terremoto, il primo pensiero va sempre alle vittime inconsapevoli di queste catastrofi, che hanno subito perdite enormi soprattutto per le più importanti vite umane, a cui si aggiunge la distruzione economica di quasi tutto ciò che hanno.

In realtà noi abbiamo gli strumenti tecnici per migliorare la sicurezza sismica dei nostri edifici e quindi abbiamo anche il dovere di studiare un sistema perché sia possibile trovare le fonti di finanziamento per la realizzazione delle opere necessarie a trasformare tutto il nostro patrimonio immobiliare ed impedire il ripetersi di questo massacro umano e disastro economico.

Che differenza c’è tra gli effetti della distruzione per bombardamento in una zona di guerra come Aleppo e le conseguenze del terremoto ad Amatrice, dove le vittime sono per ora 250 ?

Se siamo contro il potere distruttivo della guerra, allora a maggior ragione dovremmo tutti concordare nella necessità di creare le condizioni perché i danni conseguenti a questi eventi sismici, purtroppo frequenti in Italia, siano limitati al massimo possibile.

Considerato che è ormai risaputo che il nostro territorio è certamente sismico, dire che lo Stato non ha i soldi per ricostruire dopo un terremoto o addirittura per proteggere la vita dei suoi cittadini prima che questi eventi accadano, significa davvero dire che lo Stato non esiste.

Lo Stato, che siamo in definitiva tutti noi, ha un senso come istituzione, solo se riesce ad intervenire a sostegno dei cittadini quando sono in difficoltà, come prevede la nostra Costituzione all’articolo 3, altrimenti viene meno ad uno dei suoi compiti principali : “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

E le conseguenze di un terremoto sono certamente, e senza ombra di dubbio, un ostacolo di ordine economico, che lo Stato ha il dovere di rimuovere e di prevenire.

Per farlo, io sostengo che lo Stato, fino a prova contraria, ha ancora la propria sovranità monetaria, come ammettono sia la Banca d’Italia che la BCE.

Le diverse soluzioni che ho sopra esposto, valide anche all’interno degli attuali Trattati Europei, senza la necessità di modifiche, prevedono l’adozione di strumenti tipici di uno Stato che ha la sovranità monetaria, solo che non vengono utilizzati, perché si preferisce lasciare ad altri soggetti il potere di decidere delle nostre vite.

Ma se ci fosse un Governo che ha la volontà politica di utilizzare uno dei metodi che ho illustrato, cosa può succedere allo Stato ? Siamo proprio sicuri che qualcuno avrebbe il potere di opporsi ad una di queste soluzioni ? E come potrebbe farlo ?

Faccio un appello a tutte le forze politiche, affinchè possiamo tutti provare a ragionare su come utilizzare la nostra sovranità monetaria, al fine di trovare soluzioni di riforma definitive ed uscire da questo tunnel senza fine.

La mia sensazione è che questo tunnel può essere paragonato al mito della caverna di Platone, dove noi viviamo rinchiusi volontariamente, spaventati da ciò che vediamo e che crediamo sia vero, non avendo mai il coraggio di uscire per acquisire consapevolezza e verificare se le cose sono realmente come sembrano o come ci raccontano.

L’Italia è un grande paese che ha una storia ed un patrimonio umano ed artistico che tutti ci invidiano, che dobbiamo assolutamente tutelare e valorizzare : dobbiamo solo acquisire consapevolezza e prendere in mano il nostro destino, prima che sia troppo tardi.

La moneta deve essere di proprietà dei cittadini e libera dal debito.

Fabio Conditi

Presidente dell’Associazione Moneta Positiva

www.monetapositiva.it

Campagna Quantitative Easing for People

www.qe4people.blogspot.it

Fonte: www.comedonchisciotte.org

26.08.2016

Pubblicato da Truman

  • spadaccinonero
    cito
    "In realtà lo Stato ha ancora la propria sovranità monetaria, solo che non la esercita."

    caro disinformatore, si hai letto bene, disinformatore, spiegami perché i nostri non si avvalgono dell’utilizzo della sovranità monetaria

    astenersi risposte retoriche&voli pindarici
    l’Italia è sotto scacco di potenze straniere e qua pensiamo a puttini e unicorni…
    p.s. 
    che io sappia le nostre matrici sono in gb, altro che abbiamo ancora la sovranità monetaria 
    oggi sono incazzatissimo perché in home c’è questa robaccia…
  • Toussaint

    Da strutturista marchigiano a strutturista marchigiano, guarda che alla base di tutto c’é la volontà politica. Se questa ci fosse, poi di soluzioni se ne trovano a volontà. Io propenderei per quella classica. Mandare al diavolo l’euro e riprenderci moneta e Banca Centrale. Impossibile? Lo sono anche le tue soluzioni. Non te le faranno mai portare avanti. 

    Detto questo, se per quello che fu il 4° paese industriale al mondo è un problema trovare un paio di miliardi per risolvere i problemi di quattro piccoli paesi di montagna, allora alziamo bandiera bianca ed emigriamo in Papuasia. Una volta sarebbe stata sufficiente la delibera di un Presidente di Provincia (più o meno).   
  • oriundo2006

    Una volta le case si facevano come l’istituto Minozzi costruito in epoca fascista ad Amatrice ( Fbook luca Tadolini e alt. ): l’unico rimasto in piedi. Ci vuole serietà e capacità per fare quello che nell’articolo e nei post viene commentato. Oggi non c’è neppure l’ombra di tutto cio’. Questo è un paese farlocco e semmai dovesse ritornare alla propria moneta con questa classe dirigente varrebbe niente.

  • Toussaint

    Ci mancava giusto l’autorazzista. Ma veramente dopo tutto quello che è stato detto e scritto c’é ancora gente disposta a sostenere che è tutta una questione di DNA? Non prendere te stesso come unità di misura. Gli italiani valgono moltissimo, avevano trasformato un paese di contadini ed emigrati nella 4a potenza industriale del pianeta. Grazie anche alla sua classe dirigente e nonostante gente come te. Per favore, non replicare, non mi interessa.

  • fabionew

    Caro collega, lo so che alla base di tutto c’è la volontà politica, non ho l’anello al naso !

    La mia è una  provocazione che parte dalle affermazioni della Banca d’Italia e della BCE : "Lo Stato è titolare della sovranità monetaria". Avrà pure un significato ed una conseguenza politica ?
    Intanto queste soluzioni sono attuabili oggi, senza modificare i Trattati, e questo costringe il nostro Governo a spiegare perchè non le utilizza, mentre la Germania le utilizza coniando maggiori monete metalliche (addirittura da 5 euro !) e mantenendo un sistema di banche pubbliche importante.
    Ma un altro obiettivo è aumentare la consapevolezza dei cittadini, che sembrano rassegnati ad accettare come per scontato, che i soldi siano creati esclusivamente per banche e mercati finanziari.
    La BCE crea denaro con il QE al ritmo di 80 mld di euro al mese, e noi dobbiamo fare sacrifici anche per eventi eccezionali come un terremoto, che ricadranno sempre e comunque sulle spalle di noi cittadini, sia direttamente che indirettamente, come sempre.
    Mi sembra importante, almeno, parlarne per diffondere la consapevolezza su questi temi.
    Purtroppo la maggior parte delle persone, come tu ben sai, non li conosce e pensa realmente che non c’è abbastanza denaro …
    Grazie comunque per il contributo.
  • fabionew

    Che lo Stato ha la sovranità monetaria non lo dico io, ma quelli della Banca d’Italia, per cui chiedilo direttamente a loro, sono sicuramente più esperti di me …

    Sul fatto che non si avvalgono dell’utilizzo della sovranità monetaria, è un fatto evidente, visto che quando lo Stato ha bisogno di soldi, l’unica soluzione che adotta è emettere Titoli di Stato per ricevere soldi in prestito dai Mercati Finanziari e dalle banche !
    Se lo Stato avesse una banca pubblica, addirittura potrebbe ricevere prestiti a tasso negativo da parte della BCE, ma non lo fa …
    Ti sembra sufficientemente chiara, come risposta ?
    In merito alle matrici, non vedo proprio che cosa se ne fa lo Stato italiano delle vecchie matrici delle banconote in lire … 
    Se anche dovessimo stampare biglietti di Stato, sarebbero diversi dalle vecchi banconote in lire, inoltre il 93% di tutto il denaro che usiamo è elettronico e basta un clic per crearlo, non servono le matrici …
  • fabionew

    Solo per dire che almeno su questo sono perfettamente d’accordo !

