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CATASTROFE IN ATTO. COME REAGIRE ?

FONTE: ILRIBELLE.COM

Buonasera a tutti, il tuo articolo (“AAA Italia svendesi” di Valerio Lo Monaco) merita un plauso per l’analisi ineccepibile, ma tutto questo non fa altro che acuire una sensazione d’impotenza nei confronti del regime imperante sempre più autoreferenziale saldamente al potere da più di sessant’anni.

Cosa possiamo fare per evitare la catastrofe già in atto? Sperare, trovandoci a poppa di questa enorme nave, di vedere almeno i tanti stolti che restano ostinatamente a prua annegare per primi? Siamo sicuri che la nave affonderà di prua?Mentre scrivo ho la certezza di essermi tuffata già in acqua, cercherò di raggiungere la riva a nuoto, non sarà facile.

Si salvi chi può!!!!!

Rosanna Rizzo

Cara Rosanna, la sensazione di impotenza di cui scrivi ha mille e mille motivi, ma va appunto considerata una sensazione. Che, in quanto tale, è nulla di più (e nulla di meno, certo) di una risposta emotiva ai tantissimi segnali negativi che ci arrivano dal mondo in cui viviamo.

Per evitare di esserne travolti, passando dall’allarme legittimo al panico incontrollato, esiste però un antidoto efficacissimo. E definitivo. Invece di pensare alla sconfitta come a un disastro incombente, al quale potremmo miracolosamente sfuggire in extremis se riuscissimo ad attivare in tempi rapidissimi una sollevazione popolare, essa va considerata un dato di fatto.

Per dirla in termini metaforici, non stiamo osservando le manovre di un esercito nemico che si prepara all’attacco, ma assistendo alla sistematica occupazione di tutto il nostro territorio. Che equivale, ormai, a un controllo pressoché completo dei gangli fondamentali, sia pubblici che privati.

In altre parole, non c’è nessun fortino nel quale asserragliarsi, in attesa di combattere la battaglia finale. I “buoni” non sono chiamati a radunarsi a tale scopo, e i “cattivi” non stanno convergendo su quell’unico obiettivo. Come abbiamo scritto altre volte, non ci sarà nessun Armageddon (che è poi la proiezione su vastissima scala di un duello all’ultimo sangue, ossia di un’idea di scontro deliziosamente romantica ma terribilmente, e colpevolmente, semplificata). Il conflitto si va svolgendo da moltissimo tempo e segue altre dinamiche, assai più complesse. Assai più infide. Quelli che vediamo oggi sono gli effetti di qualcosa che è cominciato da parecchi decenni, per non dire da alcuni secoli, e che non ha mai smesso di perseguire i suoi scopi: schiavizzare l’umanità attraverso l’economia, il denaro, la materialità.

Eppure, una volta che lo si guardi in faccia senza paura, quell’esito così sfavorevole deve smettere di spaventarci, come una minaccia che ci appare tanto più inquietante quanto più i suoi contorni rimangono imprecisati, e trasformarsi in un nuovo punto di partenza, alimentando in noi una rinnovata volontà di affrontarlo. Non è che dobbiamo impedire che gli USA diventino la superpotenza che sono. O che le banche centrali diventino dei pool di soggetti privati che usurpano sia la funzione del credito che la sovranità monetaria. Oppure, ancora e ad libitum, che le persone di minor valore morale, e non di rado anche intellettuale, diventino la classe dirigente che decide per noi.

Questo è già accaduto. Questo è già acquisito. E tuttavia, ciò rientra pur sempre – si potrebbe dire “per definizione” – in un processo senza fine, che è la storia dell’Uomo. L’attuale strapotere di alcuni centri di interesse, che di solito identifichiamo con la speculazione finanziaria internazionale, non è né un approdo conclusivo né una tappa lungo un tragitto inevitabile, come pretendono i fautori dello sviluppo lineare e progressista della Storia, ma la meta che determinate forze si sono prefisse di raggiungere.

Il nostro compito, la nostra sfida, la nostra unica alternativa alla resa, è essere diversi da loro. Mantenerci integri. Rimanere, ciascuno a suo modo, degli “entusiasti della vita”. E quindi, tra l’altro, darci da fare per entrare in contatto, anzi in rapporto, con chiunque abbia caratteristiche simili.

Di sicuro non è ancora la rivoluzione, e non ci si avvicina nemmeno, ma in qualche modo la prepara. O non la esclude. Ricordiamocelo sempre: c’è stato un momento in cui i Rothschild erano solo dei piccoli mercanti che si sforzavano di emergere e che non si chiamavano nemmeno Rothschild, ma Amschel. Operavano a Francoforte, che per una curiosa coincidenza è oggi la sede della Bce, e il capostipite Moses faceva il rigattiere.

Erano impotenti a cambiare la società del tempo? Lo erano. Però ne hanno fatto un principio di consapevolezza, anziché di sconforto.

Federico Zamboni
Fonte: www.ilribelle.com
Link: http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2013/7/10/catastrofe-in-atto-come-reagire.html
15.07.2013

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    ” O che le banche centrali diventino dei pool di soggetti privati che usurpano sia la funzione del credito che la sovranità monetaria.” —– Lo sono giá, la loro moneta privata garantita da debito pubblico ci ha portato allo stato d’insolvenza, come tutti quelli che non pagano veniamo espropriati di beni che ci appartengono. La soluzione c’era e c’è, la moneta del popolo, emessa dallo Stato (noi) senza debito.

  • albsorio

    ” Non è che dobbiamo impedire che gli USA diventino la superpotenza che sono.” —- Il problema è che ne siamo succupi non alleati.

