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CHE LE ELITE SI SOLLEVINO CONTRO QUESTE MASSE IGNORANTI!

FONTE: ZEROHEDGE

Sembra proprio che i poteri che abbiamo potuto esercitare fino ad oggi, non esisteranno più. Dopo che è stato erroneamente permesso alle persone che abitano in Gran Bretagna di esercitare il loro libero arbitrio, James Traub di Foreign Policy esclama “E’ ora che le élite si sollevino contro queste masse ignoranti.”

Il Brexit ha messo a nudo lo scisma politico del nostro tempo. Non si tratta più di destra contro sinistra – si tratta di gente sana di mente contro gente che, inconsciamente, è arrabbiata ...

di James Traub su ForeignPolicy.com

Sono nato nel 1954, e finora avrei detto che il periodo di maggior convulsione politica che ho vissuto fu alla fine degli anni 60. Infatti tutto quello che produssero la guerra del Vietnam e la lotta per i diritti civili ha cambiato la cultura americana e rimodellato i partiti politici, ma ormai, guardandoci dietro, quelle tempeste selvagge ci sembrano solo delle normali oscillazioni di un sistema politico relativamente stabile. Il momento attuale è diverso. Oggi la rivolta dei cittadini – negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, e in Europa – può capovolgere la politica come mai ho potuto vedere in tutta la mia vita.

Alla fine del 1960, le élite erano confuse come adesso – ma allora dovevano difendersi da ragazzini che si ribellavano al mondo dei loro genitori; ora le elite devono difendersi dai loro stessi genitori. L’estremismo è arrivato sui main-stream. Una delle caratteristiche più sfacciate del voto Brexit è stato il ripudio totale dei banchieri, degli economisti e dei capi di stato occidentali che mettevano in guardia gli elettori contro i pericoli di una spaccatura con l’Unione europea. Il Primo Ministro britannico David Cameron ha pensato che gli elettori avrebbero espresso il parere quasi universale dichiarato da tutti gli esperti; basta solo questo a dimostrare quanto Cameron abbia mal-giudicato il suo stesso popolo.

Sia il partito Conservatore che quello Laburista in Gran Bretagna ormai sono in crisi. Gli inglesi sono arrivati al giorno della resa dei conti; l’ “American looms” quello che fece recidere il cordone con gli americani. Se Donald Trump perdesse, e perdesse male (mi si perdoni il mio ottimismo spericolato, ma credo che perderà) il Partito Repubblicano potrebbe dover affrontare una spaccatura storica tra la sua base di know-nothing e la sua classe dirigente della Camera di Commercio di K Street a Sacramento. Il governo socialista francese si potrebbe trovare di fronte ad un fiasco simile nelle elezioni nazionali della prossima primavera: I sondaggi indicano che il Presidente François Hollande non dovrebbe nemmeno arrivare alla fase finale del voto. I partiti di destra di tutta Europa chiedono tutti a gran voce di votare per far uscire anche i propri paesi.

Sì, è possibile che tutti i pezzi politici salteranno in aria e che ricadranno risistemandosi più o meno dove erano prima, ma il voto sulla Brexit dimostra che un cambiamento del genere pur se sconvolgente, non è più troppo scioccante. Ma allora, dove potrebbero andare a finire quei pezzi su per aria?

L’Europa sta già puntando in una direzione.

In gran parte dell’Europa, i partiti locali di estrema destra sono in testa nei sondaggi. Finora, nessuno è riuscito a costituire una maggioranza, anche se il mese scorso Norbert Hofer, il leader di estrema destra del Partito della Libertà austriaco, uno che traffica con la simbologia nazista, è arrivato ad un pelo dal vincere le elezioni presidenziali.

I partiti tradizionali di destra e di sinistra possono sempre insistere per mettere insieme le loro forze pur di tenere fuori i nazionalisti. Questo è già successo in Svezia, dove un partito di centro-destra è socio di minoranza di un governo di centro-sinistra. Infatti se i socialisti in Francia, dovessero perdere al primo turno, quasi certamente si troveranno a dover sostenere i repubblicani-conservatori contro l’estrema destra del Fronte Nazionale.

Forse queste coalizioni informali potrebbero sopravvivere fino a che la febbre comincerà a scendere. Ma l’imperativo di questa convivenza potrebbe anche portare a dei veri e propri riallineamenti. Cioè, dei pezzi di partiti di sinistra, di destra e del centro potrebbero staccarsi in modo da formare un diverso tipo di centro, per difendere il pragmatismo, il migliorismo, le conoscenze tecniche e una governance efficace contro le forze ideologiche che si sono raccolte su entrambi i lati.

Non è difficile immaginare un Partito Repubblicano negli Stati Uniti – e, forse, di Conservatori britannici se questo Brexit dovesse andare troppo storto – che perda il controllo della collera che proviene dalle file dei nazionalisti e che si ricostituisca in una specie di Partito di Main Street, di un partito pro-business, come era una generazione fa, prima che il loro stesso zelo ideologico li portasse ad entrare in un vicolo cieco.

