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CHE COSA ABBIAMO FATTO PER MERITARCI DIEGO FUSARO ?

DI RAFFAELE ALBERTO VENTURA

minimamoralia.it

In principio era un sito Internet intitolato “La filosofia e i suoi eroi”. Nei primi anni Duemila, chi cercasse in rete informazioni su Platone o Aristotele poteva facilmente imbattersi in queste pagine redatte da uno studente torinese di nome Diego Fusaro. Il sito era una galleria di santini animata da una visione schematica della storia del pensiero, ricalcata dai manuali, ma trasudava di un entusiasmo impressionante. Una decina di anni più tardi, nel 2013, il loro autore veniva annoverato da Maurizio Ferraris su La Repubblica tra i più promettenti giovani filosofi d’Europa.

Ho assistito alla folgorante ascesa mediatica di Diego Fusaro con un misto d’invidia e di stupefazione. Invidia perché, essendo suo coetaneo e avendo fatto gli stessi studi, ammetto che non mi dispiacerebbe affatto pubblicare libri con i più prestigiosi editori, dirigere una collana di testi filosofici, andare in televisione a tuonare contro il capitalismo e l’ideologia gender, partecipare a convegni col fior fiore degli intellettuali infrequentabili, condurre un programma su Radio Padania, rilasciare alla stampa russa interviste a sostegno di Vladimir Putin, fare dei selfie con Marione Adinolfi e infine essere definito “filosofo dagli occhi azzurri che conquista le donne con le citazioni”.

Stupefazione, tuttavia, perché a leggere e ascoltare certe esternazioni di Fusaro si può avere l’impressione di avere a che fare con un idiot savant che ripete meccanicamente degli slogan. Stupefazione, anche, per come Fusaro sia riuscito a non far pesare la sua progressiva radicalizzazione politica sul credito che gli prestano editori come Il Mulino, Bompiani e Feltrinelli. Così, come se nulla fosse, uno storico editore della sinistra italiana ha potuto affidare una monografia su Antonio Gramsci al promotore di un Fronte Nazionale Italiano. Nessuno sembra voler fare caso al fatto che il Gramsci di Fusaro, anti-scientifico e nazionalista, sia una filiazione diretta del gramscismo di destra teorizzato negli anni Settanta da Alain De Benoist. Un Gramsci fascista se teniamo fede alla definizione che De Benoist fornisce del fascismo come, appunto, “variante del socialismo avversa al materialismo e all’internazionalismo”.

Com’è potuta accadere questa cosa che chiamiamo Diego Fusaro? Alle fondamenta dell’edificio c’è una rapida carriera accademica, sostenuta dall’impressionante socievolezza del giovane Fusaro con alcuni grandi vecchi della filosofia italiana, a cominciare da Giovanni Reale e Gianni Vattimo. E poi l’incontro col pensiero di Costanzo Preve, studioso di Marx che teorizzò il superamento della dicotomia destra-sinistra, caldeggiando la nascita di un fronte comune — “rossobruno” come dicono alcuni, o “eurasiatico” come dicono altri — contro il capitalismo. Per questo motivo, alla fine della sua vita Preve si trovò a pubblicare i suoi libri per editori di estrema destra (Edizioni all’insegna del Veltro, Settimo Sigillo…) accanto a Julius Evola, Corneliu Codreanu e Robert Faurisson.

È da Preve che Fusaro prende le sue idee principali, ma è soltanto traducendole in un sistema di frasi a effetto che il giovane filosofo trova la ricetta adatta per bucare lo schermo. La sua strategia “nazionale-popolare”, programmaticamente gramsciana, si pone come obiettivo di “creare un nuovo senso comune” tenendo conto dei “semplici” (bontà sua) al fine di creare un “fronte trasversale” contro il “capitalismo trionfante”. Tutto questo, tuttavia, senza mai definire chiaramente le caratteristiche del suo progetto politico radicale.

