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CARI AMICI DI CASA POUND

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

Sono una persona che, un tempo, si definiva “di sinistra”: oggi, quella che viene definita “sinistra” è in gran parte un’accozzaglia di ladri impuniti, che spesso s’accompagnano in quegli ignobili rastrellamenti di denari pubblici con persone di destra. Qualcuno fa ancora riferimento ai valori tradizionali della sinistra e della destra, e per questo vale la pena parlare: altrimenti, com’era un tempo, si tornerebbe a cazzotti e pallottole. Un capitolo, spero, chiuso perché mentre noi ci scazzottavamo sulle piazze, i “democratici” si sono mangiati lo Stato come primo, la Patria come secondo e la Nazione come contorno.

Non sono d’accordo sulla vostra posizione nei confronti dei due marò – Massimiliano Latorre e Salvatore Girone – non perché sono di sinistra (o non di destra), ma perché m’intendo un poco di storie di mare e, credetemi, questa è solo una triste storia, la vicenda di uno sbaglio (o di troppo nervosismo, “grilletto facile”) che è costata la vita a due pescatori indiani.

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Per prima cosa osservate bene l’immagine (una delle tante, di repertorio) del battello da pesca coinvolto nella vicenda, il Saint Antomy. Verrebbe da dire: comprereste una barca usata dal comandante di questa unità? Oppure, accettereste un passaggio – anche gratis! – su una simile bagnarola? Nei luoghi “classici” della pirateria – la Malacca, ad esempio – le imbarcazioni usate dai pirati sono i pronipoti dei “praho” di salgariana memoria: spinti da grossi motori da camion (che esprimono 400 Cv ed oltre) si posizionano a prua della possibile preda, tendendo una cima fra due imbarcazioni pirata. E’ la prua stessa della vittima – incocciando nella cima – a tirarsele sottobordo.

Il Saint Antony poteva (oggi è affondato, non c’è da meravigliarsi!) esprimere una velocità massima di 8-9 nodi (1). La Enrica Lexie senza dubbio di più: la velocità commerciale media è di circa 8 nodi, ma la macchina può senz’altro portarla fino a 12 nodi, questa è la velocità di una media petroliera/portacontainer di quella stazza. Le due imbarcazioni procedevano quasi su rotta di collisione per 180° circa l’una nei confronti dell’altra, in pratica prua contro prua, al punto che – quando vi furono gli spari – il Saint Antony sfilava di controbordo a circa 100 metri dalla Enrica Lexie. Una delle vittime – il timoniere – fu trovato morto “appeso” al timone: s’ipotizzò addirittura che dormisse all’atto dei luttuosi eventi.

Domanda: perché il comandante mercantile – Vitelli – se era in dubbio riguardo alle intenzioni del peschereccio, non ha fatto bloccare il timone ed aumentare la velocità, richiamando il personale dalla plancia (è tutta a vetri, e se si spara possono essere colpiti), per metterlo al riparo da ogni rischio? Se il peschereccio fosse stato una nave “pirata”, avrebbe dovuto necessariamente lasciare sfilare la nave, poi invertire la rotta di 180° ed inseguire la Enrica Lexie (senza nessuna speranza di raggiungerla). Dopo pochi attimi, si sarebbe tornati in plancia e la navigazione sarebbe proseguita come di consueto: non v’erano altri bersagli sul radar, almeno a breve termine (1). Qualora il peschereccio avesse messo il “turbo” (cosa risultata a posteriori impossibile, perché era solo una vecchia carretta da pesca), a quel punto si poteva prendere in esame la risposta armata. Quando ho parlato di “grilletto facile” non ho blaterato a vanvera.

Non addentriamoci sull’analisi delle differenti versioni, perché la fantasia è sempre tanta, ma limitiamoci ad asserire, confermato da prove, che i due morti sul Saint Antony furono colpiti da munizionamento NATO (presenti i Carabinieri italiani all’autopsia), che la barca era ridotta ad un colabrodo mentre nessun colpo aveva raggiunto la Enrica Lexie. Anche perché gli indiani erano disarmati. Dove avvenne lo scontro?