  • whugo

    Lei insiste con questa storia della sovranità monetaria che appartiene allo stato perché lo dice la banca d Italia, ora, la banca d Italia può pure dire che gli asini volano ma ciò mi sia consentito non corrisponde al vero.

  • fabionew

    Intanto non lo dice solo la Banca d’Italia, ma anche la BCE, per cui non possono opporsi se la esercitiamo …

    Inoltre avrà pure un significato giuridico il fatto che il signoraggio spetta ancora allo Stato ?
    Se lei mi trova un articolo dei Trattati nei quali sia esplicitamente scritto che la sovranità monetaria è stata ceduta dagli stati alla BCE, sono disponibile a fare pubblica ammenda.
    Ma c’è la prova del nove : se fosse vero che la sovranità monetaria è stata ceduta alla BCE, in base a quale potere gli Stati emettono monete metalliche ciascuno con la propria effige ? 
    Guardi nelle sue tasche, troverà monetine in euro di tutte le nazioni d’Europa … questo fatto ci ha insospettito e siamo andati a fondo.
    Perchè lei è contrario, pensa che il sistema monetario, così come viene gestito attualmente, funziona perfettamente ?
  • oriundo2006

    Io non ho parlato di DNA o di razzismo: vada a farsi curare, per evitare di inventarsi cose mai scritte, e il ‘tu’ lo riservi ai suoi pari. Di gente come lei non ne abbiamo proprio bisogno. Nè ieri nè oggi nè domani.

  • Toussaint

    Ma guarda Fabio (ma sei il gestore del sito Fabionews di Torino?), nell’impeto forse non mi son spiegato bene. Non hai scritto delle cose campate per aria. Non sono competente in materia ma se certe cose le hai scritte non ho alcun dubbio che siano veritiere e tecnicamente fattibili (sulla fattibilità politica resterei sul no).

    Il punto, quello che un po’ mi disturba, è un altro. E cioè, perché mai uno stato sovrano, per un finanziamento di entità ridicola ed in una situazione d’emergenza, deve ricorrere a forme di finanza creativa? Preferirei un virile "qui servono dei finanziamenti ed io li stanzio. Se a Bruxelles non sta bene, il referendum di Settembre riguarderà anche la permanenza nell’eurozona". Punto. Una questione oltretutto di dignità.
  • spadaccinonero

    continui a non rispondere…

    se possono perché non lo fanno?
    perché la gb tiene le matrici?
    il caso greco dimostra, lo stesso varufakis lo dichiarò : "NON ABBIAMO LE MATRICI"
    infatti stanno in gb…
  • whugo

    Ma attraverso quali strumenti lo stato conierebbe moneta?

    Attraverso la banca d Italia Privata?
    Lo dice anche la BCE privata? Lo sostiense il nOstRo ingegnere strutturale?  ….. Allora si che ci credo!
    Come farebbe ad esercitare tale diritto in un sistema a cambi fissi, senza una banca centrale pubblica con titoli di stato esposti alla speculazione internazionale?
    Il signoraggio, derivante da falsificazioni palesi di bilanci secondo lei finisce allo stato ovverosia a me lei e tutti gli altri oppure nelle tasche dei privati cui sopra con sede e culo in qualche paradiso fiscale?
    Lei "ciurla nel manico"  con questi pipponi infiniti che ogni tanto compaiono su questo blog, non ho ancora capito dove voglia andare a parare ma in tutta onestà, a naso, mi fido più di Galloni Della Luna e Saba solo per fare tre nomi a caso che con tutto il rispetto, di tal ingegnere Fabio Conditi.
  • furibondius

    è proprio questo il punto, essere la 4 potenza industriale al mondo con le case che cadono cosa ci serve?

    io non sono nostalgico come lei, Oriundo, ma sono perfettamente d’accordo!
    Da qui potrebbe nascere una discussione su un sistema che si dice industriale ma in realtà basa la sua "industria" sul consumismo e su valori "aggiunti" esclusivamente pro pil che che ne sono la reale scadente, e cadente, consistenza.
  • Fischio

    Domanda:"Può un sistema monetario essere funzionale all’interno di una struttura capitalistica e dagli estremi imperialistici fondati sullo sfruttamento e il monopolio finanziario?" Non credo proprio.
    Pochi mesi fa s’è presentato il referendum sulle trivelle! Altra domanda:"Perchè non è stato raggiunto il quorum dato anche il rischio geologico?"
    La verità è che il popolo italiano e non solo stagna nella più vile indifferenza e ignoranza che non possono essere cancellate da qualche lacrimuccia o intervento volontarista. E come si dice:"Chi muore giace, chi vive si da pace".
    E allora, a quando il risveglio?

  • LAZZARETTI
    IL SINDACO DI AMATRICE SA COME ANDRANNO LE COSE,
    E VUOLE FARE DA SOLO.
    DI CERTO DOPO I BUONTEMPONI DEI SALOTTI E L’ORRENDO CIRCOLO
    MEDIATICO, COLORO CHE HANNO PERSO CASA, AVRANNO SOLO
    QUALCHE ELEMOSINA.
    COME DIRE..FINIRA’ A TARALLUCCI E VINO COME SEMPRE.
    ALTRA ANNOTAZIONE: PERCHE ‘ SUI DATI DEL SISMA SI E’ USATA
    LA SCALA RITCHER E NON LA MERCALLI?
    LO STATO NON RIMBORSERÀ PIÙ I DANNI DA CALAMITÀ NATURALI
    Saranno a carico dei singoli cittadini, che potranno premunirsi stipulando un’assicurazione, spiega Giovanna Cavalli sul Corriere della Sera
    RASSEGNA 18 MAGGIO 2012 dal Corriere della Sera
    link:   
    Giovanna Cavalli scrive sul Corriere della Sera che un decreto della riforma della Protezione Civile – pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale – stabilisce che lo stato non pagherà più i danni provocati da catastrofi naturali agli edifici dei cittadini, che dovranno prevenirsi stipulando polizze assicurative.
    «La calamità naturale sarà a carico del cittadino. In caso di terremoto, alluvione, tsunami e qualsivoglia altra catastrofe, non sarà più lo Stato a pagare i danni. A ricostruire l’edificio crollato o pieno di crepe, casa o azienda che sia, dovrà provvedere il proprietario. A sue spese. O stipulando, previdente, una relativa polizza di assicurazione.
    La novità, enunciata chiaramente, si trova nel decreto legge n.59 sulla riforma della Protezione Civile pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale. In cui si afferma che «al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati, possono essere estese tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di fabbricato appartenente a privati». E questo per poter «garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione». Cosa che lo Stato non può più permettersi per cronica carenza di fondi».
    link:   
    LEGGI E NORMATIVA
    Protezione civile: a rischio i rimborsi per danni da calamità naturali
    Decreto Legge, testo coordinato 15/05/2012 n° 59, G.U. 13/07/2012
    Aggiornato il 18/07/2012
     
