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COME CAMBIARE IL MONDO IN TRE MOSSE FACILI FACILI

DI NAFEEZ AHMED

In molti mi hanno spesso chiesto cosa si può fare per far cambiare le cose, per cambiare il mondo, visto che ognuno di noi è una persona sola, contro tanti altri che non possiamo nemmeno sperare di poter controllare o influenzare.

Cosa possiamo fare? Perché preoccuparsi vista la nostra impotenza?

Se guardassimo indietro, agli eventi importanti del 2015, e a tutto quello che li ha provocati, sarebbe fin troppo facile cedere alla disperazione.

Benché stiamo combattendo una ‘guerra al terrore’ da 14 anni – dall’11 settembre – siamo riusciti solo a vedere una accelerazione del terrorismo, che è degenerata nel cosiddetto ‘Stato islamico’ in Iraq e in Siria.

Abbiamo investito ben più di 5 trillioni di dollari nella “guerra al terrore” dal 9/11, ma secondo i dati del Dipartimento di Stato, in questo periodo il numero degli attacchi terroristici è schizzato alle stelle del 6.500%, mentre il numero delle vittime di attacchi terroristici è aumentato del 4.500 %.

Decenni di negoziati internazionali sul clima sono culminati in un “accordo vincolante sul clima” che garantisce che le emissioni di carbonio continueranno a farci vivere in un pianeta che – entro la metà del secolo – sarà in media 4° Celsius più caldo, creando delle condizioni di vita terribili per gran parte della popolazione mondiale, e potenzialmente innescando una situazione che potrà portare ad una accelerazione di ulteriori cambiamenti climatici.

E mentre i governi e le istituzioni internazionali continuano a ricerdare una soluzione capitalista-neoliberale per rilanciare la crescita economica, sta crollando tutto. Lo stesso FMI ammette che il mondo non si è ancora ripreso dal crollo bancario del 2008 e che pompare denaro cheap nell’economia globale è servito solo a inflazionare il debito portandolo a livelli molto più alti di quelli che erano prima dell’incidente. Un’altra crisi finanziaria sarà inevitabile.
Queste crisi apparentemente diverse tra di loro non avvengono separatamente o accidentalmente, ma sono i sintomi correlati del paradigma della civiltà globale, fondata sulla premessa di una crescita infinita basata sui carburanti fossili, in un pianeta finito, per mezzo di alleanze geopolitiche con regimi autocrati – terroristi certo, ma ricchi di petrolio – che si trovano nel mondo musulmano.

L’accelerazione della crisi globale, dunque, non è tanto verso la fine del mondo, bensì verso la “fine di un mondo come lo conosciamo” : il paradigma della attuale civiltà globale continua a spingere contro i muri costituiti dai limiti reali del pianeta. Questa cosa non funziona più.

E per la fine di questo secolo, se le previsioni degli scienziati sono abbastanza attendibili, questo paradigma non sarà più in condizione di sopravvivere.

Siamo, dunque, nel bel mezzo di una transizione di civiltà epocale, e il modo in cui finirà questa storia non è scritto su nessuna pietra. In questo contesto, la cronica cattiva notizia che leggiamo tutti i giorni non è solo una cattiva notizia: ma è una notizia parla anche dell’inevitabile declino di un particolare modo di essere in questo mondo.

Ma questo fatto ci apre, qui e ora, alla possibilità di forgiare, di prepararci a quello che verrà dopo.

Nell’ambito dell’accelerazione del crollo del nostro attuale paradigma, possiamo vedere una opportunità per esplorare e costruire dei nuovi paradigmi, quindi anche questa nostra ricerca potrà subire un’accelerazione.

Basta esaminare il Transition Network la vetrina delle 21 iniziative di base provenienti da tutto il mondo, che sono state messe insieme ai colloqui sul clima di Parigi che includono dei potenti progetti reali che stanno già cambiando la vita delle persone sulla terra in questo momento:

  • Produzione alimentare locale e sostenibile;
  • Valute locali per rivitalizzare le economie locali;
  • L’emergere di economie locali e condivise;
  • Raccolta e conservazione dell’acqua piovana in mezzo a tanta siccità;
  • Aumento dei lavoratori in cooperative con diritti uguali per tutti;
  • Passaggio a forme di trasporto pulite nelle comunità rurali;
  • Imprenditorialità nell’interesse delle persone e non centralizzata per creare profitti per pochi;
  • Proprietà comune delle imprese di energia rinnovabile a vantaggio delle economie locali.

