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CHI HA DAVVERO UCCISO PIER PAOLO PASOLINI?

DI ED VULLIAMY

theguardian.com

Il film sulle ultime ore di Pier Paolo Pasolini secondo indiscrezioni vincerà il Leone d’oro alla Biennale di Venezia.

“Ti va di fare un giro?”, chiese il poeta e maestro del cinema italiano al gigolò, secondo la deposizione alla polizia di quest’ultimo: “ Vieni con me, e ti farò un regalo.”

Così ebbero inizio gli eventi che portarono all’assassinio di Pier Paolo Pasolini, brillante intellettuale, regista ed omosessuale, la cui visione politica – basata su una singolare giustapposizione di erotismo, cattolicesimo e marxismo – prefigurò la storia italiana dopo la sua morte, e la nascita del consumismo globale. Si trattò di un omicidio che, quattro decenni dopo, rimane avvolto in una sorta di mistero ed opacità – un giallo, un thriller, in cui l’Italia è specializzata.

L’incontro avvenne nel caos della calca intorno alla stazione di Roma Termini alle 22,30 del 1 novembre 1975. Ed è questo il punto di partenza del film che potrebbe vincere il Leone d’oro alla Biennale di Venezia questa settimana – Pasolini, con protagonista Willem Defoe e la regia di Abel Ferrara. Il film si occupa dell’ultima giornata di una vita straordinaria. Dice Ferrara: “Io so chi ha ucciso Pasolini”, ma non dice il nome. Però in un’intervista a Il Fatto Quotidiano aggiunge: “Pasolini è la mia fonte di ispirazione”.

All’una e mezza di notte, tre ore dopo l’appuntamento alla stazione, una pattuglia dei carabinieri fermò per eccesso di velocità un’Alfa Romeo sulla strada costiera dell’idroscalo di Ostia, vicino a Roma. Il conducente, Giuseppe (Pino) Pelosi, di 17 anni, tentò di scappare, venne arrestato per furto dell’auto, identificata come appartenente a Pasolini. Due ore dopo, il corpo del regista fu ritrovato – martoriato, coperto di sangue e gettato dall’auto, dietro un campo di calcio. Intorno c’erano schegge di legno insanguinato.

Pelosi confessò che lui e Pasolini erano andati in giro, e lui aveva mangiato in un ristorante che il regista conosceva, il Biondo Tevere, vicino alla basilica di San Paolo, dove era ben conosciuto. Pino mangiò spaghetti aglio e olio, e Pasolini bevve una birra. Alle 23.30 si diressero in macchina verso Ostia, dove Pasolini “richiese qualcosa che io non volevo” – sodomizzare il ragazzo con un bastone di legno. Pelosi si rifiutò, e Pasolini lo colpì; Pelosi si mise a correre, raccolse due pezzi di un tavolo, afferrò il bastone e colpì Pasolini fino ad ucciderlo. Quando fuggì nella macchina, passò sopra a ciò che pensò fosse una cunetta nella strada. “Ho ucciso Pasolini”, disse al suo compagno di cella ed alla polizia.

Pelosi fu condannato nel 1976, insieme ad “altri sconosciuti”. L’esame forense condotto dal Dr. Faustino Durante concluse che “Pasolini fu vittima di un’aggressione compiuta da più di una persona.”

In appello però gli “altri” furono stralciati dalla sentenza. Pelosi avrebbe agito da solo ed il maestro sarebbe morto in uno squallido convegno finito male, e da dimenticare, forse addirittura meritato. Ma il fascino di Pasolini e dei suoi film (in Italia anche dei suoi scritti) si accrebbe – come fu anche per i misteri che tuttora circondano le sue ultime ore.

La fama del suo nome è manifestamente meritata: il Moma di New York ha allestito una retrospettiva nel 2012, il BFI (British Film Institute) nel 2013. Nell’aprile di quest’anno il Vaticano, che aveva a suo tempo perseguitato Pasolini e ne aveva appoggiato una condanna per blasfemia, ha definito il suo capolavoro, Il Vangelo secondo san Matteo, “il miglior film mai realizzato su Gesù Cristo”. Questa espressione della fede radicale di Pasolini dipinge Gesù come un rivoluzionario “Messia rosso”, secondo la dottrina francescana della santa povertà, che ha una parziale influenza sull’attuale pontefice Francesco.

