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CINQUE MOTIVI PER CUI NON FESTEGGEREMO IL PRIMO MAGGIO

DI ALESSIO MANNINO

ilribelle.com

1. Lavorare dovrebbe servire a vivere, non il contrario. Perciò dovrebbe essere considerato alla stregua del denaro: un mezzo da maneggiare col dovuto senso del limite. Il lavoro, dicevano gli antichi Greci che a saggezza battevano alla grande noi moderni, è una pena (un fardello, un peso, un male necessario ma pur sempre un male). Altro che festa.

2. Un tempo lavorare forniva perlomeno una coscienza di classe, faceva sentire degna la fatica del lavoro anche all’ultimo degli onesti sfruttati. Oggi è mortificante fare la questua agli imprenditori per contratti a singhiozzo e paghe da fame. Il lavoro parcellizzato, precarizzato, senza prospettive, appeso ai capricci del mercato è peggio della schiavitù, che almeno durava. Abbiamo scambiato le punizioni corporali con l’angoscia esistenziale.

3. L’occupazione, dicono i sindacalisti, dovrebbe avere garanzie e diritti uguali per tutti. Il contratto, dicono gli imprenditori, non deve avere garanzie e diritti uguali per tutti. Entrambi non dicono che a furia di inseguire modelli di produzione del passato non è possibile né garantire tutti né tanto meno assicurare la giustizia sociale. Bisognerebbe produrre, consumare, lavorare meno e meglio. Non chiedere, pretendere, sgobbare di più e basta.

4. I politici che magnificano il lavoro come valore, in Italia, sono di tre tipi. Ci sono quelli che passano la vita a parlarne ma non lo hanno mai praticato. Ci sono quelli che hanno solo e sempre lavorato diventando mostruosamente ricchi e poi si fanno eleggere per diventare ancora più ricchi. E ci sono quelli che ne fanno una religione ideologica fermando le lancette al Settecento di Smith e all’Ottocento di Marx. Consigliamo di riscoprire l’otium, la bellezza, il sesso, l’arte. E la Grande Politica fatta di ideali, comunità e vita quotidiana, e non di spread, rating, deficit, fiscal compact, bonus, job’s act. Fuck you. Ma il lavoro è nemico del pensiero e «come tale costituisce la migliore polizia e tiene ciascuno a freno e riesce a impedire validamente il potenziarsi della ragione, della cupidigia, del desiderio di indipendenza. Esso logora straordinariamente una gran quantità di energia nervosa, e la sottrae al riflettere, allo scervellarsi, sognare, al preoccuparsi, all’amare, all’odiare» (Friedrich Nietzsche).

5. Il lavoro abbrutisce: beato chi non lavora, ben messo è chi pratica un mestiere. Lavorare fa pensare in termini economici, di costi/benefici, di perdite/guadagni. Disumanizza, specialmente ora che dipende da tecnologie alienanti e da ritmi parossistici. Il lavoro a dosi massicce ed eretto a senso della vita è una fregatura. Per tutti: poveri e ricchi. Anzi, più per i ricchi, i benestanti, i superlavoratori contenti come citrulli nel passare gli anni a lavorare più di quanto non dormano la notte (Paul Lafargue e Bertrand Russel, teorici dell’ozio, concordano nel fissare la giornata lavorativa ideale a non più di quattro ore). Un tempo esistevano i mestieri in cui il valore della fatica era nobilitato dalla creatività, da quel quid di tocco personale e di autonomia negli orari che rendevano un’attività parte integrante della propria realizzazione, parte della vita. Penso agli artigiani, che oggidì resistono malamente alla pressione dei mercati mondiali. Lungi da noi fare dell’ingenuo primitivismo, ma gli studi sull’età della pietra dimostrano che i supposti “selvaggi” dedicavano all’accaparramento di cibo non più di cinque ore al giorno, vivendo in un ambiente di abbondanza data dalla ricchezza di frutti, animali e beni naturali. Ora, pensiamo un attimo alla parabola storica che ne è seguita: spostando via via il baricentro della società verso la produzione per ricavare un profitto in denaro, si sono moltiplicate ed estese a dismisura ingiustizie, asocialità, alienazione, nevrosi, disagio. Fino ad arrivare agli estremi di oggi, dove l’angoscia diffusa per avere di che campare è direttamente proporzionale al prosperare di imperi finanziari in mano ad una manciata di persone in tutto il globo. I semi-umani bestiali, incivili, animali da soma siamo noi.