Questi sono solo esempi. Rob Hopkins di Transition Network spiega la visione dietro queste iniziative:

“Qualcosa di brillante e di storico è già cominciato, e il nostro messaggio ai vari Obama, Camerun e Merkel di questo mondo è che qualcosa è già cominciato senza di loro e che sono loro ad aver bisogno di appoggiarlo e di realizzarlo. Ma anche se non dovessero fare niente, questo qualcosa continuerà a crescere, perché si tratta del futuro”

E allora cosa possiamo fare? Cosa puoi fare tu, come singola persona? Ecco, più o meno, cosa dico alla gente quando mi fa questa domanda, basandomi sulla mia limitata esperienza e su quello che ho fatto in passato.

MOSSA 1: Comincia con te stesso

Quando ti rendi conto che c’è qualcosa che non funziona in questo mondo, il tuo primo passo deve essere mettere a fuoco quello che già conosci su questo “qualcosa”. Poi, quando cominci a capire e vuoi saperne di più, per salire un gradino e fare qualcosa, è importante che tu sia pragmatico e realistico.
Piuttosto che voler cambiare il mondo e sentirsi, per la tua incapacità, costantemente frustrato, perché essenzialmente questa è una cosa impossibile, devi cominciare con quello che ti sta più vicino, con qualcosa che sia realisticamente attinente e raggiungibile nel tuo proprio contesto.

Questo significa, una ricerca costante per migliorare la tua conoscenza sull’argomento di cui ti stai interessando e su tutto il contesto sistemico più ampio che lo riguarda; simultaneamente devi prendere coscienza su ciò che tu hai realmente da offrire.

Ma questo comporta il dover prendere coscienza di come tu stesso sei parte del problema a cui stai guardando.

Non devi guardare al problema in modo materiale  — non si tratta di fatti, numeri e di scelte di stile di vita. Si tratta anche di capire chi sei; comprendere il modo in cui ti confronti con la gente, in casa, nella comunità e nella società; si tratta di comprendere la tua attitudine verso la vita e verso gli altri e i motivi per cambiare nell’ambito delle restrizionie e dei limiti con cui devi convivere.

Certe volte devi accettare che qualcosa non può essere cambiato e allora devi concentrarti su quello che invece puoi cambiare. Questo significa arrivare fino al cuore del paradigma dominante e modificare “chi sei” in modo che tu possa essere capace di arrivare, nella vita di tutti i giorni, a raggiungere un obiettivo alla tua portata, che tu sia capace di essere chi si trova al punto giusto per fare quel cambiamento che tu “vuoi vedere nel mondo”.

Non ci sarà nessuno che potrà dirti come fare, qualcuno potrebbe aiutarti a rifletterci sopra, ma, alla fine, tutto deve arrivare da te stesso.

MOSSA 2: Continua con chi ti sta intorno

Dopo aver valutato te stesso ed aver iniziato il processo per creare un nuovo te stesso che sia quello che può pensare e che, in qualche modo, può vedere al di là del paradigma dominante, è il momento di guardarti intorno e cercare nel contesto dei tuoi interessi e delle tue competenze.

Cosa ti piace? In cosa sei bravo? E che cosa ti suggerisce quello che tu puoi offrire, in termini di lavoro, per piantare il seme di un mondo nuovo, di un mondo migliore? C’è qualcuno intorno a te con cui potresti lavorare per piantare quei semi, sempre nel pieno rispetto dei tuoi e dei loro interessi e competenze?

Se non c’è nessuno, vallo a cercare. Fai in modo che questo diventi un tuo obiettivo, cerca di raggiungere wueste perrsone anche se vivono fuori dal mondo reale, cercali nelle organizzazioni, nelle istituzioni, negli eventi, nelle conferenze o cercandoli sui media.

Se ci riesci, raggiungili e comincia a costruire una rete in cui sia possibile collaborare o comunicare come membro di una comunità, per condividere i tuoi interessi e le tue capacità: anche se dovesse trattarsi solo di te e di un’altra persona, comunque è già un inizio.

