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CENSURA. L'OFFENSIVA POLITICO-MEDIATICA CONTRO I SITI DI CONTRO-INFORMAZIONE

DI GUILLAUME BOREL

mondialisation.ca

Negli ultimi mesi si sono verificati numerosi attacchi contro i siti di contro informazione, accusati di veicolare tesi complottiste o semplicemente di dare false notizie. Questi attacchi provengono da diverse sfere, tanto politiche quanto mediatiche. Fra gli altri, possiamo citare le dichiarazioni del premier David Cameron, che assimila i cosiddetti siti “complottisti” al terrorismo facendo appello all’ONU affinché fossero trattati come tali, ma c’è stata anche la dichiarazione del presidente francese François Hollande,e nell’occasione della commemorazione della liberazione di Auschwitz nel quale annunciava un “piano globale di lotta contro il razzismo e l’antisemitismo” organizzato attorno a tre idee: la sicurezza, l’educazione e la “regolamentazione informatica”, prendendo cioè di mira le “tesi complottiste che si diffondono su internet e attraverso i social”.

Il presidente francese ha anche fatto appello per la creazione di un “quadro giuridico” europeo e internazionale destinato a criminalizzare la diffusione di contenuti qualificati di “complottismo”. Si vede qui tutto il pericolo che corre la libertà di espressione, ma soprattutto la libertà di informazione, con l’utilizzo di una definizione giuridica così soggettiva e fluida come quella di “complottismo”, che si presta a ogni interpretazione e soprattutto ad una definizione a geometria variabile, al servizio di chi vorrebbe imporre una versione ufficiale della storia.

Si tratta in realtà, sotto pretesti morali falsi, di imporre la possibilità di una censura generalizzata ad ogni narrazione divergente nella sfera dell’informazione. I media finanziati, che da tempo hanno rinunciato al loro ruolo di contro potere e siedono allegramente sulla carta di Monaco, si sono fatti ancor di più ausiliari di una polizia politica e di questa offensiva governativa contro l’informazione dissidente.

Per prima fu la volta del giornale l’Express, che ha pubblicato un articolo di polizia politica con una recensione di tutti i siti internet considerati “complottisti” o “cospirazionisti” e facendo appello agli internauti affinché li denunciassero per aggiornare un “database” di quei siti. Più recentemente il settimanale Marianne si è lanciato in una analoga operazione di polizia politica, con un dossier sobriamente intitolato: “I folli del complotto”, dal quale si indovina subito la prospettiva giornalistica…

L’Expres rilanciava il 4 marzo 2015 con un articolo che presentava i lavori fatti sul tema dalla fondazione Jean Jaurès e intitolato:ì “I Folli del complotto” “Il cospirazionismo, un estremismo politico influente”.

La fondazione Jean Jaurès è un think tank socialista che ha come missione ufficiale quella di “costruire un mondo più democratico, inventare le idee del domani e comprendere la storia sociale e operaia»”.

La fondazione è direttamente affiliata al partito socialista, come dimostra la composizione del suo Consiglio di amministrazione. Il suo presidente, Henri Nallet, è stato ministro dell’agricoltura nei governi Fabius e Rocard fra 1985 e 1990, poi guardasigilli dal 1990 al 1992. Gérard Collomb, attuale sindaco di Lione, è allo stesso tempo membro della direzione. Troviamo anche pesi massimi del Partito Socialista del calibro di Jean-Marc Ayrault, Vincent Peillon o ancora François Rebsamen.

