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COLOMBIANIZZARE IL VENEZUELA: LA STRATEGIA DEGLI STATI UNITI

FONTE: TERCERAINFORMACION.ES

Per comprendere l’attuale conflittualità della situazione venezuelana nel contesto internazionale, dobbiamo prendere in considerazione il concetto geopolitico di spazio vitale. Karl Haushofer, militare e geografo tedesco, concepì lo spazio vitale (Lebensraum in tedesco) in senso ampio, correlandolo ai fini della politica estera e definendolo come il territorio che uno Stato può difendere o conquistare per preservare la propria crescita e riproduzione.

Nel pensiero imperialista egemonico (USA-Europa-Giappone), il concetto di spazio vitale ha acquistato nuovo vigore a causa di tre precise circostanze. La prima, la scarsezza delle riserve di petrolio delle grandi economie-mondo che compongono il cosiddetto G7 (USA, Russia, Cina, Inghilterra, Francia, Germania, Giappone), eccezion fatta per la Russia, costretta infatti a sopportare le aggressioni della forza congiunta di USA e Unione Europea. La seconda, la scarsezza delle riserve d’acqua. L’Europa e gli Stati Uniti possiedono solamente riserve d’acqua dolce (rispettivamente 7580 km³ e 6428 km³) a differenza dell’America Latina che da sola ne possiede 17.273 km³. La terza, la ridotta disponibilità di terre coltivabili. Dei 148 milioni di km² di terre emerse sul pianeta, solo 31 milioni sono coltivabili e questa cifra si riduce sempre di più a un ritmo dello 0,3% annuale. Facendo il calcolo, ogni essere umano disporrebbe di 4430 m² di terra coltivabile, che si stima si ridurrà a 3875 m² nel 2018 ed a 3345 m² nel 2025. Questi tre fattori spiegano l’intervento delle forze imperialiste, sia diretto (attraverso guerre e invasioni) sia indiretto (attraverso le cosiddette black operations).

Dati gli enormi costi, in termini economici e umani, delle ultime guerre statunitensi (Iraq e Afghanistan), che si sono lasciate alle spalle 500.000 morti, 3.000.000 di feriti e una spesa di oltre 2.000 miliardi di dollari nelle operazioni Enduring Freedom e Iraqi Freedom, in America Latina si è esclusa la possibilità di realizzare azioni di tipo diretto, caratteristiche del cosiddetto hard power. Si è optato invece per le missioni segrete che seguono la cosiddetta strategia rollerback. Si tratta di interventi finanziati dai paesi imperialisti (principalmente gli USA attraverso la USAID-United States Agency for International Development) ed eseguiti da paesi terzi (Colombia e Guyana nel caso venezuelano, Turchia e Iraq nel caso siriano).

Quando parliamo di colombianizzazione del Venezuela, lungi da connotazioni xenofobe, ci riferiamo alla strategia predisposta dagli Stati Uniti e dalla Colombia (dalla sua classe dirigente) per creare una situazione di caos in Venezuela basata su un duplice piano emotivo e reale. Il piano emotivo si basa sullo stato di paura e di psicosi causato dalla violenza dei gruppi paramilitari, direttamente coinvolti nel mercato di contrabbando, che nel solo caso della benzina vale 9 miliardi di dollari. Il piano reale si basa sulla destabilizzazione deliberata della moneta, attraverso la Risoluzione 8 dell’anno 2000, che permette la fluttuazione e la speculazione del cambio peso/Bsf/dollaro. Qual è il senso di tale strategia?

Gli obiettivi sono molteplici. Innanzitutto, il controllo dello spazio vitale venezuelano sul confine, ricco di risorse idriche e energetiche. Gli Stati Uniti, con il beneplacito dello stato colombiano, hanno permesso lo spostamento di 2.219 km² del confine a favore dei gruppi paramilitari, permettendo così il consolidamento di “spazi liberati” dalla presenza formale delle istituzioni statali venezuelane. Ciò equivale allo smantellamento del progetto bolivariano, attraverso la costruzione di uno “stato parallelo” paramilitare retto da USA e Colombia. In secondo luogo, si tratta di realizzare il nuovo paradigma bellico statunitense, basato sulla privatizzazione della guerra, una strategia molto meno costosa rispetto all’intervento militare diretto. In terzo luogo, seguendo la strategia di controllo geopolitico imperialista, è essenziale silurare l’anti-imperialismo venezuelano nel contesto sudamericano. Infine, la Colombia serve per accentuare il contrasto tra due opposti sistemi politici, il modello liberale promosso dagli Stati Uniti e il modello delle democrazie ribelli rappresentate dal Venezuela, l’Ecuador e la Bolivia.

Si cerca di enfatizzare tale contrasto nell’intento di dimostare che le democrazie ribelli hanno fallito e che l’unica opzione possibile è il modello liberale. La strategia rollerback portata avanti dagli Stati Uniti grazie all’appoggio colombiano è pericolosa in quanto capace di penetrare il controllo territoriale venezuelano. L’azione paramilitare negli stati di Táchira, di Zulia, di Apure e di Amazonas, richiede una risposta volta ad articolare all’interno della Missione Frontera de Paz una piccola missione, che potremmo chiamare Robinson Fronteriza, il cui obiettivo sarebbe quello di “alfabetizzare” tutti i venezuelani sulla diversità e la complessita della situazione sul confine. Non si può difendere quello che non si conosce. Infine, è importante ricordare che gli Stati Uniti di fronte a un possibile fallimento del rollerback, potrebbero ricorrere a un intervento militare congiunto, presentando il nostro paese come una minaccia per la stabilità della regione, così come stanno facendo in Siria. È la stessa logica della massima di Spinoza “Quisquis tantum juris habet, quantum potentia valet”.

Fonte: www.tercerainformacion.es

Link: http://www.tercerainformacion.es/spip.php?article91762

15.09.2015

Scelto e Tradotto per www.comedonchisciotte.org da ALESSANDRO

Pubblicato da Davide