MOSSA 3: Crea qualcosa di nuovo

Sulla base della consapevolezza ritrovata in te e nelle persone intorno a te condividerai interessi comuni e competenze e potrete pensare a quello che la vostra nuova collettività ha da offrire e come può soddisfare un bisogno o riempire un vuoto.

Di cosa ha bisogno la vostra comunità? Che cosa manca? Cosa pensi si possa fare?

Non deve mica essere un progetto grande! Anzi essenzialmente deve essere qualcosa di realizzabile. Il che significa, che deve essere calibrato in base alle proprie capacità. Non ha senso voler credere di poter ottenere qualcosa che non sia nelle proprie capacità – a meno che si non voglia intraprendere il percorso per un piano essenzialmente realizzabile per costruire e per espandere le proprie capacità.

Così, ancora una volta, devi essere pragmatico e realistico per creare qualcosa che sia fondamentalmente NUOVO.

ll criterio più importante di quello che creerai dovrà essere, in qualche modo, la rottura con il vecchio paradigma e dovrà contribuire alla creazione di un nuovo paradigma.

E’ fondamentale. Non darsi come obiettivo qualcosa che sia troppo facile, troppo raggiungibile, al punto che tutto quello che si potrebbe veramente raggiungere, potrebbe già essere fatto anche con il modo attuale – già esistente – di fare le cose. Invece, bisogna creare qualcosa di nuovo che consapevolmente e fisicamente rompa con il vecchio, che stabilisca un nuovo modello di attività o di essere e che dia il suo contributo a un nuovo paradigma.

Potrebbe essere semplice come la creare e gestire un normale laboratorio in una comunità locale, con gli amici, per far conoscere la portata globale della crisi e delle possibili soluzioni proposte.

Oppure potrebbe essere qualcosa di più ambizioso. Ma bisognerà farsi coinvolgere concretamente e fisicamente per creare – dentro ciascuno di noi – un nuovo modello di essere se stessi. Sia che si lavori più nel mondo digitale o in quello reale, per avere un impatto impotante nel mondo fisico reale, il progetto dovrà cambiare – in modo sostanziale – la propria routine personale, rompendo in qualche modo con il paradigma esistente.

Non bisogna preoccuparsi se i semi piantati non portano subito frutti, in termini di cambiamento immediato.

Il fatto è che, come individui, nessuno di noi ha la forza per cambiare il mondo intero. E va bene così. Dobbiamo accettarlo, e concentrarci su quello che possiamo cambiare, piuttosto che restare ossessionati su tutto quello che non possiamo fare, ma questa ossessione è esattamente un sintomo egoista del nostro paradigma dominante.

Così eccoli quali sono i tre semplici mosse per cambiare il mondo:

UNO —  Comincia con te stesso

DUE —  Continua con chi ti sta intorno

TRE  —  Crea qualcosa di nuovo

Poi una cosa che serve, sicuramente, per creare qualcosa di nuovo: incoraggia tutti quelli che ti stanno intorno a lavorare insieme, ad adottare e a far conoscere queste tre semplici mosse.

Prova a immaginare un mondo in cui ognuno di noi lo abbia già fatto e immagina la spirale spontanea che potrebbe innescarsi con una trasformazione tanto radicale, come questa.

Beh prova a indovinare. Il processo è cominciato già del momento che hai letto questo articolo – ma è già ben avviato grazie a milioni di Spiriti Liberi in tutto il mondo. E il modo migliore per catalizzare questo processo è agire tutti in questo modo – cominciando da queste tre m osse – e incoraggiare tutti gli altri a diffondere questo modo di fare.

Usiamo queste mosse per cercare di rendere possibile e mettere in pratica il cambiamento che vorremmo vedere nel mondo, cominciamo a piantare i semi per un paradigma post-materialista, post-capitalista, che potrà essere pronto ad emergere appena l’attuale paradigma – inevitabilmente per la fine di questo secolo – crollerà.

Siamo in grado di cambiarlo questo mondo, ma la chiave per cambiarlo è noi stessi.