Sicuramente Fusaro non è fascista, poiché autocertifica di non ammirare Hitler o Mussolini; sicuramente non è leghista, avendo preso duramente le distanze da Salvini; ma per sua stessa ammissione si considera più vicino al programma di CasaPound che a quello di Tsipras. Marxista, Fusaro? Questo proprio no, a meno di considerare marxista chiunque abbia il vezzo di citare Marx, e ultimamente sono tanti e insospettabili, da Alain De Benoist a Marine le Pen: Fusaro stesso si definisce “allievo indipendente di Marx e Hegel”, come già Preve prima di lui, ma il suo immaginario politico assomiglia quello del socialismo controrivoluzionario otto-novecentesco che culmina nel circolo Proudhon. Pare di avere a che fare con un caso particolarmente acuto di “marxismo immaginario”, per citare Raymond Aron… Forse è vero che destra e sinistra non esistono più, e allora dovremo trovare nuove parole. Non tanto per capire meglio le trasformazioni del piano ideologico — roba vecchia, del secolo scorso! come direbbe il giovane filosofo — quanto per taggare con maggiore precisione i nostri tweet: allora diciamo che Fusaro è indubbiamente un #sovranista e approssimativamente un #lepenista.

Malgrado la giovane età, Diego Fusaro è già fatto maestro nell’arte in cui eccellono i più celebrati filosofi contemporanei: quella di riuscire a trattare qualsiasi problematica dicendo sempre le stesse quattro cose, assumendo inoltre un linguaggio e un’espressività che il pubblico riconoscerà come professorale. A differenza di altri filosofi universitari ai quali viene rimproverato di esprimersi in un idioletto indecifrabile — ad esempio usando paroloni come “idioletto” — Fusaro parla e scrive in maniera relativamente chiara e persino pedagogica, anche se non immune da una certa tragicomica pesantezza.

La chiacchiera fusariana consiste nel montaggio semi-aleatorio di un pugno di moduli argomentativi preconfezionati, di formule declamatorie (“lo dico nel modo più radicale possibile”) e di citazioni ricorrenti (“cretinismo economico”, “epoca della compiuta peccaminosità”, eccetera). Come già segnalato sopra, molti elementi del suo discorso sono presi di peso dai libri di Costanzo Preve. Il risultato non è diverso da quello che si potrebbe ottenere con un generatore automatico e la quantità di testi generabile in questo modo è potenzialmente infinita, come testimonia la prolificità del giovane filosofo. Avventurarsi nella visione della sua gigantesca videografia su YouTube significa fare i conti con un universo di slogan ripetitivo e autoreferenziale. E per ciò stesso, incredibilmente efficace.

Talvolta il meccanismo s’inceppa e produce delle affascinanti anomalie, dei loop e dei glitch nel tessuto logico. Ecco un esempio gustoso della lingua fusariana, del suo modo di “occupare lo spazio” dicendo poco o nulla, tratto da un intervento al Festival della Politica di Mestre nel 2014:

Io credo che si tratti oggi più che mai di lavorare filosoficamente a partire da una critica delle ideologie che porti all’attenzione la critica del potere come necessariamente basata sulla critica delle ideologie.

Questa frase non passerebbe il test di Turing, celebre esperimento mentale che serve a distinguere l’intelligenza umana da quella artificiale. Ma siamo indulgenti: si tratta di uno scivolone come se ne fanno talvolta nella lingua orale. Parliamo allora del conto Twitter del filosofo, dove vengono mandati in rotazione continuamente gli stessi slogan, come se ad animarlo fosse un bot. Questo accade non perché Fusaro sia effettivamente un robot, ma perché applica un preciso metodo che si apprende nelle facoltà di filosofia. Una tecnologia espressiva della quale oggi l’ineguagliato campione è Umberto Galimberti, grande copia-incollatore di testi propri e altrui: con elevatissimi tassi di riciclaggio da un libro all’altro — fino al 95% — l’editorialista del magazine D di Repubblica ha tracciato la via del suo giovane erede.

