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CI CREDE O NON CI CREDE ?

DI GIUSEPPE GENNA

giugenna.com

Ieri sera si rompe definitivamente il cellulare Nokia che detenevo dal 2009. E’ fondamentale, per la mia quotidianità, non disporre di apparecchi cellulari che abbiano facile accesso al Web e alle applicazioni. Ricevo circa cinquecento mail giornaliere, incluse notifiche dai social, lavoro su computer ben più che dieci ore al dì: ci mancherebbe anche che sto iperconnesso mentre vado in giro solingo per la Milano. Tuttavia è domenica e ho abolito il telefono fisso, non ho un telefonino di scorta, quindi sono senza contatti.

Dunque, risoluto e pervicace, mi reco al MediaWorld più vicino alla mia abitazione. Esso è locato in viale Umbria all’angolo con via Colletta, un incrocio particolarmente famigliare: lì vivevano i miei zii e i miei cugini, lì viveva mia madre, lì c’era la scuola dove il pomeriggio alle medie con i miei compagni si andava a fare ginnastica, ché la mia scuola non era corredata di palestra e si trovava all’interno di un oratorio, in attesa che la nuova futuribile sede venisse rilasciata. Con il motorino che ha la gomma anteriore semibucata e la marmitta oramai irreparabile, e perciò facendo un fracasso di ferraglia infernale, raggiungo il suddetto opificio Ipercoop e MediaWorld, all’interno del quale, una volta che si sia scartato il banchetto per la candidata Pd alle europee, salita una scala mobile senza scalini che ritenevo propria unicamente degli aeroporti, attraversata la piazza d’armi interna al coperto con wifi libero e piante di plastica, ove riposano in un allucinato sfaccendare pochi anziani e un maniaco ossessivo col il suo laptop, accedo dunque a questo hard discount della tecnologia di massa. Mi vergogno a chiedere un cellulare Samsung da 79 euro ai cinque postadolescenti che servono unicamente chi è in cerca di smartphone. Preferirei un acquisto anonimo, senza scambi di parole, nemmeno avessi 13 anni e dovessi acquistare un porno. Il confronto coi bimbominkia rossovestiti è comunque soddisfacente: il ragazzotto con l’acne mi procura la scatola, mi invia alle casse, mi assicura che basta infilare nel nuovo cellulare la vecchia sim e tutto funzionerà, mi guarda come se fossi un vecchio arnese, con la mia epa debordante, il solito golfino verde petrolio, la pappagorgia e degli occhiali da sole che fanno tanto mio papà coi jeans a fine Ottanta. Le casse sono uno spettro sterminato che va da destra a sinistra, ma solo una è popolata: c’è un’unica cassiera, è domenica. Mi metto in fila, ordinato e vagamente coglione, dietro uno che sembra uscito da una scuola di tango a Buenos Aires, con la brillantina opaca sui capelli leccati, la prominenza del volto che ricorderebbe Julio Cortázar o un giovane Primo Moroni, mentre è soltanto la fisiognomica dell’ebetudine, in quanto si volta e mi informa: “Ma io non lo prendo! Ma vaffanculo!” e se ne esce dalla coda attendendo un mio gesto compiacente o di rassegnata compassione. Evviva: tocca a me! La cassiera sfodera un sembiante che, al confronto, le colleghe di “Alice” sarebbero raffinate. Il suo uso eccessivo di lucidalabbra è abbagliante come quello delle commesse di libreria ne “Lo spazio sfinito” di Tommaso Pincio. Perché veste di un verde smeraldino come la Esmeralda in “Notre Dame”? Ha un sembiante mascolino, la mascella mussoliniana, la prominenza nasale induce una lieve catatonia, da cui ci si risveglia alla convocazione brusca della sua voce vibrante, una polifonia di polipi e una raucedine irrancidita: “Bancomat o carta?”

“Carta” faccio io.
La cassiera manipola il pos. E’ giustamente scazzata. Libera dalla custodia di plasticona antifurto il cellulare. All’improvviso mi fissa, mi squadra, mi sfida quasi e mi intima una domanda (non trovo altro verbo adatto alla situazione): “Ci crede o non ci crede?”
“Mah” faccio perplesso, “come vede prendo un cellulare che già si considera vecchio. La telefonia mi infastidisce. E’ imperativo che io stia disconnesso dal Web. Mi capisce? Già sono a contatto con la Rete ore e ore ogni giorno… Figurarsi se ci credo, agli smartphone. Apposta non compro un iPhone. Peraltro è carissimo, non è che io abbia tutti questi soldi…”
Ella mi guarda, sentendosi frodare, e risoluta mi scocca l’occhiataccia, come se fossi uno affetto da cretinismo valligiano o con un deficit cognitivo gravissimo: “Ci crede o non ci crede?”
“Ma a cosa?”
“Lei mi dica: ci crede o non ci crede?”
“Non ci credo”. Tra le due opzioni, mi pare più cauta la negativa. Sono affetto oramai da uno scetticismo cronico, che mi preclude molte gioie della spontaneità e dell’entusiasmo giovanili.
“Se ci crede, è da 200 euro. Se non ci crede, solo 7 e 90″.
“Ma cosa è questa roba?”, interdetto, mentre quella mi guarda da una distanza ormai irrecuperabile per me.
“Se ci crede, si registra e poi, se ha vinto, c’è il buono da 200 euro!”
“Ma è una promozione?”
A questo punto la cassiera non sta osservando le mie spoglie neanche fossi un celenterato: proprio mi trapassa, come Spock davanti a un seienne. “E’ chiaro, no? Non se la ricorda nel 2006?”
“Francamente no”.
“Se ci crede che l’Italia vince il mondiale. Oppure non ci crede”.
“Ah. Rinuncio alla promozione”.
“Non si può. Ci crede o non ci crede, allora?” e già estrae da sotto la cassa un chilo di carta a supporto dell’ideona marketing di MediaWorld.
“Senta. Non me ne frega un cazzo”.
“Ok, documenti”.
“‘Sta minchia ti dò il documento. Chi sei?, un caramba? Dammi il cellulare e vai a fare in culo”.
Quella chiama la security.
Mi hanno denunciato.

