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COLORO CHE SI AMANO (L'AMORE E' DIALOGO)

DI DIEGO FUSARO

fanpage.it

Un splendida tela del pittore Émile Friant, “Les Amoureux”, ci suggerisce un’interpretazione diversa dell’amore. Meno incompleta e unilaterale di come abbiamo sempre immaginato.

Forse, da sempre, abbiamo dell’amore un’immagine incompleta e unilaterale. Confermata da secoli di letteratura e di storia dell’arte. È l’amore come passione incontenibile, come desiderio che non sa trattenersi e che si libera andando ad abbracciare e a baciare la persona amata. Tutta la storia dell’arte, in fondo, è costellata da raffigurazioni di questo tipo.

Nella foto: “Les amoureux” di Émile Friant (1888)

E se l’amore fosse anche altro? È quanto ci suggerisce uno splendido quadro di Émile Friant (Dieuze, 16 aprile 1863 – Parigi, 9 giugno 1932), intitolato “Les Amoureux” (1888), “Coloro che si amano”. Sullo sfondo, un suggestivo paesaggio fluviale, con dolci colline verdi immortalate, verosimilmente, quando l’autunno inizia a sopraggiungere. In primo piano, i due innamorati: raffigurati – questo l’aspetto più interessante – in maniera diversa e non convenzionale rispetto a secoli di tradizione artistica.

Non si baciano, né si abbracciano: non è l’elemento della passione amorosa a prevalere. Parlano tra loro, in dialogo. Che siano innamorati e non semplici interlocutori è rivelato, oltre che dal titolo, dallo sguardo con cui ciascuno contempla l’altro. Il paesaggio, pur suggestivo, appare statico: il solo dinamismo del quadro è offerto dalla relazione dialogica tra i due innamorati, i cui sguardi, nonostante la bellezza del luogo, sono rivolti verso la persona amata, che per ciascuno è il centro del proprio mondo.

Non ci è dato sapere che cosa, in concreto, i due innamorati si stiano dicendo e quale sia il contenuto o anche solo il tema generale del loro dialogo. Sappiamo solo che il loro rapporto amoroso è fondato sul dialogo, sulla parola, a tal punto che è nell’atto concreto del discorrere che Friant ha voluto eternarli. I due innamorati di Friant ci segnalano che, opposto al narcisismo, l’amore è un’esperienza duale di verità, che non annulla le differenze, ma le fa coesistere nell’unità amorosa, nella sintonia unitaria in cui l’amore stesso si risolve.

In questo senso, l’amore apre un mondo, che è duale: fa vivere il nuovo nello stesso, poiché il medesimo mondo in cui eravamo come individui acquista ora, nella relazione amorosa, un nuovo significato. Che si dà nel dialogo, nella comunicazione tra i due soggetti ora esistenti come parti di un’esperienza duale di verità. La vita cessa di essere vissuta dal punto di vista dell’uno: è ora vissuta da una prospettiva duale, in cui le due parti non spariscono, ma aspirano all’unità. E quest’ultima – ci suggerisce Friant – è anzitutto dialogo, parola, esperienza vissuta e verbalizzata in forma duale.

Pensare che l’amore possa risolversi nella passione incandescente e nel desiderio incontenibile significa far valere una visione immatura, peraltro coerente con il nostro tempo dell’instabilità generalizzata e della precarietà che si fa precariato sentimentale. Significa fare dell’amore un’esperienza necessariamente a tempo determinato, destinata a “scadere” non appena la relazione assuma nuove figure e nuove forme che, lungi dal farlo eclissare, lo fanno esistere e lo stabilizzano.

Il vero amore si stabilizza solo se v’è dialogo: e cresce mentre si consuma. Diceva Fromm che l’amore immaturo è quello che dice “ti amo perché non posso stare senza di te”, là dove quello maturo e consapevole afferma “non posso stare senza di te perché ti amo”. La sua formula magica – ce l’ha insegnato Lacan – è quell’encore in cui si condensa la fedeltà al medesimo. Che è, poi, anche fedeltà all’inizio, all’evento imprevedibile che ha portato all’incontro da cui l’amore ha tratto la sua esistenza.

La persona amata diventa insostituibile, oggetto di un dialogo infinito con cui la propria esperienza del mondo è sempre di nuovo posta in forma duale. Se è così, diventa possibile sostenere che l’amore può dirsi finito, disseccato ed esaurito quando viene meno il dialogo, la capacità di condividere l’esperienza duale del mondo: quando ciascuno dei due – o almeno uno dei due – rientra in se stesso, abbandonando il dialogo e il progetto di vita duale e tornando a esistere in sé e per sé.

Diego Fusaro

Fonte: www.fanpage.it

Link: http://www.fanpage.it/l-amore-e-dialogo/

6.08.2016

Pubblicato da Davide

  • Tashtego

    Un bell’articolo (avrei lasciato stare Fromm). Un tema po’ al di fuori degli argomenti abituali di Comedonchisciotte… eppure il progressivo degrado della società moderna deriva forse proprio dallo stravolgimento del significato di questo sentimento, sia esso verso l’amante che verso il prossimo…  

  • Vocenellanotte

    una visione direi statica, decontestualizzata, atemporale, astratta, forse un po’ inutile appunto perchè è unidimensionale nella nostra percezione

    l’amore vissuto appartiene a chi lo assapora, dove, come, quando (e quanto) ognuno con chi può.
    il solito dilemma.
  • Unaltrouniverso

    Il tipo di amore che ho sempre cercato ma non ho mai trovato. Ma del resto di cosa vuoi parlare con una donna? Forse più l’amore omosessuale sarà di questo tipo così "elevato"… Ma non lè articolo mio.