    Protezione civile: a rischio i rimborsi per danni da calamità naturaliAl fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati, a qualunque uso destinati, ed al fine di garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso abitativo, danneggiati o distrutti da calamita’ naturali, possono essere estese ai rischi derivanti da calamità naturali le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati.
    E’ quanto prevede il Decreto Legge 15 maggio 2012, n. 59 recante "Disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile" convertito in Legge 12 luglio 2012, n. 100 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale 13 luglio 2012, n. 162.
    In particolare, l’obiettivo andrà raggiunto senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica sulla base dei seguenti criteri:
    a) estensione della copertura assicurativa del rischio calamità naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati privati contro qualsiasi danno;
    b) esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati;
    c) incentivazioni di natura fiscale, nel rispetto del principio dell’invarianza di gettito, tramite regimi agevolativi all’imposta sul premio di assicurazione ovvero la deducibilità, anche parziale, del premio dalla base imponibile ai fini IRPEF e IRES dell’assicurato;
    d) previsione di un regime transitorio, anche a fini sperimentali ovvero di prima applicazione.
    (Altalex, 21 maggio 2012)
    PROTEZIONE CIVILE, CON LA RIFORMA LO STATO NON RISARCIRÀ PIÙ PER LE CALAMITÀ NATURALI
    TERREMOTO IN EMILIA
    Protezione civile, con la riforma lo Stato non risarcirà più per le calamità naturali
    (Guida al Diritto) | 21 Maggio 2012
    link:
    Aumenta dimensione font Diminuisci dimensione font Stampa l’articolo Invia articolo per email
    In caso di terremoto, alluvione, o di ogni altra catastrofe naturale, lo Stato non pagherà più i danni ai cittadini. Che, dunque, per vedere la casa o l’azienda ricostruita, avranno una sola strada: ricorrere all’assicurazione ‘volontaria’. Così dice il decreto di riforma della protezione civile pubblicato sulla ‘Gazzetta’ del 16 maggio. E anche se ilprovvedimento prevede un regimetransitorio a fini sperimentali, suona davvero come unatragica coincidenza il terremoto (oltre cento scosse, fino a 5.9 gradidella scala Richter)che a soli quattro giorni di distanza ha colpito l’Emilia, facendo sette morti, decine di feriti e migliaia di sfollati,distruggendoabitazioni eedifici storici.
    DOCUMENTI
    Approfondimento del 21-05-2012 – Le caratteristiche tecniche del sisma
    Approfondimento del 22-05-2012 – L’atto Camera con la Relazione
    La normatra l’altroconfermataanche ‘tassa sulla disgrazia’, con un’unica differenza rispetto alle versioni precedenti: le Regioni non avranno più l’obbligo di alzare fino ad un massimo di cinque centesimi l’accise sulla benzina, ma avranno la facoltà di farlo.
    Quella che doveva essere una norma per riordinare l’intero sistema di Protezione Civile e restituirgli l’efficienza in caso di emergenza che il commissariamento voluto da Tremonti gli aveva tolto, rischia dunque di rivelarsi una beffa per i cittadini. È vero che il provvedimento prevede già un «regime transitorio anche a fini sperimentali» e dunque non diventerà né immediatamente operativo – entro 90 giorni dovrà essere emanato un regolamento che stabilisce «modalità e termini» per l’avvio del regime assicurativo – né lo sarà, probabilmente, passati i tre mesi. Ma è evidente che si tratta del primo passo per mettere la politica di fronte ad un problema di cui si dibatte da anni: quello dell’assicurazione in caso di calamità, perché‚ lo Stato non è più in grado di fare fronte alle spese.
    Il provvedimento, dunque, stabilisce che «al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali sui fabbricati a qualunque uso destinati» per garantire «adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione» dei beni immobili privati, «possono essere estes
    e ai rischi derivanti da calamità naturali tutte le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprietà di privati». Entro 90 giorni dalla pubblicazione in “Gazzetta”, palazzo Chigi, di concerto con i ministeri dell’Economia e dello Sviluppo Economico e sentita la Conferenza Stato-Regioni e l’Isvap, dovrà emanare un regolamento, sulla base di alcuni criteri. Quali? Agevolazioni fiscali per chi si assicura e, appunto, «l’esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati».
    Certo è che non sarà un percorso di facile realizzazione. Innanzitutto perché‚ l’assicurazione su base ‘volontaria’ sancisce, di fatto, la disparità tra cittadini che vivono in zone non a rischio e quelli che, invece, si trovano in aree sismiche o a rischio idrogeologico. Senza contare che le compagnie assicurative non stipuleranno polizze – o se le faranno i cittadini dovranno pagare cifre astronomiche – in quelle zone dove i rischi sono molto alti.
    La conseguenza è una sola: si dovrà arrivare all’assicurazione obbligatoria per tutti con un costo che, secondo le stime dei tecnici delle varie amministrazioni dello Stato e delle stesse assicurazioni, dovrebbe essere attorno ai cento euro ad abitazione.
    Ci si arriverà? È probabile, visto che il decreto stabilisce anche un altro elemento che va in questa direzione. La durata dello stato d’emergenza, cioè il periodo in cui è lo Stato a farsi carico di tutte le spese, può essere di 60 giorni con un’unica proroga di altri 40. Una decisione presa per evitare che, come è accaduto decine di volte nel passato, gli stati d’emergenza durino anni. Ma cosa succede al centunesimo giorno?
    link:
    IL DECRETO LEGGE 59 E LA NUOVA PROTEZIONE CIVILE
    Scritto da  Stefano Ventura
    Il decreto n.59, in vigore dal 16 maggio scorso, cambia le regole di risarcimento in caso di calamità naturali e mette mano alle norme che regolano l’intervento in emergenza della Protezione Civile.
    Giuseppe Ceglia, laureando in giornalismo economico, analizza per l’Osservatorio sul Doposisma il decreto e le possibili evoluzioni che derivano dalla sua entrata in vigore.
    I danni provocati dalla spaventosa serie di eventi sismici che stanno interessando l’Emilia in questi giorni potrebbero essere gli ultimi che lo Stato dovrà risarcire ai cittadini. 
    Questo perché il decreto legge n.59 relativo alla riforma della Protezione Civile – già pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 16 maggio e entrato in vigore il giorno successivo – contiene una norma che potrebbe cambiare radicalmente il modo di affrontare le calamità naturali. “Potrebbe” perché prima di diventare operativa, dovrà essere disciplinata da un regolamento che sarà emanato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legge 
    La norma, specificamente all’art. 2 comma 2, prevede che in caso di calamità naturali (terremoti, alluvioni, frane etc.) lo Stato non debba più intervenire economicamente, neanche parzialmente, alla ricostruzione e riparazione dei fabbricati danneggiati.
    2. Con regolamento emanato entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto, ai sensi dell’articolo  17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su  proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico e il Ministro dell’economia e delle finanze,sentiti la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato,  le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano e l’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private (ISVAP), che si esprimono entro trenta giorni, sono definiti modalita’ e termini per l’attuazione del comma 1 senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, anche sulla base dei seguenti criteri:
    a) estensione della copertura assicurativa del rischio calamita’ naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati privati contro qualsiasi danno;
    b) esclusione, anche parziale, dell’intervento statale per i danni subiti da fabbricati;
    c) incentivazioni di natura fiscale, nel rispetto del principio dell’invarianza di gettito, tramite  regimi  agevolativi all’imposta sul premio di assicurazione ovvero la deducibilita’, anche parziale, del  premio dalla base imponibile ai fini IRPEF e IRES dell’assicurato;
    d) previsione di un regime transitorio, anche a fini sperimentali ovvero di prima applicazione.
    I cittadini che vorranno vedere ricostruita la propria abitazione o la propria industria dovranno perciò fare da sé, stipulando preventivamente una polizza assicurativa (con detrazioni fiscali), come esplicitato nel primo comma dell’art.2
    1. Al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamita’ naturali sui fabbricati, a qualunque uso  destinati, ed al fine di garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione di beni immobili privati destinati ad uso abitativo, danneggiati o distrutti da calamita’ naturali, possono essere estese ai rischi derivanti da calamita’ naturali le polizze assicurative contro qualsiasi tipo di danno a fabbricati di proprieta’ di privati.
    Non è chiaro ancora se l’assicurazione dovrà essere di tipo volontario o obbligatorio. Nel primo caso, quello a cui si riferisce la legge, si creerebbero disparità tra chi abita in zone ad alto rischio sismico/idrogeologico e chi no, senza contare le ingenti cifre che richiederebbero le compagnie assicurative agli abitanti dei luoghi a rischio elevato. Nel secondo caso, quello meno improbabile, tutti i cittadini pagherebbero una cifra intorno al centinaio di euro.
    Oltre a queste disposizioni, il decreto contiene anche un importante comma (art .1 comma1, lettera c, numero 2) che riduce la durata dello stato d’emergenza a 60 giorni, prorogabili in altri 40.
    2) dopo il comma 1 e’ inserito il seguente: "1-bis. La durata della dichiarazione dello stato di emergenza non puo’, di regola, superare i sessanta giorni. Uno stato di emergenza gia’ dichiarato, previa ulteriore  deliberazione del Consiglio dei Ministri, puo’ essere prorogato ovvero rinnovato, di regola, per non piu’ di quaranta giorni."
    Questo significa che lo Stato si accollerà le spese per un massimo di cento giorni, dicendo definitivamente addio alle emergenze pluriennali del passato.
    È evidente che il motivo per cui si è legiferato su un argomento così delicato è la scarsità di fondi nelle casse del Tesoro, ma è altrettanto evidente che dopo gli ultimi eventi sismici sarà davvero difficile far passare queste disposizioni così come pubblicate in Gazzetta Ufficiale. Soprattutto perché il regime transitorio a cui sarà sottoposta la norma potrebbe non renderla immediatamente operativa e allungarne parecchio i tempi di entrata in vigore.
    Anche in futuro, perciò, è probabile che in caso di calamità il mezzo privilegiato per affrontare sia l’emergenza che la ricostruzione sarà l’aumento delle a
    ccise sui carburanti, che le Regioni ora possono alzare ulteriormente (sebbene sia caduto l’obbligo) a un massimo di 5 centesimi al litro:
    9) il comma 5-quater e’ sostituito dal seguente:"5-quater. A seguito della dichiarazione dello stato di emergenza, la Regione puo’ elevare la misura dell’imposta regionale di cui all’articolo 17, comma 1, del decreto legislativo 21 dicembre 1990, n. 398, fino a un massimo di cinque centesimi per litro, ulteriori rispetto alla misura massima consentita."
    Il caso emiliano, con l’istituzione di un’accisa di 2 centesimi per affrontare l’emergenza sismica, sembra apparentemente confermare questa ipotesi.
    Il testo integrale del DL 15 maggio 2012, n.59
    L’atto della Camera con la Relazione
    Articolo di approfondimento de Il Sole 24 ORE sull’argomento
    Giuseppe Ceglia (1987) è nato e cresciuto ad Avellino. Nel 2005 si è trasferito a Siena dove si è laureato in Scienze della Comunicazione. Dopo la laurea triennale si è trasferito a Roma per specializzarsi in giornalismo alla Sapienza Università di Roma. È laureando in giornalismo economico con una tesi dal titolo “IRPINIA ANNO ZERO: Come il terremoto del 1980 ha cambiato l’economia del territorio negli ultimi trent’anni” (relatore: prof. Stefano Lepri). Ha scritto per il Corriere di Siena e Termometro Politico. Attualmente collabora con il magazine webYouTrend.
    Assicurazioni e calamità naturali, una storia 
    di dossier mancati
    terremoto
    24 agosto 2016
    di Sonia Ricci 
    ROMA (Public Policy) – Una polizza assicurativa per le calamità naturali, come i terremoti e le alluvioni, per tutte le regioni italiane senza che le compagnie possano scegliere discrezionalmente le zone dove assicurare. È l’ipotesi di cui più volte si è discusso nel nostro paese, nelle istituzioni e fuori, soprattutto a ridosso di eventi calamitosi, ma che non ha mai trovato concreta attuazione. È probabile che dopo il sisma di questa notte, che hanno colpito diverse zone del Centro Italia, il tema torni all’ordine del giorno. Negli anni le ipotesi per introdurre un sistema di polizze antiterremoti o simili (obbligatorie o facoltative) sono state diverse. Nessun governo ha dato però seguito ai progetti. E così l’Italia è rimasta indietro sopratutto rispetto ad altri paesi europei come Belgio, Danimarca, Spagna, Ungheria, Francia, Turchia e Gran Bretagna. 
    LE COPERTURE ITALIANE – 
    Mentre in molti paesi esteri sono le assicurazioni a farsi carico dei rischi (vedi la Francia)
     in Italia è lo Stato che continua a sobbarcarsi i costi delle ricostruzioni e non sempre in modo efficace e celere. 
    Già da qualche anno le polizze per gli eventi calamitosi esistono, ma la loro diffusione è bassa. 
    Secondo un dossier del 2015 di Ania, l’associazione delle imprese assicuratrici, la diffusione tra le abitazioni di polizze per terremoti e alluvioni resta medio-bassa. "Un’impresa che intenda coprire il rischio alluvione con un assicuratore – si legge nel dossier di Ania – trova facilmente sul mercato una polizza che fa al caso suo. Normalmente si configura come estensione ai principali rischi inclusi nelle polizze multirischio. 
    Diverso è il caso delle abitazioni private. In questo caso l’ombrello assicurativo si apre a metà. Da qualche anno si vanno diffondendo sul mercato polizze che coprono il rischio terremoto. Una protezione specifica per le alluvioni non è invece facilmente reperibile". Non solo, al momento per le compagnie italiane non c’è l’obbligo di assicurare tutto il territorio italiano senza fare distinzioni. In sostanza possono decidere con discrezione assoluta le zone dove assicurare, privilegiando quelle dove il rischio è vicino allo zero. 