Questo vuol dire che ogni comunicazione che proviene dalla fondazione Jean Jaurès non è per nulla obiettiva ma è commissionata direttamente dal Partito Socialista. Bisogna inoltre precisare che questa “fondazione” è stata riconosciuta di “utilità pubblica” e che riceve “finanziamenti pubblici che rappresentano la maggior parte del suo budget (63%)”. Fra i suoi mecenati figurano anche le principali imprese delle quali lo Stato è principale azionista, fra le quali EADS, EDF, GDF Suez, Orange, o ancora la Cassa Depositi… Sono precisazioni impostanti che i contribuenti sapranno apprezzare…

Il «rapporto» della fondazione Jean Jaurès ripreso da L’Express, che abbiamo ormai capito essere uno strumento di comunicazione politica, è stato commissionato a Rudy Reichstadt, autoproclamatosi esperto della «galassia complottista», animatore del sito “conspiracy watch” e militante sionista dei circoli neocon francesi, vicino a Caroline Fourest e a Bernard-Henri Levy. Ha pubblicato diversi articoli sulla rivista Le meilleur des mondes, animata dal gruppuscolo Le Cercle de l’Oratoire, fondato dopo gli attentati dell’11 settembre per lottare contro l’anti-americanismo e promuovere le tesi atlantiste. Ha altresì beneficiato di diverse tribune sul sito di Bernard-Henri Levy, La règle du jeu. Il suo percorso e la sua rete nella galassia neoconservatrice è stata dettagliatamente documentata dall’observatoire du néo-conservatisme.

Lo pseudo-rapporto di Rudy Reichstadt è dunque in primo luogo un oggetto di propaganda militante destinato a radicarsi come riferimento istituzionale nell’offensiva in atto contro la libertà di informazione, grazie al beneficio e all’autorevolezza conferito dalla fondazione Jean Jaurès.

Sotto la cappa di una sfilza di citazioni e di un linguaggio che si pretende “accademico”, l’autore compila il solito processo teso a squalificare la contro informazione facendone di tutt’erba un fascio sotto il comune denominatore del “complottismo”, del quale pretende anche di farne una analisi psicologica… Si viene così a sapere che il “complottista” si presenta “come un «cercatore di verità», un «resistente», perfino un «dissidente», membro di un’avanguardia illuminata, che indossa i panni di quello che non si fa prendere in giro, con il sentimento di superiorità proprio dell’iniziato, sempre un passo avanti agli altri e che sa leggere il dietro le quinte di ogni cosa”.

Si vede come l’autore dia al personaggio sincretico e semplificato del “complottista”, dotato di una realtà unica e omogenea facilmente identificabile, malcelate intenzioni e motivazioni psicologiche che consisterebbero in un “senso di superiorità” che il nostro abile cacciatore di complotti avrebbe così ben decriptato.

L’autore si contraddice da solo affermando più avanti che “la coerenza interna alla teoria del complotto è secondaria, viene sempre prima l’idea che «ci raccontino menzogne» e che «la verità stia altrove»”. Se dunque non c’è una “coerenza interna” ma una successione di possibili spiegazioni, talvolta contraddittorie, tutto ciò esclude proprio i pretesi moventi egocentrici proposti da Rudy Reichstadt e ci porta alla posizione del “cercatore di verità”, vicino al procedimento scientifico che procede per ipotesi e consiste esattamente nel rimettere in discussione modelli esplicativi e testarne di nuovi se i primi si rivelano, in fin dei conti, infondati o inefficaci.

Dopo la psicologia spiccia, imbellettata di scientificità, viene quindi la tesi politica, che costituisce il vero scopo di tutto lo studio. Secondo Reichstadt “risolvendo tutti i problemi nel calderone del complottismo, questa tattica eminentemente politica puzza di regimi autoritari e di leader populisti, dal momento che trasforma ogni oppositore in un «agente straniero» e ogni detrattore in un cospiratore”.

Il “complottismo” non apparterrebbe solo ad egocentrici animati da volontà di potenza, ma sarebbe in primo luogo manovrato da “regimi autoritari”. Troviamo qui la consueta accusa mossa da una pletora di media contro tutti coloro che sono refrattari alla narrativa occidentale in merito al conflitto ucraino, assimilati a “utili idioti” di Vladimir Putin, specialmente in questo memorabile editoriale di Jean-Marc Bougureau ne Le Nouvel Observateur.

Questa visione paranoica di una manipolazione dei “complottisti” da parte di altri “cospiratori”, se può apparire affascinante ad alcuni spiriti usi a ridurre la complessità del reale attribuendole cause intenzionali semplificatorie, costituisce a sua volta una teoria del complotto, fatto che la rende – in questo caso – non solo del tutto inefficace, ma anche ridicola, tale da far sorgere profondi dubbi sulle qualità intellettuali di chi la promuove.

