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CAPIRE IL MERCATO DEL PETROLIO, NE VA DELLA VITA SAPETE?

DI PAOLO BARNARD

paolobarnard.info

E’ essenziale che voi persone comuni capiate come funziona l’economia del petrolio, perché ancora oggi è l’energia dominante, e l’energia è, e fa, tutto nella vostra vita. Senza saremmo tutti morti. Ma questa energia dominante è in mano a meccanismi di Vero Potere, e qui mi devo tristemente rivolgere al mio solito 0,2% che capisce, perché tutti gli altri sono convinti che è tutto in mano a Roma, Casta, tasse, Moratti, e altri pollastri nani di questa risma.

La materia è complessissima, ma cerco di spiegarla a prova di studente di terza media (cioè a prova di Di Battista ad es.)

Vendere e comprare petrolio:

Il Libero Mercato dovrebbe in teoria funzionare così: tu hai 100 uova da vendere e vai sul mercato per cercare chi te le paga di più, che si chiama l’Highest Bidder. Contratti fra le offerte e vendi a quello che ti offre di più, l’Highest Bidder. Se invece le uova le devi comprare, vai al mercato per cercare chi le uova te le vende a meno, che si chiama Cheapest Offer, e in genere quest’ultimo è uno che ti vende a sconto. Così funzionano le Borse internazionali, per esempio.

Ok. Col petrolio è la stessa cosa, salvo per pochissimi produttori. I Paesi produttori come Russia, Iran, Venezuela, Nigeria o Gran Bretagna (e altri) cercano un Highest Bidder (sono governi o raffinerie che vogliono comprare, ecc.), e gli vendono tutta la loro produzione alla migliore offerta. La cosa importante da capire qui è che questi produttori non hanno il controllo del prezzo del loro greggio, proprio perché devono ottenerlo contrattando coi Highest Bidders. Ok? Questo è ESSENZIALE.

(ai vecchi tempi potevano truccare il mercato facendo cartelli, ma ora non gli riesce più, troppa concorrenza)

Ma poi ci sono i Sauditi quelli che fanno un gioco diverso. Per capirlo seguitemi: facciamo che il Pianeta consumi 90 milioni di barili al giorno, ok? I vari produttori arrivano a coprire la richiesta fino a 80 milioni. I Sauditi possono produrne altri 15 milioni al giorno, ok? Ma se li piazzassero tutti sul mercato si arriverebbe ad avere 95 milioni di barili disponibili con una richiesta di solo 90. E come in tutti i casi dove l’offerta è superiore alla richiesta, il prezzo del petrolio crollerebbe, e sarebbe sempre nelle mani del mercato coi Highest Bidders.

I Sauditi non sono scemi, e allora cosa hanno pensato? Questo: Hey, il mondo ha bisogno di 90, gli altri offrono 80, che non sono sufficienti. Così il mondo è ora costretto a venire da noi a chiedere gli altri 10. Noi quindi non mettiamo in vendita tutti i nostri 15, ma solo 10, e costringiamo tutti ad accettare il PREZZO CHE CI PARE A NOI, se no il mondo spegne le luci di casa senza quei 10… ok? Quindi i Sauditi finiscono per essere, attenzione:

I MONOPOLISTI DEL PREZZO DEL GREGGIO, LO DECIDONO LORO ALLA FINE. Spiego meglio:

Se il mondo sa che quelli che producono gli 80 lo vendono a 100 dollari al barile, ma i Sauditi hanno deciso che possono vendere la loro produzione a 95 dollari al barile, di fatto tutti gli altri si devono adeguare, non possono continuare a vendere a 100, e per aver clienti dovranno scendere almeno a 95. Ricordatevi che i Sauditi possono fare questo trucco perché sono i detentori degli ultimi 10 milioni di barili indispensabili al mondo per funzionare. I Sauditi dicono ai Paesi e raffinerie: noi vi vendiamo quantità illimitate nel tempo al nostro prezzo, punto. Se poi accade che di colpo il mondo ne vuole ancora di più, i Sauditi non muovono il prezzo di un centesimo fino a colmare la loro capacità di venderne 15 milioni di barili al giorno. Comandano loro. L’unico evento che può spezzare il dominio dei monopolisti Sauditi del prezzo, è se per motivi vari il mondo chiede ai produttori MENO PETROLIO. A quel punto i famosi 10 milioni di barili Sauditi indispensabili non servono più, e Riyad va nella cacca. Non può più ricattare nessuno col suo prezzo fisso. Ok?

