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COM’ CHE I POTENTI SONO CONVINTI DI “MERITARE” DI PI? UNA LEZIONE DAL… LABORATORIO

varouDI YANNIS VAROUFAKIS
thoughts for the post-2008 world

Gli abbienti del mondo sono sempre convinti di meritare la ricchezza. Che il loro reddito gigantesco riflette la loro ingegnosità, il “capitale umano”, i rischi che loro (o i loro genitori) hanno intrapreso, la loro etica del lavoro, il loro acume, la loro applicazione, a volte anche la loro fortuna. Gli economisti (in particolare i membri della cosiddetta Scuola di Chicago, ad esempio Gary Becker) aiutano a cementare il credo autoconfermativo dei potenti, sostenendo che la discriminazione arbitraria nella distribuzione della ricchezza e delle gerarchie sociali non può sopravvivere a lungo alle pressioni della concorrenza (vale a dire che, prima o poi, le persone verranno premiate a seconda del contributo che portano alla società).

La gran parte di noi altri sospetta che la cosa sia falsa. Ossia, che invece la distribuzione del potere e della ricchezza possa essere, e lo è di solito, del tutto arbitraria e indipendente dalla “produttività marginale”, dall’”assunzione del rischio” o, addirittura, dalle caratteristiche personali di coloro che riescono a salire più in alto degli altri. In questo post vi presento un insieme di lavori sperimentali che sostengono questo punto di vista: le distribuzioni arbitrarie dei compiti e della ricchezza non sono solo sostenibili negli ambienti competitivi, ma, anzi, sono inevitabili fino a quando non ci siano degli interventi politici per tenerle sotto controllo.

L’esperimento di laboratorio centrale di questo post si è svolto un po’ di tempo fa, e ha coinvolto 640 volontari. Ha rivelato che le gerarchie rigide possono emergere anche tra persone che sono, a tutti gli effetti, identiche. Naturalmente, la discriminazione non può emergere a meno che non ci sia qualche caratteristica distintiva (ad esempio, alcuni che sono mancini o hanno gli occhi verdi, alcuni sono uomini mentre altre sono donne). Quindi, per verificare l’ipotesi se la discriminazione sistematica può emergere quando i soggetti sembrano identici tra loro, il progetto dell’esperimento ha reso impossibile per un partecipante di essere diverso se non per una caratteristica del tutto arbitraria, una caratteristica che si sa non essere correlata al carattere, all’applicazione, all’intelligenza, alla motivazione o alle capacità della persona coinvolta. Quale caratteristica? Abbiamo semplicemente assegnato, in modo casuale, il colore blu a metà dei nostri soggetti, e il colore rosso all’altra metà. Un’assegnazione così arbitraria dei colori può far sorgere delle convenzioni discriminanti tra i Rossi e i Blu, ossia tra persone altrimenti indistinguibili (e che in questo caso, sapevano che le assegnazioni del colore erano casuali e, quindi, prive di significato)? La risposta è, in contrasto di quanto possa sostenere una qualsiasi teoria economica, è un clamoroso “sì”. [Clicca qui per l’articolo accademico, pubblicato su The Economic Journal, che parla di questo esperimento; e riportando su questo esperimento e qui per un capitolo più lungo sullo stesso argomento, pubblicato di recente in questo libro. Clicca anche qui per le diapositive della mia più recente presentazione su questo tema.]

Cosa significa tutto questo? Quale lezione possiamo apprendere sulle nostre società da questi esperimenti di laboratorio? Ci sono intuizioni che possono essere di aiuto per gli attivisti politici e le organizzazioni per i diritti civili che lottano contro la discriminazione sistematica? Qui di seguito, offrirò una breve sintesi dei risultati empirici e risponderò alle domande poste da Nick Hadjigeorge sul significato politico di questi problemi per gli attivisti per i diritti civili.

Valutazioni dallo studio, in sei punti

1. Alcune prove sperimentali dimostrano che la discriminazione arbitraria su larga scala può avvenire sulla base di una qualche caratteristica distintiva che tutti sanno essere indipendente dal carattere personale, dall’abilità, dalla combattività, dal QI, dal temperamento, eccetera. Se siamo in grado di riprodurre rigidi schemi di discriminazione nel giro di un’ora in un laboratorio, allora le femministe, gli antirazzisti e i critici delle forti disparità tra le classi sociali avranno la prova calzante che è assolutamente possibile in una società attribuire i ruoli sociali (e la ricchezza che da questi deriva) indipendentemente dalle virtù personali che i potenti uomini bianchi invocano per giustificare le loro ricchezze e il loro potere.