    IL CASO FRANCESE – In Francia (legge del 1982) le garanzie sulle catastrofi naturali sono un’estensione in qualsiasi contratto di assicurazione. Le compagnie, in sostanza, non possono rifiutarsi di sottoscrivere questo tipo di polizze in qualunque zona del paese, anche quelle più a rischio. 
    IVASS: FORME ASSICURATIVE PUBBLICO-PRIVATE – 
    Nel 2009 l’autorità che vigila sul settore assicurativo, l’Ivass (allora si chiamava Isvap), aveva lanciato una sua proposta e su cui le compagnie assicuratrici concordavano: favorire le ricostruzioni con un sistema di polizze antiterremoti, una specie di "soluzione di mercato" per i sismi, prevedono forme assicurative con una collaborazione pubblico-privato, magari assegnando allo stato una funzione di riassicuratore di ultima istanza. 
    IL TENTATIVO DEL GOVERNO MONTI – 
    Prima del terremoto in Emilia Romagna del Maggio 2012 il governo Monti aveva previsto nella bozza del decreto legislativo 59/2012 (riforma della Protezione civile) un regime di assicurazione obbligatoria per gli edifici privati. Tale previsione è stata però poi cancellata dal testo definitivo della norma durante l’esame parlamentare. Nel testo sono stati previsti invece una serie di criteri direttivi che avrebbero dovuto far parte di un regolamento ‘ad hoc’ sulle "Coperture assicurative su base volontaria contro i rischi di danni derivanti da calamitaà naturali".Il decreto attuativo che avrebbe dovuto contenere il regolamento non è però mai stato scritto. 
    LE IPOTESI DEL 2012 – Quattro anni fa, insomma, l’ipotesi era di estendere la copertura assicurativa del rischio calamità naturali nelle polizze che garantiscono i fabbricati privati contro qualsiasi danno e di esclusione, anche parzialmente, l’intervento statale per i danni subiti da fabbricati. Avrebbero dovuto occuparsene le compagnie assicuratrivi. Non solo, si puntava a introdurre incentivi di natura fiscale, tramite regimi agevolativi all’imposta sul premio di assicurazione, ovvero la deducibilità, anche parziale, del premio sull’Irpef e Ires dell’assicurato. 
    IL DOSSIER DEL GOVERNO RENZI  – Due anni fa, a novembre 2014, anche il governo Renzi ha studiato un intervento sul tema ma mai realizzato. A ridosso dell’alluvione che ha colpito le regioni del Nord l’allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio (oggi ministro dei Trasporti), aveva annunciato che il governo stava valutando l’ipotesi di introdurre un’assicurazione obbligatoria per soggetti pubblici e privati contro le calamità naturali. Anche in quell’occasione si ipotizzava di poter scaricare il costo dell’assicurazione, o una parte di esso, dalla dichiarazione dei redditi. 
    QUANTO COSTEREBBE Ma quanti costerebbe una polizza? Secondo uno studio realizzato da Ania su dati Istat nel 2010 assicurarsi contro le calamità naturali comporterebbe l’esborso di 75 euro all’anno per ogni abitazione così ripartiti: 67 euro per ogni casa al Nord Italia, 91 eu
    ro al Centro e 72 euro al Sud. (Public Policy) @ricci_sonia
    L’EMERGENZA RICOSTRUZIONE NEL LAZIO
    FONDI Per Danni Da Calamità Naturale Agli Immobili
    L’EMERGENZA RICOSTRUZIONE
    Sisma: Mef, in Fondo emergenze ci sono 234 milioni. Finanziamenti europei per città colpite
    –di Laura Di Pillo  24 agosto 2016
    «Saremo al fianco delle istituzioni locali e dei cittadini nei prossimi giorni sia nella fase dell’emergenza acuta che nella successiva fase della ricostruzione. Il Fondo per le emergenze nazionali dispone di 234 milioni che saranno utilizzati per la gestione delle esigenze immediate». Lo annuncia in una nota la sottosegretaria al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Paola De Micheli,
    con delega alle ricostruzioni. «Seguiamo con apprensione – prosegue De Micheli – i fatti relativi al terremoto che la notte scorsa ha colpito l’Italia centrale ed esprimiamo la sentita vicinanza alle famiglie, soprattutto a quelle sconvolte dai lutti.
    Il governo si è immediatamente attivato attraverso la preziosa azione della protezione civile che, insieme alle Regioni, ai vigili del fuoco e a tutti i soccorritori, con grande professionalità, dedizione e determinazione, sta affrontando queste prime ore a sostegno della popolazione». «Stiamo ricostruendo – conclude la sottosegretaria – la vicina L’Aquila e grazie all’accelerazione che ha imposto questo governo siamo usciti dalla fase di stallo. I cittadini delle zone che oggi sono macerie sappiano che abbiamo le risorse e l’esperienza per intervenire, superare l’emergenza e ricominciare».
    Abi a banche: stop rate mutui edifici danneggiati 
    Intanto l’Abi (associazione bancaria italiana) ha invitato gli istituti di credito a sospendere le rate dei mutui per gli edifici danneggiati. «Al fine di offrire sollievo al grave disagio socioeconomico causato dal sisma – si legge in una nota – l’Abi sta sensibilizzando i propri associati ad adottare ai residenti nei territori colpiti le previste sospensioni delle rate dei finanziamenti ipotecari collegati agli immobili residenziali, commerciali e industriali che abbiano avuto danneggiamenti anche parziali». La sollecitazione alle banche associate,
    ricorda l’Abi nella nota, avviene «in coerenza con le previsioni contenute nello specifico Protocollo di intesa sottoscritto con la Protezione Civile e le Associazioni dei consumatori lo scorso 26 ottobre».
    Cei stanzia 1 milione da 8xmille. Una colletta il 18 settembre 
    In conseguenza del sisma la Presidenza della Cei ha disposto l’immediato stanziamento di un milione di euro dai fondi dell’otto per mille per far fronte alle prime urgenze e ai bisogni essenziali. Inoltre indice una colletta nazionale, da tenersi in tutte le Chiese italiane il 18 settembre 2016, in concomitanza con il 26/mo Congresso Eucaristico Nazionale, «come frutto della carità che da esso deriva e di partecipazione di tutti ai bisogni concreti delle popolazioni colpite».
    Anche le Chiese evangeliche lanciano una raccolta fondi. «La Fcei – annuncia il presidente Negro – lancia una raccolta fondi a favore delle popolazioni colpite per interventi di urgenza. La Fcei rivolge quindi un appello alle chiese, alle agenzie ecumeniche internazionali, a donatori e donatrici che hanno fiducia nell’azione degli evangelici italiani perché sostengano questa richiesta».
    Sisma Centro, Ue: pronta ad aiutare
    Fondi europei per la città colpite 
    In campo anche l’Unione europea. L’Italia può chiedere infatti l’attivazione del Fondo di solidarietà Ue, che in passato è già stato utilizzato per i terremoti di Molise, Aquila, Emilia-Romagna. La richiesta deve essere inviata a Bruxelles
    dalle autorità nazionali entro 12 settimane dal disastro 
    e questa può essere accolta se l’impatto è ‘maggiore’ (nel caso specifico dell’Italia, i danni diretti devono superare la soglia dei 3,3mld),
    oppure ‘regionale’ (se questi superano l’1,5% del pil regionale). La Commissione Ue ha sei settimane di tempo per
    valutare la richiesta e, se accolta, proporre un ammontare che dovrà essere in seguito approvato da Consiglio e Parlamento Ue. 
    Per i terremoti in Molise (2002), l’Italia aveva ricevuto dall’Ue 30,1mln di fondi, 
    per quello in Abruzzo (2009) 493,8mln, 
    e per quello in Emilia-Romagna (2012) 670,2mln. 
    I fondi Ue devono essere utilizzati per le operazioni d’emergenza, dal ripristino delle infrastrutture (acqua, elettricità, strade, ospedali o tlc), vitto e alloggio temporaneo per gli sfollati, protezione del patrimonio culturale, operazioni di pulizia.