Alessio Mannino

Fonte: www.ilribelle.com

Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2014/4/30/cinque-motivi-per-cui-non-festeggeremo-il-1-maggio.html

30,.04.2014

Pubblicato da Davide

  • uomospeciale

    E non ci indurre nell’ufficio di collocamento ma liberaci dal lavoro, amen.

    La realtà pura e semplice è che quasi nessuno qui in occidente lavora per mangiare, visto che perfino i barboni che dormono sulle panchine hanno la pancia.
    Ormai quasi nessuno lavora per il necessario, quasi tutti sono schiavi dell’inutile e per esso inutilmente, lavorano.

    E purtroppo, nessuno sembra disposto a scendere VOLONTARIAMENTE dalla giostra consumistica che va sempre più veloce e che fa sentire dei falliti tutti coloro che non riescono più a stavi sopra.

    Abbiamo la fortuna di vivere in un paese dove almeno nel sud ed isole si potrebbe vivere PRATICAMENTE GRATIS di sola pesca e agricoltura, cucinando e scaldandosi a legna nei brevissimi e miti inverni del meridione.

    Basterebbero un orto, un po’ di galline, un pozzo o un ruscello nelle vicinanze di una delle tantissime casette abbandonate e svendute come immondizia solo perché sono isolate in mezzo ai boschi, in aree montuose, o perché fanno parte di un paesino abbandonato o semi abbandonato.
    Basterebbero un paio di pannelli solari sul tetto giusto per alimentare una lampadina e una TV.

    Ma chi è disposto a farlo?
    Praticamente nessuno.

    E allora si continua a piangere per gli sfratti, per il caro affitti, per il caro vita, per la disoccupazione,  ma si continua sempre voler stare a Milano Torino o Roma…

    Città dove tutto è in vendita a 1000 volte il suo valore e finché puoi pagare bene,  altrimenti: KAPUTT!!
     

  • Petrus

    Ehm, uomospeciale… l’imu sulla casetta sperduta la paghi con le galline? E al primo problema di salute che fai, scambi le verdure dell’orto con l’aspirina? No, tanto per capire…

  • uomospeciale

    Imu?
    Ma tu credi davvero che le decine di migliaia di case abbandonate o semi abbandonate nei vari paesini spersi nelle campagne meridionali, oppure abbarbicate sui monti della Sicilia, paghino l’imu quando spesso e volentieri non hanno neppure gli allacciamenti alle rete elettrica, idrica, o del gas?

    Un tizio che conosco ha vissuto per 6 anni in un casolare in mezzo ai boschi in meridione.
    Scendeva in paese solo di rado tagliando l’erba o la legna dei vicini giusto per raggranellare i pochi spiccioli utili solo per comprare caffè, olio, sapone, zucchero, e qualche giornale.
    Tutto il resto se lo coltivava, pescava, o allevava…
    Niente telefono, niente macchina,niente bollette da pagare.
    Certo era una vita faticosa ma sana e con ZERO stress.
    Mi diceva che a volte passava settimane senza vedere o parlare con  nessuno e che secondo lui si vive meglio facendo il semi eremita disoccupato nei boschi in meridione che con un lavoro sicuro a Milano.
    Ora è dovuto comunque tornare nella "civiltà"  ma solo per star vicino a sua madre vedova che è vecchia, e con problemi di salute.