Secondo la perizia del Collegio Capitani (in nota) a circa 20,5 miglia nautiche dalla costa, all’esterno delle acque territoriali, ma all’interno della Zona Contigua, che l’India ha ratificato con la convenzione di Montago Bay:
La zona contigua si estende dal mare territoriale non oltre le 24 miglia nautiche dalla linea di base. In quest’area lo Stato costiero può sia punire le violazioni commesse all’interno del proprio territorio o mare territoriale sia prevenire le violazioni alle proprie leggi o regolamenti in materia doganale, fiscale, sanitario e di immigrazione. Ciò rende la zona contigua una hot pursuit area.” (2)

L’India aveva dunque pieno diritto ad effettuare l’arresto: si è fatto molto chiasso su questa vicenda, cercando d’aggrovigliare le miglia marine come fossero capelli, ma ci si dimentica che gli israeliani assalirono la Mavi Marmara (mercantile della Freedom Flotilla) a 40 miglia dalle loro coste, in piene acque internazionali, e nessuno mosse un baffo. Quello fu, a tutti gli effetti, un vero atto di pirateria.

La vicenda è intricatissima, perché in India vige la pena di morte: più volte, però, magistrati e politici indiani hanno precisato che “per quel tipo di reato non è prevista la pena di morte”.

25 marzo 2013 – Viene costituita a Nuova Delhi la Corte Speciale che dovrà giudicare i due marò e che sarà presieduta da un “magistrato capo metropolitano” il quale, in base ai commi 1 e 4 dell’articolo 29 del Codice di procedura penale indiano, può infliggere “ogni sentenza consentita dalla legge eccetto la pena di morte, l’ergastolo e l’imprigionamento per un periodo eccedente sette anni”.

Più chiaro di così…insomma, il massimo (per due omicidi, secondo gli indiani) sono 7 anni di reclusione. Quasi come in Italia.

C’è da dire che la pazienza indiana è stata più volte messa a dura prova, dalle intemperanze dell’allora Presidente Napolitano – che ricevette i due marines come se fossero stati due eroi – e dalle “scommesse” dell’allora Ministro degli Esteri Terzi, il quale dichiarò che i due militari non sarebbero più tornati in India, dopo uno dei molti “permessi” che l’India concesse (senza esser tenuta a farlo). Obbligando gli indiani a limitare la libertà del nostro ambasciatore, e facendo fare agli italiani la figura degli scugnizzi che se la fanno sotto.

Poi, sulle Tv indiane passarono le immagini delle manifestazioni a favore dei due militari, una delle quali con un colossale striscione che rappresentava la portaerei Conte di Cavour. Signori, spero che qualcuno abbia voluto scherzare: inviare la nave – non si sa bene perché – con i suoi 12 Sea Harrier contro i Mig-29 ed i Sukhoi-30 indiani? Contro le loro portaerei? Sì, scherzavano: l’India, oltre ad essere la più grande democrazia del pianeta, ricordiamo che ha l’atomica.

Tutta la vicenda, ricorda un poco una canzonetta “Tu vo’ fa l’ammericano, ‘mmericano, ‘mmericano…me sei nato in Italy…” e la cosa stupefacente è che l’Italia ha voluto giocare il ruolo imperiale degli USA, uscendone con le ossa rotte. Un proverbio tibetano recita “La volpe che vuole imitare la tigre, finisce per spezzarsi la schiena”.

Eppure tutti abbiamo sofferto e mugugnato parecchio per la vicenda del Cermis (4): una scommessa, la scommessa di passare sotto i cavi di una funivia costata la vita a 20 persone. La commissione d’inchiesta si stupì parecchio per i pochissimi danni subiti dall’impennaggio verticale dell’A-6 Intruder: praticamente, solo una modesta “intaccatura” del piano verticale. La faccenda fu spiegata con le confessioni dell’equipaggio e di altri membri dello staff americano ed italiano: era stata una scommessa. Per questa ragione l’impennaggio soffrì così lievi danni: essendo l’aereo già in fase di cabrata, “tagliò” la cima d’acciaio della funivia come la lama di un coltello. Eppure, in quella vicenda, non ci fu un solo giorno di prigione per i militari americani, che si appellarono alla famosa convenzione che regola le missioni USA all’estero: giudicati in patria, dove diedero loro un buffetto. Tutto il personale dell’A-6 tornò a volare in breve tempo, appena le acque si furono chetate; chi chiede il giudizio in Italia per i due marò, dimentica un piccolo particolare: l’India non è un Paese NATO!