Nafeez Ahmed è un giornalista di indagine, autore di best-seller e esperto di sicurezza internazionale. Ha scritto sul “Guardian” , scrive la colonna ‘System Shift’ su VICE Motherboard e su Middle East Eye. Ha vinto il Project Censored Award for Outstanding Investigative Journalism 2015 per il suo lavoro sul “Guardian” ed è stato selezionato due volte da the Evening Standard tra i 1.000 londinesi più influenti del mondo nel 2014 e 2015. Nafeez ha scritto anche su The Independent, Sydney Morning Herald, The Age, The Scotsman, Foreign Policy, The Atlantic, Quartz, Prospect, New Statesman, Le Monde diplomatique, New Internationalist, Counterpunch, Truthout, ecc. E’ Visiting Research Fellow alla Faculty of Science and Technology alla Anglia Ruskin University, dove sta ricercando i collegamenti tra le crisi sistemiche globali e i disordini civili per Springer Energy Briefs. E’ autore di A User’s Guide to the Crisis of Civilization: And How to Save It (2010), e della novella scifi thriller ZERO POINT …….

Fonte: https://medium.com/insurge-intelligence

Link: https://medium.com/insurge-intelligence/how-to-change-the-world-in-three-easy-steps-92d7ca576fc1#.nzznn0thp

28.12.2015

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario.

Pubblicato da Davide

  • SanPap

    si, si, no ….

    mo’ me lo segno

    Troisi, Non ci resta che piangere.

  • Holodoc

    "Così eccoli quali sono i tre semplici mosse per cambiare il mondo:

        UNO —  Comincia con te stesso
        DUE —  Continua con chi ti sta intorno
        TRE  —  Crea qualcosa di nuovo"

    Ma chi si crede di essere? Steve Jobs? Briatore? Renzi?
    Sono i soliti discorsi beoti che abbiamo ascoltato decine di volte, una nuova declinazione del self made man ma in salsa ambientalista, il manuale per aprire una start-up politico-ideologica.

    Come diceva una delle più grandi menti che il mondo abbia conosciuto:

    "Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che lo ha generato"
    Albert Einstein

    BUON ANNO A TUTTI!

  • natascia

    Queste tre semplici idee sono la chiave di un vero cambiamento. Non facile da realizzarsi un questo momento storico in cui per  auto-convinzione si crede  che per sopravvivere e  prosperare, bisogna mentire, deridere, e rubare. Meschinità portate valore.  Comunque auguro a tutti  un anno più semplice e sincero, la prima sincerità è verso noi stessi. 

  • polidoro

    UNO —  Comincia con te stesso Nafeez

    DUE —  Continua con chi ti sta intorno, Nafeez

    TRE  —  Crea qualcosa di nuovo, Nafeez

    TRE — Nafeez, metti di scrivere. Smetti

  • poisonedtooth

    Alcune settimane fa discutendo con un vecchio amico prof. di matematica e a detta sua, frequentatore di ambienti scientifici e astronautici, mi confermava che il pensiero comune che muove molte discussioni scientifiche circa il futuro dell’essere umano e che di conseguenza influenzerebbe la ricerca scientifica e la produzione tecnologica, è la certezza che: "la nostra razza è destinata ad emigrare".
    Il sovrappopolamento e il consumo di risorse trasformeranno il pianeta a tal punto da renderlo inabitabile, costringendo l’uomo a cercare ospitalità da qualche altra parte.

    Per ora, e fintanto che la Scienza non riuscirà a produrre mezzi di trasporto spaziale più efficienti degli attuali, la meta agogniata è Marte e già si parla delle prime colonizzazioni di metà secolo.
    Insomma, peri salvare la Razza dovremo essere disposti a vivere in un bel pianeta di merda.

    Quindi, a meno di una inversione radicale del paradigma odierno innescato da improbabili interventi esterni (Dio, alieni) o più probabilmente interni (Natura), quel "salvare il mondo" sembra più una speranza che al passare del tempo risulterebbe sempre più utopica e un anelito individuale utile a mantenere in vita quel residuo di istinto di ribellione di umana memoria, che resta in Noi. E se il mondo non è salvabile, diventa molto più utile e per niente utopico, salvare almeno noi stessi e ciò che realmente siamo, dal vuoto e dalla finzione in cui è immersa sta cacata di società moderna.

  • ohmygod

    il primo passaggio verso l’anno, una vera figata. Tuesday is gone. esperire il secondo: dato che Google a volte si trasla in Doodle come interpretarne la presenza nel Dominio.