Questa potrebbe essere la loro unica alternativa all’irrilevanza.

La questione, in fondo, è la globalizzazione. Brexit, Trump, il Fronte Nazionale, e tutto il resto mostrano che le élite politiche hanno giudicato male la profondità della rabbia delle forze globali e quindi l’intensità della domanda che qualcuno, in qualche modo, voglia ripristinare lo status quo, quello di prima.

Può sembrare strano che la reazione sia arrivata oggi piuttosto che immediatamente dopo la crisi economica del 2008, ma il riflusso di quella crisi ha portato un nuovo senso di stagnazione. Con le prospettive di una crescita piatta in Europa e di un aumento minimo del reddito negli Stati Uniti, gli elettori si stanno ribellando contro le loro tristi prospettive di lungo termine.

E la globalizzazione significa cultura, tanto quanto l’economia: le persone anziane il cui piccolo mondo della loro famiglia è scomparso, in mezzo a una ridda di lingue straniere e di feste multiculturali, stanno mostrando i pugni contro le élite cosmopolite.

Recentemente sono stato in Polonia, dove è salito al potere un partito di estrema destra, facendo appello al nazionalismo e alla tradizione, nonostante anni di innegabile prosperità acquisita sotto un regime di centro. I tifosi di estrema destra usano le stesse parole e le ripetono più e più volte per spiegare i motivi del loro voto: “Valori e tradizione”. Hanno votato per polonità del loro paese contro la modernità dell’Europa occidentale.

Forse la politica stessa si riallineerà intorno all’asse della globalizzazione, mettendo da una parte quelli che sbattono i pugni e dall’altro i pragmatici. I nazionalisti si conquisterebbero la fedeltà della classe operaia e di quella dei banchi della classe media che li vedrebbero come difensori della sovranità. Nel nuovo centro si metterebbero quelli che hanno avuto benefici dalla globalizzazione e quei cittadini poveri e non-bianchi emarginati che si rendono conto di essere esclusi dalla celebrazione di una identità nazionale.

Naturalmente, i partiti tradizionali di destra e sinistra stanno cercando di raggiungere anche i nazionalisti arrabbiati. Qualche volta questo loro modo di fare prende la forma di un volgare asservimento, come quando Nicolas Sarkozy, che stava cercando di riconquistare la presidenza francese, denunciò la “tirannia della minoranza” e invocò un “toujour la France” riferendosi a un passato tutto bianco. Da sinistra, Hillary Clinton ha buttato a mare tutto il suo passato a favore del libero scambio, per fare appello ai sindacati e a tutti gli altri che vogliono proteggere i confini nazionali contro il mercato globale. Ma a destra e a sinistra nessuno è convintamente d’accordo sul modo migliore per attutire gli effetti della globalizzazione, e su come affrontare l’enorme afflusso di rifugiati e di migranti, che nemmeno la minaccia dell’estremismo potrebbe essere abbastanza forte da spingerli a fare causa comune.

Lo scisma che vediamo aprirsi di fronte a noi non è solo uno scisma della politica, ma è uno scisma sulla realtà delle cose. Le forze del Brexit hanno vinto perché dei leader cinici erano pronti a soddisfare la paranoia degli elettori, continuando a mentire sui pericoli dell’immigrazione e sui costi di adesione all’Unione europea.

Alcuni di questi leader hanno già cominciato ad ammettere che stavano mentendo. Donald Trump, ovviamente, si è posizionato su un nuovo standard di falsità, appellandosi ai timori degli elettori, sia per l’immigrazione, sia per il commercio estero che per qualsiasi altra cosa si possa immaginare.

Il partito repubblicano, che era già pieno di gente che negava sia la scienza che la realtà dell’economia, si è gettato nelle braccia di un uomo che costruisce quelle realtà che la gente ignorante ama sentirsi raccontare, come se fosse vera.

Ho detto “ignorante”? Si l’ho fatto.

E’ necessario dire che le persone vengono illuse, mentre il compito della leadership sarebbe non-illuderle.

È “elitario”? Forse; Forse siamo tanto abituati a celebrare la veridicità delle nostre convinzioni personali che ora è diventato elitario credere nella ragione, nella competenza, e nella lezione della storia.

Se così fosse, il partito che accetterà la realtà dovrà essere pronto ad arruolare anche il partito di chi nega la stessa realtà, compresi quelli che la sostengono e – tra questi – anche quelli che la non realtà la conoscono meglio di tutti.

Se questo è il prossimo riallineamento, dovremmo abbracciarlo.

Fonte: http://www.zerohedge.com/

Link: http://www.zerohedge.com/news/2016-06-29/elites-called-arms-its-time-rise-against-ignorant-masses

20.06.2016

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario