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COME ABBIAMO FATTO A SOPRAVVIVERE ?

DI MASSIMO FINI

gazzettino.it

“Da bambini andavamo in auto che non avevano cinture di sicurezza né airbag. Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale. Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con vernici a base di piombo. Non avevamo chiusure di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni, alle porte, alle prese. Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco. Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino invece che dalla bottiglia dell’acqua minerale. Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto. Non avevamo cellulari, cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile.

Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente e nessuno faceva una denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno, se non di noi stessi. Condividevamo una bibita in quattro, bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo. Non avevamo Playstation, Nintendo 64, Xbox, videogiochi, televisione via cavo 99 canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computer, chatroom su Internet. Avevamo solo tanti, tanti amici. Uscivamo, andavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell’amico, suonavamo il campanello semplicemente per vedere se lui era lì e poteva uscire. Sì! Lì fuori! Nel mondo crudele! Senza un guardiano! Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita, non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati dopo non subivano un trauma. Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dallo psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva di dislessia né di problemi di attenzione né di iperattività, semplicemente prendeva qualche scapaccione e ripeteva l’anno, perché gli insegnanti avevano sempre ragione. Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità e imparavamo a gestirli. E allora la grande domanda è questa: come abbiamo fatto a sopravvivere noi bambini degli anni ’50 e ‘60, a crescere e a diventare grandi?”.

Questo ‘mantra’ circola da qualche settimana su WhatsApp. L’autore, certamente un uomo in età, è ignoto, come ignoti quasi sempre sono gli autori di certe barzellette fulminanti che nascono in genere negli ambienti impiegatizi da qualcuno che, per non morire di noia, dà libero sfogo alla propria fantasia.

L’obbiettivo sarcasticamente polemico dell’Autore Ignoto è lo Zeit Geist, lo spirito del tempo, la pretesa di mettere tutto ‘in sicurezza’, ‘a norma’, omologato da rigidi protocolli. Non siamo più in grado di accettare il rischio, l’imprevedibile, l’imponderabile, il Caso che i Greci chiamavano Fato. Ma in questa pretesa di controllare in tutto e per tutto la vita finiamo per non viverla più.

Io mi identifico totalmente nell’Autore Ignoto che offre una serie di spunti che mi spiace di non poter qui sviluppare. Sono anch’io ‘un ragazzo degli anni ‘50’, la nostra ‘educazione sentimentale’ è stata sulla strada e, sia pur fra qualche rischio e pericolo, ci ha insegnato, fra le altre, una cosa fondamentale: il principio di responsabilità (nel ‘mantra’ è l’accenno al ragazzino che si rompe un osso facendo a bastonate in una lotta fra bande o al ripetente). Oggi bambini o, peggio, adulti che si sia, la colpa è sempre degli altri, di un’infanzia difficile, della scuola, degli insegnanti, delle cattive compagnie, del ‘così fan tutti’. Quel principio di responsabilità che da tempo è venuto meno nella società italiana, in particolare nella classe politica ma anche fra i ‘very normal people’, e che è uno dei motivi principali, se non addirittura il principale, della nostra difficoltà a vivere insieme.

Massimo Fini

Fonte: http://www.ilgazzettino.it

14.11.2014

Pubblicato da Davide

  • TheLazy
    Erano anche i bei tempi in cui:
    – se avevi voglia di lavorare trovavi lavoro
    – i matrimoni duravano
    – se avevi un diploma/laurea non era solo un pezzo di carta da nascondere ma uno stato sociale e un ruolo di cui essere fieri
    – i vecchi non erano dei maiali rimbambiti ma uomini saggi
    gli oggetti/vestiti/prodotti venivano tenuti con cura e fatti durare tutta la vita
  • Giovina

    E’ un "mantra" che gira da anni su facebook, altri network e siti web di varie tipologie.
    Doveva approdare anche qui…..

  • Sven

    ce ne sono tante, di cose che non esistono piu’ o si vanno estinguendo..

    anzitutto NON C’ERA immigrazione salvaggia e pericolosa (avallata dagli pseudo ipocriti ribelli grillini con abolizione del reato di clandestina’).
    Le famiglie erano solide e la scuola aveva ancora una funzione educativa, come in parte la chiesa (etichettata dagli anticlericali come pedofila a priori, quando la pedofilia sta anche a certi "alti gradi" vgs. Affaire BELGIO).
    Eravamo un po’meno consumisti e la TV non faceva ancora schifo come adesso.Il neoliberismo e il BUONISMO ipocrita non erano ancora esplosi.
    Benvenuti invece nella felice e progressista societa’ del grande supermarket e dell’individualismo e la finanza creativa.
  • RenatoT

    Il Pil del mondo si basa sulle malattie. La sterilizzazione di tutto contribuisce dalla nascita a creare problemi al sistema immunitario (mai allenato come dovrebbe) che da il via alle malattie autoimmuni, al resto ci pensa la spazzatura chiamata cibo.

