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CHI HA UTILIZZATO ARMI CHIMICHE IN SIRIA ? UNA POSSIBILE, INQUIETANTE “ALTRA VERITA’”

DI ALFATAU
clarissa.it

Mentre il presidente americano Obama cerca di ottenere un voto dal Congresso che giustifichi politicamente dinanzi al popolo americano ed all’opinione pubblica mondiale l’azione militare contro la Siria, spunta un’ennesima “soffiata” in rete che, se confermata, aprirebbe scenari davvero singolari su chi potrebbe avere utilizzato armi chimiche lo scorso 21 agosto in Siria.
Tutto parte da una serie di e-mail che un hacker avrebbe intercettato e rese pubbliche on-line, secondo la nuova moda resa celebre da Wikileaks. Si tratta dello scambio di comunicazioni fra un ex-ufficiale americano, il col. Anthony J. MacDonald, da pochissime settimane ritiratosi dal servizio attivo, ed un funzionario civile del Ministero della Difesa statunitense. Proprio nelle ore immediatamente successive al tragico affaire che in Siria ha portato alla morte di molti civili innocenti, il funzionario Usa, Eugene Furst, il 22 agosto scorso si congratula con il colonnello del suo “più recente successo”, allegando per l’appunto il link all’articolo del Washington Post del 21 agosto che dà notizia appunto del terribile episodio che rischia oggi di provocare una nuova guerra in Medio Oriente.
Un’altro scambio di e-mail, forse ancora più inquietante, è poi quello tra la moglie del colonnello Usa, Jennifer, ed un’amica, Mary Shapiro, alla cui preoccupazione per quanto accaduto in Siria, la sig.ra MacDonald risponde così:

“Ciao Mary,
ho visto e mi sono spaventata molto. Ma Tony mi ha rassicurato. Mi ha detto che i ragazzi non sono stati colpiti, è stato fatto per le telecamere. Quindi non ti preoccupare, mia cara”
.
Il colonnello MacDonald è un ufficiale americano con una vasta esperienza operativa nel settore dell’intelligence militare, come si ricava dai brani del suo curriculum militare pubblicati in rete, avendo operato fra l’altro in Iraq con compiti di human intelligence, lo spionaggio classico, anche presso la base di Abu Graib, relazionandosi anche con servizi stranieri e supportando, sempre per compiti di intelligence, come vice-comandante di brigata, il comando del V Corpo americano, operativo sia nella guerra contro Saddam Hussein del 2003 che nell’occupazione successiva del paese mediorientale, nonché nel conflitto afghano, dal 2012 fino allo scorso giugno 2013. Poche settimane dopo, lo scorso luglio, MacDonald si sarebbe dimesso, per essere poi assunto nel giro di pochi giorni dalla TechWise, una società di contractors, costituita nel 1994 da Shawnee Huckstep, dalla quale sarebbe stato reclutato con compiti di consulente per l’addestramento, specializzato ovviamente nel settore dell’intelligence, nell’ambito di un progetto di addestramento per un “cliente militare” collocato negli Emirati Arabi Uniti, progetto approvato dal governo americano nell’ambito della sua politica mediorientale: si tratta, con ogni probabilità, dell’addestramento che gli Usa stanno fornendo al Consiglio di Cooperazione del Golfo, una mini-Nato che riunisce i regimi conservatori arabi di orientamento sunnita del Golfo Persico, che gli Stati Uniti armano da anni in funzione anti-iraniana. Il Consiglio di Cooperazione del Golfo, infatti, viene indicato nel sito della TechWise come uno delle sue principali referenze, vale a dire come un primario cliente della società.
Tutto questo sarebbe quindi parte di un contesto che merita approfondire: vi è infatti nella e-mail di Eugene Furst al col. MacDonald un riferimento che difficilmente potrebbe essere stato fabbricato ad hoc. Il funzionario scrive:
 
“Dobbiamo lavorare sia con il teatro per le sue esigenze sia con l’organizzazione che detiene il contratto per garantire di non avere né troppo pochi né troppi contractors”.
 
Seguono le indicazioni, apparentemente criptiche:
“CITP – Rock Island Contract
CIAT – DIA Contract”.
 
