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CHI PARLA DI TERZA GUERRA MONDIALE ?

DI GIULIETTO CHIESA

megachip.globalist.it

Della crisi ucraina ho già scritto a più riprese. La prima cosa che mi colpì, nel momento in cui Viktor Yanukovic fu rovesciato da un colpo di stato plateale, appoggiato patentemente dagli Stati Uniti (meglio dire da loro promosso) con l’attiva partecipazione della Polonia, della Lituania e dell’Estonia, e dei fantocci al potere a Bruxelles, fu la sua apparente inutilità. Perché mettere in atto un golpe se Yanukovic poteva essere tranquillamente tolto di mezzo tra un anno con regolari elezioni? E altre domande portavano tutte a conclusioni analoghe. Perché rovesciare il tavolo quando l’Ucraina era già nelle mani degli americani, completamente – Yanukovic o non Yanukovic – da diversi anni?

Sicuramente dai tempi della cosiddetta “rivoluzione arancione di Yushenko-Timoshenko? Che consegnarono nelle mani della CIA gli ultimi rimasugli di sovranità nazionale, dopo quelli svenduti dai precedenti presidenti dell’Ucraina “indipendente”: Kravchuk e Kuchma? Perché infine rovesciare Yanukovic quando lo stesso quarto e ultimo presidente dell’Ucraina aveva già venduto il Donbass alla Chevron e alla Shell: la bellezza di quasi 8000 chilometri quadrati di territorio per la durata di 50 anni, un accordo segreto in gran parte valutato 10 miliardi di dollari alla ricerca del gas da scisti bituminosi che avrebbe liberato “per sempre” l’Ucraina dalla dipendenza energetica dall’odiata Russia?

Insomma: Yanukovic – presentato come l’«uomo di Mosca» da tutti i media occidentali – non era poi quel grande amico di Putin. Perché farlo fuori così brutalmente? Che bisogno c’era? Solo perché non aveva firmato a Vilnius il documento giugulatorio di “associazione” all’Unione Europea? Ma, fino al novembre dell’anno precedente Viktor Yanukovic aveva negoziato, lasciando sperare in un successo europeo totale. Il documento era già pronto, anche se in parte assai segreto. Bastava aspettare qualche mese e sarebbe stato imposto, con le buone o con le cattive. No, tutti questi interrogativi non avevano risposte adeguate. Doveva esserci qualcos’altro. La fretta con cui Washington aveva premuto, e Varsavia aveva agito ai suoi ordini, indicava qualche altra impellente necessità. A me fu subito chiaro che il golpe – non a caso un golpe con le stigmate naziste così visibili – era diretto non contro Yanukovic, pedina di nessun peso, ma contro la Russia. I neocon, tramite la esecutrice Victoria Nuland, volevano una crisi di valenza internazionale, se non addirittura mondiale. Ma perché la fretta? Perché accelerare lo scontro e portare la NATO praticamente sul portone del Cremlino? Era, in fondo, uno scenario che io stesso avevo previsto sarebbe accaduto. Ma assistevo a un’improvvisa e drammatica accelerazione. Doveva esserci qualcos’altro a spiegare la fretta. E le dimensioni della rottura che si stava creando. Non si trattava di una crisi regionale, non un episodio passeggero.Le potenziali ripercussioni erano evidenti: uno scontro di portata non minore di quello della crisi dei missili a Cuba del 1962. Bisognava spiegare il senso e le ragioni dell’accelerazione.

Io non sono un economista (lo ripeto sempre per non eccitare le rimostranze degli scopritori dell’aria calda). Non sono neanche un esperto dei sotterfugi della finanza mondiale. Credo poco o nulla ai numeri che arrivano da quella parte, convinto ormai da tempo che sono in gran parte falsi o comunque molto manipolati. Ma tutto il nervosismo che da tempo leggo nei commenti di coloro che dicono d’intendersene (anche perché su quei trucchi ci hanno vissuto e ci vivono), mi ha fatto pensare che qualcosa non funzionava nei ragionamenti sopra esposti.

Così mi sono trovato, con qualche sorpresa, in buona compagnia a parlare di “inizio della Terza Guerra Mondiale”. Devo prima di tutto esprimere i miei ringraziamenti a Roberto Savio, ideatore di quel fondamentale bollettino che si chiama “Other News“, con sottotitolo esplicativo: “L’informazione che i mercati eliminano”. Il primo di agosto “Other News” ha pubblicato una rassegna, che riprende numerosi spunti dal Washington’s Blog, così intitolata: «Un gruppo di esperti finanziari ai massimi livelli afferma che la Terza Guerra Mondiale è in arrivo, a meno che non la fermiamo».