Quella sentenza, quel modo di trattare degli statunitensi, ci sta bene? Ne siamo soddisfatti?
A ben vedere, l’India non ha fatto altro che chiedere un’equanimità di giudizio (pur in presenza di sistemi giuridici diversi), comprendendo che fu un tragico incidente dovuto alla paura ed alla carenza di comando e controllo del personale militare imbarcato: l’ufficiale più vicino alla Enrica Lexie era a Gibuti! Altrimenti, cosa vi sembra una richiesta di 7 anni di reclusione, peraltro da scontare in ambasciata?!?

Piuttosto, gli italiani dovrebbero indagare e punire chi lasciò soli nelle loro mortale decisione i due fucilieri: il sergente che comandava la squadra? Il comandante Vitelli? Un ufficiale distante tremila miglia marine? Siamo dei veri specialisti nel creare procedure fumose, le quali finiscono per lasciare il cerino in mano all’ultima ruota del carro. Quello può anche essere compreso in Italia (oramai, in termini di diritto, siamo dei veri pervertiti, al punto che siamo governati da anni da una classe dirigente dichiarata fasulla dalle corti Costituzionale e di Cassazione!) ma non si può chiedere che sia capito in India, Paese dal solido impianto giuridico, mutuato dal sistema britannico.

In fondo, cos’ha fatto l’India? Ha chiesto quello che dovevamo chiedere, noi italiani, all’indomani della tragedia del Cermis: si è comportata da Paese sovrano. Siamo noi che ci comportiamo da Paese subalterno agli USA: e desideriamo che le nostre scelte (opinabili) valgano erga omnes?

Un altro capitolo è, invece, la questione generale della pirateria in mare, tornata a farsi sentire nel recente ventennio: prede “succose” e disarmate, una povertà apocalittica, e la facile disponibilità d’armi portatili sono il mix che ha generato questa situazione. Dimentichiamo che, fino a metà Ottocento (praticamente, nel periodo d’affermazione degli Stati nazionali) non c’era distinzione fra marina militare e mercantile: gli ultimi a “disarmare” sono stati i russi, con la fine dell’URSS. Mentre un tempo, su qualsiasi nave, il comandante aveva in tasca le chiavi dell’armadietto delle armi – solo pistole, i sovietici avevano i Kalashnikov – oggi le navi sono completamente disarmate, gli ufficiali mercantili non vogliono saperne. Può darsi che qualche marineria sia ancora armata, soprattutto ai confini del mondo, ma in Europa no, non se ne fa nulla, perché gli equipaggi affermano che sono pagati per portare le navi, per difenderle nei fortunali, non per fare la guerra all’Olonese.

Per eliminare totalmente la pirateria basterebbe installare un cannoncino a tiro rapido (30 mm, ad es.) automatico, che consentirebbe di avvertire il bersaglio con una raffica davanti alla prua. Come si faceva un tempo. Poiché dei pirati armati con fucili mitragliatori o, al più, lanciarazzi nulla potrebbero contro un’arma del genere. E, si noti, tali armi potrebbero anche essere manovrate dal personale mercantile, senza costi ulteriori per gli armatori, giacché sono completamente automatizzate per la condotta del tiro: della serie, punto a 200 metri dalla prora e l’arma non sgarra di un solo metro.

Ma, qui, ci si scontra con notevoli questioni giuridiche: possesso d’armi nei porti, codifica della nave (mercantile o militare?), riluttanza del personale mercantile…se volete (5), c’è in nota una buona disanima sull’argomento. L’unica cosa da non fare è trasformare un evento luttuoso, uno sbaglio in una questione internazionale d’orgoglio patriottico, peraltro incomprensibile in simili frangenti: lasciamo che i due marò trascorrano la loro pena in ambasciata, in India (ciò che resterà da scontare dei 7 anni), e faremo una figura onorevole. Siamo ancora in tempo per rimediare, ricordando che l’India poteva comportarsi in ben altra maniera: altro che 7 anni!