Il metodo combinatorio, in effetti, si applica anche allo scritto. La carriera accademica di Fusaro segue il ritmo delle numerose pubblicazioni scientifiche, come il recente Fichte e l’anarchia del commercio. Si tratta di una lettura de Lo Stato commerciale Chiuso di Johann Gottlieb Fichte, testo feticcio della nuova destra ripubblicato nel 2009 per le Edizioni di Ar da Franco Freda, già fondatore del primo Fronte Nazionale italiano. Più che un vero saggio di storia delle idee, il libro di Fusaro è un capolavoro nell’arte di allungare il brodo: due o tre occorrenze per ogni singola citazione da Fichte; la tesi del libro parafrasata decine di volte cambiando l’ordine delle parole ma senza mai riuscire a darle maggiore profondità; grappoli di frasi identiche una dietro l’altra. Se vi siete mai chiesti come sia possibile realizzare un libro di 274 pagine con il materiale che serve a riempirne tutt’al più una cinquantina, un indizio tiene in questa semplice citazione dal testo (pp. 96-97):

L’aporia può essere superata continuando a concentrare l’attenzione sul mondo storico a contatto con il quale la Wissenschaftslehre come System der Freiheit si è venuta costituendo. È nostra convinzione che l’aporia possa essere superata continuando a concentrare l’attenzione sul mondo storico a contatto con il quale la Wissenschaftslehre è sorta.

Se non fosse chiaro, Fusaro sta dicendo che l’aporia si può superare concentrando l’attenzione sul mondo storico dalla quale è sorta la Wissenschaftslehre, che poi è un altro modo di affermare che si potrà superare l’aporia concentrandosi sul mondo storico a contatto della quale la Wissenschaftslehre si è costituita. La cosa più interessante è che comunque Fusaro non ci dirà assolutamente nulla di rilevante su questo benedetto contesto storico. Contrariamente a quello che ribadisce spesso, il nostro è incapace di storicizzare i testi: la sua tesi su Fichte infatti, molto simile alla sua tesi su Gramsci, è che… bisogna uscire dall’Euro! Per un’introduzione più pertinente all’opera di Fichte nel suo contesto, si preferirà leggere l’ottimo The Closed Commercial State: Perpetual Peace and Commercial Society from Rousseau to Fichte di Isaac Nakhimovsky.

Tra il 2005 e oggi Fusaro ha pubblicato più di dieci monografie. La maggior parte sembrano libri composti secondo le buone regole della scrittura filosofica universitaria e indicano una frequentazione approfondita delle fonti. Bentornato Marx! Rinascita di un pensiero rivoluzionario, per fare un esempio, svolge in maniera indubbiamente scorrevole il compito di difendere la sua tesi. Tesi piuttosto contestabile, va detto, che ancora una volta è esattamente la stessa di Preve: secondo Preve-Fusaro, della tradizione marxista si deve lasciar perdere l’elaborazione economica e invece concentrarsi sul lascito puramente filosofico. L’economia è, in generale, la bestia nera di Fusaro, che diffida da ogni confronto con la realtà empirica poiché potrebbe scoraggiare l’ottimismo della volontà.

È un libro che parla molto di alienazione, di feticismo, di sfruttamento, e assolutamente mai di composizione organica del capitale, di caduta tendenziale del saggio di profitto o semplicemente di teoria delle crisi. Il Marx di Fusaro sta qui semplicemente per dirci che il capitalismo è una cosa ingiusta, da abbattere a ogni costo, e non ci dice nulla sugli elementi che condannano il sistema a una perenne instabilità. Questo Marx è un Dickens che parla come un hegeliano. Appiattendo il pensiero di Marx sull’idealismo tedesco, Fusaro può facilmente liberarsi di tutto ciò che nel pensatore di Treviri appartiene alla tradizione del marxismo novecentesco e tornare alla fonte di un socialismo pre-scientifico, pronto per convergere con nazionalismo e comunitarismo. E d’altra parte, questo suo lavoro sull’attualità del pensiero di Marx — fermo circa ad Althusser — astrae totalmente dai più recenti dibattiti.

Vizi di forma esclusi, affinità elettive con i neofascisti a parte, c’è ancora chi sostiene che Fusaro porti avanti una critica necessaria del pensiero dominante del nostro tempo. In realtà, Diego Fusaro deve la sua fortuna alla capacità che ha avuto di occupare di forza un certo territorio ideologico, quello della critica del Sessantotto inteso come momento culminante del capitalismo — una critica popolarizzata da Michel Houellebecq con vent’anni di anticipo e molta più finezza, ripresa con originalità da Jean-Claude Michéa nei primi anni Duemila, ma in fondo già evidente a marxisti come Michel Clouscard e liberali conservatori come Raymond Aron che vivevano “in diretta” il maggio francese e ne coglievano con lucidità le contraddizioni.

