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CLINT EASTWOOD, TOCQUEVILLE E LA MALINCONIA AMERICANA

DI NICOLAS BONNAL

dedefensa.org

«Noi volevamo vedere i deserti e le Indie; non potete immaginarvi il dispiacere che si prova nel trovarli entrambi in America» (Tocqueville, 1831).

È Clint Eastwod, come noi tiepido sostenitore di Donald Trump, a dirci che viviamo in un’epoca di fighette, di codardi, in un’epoca triste insomma.

Alla luce di queste parole si comprendono meglio capolavori crepuscolari quali Mystic River, Gran Torino o Million dollar baby. Anche se per me il film migliore di Clint è Josey Wales, dal quale emerge la sua forza liberista e la sua buona volontà indiana.

È indubbiamente il suo capolavoro, uno dei migliori film western in assoluto, poiché mette in scena un esempio di vita liberista vissuta ai margini del sistema, dove l’individuo libero crea la sua legge e il suo spazio, senza travestirsi da sceriffo e senza esigere un’autorità che lo protegga. Il film è anche una magnifica denuncia della guerra di secessione, la migliore del genere da La nascita di una nazione di Griffith. Perché la fine del Sud rappresentò la fine di un mondo che era il Mondo.

La malinconia americana …

Cerco le origini di questa malinconia e le trovo come sempre in Tocqueville. Per una volta cito la sua corrispondenza, quella grande mente scrive a suo fratello di come l’America rappresenti per lui il luogo della lucida malinconia mentre la Francia è quello della pianificata stupidità modernista. Nella sua lettera Tocqueville allude alla fine delle libertà: «Come hai ben compreso, l’aspetto rilevante di ciò che accade in Austria è, da un lato, la scomparsa della vecchia organizzazione feudale ereditata dal Medioevo, dall’altro, l’organizzazione del mondo nuovo al solo vantaggio dello Stato e della centralizzazione. I vecchi poteri locali scompariranno senza rinnovarsi o essere sostituiti da nuovi, e ovunque, al loro posto, il governo centrale assumerà la direzione degli affari». Tocqueville nota che è stata messa da parte la libertà cristiana e medioevale per ricadere in una barbarie antica, dalle sembianze romane, greche o bibliche: «Ovunque viene abbandona la libertà medioevale, non per accedere a una libertà moderna, ma per ritornare al dispotismo antico. Perché il centralismo non è altro che la versione moderna dell’amministrazione dell’impero romano».

Questa società autoritaria ha creato le fighette di Clint Eastwood che possono essere utili o nocive, non è questo il problema. Il problema è che ha creato degli zombi: «Io non dubito che da una simile legislazione politica possano aversi, se riesce ad arrivare stabilmente ovunque, effetti simili (salvo l’invasione dei barbari) a ciò che si è verificato alla fine dell’impero romano, poi nell’impero d’Oriente, e in Cina: un’umanità altamente civilizzata e allo stesso tempo imbastardita, greggi di uomini intelligenti e non delle nazioni energiche e feconde; ma noi non arriveremo a vedere tale livello di degrado, perché stiamo assistendo al debutto della malattia».

Un altro viaggiatore «americano» descrive la massa del futuro: «Masse di individui costruiranno le Piramidi, studiando ogni suo lato, questi individui faranno scoperte, esploreranno ogni aspetto delle scienze naturali. Ma sarà così anche sul fronte morale? Si coalizzassero mille cervelli, ma non riusciranno mai a comporre il capolavoro uscito dalla testa di Omero». Un secolo dopo la massa partorisce statismo, fascismo, nazismo e stalinismo, «sette socialiste che lotta noi tra loro» (John T. Flynn, che non dimentica il New Deal o la socialdemocrazia).

