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Cento anni da pecore

 

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Corrono notizie di guerre, grandi guerre, imminenti, devastanti…tutti si preparano, corrono, accendono i motori, decollano, sparano, uccidono…140 soldati italiani andranno in Lettonia come forza NATO…missili Iskander pronti al lancio a Koenisberg/Kaliningrad…flotta russa di fronte a Tartus, flotta americana negli stessi mari…

Veramente, qualcuno vuol correre dietro a queste voci che – da decenni – gli USA fanno pubblicare da sedicenti giornalisti, pagati dalle fondazioni statunitensi, con soldi devoluti in cambio di succosi sconti fiscali?

Questa non è disinformazione – perché le notizie in sé non sono false – è malainformazione, perché tutti, all’unisono, urlano “al lupo” ma nessuno dice che schiacciare il bottone è tassativamente proibito. Capito?

La campagna elettorale americana? Un tempo si diceva: “i repubblicani sono isolazionisti, i democratici interventisti”. E Bush II? Come Clinton, né più e né meno, Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, poi Libia…senza correre a ricordi lontani, al Vietnam, alla Corea, Panama, eccetera…si fanno le piccole guerre per definire gli equilibri internazionali, soprattutto economici, ma la guerra, la guerra vera…ah, ah…

E per due, sostanziali motivi:

1) Il tasso di profitto è ancora abbastanza alto (ossia Wall Street guadagna ancora);

2) La guerra nucleare è pericolosissima (ossia, nessuno sa cosa capiterebbe dopo il primo ICBM o missile tattico).

Ciò che ci riguarda da vicino, è che le “piccole guerre”, le guerricciole, gli “scazzi”…beh, per questa roba gli USA s’impegnano il meno possibile, ricordiamo la Somalia. E allora? Chi ci va? I servi di palazzo, ossia noi italiani – ovvio, compresi in “alleanze per mantenere la pace”.

Ma davvero l’Italia ha necessità di rispettare un accordo preso nel 1943, senza possibilità di sconto, eternamente schiava?

Dobbiamo correre ovunque per fare servaggio a Washington, senza nessun tornaconto per la nazione, come la campagna di Libia ci ha insegnato: unico risultato (per noi), la perdita delle commesse per le nostre imprese che Gheddafi regolarmente ci assegnava. Poi venne l’Europa – che doveva (nei desiderata dell’epoca) avere il compito di staccarci dalla sudditanza americana – e invece non solo Washington ha alzato il tiro, ma adesso abbiamo preso servizio anche presso la rinomata maison berlinese.

I nostri giovani lavorano per 500 euro al mese grazie alla trovata di Renzi – definita “voucher” – ossia come faticare 6 mesi a 500 euro il mese (il “tetto” del “sistema voucher” è di 3.000 euro l’anno a giovane), mentre per le imprese non c’è limitazione di sorta. Possono cambiarne 20, 30…l’anno e godere di un lavoro tassato al 25%, mentre per i lavoratori spariscono le contribuzioni previdenziali e, domani, anche il servizio sanitario sarà a rischio.

Le grandi imprese sono scomparse: distrutte, incorporate, assorbite, chiuse, demolite…poiché solo il capitale tedesco, migrato nei nuovi Lander dell’Europa dell’Est, possa prosperare mentre – vinca la Clinton oppure Trump – per noi non cambia nulla. Sempre a pulire le scarpe, ovunque passano, in silenzio: eppure, sono trascorsi più di 70 anni dal termine della 2° G.M.!

Ci domandiamo se vivere da pecore in questo modo ci porti qualche vantaggio: tutti ci sputano in testa – ricordiamo l’accordo Koln – Miterrand per la deindustrializzazione dell’Italia (puntualmente avvenuto) – e la caccia alle migliori teste pensanti del Paese (che ci costano circa 100.000 euro l’una, dalla materna alla maturità) per rinverdire la panoplia dei loro brevetti.

In genere, giunti a questo punto, la maggioranza dei lettori fa spallucce e pensa “Tanto, che ci possiamo fare con gli americani?”, e passa oltre. Il che, non è del tutto vero.

Gli americani non sono Dio sceso in terra per comandare urbi et orbi: ci ricordiamo di Craxi, quando fece circondare i marines dai Carabinieri? Certo, dopo…ma le responsabilità furono tutte italiane, dei soliti zerbini italiani.