    Buongiorno Virgo Buongiorno Dice Buongiorno Musa

    LOL:- sei un praticante e il tributo che paghi alla pratica è dettato da ciò che ignori.
    LOLSTRA:- parlare è un modo di dire, sillabò il silenzio chiamato in causa dall’effetto alfabeto di Hanah Ighnor.

    Sil § Gol, li attenderò nella vasca in compagnia di candela, di bionda, di portatile due e di quel che verrà. IF.

    Vanità:- chi è colui non la conosce-
    Narciso:- l’avevo gìà letta, ma non mi guardi mai-
    Vanità:- ti schifo Narciso, non mi soddisfi mai-
    Narciso:- Vanità non conviene mettersi in mostra dopo l’incanto-

    eccomi Qoheleth, di Truman
    Diceva Qohelet già molto tempo fa:
    Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.

    C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
    un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
    Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
    un tempo per demolire e un tempo per costruire.

    Un tempo per amare e un tempo per odiare,
    un tempo per la guerra e un tempo per la pace.
    ____________________________________________________________

    per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo.

    C’è un tempo per amare, un tempo per nascere-
    C’è un tempo per odiare, un tempo per la guerra-
    C’è un tempo per uccidere, un tempo per sradicar piante-
    C’è un tempo per piantare, un tempo per guarire-
    C’è un tempo per demolire, un tempo per costruire-
    C’è un tempo per la pace, un tempo per morire.

    attendimi Abramo mi trovo sul velo sotto il quale ti concedesti la “virtù” di
    divenire Abrahamo.
    _____________________________________________________________

    ben tornato Cappellano Matto
    Cappellano:- cerebri i poli:
    Buon Anno a Giulio & Com -__- Buon Anno a Sganzo & Com
    by Sticazzi!

    Buon Anno ai Traduttori e ai Trasduttori.

  • fobia1984

    Facile a dirsi, difficile a farsi, il mondo è un riflesso che si conforma all’idea che ne abbiamo di esso, ma per imparare a gestire consapevolmente questo riflesso senza che quest’ultimo ci avvolga nei suoi innumerevoli veli psichici e concettuali è assolutamente necessario ridimensionare le insostenibili pretese dell’ego sia nella sua dimensione individuale che collettiva e rendersi conto che il processo di addomesticamento sociale dell’essere umano ha portato con sè nel corso dei millenni anche dei risvolti deleteri che inevitabilmente tendono a ripercuotersi su questo riflesso del mondo. (il mondialismo con l’andazzo attuale è ormai un processo irreversibile, fa comodo a tutti delegare ad autorità collettiva le proprie responsabilità esistenziali, quindi il nwo è sostanzialmente il riflesso dell’attuale inconscio collettivo umano). Le migliori riforme, quelle piu efficaci scaturiscono sempre dal profondo di sé stessi, e successivamente si esteriorizzano nel mondo materiale, basterebbe iniziare ad avere più fiducia in una parte del nostro sé, che abitualmente non ascoltiamo o che comunque evitiamo di prendere in seria considerazione poiché non siamo particolarmente ricettivi da farne tesoro dei suoi consigli. O ci lascia guidare dalla nostra vera mente che sa esattamente e istantaneamente cos’è più consono per la propria espansione evolutiva, oppure ci si lascerà guidare da una mente collettiva che farà i suoi specifici interessi, demolendo in modo sistematico ancora quel poco di salvabile che è rimasto.

  • RicardoDenner

    Bisogna mettersi sulla rive dal fiume..e aspettare il  cadavere del mondo che passa..stando ben attenti che non ci trascini con se..che il mondo è grosso e noi siamo piccoli..ma intanto la strategia è segnata..e la vittoria finale una certezza..! 

  • JaneMerryWyn

    Un articolo di vera ispirazione. Vorrei poterlo sempre tenere a mente.

  • Holodoc

    Marte? Marte è una BUFALA.

    Potrebbe sembrare la soluzione del problema ma molto difficilmente può esserlo.
    Marte è freddo, carente di acqua e ha un’atmosfera ESTREMAMENTE rarefatta (7-8 hPa contro 1015 hPa della Terra). Ma soprattutto marte è MALEDETTAMENTE PICCOLO rispetto alla nostra Terra.