Ricordo un episodio storico di quanto appena detto. Nel 1980 la richiesta di petrolio collassò perché il presidente USA Jimmy Carter liberò la produzione di gas in America (o importato), che a quel tempo era più economico del petrolio. Il collasso fu di 15 milioni di barili al giorno che andavano invenduti, e i Sauditi furono fregati. Il prezzo del greggio scese a 20 dollari al barile! Ma è ovvio che appena la richiesta di petrolio crebbe ancora nella decade successiva, i Sauditi ritornarono in posizione di monopolisti del prezzo come spiegato sopra.

Ora, come si traduce tutto questo nell’economia reale di noi cittadini e aziende? Chiamiamo la nostra economia reale col suo vero nome: PIL, cioè tutto quello che viene prodotto e venduto da un Paese. Il PIL di cose, prodotti, e servizi , e non la finanza, è la nostra VERA ricchezza.

Per spiegare devo fare un’ipotesi semplice. Siamo sempre in un mondo che necessita almeno 90 milioni di barili al giorno. Mettiamo che la Svezia (per fantasia) scopra giacimenti immensi. La Svezia butterà sul mercato quel petrolio, quindi adesso al mondo sono disponibili 110 milioni di barili/giorno. I Sauditi sono fottuti, e il prezzo del petrolio CALA per l’aumentata offerta grazie alla scoperta in Svezia del greggio. Il mondo (con l’Italia) ha ora 15 milioni di barili offerti IN PIU’, paga meno per il petrolio in generale, e quei 15 milioni di barili svedesi si trasformano in una ulteriore produzione di beni concreti, prodotti, servizi ecc., cioè ULTERIORE PIL, CHE E’ ULTERIORE RICCHEZZA PER TUTTI.

Ma questo oggi non esiste, e siamo sempre alla vecchia situazione con tutti i produttori che arrivano a offrire fino a 80, e i Sauditi fanno il bello e il cattivo tempo coi rimanenti 10 che mettono sul mercato per colmare la richiesta di 90. Oggi i Sauditi hanno deciso di abbassare il prezzo del petrolio, e da monopolisti del prezzo, come scritto prima, costringono tutti gli altri ad abbassarlo. Ma ATTENZIONE: il greggio costa meno, MA NON CE N’E’ DI PIU’ SUL MERCATO, PERCHE’ I SAUDITI NON TE NE VENDONO DI PIU’ ANCHE SE TU OGGI COI PREZZI BASSI POTRESTI COMPRARNE DI PIU’. Quindi anche se costa meno, non ne avremo di più, e questo non ci permette di produrre più cose, quindi questo fenomeno di oggi del calo del prezzo NON AIUTA AFFATTO IL NOSTRO PIL. Chiaro? No vendite in più, no occupazione in più.

Ora, rimanendo nel mondo reale dei 90 milioni di barili/giorno richiesti, l’altra cosa che può fottere i Sauditi come dittatori del prezzo del petrolio – ma di segno contrario a quella menzionata prima – è se la richiesta delle nazioni aumentasse moltissimo oltre la capacità sia dei produttori degli 80 che dei Sauditi coi loro 15 di soddisfare la richiesta. A quel punto ci sarebbero tanti compratori, non abbastanza petrolio, e il prezzo del greggio aumenterebbe (come se ci sono tanti soldi per comprare banane ma poche banane al mercato) e aumenterebbe fuori dal controllo dei Sauditi stessi. I Sauditi smetterebbero anche qui di essere i monopolisti del prezzo, e dovrebbero tornare a competere sul mercato.