Se si desidera avere una politica estera, bisogna avere delle forze armate. Se si desidera avere una politica estera indipendente, bisogna che – sin dalla loro progettazione – le forze armate siano corrispondenti ai bisogni della nazione.

Gli USA sono più attenti di quel che si creda nel valutare l’armamento dei loro “alleati”: oggi, costruiamo navi che servono soltanto per i loro scopi, i loro bilanci, le loro esportazioni militari. A cosa serve, all’Italia, possedere portaerei e navi da sbarco? Dove dobbiamo sbarcare?!?

Ci fu un tempo nel quale la teoria navale italiana era centrata sulla cosiddetta “polvere navale”, ossia unità poco costose, ma che garantivano attacchi micidiali, ad un prezzo contenuto. I MAS avevano fatto scuola: insieme ai Siluri a Lenta Corsa (detti “maiali”), ci diedero le più eclatanti vittorie nelle due guerre mondiali.

Uno di questi casi fu la creazione della classe d’aliscafi “Sparviero” (o “Nibbio”), negli anni ’70-’80 del Novecento.

Piccoli aliscafi di 25 metri di lunghezza, i quali potevano colpire un bersaglio a circa 200 km di distanza mediante i due missili Otomat dei quali erano armati. La difesa perfetta per i mari italiani. Ma.

Beccatevi questa edificante storiella di un tempo lontano, quando Internet era ancora oltre l’orbita di Giove.

Durante un’esercitazione di routine (primi anni ’80), la nuovissima portaerei Nimitz stava entrando nel Tirreno dal canale di Sardegna ed aveva condizioni di mare molto agitato (4-5) che impedivano il decollo degli aerei. Da Messina salpò uno “Sparviero”, il quale – giunto nei pressi delle Egadi – con mare forza 3 aveva ancora una “finestra” di lancio per i suoi missili. Li lanciò (ovvio, solo simulazione!) e recapitò il messaggio con tutti i dati alla Nimitz. Gli americani, costernati, dovettero ammettere che la nave sarebbe stata inevitabilmente colpita e, molto probabilmente, affondata. Risultato?

Gli aliscafi furono tutti radiati negli anni ’90 – giustificando la radiazione con “alti costi di gestione” (!) – e solo il Giappone ne costruì tre su licenza italiana, i quali sono tuttora in servizio.

Si noti che, per eterne questioni di bilancio, le navi militari italiane vengono tenute in servizio anche per 30, 40 anni…come spiegare la radiazione di quelle piccole navi dopo così pochi anni?

Parallelamente, gli USA radiarono la loro classe “Pegasus” (simili agli “Sparviero”): nessuno deve avere aliscafi lanciamissili, troppo pericolosi! Per noi, ovvio: ricorda un poco la “scarsa” attenzione per i sommergibili degli inglesi, i quali temevano – nei primi anni del ‘900 – che “altri” se ne interessassero. Come, poi, avvenne.

E fra i non alleati degli USA, cosa avviene?

Non sono molte le nazioni che possono permettersi questo lusso, ma l’Iran lo è, lo è stata per molti anni. Qual è la sua forza deterrente? Missili antinave, piccoli sommergibili d’attacco e poco altro: con quelle modeste forze, però, è in grado di bloccare il traffico nel Golfo Persico, cosa che farebbe schizzare il prezzo del greggio a 200 $ il barile in pochissimi giorni. Inconcepibile per i grandi investitori.

L’altra nazione, che non ha il privilegio di bloccare un’arteria come il Golfo del Petrolio, è la Corea del Nord: già, la piccola Corea, povera, affamata, ma in grado di recapitare un’arma nucleare (forse) sugli USA, di certo in Alaska, facilmente sul Giappone, innescando una distruzione (soprattutto economica) inaudita.

Per contro, osservate la fine della Libia. Abbindolato da Sarkozy e da Berlusconi, Gheddafi distrusse le sue armi chimiche, batteriologiche ed i corrispondenti vettori: finì crivellato di colpi in un canale di scolo, con una baionetta piantata nel retto.

Bisogna chiarire una cosa: non si tratta di fare la guerra agli USA (o ad altri), ci mancherebbe! Si tratta, semplicemente, di mantenere rapporti amichevoli ma rispettosi dell’altrui sovranità. Non vivere nell’ansia di un B- emesso da qualche banca americana, dietro suggerimento del Dipartimento di Stato, oppure essere governati da un certo Mario Monti, eletto per noi a Berlino. Gli esempi fioccano, non sto certo a ricordarli tutti.