  • albsorio

    ” Oppure, ancora e ad libitum, che le persone di minor valore morale, e non di rado anche intellettuale, diventino la classe dirigente che decide per noi.” —– Questo fatalismo che si perpetua è stato interrotto da M5S, prima vi era una “selezione inversa” dove i “disonesti” o comunque i “ricattabili” da chi ne deteneva il controllo attraverso i loro dossier andava in posizioni di “comando”, non a caso il “potere” ha cercato di screditare il M5S.

  • albsorio

    ” In altre parole, non c’è nessun fortino nel quale asserragliarsi, in attesa di combattere la battaglia finale” —– Il “fortino” c’è sono le istituzioni di Governo dello Stato, adesso è giá occupato dagli “avversari” del popolo, la battaglia si deve combattere in cabina elettorale, piú della metá degli italiani non vota, se queste persone anziche essere spinte verso una rivoluzione, capiscono che serve una “evoluzione civile” che passa attraverso il senso dello Stato (noi) e di una ics su M5S scombineremo i piani di chi governa in maniera occulta il mondo.

  • albsorio

    ” Cara Rosanna, la sensazione di impotenza di cui scrivi ha mille e mille motivi, ma va appunto considerata una sensazione. Che, in quanto tale, è nulla di più (e nulla di meno, certo) di una risposta emotiva ai tantissimi segnali negativi che ci arrivano dal mondo in cui viviamo.” —- L’economia necessita di fiducia per rilanciarre i consumi, il bombardamento mediatico che ci ricorda il nostro debito pubblico induce le persone al risparmio, questo deprime i consumi e acuisce la crisi. Regan coniò la frase ” don’t worry to be happy” spinigendo i consumi, quello che c’era e c’è di sbagliato è la moneta privata ($ €) garantita da debito pubblico e la delocalizzazione spinta dalla globalizzazione amata da WTO. Personalmente penso che si potrebbe lavorare meno mangiando tutti, ci sono tante cose utili da fare (green economy) tante cose inutili nella burocrazia e nel terziario che si potrebbero evitare.

  • Notturno

    Albsorio, ma porca miseria, potrei anche essere in parte d’accordo con te, ma ti stai comportando come un virus!

    E datti una calmata, oppure un articolo scrivitelo tu come piace a te!

    Ma cosi’ sembri un sottotitolo impazzito.

  • albsorio

    Porta pazienza notturno ma non ero daccordo con quello che c’era scritto e mi sembrava piú semplice prendere un passagggio per volta.

  • ilsanto

    La crisi ( dei paesi sviluppati ) inizia con la globalizzazione, per i BRICS ( e non solo ) invece è festa. Nel complesso il mondo nel pessimo 2012 si è sviluppato al 3% più che dignitoso anche se non è il 5% del 2010.
    Diciamo che anche con il dispiacere di essere dalla parte in crisi dobbiamo pensare che comunque il PPA x abitante negli USA è 50.000 dollari l’anno ed in Cina ancora ad 8.000 non parliamo poi di paesi come India, Pakistan, Indonesia etc. Quindi in fondo un atto di “Giustizia”. La nostra non è una recessione passeggera ma strutturale almeno finchè il resto del mondo non si avvicinerà al PPA Italiano ( che è tra i privilegiati! ) dunque preso atto che non passerà l’unica cosa che possiamo fare è abituarci così come stiamo facendo ( meno auto più bici x esempio ), seguire meno la moda e badare al concreto, ridurre un po la spesa tanto siamo tutti sovrappeso e tutte quelle cose come le case in classe A, elettrodomestici risparmiosi, illuminazione e televisori LED, abbassare il riscaldamento (24 gradi fa pure male alla salute ) etc. Ovviamente non basta i nostri governanti continuano da anni a ripetere che vedono la luce in fondo al tunnel che la ripresa ci sarà tra 6 mesi poi un anno dobbiamo solo resistere buoni buoni ancora un pò e che dobbiamo essere OTTIMISTI !(dico ci pigliano pure per il c..o ) Vogliono solo che non si dica: “Bene visto che la coperta e corta x SEMPRE allora cara elite dei miei stivali i sacrifici li facciamo tutti a partire da voi e se sono affamato facciamo che stasera vengo a casa tua a mangiare PS non ti disturbare a mandarci l’invito”

  • ilsanto

    “Erano impotenti a cambiare la società del tempo? Lo erano. Però ne hanno fatto un principio di consapevolezza, anziché di sconforto”.
    Ecco questo è quello che dobbiamo fare “essere consapevoli” non farci imbrogliare dalle Multinazionali che hanno voluto la globalizzazione per arricchirsi, che manipolano gli organismi multinazionali in combutta con i politici per fare leggi che li ingrassino a scapito della gente comune. Non farci deviare dalle divisioni che ci propongono (con buona pace dei sindacati che proteggono gli interessi di chi ha il lavoro ed i loro privilegi di fatto dividendoli dai disoccupati, dai precari, dai pensionati, dagli autonomi, dagli scoraggiati, dagli artigiani, dai commercianti etc) non facciamoci illudere dai teatrini che imbastiscono (vedi la storia dei maledetti commercianti che non fanno gli scontrini ! tutta colpa loro non delle grandi aziende con sede nei paradisi fiscali) e dalle comete dei partitini buoni solo a dividere, no ! Chi non fa parte della oligarchia deve sentirsi consapevole di appartenere ad una nuova classe sociale e restare uniti tutti. Siamo la maggioranza assoluta possiamo vincere. Siamo il popolo del 99% con le nostre differenze ma uniti contro le oligarchie.

  • Nauseato

    Regan coniò la frase ” don’t worry to be happy” spinigendo i consumi

    Trovo la frase inquietante. Una volta si parlava di “edonismo reaganiano” …