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CAPIRE IL MERCATO DEL PETROLIO, NE VA DELLA VITA SAPETE?

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

E’ essenziale che voi persone comuni capiate come funziona l’economia del petrolio, perché ancora oggi è l’energia dominante, e l’energia è, e fa, tutto nella vostra vita. Senza saremmo tutti morti. Ma questa energia dominante è in mano a meccanismi di Vero Potere, e qui mi devo tristemente rivolgere al mio solito 0,2% che capisce, perché tutti gli altri sono convinti che è tutto in mano a Roma, Casta, tasse, Moratti, e altri pollastri nani di questa risma.

La materia è complessissima, ma cerco di spiegarla a prova di studente di terza media (cioè a prova di Di Battista ad es.)

Vendere e comprare petrolio:

Il Libero Mercato dovrebbe in teoria funzionare così: tu hai 100 uova da vendere e vai sul mercato per cercare chi te le paga di più, che si chiama l’Highest Bidder. Contratti fra le offerte e vendi a quello che ti offre di più, l’Highest Bidder. Se invece le uova le devi comprare, vai al mercato per cercare chi le uova te le vende a meno, che si chiama Cheapest Offer, e in genere quest’ultimo è uno che ti vende a sconto. Così funzionano le Borse internazionali, per esempio.

Ok. Col petrolio è la stessa cosa, salvo per pochissimi produttori. I Paesi produttori come Russia, Iran, Venezuela, Nigeria o Gran Bretagna (e altri) cercano un Highest Bidder (sono governi o raffinerie che vogliono comprare, ecc.), e gli vendono tutta la loro produzione alla migliore offerta. La cosa importante da capire qui è che questi produttori non hanno il controllo del prezzo del loro greggio, proprio perché devono ottenerlo contrattando coi Highest Bidders. Ok? Questo è ESSENZIALE.

(ai vecchi tempi potevano truccare il mercato facendo cartelli, ma ora non gli riesce più, troppa concorrenza)

Ma poi ci sono i Sauditi quelli che fanno un gioco diverso. Per capirlo seguitemi: facciamo che il Pianeta consumi 90 milioni di barili al giorno, ok? I vari produttori arrivano a coprire la richiesta fino a 80 milioni. I Sauditi possono produrne altri 15 milioni al giorno, ok? Ma se li piazzassero tutti sul mercato si arriverebbe ad avere 95 milioni di barili disponibili con una richiesta di solo 90. E come in tutti i casi dove l’offerta è superiore alla richiesta, il prezzo del petrolio crollerebbe, e sarebbe sempre nelle mani del mercato coi Highest Bidders.

I Sauditi non sono scemi, e allora cosa hanno pensato? Questo: Hey, il mondo ha bisogno di 90, gli altri offrono 80, che non sono sufficienti. Così il mondo è ora costretto a venire da noi a chiedere gli altri 10. Noi quindi non mettiamo in vendita tutti i nostri 15, ma solo 10, e costringiamo tutti ad accettare il PREZZO CHE CI PARE A NOI, se no il mondo spegne le luci di casa senza quei 10… ok? Quindi i Sauditi finiscono per essere, attenzione:

I MONOPOLISTI DEL PREZZO DEL GREGGIO, LO DECIDONO LORO ALLA FINE. Spiego meglio:

Se il mondo sa che quelli che producono gli 80 lo vendono a 100 dollari al barile, ma i Sauditi hanno deciso che possono vendere la loro produzione a 95 dollari al barile, di fatto tutti gli altri si devono adeguare, non possono continuare a vendere a 100, e per aver clienti dovranno scendere almeno a 95. Ricordatevi che i Sauditi possono fare questo trucco perché sono i detentori degli ultimi 10 milioni di barili indispensabili al mondo per funzionare. I Sauditi dicono ai Paesi e raffinerie: noi vi vendiamo quantità illimitate nel tempo al nostro prezzo, punto. Se poi accade che di colpo il mondo ne vuole ancora di più, i Sauditi non muovono il prezzo di un centesimo fino a colmare la loro capacità di venderne 15 milioni di barili al giorno. Comandano loro. L’unico evento che può spezzare il dominio dei monopolisti Sauditi del prezzo, è se per motivi vari il mondo chiede ai produttori MENO PETROLIO. A quel punto i famosi 10 milioni di barili Sauditi indispensabili non servono più, e Riyad va nella cacca. Non può più ricattare nessuno col suo prezzo fisso. Ok?