2. Data la loro stabilità evolutiva, i modelli di discriminazione vengono istituzionalizzati nelle società umane, perché la gente comincia a credere di meritarsi quello che ha o non ha (in conseguenza della distribuzione che risulta dalle convenzioni discriminatorie che si sono evolute). L’ideologia dei diritti, in altre parole, consegue dallo sfruttamento delle distribuzioni arbitrarie dei ruoli e del reddito nella società.

3. I membri dei gruppi avvantaggiati e di quelli svantaggiati si comportano diversamente seguendo questa dinamica, e si aspettano che l’altro gruppo si comporti in modo diverso e, soprattutto, fanno sì che le loro “aspettative” si avverino: aspettative etiche (ad esempio, gli avvantaggiati tendono a credere che è giusto avere di più degli svantaggiati e viceversa).

4. Le persone avvantaggiate assumono atteggiamenti ostili verso gli altri, e si sentono di avere diritto ai loro privilegi.

5. I membri svantaggiati si abituano ad aspettarsi di meno e sviluppano una maggiore capacità di agire collettivamente e in modo cooperativo contro la logica individualistica. Come risultato, anche se questo non è necessariamente ciò che li motiva, riescono a recuperare una parte di svantaggio (nei confronti dell’altro gruppo), riuscendo a collaborare.

6. La spiegazione di come si evolve il potere reale, e di come si mantiene, si trova nella mente, e nel credo, della maggioranza delle persone svantaggiate, che soccombono alla convinzione ideologica secondo cui loro hanno diritto a meno rispetto agli avvantaggiati.

Cosa comporta tutto questo per il movimento dei diritti civili? Un’intervista con Nick Hadjigeorge

La tua analisi è iniziata con le osservazioni empiriche sulla discriminazione tra le popolazioni di uccelli, prima che tu procedessi con l’analisi del comportamento umano in laboratorio. Hai da aggiungere qualcosa sul processo di istituzionalizzazione che osserviamo nelle società umane?

Gli esseri umani hanno una capacità che gli animali non hanno: quella di razionalizzare ex post e di sviluppare convinzioni morali (o normative). Mentre nelle popolazioni di uccelli la discriminazione si basa solo su un meccanismo replicatore darwiniano (che assicura che i conflitti siano ridotti al minimo con la divisione tra quelli programmati ad agire come falchi e gli altri che si comportano come colombe), le società umane sono più complesse per almeno di un ordine di grandezza. Tanto nella “Repubblica degli Animali” quanto nelle società umane, le relazioni socioeconomiche che vengono intraprese (note anche come… capitalismo tinto di razzismo, e patriarcale) sono abbastanza primitive e conflittuali, e danno luogo a divisioni sociali tra gruppi avvantaggiati e svantaggiati. La differenza è che gli esseri umani mettono in discussione le convenzioni che li circondano. Hanno bisogno di un motivo per accettarle. Così, le elaborano di nascosto, segretamente, inconsciamente. Trasformano l’osservazione “questo è quello che sto ottenendo” con il credo “questo è quello a cui ho diritto”. Quando le convinzioni predittive acquiscono una patina di eticità, si solidificano e l’ordine sociale diventa stabile. Ma, allo stesso tempo, è all’opera una forza opposta; una sovversiva che è simile alle mutazioni in biologia. Queste mutazioni sono atti di ribellione (ad esempio, uno Spartaco o un Malcolm X) che destabilizzano l’ordine sociale e l’ideologia dominante. È attraverso questo braccio di ferro tra l’adattativo, il conservatore, il replicatore dinamico e la ribellione sovversiva di queste mutazioni politiche che si evolve la storia umana. Le istituzioni della schiavitù, il patriarcato, il razzismo, il capitalismo, eccetera, hanno sempre questa origine. E sono anche stati tutti sovvertiti in questo modo.

Hai avuto l’impressione che i soggetti dell’esperimento si siano comportati seguendo la socializzazione, o si è trattato di una connessione cerebrale innata, come nell’esempio degli uccelli?