  • Tonguessy

    Il lavoro, dicevano gli antichi Greci che a saggezza battevano alla grande noi moderni, è una pena

    Non a caso avevano gli schiavi che lavoravano per loro. Ai tempi della democrazia di Pericle i padroni pur di fare qualcosa parlavano di politica, ma le decisioni politiche spettavano a loro solamente (si calcola un 25%): niente donne, schiavi nè meteci (spesso ricchi, ma con almeno un genitore non ateniese). Poi quando si stancavano anche di discutere dei loro interessi (ah, la politica!) inchiappettavano un fanciullo. Che gran saggezza la loro!

    Lungi
    da noi fare dell’ingenuo primitivismo, ma gli studi sull’età della
    pietra dimostrano che i supposti “selvaggi” dedicavano
    all’accaparramento di cibo non più di cinque ore al giorno

    Ingenuo primitivismo? Ma se lavoravano poco, erano felici e se la passavano comunque meglio di noi, dove sarebbe l’ingenuità?

    Bella la chiusa comunque.

  • Gariznator

    Lasciando stare il baratto e l’imu. I pannelli li compri? Li rubi? E non ti sentiresti in colpa per il fatto che tu vivi nei boschi e qualcuno ha costruito il pannello? Non siamo ingenui… Non si può fare ciò che dici… Se tutti pescano per campare sai quanti pesci restano tra 10 anni? Per non parlare del fatto che la tua casetta in campagna probabilmente sarà in un luogo inquinato e ti mangerai le uova alla diossina. Non ha senso fare un discorso come il tuo, si può parlare del fatto che si può sfruttare l’automatizzazione per generare ricchezza e benessere per tutti, non solo per chi possiede la fabbrica. Sul turno da 4 ore io sono d’accordo, ma non sul fare l’eremita. O meglio se vuoi fare l’eremita fallo, ma scordati i pannelli solari, internet etc, si va a dormire al tramonto (o poco più tardi) e ci si sveglia all’alba e se sei solo e devi seguire l’orto etc altrochè 4 ore… Preparati a giornate dure, il letto lo spaccherai a metà ogni notte! Siamo realisti, altrimenti anche le buone idee saranno avvelenate dalle corbellerie dette in precedenza e a più riprese.

  • Gariznator

    Quindi i greci non erano saggi perchè ogni tanto inchiappettavano un fanciullo, facevano lavorare gli schiavi e parlavano di politca? Puttana eva avrei dovuto usare queste forti argomentazioni al liceo! E comunque noi ora abbiamo le macchine… altrochè schiavi, quindi la saggezza dei greci sarebbe anche attuale. Ma no, si inchiappettavano i fanciulli! Relativismo culturale ti dice niente? Noi siamo meglio vero? Mandiamo in galera chi si inchiappetta un fanciullo ma lasciamo arricchire chi devasta un territorio (inchiappettando di fatto molti fanciulli, vecchi, donne, neonati, animali, alberi, fiori etc etc etc e insetti). No ma i bambini non si toccano oggi quindi non si toccavano nemmeno ieri, menomale che i greci non avevano sottomano bambini ebrei altrimenti qui si poteva parlare di anni solo di quello ignorando le cose intelligenti e sagge che sono venute fuori da quella cultura. Ottimo commento il tuo, veramente profondo profondo profondo!

  • TarasBulba

    "…. – Constituit eum dominum domus sue. * Et principem omnis possessionis sue. "

    Io invece festeggio con gioia il Primo Maggio.

    E’ una festa che amo molto ma non per il vuoto,  l’effimero  spirito ideologico di cui è stata rivestita. Semplicemente perchè era e può essere  ancora per molti  (ed è per me) la festa di un grande ideale di uomo.La festa di un esempio cardine della nostra civiltà basata sul lavoro. Quasi un mito   a cui ispirarsi soprattutto nei giorni nostri : San Giuseppe.
    Un uomo indipemdente, completo, autonomo appunto,   capace di vivere  del suo ingegno e del lavoro delle sue abili mani , un artigiano carpentiere ( gli autonomi ….una delle categorie tanto vessate non solo oggi). Venerato dai cristiani ( e non solo)  nei secoli  come archetipo, come patriarca  per essere uomo saggio, prudente e di poche parole. 
    Giuseppe è un  formidabile esempio ebraico di giustizia, di intelligenza e di libertà interiore ed esterna; di mistica fiducia, di pacifica ma indomabile resitenza  anche nel dubbio più atroce , nello scherno pubblico,  nella persecuzione "politica"  e nella fuga salvatrice.
     Per questo è anzitutto una   fedele  colonna per la sua famiglia e poi incarndando  i valori più solidi della  terra dei suoi padri , della sua nazione.
     Un nobile esempio di moderna Signoria  che, se cerchiamo un poco con spirito libero da preconcetti ,  ci viene rispolverando semplicemente la nostra fondamentale ( nel senso di riferito alle fondamenta) e più  autentica tradizione.