Di nuovo, un’altra conseguenza di tutto questo sull’economia di cittadini e aziende è che i Sauditi, col loro presente monopolio dei prezzi del greggio, impediscono al mercato – e questa volta mi riferisco al mercato in senso non speculativo – di arrivare a quello che si chiama “Indifference Level”. Cos’è? E’ il punto ottimale in cui domanda e offerta (in assenza di interventi di Stato TALVOLTA INDISPENSABILI, vedi Mosler Economics), si bilanciano e creano un prezzo di un bene che soddisfa sia i venditori che gli acquirenti. Cosa spesso indispensabile. Ma i Sauditi, COME MONOPOLISTI DEL PREZZO CE LO IMPEDISCONO, nel caso del petrolio. Questo è gravissimo, perché impedisce all’azienda, al tuo riscaldamento, alla tua benzina, alla nostra economia di trarre vantaggio ALMENO UNA VOLTA TANTO dalla concorrenza del libero mercato quando parliamo del prezzo del petrolio, cioè di tutto, visto che l’energia è tutto. Poi lasciate stare il fatto che in Italia il prezzo dell’energia è gravato da tasse. Se il prezzo originario fosse quello che dovrebbe essere, cioè molto più basso, la tua benzina/riscaldamento sarebbero più bassi, tasse comprese (e le tasse ve le toglie la Mosler Economics, col ritorno alla sovranità monetaria del Paese).

Ancora danni alla TUA economia dovuti a questo attuale potere dei Sauditi di controllare i prezzi del greggio. Come sta accadendo ora, se loro decidono di tagliare il prezzo dell’oro nero di molto, questo impone all’economie che dipendono dal petrolio (cioè noi tutti) una tendenza alla deflazione, cioè alla diminuzione dei prezzi (contrario di inflazione), visto che tutto quello che esiste viene fatto con l’energia, e l’energia è soprattutto petrolio. Quindi i Sauditi monopolisti dei prezzi hanno abbassato i prezzi del petrolio, e tutto costa meno. Ma se il taglio dei costi accade in economie, come quella della ‘meravigliosa’ Eurozona, dove il crollo dei prezzi, e quindi degli incassi delle aziende (deflazione appunto) è già tragico, la tragedia peggiora. Già le aziende non incassavano prezzi sufficienti, poi ora col petrolio a poco, i prezzi calano ancora di più, e le aziende incassano ancora di meno, quindi licenziano, cassa integrazione, quindi meno stipendi in giro da spendere, quindi ancora meno economia, quindi ancora più deflazione… ecc. in un orrendo cane che si morde la coda. E che, badate bene, noi in Eurozona non possiamo rimediare, visto che l’unico rimedio sarebbe che lo Stato avesse una sua moneta sovrana che possa essere spesa a deficit per rimediare a sto crollo continuo. Poi, se a questa doppia deflazione (già insita in UE e poi peggiorata dai Sauditi) aggiungiamo le Austerità della Merkel (cioè impoverimenti su larga scala, quindi la gente compra meno), siamo fottuti. Anzi, sono soprattutto le Austerità che rendono la deflazione causata dai Sauditi irrimediabile.

Non vi fate ingannare quindi da coloro che vi dicono che il calo del prezzo del petrolio ci aiuterà. Non è vero, perché ripeto: E’ CALATO IL PREZZO (causa di deflazione) MA I SAUDITI NON CE NE VENDONO DI PIU’, che è il fattore che invece arricchirebbe il nostro PIL, come detto sopra.

Per finire, aggiungo che la spinta deflattiva indotta dal potere dei Sauditi di essere monopolisti dei prezzi, danneggia anche le banche. Perché col calo del prezzo del petrolio viene anche il calo dei prezzi di tutto, come già detto, e quindi il valore dei beni (assets) delle banca va giù anch’esso. Ma se quel valore cala, cala anche la capacità delle banche di prestare soldi all’economia reale della tua azienda, negozio, mutuo, per motivi complessi da spiegare qui. Un disastro. Ma non solo. Tutte le esportazioni di Italia ed Europa verso Paesi che vivono sulla vendita di petrolio calano disastrosamente, perché di nuovo col calo del valore del petrolio imposto dai Sauditi cala anche la ricchezza di quei Paesi che ci comprano cose e servizi. Quindi noi vendiamo di meno a loro.

Conclusione: troppo difficile cambiare il sistema mondiale del mercato del petrolio, troppo difficile eliminare il potere dei Sauditi. Ma si può fare altro. Lo si elimina introducendo sulla scena il ruolo DELLA SPESA DI STATO, i famosi Deficit che la UE ha demonizzato a morte per pura follia. Uno Stato può sempre e SEMPRE ripeto rimediare ai danni inflitti da parti esterne (come i Sauditi stanno facendo ora) alla sua economia semplicemente spendendo a deficit di più. Lo abbiamo dimostrato per anni con la Mosler Economics, che ringrazio anche per l’aiuto a questo articolo.