    Aggiungiamo che anche le "malattie" inesistenti della mente che fanno lavorare i teorici e fanno vendere a quasi la metá del popolo occidentale psicofarmaci, bambini compresi.
    In cina controllano le nascite con la forza, da noi con la menzogna… ma il risultato è lo stesso. 
  • pingus

    – Viaggiavamo in autostop o con la 2 CV fino in India, qualcuno si fermava sulle montagne dell’Afghanistan o del Pakistan a vivere con la gente del luogo. Addirittura sono state fondate delle "comuni" in quei luogi… e poi Sanaa nello Yemen, Baghdad, Kashmir… Provate ad andarci oggi…

  • borat

    L’argomento è malinconico e suggestivo ma anche molto comprensibile.

    Il motivo per cui noi ora siamo così è, secondo me, perché con l’evoluzione culturale e la conoscenza, giusta o sbagliata che sia, si diventa meno fatalisti: basta guardare come ragionano le popolazioni dei paesi meno civilizzati. 
    Alla fine però il nostro sistema è solo di poco superiore, perché mettendo in sicurezza le nostre vite il problema viene solo rimandato dal momento che non possiamo combattere con la morte per decrepitezza.
    Aggiungiamo che la tendenza nella evoluzione delle cose più ineluttabile è la complicazione e si capisce bene perché ora siamo così.
  • Tetris1917

    Erano pure gli anni in cui nel petrolchimico di porto Marghera gli operai prendevano il tumore al fegato, senza che ci fosse qualcuno che si ponesse la domanda di tanta nocivita’ dei prodotti lavorati.

    Erano gli anni che l’amianto lo trovavi ovunque.
    Erano pure gli anni in cui la chiesa era il principale oppressore di qualsiasi progresso civile.
    Erano gli anni in cui l’italia, allora come oggi, era sotto il tallone degli usa e Mattei volava a picco sulla campagna lombarda.
    Erano gli anni in cui al sud, compagnie mafiose ingrassavano a tutto spiano e se parlavi morivi, Impastato Peppino memoria. Ed erano anni delle valigie di cartone.
    Erano anni in cui si moriva di parto o di aborto clandestino piu’ frequetemente.
    Insomma erano anni di m…da come lo sono quelli attuali. La gente faceva schifo come lo fa ancora oggi.
  • Tetris1917

    Erano pure anni del the look of silence di molte nazioni!!

  • Detrollatore

    La terra, l’aria e l’acqua erano ancora "immacolate". Neanche un centimetro cubo di aria inzozzato da radioattività nucleare (salvo Hiroshima e dintorni), fumi di acciaierie, fumi chimici spruzzati da aerei, no diserbanti, no discariche, no plastica/no diossina, il bestiame veniva nutrito in modo naturale, le coltivazioni avvenivano con sementi autoprodotte e conservate di anno in anno dai privati, la biodiversità non era ancora minata, si potevano avvistare specie animali insolite e ora pressoché estintesi, ecc ecc. giusto per parlare di precondizioni essenziali e imprescindibili per una vita decente. I vantaggi di oggi rispetto al passato sono contentini che ci hanno regalato per illuderci di stare meglio di prima.

  • SanPap

    e io, quando arrivava una portaerei, andavo con il mio gozzo sottobordo e mi facevano salire; sul ponte giocavo a baseball con i marinai e poi comperavo qualche stecca di Pall Mall (le famose ‘palle molle’) da rivendere sulla spiaggia; naturalmente il gozzo andava a vela (latina) e a remi (sei) in mancanza di vento.

    Se lo facessi ora mi affonderebbero con un drone.

  • giannis

    La maggior parte delle cose che abbiamo oggi sono cazzate inventate e costruite
    solo per fare soldi , anzi ci hanno peggiorato la vita , ci hanno peggiorato il
    cervello

  • giannis

    Troppo benessere ci ha fatto male , ben venga la poverta’

  • sandrez

    …poi apparve la tv e poi i "social" media…

    http://allhumorpic.com/wp-content/uploads/funny-Quino-television-sheep.jpg [allhumorpic.com]

  • giannis

    Concordo , e tutto per i schifosissimi soldi  , ma le leggi dell’ universo
    ci stanno facendo capire che avere tanti soldi non fa stare bene….come dire
    che la ricchezza economica e’ stata un abbaglio

  • mazzam

    …disse, mentre lanciava l’IPad dal balcone..