Saccheggerò questa rassegna, che mi pare estremamente istruttiva. In primo luogo i nomi sono effettivamente grossi calibri, a giudicare dalla frequenza con cui i mercati li citano.

Prendiamo per esempio Nouriel Rubini che a gennaio di quest’anno twittava da Davos: «Molti oratori qui paragonano il 2014 con il 1914, quando la Prima Guerra Mondiale esplose e nessuno se l’aspettava. Siamo di fronte a un cigno nero nella forma di una guerra tra Cina e Giappone?» Fuochino. Ma gli fa eco Kile Bass, multimiliardario manager di hedge funds, che prima cita un «influente analista cinese» e poi lo stesso premier giapponese Abe, che «non escludono un confronto militare tra Cina e Giappone». Aggiungendo previsioni molto ben descritte, che, in bocca a un gestore finanziario di quel calibro, non possono essere trascurate. «Miliardi di $ di depositi bancari saranno ristrutturati – ci informa Kile Bass – e milioni di prudenti risparmiatori finanziari perderanno grandi percentuali del loro reale potere d’acquisto esattamente nel momento sbagliato delle loro vite [sempre che ci sia un momento giusto per perdere i propri averi, ndr]. Neanche questa volta il mondo finirà, ma la struttura sociale delle nazioni affluenti sarà posta in acuta tensione e in qualche caso fatta a pezzi. (..) Noi crediamo che la guerra sia un’inevitabile conseguenza dell’attuale situazione economica globale». Gli fa eco l’ex capo dell’Office for Management and Budget ai tempi di Reagan, David Stockman. Anche per lui lo scontro in atto tra America e Russia condurrà alla terza guerra mondiale. Un po’ più generico sulle modalità, ma convinto anche lui che si sta andando verso una “grossa guerra” (a major war) è l’ex analista tecnico di Goldman Sachs, Charles Nenner, che, ora in proprio, vanta tra i suoi clienti numerosi importanti hedge funds, banche, e un certo numero di ricchissimi investitori internazionali. Altrettanto, con qualche variazione, pensano investitori americani di primo piano come James Dines e Marc Faber. Quest’ultimo afferma apertamente che il governo americano comincerà nuove guerre in risposta alla crisi economica in atto. «La prossima cosa che il governo farà per distrarre l’attenzione della gente dalle cattive condizioni economiche – scrive Marc Faber – sarà di cominciare una qualche guerra da qualche parte». Tutto chiaro, ma allora come mai i giornali e le tv ci dicono che l’America va fortissimo?

Pochi giorni fa Martin Armstrong – un gestore di fondi d’investimenti sovrani multimiliardari – dice la stessa cosa: «Occorre distrarre la gente dall’imminente declino economico». Gli ultimi due pezzi che ha scritto li ha intitolati così: «Andremo in guerra contro la Russia» e «Prepariamoci alla terza guerra mondiale». Non è ben chiaro se tutti questi profeti stiano enunciando prognosi sincere o siano semplicemente festeggiando in anticipo i futuri successi economico-finanziari che si aspettano dalla guerra, essendo evidente, da sempre, che le guerre ingrassano prima di tutto i banchieri e poi i produttori di armi. Ma l’insistenza con cui il tema viene sollevato indica comunque che il puzzo di bruciato tutti costoro lo sentono in anticipo. Altri, per esempio la presidentessa del Brasile, Dilma Roussef, osservano che il mondo è attraversato da una «guerra delle valute» che sta diventando globale, cioè di tutti contro tutti. Da non dimenticare che la seconda guerra mondiale arrivò dopo una serie violenta di svalutazioni competitive. Sta accadendo ora la stessa cosa, quando le nazioni svalutano per rendere più competitive le loro merci e per incentivare le esportazioni. E molti si stanno accorgendo che la nuova banca, creata dal BRICS, con capitale iniziale di 100 miliardi di dollari, basata in Cina, costituisce una novità impressionante nel panorama globale, dove un numero crescente di transazioni avviene in yuan, in rubli, invece che in dollari USA.

Come scrive Jim Rickards – che nel 2009 partecipò ai primi “giochi di guerra finanziari” organizzati dal Pentagono – c’è il rischio che gli Stati Uniti si trovino “trascinati” in «guerre asimmetriche» di valute, in grado di accrescere le incertezze globali. È evidente che Rickards sta dalla parte americana. Ma, se il Pentagono – e non la Federal Reserve – organizza questo tipo di “giochi” vuol dire che ci siamo già dentro fino al collo e che il loro carattere militare è fuori discussione.

