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COME FACEBOOK HA UCCISO INTERNET

DI DAVID ROVICS

counterpunch.org

Facebook ha ucciso internet e sono sicuro che la maggior parte delle persone non se ne è nemmeno accorta.

Vedo gli sguardi sulle vostre facce e sento i vostri pensieri. Qualcuno si sta lamentando di nuovo di Facebook. Si, so che è un ente massiccio, ma è la piattaforma che noi tutti usiamo. E’ un po’ come lamentarsi di Starbucks. Considerando che tutti i bar indipendenti sono stati buttati fuori dalle città e siete tutti diventati dipendenti dal caffè espresso, cos’altro si può fare?

Che cosa intendete quando dite che Facebook ha “ucciso” internet? Chi è stato ucciso?

Mi spiego. Parto dal presupposto che non so quale possa essere la soluzione. Però penso che ogni soluzione debba iniziare dalla solida identificazione della natura del problema.

Innanzitutto, Facebook ha ucciso Internet, ma se non fosse stato Facebook sarebbe stato qualcos’altro. Probabilmente l’evoluzione dei social network era inevitable proprio come lo sviluppo degli smart phone. Era la direzione verso cui Internet sarebbe necessariamente dovuto andare.

Ed è appunto per questo che il problema è così difficile da risolvere. Perché la soluzione non è Znet o Ello. Non è un social network migliore, un algoritmo migliore o ancora un social network diretto da una società no profit invece che da un ente multimiliardario. Proprio come la soluzione dell’alienazione sociale causata dal fatto che tutti hanno una loro macchina privata non sta nella costruzione di veicoli elettrici.

Ed esattamente come la soluzione dell’alienazione sociale causata dalla fissazione con gli smart phone non è la nascita di una compagnia di cellulari utilizzabili collettivamente.

Molte persone, dalla classe di fondo alle elites, sono appassionate dal fenomeno dei social network. Sicuramente tra le poche persone che leggeranno questo articolo ce ne saranno alcune. Diffondiamo frasi come “la rivoluzione di Facebook” e celebriamo queste piattaforme che hanno il potere di unire persone provenienti dalle più disparate parti del mondo. E non è mia intenzione affermare che ciò non abbia aspetti positivi. Né tantomeno credo che dovremmo smettere di usare questi social network, incluso Facebook. Sarebbe come dire a qualcuno in Texas di andare a lavorare in bicicletta, quando tutte le infrastrutture nelle città sono costruite per veicoli utilitari sportivi.

Ma dovremmo capire la natura di ciò che ci sta succedendo.

A partire da quando i giornali sono diventati un fatto ordinario fino al 1990, per la vasta maggioranza della popolazione sul pianeta, il massimo a cui si poteva aspirare era scrivere una lettera all’editore. Una piccola, piccolissima parte di popolazione diventava invece autore o giornalista ed aveva un forum pubblico aggiornato occasionalmente o regolarmente.

Alcuni scrivevano anche ciò che oggi sarebbe considerato un blog annuale di Natale che poi fotocopiavano e mandavano a qualche dozzina di amici e parenti.

Numerose agenzie giornalistiche indipendenti iniziarono a svilupparsi attorno al 1960 in modo occulto nelle città e paesini negli Stati Uniti e altri paesi. Si svilupparono, inoltre, diverse opinioni e informazioni di semplice accesso per tutti quelli che abitavano vicino alle università e quindi potevano recarsi a incontri di scambio di informazioni e avevano soldi in più da spendere.

Negli anni 90, con lo sviluppo di internet -siti web, liste di email- ci fu letteralmente un esplosione della comunicazione che rese le agenzie giornalistiche degli anni ’60 nemmeno lontanamente comparabili. Sono molti negli Stati Uniti coloro che hanno deciso di smettere di usare il telefono in modo virtuale (perché preferiscono parlare faccia a faccia) e parlo per esperienza. Molti altri che non avevano mai scritto lettere prima o cose di questo genere iniziarono ad usare computer e scriversi email, e anche a più persone alla volta.