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2015/10/cari-amici-di-casa-pound.html

13.10.2015

(1) Collegio Capitani: https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=4&ved=0CDYQFjADahUKEwiQttiGsvHHAhUFtxQKHeAQAMI&url=http%3A%2F%2Fwww.collegiocapitani.com%2Ffile%2Fesposto_enricalexie_all_C_analisi_posizioni.pdf&usg=AFQjCNGHkuyLjD-9rlhx7NXDCm5JQGvmBw&sig2=ARFU3N54fLuqXEYURRimJw&bvm=bv.102537793,d.d24&cad=rjt
(2) https://it.wikipedia.org/wiki/Convenzione_delle_Nazioni_Unite_sul_diritto_del_mare
(3) https://it.wikipedia.org/wiki/Caso_dell’Enrica_Lexie
(4) https://it.wikipedia.org/wiki/Incidente_della_funivia_del_Cermis
(5) http://www.hfw.com/Pirateria

Pubblicato da Davide

  • dancingjulien

    Finalmente un articolo che condivido al 100% sulla questione maró. 

    Noi italiani abbiamo reagito in maniera ridicola proprio come una volpe che gioca a fare la tigre. Indegna tutta la classe politica MSS compreso purtroppo che si è distinta anche in questa occasione per il suo rinomato opportunismo
  • SanPap

    Tutto vero e condivisibile quello che lei dice.
    C’è un aspetto che sin dal primo momento mi ha lasciato perplesso: partiamo da quando l’ Enrica Lexie  è rientrata in porto, sale a bordo la polizia e ferma i due marò.
    I fucilieri di marina a bordo erano sei, perchè la polizia ha arresto proprio quei due ? Si sono auto denunciati ? Li hanno indicati ai poliziontti gli altri quattro commilitoni ? Il comandante della nave ? Alcuni uomini dell’equipaggio ?
    C’è stata una grande e dotta discussione sui fatti (diritto internazionale della marina, armi nato, miglia marine, regole d’ingaggio, comandi troppo distanti per prendere decisioni, unità di crisi, ministri che si danno alla fuga, altri a cui sono spuntate le ventose sui polpastrelli a forza di arrampicarsi sui vetri) ma nessuno cita i testimoni, che non possono non esserci.

    La cosa più banale: ma che hanno detto i testimoni ?

    Mi ricorda il delitto di Perugia (ma posso sbagliarmi, non seguo la cronaca nera): c’è una persona ch’è stata condannata per il delitto (e quindi era presente al delitto), poi ci sono altre due persone che sono in giudizio per lo stesso delitto; mi sembra ovvio che il principale testimone dovrebbe essere quello già condannato, e invece praticamente nessuno lo nomina; e anche li sei (otto ?) anni di dotte disquisizioni su tutto, ma il testimone che ha detto ?
    Probabilmente non ho seguito con attenzione la vicenda.

  • AlbaKan
  • clausneghe

    Restringere pagina, per favore.

  • Nieuport

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    Pur essendo patriottico e amico dei militari, condivido anch’io
    in buona parte.

    Un dettaglio: Francesco Baracca nel gennaio 1918, quando ebbe
    la sua prima licenza, aveva sul petto una riga e mezza di nastrini di medaglie
    dopo 2 anni e mezzo di guerra e 30
    vittorie. Il fuciliere di Marina ha sul petto quattro file di nastrini: ma
    quante decorazioni si danno oggi?

  • Hamelin

    Un articolo assolutamente pieno di imprecisioni da cui vengono tratte delle considerazioni discutibili ( l’india un paese civile e democratico ??? ) e conclusioni del tutto fuorvianti .

    Si cita il trattato di Montego Bay per quanto riguarda la giurisdizione delle acque territoriali ma non lo si cita nel punto chiave dell’intera questione , gli Indiani morti erano da considerarsi pescatori o da considerarsi  pirati ?

    Secondo Montego Bay da Art 100 a 111 , l’atteggiamento degli Indiani ( messa in rotta sulla stessa traiettoria dell’Enrica Lexie , mancate comunicazioni via radio e segnalazioni sonore e visive , nessuna manovra di allontanamento dalla rotta )  potrebbe essere interpretato come atto di pirateria  .

    Erano pirati ? Probabilmente no ma si sono comportati come tali .

    Il vero punto focale di tutta la questione è l’ingaggio , pero’ di questo nessuno parla in modo chiaro.

    L’altro punto importante è la reazione dei militari Italiani .

    Hanno segnalato via radio agli Indiani di cambiare rotta ? Hanno segnalato visivamente ed acusticamente la loro presenza , hanno cambiato rotta con una manovra elusiva ?

    Probabilmente no e sono ricorsi alla fuoco d’avvertimento e forse al fuoco diretto sulla nave volontario od involontario ( da grandi distanze ci possono essere carenze sulla precisione delle raffiche ) .

    A parer mio è stato un incidente in cui entrambi le parti hanno colpa con pesi diversi .

    La responsabilità piu’ grave è quella degli Indiani di aver mantenuto un atteggiamento che rientra nella pirateria  .

    La colpa meno grave è l’inadeguatezza dell’atteggiamento degli Italiani nella risposta ad un possibile atto di pirateria presunto ( hanno reagito piu’ all’Americana sparando subito ) .

  • theciairo

    io sono davvero basito dal suo articolo. ma come si fa, ad ottobre 2015, a scrivere certe cose. basterebbe leggere il libro di tony capuozzo o anche solo leggere un po di articoli degli ultimi mesi per capire che il caso non l’ha montato l’Italia ma l’India (o meglio l’India si è "vendicata" di certi pagamenti un po strani per certi contratti). comunque termino qui perché potrei diventare offensivo per uno che si definisce non più di sinistra e invece scrive un articolo permeato di idee che più a sinistra non si può oltretutto non surrogate da prove (la descrizione delle attività dei pirati è il top. ci è mai stato su una nave che fa antipirateria? e i marò devono scontare la pena in india, la erge ad un ruolo di giudice che non le compete. ). le lascio solo il link di un articolo (ce ne sono molti di più, trovarli facile, basta cercarli su Google) che avrebbe dovuto leggere prima di scrivere il suo. consiglio a lei e ai commentatori che le danno ragione anche il libro di Tony Capuozzo.

    p.s.: l’accusa indiana, non ha mai prodotto né un capo d’imputazione né un rinvio a giudizio

    http://www.ilgiornale.it/news/cronache/mar-ora-lindia-ammette-i-proiettili-non-erano-loro-e-spunta-1169475.html

  • lanzo

    Concordo – ma perche’ sta’ pagina e’ cosi’ laarga ?

  • riefelis

    La verità più evidente di tutta questa storia è che  l’India ci ha voluto tenere il Governo italiano per le palle per un  motivo che ora non conosciamo.
    Da un lato l’India ha diritto ha processare due militari accusati di omicidio in acque che rientrano nella cosiddetta zona contigua ma nello stesso tempo non ha mai prodotto prove idonee e non ha mai fornito un preciso rinvio a giudizio.
    Tutta la caciara isterica delle opposizioni italiote  non hanno fatto altro che favorire questo gioco di guerra psicologica da parte dell’India tenendo ben saldo per le palle i Governi italiani incalzati dall’opinione pubblica.

  • lanzo

    Purtroppo quando una cosa inizia male…

    Ma quando mai militari – MILITARI – si prestano a fare i vigilantes su una nave privata ? Grazie a La Russa, e grazie alla avidita’ dei vari terruncelli.
    Dai, vai a fare il vigilante, ti becchi qualche migliao di eurini al mese senza dover fare un cazzo, poi…  Io non sono tanto sicuro che non fossero pirati, non e’ che arrivano con la nave nera e la bandiera con il teschio.
    La cosa demoralizzante – grazie ancora a La Russa – e’ la conclusione: SE e sottolineo SE – i "maro’" fossero stati ammerigani, sarebbero finiti in galera ?
    Domanda retorica e assurda, i militari americani non vanno a fare i vigilantes per navi private. sei un armatore, paghi i servizi di black water – ma vuoi risparmiare  e allora fai una telefonatina a Roma e ti mandano i coglioni.
  • Aironeblu

    Un commento assolutamente pieno di stupide forzature ideologiche che sicuramente non ti sogneresti mai di usare a parti invertite, se fossero stati i militari di una nave indiana a sparare su pescarori italiani vicino a Genova.