Il pubblico di Fusaro è fatto di chi, non avendo avuto modo di sentire altrove certe idee, si convince che queste siano originali e controcorrente. Si convince quindi che esista una dittatura del “pensiero unico” semplicemente perché si abbevera egli stesso alle fonti della cultura dominante e non riesce a concepire che magari è la sua concezione di destra e di sinistra ad essere caricaturale. Ogni volta che legge un trafiletto su Judith Butler e la teoria del gender, marginalissima moda intellettuale non più rilevante del balconing, invece di farsi una bella risata lo prende come indizio di un progetto mondialista che minaccia direttamente il suo uccello. Questa non è critica dell’ideologia, e nemmeno dialettica conservatrice: è retorica populista, buona solo per arringare le folle.

Non avevamo certo bisogno di Fusaro per aprirci gli occhi sulle contraddizioni della sinistra e del capitalismo, eppure eccolo qui. Qualcuno lo applaude per avere scoperto l’acqua calda e lui la butta giù a secchiate su facili capri espiatori, nella più nobile tradizione di un “socialismo degli imbecilli” (cit. August Bebel) incapace di vedere all’opera le forze dell’economia dietro i comportamenti degli individui. Nel frattempo, la stampa, l’editoria e l’accademia continuano a fare come se fosse tutto normalissimo: d’altra parte questo ragazzo va in televisione, non lasciamocelo scappare! Altrimenti chi se lo compra un libro su Gramsci?

Raffele Alberto Ventura

Fonte: www.minimaetmoralia.it

Link: http://www.minimaetmoralia.it/wp/che-cosa-abbiamo-fatto-per-meritarci-diego-fusaro/

7.04.2015

Pubblicato da Davide

  • AB

    Soprattutto cosa abbiamo fatto di male per meritarci ancora filosofi dopo Marx? Si chiamino Fusaro o Ventura.
    Il mondo attuale ha solo bisogno di gente come Lenin o Chavez.
    Andrea Breda

  • eresiarca

    Mi sa tanto che, per essere attaccato in questo modo, Fusaro sta cominciando a dare fastidio… Che cosa gli si imputa, fondamentalmente? Di non rientrare negli schemi consueti, anzi, di essere un cripto-fascista! Col solito condimento di Freda ecc., giusto per spargere discredito (come su Preve).
    Non mi stava estremamente simpatico, ma dopo quest’attacco velenoso lo valuterò diversamente.

  • makkia

    hahaha!
    Simpaticissimo articolo. Era un po’ che non mi capitava una sputtanatina elegante e velenosetta anzichennò.
    Abituarsi ai "flame" da forum può far perdere il gusto di queste qua.
    E (ça va sans dire) rispetto alla polemica fra Fusaro e la pom…rtenopea Nappi, siamo su un altro pianeta.

  • Rosanna

    Beh, certo che Diego Fusaro ce lo siamo meritato, semplicemente perché è il vero prodotto del nostro tempo, il sofista postmoderno che interpeta un "Marx immaginario", tuona contro il sistema e ne fa parte intrinseca, condanna la mercificazione e mercifica continuamente se stesso, demonizza il capitale e scodinzola al servizio delle vetrine mediatiche, che gli permetteranno di farselo da sé un piccolo capitale di successo e di altro.

    La sua dunque è una pura vendita al dettaglio di sé e delle sue tesi, postmoderne, confuse, magmatiche, dove sono tragicamente morte le grandi narrazioni della "sacralità moderna": Illuminismo, Hegelismo, Marxismo.  L’impressione è che, ben camuffata sotto la fantasmagoria di un pensiero che sembra  infuso da sapienza originale e autorevole, in realtà la tempra del filosofo risponde alle retoriche individualistiche di una cultura priva di coraggio, postdemocratica, postideologica, dettata dalle ipocrisie del politically correct, e dell’estetica di una forma, sempre più invasiva, che soffoca irrimediabilemente i contenuti, divenuti inutili ed anzi gravosi di minaccia per il regime che avanza.