Ma l’attenzione ossessiva per la sua morte è meno spiegabile: nel 2010 l’ex sindaco di Roma e leader del Partito Democratico di centro-sinistra Walter Veltroni chiese che il caso venisse riaperto sulla base di un insieme di strane circostanze convergenti e politicamente rilevanti.

Pasolini venne ucciso il giorno dopo il suo ritorno da Stoccolma, dove aveva incontrato Ingmar Bergman ed altri dell’avanguardia cinematografica svedese, ed aveva rilasciato un’esplosiva intervista al settimanale L’Espresso, in cui aveva esplicitato il suo argomento preferito: “Ritengo che il consumismo sia una forma di fascismo peggiore delle versioni classiche”.

La visione di Pasolini di un nuovo totalitarismo, in cui l’ipermaterialismo distrugge la cultura italiana può essere considerata un’acuta previsione di ciò che è avvenuto in tutto il mondo nell’era di internet. Ma la sua critica era stata, per molti mesi prima dell’assassinio, più specifica. Aveva accusato la televisione di esercitare un’influenza estremamente pericolosa, prevedendo con grande anticipo l’emergere e la presa del potere di un soggetto come il magnate mediatico primo ministro Silvio Berlusconi. Ancor più nello specifico, aveva scritto una serie di articoli per il Corriere dellaSera di denuncia della dirigenza del partito al potere Democrazia Cristiana come pervasa dall’influenza della mafia, prefigurando gli scandali della cosiddetta tangentopoli di 15 anni dopo, quando un’intera classe politica venne messa agli arresti nei primi anni ’90. Nei suoi articoli, Pasolini affermava che la dirigenza democristiana doveva essere processata non solo per corruzione, ma per associazione con il terrorismo neo-fascista, come le bombe sui treni e i fatti di Milano.

Un ulteriore elemento agghiacciante: quelli erano i cosiddetti “anni di piombo” in Italia, culminati nella bomba alla stazione di Bologna cinque anni dopo la morte di Pasolini, per mano di neo-fascisti in collaborazione coi servizi segreti, che uccise 82 persone.

Io ero uno studente nella turbolenta Firenze del 1973, dove ritornai da allora ogni anno, e militante in un’organizzazione radicale chiamata Lotta Continua; e ricordo bene che il giornale Lotta Continua riceveva contributi da Pasolini, benché il suo rapporto con i movimenti radicali nati nel 1968 fosse ambiguo. Lui si identificava con i poliziotti contro gli studenti che manifestavano, perché, diceva, loro erano “figli dei poveri” attaccati dai borghesi “figli di papà”.

Sta di fatto che al momento dell’omicidio nel 1975, le persone vicine a Pasolini videro la mano del potere dietro al suo assassinio. Non sarebbe stato il primo caso: eminenti personaggi della sinistra furono spesso aggrediti o uccisi; la femminista Franca Rame, che avrebbe sposato l’artista anarchico Dario Fo, venne rapita da neofascisti appoggiati dai carabinieri.

Membri della famiglia di Pasolini, il giro dei suoi amici, e gli scrittori Oriana Fallaci e Enzo Siciliano evidenziarono possibili motivi politici per l’assassinio e fornirono prove che contraddicevano la confessione di Pelosi, come un maglione verde ritrovato nella macchina che non apparteneva né a Pasolini né a Pelosi, ed un’impronta insanguinata della mano di Pasolini sul tetto (c’era appena qualche macchia di sangue su Pelosi). Dei motociclisti ed un’altra macchina furono visti seguire l’Alfa Romeo.

Nel gennaio 2001 uscì un articolo su La Stampa, che portava la teoria della cospirazione su un terreno pesante. Si trattava della morte, nel 1962, in un incidente aereo, di Enrico Mattei, presidente del gigante dell’energia ENI, su cui fu girato un famoso film da Francesco Rosi, con cui Pasolini aveva lavorato.

L’autore dell’articolo, Filippo Ceccarelli – uno dei più esperti giornalisti politici italiani – citava le inchieste di un giudice, Vincenzo Calia, sugli intrighi politici interni ad ENI, che rivelarono che l’aereo era stato abbattuto. Il giudice Calia coinvolse il successore di Mattei, Eugenio Cefis, in connivenza con leaders politici. Il rapporto citava un giornalista, Mauro di Mauro, che aveva lavorato con Rosi per il film L’affare Mattei, che fu rapito e di cui si perse ogni traccia.