  • mago

    Siamo dei primitivi,siamo regrediti nel campo spirituale,abbiamo lasciato la strada per cui eravamo destinati e ci siamo condannati ad una neanche poi tanto lenta ma inesorabile fine….

  • modo16

    Fini, 30 gocce di lexotan e dormi come un pipino..

  • Giovina

    🙂

  • giannis

    mi viene in mente che in oriente stanno facendo di peggio : in asia nei secoli scorsi spiritualmente erano avanti agli occidentali e adesso tutti in fabbrica a produrre cose inutili e a rincoglionirsi , evvaiii

  • neroscuro2014

    Sembra un attacco di senilità, della serie: si stava meglio quando si stava peggio.
    Tuttavia un po’ di riflessioni le suscita tramite alcuni confronti tra presente e passato nel gestire il rischio, i limiti personali, l’istruzione e il diventare grandi. Molte cose sono diventate impossibili perché è sorta una "degenerazione da causa civile" protesa ad individuare i cosiddetti responsabili, a volte semplici capri espiatori, per ottenere risarcimenti milionari e vivere di rendita. Qualsiasi sia la vostra attività, che la svolgiate bene oppure male sapete sempre che in caso di incidente, a seconda di come la vicenda viene ricostruita in un’aula di tribunale potreste trovarvi graziati seppure colpevoli o condannati anche se innocenti. Questo sempre che la causa non si protragga per decenni.
    Di recente hanno prima condannato e poi assolto i tecnici della protezione civile che gestirono il pre-terremoto de l’Aquila. Una farsa. Così come è grottesco che un’insegnante di educazione fisica sia stata condannata a 4milioni di risarcimento, che mai potrà guadagnare, per un disgraziato incidente che ha messo una ragazza su una sedia a rotelle. Al contempo se in una casa ci sono tre persone, una viene uccisa, ma i due rimanenti si accusano a vicenda, beh, nessuno va in galera!
    A quale parvenza di libertà una società può aspirare, se non esiste un concetto chiaro e applicabile di responsabilità (vanno di pari passo), che infatti deve sempre essere filtrata e decisa CASO PER CASO dai giudici? Il risultato è la paranoia (se si ha qualcosa da perdere), altrimenti "chissenefrega?" dei peggiori, il rallentamento e il blocco di ogni attività.

  • RenatoT

    Non credo che chi stampa soldi e li presta agli Stati abbia bisogno di controllare il denaro. Quello che stanno controllando è la crescita smisurata, la fine delle risorse e l’inquinamento.

    Per come la vedo io, il denaro, è su un layer inferiore… serve ad avvelenare le menti ed ad agevolare la riduzione della popolazione.
  • mago

    Abbiamo esportato i nostri  mali e schifezze facendoli passare per progresso,non che li siano stati tutti santi uomini fin dai tempi,non vorrei scivolare nella retorica ma dai nativi americani agli aztechi indios dove siamo andati abbiamo sempre fatto casini,poi resto del parere che solo la nostra estinzione salverà questo pianeta.

  • Allarmerosso
    Sarà ma io sono dei primissimi anni 80′ (81 per l’esattezza) e posso sottoscrivere quanto scritto sopra, mi rispecchio in quanto detto senza dover andare fino agli anni 5060 …. 
    forse che la mia generazione sia l’ultima che ha vissuto così …. 


  • consulfin

    Tutto vero. Ma c’è un "MA": sono proprio i "ragazzi degli anni Cinquanta" e anche degli anni Sessanta a voler mettere tutto in sicurezza!

  • consulfin

    pienamente d’accordo. Diciamo che, come c’è chi si piange addosso perché "questo è un paese di merda" senza sapere cosa si fa ai nostri confini, c’è anche chi dice che quelli odierni "sono tempi di merda" perchè volge lo sguardo nostalgico alla sua infanzia e vede che è tutto diverso. Che questa diversità faccia parte di noi? Non è dato sapere.
    Una sorta di "cronofilia" da affiancare all’esterofilia

  • ilsanto

    Siamo sopravvissuti ne più ne meno di come fanno ancora oggi un sacco di persone in giro per il mondo.