La riduzione dell’informazione alternativa ad una “galassia complottista” omogenea rappresenta l’altro procedimento manipolatorio usato da Rudy Reichstag, destinato a realizzare un amalgama disqualificante. L’imposizione dei termini “complottista” e “galassia complottista” per definire una realtà sfaccettata e dai diversi orientamenti politici, che vanno dall’estrema sinistra all’estrema destra, passando dai gruppi anarchici o monarchici, serve a semplificare un soggetto per poi attribuirgli i panni squalificanti o criminali di una delle sue componenti. Non è senza sorprese che lo studio di Rudy Reichstadt giunge infine al suo obiettivo, vale a dire il “crimine dell’antisionismo”, che collega tutta la “galassia complottista” e che – ovviamente – fa riferimento in maniera sottintesa all’antisemitismo, come ha suggerito il Primo Ministro Manuel Vallsé nel corso di un question time al governo dichiarando che dietro “l’antisionismo di facciata” si cela “l’odio per gli ebrei”.

L’ultimo atto dell’argomentazione di Rudy Reichstadt, che procede per assimilazioni e semplificazioni, consiste nel fare un “revisionismo in tempo reale” della “galassia complottista”, conclusione che comprende il vero scopo di tutto il rapporto, vale a dire attribuire alla “galassia complottista” una qualifica criminale, assimilata ad una forma di revisionismo e facendo appello ad un’azione penale. La conclusione dello studio è sotto questo aspetto senza equivoci, se non fosse che anch’essa propone una visione del tutto “complottista”, a tratti paranoide, della “galassia complottista”, fatto che squalifica tutto lo studio nonostante la patina di scientificità.

“E’ alla costruzione di questa narrativa, di questa realtà “altra”, che lavorano incessabilmente i teorici del complotto e i loro “compagni del dubbio”, stimolati dalle inedite possibilità offerte dalle tecnologie digitali applicate all’informazione e alla comunicazione. Coltivando un’ossessione antisionista, che ha molti aspetti affini all’antisemitismo, e sostituendo le reali minacce con le quali ci dobbiamo confrontare in maniera concreta con quelle, chimeriche, del “grande complotto”, questi mercenari della disinformazione non fanno altro che distrarre la nostra attenzione e assopire la nostra vigilanza. In questo modo esonerano veri criminali dalla responsabilità delle loro azioni”.

La “galassia complottista” viene perciò considerata come una zona popolata da “teorici del complotto” che lavorano alla costruzione di una realtà parallela al servizio di interessi stranieri, in compagnia dei loro “compagni di dubbio”, con un riferimento allo stalinismo, definiti come “mercenari”, ovvero professionisti remunerati per conto di una potenza straniera… Non saprei come altro consigliare a Rudy di smetterla di diffondere simili teorie complottiste a proposito della “galassia complottista”: da qui all’antisemitismo, lo dovrebbe sapere, non c’è che un passo.

Guillaume Borel

Fonte: www.mondialisation.ca

Link: http://www.mondialisation.ca/censure-loffensive-politico-mediatique-contre-les-sites-de-re-information/5436792

14.03.2015

Treaduzione per www.comedonchsciotte.org a cura di MARTINO LAURENTI

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    La luce della verita fa paura a molti. 

  • cardisem

    Se ben ricordo ciò che ho letto da qualche parte, la Seconda Guerra Mondiale capitanata dagli USA, sarebbe stato condotta sul cliché che nei regimi contro cui si combatteva non sarebbe esistita la libertà di pensiero e di espressione… Dunque tutta la Seconda Guerra Mondiale sarebbe stata fatta per ripristinare il principio della libertà di pensiero e di espressione…

    E come siamo messi oggi?