    Si può avere un’idea precisa delle sue dimensioni solo se confrontandolo direttamente con nostro Pianeta:

    http://www.arcadiastreet.com/cgvistas/images/mars_&_earth_compared_600.jpg [www.arcadiastreet.com]

  • IVANOE

    Veramente un post stucchevole…da manuale delle giovani marmotte per i boy-scout ….

    Il mondo non si puo’ cambiare con le teorie con i bei scritti o coon gli abili pensatori.
    Il mondo si trasforma lentamente piu per eventi dovuti a cambiamenti di mode di atteggiamenti di avanzamenti tecnologici che cambiano struttura sociale e comportamenti individuali.
    A muovere e inventare il cambiamento e’ sempre uno sparuto gruppo di esseri umani eletti dalla natura ad essere piu avanzati rispetto ad altri, ossia uomini e donne che per caratteristiche generiche fisiche e mentali vivono la loro vita con la pienezza del rispetto dei loro principi che sanno sempre dove sono e cosa possono fare e non importa il ceto sociale o il grado d’istruzione ma solo la loro natura.
    Queste persone sono in sostanza modelli per tutti gli altri.
    Come in tutte le ere e le epoche queste persone emergono cn lentezza perche sommersi dalla mondezzai culturale dei tempi, oggi come ieri il fricchettonismo imperante, l’opportunismo piu becero la coattagine piu greve e il materialismo piu schifoso fanno si che questi esseri umani pochi ms sparsi in tutto il mondo non emergano . Ma come per Gesù Cristo un’eletto prima o poi questi esseri umani verranno fuori e faranno da esempio agli altri…
    Il punto oggi e’ solo quello di vedere se sara’ piu veloce la distruzione del mondo da parte degli esseri involuti che son la maggioranza oppure la crescita e l’emersionr di questa élite di uomini e donne benpensanti.
  • IVANOE

    Veramente un post stucchevole…da manuale delle giovani marmotte per i boy-scout ….

    Il mondo non si puo’ cambiare con le teorie con i bei scritti o coon gli abili pensatori.
    Il mondo si trasforma lentamente piu per eventi dovuti a cambiamenti di mode di atteggiamenti di avanzamenti tecnologici che cambiano struttura sociale e comportamenti individuali.
    A muovere e inventare il cambiamento e’ sempre uno sparuto gruppo di esseri umani eletti dalla natura ad essere piu avanzati rispetto ad altri, ossia uomini e donne che per caratteristiche generiche fisiche e mentali vivono la loro vita con la pienezza del rispetto dei loro principi che sanno sempre dove sono e cosa possono fare e non importa il ceto sociale o il grado d’istruzione ma solo la loro natura.
    Queste persone sono in sostanza modelli per tutti gli altri.
    Come in tutte le ere e le epoche queste persone emergono cn lentezza perche sommersi dalla mondezzai culturale dei tempi, oggi come ieri il fricchettonismo imperante, l’opportunismo piu becero la coattagine piu greve e il materialismo piu schifoso fanno si che questi esseri umani pochi ms sparsi in tutto il mondo non emergano . Ma come per Gesù Cristo un’eletto prima o poi questi esseri umani verranno fuori e faranno da esempio agli altri…
    Il punto oggi e’ solo quello di vedere se sara’ piu veloce la distruzione del mondo da parte degli esseri involuti che son la maggioranza oppure la crescita e l’emersionr di questa élite di uomini e donne benpensanti.
  • poisonedtooth

    Capisco che Marte presenti delle limitazioni notevoli ma E’ l’unica candidata esistente allo stato attuale della tecnologia e dei trasporti.
    Se è freddo si riscalda, se manca l’ossigeneo si vivrà nelle cupole di plexiglass, l’acqua potrebbe essere creata chimicamente (parliamo della tecnologia tra qualche decennio) e lo spazio non sarà certo un problema visto non emigreranno 7/10 miliardi di individui ma i loro sopravvissuti o comunque una ristretta cerchia di eletti a proseguire la Razza.
    Giove sarebbe ancor più freddo e Venere troppo caldo quindi per ora la massima aspirazione coloniale non può essere che Marte.

    https://it.wikipedia.org/wiki/Colonizzazione_di_Marte

    le prime colonie previste per il 2025:
    https://it.wikipedia.org/wiki/Mars_One