Ricordo un episodio storico di quanto appena detto. Nel 1980 la richiesta di petrolio collassò perché il presidente USA Jimmy Carter liberò la produzione di gas in America (o importato), che a quel tempo era più economico del petrolio. Il collasso fu di 15 milioni di barili al giorno che andavano invenduti, e i Sauditi furono fregati. Il prezzo del greggio scese a 20 dollari al barile! Ma è ovvio che appena la richiesta di petrolio crebbe ancora nella decade successiva, i Sauditi ritornarono in posizione di monopolisti del prezzo come spiegato sopra.

Ora, come si traduce tutto questo nell’economia reale di noi cittadini e aziende? Chiamiamo la nostra economia reale col suo vero nome: PIL, cioè tutto quello che viene prodotto e venduto da un Paese. Il PIL di cose, prodotti, e servizi , e non la finanza, è la nostra VERA ricchezza.

Per spiegare devo fare un’ipotesi semplice. Siamo sempre in un mondo che necessita almeno 90 milioni di barili al giorno. Mettiamo che la Svezia (per fantasia) scopra giacimenti immensi. La Svezia butterà sul mercato quel petrolio, quindi adesso al mondo sono disponibili 110 milioni di barili/giorno. I Sauditi sono fottuti, e il prezzo del petrolio CALA per l’aumentata offerta grazie alla scoperta in Svezia del greggio. Il mondo (con l’Italia) ha ora 15 milioni di barili offerti IN PIU’, paga meno per il petrolio in generale, e quei 15 milioni di barili svedesi si trasformano in una ulteriore produzione di beni concreti, prodotti, servizi ecc., cioè ULTERIORE PIL, CHE E’ ULTERIORE RICCHEZZA PER TUTTI.

Ma questo oggi non esiste, e siamo sempre alla vecchia situazione con tutti i produttori che arrivano a offrire fino a 80, e i Sauditi fanno il bello e il cattivo tempo coi rimanenti 10 che mettono sul mercato per colmare la richiesta di 90. Oggi i Sauditi hanno deciso di abbassare il prezzo del petrolio, e da monopolisti del prezzo, come scritto prima, costringono tutti gli altri ad abbassarlo. Ma ATTENZIONE: il greggio costa meno, MA NON CE N’E’ DI PIU’ SUL MERCATO, PERCHE’ I SAUDITI NON TE NE VENDONO DI PIU’ ANCHE SE TU OGGI COI PREZZI BASSI POTRESTI COMPRARNE DI PIU’. Quindi anche se costa meno, non ne avremo di più, e questo non ci permette di produrre più cose, quindi questo fenomeno di oggi del calo del prezzo NON AIUTA AFFATTO IL NOSTRO PIL. Chiaro? No vendite in più, no occupazione in più.

Ora, rimanendo nel mondo reale dei 90 milioni di barili/giorno richiesti, l’altra cosa che può fottere i Sauditi come dittatori del prezzo del petrolio – ma di segno contrario a quella menzionata prima – è se la richiesta delle nazioni aumentasse moltissimo oltre la capacità sia dei produttori degli 80 che dei Sauditi coi loro 15 di soddisfare la richiesta. A quel punto ci sarebbero tanti compratori, non abbastanza petrolio, e il prezzo del greggio aumenterebbe (come se ci sono tanti soldi per comprare banane ma poche banane al mercato) e aumenterebbe fuori dal controllo dei Sauditi stessi. I Sauditi smetterebbero anche qui di essere i monopolisti del prezzo, e dovrebbero tornare a competere sul mercato.

Di nuovo, un’altra conseguenza di tutto questo sull’economia di cittadini e aziende è che i Sauditi, col loro presente monopolio dei prezzi del greggio, impediscono al mercato – e questa volta mi riferisco al mercato in senso non speculativo – di arrivare a quello che si chiama “Indifference Level”. Cos’è? E’ il punto ottimale in cui domanda e offerta (in assenza di interventi di Stato TALVOLTA INDISPENSABILI, vedi Mosler Economics), si bilanciano e creano un prezzo di un bene che soddisfa sia i venditori che gli acquirenti. Cosa spesso indispensabile. Ma i Sauditi, COME MONOPOLISTI DEL PREZZO CE LO IMPEDISCONO, nel caso del petrolio. Questo è gravissimo, perché impedisce all’azienda, al tuo riscaldamento, alla tua benzina, alla nostra economia di trarre vantaggio ALMENO UNA VOLTA TANTO dalla concorrenza del libero mercato quando parliamo del prezzo del petrolio, cioè di tutto, visto che l’energia è tutto. Poi lasciate stare il fatto che in Italia il prezzo dell’energia è gravato da tasse. Se il prezzo originario fosse quello che dovrebbe essere, cioè molto più basso, la tua benzina/riscaldamento sarebbero più bassi, tasse comprese (e le tasse ve le toglie la Mosler Economics, col ritorno alla sovranità monetaria del Paese).