Quei pochi che invece erano abituati ai tempi prima di internet a inviare notiziari in modo regolare informando dei propri pensieri e impegni futuri, prodotti e servizi intesi per la vendita

eccetera, furono esaltati dall’avvento dell’email e della possibilità di inviare notiziari in modo così semplice, senza spendere una fortuna per le marche da bollo né sprecare tempo a imballare pacchi postali. Per un breve periodo di tempo, il numero di lettori rimase invariato, ma grazie a Internet ora possono comunicare con loro virtualmente e gratuitamente.

Questo, infatti, fu il periodo di massimo sviluppo di Internet, altresì chiamato “età dell’oro”- circa tra il 1995 e il 2000. Sussisteva in modo sempre più incisivo il problema degli spam di vario genere.Inutili email venivano inviate in modo sempre più consistente. I filtri per gli spam iniziarono a diventare più accurati ed eliminarono il problema per molti di noi.

I list server che qualcuno si prendeva la briga di leggere erano semplici liste di annunci. I siti web più usati erano certamente interattivi ma moderati, come Indymedia. In alcune città del mondo, grandi o piccole che fossero, c’erano pagine locali Indymedia. Chiunque poteva pubblicare post, ma c’erano responsabili che decidevano se ed eventualmente dove lo si poteva pubblicare.

Come in ogni pagina web, il processo per prendere determinate decisioni risulta difficile, ma molti la sentivano come una sfida per cui valeva la pena sforzarsi. Come risultato di questi list server e siti moderati come Indymedia, avevamo tutti l’abilità inaudita di trovare e discutere idee ed eventi che avvenivano nella nostra città, paese o più generalmente, nel mondo.

Sono poi sopravvenuti i blog e i social network. Ogni individuo con un blog, una pagina Facebook o un profilo Twitter, eccetera, diventava il trasmettitore di se stesso. Crea dipendenza, non è vero? Sapere di avere un pubblico globale di dozzine o centinaia, o ancora, migliaia di persone (se sei famoso tanto per iniziare, altrimenti la situazione diventa alquanto critica) tutte le volte che pubblichi un post. Avere conversazioni nella sezione dei commenti con persone provenienti da tutto il mondo che non si incontreranno mai fisicamente. Davvero fantastico.

Da allora però molti smisero di ascoltare. La maggior parte delle persone smise di visitare Indymedia tanto che morì, globalmente, per quasi tutti. Giornali- di destra, sinistra o centro che fossero- cessarono, e stanno tuttora cessando, la loro attività, cartacei e non. I list server smisero di esistere. Gli algoritmi sostituirono i moderatori. La gente iniziava già a pensare che le librerie fossero un fenomeno antiquato.

Oggi come oggi, a Portland, in Oregon, una delle città più “connesse” a livello politico negli Stati Uniti, non ci sono list server o siti web che spieghino in modo comprensibile o in un formato leggibile come vadano le cose in città. Infatti, ci sono diversi gruppi su vari siti web, pagine Facebook e list server ma nulla che riguardi l’andamento progressivo della comunità in generale. Nulla di funzionale. Perlomeno nulla che si avvicini alla funzionalità e utilità delle liste di annunci che esistevano nelle città e paesi 15 anni prima.

Viste le limitazioni tecniche di Internet avvenute per un breve periodo di tempo, si riuscì a trovare una connessione tra le piccole elites che fornivano contenuti scritti letti dalla maggior parte della popolazione nel mondo, e la situazione in cui ci troviamo oggigiorno: l’affondare nella troppa informazione, la maggior parte di cui insensate sciocchezze, rumore bianco, nebbia che non ci permette di vedere ciò su cui le luci scarse fanno chiarezza in un dato momento.

Era l’età dell’oro ma fu perlopiù un caso e durò molto poco. Dato che creare un nuovo sito web, un blog, una pagina Facebook o Myspace, pubblicare aggiornamenti ecc.. diventava sempre più semplice, la nuova era contribuiva inevitabilmente alla naturale evoluzione della tecnologia.

E molti non si rendevano nemmeno conto di ciò che stava avvenendo.

Perché mi ritrovo a doverlo dire? Innanzitutto non è da poco che ho iniziato a rendermi conto di questa merda.Ho parlato con svariate persone in molti anni e molte di queste pensano che i social network siano l’invenzione migliore dopo il pane affettato. E perché non dovrebbero pensarlo?