Riflettiamo un attimo: quale vantaggio ci portano le nostre alleanze? La Francia (1) ha “ridefinito” i suoi confini marittimi con l’Italia – in Liguria e Sardegna – a suo esclusivo vantaggio (soprattutto per la pesca), ossia aree di mare sono passate sotto la sovranità francese. E noi? Zitti, il parlamento ratificherà l’accordo, se non lo ha già fatto segretamente.

La Germania spacca, vende, compra, sberleffa, decide…e noi sempre zitti.

Gli USA, invece, dirigono semplicemente la politica italiana a loro vantaggio, con la “facile” corruzione dei nostri politici o coi servizi segreti.

Possiamo, ragionevolmente, supporre che questo quadro di alleanze euro-atlantiche ci porterà, in futuro, dei vantaggi? Possiamo fare riforme economiche rivoluzionarie (a parte trovare la classe politica in grado di farlo)?

Se si desidera cambiare politica estera (come ha deciso, coraggiosamente, la Gran Bretagna) anche lo strumento militare deve essere riformato: basta con le costruzioni o le acquisizioni che non hanno senso per la nazione italiana!

Riflettiamo sulla costruzione della nave “umanitaria” (2) – approvata dal Parlamento per una spesa di 844 milioni e, appena giunto il progetto al cantiere, divenuta portaerei (con relativi F-35) per una spesa iniziale di 1,1 miliardi – poiché queste navi non servono a difenderci, semmai ad attaccare.

E come si fa a difendersi (come recita la Costituzione) da chi ha forze preponderanti rispetto alle nostre?

Con la dissuasione.

Bisogna inculcare nelle altrui menti che l’Italia non è invincibile, ma in grado di colpire chiunque la attacchi in modo devastante, al punto da far riflettere se il gioco vale la candela e condurlo, quindi, a trattare, ma su un piano di parità. Finché andremo avanti come oggi, con l’Italia sempre si vincerà (economicamente) senza fastidi di tipo militare.

E come si fa a cambiare? Riducendo drasticamente le spese militari. Paradossale? No, se si analizzano i costi.

Una portaerei costa 1-2 miliardi, un F-35 100 milioni, un carro armato intorno ai 20 milioni. Una squadra navale (portaerei, cacciatorpediniere, fregate) sui 5-6 miliardi, una squadriglia di aerei da caccia intorno al miliardo, un plotone di carri armati circa mezzo miliardo. Si noti che tutte queste spese non sono completamente rubricate sul bilancio del Ministero della Difesa (farebbero “sforare” – e di parecchio! – il limite dell’1% delle spese militari), bensì direttamente su quello dell’Economia. Per una nave, definita “oceanografica”, addirittura sul Ministero dell’Istruzione.

Un missile da crociera (ICBM) costa intorno al milione di dollari, un missile contraereo dai 100.000 dollari al milione (secondo il tipo). Come si può notare, si riduce il rapporto di spesa di due/tre cifre, dai miliardi alle decine di milioni all’incirca. Già, ma dove “piazzarli” materialmente?

La gittata di questi missili (pensiamo al Kalibr russo, usato recentemente in Siria) è di 1.500 km: dalla Puglia, un missile di quel tipo colpisce in quasi tutto il Mediterraneo Orientale, dalla Sardegna, in quello Occidentale. In pratica, l’Italia – con missili piazzati in shelter corazzati sotterranei – potrebbe colpire ovunque nell’area del Mediterraneo. Al costo di un solo F-35, bloccare una delle vie più importanti per il traffico marittimo.

Un sistema missilistico antiaereo come l’S-300 russo ha una gittata di 300 km, ossia dalla Sicilia potrebbe colpire i bersagli aerei che si avvicinano, ad esempio da Sud, ancor prima che raggiungano le coste dell’Africa del Nord.

L’Italia ha fior d’industrie militari: si pensi alla OTO Melara ed all’Alenia, solo per citare due aziende fra le più note ed è perfettamente in grado di produrre tecnologia di questo livello: ristrutturando la propria difesa in questo modo, non ci vorrebbe molto per avere prodotti all’altezza dei tempi e delle necessità.