    Per la responsabilità invece come siamo cresciuti conta poco niente infatti chi adesso è al potere veniva proprio da quelle esperienze e quindi è ininfluente. 
    Vedo invece una probabile causa nella burocratizzazione elefantiaca e nella crescita abnorme di leggi ed avvocati e corruzione.
    Un solo esempio : scrivo al comune una lamentela sui tombini intasati, vengo rimbalzato all’AMGA, che mi passa all’AMIACQUE ( stranamente una spa privata che gestisce l’acqua e le fogne di milano e provincia ) ma l’acqua non doveva essere pubblica ? boh comunque il risultato e che la spa non risponde e quindi ? il comune comunque si è deresponsabilizzato mica è colpa sua se una ditta privata non risponde no ? ed io mica posso correre dietro alle scatole cinesi poi uno si stanca e rinuncia ai suoi diritti.
    Come sempre se ci sono troppi attori si scarica su altri e la colpa non è mai di nessuno !
    Del resto secondo voi servono i carabinieri per certificare che un impiegato del comune non è sul posto di lavoro ma risulta che ha timbrato ( ovviamente il collega ) non lo vede il suo diretto superiore ? forse dormiva ? o forse non vuole prendersi la responsabilità ? e allora che lo paghiamo a fare ?
    E tutti i falsi invalidi che prendono la pensione ? dico io ma c’è 1 dico un medico che sta marcendo nelle pubbliche galere per aver certificato l’invalidità falsa ?
    Alla fine viene fuori che è colpa dei cittadini che costruiscono dove non dovrebbero, che è colpa degli elettori che votano male, che è colpa mia perchè la legge non ammette ignoranza, che se sbaglia il commercialista comunque sei tu il responsabile ….. a ecco adesso ho capito sono io il responsabile di tutto stò sfacelo e c…o ma allora perchè mi dissanguo a pagare tutta sta gente.
  • dcaput

    I problemi sono cominciati, spiace dirlo, con l’informatica e poi con la telematica. Beninteso, so benissimo quali siano i vantaggi di questa tecnologia: ci ho lavorato a lungo nel settore. Tuttavia, il danno di questa tecnologia non è stato nel campo della produzione (anzi, ha migliorato i processi produttivi), ma lo è stato nel campo sociale.
    Prima dell’era digitale si scriveva a mano la letterina alla fidanzata lontana e si spediva con il francobollo. La risposta arrivava dopo un mese ed era bellissimo ricevere la lettera di carta che sapeva ancora del suo profumo.
    Se si scriveva un report per lavoro, lo si faceva sull’olivetti 32, se si sbagliava si accartocciava il foglio e si ricominciava. Nessuno si incazzava se il report tardava di un giorno.
    Si andava a telefonare alla morosa al telefono a gettone e la si aspettava all’uscita di scuola o sottocasa senza aver bisogno di sms o di cellulari. Non esisteva facebook (la peggiore invenzione della storia recente), ci si incontrava al bar o al parco nella piazza del paese e ci si diceva tutto faccia a faccia e la coscienza politica aumentava e si diffondeva sulle gambe e la testa della gente, non attraverso le parole sconclusionate di FB.
    Quei tempi erano assolutamente migliori. Non c’è paragone.

  • RenatoT

    Si ma erano anni in cui il cancro veniva a 1 persona su 50… non una su 3 come oggi.

  • Nauseato

    Be’… risalendo dalle guerre puniche ai nostri giorni troveremo sempre generazione dopo generazione i "nonni" lamentarsi per i tempi andati quando tutto era "meglio" e non corrotto come l’attuale. È quasi un luogo comune.

    Ma se questa può essere considerata una costante, altrettanto è costante che ci sia e sempre ci sarà, chi sta a disquisire del dito e non volge lo sguardo alla luna…
  • Tonguessy

    Un commentatore dice che l’informatica ha rovinato tutto. Vero, ma le auto? Da piccolo mi lanciavo con un carrettino a tre ruote (cuscinetti a sfere rimediati) dal cavalcavia e giù a perdifiato. Impensabile con le auto di oggi che sfrecciano dappertutto. Dietro a casa mia c’era un campetto dove si giocava a pallone. Quel campetto oggi non c’è più, la lottizzazione se l’è mangiato, e ci sono tante belle auto parcheggiate sotto alle villette a schiera. I miei figli non andranno mai in un campetto incolto, per il semplice motivo che non ce ne sono. Le strade di una volta diventavano luoghi di gioco, oggi questo non è possibile e per un semplice motivo (oltre al numero esagerato di auto circolanti): le auto pagano il bollo, i miei figli no. Quindi le auto, in questo mondo di venduti, hanno più diritti dei miei figli. E questo è un semplice dato di fatto. Una volta i figli avevano più diritti della auto.

  • Merlin

    mantra? non ho mai fatto uso di social network e trappolette simili ma a me sembra una constatazione banale nonché vera. Nacqui nel primo dopoguerra e ricordo tutto. ciao

  • Merlin

    mezza pinta di thorazine sarebbe meglio secondo me 😛

  • Merlin

    dici? io, ragazzo degli anni cinquanta, non faccio progetti a più lunga scadenza di 10 minuti, Inshallah. 🙂

  • GioCo

    Vorrei riportare un attimo l’attenzione su quello che credo fosse per Fini il centro dell’argomento: la responsabilità individuale.
    Fini non rigetta la tecnologia, tant’è che scrive con un computer in un blog. Semplicemente solleva una questione che riguarda alcuni aspetti precisi del passato dove evidenti deficienze moderne dell’individuo non erano così evidenti.