Il succo del discorso è che per nessun motivo avrebbero potuto rendersi conto della “morte” di Internet, dato che nessuno di loro era un fornitore di contenuti (come vengono chiamati autori, artisti, musicisti, giornalisti, organizzatori, animatori, insegnanti ecc.. oggigiorno) nel periodo pre internet, o nel primo decennio di Internet, inteso come fenomeno popolare . E se in quegli anni non eri un fornitore di contenuti, perché dovresti renderti conto che qualcosa cambia?

Lo sappiamo io e gli altri come me- perché coloro che leggevano e rispondevano a ciò che pubblicavo sono spariti. Non aprono più le loro email e, se lo fanno, non le leggono. E non importa cosa utilizzino- blog, Facebook, Twitter ecc.. Ovviamente alcuni le leggono ancora, ma la maggior parte fa altro.

E cosa allora? Ho passato gran parte della scorsa settimana a Tokyo, girando per la città, trascorrendo ore e ore sui treni ogni giorno. La maggior parte di quelli seduti sul treno quando visitai il Giappone per la prima volta dormiva, come dorme ora. Ma sette anni fa quasi tutti quelli che dormivano leggevano libri. Ora è diventato difficile vederne uno. Quasi tutti guardano il cellulare. E non leggono libri sul telefono (si, ho sbirciato. Tanto.). Giocano oppure, più spesso, guardano le notifiche di Facebook. E lo stesso vale per gli Stati Uniti e tutto gli altri paesi che ho avuto l’occasione di visitare. Vale davvero la pena di sostituire algoritmi a moderatori? Rumore bianco agli editori? Foto del gatto ai giornalisti investigativi? Una moltitudine di podcasts mal registrati a case discografiche indipendenti? Milioni di aggiornamenti Facebook e notifiche Twitter?

Non penso. Ma non è questo il punto. Come faremo ad uscire da questa situazione e liberarci della nebbia? E quando torneremo a usare i nostri cervelli? Mi piacerebbe saperlo.

David Rovics

Fonte: www.counterpunch.org

Link: http://www.counterpunch.org/2014/12/24/how-facebook-killed-the-internet/

24.12.2015

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di HAJAR MOUNIR

Pubblicato da Davide

  • MaxpoweR

    basta non usarli, si vive bene lo stesso ^_^

  • albsorio

    Quello che non capisco è cosa guadagna il gestore di facebook, uno mi dirà che c’è la pubblicità o altre forme di guadagno… OK ma o server, il personale, l’energie elettrica, le strutture fisiche etc costano, quindi a me resta sempre la stessa domanda cosa ci guadagnano oppure a che cosa serve.

    Credo che e come se la polizia mettesse microfoni neri confessionali, cioè serve solo a catalogare e spiare tutti i pirla del primo mondo, i quali esprimono le loro idee "liberamente" al "grande fratello"
    Magari sto diventando paranoico pero… a pensar male si fa peccato ma magari s’indovina.
  • albsorio
  • gimo

    Credo che dopo armi e droga e sesso il commercio piu grande sia quello dei dati personali. Vengono create enormi banche dati sempre piu particolareggiate su tutti noi che siamo CLIENTI. Vengono comprate da cho vende qualunque cosa.

    Pensa che stampi magliette carine. Da facebook compri unq banca dati di utentu di una certq categoria cin certi interesi, quelli che tu credi possano servirti per 
  • gimo

    Si…scusa…è andata  la tastiera… Cmq il concetto era chiaro credo.  

  • MrMR

    Ogni volta che nella tua timeline vedi un post sponsorizzato, Facebook guadagna dei soldi. 

