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COME LA RUSSIA STA SMANTELLANDO IL GIOCHINO TURCO IN SIRIA

DI PEPE ESCOBAR

counterpunch.org

Perchè a Washington è servita praticamente una vita per non ammettere che Daesh sta vendendo petrolio rubato in Siria, per farlo poi finire in Turchia?

Perchè la priorità era permettere alla CIA – muovendosi nell’ombra – di creare un cordone per armare una cricca invisibile di “ribelli moderati”.

Allo stesso modo di Daesh – almeno per ora – la mafia Barzani nel Kurdistan iracheno non è mai stata sotto la lente d’ingrandimento di Washington. L’operazione petrolifera che il Governo Regionale Curdo (KRG) sta portando avanti in Turchia è virtualmente illegale: per quanto riguarda Baghdad quel petrolio è di proprietà dello stato.

Il petrolio rubato da Daesh non può passare per i territori controllati da Damasco. Non può passare attraverso l’Iraq sciita. Non può andare ad est verso l’Iran. O Turchia o niente. La Turchia è il braccio orientale della NATO. Gli USA e la NATO “supportano” la Turchia. Per cui si potrebbe fare un sillogismo e dire che USA e NATO in fondo supportano Daesh.

Ciò che è certo è che il petrolio illegale di Daesh e del KRG fanno parte dello stesso disegno: interessi energetici dei soliti sospetti, che giocano una partita a lungo termine.

Questi interessi mirano a controllare ogni possibile risorsa petrolifera nel Kurdistan iracheno e nella Siria “liberata”. È fondamentale sapere che Tony “Deepwater Horizon” Hayward è a capo di Ug Genel, la cui priorità è riprendere il controllo di giacimenti inizialmente sottratti a Baghdad, che dovrebbero in futuro essere sottratti al controllo dei Curdi iracheni.

Poi c’è la polveriera turkmena.

La ragione principale per cui Washington ha sempre ignorato la sequela di loschi accordi siglati da Ankara in Siria, per mezzo della quinta colonna di jihadisti turkmeni, è che il fondamentale cordone della CIA passa esattamente attraverso la regione conosciuta come Altopiano Turkmeno.

Questi Turkmeni riforniti dagli aiuti “umanitari” di Ankara hanno ricevuto TOW-2° statunitensi, grazie al loro ruolo di protettori delle rotte di contrabbando. I loro consiglieri, come era prevedibile, sono gente Xe/Academy, precedentemente conosciuti come Blackwater. La Russia ha scoperto tutta la truffa ed ha iniziato a bombardare i Turkmeni. Perciò l’Su-24 è stato abbattuto.

La quinta colonna turkmena

Ora la CIA è in missione per conto di Dio – tentando freneticamente di evitare che il cordone sia fatto a brandelli dall’Esercito Arabo Siriano (SAA) sul campo e dalla Russia nei cieli.

La stessa disperazione vale per la rotta Aleppo-Azez-Killis, allo stesso modo fondamentale per i contrabbandi turchi.

Il braccio avanzato dell’alleanza 4+1 – Siria, Iran, Iraq, Russia, Hezbollah – non sta facendo prigionieri mentre tenta di riconquistare i due corridoi.

Ciò spiega la disperazione dilagante ad Anakra – con l’aiuto della Voce del Padrone – per trovare un nuovo corridoio che passi per Afrin, attualmente sotto il controllo dei Curdi siriani, prima che Damasco spinga le forze aeree russe in quella direzione.

Ancora una volta è importante ricordare che gruppi di Turkmeni sono la quinta colonna turca nel nord della Siria.

La maggior parte dei Turkmeni vive in territorio curdo. C’è anche un ulteriore fattore a complicare le cose: la maggior parte vive nella regione di Jarablus, attualmente sotto il controllo di Daesh. È esattamente questa zona a separare geograficamente i due cantoni curdi: Kobane ed Afrin.

Per cui immaginatevi un corridoio continuo sotto controllo curdo siriano, autonomo, che segua tutto il confine turco-siriano. È il peggior incubo di Ankara. La strategia di Ankara è muovere i propri pedoni turkmeni, con l’aggiunta di qualche “ribelle moderato”, verso la regione di Jarablus. Il pretesto: cancellare Daesh dalla mappa. La vera ragione: impedire ai due cantoni curdi – Afrin e Kobane – di unirsi.

Ancora una volta Ankara si mette direttamente contro Mosca.

La trategia russa si basa su ottimi rapporti con i Curdi siriani. Mosca non solo sostiene l’unione dei loro territori, ma pensa che questo sarebbe un importante passo per arrivare ad una nuova Siria senza Takfiri. La Russia sarebbe addirituttra disposta a riconoscere ufficialmente il PYD (Partito di Unione Democratica) e permettere ad esso di avere un ufficio di rappresentanza in Russia.