Molto prima dell’indagine di Calia, pubblicata nel 2003, Pasolini aveva lavorato al volume Petrolio, pubblicato postumo, in cui si delineavano le figure, a malapena dissimulate, di Mattei e Cefis, e si mostrava conoscenza di come lo scandalo ENI e l’assassinio conducessero al cuore del potere e della loggia massonica P2, di cui Cefis era membro fondatore. “Con 25 anni di anticipo, scrisse Ceccarelli, lo scrittore Pasolini era consapevole dell’esito di una lunga indagine”.

Poi, nel 2005, si ruppero gli argini. Pelosi, intervistato in televisione, ritrattò la confessione, dichiarando che due fratelli ed un altro uomo avevano ucciso Pasolini, chiamandolo “pervertito” e “sporco comunista”, mentre lo colpivano a morte. Disse che essi frequentavano la sede tiburtina del partito neofascista MSI. Tre anni dopo, Pelosi fece altri nomi in un saggio dal titolo “Profondo Nero”, pubblicato dall’editore radicale Chiarelettere, in cui rivelava connessioni con cellule fasciste ancor più estreme, legate ai servizi segreti, dicendo che non aveva osato parlare prima, a causa di minacce alla sua famiglia.

Uno degli amici più stretti di Pasolini, l’aiuto regista Sergio Citti, uscì allo scoperto dicendo che le sue personali indagini avevano condotto a prove del tutto trascurate: dei pezzi di bastone insanguinati scaricati vicino al campo di calcio, ed un testimone, ignorato dall’indagine ufficiale, che aveva visto cinque uomini tirare fuori Pasolini dalla macchina.

Citti introdusse un nuovo argomento: il furto delle bobine dell’ultimo film di Pasolini, Salò, di cui aveva tentato di negoziare la restituzione. Venne fuori che la banda di ladri frequentava lo stesso bar del biliardo di Pelosi, e aveva contattato Pasolini l’ultimo giorno della sua vita per combinare un incontro. Un’altra ricerca dello scrittore Fulvio Abbate collegava gli assassini alla famosa banda criminale della Magliana, che operava nella periferia del litorale romano.

Il caso è ormai chiuso, e c’è chi, nella cerchia di Pasolini come nella classe politica, preferisce così.

Lo scrittore Edoardo Sanguineti definisce quella morte “un suicidio delegato” da un sado-masochista votato all’autodistruzione. Il cugino di Pasolini Nico Naldini – anch’egli un poeta omosessuale – scrisse nel pezzo dall’ambiguo titolo “La breve vita di Pasolini” dei “rituali feticisti” del regista e della sua “attrazione per ragazzi che gli facevano perdere il senso del pericolo”.

Pasolini è morto, così dice la storia, come in una scena di uno dei suoi film. “E’ solo in punto di morte, aveva detto Pasolini nel 1967, che la nostra vita, fino a quel momento ambigua, indecifrabile, sospesa, acquista un senso.”

Ed Vulliamy

Fonte: www.theguardian.com

Link: http://www.theguardian.com/world/2014/aug/24/who-really-killed-pier-paolo-pasolini-venice-film-festival-biennale-abel-ferrara

24.08.2014

Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di CRISTIANA CAVAGNA

Pubblicato da Davide

  • maristaurru

    E dunque?

  • MarioG

    Dunque: boh!

    Non si capisce un "h" ne’ di chi ne’ del perche’.  
  • vernetto

    si vabbe’ tutte queste cose le si sapevano da mo’

  • Tetris1917

    ma che gioco idiota: "io so chi ha ucciso Pasolini" e non lo dice. Bene, facciamo progressi.

  • radisol

    Mah … l’articolo non dice nulla di nuovo … e non si capisce proprio il senso della sua pubblicazione …