Ancora danni alla TUA economia dovuti a questo attuale potere dei Sauditi di controllare i prezzi del greggio. Come sta accadendo ora, se loro decidono di tagliare il prezzo dell’oro nero di molto, questo impone all’economie che dipendono dal petrolio (cioè noi tutti) una tendenza alla deflazione, cioè alla diminuzione dei prezzi (contrario di inflazione), visto che tutto quello che esiste viene fatto con l’energia, e l’energia è soprattutto petrolio. Quindi i Sauditi monopolisti dei prezzi hanno abbassato i prezzi del petrolio, e tutto costa meno. Ma se il taglio dei costi accade in economie, come quella della ‘meravigliosa’ Eurozona, dove il crollo dei prezzi, e quindi degli incassi delle aziende (deflazione appunto) è già tragico, la tragedia peggiora. Già le aziende non incassavano prezzi sufficienti, poi ora col petrolio a poco, i prezzi calano ancora di più, e le aziende incassano ancora di meno, quindi licenziano, cassa integrazione, quindi meno stipendi in giro da spendere, quindi ancora meno economia, quindi ancora più deflazione… ecc. in un orrendo cane che si morde la coda. E che, badate bene, noi in Eurozona non possiamo rimediare, visto che l’unico rimedio sarebbe che lo Stato avesse una sua moneta sovrana che possa essere spesa a deficit per rimediare a sto crollo continuo. Poi, se a questa doppia deflazione (già insita in UE e poi peggiorata dai Sauditi) aggiungiamo le Austerità della Merkel (cioè impoverimenti su larga scala, quindi la gente compra meno), siamo fottuti. Anzi, sono soprattutto le Austerità che rendono la deflazione causata dai Sauditi irrimediabile.

Non vi fate ingannare quindi da coloro che vi dicono che il calo del prezzo del petrolio ci aiuterà. Non è vero, perché ripeto: E’ CALATO IL PREZZO (causa di deflazione) MA I SAUDITI NON CE NE VENDONO DI PIU’, che è il fattore che invece arricchirebbe il nostro PIL, come detto sopra.

Per finire, aggiungo che la spinta deflattiva indotta dal potere dei Sauditi di essere monopolisti dei prezzi, danneggia anche le banche. Perché col calo del prezzo del petrolio viene anche il calo dei prezzi di tutto, come già detto, e quindi il valore dei beni (assets) delle banca va giù anch’esso. Ma se quel valore cala, cala anche la capacità delle banche di prestare soldi all’economia reale della tua azienda, negozio, mutuo, per motivi complessi da spiegare qui. Un disastro. Ma non solo. Tutte le esportazioni di Italia ed Europa verso Paesi che vivono sulla vendita di petrolio calano disastrosamente, perché di nuovo col calo del valore del petrolio imposto dai Sauditi cala anche la ricchezza di quei Paesi che ci comprano cose e servizi. Quindi noi vendiamo di meno a loro.

Conclusione: troppo difficile cambiare il sistema mondiale del mercato del petrolio, troppo difficile eliminare il potere dei Sauditi. Ma si può fare altro. Lo si elimina introducendo sulla scena il ruolo DELLA SPESA DI STATO, i famosi Deficit che la UE ha demonizzato a morte per pura follia. Uno Stato può sempre e SEMPRE ripeto rimediare ai danni inflitti da parti esterne (come i Sauditi stanno facendo ora) alla sua economia semplicemente spendendo a deficit di più. Lo abbiamo dimostrato per anni con la Mosler Economics, che ringrazio anche per l’aiuto a questo articolo.

(poi certo, se riuscissimo a tagliare le pensioni d’oro della Casta allora saremmo a posto, e salveremmo anche il Giappone, ma che dico il Giappone! la Galassia…, e forse anche quella vicina)

(Mosler Economics.)

Paolo Barnard

Fonte: http://paolobarnard.info/

Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1023

12.12.2014

Pubblicato da Davide