Del resto (questa volta parla il multimiliardario Hugo Salinas Price) «sono molti a chiedersi quali siano state le ragioni vere che hanno portato all’eliminazione di Gheddafi. Egli stava pianificando una valuta pan-africana. La stessa cosa accadde a Saddam Hussein. Gli Stati Uniti non tollerano alcun’altra solida valuta in grado di competere con il dollaro». Altri mettono il dito sulla crescente scarsità di risorse, soprattutto energetiche. Altri ancora guardano alla Cina come a un avversario bisbetico e sempre più incontrollabile. Forse il protagonista di quella guerra asimmetrica citata da Jim Rickards. Gerald Celente, autore di accurate previsioni finanziarie e geopolitiche da molti anni, va anche lui seccamente alla conclusione: «Una terza guerra mondiale comincerà presto».

Jim Rogers, un altro investitore internazionale miliardario, punta gli occhi sull’Europa: «Se si continua a salvare uno stato dietro l’altro si finirà in un’altra guerra mondiale». Dunque continuiamo a strozzare i popoli europei, con l’obiettivo di evitare la guerra. Un pacifismo molto sospetto, ma comunque allarmato. Ovviamente sarà utile guardarsi da certi “pacifisti”. Ma questa rassegna è utile per capire che l’allarme è in aumento. La Cina, senza fare troppo rumore, fa provvista di risorse, energetiche e territoriali, solo che invece di mandare le proprie cannoniere (non è il tempo), quelle risorse se le compra, con i denari del debito americano. Putin deve fronteggiare la prima offensiva e non ha tempo da perdere.

Tra l’altro un tribunale olandese, senza alcuna autorità o potere, ha decretato che la Russia dovrà pagare 50 miliardi di dollari, più gl’interessi, alla Yukos, cioè a quel bandito di Mikhail Khodorkovskij che la Russia ha scarcerato qualche mese fa con un gesto di distensione verso l’Europa (si noti che il tribunale sedeva nello stesso paese che aveva avuto il più alto numero di vittime nell’abbattimento del Boeing delle linee aeree malaysiane). Sarà stato un caso? Comunque uno dei più vicini consiglieri di Putin, di fronte alla domanda: cosa farà la Russia di fronte a quella sentenza?, ha risposto stringendosi nelle spalle: «C’è una guerra alle porte in Europa. Lei pensa realmente che una tale decisione abbia qualche importanza?». Giuridicamente non ce l’ha, ma sarà usata dai centri di comando dell’Occidente per colpire i beni russi all’estero, per sequestrare e congelare conti bancari, proprietà azionarie. Ecco una guerra asimmetrica appena iniziata senza essere stata nemmeno dichiarata.

Un influente settimanale americano ha dedicato la sua copertina a Vladimir Putin, con questo commento: “Il Paria”. Un titolo che è, invece, una dichiarazione di guerra. Solo che non e stata pronunciata dal Dipartimento di Stato, bensì dal “ministero della propaganda”, cioè dai media occidentali. È stato Paul Craig Roberts a usare questa definizione in un articolo di qualche giorno fa.

Chi è Paul Craig Roberts? È stato Assistente Segretario al Tesoro durante la presidenza Reagan, ex editore del Wall Street Journal, considerato dal “Who’s Who” americano come uno dei mille pensatori politici più influenti del mondo. L’articolo era intitolato:”La guerra sta arrivando (War is Coming)“.

Gulietto Chiesa

Fonte: http://megachip.globalist.it

Link: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=107807&typeb=0&Chi-parla-di-terza-guerra-mondiale-

6.08.2014

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    L’Ucraina era in bancarotta gia prima e forse il Presidente precedente mercanteggiava con la Russia il prezzo migliore per cambiare bandiera… NSA/Germania docet.

    Poi la Siria. E la borsa indipendente del petrolio iraniano, precursore della de-dollarizzazione.
    Mancando l’escalation Siria, Iran e Russia hanno destabilizzato l’Ucraina.
    Hanno pero oltrepassato la linea rossa catalizzando gli eventi BRICS/fondo monetario alternativo.
    Ora sono cazzi per il dollaro… Poi si vedra
  • Georgios

    Beh.. la parola usata da Craig Roberts (se e’ stata usata da lui come sostiene Chiesa – io invece so che era stata usata in un articolo di un tale Owen Matthews su Newsweek) non era proprio una dichiarazione di guerra. Per il semplice fatto che Roberts, da tempo, sta denunciando la politica della Casa Bianca come reazionaria, guerrafondaia e provocatrice verso la Russia con i pericoli che ne derivano per tutto il mondo.