    Se mentono oggi, ed in modo così plateale, possiamo ben credere che mentissero anche allora, quando molti di noi non erano neppure nati…

    Esiste però la potente arma dell’ironia e del ridicolo…
    Se sapremo suscitarla, allora forse i nostri “nemici” – ché tali sono – potrebbero cadere nella loro stessa rete…

  • cardisem

    Questa non è una replica a ciò che dici, ma un commento critico.
    Vedi, io non ho la pretesa di possedere la «verità», ma quando mi trovo davanti ad uno che neppure mi lascia aprire bocca, allora incomincio a sospettare e a pormi molte domande…

  • mago

    Toc Toc indovina chi bussa alla porta ?

    Riservato agli amici di don chi…..e a tutti i complottisti.

  • spartan3000_it

    Non dovrebbero essere considerati alla stregua dei complottisti tutti gli apparati di sicurezza dediti alla disinformazione, al depistaggio, all’intossicazione, al sabotaggio dell’informazione? In realta’ i complottisti fanno comodo ma solo se sono a libro paga di qualcuno e osservano un’obbedienza. Si vuole solo avere un cavillo per perseguire gli indipendenti. Questo poi in un contesto in cui l’informazione ufficiale e’ largamente deficitaria e ridotta ad entertainment. Osservo poi che nella mia esperienza ho notato che, accanto all'”agenda setting” del main stream operato dai think tank internazionali, c’e’ un'”agenda setting” anche dell’informazione complottista ampiamente controllata e tollerata. Vogliono solo colpire quelli fuori dal coro.

  • cardisem

    Non ricordo dove, ma da qualche parte devo aver letto che quella dei “complottisti” è una teoria, una strategia, creata dalla stessa CIA per gettare discredito contro tutti quelli che reagiscono all’informazione della CIA stessa divulgata attraverso i suoi propri canali ovvero i media mainstream infeudati alla CIA e ai “regimi”…. Il caso Ulfklotte non ne è una conferma?

  • PietroGE

    In realtà, dei complotti sugli aerei caduti, le scie chimiche, e omicidi vari ai potenti non interessa un tubo.

    Quello che vogliono colpire è il negazionismo, perché se crolla il mito dell’olocausto crolla tutto. Il resto è secondario.

  • oriundo2006

    Il ‘complotto’ è originato dall’esistenza di una doppia verità, su cui da tempo immemore il potere sia ecclesiastico che politico ma anche scientifico, campa indisturbato grazie all’ottusità compiacente, alla superstizione religiosa elevata a ragion di stato, alla stolida acquiscenza di masse decerebrate ad arte, ed all’esistenza di segreti inconfessabili. Quest’ultimo punto è quello che giustifica l’esistenza dei ‘complottisti’ oggi come ieri, l’esistenza di segreti coperti dalla ragion di stato nonchè di altri fatti tenuti celati ai più su cui le prove mancano al giorno d’oggi ( come l’esistenza di una Super-Quabbalah in condizione di pre-decidere l’accadere di fatti sociali o di manipolare gli stati d’animo mentali di larga parte della popolazione o l’esistenza di super-armi con una tecnologia distruttiva da far apparire le armi atomiche un relitto del passato ). Su questi segreti e questi fatti è lecito fare domande e chiedere delle risposte pertinenti al tenore delle stesse. Queste risposte non vengono MAI date e fioriscono invece delle ‘verità ufficiali’ che stornano la domanda dal suo oggetto per dirottarla abilmente verso un falso obiettivo o verso una menzogna più o meno credibilmente organizzata.  Questa è stata la strategia del detentore del potere di ogni tempo, tenere celati i segreti che viceversa avrebbero potuto far capire i retroscena della ‘storia’ ufficiale e demistificare le menzogne su cui si è sempre retto questo mondo infelice ( non voglio far riferimenti esoterici anche se sarebbero pertinenti anch’essi, anzi indispensabili ). Oggi tuttavia la coperta si rivela stretta ed il flusso sotterraneo di informazioni, idee, intuizioni di milioni di persone come si esplicitano su internet ed altrove rende sempre più difficile nascondere la verità: il gioco riesce sempre meno ( guardate la vicenda dell’aereo e come pochi credano davvero alla verità ufficiale: prova ne sono le reiterate ‘storie’ sull’accaduto sempre implementate di particolari per renderle ‘credibili’ quando non lo sono affatto. LORO sanno che crediamo sempre meno alle loro balle ). Dunque la strategia finale deve essere ripensata e la vecchia arma della censura tornare a coprire il posto regio che ebbe un tempo nelle vecchie monarchie di diritto divino. La nostra società che si vuole ‘moderna’ è solo un gambero che sta andando all’indietro: lo potrà davvero ?