    In effetti se ci pensiamo, nulla di quel passato descritto, ha un qualche senso che sia "passato". Perché diamine non si dovrebbe avere relazioni dirette con le persone? Perché non si dovrebbe stare bene come all’epoca in compagnia degli altri? Perché non abbassare un po’ la paura del "dio bacillo" infettifero? Etc. etc.

    Cioè, perché dovremmo vivere obbligatoriamente una esistenza tecnocratica, nevrotica, ossessiva, frenetica, narcisista, fatalista, disperata e fragile? Tutto questo è chiarissimo che non dipende dalla tecnologia, ma da come la viviamo (da una parte) e come è sfruttata da chi la governa (dall’altra).

    Non stiamo vivendo una battaglia per il controllo della tecnologia, ma per il controllo di noi stessi. La domanda di partenza quindi potrebbe essere: sono padrone dei miei pensieri?
    La risposta sincera, non è piacevole.

  • Sven

    Guarda che è peggio adesso. Anche perchè allora come ho detto c’era meno "polverizzazione" sociale, meno inurbazione, c’erano ancora generazioni abituate alla coltivazione manuale della terra, non conoscevamo microonde, glutammato, surgelati, aspartame, acesulfame, ecc.ecc.
    Mangiavamo più genuino.
    E’ vero c’erano amianto e tanti altri agenti tossici.
    Ma ti faccio notare che, al di là di Marghera e dei morti "noti", ci sono anche altre fonti di inquinamento. Anche nucleari, e non sempre generate da noi autoctoni. Informati bene, poi capirai che quelli come (penso) te che hanno votato NO al nucleare erano male informati o in malafede. Io trovo che l’Italia abbia un popolo troppo contraddittorio.
    Inoltre..
    Ti sei mai domandato gli effetti del wireless… Giusto per "calmierare" i problemi amianto/petrolchimici, ecc.
    Oppure quello delle scorie radioattive affogate nei metalli in arrivo dall’Oriente? (non so se sia vero ma personalmente ci credo e ci sono cenni vari di autori vari).
    Oppure le chemtrails???

    Buon divertimento.

  • Sven

    @dcaput concordo pienamente, Facebook è un sistema di perdizione: di tempo, di serenità (genera frustrazioni, stress, invidia, superbia, ecc.ecc. e anche un sacco di crisi sentimentali e coniugali), di opportunità, di senso della misura.
    Trionfano futilità, ostentazioni, scemenza, pressapochismo.

    Facebook va usato con estrema parsimonia e non bisognerebbe starci davanti H24 come fanno tantissimi. Anzi sarebbe meglio non farne uso per niente.

  • Tonguessy

    Cioè, perché dovremmo vivere obbligatoriamente una
    esistenza tecnocratica, nevrotica, ossessiva, frenetica, narcisista,
    fatalista, disperata e fragile? Tutto questo è chiarissimo che non
    dipende dalla tecnologia,

    E perchè sarebbe chiarissimo? L’articolo lascia intendere che sia il contrario, che la tecnologia abbia preso il sopravvento sulle dinamiche sociali.

  • Primadellesabbie

    Non voglio contraddirti perché si possono percepire le cose da diverse angolazioni ma potevi fare l’autostop senza patemi. Se si fermava l’auto trovavi sempre qualcuno che si fermava ad aiutarti. E non ti dico cosa ci vendevano i droghieri quando eravamo poco più che bambini, per provocare esplosioni per gioco, senza battere ciglio o dicendoci con un mezzo sorriso "e cosa devi farne?". Ricordo di essere stato affidato all’autista di una corriera che mi ha "preso in carico" con un bel sorriso, avrò avuto 4 o 5 anni, per andare da parenti ad una trentina di chilometri.

    No, un nonno cui ero molto legato, quando mi parlava della sua gioventù (fine ‘800) che mi descriveva in modo affascinante, non lo faceva in termini del tutto positivi, rimpiangeva gli spazi e la semplicità ma ricordava un mondo persecutorio di tutti verso tutti, la scarsità di scarpe, ed uno strapotere dei preti, pur essendo cattolico.
  • Primadellesabbie

    La faccenda della radioattività dei metalli dovrebbe esserci anche nelle auto, la mia "fonte" é qualcuno in una famosa acciaieria dove, sembra, tengono d’occhio la cosa da anni.