    A dimostrazione un suo articolo di ieri ove Roberts se la prende sì con Putin ma solo perché il presidente non usa tutte le carte che, secondo Roberts, tiene in mano per mettere al proprio posto gli USA e scongiurare il pericolo.

    http://www.informationclearinghouse.info/article39349.htm

    Chiarito questo non tanto piccolo dettaglio, devo ammettere che le cose in Ucraina non sono affatto tranquillizzanti e anche io ho i miei timori (che ho espresso anche in questo sito) circa le prospettive di essere atomizzato quanto meno me lo aspetto.

    Ultimamente comunque questa frase "quanto meno me lo aspetto" mi ha fatto riflettere. Per quel che so quando scoppia una guerra di queste proporzioni di solito la gente non e’ che se lo aspetta. E’ successo con la 1a GM (ma dai, sono cugini, non si faranno mica la guerra in famiglia), ed e’ successo anche con la 2a GM (Hitler era ammirato in tutto l’occidente e poi la pace era garantita ogni giorno per bocca di tutti gli uomini politici fino al 1/9/39).

    Invece oggi tutti parlano di guerra, anzi, della fine dell’umanità. Come mai?

    Certo siamo nel mezzo di una grande crisi capitalistica e queste crisi si sa come vanno a finire. Eppure… Chissà, forse sono un po complottista senza saperlo.

  • Franco-Traduttore

    Traduzione in italiano di un  brano
    tratto dal link a seguire (già pubblicato nel Febbraio 2013 su un sito non più
    attivo), sulla questione di una possibile 3° Guerra Mondiale:

    http://kingworldnews.com/kingworldnews/KWN_DailyWeb/Entries/2013/2/13_Gerald_Celente_-_The_Frightening_Trends_For_2013_%26_2014.html [kingworldnews.com]

    GERALD CELENTE – LE SPAVENTOSE TENDENZE PER IL PERIODO 2013-2014 –
    Febbraio 2013 – Traduzione di Franco

    […]

    In quest’intervista esclusiva, Gerald
    Celente ci ha detto
    :
    Vedo che i prezzi del petrolio continuano a salire, anche se la domanda
    sembra diminuire. Tutti sanno come ci si sente quando si mette la pistola del
    carburante nel serbatoio, e si vede l’indicatore del prezzo che sale.

    Questo è un indicatore molto forte
    anche per misurare la fiducia dei consumatori, perché è un qualcosa con cui (i
    consumatori) hanno a che fare ogni giorno. Se
    si guarda il grafico a 12 mesi del prezzo della benzina, troviamo qualcosa di
    molto interessante.

    Nel mese di Settembre il prezzo ha
    quasi raggiunto il punto più alto. Poi, da Settembre fino alla fine di Novembre
    (2012), poco prima delle elezioni presidenziali, è precipitato verso il basso.
    Se poi lo guardiamo da fine Novembre fino ad oggi (Febbraio 2013), esso corre dritto
    sparato verso l’alto.

    Non sto dicendo che è manipolato.
    Però mi fa venire un terribile sospetto ….

    E’ in corso una guerra valutaria. La storia si sta ripetendo. La gente non si rende conto di che
    cosa è realmente accaduto negli anni ’30. Si limita ad ascoltare la versione
    scolastica della 2a guerra mondiale.

    Ma quello che è accaduto, invece, è che il Giappone, nel 1930, si
    sottrasse al gold standard, e cominciò a svalutare la propria moneta.

    I giapponesi volevano svalutare la
    loro moneta per rendere i loro prodotti più economici. E lo fecero a tal punto,
    che la loro valuta scese di oltre il 60%
    nei confronti del Dollaro, e di oltre il 40% nei confronti della Sterlina
    britannica.

    Fu così che ebbero inizio le guerre commerciali. Mentre alle persone è stato
    raccontato che il Giappone era stato tagliato fuori dalle risorse naturali, e
    che la 2a guerra mondiale ne fu la conseguenza.

    La stessa cosa sta ripetendosi ora. Fummo presi dal panico, nel 2008 … eravamo caduti in
    una Grande Depressione. Ed in effetti, quando si guardano i numeri su
    Shadowstats (sito che offre statistiche reali, a differenza di quelle ufficiali,
    da molti ritenute inveritiere,
    ndt), vediamo che la disoccupazione
    reale è intorno al 22% (negli Stati Uniti).