    Insomma Fusaro è il tipico prodotto dello showbiz, secondo il principio per cui filosofia, giornalismo, intrattenimento s’intrecciano fino a generare una casta mediatico televisiva, espressione dell’industria culturale dello "show businnes", dove la cultura perde la sua funzione sociale di critica e diventa organica all’ideologia dominante.

  • GioCo

    Premetto che parlo da bovaro, rispetto alla nobile professione del filosofo. Non mastico libri, per via di un lieve difetto neurologico.
    Molti testi quindi mi rimangono inaccessibili. Non per la verbosità, ma a seconda della scollatura di senso che c’è tra i capoversi.
    Eppure parlo con filosofi di filosofia e mi accorgo che poco sanno e poco amano la sapienza. Parlo con gli economisti e mi accorgo che della  capacità di amministrare il bene del prossimo e il proprio  ci capiscono poco. Parlo con gli scienziati, ricercatori e teorici, e mi accorgo che ritengono la scienza un dominio scevro dal dogma religioso, dimenticando che persino la parola "laico" ha un etimo religioso.

    Ma che in mondo viviamo? Perché devo ritenere "filosofo" uno che distrugge la sua capacità di intendere e di volere sui libri e nel tentativo disperato di "possedere" tesi non sue? Cos’è oggi questa filosofia studiata, se non un eminente copia e incolla di "questo ha detto quello" e "quest’altro ha detto quest’altro"? Ho conosciuto persone straordinarie, che sono state capaci di insegnarmi cose che non trovo in nessun libro, in nessun "pensiero eletto" ed erano analfabeti e con una modestia che rasentava l’assurdo. Loro dicevano che studiare fa bene, ma che a studiare troppo si diventa pazzi e se si esagera il cervello incomincia a non vedere più le cose del mondo. Vede solo le parole morte dei morti e non vede più la vita e i vivi.

    I filosofi potrebbero essere ancora una risorsa straordinaria. Potrebbero provare a indicare una via d’uscita. Fusaro è un divo, come lo sono molti altri in questo tempo di aborti pubblici esposti senza vergogna e senza pudore, principalmente perché non sanno. Non sanno quello che sono, non sanno dove sono, non sanno dove stanno andando.
    Noi non siamo messi meglio, a parte l’immersione nel vuoto pneumatico (da "pneuma" nella terminologia filosofica greca, il principio vitale cosciente di ogni organismo) e nella sovrabbondanza paradossale e congiunta di confusione diffusa con ogni mezzo.
    Non ci mancano nemmeno le critiche "ad personam" come il resto delle cose perfettamente inutili e tipiche delle masturbazioni emotive abbondanti di quest’epoca, cariche di tutto quello possa tenere ben lontani dalla coscienza pietà, compassione, tenerezza.
    Siamo diventati belve dentro un recinto che ci spinge al mattatoio per il sadico piacere di pochi eletti. Non abbiamo bisogno di sapere chi è Fusaro. Ma di sapere che cos’è diventata la filosofia, di saperla capace ancora di una seria auto-critica.
    Capace di tirare fuori il coraggio, la saggezza e la sapienza per dirci ancora cosa siamo diventati. Per dirci che non tutta la filosofia è dei morti. Qualcosa, qualche infimo granello di polvere, è rimasto tra le dita dei vivi.

  • leopardo

    Sono io che mi domando che cosa abbiamo fatto per meritarci un commento da donnetta isterica e di basso profilo,   da parte di un perfetto  sconosciuto nei confronti di un personaggio che lo sovrasta in tutto. Dopo una salutare doccia di umiltá,   Il povero Ventura , se ne faccia una ragione e ritorni nei ranghi. Dopo tutto il suo pettegolare un risultato lo ha ottenuto: la nostra commiserazione.

  • ottavino

    Dovremmo sempre considerare che qualsiasi filosofia deve avere un metodo pratico, deve poter essere praticata.

    La vera comprensione di una filosofia si attua con una pratica, non deve essere solo qualcosa di intellettuale.
    Possiamo accettare solo delle "filosofie pratiche".
    Il resto è fare vento
  • Hamelin

    L’Invidia è una brutta cosa .