Ripeto: non si tratta di meditare chissà quali ritorsioni, guerre, scenari apocalittici…ma di presentare uno strumento di difesa credibile, non come i sottomarini italiani della classe U-212, che sono armati con semplici siluri, mentre potrebbero lanciare dai tubi lanciasiluri missili del tipo Harpoon, con gittata di circa 100 km. Gli israeliani e, addirittura, i greci hanno armato gli stessi sottomarini con i missili: l’Italia no, continua coi siluri! Siamo al livello della II GM!

Ovvio che qualche nave, aereo o carro armato dovrebbe rimanere sempre in servizio: ricordando, però, che senza una micidiale difesa molto lontano dalle nostre coste, quelle navi, aerei o carri armati diventerebbero in un amen ferraglia bruciata.

Chi dovrebbe prendere decisioni del genere? Il parlamento, ovvio. Ma anche la casta degli ufficiali ha le sue responsabilità. Nella recente inchiesta di Taranto sul pizzo richiesto da alcuni ufficiali, un Capitano di Vascello (un colonnello) ha intascato una tangente di 2.500 euro da un’impresa di pulizie. 2.500 euro dall’impresa di pulizie?!? Ma di che gente stiamo parlando?!? Cos’è, un film di Totò?

Questa gente dovrebbe indagare l’evoluzione delle puliz…pardon, tecnologie in campo bellico?

Eppure, questi argomenti ci sono, e sono interessanti, sempre che si consideri interessante la guerra, la quale – di fronte ai cadaveri ingrigiti dalla polvere, con la colonna sonora del ronzio di mosche – perde, perde parecchio interesse, eppure esiste. E come fatto reale – parafrasando Hegel – deve avere una sua logica, ossia una sua razionalità.

La logica della guerra è, in primis, un processo di pensiero, non di muscoli.

La US Navy è molto interessata ai droni (3): niente piloti abbattuti, meno stipendi da pagare, meno seggiolini eiettabili…meno costi. Insomma, un aereo senza pilota che deve recapitare dei missili sul bersaglio.

Per quanto sofisticato sia il software interno, è del tutto evidente che una portaerei con i suoi droni è un sistema di rete, senza – oltretutto – il pilota, che può decidere d’intervenire sulle procedure, secondo la sua valutazione sul posto. Ad esempio, decidere di variare la procedura d’attacco da A>B>C in A>C>B, ritenendo C più pericoloso di B.

Una rete di computer, per quanto sorvegliata da algoritmi in rapida sequenza come password, non è inaccessibile. Riflettiamo sull’affondamento delle corvette israeliane da parte di Hezbollah, nel 2006 (guerra in Libano), laddove i missili non si fecero ingannare dalle contromisure elettroniche delle navi. Probabilmente furono ingannate da sistemi a terra, chi lo sa…

Il missile è, invece, un sistema chiuso: può essere ingannato sulla reale posizione dell’unità dalle contromisure elettroniche – in quel caso va perso – ma nessuno può entrare nel suo software di gestione. Una volta inserito il software, o comunque prima dell’utilizzo, i primi bit d’accesso alla sequenza vengono distrutti, con una procedura di “pipeline burns”.

Il missile può essere ingannato nella fase di “apertura” del suo sistema di ricerca (se antinave), ma le poche esperienze belliche depongono a suo favore.

Si può discutere sui vantaggi di un sistema sull’altro, “aperto”, oppure “chiuso”: mi permetto di affermare, però, che con tanti tecnici a disposizione ovunque – americani, ma anche russi, cinesi, indiani, ecc – la sicurezza di un sistema complesso perde colpi, a vantaggio di un software magari più semplice, ma impossibile da penetrare.

E’ un argomento interessante, ma…nessuno ne parla…i Capitani di Vascello sono più impegnati nella raccolta di mazzette dalle imprese di pulizia, gli Ammiragli…beh…

Purtroppo, il “Conosci te stesso” – che affermava Sun-Tzu al primo punto del sul celebre “L’arte della guerra” – è il principale assioma: ebbene, se per le questioni di difesa vogliamo pensare a noi stessi, ossia all’Italia, non ci resta che piangere.