     

  • oggettivista

    E perchè poi dovremmo comprare casa? Esistono valide alternative come le yurte http://yurta-silentbreeze.com/ sulle quali non si paga imu etc.

  • Mariano6734

    ma chi é é davvero interessato a vicere cosí? http://wildoranges.org/

  • Georgios

    Un articolo che chiude cosi bene come affermi, non può sparare assurdità sul mondo antico.
    Tu citi le solite tre obiezioni riguardo il mondo antico greco: Donne, schiavi e pederastia. E lo fai in un modo del tutto inaccettabile. Senza conoscenza storica e con un pregiudizio chiaramente ecclesiastico-cristiano quindi ipocrita, arreso alla ideologia religiosa della nostra società che non agisce diversamente dalla ideologia della classe dominante su tutti noi.
    Purtroppo non esiste lo spazio per risponderti in modo esauriente e sono costretto ad essere telegrafico.
    Donne: Le donne di allora godevano di molta più dignità rispetto alle Barbie e le donne-oggetto di oggi. Erano molto più tutelate e rispettate. L’unica differenza sulla loro mancata presenza fisica nelle decisioni della polis sta nel fatto che la donna nel mondo antico aveva come priorità assoluta il procreare che allora era questione di vita o di morte per tutta la comunità. Le giovani ragazze cominciavano ad allattare non appena acquisivano la capacità di farlo mentre la mortalità infantile era altissima.
    Schiavi: Essere schiavi nella Grecia antica era una cosa talmente "democratica" da venir considerata naturale. Tutti, senza eccezioni, lo potevano diventare. Lo stesso Platone era stato venduto come schiavo. Bastava perdere una battaglia, essere attaccati da pirati o invasi dal nemico. E poi uno schiavo allora poteva benissimo diventare il maestro dei figli del padrone, poteva essere funzionario pubblico e molte altre cose che non hanno nessun nesso con il significato dello schiavo di oggi. Infatti allora non c’era razzismo o pregiudizi di colore.
    Pederastia: Qui il discorso diventa veramente molto lungo. Se però ti interessa posso darti due link a proposito:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Pederastia_ateniese

    e

    http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_LGBT#Antica_Grecia_e_Roma
     

  • Ercole

    Caro uomospeciale forse è meglio che metti nel logo uomo di Neandhertal ti si addice di più ,anche i borghesi evadono le tasse ma non vivono nelle foreste……

  • Tonguessy

    Quindi per rispetto verso il TUO relativismo culturale aboliamo i reati di pedofilia e sfruttamento dei minori e reintroduciamo le 12 ore di lavoro minorile, vero?
    Ottimo commento il tuo, veramente profondo profondo profondo!