    Approfittando di una mia personale conoscenza con Pasolini … e di una mia militanza all’epoca in Lotta Continua … ne approfitto per chiarire, dal mio punto di vista, alcune cose …
    Pasolini del settimanale Lotta Continua fu addirittura, nei primi anni settanta, direttore responsabile …e si prese per questo una discreta dose di denunce …e poi per Lotta Continua girò e produsse anche un film/documentario intitolato "12 Dicembre" …. da qualche anno si tende strumentalmente ad "enfatizzare" quella sua poesia del 1968 su Valle Giulia .. ma lui, ad una precisa domanda di Adriano Sofri, la spiegò così "come altro avrei mai potuto farmi notare da voi ?"
    Vero anche che Lotta Continua, a differenza del movimento studentesco del 1968 da cui pure derivava … era molto attenta a quegli ambienti sottoproletari, a partire dalla condizione dei carcerati e dalle lotte per la casain certe borgate romane, che tanto amava e cantava Pasolini … e che sicuramente soprattutto questo ha contribuito alla nascita di questo breve ma intenso rapporto "amoroso" tra lo scrittore/regista e quel movimento politico …
    Ma il "comunismo eretico" di Lotta Continua piaceva a Pasolini anche per altre ragioni … nessun tipo di moralismo bacchettone, una attenzione in tempi assolutamente non sospetti anche per la "liberazione" dei gay dall’omofobia allora imperante, spesso anche a sinistra e sicuramente in quel Pci che aveva espulso Pasolini appunto per omosessualità …. ed una assoluta impostazione libertaria, antistalinista, per alcuni versi più vicina alla tradizione anarchica che non al "marxismo ufficiale" … ed infine, anche lo stretto rapporto tra Lotta Continua ed il Partito Radicale di Pannella, cui Pasolini era molto vicino e personalmente legato …
    Sulla vicenda dell’uccisione, poco da dire … è assodato che Pelosi non agì da solo, anzi fu realisticamente l’"esca" ma pure lui alla fin fine una vittima dell’aggressione … ed è pure assodato che due dei componenti il commando, i fratelli Borsellino, erano militanti della sezione Msi del Quarticciolo, particolarmente legati all’ex paracadutista Sandro Saccucci, implicato nel golpe Borghese del 1970 e poi eletto deputato nel Msi  … che poi, pochi mesi dopo la morte di Pasolini, guidò la spedizione che a Sezze Romano uccise un giovane del Pci, Giuseppe Di Rosa …
    E quindi, anche se innegabilmente l’aggressione fu organizzata "al volo" …. l’incontro tra Pelosi e Pasolini, anche se già si conoscevano, fu quella sera certamente casuale e quindi è difficile immaginare chissà quale "complotto premeditato" … non c’è dubbio però che Pasolini era stato oggetto, nei mesi precedenti, di una becera campagna di odio da parte della stampa fascistoide … in particolare dal quotidiano romano "Il Tempo" …
    Non capisco invece cosa diavolo c’entri la "banda della Magliana" che nacque solo un paio di anni dopo … e di cui nessuno dei moltissimi nomi fatti nelle varie inchieste e contro-inchieste intorno alla morte di Pasolini è risultato mai averne fatto parte … anzi, un futuro "maglianese" importante, Antonio Mancini, un giovane "lumpen" di San Basilio pure lui con precedenti in Lotta Continua, era buon amico di Pasolini, il quale gli aveva anche insegnato a leggere e scrivere …
  • Rosanna

    La risposta ai dubbi sull’identità del killer di Pasolini è compresa in questo brano:

    "L’autore dell’articolo, Filippo Ceccarelli – uno dei più esperti
    giornalisti politici italiani – citava le inchieste di un giudice,
    Vincenzo Calia, sugli intrighi politici interni ad ENI, che rivelarono
    che l’aereo era stato abbattuto. Il giudice Calia coinvolse il
    successore di Mattei, Eugenio Cefis, in connivenza con leaders politici.
    Il rapporto citava un giornalista, Mauro di Mauro, che aveva lavorato
    con Rosi per il film L’affare Mattei, che fu rapito e di cui si perse ogni traccia.

    Molto prima dell’indagine di Calia, pubblicata nel 2003, Pasolini aveva lavorato al volume Petrolio,
    pubblicato postumo, in cui si delineavano le figure, a malapena
    dissimulate, di Mattei e Cefis, e si mostrava conoscenza di come lo
    scandalo ENI e l’assassinio conducessero al cuore del potere e della
    loggia massonica P2, di cui Cefis era membro fondatore. “Con 25 anni di
    anticipo, scrisse Ceccarelli, lo scrittore Pasolini era consapevole
    dell’esito di una lunga indagine”.

    Poi, nel 2005, si ruppero gli argini. Pelosi, intervistato in
    televisione, ritrattò la confessione, dichiarando che due fratelli ed un
    altro uomo avevano ucciso Pasolini, chiamandolo “pervertito” e “sporco
    comunista”, mentre lo colpivano a morte. Disse che essi frequentavano la
    sede tiburtina del partito neofascista MSI. Tre anni dopo, Pelosi fece
    altri nomi in un saggio dal titolo “Profondo Nero”, pubblicato
    dall’editore radicale Chiarelettere, in cui rivelava connessioni con
    cellule fasciste ancor più estreme, legate ai servizi segreti, dicendo
    che non aveva osato parlare prima, a causa di minacce alla sua famiglia."