Proviamo a cercare di capire di cosa stanno parlando qui i due personaggi, in modo da poter collocare nel suo contesto i “complimenti” per il “successo” che il col. MacDonald avrebbe ottenuto il 21 agosto scorso in Siria in una non meglio precisata operazione.
Come ormai è ben noto, gli Usa da decenni utilizzano contractors (vale a dire personale esterno a contratto) per svolgere una serie di attività militari che vanno dal supporto logistico fino all’impiego in combattimento, al punto che questo settore è da tempo divenuto un business molto redditivo per una serie di aziende, in genere fondate da ex-militari, che acquisiscono contratti milionari, reclutando personale sia di nazionalità americana che estera.
I dati forniti ad aprile 2013 dal solo U.S. Centcom, il comando operativo statunitense responsabile per il teatro mediorientale, indicano un totale di oltre 133.000 contractors, dei quali oltre 107.000 impiegati in Afghanistan, 7.900 in Iraq e oltre 17.000 in non meglio specificate “altre collocazioni”: sul totale, ben 42.000 sono cittadini Usa.
Fatta questa premessa, si comprendono facilmente i riferimenti citati: infatti il Rock Island Contract è lo Army Contracting Command di Rock Island (ACC-RI), che, come spiega il suo sito web, dispone di 550 dipendenti che gestiscono oltre 80 miliardi di contratti della difesa Usa, pari all’11% dei compiti annuali dell’esercito americano. Fra le attività cui sono destinati questi veri e propri “mercenari” del governo Usa, troviamo: “Enterprise Contracting (Ammunition, Chemical Demilitarization, Installations, and Information Technology); Field Support Contracting (Logistics Civil Augmentation Program (LOGCAP), Army Prepositioned Stocks (APS), Global Reachback Contracting, the Enhanced Army Global Logistics Enterprise Program (EAGLE), and Sustainment) and Contract Operations (Business Operations, Contracting Support, and Contract Pricing)”.
La sigla CITP sta poi per Counter Insurgency Targeting Programme: si tratta di una delle componenti fondamentali dei programmi di contro-insurrezione, come vengono chiamate da anni le operazioni che gli Usa e le altre forze internazionali svolgono in Afghanistan per contrastare la guerriglia di quelle forze irregolari islamiste genericamente conosciute in Occidente come “talebani”. Così un’altra società di contractors spiega cosa fanno gli esperti di CITP: “gli analisti CITP conducono ricerche e analisi, raccolgono, valutano, addestrano e integrano ogni tipo di fonte di intelligence, concentrandosi su aree riferibili alle priorità nazionali e di teatro statunitensi: analisi e individuazione di reti di contro-insurrezione, individuazione di IED (ordigni esplosivi improvvisati) e attacchi alle reti (Attack the Network, AtN)”. Infine, l’altra sigla, CIAT, sta per “Counter Insurgency/IED Analytical Team”, vale a dire un’altra branca delle stesse attività di contro-insurrezione, messe a contratto in questo caso dal servizio di spionaggio militare Usa, appunto la Defense Intelligence Agency (DIA).
Sembra quindi del tutto plausibile che il funzionario del ministero della difesa Usa discuta con il col. MacDonald della situazione dei contractors assegnati allo US CentCom per le specifiche attività legate in particolare all’intelligence nell’ambito delle operazioni di contro-insurrezione: in entrambe i casi sono infatti attività del tutto coerenti con il curriculum militare del col. MacDonald, quale esperto di spionaggio militare, da parecchi anni operanti nel contesto mediorientale.
Si tratta ora di capire se, tra le attività che questo tipo di specialisti stanno svolgendo in Medio Oriente per conto del governo Usa, anche se formalmente con contratti presso agenzie private, non ci siano anche attività di destabilizzazione dei paesi considerati nemici, come nel caso della Siria. Un’ipotesi che abbiamo spesso avanzato nelle pagine di clarissa.it e che sarebbe ora davvero confermata nella maniera più drammatica, se queste e-mail si dimostrassero autentiche.
L’insolita durezza con cui il governo ru
sso, questa volta, ha duramente stigmatizzato le informazioni fornite dal ministro della difesa Usa John Kerry (“mente sapendo di mentire”) avrebbe dovuto far riflettere quei governi, tra cui quello italiano, che sono servilmente corsi a sottoscrivere un documento di sostegno agli Usa contro l’uso di armi chimiche da parte del regime siriano.
Ancora una volta, come nel caso dell’11 settembre 2011 e dell’attacco all’Iraq è quindi del tutto legittimo il sospetto che la verità che viene raccontata all’opinione pubblica mondiale dai mass-media sia stata anche questa volta spregiudicatamente fabbricata e manipolata: basare su questa non-verità l’ennesimo impiego della forza in Medio Oriente contro un paese arabo come la Siria, laico multiconfessionale e multietnico, sarebbe veramente un ennesimo errore, di incalcolabile portata per l’Occidente.