  • Merlin

    con una spesa non eccessiva puoi toglierti ogni pensiero: cerca "soeks geiger counter". Io ho presi questo ed il rilevatore impulse di tramite amazon e sono eccellenti apparecchi. Piccoli e sensibili, entrare con impulse in un qualunque centro commerciale è fonte di "eccitanti" e a volte sgradevoli scoperte.

  • Jor-el

    Non sono d’accordo. Io ho visto tutto questo succedere prima. Nel 1992 negli USA non c’era Facebook e non c’erano i cellulari, eppure la paranoia dilagante e l’ossessione per la sicurezza c’era già. Fu la cosa che mi colpì maggiormente non appena posi piede sul suolo ammareranno: prima di ogni scalino c’era un cartello WATCH YOUR STEPS, sui fili delle tende un’etichetta che diceva: "Attenzione, un bambino potrebbe strangolarsi". Ciò che ha prodotto quest’ossessione negli USA non è stata la tecnologia, ma la deregulamentation dell’era reaganiana e clintoniamna. Di fronte all’enorme potere che la teoria del "meno stato" consegnò alle corporation (le famose "persone giuridiche"), alle povere persone fisiche non restò che il sistema legale, l’unico (relativo) tallone d’Achille delle multinazionali. Ti ammalavi di cancro? Dimostravi di aver fumato per 20 anni Marlboro e potevi far causa alla PM (cosa credete, che gli avvisi sui pacchetti li abbiano messi perché preoccupati per la salute dei fumatori?). Ti ubriacavi e cadevi in uno scavo stradale? Potevi far causa al supermercato di fronte che aveva commissionato i lavori (è successo davvero a un mio conoscente). E così via, fino ai fili delle tende, al cui produttore potevi far causa se tuo figlio accidentalmente ci restava appeso. Tutto questo è arrivato in Europa una ventina d’anni dopo, trasformato in controllo sociale e adattato alla nuova realtà digitale. Il potere SEMPRE si appropria degli espedienti che i dominati s’inventano per ritagliarsi spazi di sopravvivenza nel sistema, e li trasforma in strumenti di ulteriore controllo. 

    Il potere NON INVENTA NULLA. Come Karl Marx osservava nei Grundrisse (Frammeti sulle macchine), il potere espropria la conoscenza che il proletariato genera nella sua resistenza allo sfruttamento e la trasforma in tecnologia. Chi ha inventato l’automazione? Due operai, che scoprirono come collegare due telai fra di loro e poter svolgere così lo stesso lavoro nella metà del tempo.
    La mostruosa macchina di controllo sociale che ci sta schiacciando non è altro che la somma di decenni di lotte che contadini, operai, impiegati e lavoratori precari hanno perso, di comportamenti sociali potenzialmente eversivi che il capitale ha sussunto, cambiato di segno e rivoltato contro di noi. 
     Il Capitale, che ha vinto e vincerà tutte le battaglie. Tranne l’ultima.
  • Tonguessy

    La mostruosa macchina di controllo sociale che ci
    sta schiacciando non è altro che la somma di decenni di lotte che
    contadini, operai, impiegati e lavoratori precari hanno perso, di
    comportamenti sociali potenzialmente eversivi che il capitale ha
    sussunto, cambiato di segno e rivoltato contro di noi.

    La fotografia degli USA è corretta, e noi, da brave scimmie, copiamo quel modello non so quanto volontariamente. Si parla di deresponsabilizzazione: l’utente finale, il consumatore, DEVE essere irresponsabile. Se così non fosse si prenderebbe la responsabilità di prendere a bastonate chi lo obbliga a lavori cretini con orari massacranti con l’unico scopo di sanare le banche (oggi) e comprare roba inutile o dannosa (oggi come ieri).
    Ma non sono d’accordo che questo sia frutto di lotte perse. Semmai, è il frutto di lotte mai combattute: troppo presi dal momento economico (che a tutti gli effetti assorbiva le forze disponibili), le classi subalterne si sono dimenticate di pretendere una qualche leadership culturale, e alla fine le feste dell’Unità erano terribilmente simili alle sagre parrocchiali.
    Con humus culturale analogo (per non dire omologato) non si può pretendere che nascano piante diverse da quelle i cui frutti oggi stiamo assaporando.

  • Tonguessy

    La mostruosa macchina di controllo sociale che ci
    sta schiacciando non è altro che la somma di decenni di lotte che
    contadini, operai, impiegati e lavoratori precari hanno perso, di
    comportamenti sociali potenzialmente eversivi che il capitale ha
    sussunto, cambiato di segno e rivoltato contro di noi.