    Consiglio autoanalisi di coscienza.
  • Aironeblu

    Articolo pienamente condivisibile, anche se Bertani è veramente troppo indulgente con i due assassini italici. Hanno sparato e ucciso due uomini disarmati, punto, potessero farsi 30 anni nelle carceri di Calcutta, altro che nei salotti dell’ambasciatore… 

    E non fatemi pensare a quante decine o centinaia di milioni di euro abbiamo speso per questi due imbecilli, tra tentativi di corruzione, viaggi di ministri e accordi sottobanco.
  • IVANOE

    Bertani,
    m soffermo su ciò che hai affermato :
    "Sono una persona che, un tempo, si definiva “di sinistra”: oggi, quella
    che viene definita “sinistra” è in gran parte un’accozzaglia di ladri
    impuniti, che spesso s’accompagnano in quegli ignobili rastrellamenti di
    denari pubblici con persone di destra. Qualcuno fa ancora riferimento
    ai valori tradizionali della sinistra e della destra, e per questo vale
    la pena parlare: altrimenti, com’era un tempo, si tornerebbe a cazzotti e
    pallottole".
    Ecco volevo spiegarti che non è da oggi che improvvisamente scopriamo il malaffare della sinistra…guarda che era già cominciato ai tempi del "santo" berlinguer, cugino di cossiga e padre della famosa berlunguer che ogni giorno ci funesta con il suo TG3…
    Caro Bertani era proprio da quel periodo berlingueriano che si doveva fare pulizia e creare una valida alternativa seria e non da compromesso storico come invece il berlinguer ha voluto e che alla fine ci ha portato allo schifo di oggi…

  • orckrist

    La storia dei due marò non è una storia di verità e giustizia e non lo sara mai.

    Se cercate verità e giustizia nella politica siete degli illusi.

    E’, piuttosto, la storia di un incidente internazionale gestito male e contro ogni logica da dilettanti inetti ed incompetenti.
    Se al posto di costoro avessimo avuto nella stessa situazione un Pertini, un Cossiga, un Craxi, un Andreotti, con tutto il male che si può pensare di questi politici, la questione sarebbe durata non più di un mese. 

  • Maxim

    Il peschereccio non è affondato , non è stato bruciato

    Marò: St.Antony sorvegliato speciale,ma marcisce
    Da 2 anni barca ‘maledetta’ sotto sequestro in porto Kerala

    http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/inlavorazione/2014/03/10/Maro-St-Antony-sorvegliato-speciale-ma-marcisce-_10211827.html

  • Hamelin

    Forzature ideologiche i fatti ?
    Fatti te l’analisi di coscienza .

    A parti invertite non ci sarebbe stato nulla da dire ,perchè cari  ,gli eventi fattuali non hanno parte nè colore .

    Se una nave si comporta come una nave pirata indipendentemente che batta qualsiasi bandiera del mondo verrà scambiata per una nave pirata .

    Punto .

  • CitizenFour

    Una delle più farsesche “narrazioni
    tossiche” degli ultimi tempi è senz’altro quella dei “due Marò” accusati
    di duplice omicidio in India. Fin dall’inizio della trista vicenda, le
    destre politiche e mediatiche di questo Paese si sono adoperate a
    seminare frottole e irrigare il campo con la solita miscela di
    vittimismo nazionale, provincialismo arrogante e luoghi comuni razzisti.
    Il giornalista Matteo Miavaldi
    è uno dei pochissimi che nei mesi scorsi hanno fatto informazione vera
    sulla storiaccia. Miavaldi vive in Bengala ed è caporedattore per
    l’India del sito  China Files [www.china-files.com],
    specializzato in notizie dal continente asiatico. A ben vedere, non ha
    fatto nulla di sovrumano: ha seguito gli sviluppi del caso leggendo in
    parallelo i resoconti giornalistici italiani e indiani, verificando e
    approfondendo ogni volta che notava forti discrepanze, cioè sempre. C’è da chiedersi perché quasi nessun altro l’abbia fatto: in fondo, con Internet, non c’è nemmeno bisogno di vivere in India!
    Verso Natale, la narrazione tossica ha oltrepassato la soglia dello
    stomachevole, col presidente della repubblica intento a onorare due
    persone che comunque sono imputate di aver ammazzato due poveracci
    (vabbe’, di colore…), ma erano e sono celebrate come… eroi nazionali.
    “Eroi” per aver fatto cosa, esattamente?
    Insomma, abbiamo chiesto a Miavaldi di scrivere per Giap una
    sintesi ragionata e aggiornata dei suoi interventi. L’articolo che segue
    – corredato da numerosi link che permettono di risalire alle fonti
    utilizzate – è il più completo scritto sinora sull’argomento.