Fonte: www.clarissa.it
Link: http://www.clarissa.it/editoriale_n1909/Chi-ha-utilizzato-armi-chimiche-in-Siria-Una-possibile-inquietante-altra-verita
9.08.2013

Pubblicato da Davide

  • albsorio
  • AlbertoConti

    Bisogna prendere sul serio Kerry e Obama: non se ne può più, i responsabili vanno colpiti duramente, occorre riprogrammare i missili facendoli puntare su Arabia Saudita e USA!

  • kefos93
  • Senzapretese

    …Le fonti dell’intelligence, parlano di una telefonata intercettata dall’Unità 8200 di Israele in cui il ministero degli esteri siriano domanda spiegazioni all’esercito se vi era stato un attacco con armi chimiche non autorizzato. Dal tono della conversazione, era chiaro che il membro del ministero “era fuori di sé per il panico”. Secondo la trascrizione originale dell’Unità 8200, il militare interrogato “ha negato con forza l’uso di qualunque missile” e ha invitato i membro del ministero a verificare di persona che tutte le armi [chimiche] erano presenti. Alla fine, il militare ha concluso “tutte le armi erano sotto controllo”.

    Nelle descrizioni di Kerry e dell’amministrazione Usa si tace questo ultimo importante particolare.”……

    LINK: http://www.asianews.it/notizie-it/Bashar-Assad:-Non-ho-usato-armi-chimiche.-L'intelligence-Usa-gli-dà-ragione-28954.html

  • Senzapretese

    …”Lo studioso belga ha anche detto la sua sulla crisi siriana e la dibattuta questione del presunto utilizzo di armi chimiche da parte di Damasco. E secondo Piccinin, non è il regime il responsabile dell’attacco con armi chimiche del 21 agosto scorso, a seguito del quale gli Stati Uniti potrebbero intervenire militarmente in Siria. “E’ un dovere morale dirlo”, ha affermato, spiegando di aver sorpreso una conversazione tra ribelli a riguardo. ”Non è il governo di Bashar al-Assad ad aver utilizzato il sarin o altri gas alla periferia di Damasco. E mi costa ammetterlo, perché dal maggio del 2012 sostengo fortemente l’Esercito libero siriano nella sua giusta lotta per la democrazia“”…..

    LINK: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/09/09/quirico-piccinin-racconta-cinque-mesi-prigionia-abbiamo-tentanto-fuggire/705956/

  • cardisem

    Vedo che ancora su CDC non si ha notizia della dichiarazione di Pierre Piccinin, che era prigioniero insieme a Domenico Chirico. Piccinin ha dichiarato che mentre erano prigionieri hanno sentito una conversazione dei loro carcerieri dove si parla appunto dei gas del 21 agosto. Piccinin dice che entrambi erano assolutamente certi che a usare i gas siano stato i ribelli, non Assad, e questa certezza faceva lo “scoppiare la testa”. Questa mattina Piccinin ha parlato di “dovere morale” di dire la verità che conoscono, ma dopo 4 o 5 ore vi è stata una smentita di Chirico, per il quale è “folle dire” che…. Per una ricostruzione della notizia, o meglio delle notizie nelle sue fonti web, rinvio a questo link:
    http://civiumlibertas.blogspot.it/2013/09/quando-due-testimoni-dicono-cose.html

  • Senzapretese

    Vedo che non leggi i commenti precedenti altrimenti avresti visto la notizia che tu asserisci mancare su CDC.