    La morte di Pasolini è strettamente legata ai giorni nostri e alle nostre disgrazie, perché i mandanti della sua morte sono gli stessi artefici della costruzione dell’Europa e dell’euro:

    Cefis, Loggia Massonica P2, Gladio, Servizi segreti, Cia, Usa, Compagnie petrolifere americane:

    La locuzione Sette sorelle venne coniata da Enrico Mattei, dopo la nomina a Commissario liquidatore dell’Agip nel 1945, per indicare le compagnie petrolifere mondiali che formavano il cartello "Consorzio per l’Iran" e dominarono per fatturato dagli anni quaranta alla crisi del 1973 la produzione petrolifera mondiale. La gestione della politica energetica iniziava, sotto il segno di Mattei, un periodo di autonomia nazionale e di competizione all’estero, ponendo l’Italia fuori delle logiche del cartello economico, accusato di svenare le risorse del Terzo mondo.

    Segue l’elenco delle "Sette sorelle" (del petrolio) dell’epoca di Mattei, morto nel 1962. Esse controllarono il ciclo economico dell’oro nero fino ai primi anni settanta:

    Stati Uniti Standard Oil of New Jersey, successivamente trasformatasi in Esso e poi in Exxon (che comunque conserva il marchio internazionale Esso), in seguito fusa con la Mobil per diventare ExxonMobil
    Regno Unito Paesi Bassi Royal Dutch Shell, Anglo-Olandese;
    Regno Unito Anglo-Persian Oil Company, successivamente trasformatasi in British Petroleum e ora nota come BP;
    Stati Uniti Standard Oil of New York, successivamente trasformatasi in Mobil e in seguito fusa con la Exxon per diventare ExxonMobil;
    Stati Uniti Texaco, successivamente fusa con la Chevron per diventare ChevronTexaco;
    Stati Uniti Standard Oil of California (Socal), successivamente trasformatasi in Chevron, ora ChevronTexaco;
    Stati Uniti Gulf Oil, in buona parte confluita nella Chevron.

    Tutto questo lui lo aveva denunciato nel suo romanzo "PETROLIO", uscito dopo molti anni dalla morte (guarda caso)

    La storia non si ripete, ma spesso … fa la rima

  • radisol

    E infatti Sandro Saccucci, oltre ad essere stato un militare, un ufficiale della Folgore,  ed alle sue implicazioni nel golpe Borghese, non era certamente un fascista qualsiasi … veniva da Ordine Nuovo, gruppo a sua volta largamente in rapporto con servizi segreti sia italiani che "made in Usa" …. e i fratelli Borsellino, pur giovanissimi e certamente "border line" tra piccola malavita di strada e militanza neo-fascista, erano nel gruppo ristretto dei suoi fedelissimi … uno dei due sarà pure con Saccucci a Sezze solo qualche mese dopo …

    Ed il quotidiano Il Tempo che capeggiò la lurida campagna contro Pasolini nei mesi precedenti il fattaccio, dove peraltro lavorava Rauti, cioè il capofila degli ex ordinovisti poi rientrati nel Msi, faceva allora "catena" con altri quotidiani legati proprio al giro dei petrolieri, soprattutto Cefis e Monti …
    E, guarda caso, Pelosi fu difeso, ufficialmente in forma gratuita ( probabilmente invece lo pagò qualcun’altro) dall’ avvocato Rocco Mangia, legale allora allora proprio di certi ambienti neo-fascisti romani già Ordine Nuovo … tra l’altro difendeva, in quello stesso periodo, anche Andrea Ghira nel processo per il massacro del Circeo … e certamente Mangia sarà stato  all’origine della "linea difensiva" di Pelosi che si assumeva incredibilmente ogni responsabilità nell’uccisione di Pasolini, sbugiardando così l’ipotesi, molto più realistica, di una aggressione di gruppo …
    Dulcis in fundo, poi Pelosi, nel suo soggiorno nelle carceri, pur non masticando minimamente di politica, farà sempre gruppo coi fascisti romani detenuti … in verità i fascisti lo facevano soprattutto "soggetto" e lo usavano come "servetto" … ma tanto è …. e forse tenerlo tra loro era anche un modo per "controllarlo" …
    Una volta detto tutto questo, però, la dinamica dei fatti sconsiglia la tesi di una azione premeditata e preorganizzata … probabilmente fu tutto invece molto casuale ed improvvisato … ma comunque certamente la cosa rientrava nella spregevole campagna di odio e di sputtanamento di Pasolini allora in corso da parte di certi ambienti fascio/petroliferi … e prima o poi sarebbe successa comunque …
  • makkia