L’unico aspetto innato, radicato, di questo processo di “socializzazione” ha a che fare con il nostro bisogno di razionalizzare, di avere motivi per accettare le convenzioni che regolano il nostro comportamento. Quelle che David Hume descrive, nel suo “Trattato sulla natura umana”, come la conversione surrettizia di un “se” verso un “deve”. È questa “sete di motivi” la fonte dell’ideologia che solidifica i modelli comportamentali di discriminazione e di cooperazione, ma anche l’ideologia di ribellione, sovversione e resistenza.

I membri avvantaggiati sentono il avere diritto ai loro successi. Cosa sentono i membri svantaggiati? È ingiustizia, o cosa?

Sì e no. L’esperienza dgli svantaggiati è un mix di emozioni. In parte un senso di ingiustizia, in parte un senso di orgoglio per non essere degli sfruttatori, in parte indignazione verso gli avvantaggiati, ma in parte anche una condanna morale degli altri svantaggiati che sono “arroganti”, perché pensano di meritare di più e cercano di sovvertire il vantaggio degli avvantaggiati. Dopo tutto, i più grandi avversari del femministe sono state le donne (che volevano che le donne stessero a casa) e le forze di polizia che hanno attaccato i manifestanti anti-apartheid in Sud Africa erano per lo più composte da neri…

Qual è la sua opinione sul movimento dei diritti civili? I loro membri utilizzano con successo il loro potere come membri del gruppo sfavorito?

Sì. Parlando in generale, la seconda grande differenza tra le società umane e le popolazioni di uccelli stratificati (oltre alla nostra capacità di razionalizzare e di sviluppare un credo normativo) è il fatto che gli esseri umani, forse per gentile concessione del Logos (la parola, il linguaggio e la ragione) tendono a correlare le nostre mutazioni. Se si pensa alle mutazioni come singoli atti di resistenza contro le convenzioni discriminatorie, la politica interviene quando questi individui tentano di correlare le loro mutazioni, e gli dà molto più potere di poter ribaltare le convenzioni esistenti. Nel 1960 il Movimento dei Diritti Civili ci è riuscito con successo, specialmente per aver coinvolto nella coalizione dei sovversivi i membri del gruppo avvantaggiato (ad esempio, i bianchi che salivano gli autobus con i neri). Se il Movimento ha fallito in qualcosa, è stato il fatto di non aver avuto niente da dire dopo il 1973 sulla fortissima perdita di posti di lavoro blue collar, un qualcosa che ha danneggiato la stragrande maggioranza degli americani svantaggiati. Ma questa è un’altra storia…

Guardando al futuro, qual è la tua idea sugli odierni movimenti attuali degli svantaggiati che stanno esercitando la loro forza collettiva?

È un dovere storico delle vittime della discriminazione arbitraria il fatto di contrastarle con le unghie e con i denti. È anche inevitabile che vogliano continuare a provarci, nonostante le Sirene che li vogliono tenerli ancorati ai loro divani, incollati a quel rettangolo idiota per affogarli in una nuvola di consumismo insensato, a buon mercato, plastificato, per nascondere la loro insicurezza economica. La cattiva notizia è che, dal 1970, la base economica che ha sostenuto il movimento per i diritti civili è diventata sempre più fragile. La crisi del 2008 ci dava qualche speranza sul fatto che i diseredati avessero deciso, anche attraverso l’Occupy Movement, di recuperare parte della superiorità morale in questa lotta senza fine. Ancora va dato un giudizio definitivo.
Ma c’è una buona notizia: finché sopravviveranno modelli insensati e irrazionali di discriminazione, lo spirito umano produrrà sempre delle sfide e, così facendo, manterrà viva la fiamma.

La vostra ricerca che si basa sulla teoria dei giochi fornisce qualche informazione approfondita sul modo in cui questi gruppi dovrebbero comportarsi?

No. Gli fa solo apprendere:

– che la discriminazione che contrastano può essere tanto idiota quanto sostenibile

– che la discriminazione, la disuguaglianza e lo sfruttamento sono dilaganti, e che non c’è alcuna razionalità dietro alla discriminazione, alla disuguaglianza e allo sfruttamento

– che, malgrado queste norme discriminatorie sembrano essere intoccabili, possono invece crollare e scomparire una volta che viene svelato come queste si basino su false credenze simili a una sorta di superstizione, che è funzionale agli interessi di una piccola minoranza.

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YANNIS VAROUFAKIS
thoughts for the post-2008 world

Link: How do the powerful get the idea that they ‘deserve’ more? Lessons from the… laboratory

21.03.2014

Scelto e tradotto per www.comedonchisciotte.org da SUPERVICE

Pubblicato da supervice