    D’altronde lo ammette pure l’autore di questa critica colta ma vacua  .

  • Oxymen

    E’ un articolo che mi lascia perplesso. Non soffro di odio atavico verso tutto ciò che si rifà a Marx (tutt’altro…) come alcuni commentatori nè di sindrome del piaciuto/dispiaciuto come altri.
    Il vuoto pneumatico che circonda l’aura di Fusaro non dipende direttamente da lui, quanto dalla mancanza di aria, di quell’insieme di molecole e particelle che normalmente attorniano la figura dell’uomo di cultura e non. Assistiamo, disgraziatamente, al progressivo svuotamento di quell’aria, svuotamento che in alcuni casi diventa, appunto, vuoto pneumatico.
    Il Pneuma era, secondo i presocratici, l’Archè, cioè il principio primo. Quindi vuoto pneumatico indica la mancanza di principio primo, di afflato originario. Senza Archè vengono meno gli archetipi, cioè i modelli su cui si basa un’intera cultura, ovvero le narrazioni linguistiche e metalinguistiche.
    "Non avevamo bisogno di Fusaro" dice Ventura, ma forse approssima per eccesso soltanto. La verità che che Fusaro interpreta correttamente il vuoto pneumatico che il crollo degli archeitpi moderni ha causato. E’ lui il maggiore portavoce della postmodernità filosofica, distante anni luce da quanto sosteneva Hans Jonas nel suo libro testamentario ""La filosofia alle soglie del 2000" (ed in piena concordanza col pensiero dell’utente Ottavino): la filosofia deve guidare, tracciare delle rotte, avere visioni che permettano di preconizzare scenari e possibili esiti. Al contrario assistiamo alla totale mancanza di visioni, di rotte, e al loro posto viene edificato il tempio del deja vu. Come Preve nè destra nè sinistra, come il peggior Pasolini il 68 è borghese e avanti scopiazzando.
    Insomma siamo nella piena e matura postmodernità, e l’unica regola che veramente valga per il volgo del volga è che non esistono regole, se non quelle da reinterpretare. Fusaro in questo  maestro. Quindi ce lo siamo meritato, complice un’assenza pneumatica e programmata degli intellettuali, confinati a disquisire amabilmente sul pensiero debole e relative affinità pneumatiche.
    Da questo punto di vista la postmodernità non è altro che il tentativo riuscitissimo di reinterpretare le regole del capitalismo modernista, affinando le regole del divario salariale e degli accessi alle risorse, ed il crollo di ciò che ne aveva sancito il successo adesso la fa da padrone, seminando vuoto pneumatico in ogni qual dove: dal welfare (sanità, istruzione, pensioni e retribuzioni, etc..)  al bar sotto casa, i cui frequentatori alla fine acclamano Fusaro come il vero scopritore dell’acqua calda, in un cortocircuito etico ed esistenziale che lascia pochi dubbi sulla decantata meritocrazia su cui si basa l’attuale sistema di relazioni sociali.

    Pasolini nel ’68 scriveva "smettete di pensare ai vostri diritti, smettetela di chiedere il potere".
    Ci risiamo: l’ermeneutica e la tautologica sapienza di Fusaro si riducono a questa ripetizione. Di tutto il resto si è discusso abbondantemente durante tutta la Modernità senza approdare ad un qualche risultato a lungo termine degno di nota.

    Concludo con una nota sul genderismo: se vuoto dev’essere, che vuoto sia, impone la postmodernità. Genitore 1 e genitore 2 non sono altro che la copia in piccolo di Partito 1 e Partito 2.Ovvero la distruzione delle distinzioni: nè destra nè sinistra, nè maschio nè femmina. In questo mi sento, con disagio, di dare ragione a Fusaro e torto a Ventura che paragona questo scempio percettivo al balconing. Il fatto è che avere ragione o torto hanno sempre meno significato, perchè anche queste distinzioni vanno riviste. Ma che volete, sono vecchio e per me sinistra è diverso da destra, e ragione è diverso da torto.
    Pazienza…

  • Stodler

    Mi chiedi, al di la di Fusaro, se non debba essere all’interno dello showbiz per poter far arrivare qualcosa alle masse. 