    Non capisco le critiche a questo articolo: è semplicemente un inquadramento della figura di PPP, necessariamente limitato (ci sarebbe da scrivere libri), ad uso dei lettori inglesi di un giornale inglese, in occasione dell’uscita di un film sull’argomento.

    Perché mai dovrebbe portare grandi novità o fare rivelazioni sconvolgenti?
    Anche se il titolo sembra richiamare una risponsta alla domanda, si tratta di un innocuo titolo-esca, molto usato come espediente retorico (e niente affatto "immorale"):
    Chi ha incastrato Roger Rabbit? Guardati il il film e lo scoprirai.

    Stessa operazione:
    Chi ha davvero ucciso PPP? Questo film in uscita tenterà di gettare qualche luce.
    E’ fatto da Abel Ferrara, che non è proprio l’ultimo arrivato; è interpretato da Willem De Foe, bravissimo e quasi sosia di PPP; è un probabile premio-Venezia, mica male… Se tu, amante del cinema e di Pasolini (sorprende che gli anglo-sassoni amino il BUON cinema italiano?), vuoi vedere un bel film sulla vita di uno dei registi che apprezzi, ecco un suggerimento per te.
    E già che ci sono, visto che sarà tratto da una pagina vera (e quanto oscura!) della vita di PPP ti illustro/inquadro lo sfondo politico-culturale nel quale film si svolge. Essendo profondamente immerso nei fatti italiani di un periodo particolarmente turbolento e vecchio di 40 anni, a te anglo-sassone potrebbe risultare ostico, quindi eccoti un po’ di "contesto".

    Mi sembra un articolo normalissimo di una rubrica "Culture – Movies", per niente fatto male.

  • Rosanna

    Non credo che come dici tu (per altro molto documentato in merito) "la dinamica dei fatti sconsiglia la tesi di una
    azione premeditata e preorganizzata … probabilmente fu tutto invece
    molto casuale ed improvvisato …"

    Tant’è vero che il romanzo di Pasolini PETROLIO è uscito nel 1992, cioè quasi 20 anni dopo
    la sua morte, quando ormai quasi tutti i protagonisti della vicenda erano usciti di scena …

    Se tu oggi parli di Pasolini ai giovani ti dicono: ah, quel regista omosessuale ?

  • radisol

    Fu "casuale ed improvvisato" per il semplicissimo motivo che i fascistelli non si portarono dietro nemmeno le loro classiche spranghe di ordinanza.

    Pasolini fu ucciso con pezzi di legno raccolti sul posto.
    Ed in una situazione in cui i "delitti eccellenti" già avvenivano con l’uso di ben altre armi che non le spranghe …
    Questo, come già ho cercato di spiegare, non significa che quel delitto non fu la logica e diretta conclusione di una campagna di odio scatenata dalla stampa fascio/petrolifera.
    Ma questo è un altro discorso ….
  • radisol

    Si, in effetti è il titolo, peraltro quasi mai espressione diretta degli autori degli articoli, ad ingannare … l’articolo in sè invece non è nulla di particolarmente significativo se non la presentazione ( peraltro ad un pubblico non italiano) di un film e di una storia …

    Rimane il fatto però che non ne capisco lo stesso il senso della pubblicazione in home-page qua sopra … dove il pubblico è invece italiano e dove comunque c’è sicuramente, o almeno dovrebbe esserci, un minimo di consapevolezza in più ….
  • GiovanniMayer

    Nel commentare questo articolo bisogna tenere a mente che è stato scritto da un inglese per lettori inglesi che, per la maggior parte, sono ignari delle vicende dell’omicidio Pasolini.

    Un appunto alla traduttrice: nell’articolo si parla del film "the Mattei affair" tradotto con "l’affare Mattei" ma il titolo originale di questo film italiano è "il caso Mattei" che è poi stato tradotto in inglese con "the Mattei affair".
    In ogni caso è una visione che consiglio a tutti…anche alla traduttrice.