(poi certo, se riuscissimo a tagliare le pensioni d’oro della Casta allora saremmo a posto, e salveremmo anche il Giappone, ma che dico il Giappone! la Galassia…, e forse anche quella vicina)

(Mosler Economics.)

Paolo Barnard

Fonte: http://paolobarnard.info/

Link: http://paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=1023

12.12.2014

Pubblicato da Davide

  • marcopa

    Questo articolo sostiene una cosa vera-Il crollo del prezzo del petrolio è opera dei sauditi……………………….Ma perchè hanno provocato questo ? Per guadagnare di più ? …………Credo di no, anche loro venderanno a prezzi molto più bassi, e producono 12-13 mb/g su 93 mb/g consumati nel mondo…….La loro decisione è politica, nel 2008-2009 con il prezzo crollato a 40 $/b da 145 $/b si comportarono in modo diverso, l’ Opec tagliò 4 mb/g su 28 mb/g che era la sua produzione venduta a quel momento………Ora non hanno tagliato niente su 30 mb/g, perchè ?………………….Danneggiano alcuni paesi, Russia, Iran, Venezuela.Danneggiano lo shale gas. Creano problemi anche a tutta l’ economia mondiale……Ma quello che sarà decisivo sarà il tempo che durerà questa loro azione ribassista……….Se sarà di pochi mesi, ci sarà un effetto limitato. Se sarà duratura, gli effetti potrebbero essere pesanti per tutto l’ occidente………. Allora potrebbe trattarsi di un ricatto. Noi smettiamo se voi fate alcune cose. Oppure potrebbe essere un depistaggio, creare un problema grande all’ economia mondiale per coprire la guerra tra sunniti che c’è in Medio Oriente. In Libia, in Egitto, in Siria ed Iraq……………….Le ipotesi fatte hanno pochissimo valore, vedere per tempo i danni che potrebbero fare i sauditi all’ occidente può essere molto più utile e può neutralizzarli.

  • ilsanto

    Francamente non si capisce come si possa dire che i sauditi fanno crollare il prezzo del petrolio ma non ne vendono di più e quindi danneggiano l’economia con la deflazione e non fanno beneficiare della crescita del PIL ( cosa per altro negata nel post precedente ).

    Allora prima dice che ci fottono con la diminuzione del prezzo, evidentemente una stupidaggine non sostenibile, e successivamente per barcamenarsi dice che si ci sarebbe una ripresa ma i maledetti sauditi non ne vendono di più e quindi ci fottono i benefici .
    Ora non esiste proprio che se abbassi i prezzi e ti chiedono di più tu possa dire mi spiace ma non te lo vendo, non funziona cosi al massimo puoi aumentare i prezzi facendo diminuire la richiesta almeno in questo pianeta e con questa economia.
    Chiariamo subito che la deflazione non c’è per il calo del petrolio ma per la globalizzazione che ci fà arrivare i prodotti Cinesi, Indiani, Vietnamiti etc a costi molto bassi e non possiamo bloccarli perche il WTO ( voluto dalle multinazionali ) ci impedisce di mettere dazi, e questo inoltre fà chiudere le aziende europee che producono a costi ben piu alti creando disoccupazione riduzione dei consumi e deflazione.
    Qualora non bastasse le stesse multinazionali hanno visto bene di fotterci andando a produrre dove costa meno cioè in Cina, India, Vietnam etc chiudendo le fabbriche in Europa o USA ma guadagnando un mare di soldi.
    Inoltre il prezzo del petrolio diminuisce non perchè Riad sia l’anticristo ma perchè la crisi provocata dalla globalizzazione riduce i consumi e perchè gli USA che erano i massimi importatori del mondo sono diventati autosufficienti anzi esportatori netti di carbone e prodotti raffinati, e volendo vedere anche per il contributo delle rinnovabili, per le lampade LED, per gli elettrodomestici di classe A, per l’isolamento termico, per le auto ibride, per i televisori a basso consumo, per il teleriscaldamento, e per tutta una miriade di attenzioni e miglioramenti ai consumi persino per gli aeroplani.
  • Simulacres