    Altimenti come ci si arriva al grande e semicolto pubblico di tutti i giorni?
  • Mattanza

    Schopenhauer, Kant, Carl Gustav Jung (nominalmente non filosofo ma cazzo! Che maestro) e certo io Lenin e Chavez li stimo tanto. Ma potrei amare anche Proudhon, Bakunin, il nostro Malatesta…E quanti altri? Jiddu Krishnamurti…

  • Mattanza

    Comprendo sempre più perché ti sei ritagliata un posto rilevante tra noi, complimenti.

  • pierodeola

    Caro Alberto
                           non ti viene il dubbio di essere tu l’idiota?

  • sickboy

    Rosanna, perdonami la volgarità, ma aggiungerei che gli interessi/ fini di Fusaro non siano più ambiziosi di tanta figa

    Eh vabbè, imbarchiamo anche lui…tanto, casinista più casinista meno..
  • sickboy

    Cari fan boy e mica mica fan boy, io vi vorrei far notare una cosa, pacatamente. Questa cosa riguarda Grillo, Fusaro, Barnard e molti altri guru della contro info. Gente che si sveglia di punto in bianco e comincia ad asserire asserire ed asserire, calando le loro preziose verità dal cielo.

    Queste persone non si sono mai sporcate le mani nei forum. Qui, su Luogocomune o negli altri pochi posti che avevamo a partire dal, circa, il 2003, non si sono mai visti. Han preferito invece fondarsi i loro siti e cercare la loro visibilità. Han quasi tutti evitato a pié pari di dibattere la questione dal quale tutto questo è scaturito (circa), ovvero l’undici settembre.
    Bene, bravi. Ma non sono nessuno. La contro info siamo noi che le mani ce le siamo sporcate, che abbiamo indagato, chiesto, siamo tornati sui nostri passi, abbiamo ascoltato sconosciuti nick name e testato le loro ipotesi e, anche e soprattutto, abbiamo cambiato idea.
    Mi sono un po’ rotto il cazzo.
  • cdcuser

    Sig. Ventura si domandi perché Costanzo Preve non lo pubblicava piú nessuno (e si é dovuto rivolgere a chiunque lo "pubblicasse" senza pregiudiziale "ideologica") ed invece il suo caro amichetto ha cosí tanta visibilitá. 

  • adriano_53

    Già Aristotele concepiva l’invidia come «un dolore causato da una buona fortuna…che appare presso persone simili a noi»,
    per cui «sentiranno invidia quelli che sono o sembrano essere i nostri
    pari, intendendo per pari coloro che sono simili a noi per stirpe,
    parentela, età, disposizione, reputazione e beni.

    L’invidioso, nell’iconografia, viene raffigurato intento a spiare da lontano, con il viso accigliato, quel
    fortunato felice possessore che vorrebbe far soffrire di una sofferenza
    che invece, come in un contrappasso colpisce lui.

    Il suo malocchio si ritorce contro di lui come nella visione dantesca [it.wikipedia.org] che raffigura gli invidiosi con gli occhi cuciti.

    Conclusione: Raffele Alberto Ventura deve prenotare una visita urgente dall’oculista.

  • helios

    qualcuno su CDC ci è innamorato di Fusaro (notare la foto con sguardo da latin lover).
    Se mi dite chi sono quelli che se lo sono meritato facciamo prima

  • Albertof
  • Rosanna

    @Stodler,

    e quale sarebbe il messaggio trasmesso da Fusaro al pubblico di massa, quello che guarda La Gabbia di Paragone? Euro-killer, monoteismo del mercato, abbasso il ’68, equidistanza di giudizio critico tra CasaPound, la Lega, la Le Pen (perché lui non prende posizioni politiche …), né destra né sinistra, ecc…

    Tu dici che la massa non ha strumenti per capire, ne convengo, ma le posizioni di Fusaro ti sembrano poter liberare le masse dai vincoli imposti dal capitale, se lui stesso diventa espressione di un pensiero confuso e organico all’ideologia dominante?