  • poisonedtooth

    "Nell’ottobre del 2014 gli esperti del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston
    hanno bocciato il piano della missione per troppi errori di calcolo e
    previsione. Secondo questi esperti, i coloni avrebbero al massimo 68
    giorni di vita prima di morire per asfissia.[16]

    questa non l’avevo letta, quindi per ora nessuna colonizzazione sembra possibile ma la scienza proseguirà nell’impresa si trovare il modo di farci scappare dal deserto che potrebbe essere la Terra tra 50 anni

  • natascia

    Questo modo di pensare è allucinante, ed è la causa della situazione attuale. Distruggiamo il pianeta? OK colonizziamo Marte. Distruggiamo la nostra umanità? Ok pronti  e già scelti per il transumanesimo. Trovo che non si debba distruggere il pianeta e nemmeno l’umanità. Sia a Seveso che a Cernobil e’ stato studiato l’effetto impensabile per la qualità dell’aria, derivato dalla piantagione di alberi. Una bella calmata no? 

  • ilsanto

    Premesso che Marte è piccolo ha una massa minima e non trattiene l’atmosfera per cui non si può neanche terraformare , è gelido e non è coltivabile per cui le colonie umane dovrebbero vivere sotto cupole producendo tutto quello che serve dall’energia all’acqua all’aria ai rubinetti alle stoviglie in quanto portarli dalla terra è impensabile dovrebbero stare attenti alle radiazioni perchè non c’è l’aria che le ferma e poi sarebbero 4 gatti non essendo pensabile un trasporto di massa ne c’è lo spazio.

    Ma allora meglio rassegnarsi e pensare a come risolvere i problemi qui. 
    Certo bisognerà imparare ad ascoltare e rispettare le esigenze altrui e la natura, magari dovremmo condividere qualcosa ma si può fare.
  • poisonedtooth

    Qua rispondo a natascia e ilsanto.

    Quello espresso nel commento principale "non è il mio pensiero" ma una valutazione su quello che è attualmente l’orientamento scientifico, e che sembra dirla lunga sulle posizioni assunte dalla Scienza circa il futuro del Pianeta e delle forme di vita che lo abitano, uomo compreso:
    "la razza umana è destinata ad emigrare"

    Questo mi è stato confermato da un amico "che ha parlato con astronauti ecc.",  ma per quanto mi riguarda è appunto una conferma di qualcosa che mi era già evidente. Basta guardare al grosso della produzione tecnologica tutta orientata alla comprensione e alla conquista dello Spazio più che alla produzione di sistemi che rendano meno invasiva la presenza dell’uomo sulla Terra.

    Nessuno degli abitanti del pianeta risponderebbe "si" alla domanda: vuoi che la Terra sia distrutta? Ma poi il discorso si complica al momento di trovare le soluzioni per arrestare la distruzione.
    Per ora il dibattito sui problemi ambientali è tutto incentrato sul cambiamento climatico e la possibilità di ridurre i gas immessi nell’atmosfera, quindi il problema sembrerebbe tutto relativo ai sistemi di produzione di energia: eliminati i combustibili fossili e convertiti i sistemi energetici con fonti rinnovabili sarebbe tutto risolto.
    E’ evidentemente una menzogna. La sistematica distruzione del pianeta alla quale stiamo assistendo da circa un secolo con una notevole accellerazione negli ultimi 50 anni, è il frutto del sistema produttivo industriale nel suo complesso di cui la produzione di energia col petrolio, gas, uranio è solo una parte.

    La produzione industriale necessita di tutta una serie di risorse minerali per continuare a produrre quel Progresso Tecnologico tanto amato e ideologizzato da entrambi i sistemi economici (capitalismo e comunismo); e cos’è il progresso tecnologico se non la produzione di infrastrutture e di oggetti atti al "miglioramento della vita dell’uomo"?
    La produzione industriale non sarebbe altro che la manifestazione materiale del Progresso.

    Ma evidentemente in un pianeta finito non si può organizzare un progresso tecnologico e industriale infinito. Le risorse utili a tale processo stanno già iniziando a terminare o nel migliore dei casi a manifestare i primi segni di scarsità.
    Verso metà secolo, all’attuale ritmo di estrazione, oltre la metà dei minerali sarà introvabile a meno di andarseli a prendere ancora più in fondo alla crosta, e verso la fine del secolo la quasi totalità delle risorse necessarie alla trasformazione industriale saranno esaurite, rimarrà un po’ di carbone e di ferro per qualche decennio ancora.
    Ma questo evidentemente non interessa alla buona parte degli individui che scrivono sulle 1000 soluzioni ai problemi del mondo, perchè essi in quel futuro saranno (saremo) già tutti morti.