    La fotografia degli USA è corretta, e noi, da brave scimmie, copiamo quel modello non so quanto volontariamente. Si parla di deresponsabilizzazione: l’utente finale, il consumatore, DEVE essere irresponsabile. Se così non fosse si prenderebbe la responsabilità di prendere a bastonate chi lo obbliga a lavori cretini con orari massacranti con l’unico scopo di sanare le banche (oggi) e comprare roba inutile o dannosa (oggi come ieri).
    Ma non sono d’accordo che questo sia frutto di lotte perse. Semmai, è il frutto di lotte mai combattute: troppo presi dal momento economico (che a tutti gli effetti assorbiva le forze disponibili), le classi subalterne si sono dimenticate di pretendere una qualche leadership culturale, e alla fine le feste dell’Unità erano terribilmente simili alle sagre parrocchiali.
    Con humus culturale analogo (per non dire omologato) non si può pretendere che nascano piante diverse da quelle i cui frutti oggi stiamo assaporando.

  • Jor-el

    Bisognerebbe riflettere sul rapporto fra tecnologia e società, altrimenti sembra che tutto quel che ci circonda sia stato inventato da chissà chi in qualche strano laboratorio all’unico scopo di peggiorare il mondo!

    Cos’è la tecnologia? E’ la scienza messa a frutto. A cosa serve la tecnologia? Nel Capitalismo la tecnologia serve alla valorizzazione del capitale. Dove nasce la tecnologia? Dalla conoscenza. Le persone continuamente s’ingegnano  per evitare la fatica, per cercare di render più comoda la propria vita e per ritagliarsi più tempo libero dal lavoro. Questa conoscenza viene raccolta e trasferita dai capitalisti nelle macchine. Da dove proviene l’innovazione tecnologica? Dalla concorrenza fra i capitalisti, che fanno a gara nell’impiegare la conoscenza estorta all’umanità in generale per rendere più efficiente lo sfruttamento dei lavoratori.
    Da quando la valorizzazione del capitale è uscita dalle fabbriche per riversarsi nell’intera società e in ogni angolo del mondo, ogni aspetto della nostra vita concorre a quella valorizzazione. Spesso si dice che la finanziarizzazione ha permesso la creazione di valore dal denaro senza passare per la produzione. Be’, non è corretto. Nel suo insieme, la valorizzazione del capitale necessità più che mai del passaggio produttivo e, a livello globale, non ci sono mai state più fabbriche nel mondo di adesso. Quindi oggi più che mai è necessario il massimo controllo sulla forza lavoro, nei paesi occidentali come nel lontano oriente. Oggi l’estrazione di conoscenza avviene a livello sociale e su scala planetaria, tanto che la meccanizzazione di tal conoscenza necessita di un’infrastruttura estesa su scala planetaria e pervasiva del sociale: Internet.
    Ma com’è nato internet? Non certo nella testa di un Lapo Elkann, ma nelle università, dall’esigenza di professori e studenti di avere un mezzo di condivisione delle conoscenze a costo ridotto  che utilizzasse tecnologie che già esistevano: un vecchio protocollo militare, personal computer (all’epoca considerati dei giocattoli) e software in gran parte open source. Se ci pensiamo bene, i sistemi operativi dei moderni smartphones (Apple e Android) hanno una base open source. 
    Il capitale ha sempre trasformato la conoscenza che l’uomo accumula nella sua vita in mezzi per ottimizzare la valorizzazione del capitale (cioè tecnologia). Oggi il controllo della forza lavoro necessario all’accumulazione capitalista dev’essere quanto più esteso e profondo possibile. 
    Ma la contraddizione fra Capitale e Lavoro è insanabile: più i capitali sono liberi, più la forza lavoro dev’essere soggetta a controllo. Oggi i capitali possono spostarsi da una parte all’altra del mondo a qualsiasi ora del giorno e della notte, quindi, noi dobbiamo essere soggetti al controllo in ogni ora del giorno e della notte. Se qualcuno scoprisse mai un sistema per rendere i sogni coerenti e quindi rendere il sogno un’esperienza condivisibile ed appagante a livello di rapporti umani, sicuramente anch’esso verrebbe, presto o tardi, inserito nel circuito di valorizzazione (A meno che i rivoluzionari non se ne impadronissero prima!
    In sintesi, è vero che la tecnologia ci ha tolto molti spazi di libertà e di vita stessa, ma è anche vero che non ha senso prendersela con la tecnologia se non si mette in discussione il Capitale. Se accettiamo il Capitale, dobbiamo tenerci la tecnologia e tutto quel che ne deriva, altrimenti anche la nostra lotta per liberarci dalle tecnologie più oppressive sarà imbrigliata e trasformata in un’ulteriore macchina di sfruttamento.
    Io ripeto spesso che il Capitale vincerà tutte le battaglie tranne l’ultima. In questo credo fermamente. Ma allora a che scopo lottare se il capitale sarà destinato comunque a vincere? Perché nella nostra lotta – e solo in quella – conosceremo momenti di vera libertà e vera conoscenza. Momenti effimeri, che nessuno mai ricorderà, forse nemmeno in una nota a margine nei libri di storia che scriveranno i posteri, ma saranno momenti di vita reale e di vera felicità.
  • Hamelin