  • Tonguessy

    Due commenti:
    1- anche se le donne all’epoca SECONDO TE avevano più dignità (famose le incazzature di Santippe contro Socrate) questo non vuol dire che avessero lo stesso potere politico dei padroni. A meno che tu non mi dimostri il contrario. Più avanti ti dimostro che hai torto. Sugli schiavi basta vedere i meteci: solo che aveva entrambi i genitori ateniesi poteva discutere e votare . Gli schiavi avevano ancora meno diritti, e non importa se fossero molto comuni. In sintesi soo i padroni potevano discutere e decidere. Questo è un fatto storico.
    2-Stai confondendo pederastia e pedofilia. I rapporti omosessuali con i giovani non sono mai stati al centro del mio discorso. Pedofilia è un’altra cosa. Nell’antica Atene era proibito avere rapporti sessuali con fanciulli sotto i 12 anni. Ci sarebbe molto da discutere se un fanciullo di 12 anni possa provare piacere nel soddisfare i bisogni sessuali di un adulto, anche se si usava, come wiki afferma, l’Eros come forma educativa.
    Quello che succedeva in realtà è che nonostante fosse considerato immorale intrattenere relazioni con bambini
    piccoli, per quanto è dato di conoscere nessuna sanzione penale ha
    trovato mai applicazione, nonostante i ripetuti abusi su bambini con
    meno di dodici anni.
    http://www.altrodiritto.unifi.it/ricerche/devianza/furfaro/cap3.htm

    E. Cantarella, Secondo natura. La bisessualità nel mondo antico, Rizzoli, Milano, 1995.

    E questo punto ci porta al primo: perchè pensi che gli uomini preferissero gli uomini per tramandare i loro valori?
    In Grecia non veniva data alle giovani la stessa educazione riservata ai
    fanciulli, le donne greche erano spiritualmente rozze e annoiavano gli
    uomini. Facevano eccezione, soprattutto ad Atene, le etcre; e
    presso di loro difatti, gli Ateniesi cercavano spesso rifugio alla noia
    coniugale. Ma malgrado le attrattive fisiche e spirituale di queste
    raffinate cortigiane, il loro amore era pur sempre a pagamento. In
    Grecia, all’uomo che voleva essere accettato per se stesso e non per il
    suo denaro, non restava che il rapporto con un giovane del proprio
    sesso. Cfr. A. Jaria, P. Capri, A. Lanotte, Aspetti e problemi attuali della pedofilia, in L’amore da Edipo a Orfeo, a cura di A. Palma e F. De Marco, La Bussola Ed., Fermentino, 1995.

    Quindi è tutta una questione di soldi, altro che "relativismo culturale" o "donne-oggetto di oggi"….

  • Gariznator

    Ma sei scemo?

  • Gariznator

    Invece è proprio relativismo culturale! Proprio così. E non dico di abolire il reato di pedofilia, non dico nemmeno di abolire il reato di femminicidio (anche se mi fa ridere). Dico solo che tu butti il bambino con l’acqua sporca. Francamente la pedofilia dell’antica grecia non era argomento di discussione. E se tu avessi letto bene il mio commento invece che fare come si usa (politicamente corretto) avresti capito qual era il punto. Ma che te lo dico a fare? Tu pensala così: greci pedofili= tutto ciò che hanno prodotto è merda, semplice e lineare come piace di questi tempi. Comunque questo commento è inutile, il più utile era il mio precedente, che ripropongo:

    Ma sei scemo?

  • Tonguessy

    Ma sei pedofilo?

  • Gariznator

    Ok sei scemo =)