    Quindi se guardiamo al problema in un’ottica più ampia sembra chiaro che La Distruzione riguarda tutta la filiera del modello di produzione: scava, estrai, trasforma, consuma, gestisci i residui (sia della produzione che del consumo). Che ne faremo in futuro di tutti sti buchi? Li riempiremo con la risultante spazzatura di equivalente volume? Come sarà il pianeta a fine secolo quando tutte le risorse saranno state estratte? Sarà tutto un bel groviera per fare tante belle piscine? In che condizioni saranno: aria, acqua, terra coltivabile?

    E se la distruzione è il frutto dell’intero processo industriale tanto necessario al Progresso (obiettivo primario ed assoluto su cui ruotano le società moderne), allora la distruzione del Pianeta non può essere arrestata in altro modo che arrestando la produzione industriale e ridimensionando radicalmente la scala delle necessità umane.
    Ma qui sorge il problema centrale: chi sarà disposto a convertire il proprio stile di vita da consumatore (tutto è fornito dalla sovrastruttura industriale) ad auto-produttore agricolo-artigianale con bisogni ridotti al minimo (quelli di un secolo fa) prima che la Distruzione sia ultimata e irreversibile?
    Ad ora nessuno sembra disposto al cambiamento del proprio stile di vita, 7 miliardi di individui mangiano, cagano, si vestono, si muovono, e utlimamente vogliono anche il cellulare. Chi glie lo dice che per la salvezza del pianeta dovranno rinunciare a tutto ciò?

    In questo quadro la posizione della Scienza risulta coerente.
    La Distruzione non può essere arrestata con nuove tecnologie perchè è proprio la tecnologia e il modello di vita moderno che sulla tecnologia si basa, a produrre la distruzione.
    E nemmeno il Progresso infinito come "unica via alla Felicità" può essere messo in discussione, esso è il motore e la giustificazione dell’esisitenza della Scienza stessa, a meno di mettere in discussione e quindi porre fine all’intero processo di produzione scientifica, tecnologica e industriale.
    E allora se la Distruzione derivante dal Progresso non può essere arrestata, meglio impegnarsi a cercare il modo di far proseguire la Razza facendola emigrare su altri pianeti. Più coerente di così!

  • natascia

    In ordine di apparizione: 

    Scienza
    Pianeta
    Terra
    Progresso tecnologico
    Distruzione
    Razza.
    Grazie alla Scienza, il Pianeta Terra ha prodotto un tipo di Progresso Tecnologico che ci sta portando alla distruzione della Razza, e io aggiungo Umana. 
    Potrebbe a prima vista sembrare  che senza  SCIENZA e senza  PROGRESSO non vi sarebbe distruzione. Concetti e realtà che  oggi, ancor di più che nel passato, risultano essere ostaggi del denaro. In realtà, più che alla cupidigia,  essi devono essere sottoposti all’unico grande assente di questa disquisizione: Eros (l’amore). 
  • poisonedtooth

    Concordo sull’importanza fondamentale dell’Amore ma forse anche il suo opposto fa necessariamente parte del motore che muove le cose, come la materia per manifestarsi ha bisogno della duplice azione di elementi dal segno opposto.
    E se mi è concedesso un attimo di fatalismo, forse la storia dell’Uomo è andata proprio come doveva andare, il momento attuale è come doveva essere e il suo destino non sarà diverso da ciò che è sempre stato: il risultato della somma, tra positivo e negativo, della volontà e delle scelte degli uomini.
    La nostra storia è segnata da molti periodi bui ma anche da manifestazioni di illuminazione, genio ed elevazione emotiva e spirituale, ma fintanto che continueremo a vivere ognuno dominati dall’Ego (credo che la questione a monte sia tutta concentrata li), allora il nostro destino non potrà essere diverso da quella che è stata la nostra storia fino ad ora.
    Pia illusione il ritenere che una società giunta ad un tale livello di complessità e culturalmente dominata dall’esaltazione degli Ego individuali (7 miliardi di Ego ognuno in lotta per la vittoria), potesse evitare il tramonto.