    Tajani: “Pronti a sostenere richieste italiane” 
    «Pronti a sostenere tutte le iniziative italiane di richiesta utilizzo dei fondi europei per i disastri naturali – conferma su Twitter Antonio Tajani vicepresidente del parlamento europeo. «Il governo e le Regioni attivino la richiesta all’Unione europea per l’utilizzo dei fondi di emergenza per le calamità. Aiutiamo le città terremotate» conclude Tajani.
    Intesa stanzia plafond 250 mln per i danneggiati 
    Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha preso una serie di provvedimenti a favore delle famiglie e delle imprese delle province di Rieti, Ascoli Piceno, Perugia,
    Macerata e Fermo che hanno subito danni a causa del terremoto di questa notte. È stato stanziato, annuncia una nota, un plafond di 250 milioni di euro per i finanziamenti finalizzati al ripristino delle strutture danneggiate (abitazioni, negozi, uffici, laboratori artigianali, aziende).
    La banca annuncia di essersi attivata per predisporre una serie di misure a sostegno della popolazione, relative a mutui e prestiti per imprese, piccoli artigiani, commercianti e famiglie che hanno subito danni a causa del terremoto. Fin da oggi, aggiunge Intesa, per i clienti delle filiali danneggiate dal sisma, sarà subito garantita ogni forma di operatività nelle filiali più prossime e saranno approntate strutture di emergenza per garantire supporto finanziario. È poi in fase di attivazione, spiega l’istituto di credito, una raccolta fondi per sostenere la popolazione del territorio, l’applicazione di misure di esenzione per i prelievi e nuovi finanziamenti.
    Legge Stabilita’ 2016 – finanziamenti agevolati per ripristino danni da calamita’
    Angela Lambogli  24 Agosto 2016  Notizie
    In Gazzetta ufficiale le ordinanze della Protezione civile per il ripristino del patrimonio abitativo e produttivo privato colpito da calamità naturali
    Terremoto 
    > Abruzzo – finanziamenti per centri storici del Cratere
    > Antisismica – pronte le linee guida MIT pe
    r gli sconti fiscali
    Dopo la pubblicazione della delibera globale del 28 luglio 2016 che ha individuato risorse e procedure per il ripristino del patrimonio abitativo e produttivo privato danneggiato da calamità naturali, arrivano in Gazzetta ufficiale anche le ordinanze della Protezione civile con le modalità applicative per l’accesso ai finanziamenti agevolati per persone fisiche e imprese nelle 16 Regioni interessate.
    I finanziamenti agevolati previsti dalla Legge di Stabilità 2016
    In attuazione della legge 225 del 1992 che disciplina l’azione governativa per fronteggiare le situazioni di emergenza, la legge di Stabilità 2016 ha previsto la concessione di finanziamenti agevolati per fare fronte ai danni occorsi al patrimonio privato e alle attività economiche e produttive a seguito di calamità relativamente alle ricognizioni dei fabbisogni completate dai commissari delegati e trasmesse al Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri.
    In base alla manovra, i soggetti autorizzati all’esercizio del credito operanti nei territori colpiti possono contrarre finanziamenti, secondo contratti tipo definiti con apposita convenzione con l’Associazione bancaria italiana (ABI), assistiti dalla garanzia dello Stato, al fine di concedere finanziamenti agevolati, sempre assistiti da garanzia dello Stato, ai soggetti danneggiati dagli eventi calamitosi, a valere sul plafond da un miliardo e 500 milioni di euro costituito presso Cassa Depositi e Prestiti.
    > Cassa Depositi e Prestiti – CDP, finanziamenti per famiglie e PMI
    In caso di accesso ai finanziamenti agevolati accordati dalle banche in capo al beneficiario del finanziamento matura un credito di imposta, fruibile esclusivamente in compensazione, in misura pari, per ciascuna scadenza di rimborso, all’importo ottenuto sommando alla sorte capitale gli interessi dovuti e le spese strettamente necessarie alla gestione dei prestiti.
    I finanziamenti agevolati, di durata massima venticinquennale, sono erogati e posti in ammortamento sulla base degli stati di avanzamento lavori, delle prestazioni di servizi e delle acquisizioni di beni necessari all’esecuzione degli interventi ammessi a contributo.
    La delibera globale del 28 luglio 2016
    Con la delibera globale emanata dal Consiglio dei Ministri il 28 luglio in attuazione della legge Stabilità 2016 e pubblicata in Guri a inizio agosto sono state stanziate le risorse e individuate le procedure per il ripristino del patrimonio abitativo e produttivo privato colpito da calamità naturali.
    In particolare sono state previste quattro fasi:
    la prima finalizzata a determinare i soggetti beneficiari e il contributo massimo rispettivamente concedibile;
    la seconda finalizzata alla raccolta dei dati riepilogativi relativi ai predetti contributi massimi concedibili,
    la terza finalizzata alla presentazione, da parte dei soggetti beneficiari così individuati, della richiesta di finanziamento agevolato;
    la quarta finalizzata all’erogazione del finanziamento agevolato da parte degli istituti autorizzati all’esercizio del credito mediante i contratti-tipo definiti ai sensi della convenzione con l’ABI.
    Relativamente ai soggetti privati, i contributi sono concessi allo scopo di accelerare il rientro dei cittadini nelle abitazioni danneggiate o di concorrere alle spese dagli stessi sostenute al medesimo fine. Per i soli casi di abitazioni distrutte o da delocalizzare i contributi sono concessi, entro limiti massimi prestabiliti, allo scopo di concorrere alla ricostruzione dell’unità abitativa o alla sua delocalizzazione tramite costruzione in altro sito o acquisto di una nuova casa.
    Relativamente ai titolari di attività economiche e produttive, i contributi sono concessi allo scopo di assicurare, nel rispetto delle disposizioni dell’Unione europea, la rapida ripresa delle rispettive attività o di concorrere alle spese sostenute al medesimo fine.
    La delibera globale affida la definizione delle modalità operative per l’attivazione dell’istruttoria finalizzata alla concessione delle agevolazioni a una serie di ordinanze del Capo del Dipartimento della Protezione civile, adottate d’intesa con le 17 Regioni interessate e di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, che sono state pubblicate nella Gazzetta ufficiale del 20 luglio 2016.
    In base alle ordinanze, i finanziamenti a favore dei soggetti privati per i danni subiti dal patrimonio edilizio potranno essere concessi entro il limite massimo di:
    36,5 milioni di euro per l’Abruzzo,
    14 milioni di euro per la Basilicata,
    36,5 milioni di euro per la Campania,
    45 milioni di euro per l’Emilia-Romagna,
    4,8 milioni di euro per il Lazio,
    62,5 milioni di euro per la Liguria,
    13,5 milioni di euro per la Lombardia,
    35 milioni di euro per le Marche,
    1,2 milioni di euro per il Molise,
    8,7 milioni di euro per il Piemonte,
    19,5 milioni di euro per la Sardegna,
    1,4 milioni di euro per la Sicilia,
    74,5 milioni di euro per la Toscana,
    8,7 milioni di euro per l’Umbria,
    31 milioni di euro per il Veneto,
    6,8 milioni di euro per la Puglia.
  • permaflex