  • Georgios

    Mi dispiace ma le argomentazioni che porti sono veramente insufficienti.
    1. Dimentichi che stiamo parlando di un’epoca nella quale gli schiavi erano la forza lavoro. Questo di per se dà un significato alla parola del tutto diverso da come lo intendiamo oggi. Cosi come e’ del tutto diverso il significato della parola "padrone" che usi. Perché c’è il padrone che possiede lo schiavo e c’è anche il padrone come lo intendiamo oggi. Questi padroni erano gli aristocratici agrari che dominavano con l’arma del debito (ricorda qualcosa?) la società e contro i quali si e’ sviluppato il movimento democratico dai tempi di Solone, poi di Clistene (prima rivoluzione sociale nella storia dell’umanità), poi di Efialte ed infine di Pericle.
    Da tutto questo discorso gli schiavi restano fuori, primo perché erano tagliati fuori da ogni attività sociale (sia come lavoratori, sia come consumatori), secondo perché era inconcepibile non avere schiavi in una società dove la forza lavoro erano gli schiavi e terzo perché non esistevano ancora i diritti sociali in quanto stavano appena nascendo, come scritto sopra, i diritti civili. C’è infatti negli scritti di Eraclito la seguente frase: "La guerra e’ il padre di tutto e alcuni li rende schiavi mentre altri li rende uomini liberi". Eppure anche in queste circostanze di comunemente accettata  percezione sociale delle cose, si sono levate le prime voci secondo le quali "La natura non rende schiavo nessuno" (Alcidamante).
    La fine della schiavitù e quindi il sorgere di una nuova forza lavoro e’ strettamente legata alla ridistribuzione della terra e questo averà molti secoli dopo tramite il diritto feudale del comodato.
    2. Le etére (e non etcre) erano per lo più ex schiave o straniere (nel senso della polis) e mi domando da dove cavolo provenivano dato che come affermi "le donne greche erano spiritualmente rozze". Certo, l’esempio di Santippe (più bisbetica che rozza) e’ un po poco come antitesi rispetto alle mie argomentazioni. Il punto chiave sulla questione delle donne sta in quello che ho già evidenziato: il loro ruolo procreativo di fondamentale importanza per la sopravvivenza in una società antica.
    Eppure la presenza femminile e’ forte: nelle tragedie, nelle commedie, nelle deità, come protettrici di polis importanti (Atene per prima), come oracoli. Personaggi della tragedia greca come Antigone, come Lisistrata, come Ifigenia e cosi via di alto profilo e significato sociale con dei messaggi inediti per la società umana. E appunto perché la democrazia porta al libero pensiero ci sono anche i primi segnali femministi: come p. es. nella Medea di Euripide o negli scritti di Epicuro.
    3. Non e’ stata colpa mia la confusione tra pederastia e pedofilia. Mi ha "aiutato" il linguaggio usato da te nel tuo commento iniziale. Ma poi, parlando di pedofilia, cosa intendi dire? O cosa vogliono insinuare gli autori del lunghissimo pezzo che mi hai proposto? Che la popolazione maschile greca dell’epoca soffriva di disturbi psichici? O che erano dei sadici? E come facevano poi a produrre dei capolavori in ogni campo?

  • makkia

    Hmmm… è stato calcolato che, senza bisogno di arrivare agli estremi della fuga dalla civiltà, anche con solo un’applicazione rigorosa della "decrescita felice" l’Italia darebbe sostentamento a circa 15 milioni di italiani.
    Gli altri 40 milioni bisognerebbe sterminarli. Volontari per autoimmolarsi per il bene degli altri e un sereno futuro ai figli (di qualcun’altro)?
    E poi serve anche gente per sbarazzarsi dei corpi, che a questi numeri è un’impresa mica da poco.

    No, preferisco continuare a chiedermi che fine hanno fatto le teorie sulle macchine che ci avrebbero alleggerito il lavoro e migliorato la qualità della vita. Stiamo a due secoli da quando furono formulate e mi pare che l’unica riduzione degli orari di lavoro arriva dalle lotte operaie e che la vita migliore (?) serva più che altro per condannarti a lavorare quasi gratis fino a 65-70 anni.

    Uhm, comincio a sospettare che ce la stanno mettendo nel culo…
    … ma se è così, più che a scappare nel silvano Aspromonte bisognerebbe pensare a girarsi e ricominciare a lottare.

  • Detrollatore

    Un’applicazione pratica di ciò che dice uomospeciale:

    http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma/crash-quello-che-il-pil-non-dice/23624/default.aspx

    Dal minuto 46:17 in poi…

    Per coloro che dicono che è una vita troppo dura, rispondo che tale durezza è un fatto assolutamente soggettivo e dipende, oltre che dall’abitudine a lavorare (fisicamente e sodo), anche da determinate motivazioni (come quella di passare le giornate in mezzo alla natura anziché in un ufficio, in un cantiere o in una fabbrica). Inoltre, si badi che esistono lavoratori che già si spaccano il culo per nulla nella vita "da civili" abituale che tutti conosciamo…Non nel mondo di Neanderthal.

    Della serie: non c’è nulla da perdere, almeno per i più.