    Ogni volta che fai click sugli annunci a pagamento sulla destra, Facebook guadagna altri soldi. 
    Ci sono due livelli: puoi spendere anche 10 euro al giorno e te lo gestisci in autonomia. Per Facebook il costo é minimo e per loro è tutto grasso che cola. Se invece spendi almeno 150000 euro nell’anno, puoi essere seguito dai loro commerciali come cliente premium. E ti assicuro che sono tante le aziende e le agenzie che hanno accesso alla fascia premium. 
    Quasi tutte le aziende che fanno pubblicità online investono anche su Facebook. Tutte le agenzie che offrono pubblicità online investomo su Facebook. 
    Facebook é una immensa macchina da soldi. Solo in Italia, la sola pubblicità su fb vale intorno ai 300 milioni di euro l’anno,  UK vale mediamente 10 volte tanto e  USA 50 volte tanto. 
    Non c’é male, no?  😉 
  • Mattanza

    Io trovo che Facebook sia molto ultile, anche per intavolare discussioni serie con tutti i miei amici e amici dei miei amici, gente che vive in zona che conosco da anni, ma ormai (figli, lavoro, ecc) ci si vede poco, Indymedia non ha mai avuto una pagina IndymediaRavenna, e questo vale per il 99% delle città mondiali….Mentre noi su Face parliamo anche della nostra città, eccome!…Ci sono molti che postano solo video "divertenti", pazienza, ognuno farà e dirà secondo il suo grado….Oltreciò quando c’erano Indymedia ecc, li si radunavano solo persone dello stesso "tipo" erano già tutti d’accordo, oltreciò ora io in face posso far conoscere a molti Comedonchisciotte, o PandoraTV, che ritengo molto istruttivi e questo non accadeva prima.

  • giannis

    piu’ che facebook io parlerei della tecnologia in generale ( televisione prima e internet dopo ) che e’ stata  a mio avviso la peggiore sciagura capitata all umanita’ , ci ha modificato-danneggiato la mente ( miliardi di film porno liberi a tutti su internet ha creato nel mondo un esercito di centinaia di milioni di pervertiti segaioli con problemi mentali ) da questo punto di vista ben venga la poverta’ cosi non avremo piu’ televisione e internet

  • giannis

    e ma per molti diventa un vizio-dipendenza , quindi a quel punto come tutti i vizi-dipendenze o si ha una forte forza di volonta’ e ci si mette delle regole o si e’ fottuti

  • Boero

    Se posso permettermi,Facebook,non ha ucciso internet,perchè l’internet dei forum,dei blog e quella dei social network sono 2 fenomeni distinti e paralleli.

    La forza di internet tradizionale (blog e forum) sta nell’anonimato,tu non sei nessuno quindi puoi scrivere quello che vuoi.
    Nel caso di facebook,no,perchè facebook,ripropone le stesse relazioni sociali che esistono nella società,per cui tu non ti sogneresti mai di pubblicare certe cose con nome e cognome.
    Facebook è una vetrina in cui ognuno fa a gara a far vedere quanto è figo,è allora si riduce ad appelli informi per l’orsa daniza,indignazione un tanto al kilo ecc…
    Insomma facebook fa schifo,perchè la società che rappresenta fa schifo,e la gente che legge facebook e quella che legge i forum sono 2 categorie distinte che in alcuni casi si mischiano,ma che in realtà formano 2 strati paralleli.
  • Mattanza

    Se la pensi così, tu che ci fai qua? Sei vittima impotente del Web? I segaioli (che non sono pervertiti, ne in procinto di perdere la vista) sono tali perché qua si scopa pochissimo, dato che appena una donna accenna a scopare con i propri amici tutti le danno della troia….Vi segate da soli la festa, sfigati.

  • bastafake

    La tecnologia è lo strumento più evoluto a disposizione di alcuni per condizionare/controllare molti altri. Ma a monte ci sono altre forme di controllo/condizionamento come l’istruzione, le religioni, la gerarchia sociale.

    La scienza è a monte della tecnologia, ma le teorie scientifiche dominanti sono davvero quelle più corrette o sono forse quelle più adatte al controllo/condizionamento delle masse? Scommetto che è la seconda.

  • giannis

    si certo , sono vittima del sistema e della tecnologia come tutti o quasi

  • giannis

    anchio scommetto sulla seconda

  • Truman

    Non ci provo minimamente a scommettere contro di voi, ma la tecnologia spesso ha preceduto la scienza. Ad es. il transistor prima è stato inventato e poi capito.
    Insomma anche il rapporto tra scienza e tecnica è più complesso di come lo raccontano. "Tecnologia" è solo la versione mitico/commerciale della tecnica.