 

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it/

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2016/10/cento-anni-da-pecore.html

29.10.2016

 

(1) http://www.greenreport.it/news/aree-protette-e-biodiversita/il-mistero-del-cambiamento-dei-confini-marittimi-italia-francia/

(2) http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/14/marina-militare-la-nave-umanitaria-si-trasforma-in-portaerei-ed-esplodono-i-costi-taciuti-al-parlamento/2634448/

(3) http://archivio.panorama.it/news/esteri/War-Games/appontaggio-drone-portaerei

Pubblicato da Davide

  • fastidioso

    “Ma davvero l’Italia ha necessità di rispettare un accordo preso nel 1943, senza possibilità di sconto, eternamente schiava?”

    E chi lo sa?
    Che durata ha il “mutuo” contratto firmando il Piano Marshal ?

  • PietroGE

    “Ma di che gente stiamo parlando?!? Cos’è, un film di Totò?”
    Infatti, per avere una politica di difesa sovrana e efficace occorre innanzitutto gente che abbia a cuore la difesa del Paese e dei suoi interessi, con mafiosi e ladroni non si va da nessuna parte.
    Io dubito però che l’Italia possa permettersi un sistema difesa capace, non dico di competere con la potenze mondiali, ma di difendere efficacemente il territorio. Una cosa del genere costa, costa la logistica, il mantenimento delle armi e soprattutto lo sviluppo di sistemi d’arma nuovi per essere all’altezza delle minacce.
    A livello europeo la cosa sarebbe molto più facile ma c’è il problema delle sovranità dei singoli Paesi e di chi decide le operazioni di guerra.
    Prendiamo ad esempio l’invasione di gente dalla Libia, sarebbe facile individuare gli scafisti e quelli che fanno i soldi con questi traffici e farli fuori con i droni. L’invasione cesserebbe immediatamente, gli scafisti infatti, non vanno mai in Israele proprio perché sanno quello che li attende. Queste operazioni richiedono però la volontà politica e questa manca del tutto, anzi, la sinistra suicida festeggia l’invasione e le caserme sono ormai parte dell'”accoglienza”. Vedere cosa è successo alla caserma Montello a Milano.

    • Manunta di jago stianti

      Il patriottismo e l’ ultimo rifugio delle canaglie dceva il coltello Dax in “orizzonti di gloria” di Kubrick io per la trincea non ho più l’ età e tu? Comunque anche se c’è l’ avessi preferirei darmi alla macchia piuttosto che crepare avvolto nel tricolore
      Leggiti un “anno sull’ altipiano “e magari” marcia su Roma e dintorni” di Lussu
      I frutti dei nazionalismi spero tu non debba mai assaggiarli perché fanno schifo
      Quanto quelli del globalismo , imbrancare la gente a prescindere dalle motivazioni
      Serve solo a manipolatori seriali.

  • spartaco

    Con un articolo cosi altro che 100 anni da pecora tutti i paesi sono imperialisti e cercano di ritagliarsi uno spazio nella contesa internazionale basta con questi paragoni fuori luogo ,gli U.S.A sono la prima potenza mondiale ,la Germania e la quarta ma di quale difesa stai parlando stai solo incitando al nazionalismo STRACCIONE italiano e veramente disgustoso posto in questi termini . P.S. Il prossimo anno ricorre il centenario della rivoluzione BOLSCEVICA forse il proletariato non è cosi pecora come viene descritto e dunque a questa prospettiva che dovremmo adoperarci si chiama INTERNAZIONALISMO io sono schiavo dei padroni in tutte le salse e non solo della N.A.T.O. caro Bertani.

    • MarioG

      Si chiama INTERNAZIONALISMO l’essere schiavo dei padroni internazionali.

  • Primadellesabbie

    Si chiama, invece, NAZIONALISMO l’essere schiavi, ma di buon grado altrimenti anche traditori, dei padroni nazionali, a loro volta schiavi dei padroni internazionali.

    Doppia tosatura, ma con orgoglio e fierezza.

    • PietroGE

      Beh, con un nazionalismo come si deve uno può anche liberarsi dei padroni internazionali, senza nazionalismo no. Per questo i padroni internazionali sono quelli che combattono e disprezzano ogni forma di populismo-nazionalismo- sovranismo e promuovono il NWO e il governo mondiale. Il nazionalismo etnico-culturale ma anche economico e finanziario è la strada obbligata per l’emancipazione dai padroni internazionali. Non che sia facile, l’ultima volta che qualcuno ci ha provato ne è scaturita una guerra mondiale. I padroni internazionali, come è noto, non hanno nessuna intenzione di mollare l’osso.