    La ragione è data dagli interessi delle banche e istituti finanziari che stanno dietro al partito di governo,se non saranno stanziati finanziamenti ai proprietari delle case danneggiate in buona parte queste proprietà verranno cedute agli unici che hanno la liquidità per rilevarle:le banche.

    Questo modo di procedere è in linea anche col prossimo referendum dove col passaggio dagli enti locali allo stato delle municipalizzate e quindi la prevista privattizzazione e svendita a stranieri.

    È quello che è già successo col governo Prodi,è,in continuità,la politica del partito democratico.

  • Denisio

    Congratulazioni per l’articolo che nel marasma di informazioni e controindicazioni sul tema monetario ha il raro pregio di indicare delle soluzioni. Naturalmente però non servono finché la mentalità dello schiavo  che si ritiene succube e impotente continua a ripetere come un automa frasi tipo"non te lo lasciano fare, non è possibile che ci sia rimasta la sovranità, non ci sono riusciti altri e più "autorevoli"….etc…etc…
    Frasi che sanno tanto da pannolini sporchi di cacca di gente che però sembra aver superato i 6 anni di età,  non fosse per altro che dimostrano di saper mettere una parolina davanti all altra. È così, manca la convinzione, inutile mostrare ad un uccellino nato e vissuto in gabbia che ha le ali per volare alto nel cielo. Se glielo fai notare ti dirà che è impossibile perché ci sono le sbarre, inutile dirgli che bisogna aprire la gabbia per iniziare a volare. ..per l’idiota è impossibile da concepire soltanto.  Questo è il primo problema,  inutile insistere in un mondo di perfetti schiavi forgiati dai padroni ai quali vendono la vita, la felicità, la famiglia e naturalmente l’anima per un piatto di pasta.

  • fabionew

    Ti si è incantato il disco … o sei un computer entrato in "loop" ?

    Non lo fanno perchè preferiscono utilizzare i soldi per le banche ed i mercati finanziari, visto che è quello che fa attualmente la BCE con l’LTRO ed il QE !
    Per quanto riguarda la stampa delle banconote, lo spiega la BCE comje si fanno  http://www.nuove-banconote-euro.eu/Banconote-in-euro/LA-PRODUZIONE [www.nuove-banconote-euro.eu] :
    "Nel processo di fabbricazione sono impiegati diversi tipi di lastre e inchiostri speciali, nonché varie tecniche: stampa offset e calcografica, impressione a caldo dell’ologramma e stampa serigrafica per il numero di colore cangiante."
    Visto che "repetita juvant" (o "repetita juventus" se preferisci …), ti ricordo che il 93% della moneta che usiamo è elettronica, per cui basta un clic del computer. 
    Permettimi un’altra battuta, "spadaccinonero" : forse nel tuo mondo usate ancora le matrici ?
    Con affetto.
  • fabionew

    Perfettamente d’accordo. 

    Per questo motivo voterò convintamente  "NO" al prossimo Referendum Costituzionale. 
    Oddio ci sono anche un bel pò di altri motivi, ma questo è più che sufficiente !
    Grazie.
  • fabionew

    La soluzione è semplice.

    Noi abbiamo la sovranità monetaria, che possiamo esercitare in uno dei modi che ho descritto, ma non mi fossilizzo e qualcuno ne propone altri, l’importante è che siano emessi dallo Stato.
    Stampiamo circa 400 mld di euro in due anni, con i quali risaniamo da un punto di vista sismico ed energetico tutti gli edifici che ne hanno bisogno, adeguandoli alle norme attuali per gli edifici nuovi. 
    Questo provoca le seguenti conseguenze :
    1) aumenta certamente il PIL non solo di 200 mld all’anno, ma a causa dell’indotto, anche di una quota maggiore, che crea aumento strutturale anche negli anni successivi;
    2) si rimette in moto l’economia, non come dice Vespa, ma con un aumento reale del benessere dei cittadini e delle aziende;
    3) Con gli edifici sismici, i danni dei prossimi terremoti sarebbero quasi zero ed inoltre si risparmia nel consumo di energia a tal punto da rientrare della cifra investita;
    4) I privati hanno meno bisogno di prestiti, per cui si riducono gli interessi pagati sul debito privato;
    5) Se il denaro viene creato dallo Stato sovrano, non aumenta il debito pubblico e quindi non aumenta il costo degli interessi.
    E noi diventeremmo una delle prime potenze industriali del mondo, ma questo è il vero problema che spaventa le oligarchie …
  • fabionew

    Non so chi e cosa sia Fabionews di Torino, io mi presento, sono Fabio Conditi, Presidente dell’Associazione Moneta Positiva http://monetapositiva.blogspot.it/ [monetapositiva.blogspot.it], curo la Campagna Quantitative Easing for People  http://www.qe4people.blogspot.it [www.qe4people.blogspot.it] ed il sito Moneta5stelle  http://moneta5stelle.blogspot.it/ [moneta5stelle.blogspot.it].

    Ma veniamo al punto che sollevi.
    Se rileggi le soluzioni che ho individuato, sono proprio quello che tu dici, della serie "mi servono dei finanziamenti ed io li stanzio", non abbiamo bisogno della BCE. 
    Sono perfettamente d’accordo con te …
    Ho cercato solo soluzioni che siano "accettabili" anche a chi è fissato con il rispetto dei Trattati e delle norme, perchè pensa che non abbiamo più la sovranità monetaria. 
    E invece non è vero !
  • fabionew

    Non pretendo che lei creda al sottoscritto, ma magari può cercare di approfondire questo tema sulla base dei riferimenti e della osservazioni che ho provato ad elencare.

    Gli strumenti con i quali lo Stato potrebbe creare moneta ne ho illustrati 4, ma ce ne possono essere anche altri.
    Il punto però è stabilire se lo Stato ha la sovranità monetaria, oppure no.
    Io dico che ce l’ha, e sono stato il primo in Italia che lo ha detto.
    Adesso attendo che anche gli altri si esprimano su questo tema.
  • fabionew

    Domanda:"Può una struttura capitalistica e dagli estremi imperialistici fondati sullo sfruttamento e il monopolio finanziario, essere funzionale all’interno di un sistema monetario utilizzato correttamente da un Stato che esercita la propria sovranità monetaria?" Non credo proprio. 

    E’ vero che il popolo italiano e non solo, stagna nella più vile indifferenza e ignoranza, ma se acquisisce consapevolezza dell’essere una comunità di cittadini rappresentata da uno Stato sovrano, le cose possono cambiare e si può sperare in un  risveglio … 
    Ma per questo c’è bisogno del contributo di tutti !
  • bysantium

    Premetto che faccio veramente fatica a destreggiarmi in questi temi.
    Quindi non mi è chiaro il passaggio relativo al conio di moneta metallica per 1 miliardo.
    Mi crea confusione perché prima si sostiene "monete metalliche di valore superiore a 2 euro, che la BCE deve approvare solo come quantità (art.128 comma 2 del TFUE);" e poi si presenta una tabella che – non avendo io mai visto monete superiori ai due euro – non può che riguardare quelle normalmente in circolazione.
    Quindi, perché si sostiene il conio di monete del valore superiore ai due euro?

  • annibale51

    La vedo dura per l’ Italia tornare ad una sovranità monetaria. Molto dura. Anzi…impossibile! Prima dovrebbe crollare l’ America… poi i nuovi padroni dovrebbero consentire ad una certa autonomia monetaria italiana…ringraziate la resistenza, il pc, Prodi, Berlusconi e Renzi…. Chi si è opposto al disegno ( BETTINO CRAXI) è stato fatto fuori senza pietà.