(Non è andata così, ovviamente. Non ho insultato nessuno, non sono capace di insultare. La tizia mi ha dato i dépliant sulla nazionale di calcio alla cui vittoria tu devi o credere o non credere. Se dici che rinunci alla promozione, la tizia scrive che non ci credi. E’ un universo non euclideo ma chiuso, da cui non puoi uscire. Neanche una teologia ti salva. Me ne sono uscito, ho preso il motorino, ho dribblato la gente davanti al chiosco del Pd, una volontaria mi ha allungato un dépliant identico a quello di MediaWorld e io le ho detto: “Non ci credo”.)

Giuseppe Genna

Fonte: www.giugenna.com

Link: http://www.giugenna.com/2014/05/18/may-18-2014-at-0110pm/

18.05.2014

Pubblicato da Davide

  • Sintesi

    Fiero di averti comprato il libro "Nel nome di Ishmael".

    Lo consiglio a tutti.
  • Blackrose4400

    Grande!!! Ho riso di gusto. Un bello spaccato della follia che stiamo vivendo. Poveri noi, dove ci siamo infilati.

  • mazzam

    Bel pezzo!

  • Truman

    Ottimo romanzo (romanzo?).
    Anch’io lo consiglio.
    A chi vuole capire.

  • MassimoContini

    non male

  • Tonguessy

    “Lei mi dica: ci crede o non ci crede?”
    “Non ci credo”. Tra le due opzioni, mi pare più cauta la negativa.

    Effettivamente la cauzione lo richiede.
    Non ho ben capito se questo pezzo sia surreale o iperreale. Breton o Baudrillard? Bello comunque…

  • uomospeciale

    Mi ha fatto tornare in mente quando per comprare 6 sedie del cazzo IN CONTANTI, E PORTANDOMELE A CASA DA SOLO, mi sono visto chiedere i documenti e tutti i miei dati dal " mondo convenienza"  di San Martino Buon Albergo, VR

    Alla tipa che me li chiedeva ho detto:

    -" Signorina, ma perché vuole sapere tutte ‘ste cose?……… Che è della DIGOS, per caso?…..Qui ci sono i miei soldi in contanti per quelle sedie……. Che  altro volete ancora?… A che cazzo vi servono tutti i miei dati"??

    LEI:

    -"La direzione ha dato disposizioni di raccogliere i dati di tutti i clienti e io devo fare quello che mi dicono di fare…."

    IO:

    -" Allora se volete i miei dati me li dovere pagare non ve li do’ GRATIS per poi farmi rompere i coglioni per lettera e per telefono dalle varie aziende pubblicitarie a cui poi ve  li vendete, intiendes?

    LEI:

    ."Mi spiace ma a me hanno detto di fare così, e così devo fare!"

    IO:

    -"E allora  i miei soldi per le sedie li vado a dare ad altri.
    Magari a qualcuno che rompe meno i coglioni ai propri clienti, e non pretende di "schedare" chi gli sta portando i soldi."

    E me ne sono andato.

  • Georgios

    "Alienazione è quel processo che estranea un essere umano da ciò che fa fino al punto di non riconoscersi in se stesso". K. Marx
    I bimbominkia con le divise colorate nel mondo dove regna la disoccupazione. Non sai se sputarci sopra o sentire compassione.
    Comunque bell’articolo.

  • makkia

    troppo dialettico. Serve una tattica alla testimoni di Geova.
    Gli dici "sta violando la legge sulla pràivasi, non me li può mica chiedere i dati, sa? Adès’ o mi mi manda via con le mie sedie o si chiama il direttore o io ci chiamo sü i caramba"

    Ovviamente coi TdG non è la privacy: "spiacente, sono agnostico e materialista"
    (loro sono pronti a insistere se dici che sei ateo, ma su agnostico non li hanno preparati al corso, per cui si arrendono)