    Non c’è alcuna ripresa economica. La sola ripresa che c’è stata la si è
    ottenuta pompando denaro a buon mercato nel sistema.

    Ora sono in corso delle guerre valutarie. Quello che si sta facendo è di pompare
    il sistema con denaro a buon mercato. L’unica
    differenza che vedo, rispetto al 1930, è che la Cina di oggi è il Giappone di
    allora.
    La Cina ha eclissato gli Stati Uniti dal ruolo di più grande
    nazione commerciale. E’ questo il
    nemico, adesso.

    Conseguentemente, vediamo che la situazione sta evolvendo verso una nuova
    guerra mondiale
    , che non sarà combattuta, però, come quelle vecchie.

    Questa guerra sarà combattuta con i
    droni, con le bombe sporche e con la guerra biologica. E se i sociopatici e gli psicopatici continuano a tenerci su questo percorso,
    la nostra previsione è: GUERRA.

    […]

  • GioCo

    Ero convinto anche io che la terza guerra mondiale dovesse scoppiare prima o poi, ma è da qualche tempo ormai che mi sono convinto che è già scoppiata, solo che pochi lo possono riconoscere.
    Le previsioni, soprattutto se fatte da esponenti di spicco, in verità vengono offerte al pubblico quando i giochi sono fatti, quando il punto di rottura è stato superato.
    C’è uno stallo, un momento di relativa quiete tipico, che precede i momenti del disastro, sia esso ambientale (tipo il Vesuvio che si sveglia) che collettivo e sociale.
    Quasi tutti gli occhi sono puntati sull’economia e non a torto. Un ideale fondamento matematico che ha per base la merce e confronta mele con pere quotidianamente, pretendendo di far saltare fuori dal cappello magico del prestigiatore il coniglio "valore", può dirlo anche un bambino che è il paradosso divertente di se stesso, solo che i dogmi sono difficili da sradicare. Ci vuole uno shock e  il futuro ci darà occasioni abbondanti.
    L’economia però è la carota messa davanti al muso dell’asino. In verità la tecnologia, intesa proprio come predominio sulle conoscenze (quelle vere, no l’ipod becero per i semplici) fornisce il ruolo di regolatore d’accesso alle risorse. Cioè le chiavi della porta che serve ad accedere alle fonti di tutto, acqua e cibo compresi. Così posto il guardiano non ha bisogno di ricchezza, a meno che per tale non si intenda una banale chiave.

    A volte la maggioranza pensa che ciò sia legato al dominio della conoscenza tecnologica militare. Quello è il bastone ma ancora è per distrarre, serve a far camminare l’asino e a non farlo pensare. Perchè se l’asino pensa si ferma ed è un casino. Non che ciò sia preoccupante, non fornisce all’asino la magia per diventare Uomo, asino è ed asino rimane. Ma per chi lo vuole in moto rimane un casino.

    La tecnologia oggi per combattere la guerra è informatica, non intesa come elettronica ma come guerra del sapere. Sapere militare, sapere economico, sapere politico, sapere storico e sociale. Sapere sapiente.
    La magia per diventare Uomo e per iniziare a combattere la propria personale battaglia di individuo libero sta tutta lì … lì si combatte da tempo la terza guerra e il numero di morti per quella guerra cresce nel silenzio di giorno in giorno. Adesso stiamo arrivando all’epilogo e nel prossimo giro stretto avremo chiaro se avremo un nuovo padrone (delle chiavi).

  • Georgios

    Tutto vero. La previsione del Progetto per il nuovo secolo americano (che considera il 2016 se ricordo bene come anno della fine della supremazia militare americana rispetto ai cinesi), le guerre commerciali, i cicli economici del capitalismo che sono saltati, la corsa alle riserve auree e tutto il resto, sono dei chiari segnali di una incombente crisi molto grave per l’umanità.

    Mi sembra però un po strana questa tendenza generale allo straparlare apocalittico che senza dubbio ha un effetto catalizzatore sulla psiche delle persone che casualmente, nello stesso tempo, devono accettare severe limitazioni ai propri diritti oltre naturalmente continuare a pagare le banche per una crescita che non arriverà mai.

  • Mattanza

    Come la metti tu non si vede così male, da qui perlomeno dove non piovono bombe…

  • albsorio

    Sarebbe bello se le bombe non piovessero da nessuna parte.