  • Nathan

     Ahahahah, come al solito siamo in preda al populismo e ai tecnici….la soluzione populistica nel particolare si estrinseca nel nazionalizzare il premio del Superenalotto come fosse sufficiente alla gestione di questa emergenza, ricordo che basterebbe destinare un quarto di punto di PIL per sistemare la situazione. La seconda soluzione data da un tecnico di palazzi e quella di chiedere per vie traverse un aiuto alla Europa. 

    Come al solito non esiste una unica cosa da fare altrimenti si farebbe ed amen. 
    Cosa si dovrebbe fare in realtà è di una semplicità disarmante che però implica ai nostri decisori politici di prendersi delle Responsabilità. 
    Si se si prendono decisioni che poi vengono portate fino in fondo, giuste o sbagliate, queste darebbero comunque una risposta alle problematiche delle persone, invece ci troviamo con politici vittime di questo modo di fare politica schizofrenico e attento solo alla forma e non alla sostanza. 
  • fabionew

    Ti rimando ad un articolo in cui ho spiegato le monete metalliche, sia quelle fino a due euro, che quelli coniate in vari paesi di valore superiore, spero ti sia utile per capire.

  • fabionew

    Il bello è che non dobbiamo tornare alla sovranità monetaria … perchè ce l’abbiamo ancora !

    Dobbiamo solo imparare ad usarla …
  • fabionew

    Ahahahah, come al solito siamo in preda al disfattismo e ai fatalisti … dicono tutti :"non esiste una unica cosa da fare, altrimenti si farebbe ed amen". 

    Cosa si dovrebbe fare in realtà è di una semplicità disarmante : smettere di demandare ai nostri politici la ricerca delle soluzioni e provare a trovarne una tutti insieme, collaborando.
    Che però implica a tutti noi, di prenderci ciascuno le proprie Responsabilità. 
    Ma questo facciamo fatica a farlo …
  • fabionew

    Grazie per le giuste e belle parole.

    Ma non è inutile insistere : hai mai provato ad usare il martello pneumatico per demolire un blocco di cemento armato ?
    Si appoggia la punta del martello in un punto, e si comincia a martellare … ta-ta-ta-ta-ta-ta …
    Inizialmente non ci sono apparentemente effetti, il blocco non viene scalfito dalla punta, si crea solo un piccolo avvallamento nel punto di contatto, ma sembra impossibile da penetrare.
    Ad un certo punto inizia una piccola nella quale il martello penetra più in profondità e velocemente il blocco si sgretola.
    Bisogna aver pazienza, ma vedrai che prima o poi cominceranno ad aprirsi dei varchi nelle coscienze, ed allora succederà l’inverso, la corsa per affermare : "è chiaro che è così", "anche io avrei fatto così", "l’ho sempre detto", ecc…
  • Toussaint

    Esiste un sito, questo: http://www.fabionews.info/

    Visto che il tuo nick è fabionew ho pensato ad un legame. Forse è meglio se lo cambi, perché l’equivoco diventerebbe inevitabile. 
    Prendo atto che sei della famiglia "5 stelle". Lo deduco dal nome del sito che curi. Un intervento di partito, quindi. A saperlo prima non ti avrei nemmeno letto. Quello su CdC dovrebbe essere uno spazio per l’informazione, non per la propaganda di partito. Abbi pazienza, avete già i vostri siti e i vostri blog. Volete anche questo?
  • bysantium

    Letto e addirittura compreso, grazie.

  • spadaccinonero

    potrei dirti la stessa cosa, caro neo piddino…

  • spadaccinonero

    ma stai vaneggiando?

    chi ha l’euro deve rispettare i parametri del deficit pil, infatti l’Italia dal 3% deve nei prossimi anni raggiungere lo 0%…
    tu o ci sei o ci fai
  • fabionew

    Grazie per il consiglio, proverò a cambiare nick.

    Non capisco perchè pensi sia un problema avere una idea politica, per chi interviene su Comedonchisciotte … non ce l’hai anche tu, come tutti ? 
    Io almeno non la nascondo.
    Sono però anche il Presidente di una Associazione Moneta Positiva che riunisce persone con idee politiche diversissime, anche opposte, che hanno però in comune la stessa passione per l’economia e la sovranità monetaria. 
    E parlo di questi temi in modo apartitico, perchè il nostro obiettivo è realizzare "Una moneta di proprietà dei cittadini e libera dal debito", collaborando con tutti i partiti politici e movimenti che sono interessati alle nostre proposte.
    D’altro canto, pensare di cambiare questo sistema criticando tutto e tutti, non ci permetterebbe di arrivare da nessuna parte. 
  • whugo

    Ad occhio ci fa….

  • fabionew

    A voler esser sincero, sono un ex-piddino pentito … Sigh !

  • fabionew

    Visto che ti fidi di Nino Galloni, con cui sono amico e con lui ho discusso di sovranità monetaria personalmente per molte ore, sia a Bologna, dove è venuto nostro ospite, che a Roma, dove ero ospite suo.

    In questo video di Nino Galloni, successivo all’ultimo nostro incontro, potete ascoltare direttamente dalla sua voce, cosa ne pensa delle mie idee. Buon ascolto. 
  • fabionew

    Visto che ti fidi di Nino Galloni, con cui sono amico e con lui ho discusso di sovranità monetaria personalmente per molte ore, sia a Bologna, dove è venuto nostro ospite, che a Roma, dove ero ospite suo.

    In questo video di Nino Galloni, successivo all’ultimo nostro incontro, potete ascoltare direttamente dalla sua voce, cosa ne pensa delle mie idee. Buon ascolto. 
  • Fischio

    Come scriveva qualcuno (Lenin), senza l’eliminazione delle classi diversificate e la costruzione di una sola classe (quella dei lavoratori), lo Stato Borghese può essere soltanto opprimente e di conseguenza mai una comunità potrà raggiungere un livello di unità e consapevolezza….

  • fabionew
    Come scriveva Karl Marx nei suoi scritti giovanili, senza l’eliminazione del dominio della "Aristocrazia finanziaria", mai una comunità potrà raggiungere un livello di unità e consapevolezza : “Mentre l’aristocrazia finanziaria faceva
    le leggi, dirigeva l’amministrazione dello Stato, disponeva di tutti i pubblici
    poteri organizzati, dominava l’opinione pubblica coi fatti e con la stampa, in
    tutti gli ambienti, dalla corte sino al Café Borgne
    , si spandeva l’identica prostituzione,
    l’identica frode svergognata, l’identica smania di arricchirsi non con la
    produzione, ma rubando le ricchezze altrui già esistenti
    .”
    E questo dominio ha origine dal potere di controllo della creazione del denaro …
    La moneta deve essere di proprietà dei cittadini e libera dal debito.
  • whugo

    Fidarsi non significa seguire in maniera pedissequa qualsiasi cosa venga detta o scritta da qualcuno, ritengo che una sciocchezza rimanga tale sia che la dica conditi sia che la dica Galloni il quale per altro ha compiuto una giravolta su questo argomento di 180 gradi rispetto a soli due mesi fa.

    Per altro di Galloni non condivido nemmeno la vicinanza con Magaldi il quale mi da la stessa sensazione di doppiezza che mi da lei, che ci vuol fare, nessuno è perfetto.
  • annibale51

    se lo dici tu…

  • spadaccinonero

    si vabbé…

    e continuiamo a girare intorno…
    l’Italia DEVE rispettare i parametri imposti, significa che la sovranità è nel cesso…
    l’ue è un’unione federale di Stati significa che siamo in gabbia eppure tu continui a vederla come se fosse una gita della domenica