    Un sociologo statunitense, Christopher Lasch, sostiene che “i circoli del
    potere – finanza, governo, arte, cultura, intrattenimento – oggi tendono a
    sovrapporsi e a diventare reciprocamente interscambiabili”.  In Usa tutto è politica, tutto è ideologia, tutto è spettacolo. Perfino i divi del cinema diventano
    politici di successo. Arnold Schwarzenegger fu eletto governatore della
    California e Ronald Reagan divenne alla fine degli anni Ottanta
    presidente degli Stati Uniti d’America.

    E dato che anche noi stiamo percorrendo la stessa strada, mi chiedo allora, Fusaro chi è? un filosofo? un opinionista? un bel ragazzino dagli occhi azzurri, altamente fotogenico? un vate? una guida culturale per le masse ignare e orfane di cultura? un uomo di spettacolo?

    Un po’ di tutto questo, cioè una personalità eclettica che simula la critica al sistema, ma lui pesca nel profondo dello stesso sistema che critica, e nel momento in cui appartiene alla "casta mediatica", difenderà a tutti i costi i suoi privilegi (questo vuol dire casta), senza contribuire a chiarire veramente le idee di quel pubblico così orfano di diritti e democrazia.

  • Noumeno

    quando ventura sulla tv di stato fara’ consideraziioni analoghe a queste come critico di fusaro sara ‘ credibile.

    https://www.youtube.com/watch?v=Is0jI2a-dCIvebtura

  • eresiarca

    Esatto

  • AlbertoConti

    "… la teoria del gender, marginalissima moda intellettuale non più rilevante
    del
    balconing [it.wikipedia.org]"

    Certo che
    i fautori della teoria gender son "fuori come un balcone". Quanto alla loro
    innoquità sarebbe bello che Ventura avesse ragione, ma purtroppo è evidente il
    contrario, ed un intellettuale che non ne ha percezione sarebbe meglio cambiasse
    mestiere.

  • Franky-Unque

    A Palazzo Nuovo (sede del dipartimento di filosofia di Torino) il gran filosofo è conosciuto come Diego Fuffaro.

  • BillyMartini

    Caro Ventura,

    col tuo articolo metti in mostra un grande verita’: la grandezza di una persona si vede anche dal numero di nemici.

    Ovvio che una persona come Fusaro possa destare la tua antipatia ….. non vali il suo decimo. Se tu fossi veramente critico della sua filosofia affronteresti il caso con argomenti filosofici. mentre al contrario ci parli solo di dettagli assurdi come chi l’ ha pubblicato, dove ha fatto discorsi, ecc ecc ….. ma che relazione ha con quello che Fusaro dice?

    Se pretendi essere un filosofo (hai fatto I suoi stessi studi e sei suo coetaneo) forse avresti dovuto dirci qualcosa di filosofico. Non sara’ per questo che lui ha successo mentre tu fai solo brute figure con questo tuo esordio assurdo? In effetti ho letto il tuo articolo sperando di trovarci qualcosa di interessante che aprisse un dibattito sui punti di Fusaro. Ma invece … nisba: solo argomenti stile Novella2000.

    E ancora: che bene porta il tuo messaggio all umanita’, mentre quanto beneficio hanno le spiegazioni filosoficamente giustificate di Fusaro a pro dei poveri esseri umani in via di schiavizzazione totale da parte del potere capitalistico? Fai un po tu il calcolo.

  • cipperimerlo

    13584 battute per raccontarci che esistono ancora destra e sinistra. Che la sinistra fa il bene del povero, della vedova e dell’emarginato e che egli è la vera unica sinistra. Spalando merda su una povera creaturina, tra l’altro, perché gli ha rubato il ruolo di primadonna.

    Bravo, eh. Devo dire bravo!
  • cipperimerlo

    Ecco il problema del reprobo. Dileggia il’68, che tanto ha dato a questo paese: i Liguori, i Sofri (padre e figlio), i Ferrara, i Pace. Ed ovviamente, le Spadini!

    Infingardo!
  • cipperimerlo

    Non potrebbe essere che, nell’immaginario collettivo, le tue sparate veteroqualunquiste, avrebbero avuto la sorte di incorrere nell’accidente di aver neorotto i postzebedei?