  • Truman

    In sostanza condivido. Il web è più complesso di come lo raccontano e molti suoi aspetti non solo sono da capire, ma ancora devono cominciare delle esplorazioni ragionate.
    Un Esempio: uno dei prodotti di internet è Wikipedia (ma anche Anarchopedia). Cosa c’entrano con facebook?
    (Saprei rispondere, ma solo in modo volgare).

  • rebel69

    Non ho un profilo Facebook ma utilizzo what’up e devo dire che se dovessi stare dietro alle catene di "Sant’Antó" o guardare tutti quei Megabyte di video puttanate che continuamente mi arrivano, non avrei nemmeno tempo per pisciare.Che dire , questi sono strumenti che se usati con criterio potrebbero avere la loro utilità,ma visto che la maggior parte di noi il criterio non sa cosa sia , non posso che essere d’accordo  con l’articolista.

  • Mattanza

    Interessante, mi sembra sia ciò che sta accadendo con la LENR (fusione fredda), una scoperta sperimentale precede la teoria…Cmnq le teorie e scoperte scientifiche del ‘900 sono rivoluzionarie, come quelle delle microfisica (la cuantistica) che mettono l’osservatore come parte integrante del fenomeno fisico (non è un disturbo all’esperimento è qualcosa di più intimo e misterioso)…a proposito consiglio a chi conosce l’inglese se interessato di visionare i risultati del, progetto Pera (interazione della mente con fenomeni fisici marcoscopici, oltre lo spazio e il tempo)

    http://www.princeton.edu/~pear/ [www.princeton.edu]

    Anche la psicoanalisi, la sua pratica scatena spesso fenomeni detti metafisici (vedi lo studio sulla la sincronicità di CarlGustavJung e molto altro riportato nelle sue opere).

    Purtoppo questi fatti incontrovertibili (empiricamente dimostrati) non hanno ancora intaccato il concetto materialista determinista che la gente ha del cosmo e di se stessi.


  • makkia

    Non c’è male ma comunque posta bilanci in rosso da anni.
    Come fa a sopravvivere?
    Con le azioni: il trade di Wall Street che fa crescere le azioni continuamente e porta sempre nuovi dividendi per gli azionisti.

    Ma chi mai comprerebbe le azioni di un’azienda in cui, anno dopo anno, le uscite superano sempre le perdite? Nessuno è così scemo.
    Tuttavia succede.

    Sembrerebbe che "certi" acquirenti comprino le azioni Facebook, Twitter, ecc ogni volta che il mercato le fa tentennare, tenendone alta l’appetibilità e creando un "volano" per cui altri trader, più piccoli, continuano a comprarle perché ormai si è capito che (contro ogni logica) quelle azioni sono a prova di bomba.

    Qualcuno suggerisce che sia nientemeno che la FED a usare la Borsa per infondere anonimamente denaro in aziende che in qualsiasi altro caso verrebbero definite "decotte" (e le loro azioni "spazzatura").

    SE fosse vero, si può dubitare che la FED finanzierebbe in nero solo aziende che avessero un qualche valore strategico per gli USA?
    Ma la FED ha lasciato andare a picco senza intervenire (come sarebbe normale) banche, industrie biotech, ditte di security informatica o farmaceutiche.

    E allora, sempre SE fosse vero, viene da chiedersi di QUALI valori strategici sarebbero portatrici facebook e simili?

  • makkia

    ops!
    Qua sopra intendevo "le uscite superano sempre le entrate"

  • bastafake

    Sì, questo concetto è molto radicato. Direi inculcato.

    Ho dato un’occhiata allo scopo del progetto Pear, che mi può interessare, ma a quel che ho visto il progetto va ad indagare un ambito di percezione individuale soggettiva prefiggendosi di mantenere una sorta di obbedienza al rigore intellettuale ed integrità (scientifica).

    Farò fatica ad approffondire perchè tendo a respingere i tentativi di esaminare e razionalizzare l’imprevedibilità del comportamento umano.
    Non credo che si possa intaccare il concetto materialista determinista del cosmo e di se stessi partendo da presupposti dello stesso tipo.

  • paolis

    Sono d’accordo con quasi tutto però nell’articolo originale c’è il noto bottone   facebook share 🙂