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COME PECHINO E HONG KONG MANDARONO A SPASSO SOROS L'ULTIMA VOLTA CHE ATTACCO' I MERCATI ASIATICI

Andiamo a vedere, con una certa amarezza, come Soros ha influenzato le monete e le economie asiatiche.
La storia non si ripete, ma fa rima, amava spesso ricordare l’umorista americano Mark Twain.
Così, quando la settimana scorsa l’investitore miliardario George Soros ha detto che è “inevitabile” un brusco atterraggio dell’economia cinese per un corto circuito delle valute asiatiche, possiamo perdonare la Bancha Centrale del paese se, poeticamente, ha richiamato alla memoria la giustizia di una battaglia finanziaria che faticosamente riuscì a vincere 18 anni fa, quando Hong Kong fu il campo di battaglia e Soros venne sconfitto.

Nel 1998, Soros, dopo essere stato accusato di aver distrutto le economie tailandese e malese durante la crisi finanziaria dell’anno precedente, con una sua aggressiva politica di compravendita valutaria, stava volgendo la propria attenzione verso il mercato di Hong Kong per attaccarlo. In quell’occasione, Hong Kong, spalleggiata da Pechino, lo affrontò con un acquisto di azioni – sfrenato e senza precedenti -per 118 miliardi di dollari di HKG, in modo da sostenere i prezzi delle azioni e difendere la sua valuta: agosto 1998.

“La situazione attuale presenta alcune analogie con quella di allora”, ha detto Shen Jianguang, capo economista della Mizuho Securities Asia di Hong Kong. “E ‘difficile attaccare lo yuan, ma è possibile attaccare i mercati di Hong Kong.”

Il dollaro di Hong Kong è agganciato al dollaro, ma è visto anche come un indicatore dello yuan e dell’economia cinese. Con l’aumento delle scommesse su un yuan debole, i mercati valutari e azionari di Hong Kong hanno già visto una certa turbolenza, mentre Pechino si è impegnata in una guerra di parole con Soros.

Sembra che 18 anni dopo, la Cina abbia poco da temere da Soros – la sua dimensione economica ora è 10 volte più grande di quello che era nel 1998. quando Zhu Rongji (朱鎔基), il premier di allora, promise più volte che la Cina non avrebbe lasciato che lo yuan seguisse le altre valute asiatiche nel loro indebolimento. Le riserve di valuta estera del paese, nonostante i recenti deflussi, sono ancora le più alte del mondo 3,3 trilioni di dollari USA, cioè 20 volte di più di 18 anni fa.

Ma i commenti di Soros su ‘un brusco atterraggio’ arrivano in un momento critico per la Cina.

Decenni di crescita abbagliante hanno portato il paese a dover affrontare una sovraccapacità enorme, una quantità di debito enorme, e quella che qualcuno considera una moneta evidentemente sopravvalutata. La fiducia del pubblico nella capacità di Pechino di saper gestire i suoi mercati si sta indebolendo dopo i passi falsi fatti sui mercati azionari e valutari.

“Dove andremo domani e i problemi che dobbiamo affrontare oggi, sono la diretta conseguenza di quello che siamo stati e da dove veniamo”, ha detto Stephen Li Jen, managing partner di SLJ Macro Partners LLP, una società di hedge fund con sede a Londra e consulente di macro-ricerca.

Mentre la Cina ha fatto ben poco negli ultimi dieci anni per mantenere a galla lo yuan, permettendo tutte le scommesse possibili sul suo apprezzamento, investitori internazionali come Soros ora hanno visto la possibilità di attaccare, ha dichiarato Jen, ex Capo Globale per la ricerca valutaria di Morgan Stanley.

Resta una questione aperta se Soros – che ha già annunciato il suo ritiro “definitivo” dalla gestione dei fondi per concentrarsi sulla “filantropia politica” – sarà in grado di raccogliere risorse sufficienti per attacare lo yuan o il dollaro di Hong Kong.

“Un grande fratello come Soros può trovare un sacco di seguaci ogni volta che dice qualcosa, ma sarà un’altra cosa nel momento in cui la gente dovrà metterci i soldi per seguire la sua scommessa …”, ha detto Chen Xingdong, economista capo per la Cina di BNP Paribas a Pechino.

“Molti sono preoccupati che Soros potrebbe attaccare la Cina, lo yuan e il dollaro di Hong Kong come fece con il … baht, ma non credo abbia ttuuta questa forza.”

La Banca popolare di Cina controlla il mercato onshore dello yuan ed esercita una enorme influenza nel mercato offshore dello yuan di Hong Kong, il che rende difficile per Soros mettere a punto delle strategie a breve nei confronti della moneta – ha aggiunto.