    fonte e storia completa  http://www.wumingfoundation.com/giap/?p=10639 [www.wumingfoundation.com]

  • bert53
    Una domanda:

    ma pensiamo veramente che due fucilieri di marina altamente addestrati
    possano di buzzo loro mettersi a sparare senza che abbiano ricevuto un ordine da
    qualcuno più in alto?

    Seconda domanda:

    perchè nessuno si fa vivo e spiega com’è la catena di comando in questi
    casi?

  • andriun

    mi sa che fa prima a intervenire sulle impostazioni Zoom del suo browser.

  • SanPap

    e invece no, anche lui non ci dice nulla su un aspetto fondamentale: perché quei due fucilieri e non altri del gruppo.

    Si sono autoaccusati dicendo per es. che hanno sparato dei colpi di avvertimento ?

    Hanno messi i nomi dei fucilieri in un cappello, ne hanno estratti due a sorte e li hanno presi in ostaggio ?

    Il capitano della nave era sottocoperta, anche lui, con una ballerina moldava ?

    Non è una domanda banale: perché i testimoni non testimoniano su cosa è avvenuto ?

  • ligius

    Ecco, la penso uguale!
    Tutta una massa di pecore che segue chi parla più forte, nessuno che usa la testa e si fa le domande giuste o osserva i fatti.
    Basta guardare le immagini dei fori provocati dai proiettili che hanno colpito il peschereccio per capire che sono stati sparati da un’altezza poco superiore a quella del peschereccio stesso. Cercate le foto del tetto della barca e vedrete le strisciate orizzontali dei proiettili, cosa impossibile dall’altezza della petroliera.
    Per non parlare del fatto che l’india che sembra tenerci in maniera particolare a questo processo, ha affondato il peschereccio dopo pochi giorni invece di tenerlo come prova evidente dei fatti.

  • ligius

    in quell’articolo c’è una fotografia d’archivio del peschereccio, mentre su altri giornali, anzi in quasi tutti gli altri si parla dell’affondamento già nel 2012. E ci sono le foto. Chi avrà ragione?

  • ligius

    caro bertani si legga uno degli articoli di Capuozzo sulla vicenda e capirà la differenza che c’è fra lei e un giornalista vero.
    Mi spiace, altri suoi articoli li ho apprezzati, ma scrivere di qualcosa che non si è in grado di capire non ha senso. Basta poi il documento dell’autopsia allegato dall’india al tribunale di Amburgo dove si dichiara che i proiettili che hanno ucciso i due indiani sono di un calibro diverso da quelli in possesso dai due marò, per cancellare questo suo articolo in un secondo.

  • ligius

    Che fossero pirati o meno (e la differenza sta nell’aver buttato in acqua le armi alla mala parata) si sono comportati da pirati e ne hanno subito le conseguenze. Chiunque sia stato a sparargli, dato che dalle ultime testimonianze i proiettili potrebbero essere di calibro diverso da quello dei militari italiani.
    Che l’India sia un paese civile e democratico mi viene da ridere, ma lei c’è mai stato Bertani? Sa cosa sono le caste? Se c’è un inferno in terra quello è l’India. Ci si faccia un giro e ci scriva un articolo più preciso di questo

  • emmaco

    Basta che tu sposti co

    n la barra in basso
  • andriun

    senza voler interpretare il pensiero degli altri, mi sa che sia proprio quello il problema segnalato.

  • v4l3net

    Qualcuno deve essersi perso un piccolo particolare:

    Da perizia indiana i colpi estratti dai pescatori morti non appartengono a fucili di ordinanza,
    i maro’ sono innocenti.
    Non vi capisco,sinceramente.
  • lanzo

    Non ci piove.  Ma ormai di Pertini non ce ne sono piu’.