Ankara considera il PYD e il suo braccio armato, l’YPG (Unità di Protezione del Popolo), come branche del PKK. Diventa tutto più curioso quando scopriamo che sia la Russia sia Washington stanno cooperando con l’YPG contro Daesh.

La follia totale di Ankara si è palesata quando il sultano Erdogan ha dichiarato che l’Eufrate è una “linea rossa” per l’YPG. Se provassero a superarlo per contrastare Daesh, scacciandolo dall’area di Jarablus, l’esercito turco li attaccherebbe.

È fondamentale per la Turchia controllare questa area tra Jarablus e Afrin, perchè qui sarebbe situata la “zona di sicurezza”, in realtà una no-fly zone, che Ankara sogna di mettere in atto sfruttando i 3 miliardi di euro messi a disposizione dall’UE per alloggiare i rifugiati, ma anche per controllare il nord della Siria. I Turkmeni controllerebbero l’area – così come la linea Azez-Aleppo, sempre che l’SAA non la faccia sparire una volta per tutte.

Il caso di ACENR

Per cui Ankara sta a guardare due scenari turkmeni molto spiacevoli, parlando eufemisticamente.

I Turkmeni strumentalizzati da Ankara che diventano guardiaporta contro l’YPG, con conseguenti forti divisioni settarie, orchestrate dalla Turchia, e l’unità della nazione siriana ad uscirne maggiormente sconfitta.

Nel frattempo SAA e forze aeree russe sono sul punto di impossessarsi dell’Altopiano Turkmeno.

Ciò permetterebbe al 4+1 di fare grandi passi avanti nella guerra contro il cosiddetto Esercito di Conquista e il suo serpente a due teste, Jabhat al-Nusra (la al-Qaeda siriana) e Ahrar al-Sham, entrambe “supportate” ed armate da Turchia, Arabia Saudita e Qatar.

L’avanzata inesorabile del 4+1 porta con sè grandi benefici: la fine dei contrabbandi nella regione e nessuna minaccia alla base aerea russa di Hmeimim.

Va da sé che Mosca cercherà di fare più male possibile al Sultano Erdogan.

Il Prof. Abbas Vali della Bogazici University, citato del quotidiano turco Radikal, ha confermato “Il PYD era contento dell’intervento russo in Siria. Un’alleanza tra PYD e Russia è inevitabile. I bombardamenti russi contro i gruppi islamici radicali avranno un enorme impatto sulle operazioni sul campo del PYD”.

Per cui non importa dove guardiamo, la Turchia e la Russia sono in pericolosa rotta di collisione in Siria. Mosca supporterà il più possibile i Curdi siriani nel tentare di unire le tre maggiori regioni curde del nord in una Rojava riunita.

Per quanto riguarda la “strategia” di Washington, ora si riduce al bisogno della CIA di un nuovo corridodio per il contrabbando. Ciò potrebbe significare mettersi da parte – armati fino ai denti – ad osservare Curdi e Turkmeni scannarsi tra loro, quindi creare una possibilità di intervento per l’esercito turco, con il conseguente irrompere dell’aviazione russa ad impedirlo, con il risultato finale di scatenare un inferno.

Resta il fatto che il Sultano Erdogan ha bisogno di un corridoio di contrabbando messo in sicurezza dalla CIA per armare sia la propria quinta colonna di turkmeni, ma anche Ceceni, Uzbeki e Uiguri. Bilal Erdogan, alias Mini Me, ha disperatamente bisogno di nuove rotte per il contrabbando del petrolio e anche nuove autocisterne: la Russia gli sta addosso. Le ultime news del Ministro della Difesa russo hanno colpito come un’eruzione vulcanica: la famiglia Erdogan è stata bollata come “criminale”, quando Mosca ha servito l’antipasto di tutte le prove che ha messo da parte.

Per cui abbiamo il corridoio dell’eroina afghano. Il racket del petrolio libico (ormai finito). I fascisti ucraini. Il traffico di armi tra Libia e Siria. Il contrabbando del petrolio rubato in Siria. I traffici nella Siria settentrionale. Potremmo definirli ACENR: Attività Commerciali Eccezionali Non Regolamentate. Come fa a non piacere? Non ci sono affari come gli affari in tempo di guerra.

Pepe Escobar è autore di Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War (Nimble Books, 2007), Red Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge (Nimble Books, 2007), e Obama does Globalistan (Nimble Books, 2009). Può essere contattato a pepeasia@yahoo.com.

Fonte: http://www.counterpunch.org/

Link: http://www.counterpunch.org/2015/12/03/how-russia-is-smashing-the-turkish-game-in-syria/

03.12.2015

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO

Pubblicato da Davide

  • giannis

    La Russia lo deve smantellare pure in Iraq perche sono arrivati 2000 soldati turchi a mosul in iraq