    P.S.: vorrei solo far notare che ‘apocalupsis’ in greco significa disvelamento di ciò che è celato e non ‘apocalisse’ nel senso erroneo ( ma significativo ) che ha assunto nel cattolicesimo. E’ possibile che oggi stiano montando davvero le condizioni perchè l’inganno secolare su cui si regge il ‘potere’ si possa disvelare. 
  • lucamartinelli

    Poveracci, sono terrorizzati  dalla verità. Sanno che il sistema sta collassando e da miserabili quali sono tentano il tutto per tutto. Che facciano pure…noi andiamo avanti per la nostra strada.

  • mago

    A proposito ma i post sul bit coin dove sono spariti ?

  • albsorio

    Esistono due verità, una assolota, che appartiene a Dio e quella umana che definisco relativa, cioè per gli esseri umani ciò che credono essere vero lo diventa.

    Non essendo Dio ho il secondo tipo di verità, che ovviamente non è assoluta.
    Comunque consapevole dei miei limiti cerco sempre i frammenti di verità in ogni bugia o mezza verità che mi raccontano 
  • mago
    Siamo stati creati per essere simili a dio…la vertità vi renderà liberi…se poi taluni credono ai totem……sei una brava persona.
  • Ariana

    In Lituania 10 giorni fa sono state perquisite le case di 9 così detti "complottisti"- sequestrati i  computer, cellulari, altri mezzi di comunicazione, tolto l’internet. Sono accusati di tutto e di più- di essere contro il progresso, contro CE e NATO, di voler tornare al medioevo, di voler discreditare la scienza moderna e i vaccini. Insomma, gli accusatori di Giordano Bruno si riposano

  • madelmo

    Che dire la dittatura avanza ..ma no sono solo un complottista 

  • Fedeledellacroce

    Interessante e soprettutto indicativo.
    Potresti, per favore, aggiungere un link con la notizia?

  • Ariana
  • Cataldo

    Ci sono molti motivi per attendersi a breve una ennesima grande trasformazione del tono della propaganda, in coincidenza con il barometro che segna in picchiata verso la repressione, i fattori concordanti che premono per questo sono molteplici, intanto prendiamone uno che mi sembra poco presente nel dibattito, ma che mi sembra tra i più importanti.

    Con l’inizio dell’attacco diretto alla Russia il sistema propagandistico che supporta l’espansionismo USA, e di riflesso NATO, si trova di fronte una realtà diversa che nelle guerre neocoloniali e quelle derivate dall "export land model", una realtà che ha la possibilità di utilizzare un sistema informativo integrato in verticale e distribuito, in grado di opporsi, in qualche misura, alla "Full Spectrum Dominance*"  La prima conseguenza la possiamo vedere nello status del più importante "ballon d’essai" lanciato per vedere l’effetto che fa, ovvero l’abbattimento sull’Ucraina dell’ennessimo aereo malese, i russi si sono comportati in modo estremamente accorto, senza cadere nella trappola, sono stati in grado di limitare i danni dell’operazione, con minaccia anche di boomerang.
    Questo comporta un attegiamento diverso da parte della propaganda, che necessariamente dovrà procedere su strade diverse dalla solita ripetizione o rimozione, ma dovrà agire sulla sterilizzazione di importanti canali informativi, sia in modo indiretto che diretto.

    *che ricordiamo essere intesa in senso letterale, comprendendo sia lo spettro fisico, che è quello elettromagnetico, sia quello applicativo soprastante, un po come nel paradigma, per semplificare, dello schema a "cipolla" ISO-OSI delle comunicazioni digitali.