Anche Berbabos aveva compreso che saremmo andati verso tempi neopagani, sorti dalla decadenza medioevale: «non si comprende niente della nostra rivoluzione se si rifiuta di tener conto di un fatto storico di assoluta importanza, dal XV secolo, mentre la Cristianità francese sopravviveva, intendo la società cristiana con le sue istituzioni, le sue maniere, la sua tradizionale concezione della vita, della morte, dell’onore, e della felicità, la Politica si paganizzava sempre di più. All’apice della Cristianità, la Politica restaurava segretamente le divinità pagane, lo Stato, la Nazione, la Proprietà, la jus utendi e abutenti del diritto romano …»

Celine ha riconosciuto il carattere antico delle nostre oclocrazie: «Cosa chiede la folla moderna? Di inginocchiarsi davanti all’oro e alla merda! Lei ama il gusto del falso, del fasullo, della stronzata … peggio di qualsiasi altra folla dall’antichità … Di colpo, la si ingozza e lei muore … e più nulla, più è insignificante l’idolo che si è scelto in partenza, più avrà possibilità di trionfare nel cuore dei folli … »

E Tocqueville presenta il bilancio della rivoluzione francese, rivoluzione mancata dalle conseguenze disastrose per tutto il continente: «Con profondo dispiacere ho ritrovato in tutta la Germania gli stessi sentimenti verso la Francia che tu hai incontrato a Vienna; spesso il timore, più comunemente l’odio … come potrebbe essere altrimenti? Abbiamo sconvolto il mondo, disturbato le nazioni, versato torrenti di sangue, rovesciato o fatto vacillare troni, smosso la società dalle sue basi; ovunque in nome delle idee, dei sentimenti, di credenze delle quali abbiamo fatto a meno anche noi. Come stupirsi dell’opinione che l’Europa ha nei nostri riguardi?»

Philippe Grasset vede molto bene il forte legame che esiste tra le intelligenze francesi e americane. Nipote della monarchia francese, la repubblica americana fu libera quanto la Francia medioevale, e la sua malinconia è la nostra certificazione nobiliare.

Nicolas Bonnal

Fonte: www.dedefensa.or

Link: http://www.dedefensa.org/article/clint-eastwood-et-tocqueville-et-la-tristesse-americaine-1

10.08.2016

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VOLLMOND

Pubblicato da Davide

  • GioCo

    Dall’immagine non avevo riconosciuto il texano dagli occhi di ghiaccio.
    Mi ricordava tristemente però una maschera del teatro macchiettistico d’altri tempi, come quello di Govi o di Totò e DeFilippo. Se al posto della pistola gli dai una pallina colorata e gli metti un berretto e un naso finto, può sembrare un pagliacco che soffre di emorroidi.

    Povero Clint, ma perché non è andato in pensione?

  • 1Al

    Come sempre Celine ha centrato il problema.

  • Toussaint

    Brutta malattia l’età, per quanto mi sforzi, non riesco a capire il messaggio. A meno che non sia quello iniziale: 


    Anche se per me il film migliore di Clint è Josey Wales, dal quale emerge la sua forza liberista e la sua buona volontà indiana. È indubbiamente il suo capolavoro, uno dei migliori film western in assoluto, poiché mette in scena un esempio di vita liberista vissuta ai margini del sistema, dove l’individuo libero crea la sua legge e il suo spazio, senza travestirsi da sceriffo e senza esigere un’autorità che lo protegga.
    Se questo è il messaggio, lo rigetto in toto. Anzi, sono decisamente dalla parte opposta. Io sarei per uno Stato che funziona, che si occupa della giustizia e del benessere della popolazione. Concetti vecchi, lo so. Come la pensione e la sanità per tutti. Alla faccia di Clint Eastwood. Ad maiora, Monsieur Bonnal.
  • Quantum

    Sono d’accordo.

    Oggi quell’individuo libero dal controllo degli Stati e neoliberista potrebbe anche essere uno psicopatico con il controllo di cifre superiori ai 5 miliardi di dollari, e può condizionare la vita di milioni di persone con le sue speculazioni.
    Togli il controllo del monetarismo alle élite e le disarmerai.
    È la cosa di cui hanno più paura, cioè che la gente capisca l’economia e i loro strumenti di potere.