Nel 1998, Soros fu costretto a scappare da Hong Kong rimettendoci soldi. Poi elogiò gli sforzi dell’amministrazione di Hong Kong dell’allora segretario alla finanza Donald Tsang Yam-kuen.

Quando Soros visitò Hong Kong nel 2001 disse che le autorità monetarie locali avevano fatto “a very good job” quando erano intervenute per arrestatre il crollo del mercato di Hong Kong”.

Sun Lijian, professore della Fudan University di Shanghai, ha detto che Pechino, per respingere le speculazioni, potrebbe adottare delle misure di controllo sui conti di capitale e bilanciare il suo sistema di controlli di stato sulla finanza.

“Quando Soros suonò il corno di guerra nel 1997, molte società locali e molte persone in Tailandia e in Malesia seguirono lui, invece che seguire i loro governi, e cambiarono i loro soldi in dollari” ha detto Sun. “In Cina è differente – tutte le maggiori banche ascoltano il governo, la maggioranza degli assets finanziari sono in mano allo Stato e basta incontrare i capi della finanza per metterli tutti in riga.”

Per la Cina, comunque, il vero rischio non dovrebbe arrivare dai danni immediati che possono procurare investitori come Soros, ma dal processo di lungo termine abbracciato dal paese per riformare gli orientamenti del mercato.

Mentre Haruhiko Kuroda, governatore della Banca del Giappone, consiglia alla Cina di rafforzare i controlli in conto capitale, gli economisti avvertono che queste misure a breve termine avranno dei costi a lungo termine.

Quando la Malesia adottò severe misure di controllo sui capitali durante la crisi finanziaria asiatica per difendere il ringgit e per frenare i deflussi di capitale, fu raggiunta stabilità a breve termine, ma fu minata la fiducia degli investitori sulla Malesia, ha detto Shen di Mizuho.

“Se la Cina sta diventerà un paese che emette valuta di riserva – un vero e proprio paese che emette valuta di riserva – dovrebbe avere più tolleranza per una maggiore flessibilità valutaria”, ha dichiarato Jen a SLJ Partners Macro.

In un meeting di dicembre 1997, Zhu, allora vice-premier, disse ai banchieri centrali del paese e ai dirigenti finanziari che la Cina era “fortunata”, per non essere stata coinvolta direttamente nella crisi finanziaria asiatica, grazie al suo sistema finanziario chiuso.

Ma anche così, la crisi aveva fermato il processo di apertura dei conti capitale della Cina – ha scritto Zhou Xiaochuan, governatore della Banca Centrale, in un articolo pubblicato nel 2014.

“La Cina non ha ancora fatto una valutazione sistemica o globale della crisi [del 1997] , e soprattutto per la gente comune e per i capi che non sono coinvolti direttamente nelle decisioni economiche, questa tempesta finanziaria li ha colpiti, lasciando loro solo qualche impressione superficiale”, ha scritto Zhou.

Ora, con Soros che bussa ancora una volta alla porta della Cina, è il momento di vedere se la Cina ha imparato qualcosa dalla storia.

Fonte: http://www.scmp.com/

Link: http://www.scmp.com/news/china/economy/article/1906325/how-beijingnaire-george-soros-packing

27.01.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • Boero

    Scusate ma perchè Soros dovrebbe attacccare lo yuan cinese?

    A me sembra che i cinesi stiano CHIEDENDO a Soros di attaccare lo yuan per dare la colpa di una svalutazione a lui…
  • Fischio

    L’incendio finanziario ha raggiunto dimenzioni incontrollabili e nessuno può vincere questa guerra voluta da individui fuori di testa. Perciò, o Socialismo o barbarie…

  • annibale51

    Ogni volta che vedo, in foto, il sig. Soros mi viene in mente di quando è stato insignito della laurea honoris causa per averci speculato di qualche decina di migliaia di miliardi…c’ era il prof. Prodi, tanti amici, il rettore dell’ università, TUTTI i media ad ossequiare…evidentemente tutta gente di un’ altra nazione!  Da lì in poi (credo che fossimo nel 1992) declino nazionale infinito. Suvvia ragazzi, ci rendiamo conto!

  • venezia63jr

    In italia, sicuramente mettono negli alimenti a nostra insaputa tonnellate
    di bromuro, perche’ non si capisce come mai tutte le persone licenziate
    non si comportano come gli operai dell’airfrance. Cioe’ prendere a calci in culo
    chi ci porta al fallimento e ci istiga al suicidio.