      • Primadellesabbie

        Tararara…il solito refrain non basta.

        Liberarsi dalla schiavitù prevede di liberarsi della mentalità da schiavi.

        I nazionalismi, artificio inventato dai padroni domestici, tutti, esigono una mentalità da schiavi, ed entusiasti anche, e riconoscenti per giunta.

        Vade retro.

        Altro discorso sarebbe parlare di popoli, realtà relativamente piccole,a dimensione più umana, dove tutti potenzialmente si conoscono.

        E qui ci starebbe un pistolotto sulla possibilità di maturare la coscienza…

        • Hamelin

          Quando uno è avvolto dalle catene prima si libera da quelle piu’ pesanti poi da quelle piu’ leggere .
          Comunque voi che odiate cosi’ tanto la vostra gente verrete ben presto educati dalle risorse della Boldrini che tanto amate e dalle quali riceverete tutta la loro “Compassione”

          • Primadellesabbie

            Poche ma ben confuse (idee).

        • PietroGE

          Eh già, e mentre il popolo bue tenta di liberarsi dalla mentalità da schiavi, con i mezzi di manipolazione di massa controllati dai padroni internazionali, questi ultimi continuano a comandare. Bel programma non c’è che dire.

          • Primadellesabbie

            Sì, é un bel programma, e anche l’unico che può rendere vana la posizione di chi ha così accuratamente disposto le reti.

            Ma richiede ed induce una responsabilizzazione individuale, ed é per questo che, quando e se, si mettesse in moto sarebbe inarrestabile.

            Per lo stesso motivo é aborrita dagli attuali schiavisti e dai loro lacché, nazionali ed internazionali che, fin qua, non hanno trovato di meglio che rinchiudere o eliminare i possibili punti di riferimento.

          • PietroGE

            È la solita fuffa, campa cavallo che l’erba cresce. Prima bisogna liberarsi dalla mentalità di schiavi, poi…..allargare l’area della coscienza (Ginnsberg) poi….l’antiautoritarismo (Scuola di Francoforte) poi…..l’Eros invece della civiltà (idem) e poi……….non importa perché non ci sarete più.

          • Primadellesabbie

            Chi ha parlato di antiautoritarismo?

            Vuoi contrastare la mentalità da schiavi/a con la mentalità da schiavi/b, che prediligi?

            Sei passato alla fase: “apporre le etichette”?

            Fai quello che vuoi, ma poi non parlare di fuffa.

          • Manunta di jago stianti

            Aridaje lascia perdere il cane di pavloviana memoria che sennò te mozzica

          • Primadellesabbie

            “Minuti davvero buttati a decine
            A fare questioni con bestie vaccine
            ……”

          • Manunta di jago stianti

            Allora saluti e pancosanti

          • Manunta di jago stianti

            Però voglio il giusto copyright

          • Primadellesabbie

            Non ti accontesteresti di una citazione, che so:
            dodecasillabi dalla saga dell’MPM, Monte dei Paschi di Monteriggioni, di…

          • Manunta di jago stianti

            Io pensavo di avervi solo infastidito ma. Codeste rime dove le hai postate?

          • Primadellesabbie

            Infastidire?

            Dove le ho trovate, vuoi dire?

          • Manunta di jago stianti

            Comunque se sei di dove credo qui tira un aria che il Fantini lo devo rivalutare
            Quanto al raffa giganteggia a petto con queste carambane tutti zitti dopo la purga di manunta e il gestore lesto a smuovere chi lo smaschera’ bella banda di cinghia mattanti su scala nazionale fatti vivo che c’e roba più utile da fare sulle lastre qui l’ aria puzza di olio di ricino però vedi di fatti vivo li che chi cambia Nick come si fa a riconoscerlo semplic8?

          • Manunta di jago stianti

            Lascia perdere i tutti in fila per tre col bandierone innanzi non paiono interessati a processi di acquisizione di consapevolezza. Lo scontro ormai proposto è fra nazionalismi e mondialismo chi critica gli uni o l’altro viene
            Inserito automaticamente nella fazione opposta. Roba da cani di pavloviana memoria.