    Bei tempi

  • AmonAmarth

    Anche io, anno ’85 e sottoscrivo. In bici a saltare i fossi fino ai 10 anni ci sono stato pure io, andavo in bici per chilometri a suonare al campanello dei miei amici per andare a fare altri kilometrici giri in collina e per buttar giù "tattiche" per provarci con questa e quella ragazzina (e questo a 12-13-14 anni), compravo e sparavo immense quantità di petardi, mettevo i vestiti riutilizzati dei cugini e a casa giocavo con le lego. E certamente senza nasconderlo dai primi 486 in poi anche con i giochini cazzuti crackati-copiati-passati senza internet e senza alcun tipo di cellulare/tablet e sarcazzomifacciolafotoelamettosufacebook… Marco

  • SanPap

    io ho cercato di teorizzare l’incasinamento acquistando "l’elogio del disordine" di Louis Jouvet, ma non l’ho più trovato prima di iniziare a leggerlo

  • Bertozzi

    Beh, senza riferirmi personalmente agli autori ma riferendomi alla generazione in oggetto, quella dei bambini degli anni 50-60 di cui si parla: come avete fatto a sopravvivere ci chiedete?

    Ma sticazzi.
    Semplicemente modellando il mondo che è in essere adesso. Voi l’avete fatto, mica io.
    Non sono i bambini degli anni 50-60 al potere?
    Non sono le persone che erano bambini degli anni 50-60 ad avere avuto un lavoro una casa una pensione?
    Non è quella generazione lì a capo di praticamente tutto nel mondo?
    Su larga scala come nel vostro piccolo?
    Solo io vivo in questo mondo?
    E come avete fatto a sopravvivere ci chiedete?
    Rubando e inquinando e sbattendovene altamente delle generazioni che a voi seguiranno. E’ strano come nessuno di questa generazione che ha passato la vita pontificando si prenda mai alcuna responsabilità – visto che se ne parla anche nell’articolo – di tutto ciò che c’è in giro. Non è la gente della vostra età che è ai vertici della politica e dell’economia mondiale? 
    Sempre dall’alto guardate, voi. Come se -appunto- non fosse colpa vostra. Questo ipercontrollo e iperconsumo e questa smania di fare soldi e di essere sempre il numero uno, tutta la feccia che ci ammorbano con tv e giornali scusate ma chi li ha impiantati – o quantomeno laidamente tollerati – nel mondo? Non certo i ventenni e i trentenni e nemmeno i quarantenni di adesso,come si sa, solo bamboccioni e bimbi viziati che però non riusciranno MAI a comprarsi una casa come quella dei genitori, MAI, – ovviamente perchè le condizioni non sono come quelle che invece lo hanno permesso ai loro genitori, condizioni che, nel tempo, nell’ultimo trentennnio, gli stessi genitori hanno poi cambiato, creando, come ripeto, la società come è adesso. 
    La pensione, loro sì, gli altri beh, insomma, diciamo… No.
    Il lavoro, loro sì, gli altri, beh… magari se lavorate al posto loro,ecco.
    Comunque, diciamo di no.
    La casa, loro sì, gli altri… beh, quasi, ve la lasciano loro,se fate i bravi.
    La salute, loro sì, gli altri…
    E quanto si potrebbe andare avanti.
    Ah, trovarne uno, dico uno, che fa autocritica. Che dica: cazzo, abbiamo sbagliato tutto. Abbiamo.
    E continuano a pontificare. C’è del ridicolo in tutto questo.
    Scusate, mi suonano alla porta, c’è il prete che fa la benedizione del condominio.
  • Merlin

    ecco del sano buonsenso: quindi se noi fossimo morti da piccoli tu oggi vivresti in un mondo migliore? forse hai ragione tu ma io qualche dubbio  ce l’ho. Rispettosi saluti, maestro 🙂

  • consulfin

    intendevo dire che oggi i ragazzi dei Cinquanta e Sessanta (gli stessi che vivevano l’infanzia con le ginocchia sbucciate) legiferano (soprattutto da Brussels) sulla sicurezza alimentare delle burrate pugliesi

  • Merlin

    tutti a Bruxelles? dici proprio tutti? non saprei, forse una rinfrescata alla memoria potrebbe giovare. Have fun 🙂