  • spadaccinonero

    qualcosa mi dice che Diego si è innamorato XD

  • Toussaint

    Sintetizzare in quattro righe un concetto così complesso è impossibile. Ed infatti Fusaro non ci riesce affatto. Sorprende, però, tanta faciloneria in un personaggio così preparato. Sarà il caldo. Ho troppa stima, tuttavia, per infierire. Credo che si tratti (o almeno mi piace pensarlo) solo di una simpatica provocazione di Davide, che apprezzo. Ampliare i confini di CdC mi sembra assolutamente auspicabile. Ma non credo che siano tutti d’accordo.

  • Fischio

    L’emerito artista Emile Friant dialoga tutta la vita con pennelli colori e tele. Di certo fu amore. Siamo altrettanto sicuri che la conversazione, pur importante, sia portatrice dell’immortalità dell’amore tra due persone? Personalmente ho dei dubbi in proposito… 

  • fuffolo

    L’amore è un sentimento inventato, stupido e necessario quanto la fede.

  • Giovina

    Sorprende il fatto che non abbia mai usato i termini uomo e donna. 

    Una "piccola" dissertazione fredda ed asettica. Certo non voleva parlare di passione etc. Di dialogo invece. Ma la grande contraddizione e’ questo suo "monologo" ispirato da una mera rappresentazione statica, dal quadro di una coppia, dunque un surrogato. Vero e’ che vorrebbe parlare di amore elevato, non di quello dei corpi: ma nessun riferimento a devozione, sacrificio, fedelta’ e tanto altro. 
    La passione ha molti nomi, e livelli, ma Fusaro la riduce e omogeneizza nel suo frullatore quotidiano.
    E’ un saggio pagato un tanto a riga, di un "filosofo" che paradossalmente ritiene inutile citare Platone; e’ il saggio di un filosofo che alzatondosi al mattino declama a se’ stesso mentre si fa la barba: gia’ dialogare con se’ stesso sarebbe una grande cosa, sempre se si riconoscesse il vero soggetto interiore, senza il quale – ossia senza l’amore di se’ -nessun vero amore si avrebbe da dare all’altro, ne’ alcuna sincera e vera parola.
  • Unaltrouniverso

    Concordo in pieno. Solo che sulla fede uno, non sapendo cosa c’è dopo la  morte, si può anche sbagliare, sull’amore no.

  • riefelis

    E’ tutta la retorica che c’è intorno che è artificiosa.
    L’amore è un impulso biologico, un istinto naturale che è deputato a creare una coppia che deve crescere un cuccioli di esseri umano per un periodo non infinito. Tutto il resto è noia.

  • fuffolo

    sono della stessa idea, un istinto e non un sentimento.  

    meglio l’odio  
  • Hamelin

    L’odio è una forma di amore , è amore negato .

    Molto meglio la fredda indifferenza  , l’unica cosa che vermente uccide il sentimento .

  • DaniB

    Ritengo impossibile, per un essere dotato di corteccia celebrale – e siamo gli unici – vivere solo di "istinti". abbiamo bisogno di immagini, di simboli, di significati. Di Storie.

    Anche la fede lo è, in modo ideologico e molto aggressivo ma lo è, certo. 
    Anche essere agnostici in modo serio è una "fede", con implicazioni diverse, ovviamente.
    A mio avviso, un essere umano, che sia aborigeno piuttosto che newyorkese, può arrivare a sentire qualcosa in più che un istinto per qualcuno.
    Di certo possiamo ritenere tutto un invenzione e accoppiarci come i mammiferi quali siamo. Ma per essere coerenti, dovemmo, dallo stesso pacchetto, eliminare anche tutto il resto – la musica, l’arte, il cinema, la letteratura – che di mammifero standard ha veramente poco.
    L’amore è un invenzione che possiamo scegliere di vivere o non vivere, come facciamo con altre invenzioni.  
  • IVANOE

    L’amore è un sentimento misterioso che ognuno di noi sente e vive in modo diverso, l’amore è il costante equilibrio tra l’interesse ed il disinteresse… io personalmente posso dire che ho capito questo amore nel momento della malattia del bisogno dove i miei cari sono stati tutti vicini a me con premura…e questa esperienza, io che per indole sono scettico più di uno scettico, devo dire che mi ha fatto capire che esiste l’amore, solo che lo trascuriamo troppo e lo nascondiamo troppo sotto le ceneri del nostro vivere materialistico quotidiano.

  • Aironeblu

    Indubbiamente l’amore è dualità e dunque anche dialogo verbale, ma difinirlo in questo modo, con l’intento di contrapposizione all’amore passionale, è un’analoga operazione di semplificazione e riduzione di un sentimento probabilmente indefinibile. 

    Anche perchè se è vero che l’amore comporta il dialogo, non è altrettanto vero che il dialogo comporta l’amore: si può dialogare con qualcuno anche senza amarlo.
    Che poi, chi ci assicura che la donna di Friant – che in realtà non ha lo sguardo rivolto al suo amato, ma assorto verso un punto indefinito – non stia pensando a qualcun’altro?
    Se proprio volessimo riassumere l’idea di amore in una sola parola, piuttosto che di dialogo parlerei di "condivisione", come aveva già fatto qualche migliaio di anni fa Platone nel Simposio.