          • Manunta di jago stianti

            Il popolo e comunque composto da individui e se scelgono di farsi rincoglionire da mamma Rai o chi per essa poi poco ci fai con loro.
            La tua attitudine a promuovere crociate nazionaliste pare solo una delle due varianti della manipolazione dicotomica attualmente imperante
            O per la nazione magari con Giovanna d’ arco Meloni
            O per la globalizzazione con il duo Boldrini/ Bergoglio

      • Manunta di jago stianti

        Il come si deve mi sfugge come concetto ,parlare di nazionalismo in un paese che dalla sua unità ha avuto costantemente o padroni stranieri o dittatori vomitevoli ……… mi pare assai curioso. O stai progettandone una inedita versione?

  • Corvo

    Gli italiani non sono pecore. Le pecore non parlano a vanvera, lo dico come pastore con 200 ovini. L’articolista dovrebbe documentarsi un poco meglio sulla strategia militare prima di proporne una.

    • Manunta di jago stianti

      BoccatA d’aria fresca agro pastorale dopo fuffa militaresticheggiante che c’ hai
      Sopravissane o altro?

      • Corvo

        no, sto in Canada e qui ci sono le Romney.

        • Manunta di jago stianti

          Da carne? Da voi suppongo in stalla di questa stagione

          • Manunta di jago stianti

            Poi non mi dire che il Nick e un omaggio ai nativi

          • Corvo

            Le nostre pecore stanno fuori tutto l’anno.

        • Manunta di jago stianti

          Salutami gli apsa’alooke da parte di un arcaio toscano seguace di Jim hamm

          • Corvo

            Qui ci sono i Mic Maq

          • Manunta di jago stianti

            Laconicita sarda o sbaglio?

          • Corvo

            Si e’ detto molto del sottoscritto, ma laconico no.
            Sono l’autore del diario corvide corvide.blogspot.com e fondatore del progetto di ecovillaggio Eliopoli.org

  • Manunta di jago stianti

    Scusa Bertani parli di maiali e mas ma parli poco delle corazzate da 25/35000 ton Giulio Cesare littorio Roma Doria Vittorio veneto Cavour volute dal muscolarismo predappiano
    E rimaste nei porti per carenza di carburante quando non affondate nei medesimi dagli swordfish inglesi. L’ imbecillita’ non è monopolio americano anche Mussolini ne dette larghissimo esempio l’ unico a trarre vantaggio da tali decisioni fu Orlando con i suoi cantieri navali . con una sola di tali corazzate si potevano costruire 1000 carri armati
    La cosa di cui l’ esercito italiano aveva più carenza . Non che io rimpianga la mancata vittoria fascista ma solo per esattezza storica

    • Manunta di jago stianti

      Nb questo post era inserito sotto la bertaneide da lì fu lestamente rimosso
      Fulgido esempio di ipertrofia megalomaniaca pressapochizzante

  • Manunta di jago stianti

    Bertani i post che manifestano il tuo pressappochismo storico lli sposti?
    E quelli anti nostalgico anti nazionalisti gli raggruppi a tuo piacimento?
    Bella correttezza degna del predappiese

  • Manunta di jago stianti

    Bertani il leone vorrebbe fa’
    Sposta lui i post a volonta’
    Chi il pressappoco sa’ smaschera’
    Lesto lo muove da dove sta’
    Non manifesta certo onestà
    E Chi non canta con lui alala’
    Chissà lui dove lo metterà
    Basta reati di lesa maestà

  • yakoviev

    Dagli anno 80 in poi l’Italia si è “liberata” degli ultimi sistemi d’arma nazionali per adottare quelli Nato, in pratica forniti dagli Usa o fabbricati su licenza. E’ chiaro che se resti in una struttura di quel tipo ogni discorso di strategia di difesa nazionale viene annullato e subordinato alle strategie dell’alleanza di cui fai parte. Si ragiona in quest’ottica e l’apparato militare italiano è strutturato secondo criteri decisi altrove.

    • Tizio8020

      Nei primi anni ’80 l’Italia mandò militari in Libano (si ricorda il Gen. Angioni?), e si cominciò a disquisire sulla possibilità di dotare la “Vittorio Veneto” di Vstol.
      Sono passati oltre trenta anni, la nave è stata radiata, ma mi sembra che non sia cambiato nullla.
      Rendetevi conto che abbiamo oltre cento basi americane su suolo patrio.
      Difficile far la voce grossa quando hai gente armata in casa….