    Mi sembra di sentire già il grido di dolore barnardiano: “quanti posti di lavoro persi!”. Soltanto per raggranellare un po’ di pil per lubrificare il sistema dominante.  Vanculo l’oro nero. Quando penso che per bieco interesse si impedisce che si possa ottenere energia solare ad ogni angolo di strada e che  per la stessa ragione, molte possibilità tecniche non vengono per nulla sviluppate. e che la maggior parte delle cose che mangiamo – sebbene possa essere prodotta facilmente sul posto senza troppi trasporti – fanno mediamente il giro del mondo. Penso che viviamo in un mondo tanto stupido e criminale. tanto quanto insensato e sprecato è l’impiego corrispondente di energia umana.

  • neutrino

    .. io alla terza media ci sono arrivato. Ma onestamente non riesco a seguire la logica di Barnard in questo articolo.

    Non e’ chiaro da dove derivi il potere di abbassare il prezzo del petrolio da parte dei produttori se non dall’aumento (o in questo caso dalla non-riduzione) della produzione durante una contrazione della domanda.
    E’ il mercato che ne vuole di meno. E, invece che ridurre la quantita’ prodotta per mantenere il prezzo stabile, l’OPEC ha deciso di mantenere la produzione invariata.
    Almeno, questo e’ quanto si legge sui quotidiani economici, ed ha una sua coerenza logica, a differenza di quanto riportato nell’articolo.
  • Aironeblu
    Acc… Anche oggi Barnard insiste a ragliare le sue stupidaggini senza freno pensando che basti gridarle più forte per renderle intelligenti.
    Nel suo contorto ragionamento tutti i produttori mondiali di petrolio vendono in maniera costante sempre la stessa quantità di greggio allo stesso prezzo, e solo i sauditi, per qualche oscura ragione della Mosler economy, hanno il potere di contrattare… Per di più, cattivissimi, ci vendono il petrolio sotto prezzo per farci abbassare le spese e dunque mandarci sul lastrico…
    Cioè: se la mia azienda riduce i costi di trasporto e riscaldamemto, risparmiando soldi che altrimenti finirebbero nei palazzi di vetro dei petrolieri in turbante, questo risparmio comporterebbe una riduzione delle vendite?!? Succederebbe l’esatto contrario, io sarei più competitivo, potrei pagare salari più alti o vendere a prezzi più bassi, o ingrandirmi assumendo ancora… Tutte cose che mi pare non siano quello che si può definire un danno per l’economia, che secondo Barnard si identifica con il PIL (altra vaccata allucinante, su cui non vale la pena divagare).
    Tutta l’idiozia dei ragionamenti di Barnard nasce dal presupposto base della Mosler Economy secondo cui il benessere economico si identifica con la crescita (prima vaccata) e la crescita è generata dall’aumento del contante in circolazione (seconda stra-vaccata), per cui più si spende più  soldi circolano, meglio sarà per tutti, anche se questi soldi invece di restare nel tuo paese circolano direttamente nelle tasche saudite.
    Insomma, un’ulteriore tragicomica dimostrazione dell’ignoranza caprina di Barnard in fatto delle basi più elementari dell’economia… 
    Ci sarà un motivo per cui i 5stelle hanno cestinato direttamemte lui e la sua teoria Mosler, causandogli gli attacchi di bile che ancora non accennano a calmarsi…
    Un saluto da noi persone comuni, in trepida attesa delle tue prossime rivelazioni.
  • mago

    La lobby del petrolio che tanto  volle le campagne irakene dovrebbe avere perso peso  in seno al circolo del tennis Usa se il greggio lo fanno affondare,resta il fatto che la prospettiva è quella di depredare i giacimenti russi nel caso di una  di implosione della stessa….e di quelli Iraniani se lo scopo fosse questo.

    Potrebbe essere anche l`inizio della fine del petrolio inteso come lo usiamo oggi dato che la svolta climatica sta mostrando che la natura ha perso la pazienza.

  • fabionew

    Tra i nostri problemi nell’Eurozona ed il calo del petrolio non c’è nessun legame, seguitare a rilanciare su questa teoria-bluff per distogliere l’attenzione dal vero problema, quello monetario, può far presa solo su quello 0,2% di popolazione che ancora affezionata al personaggio per debito di riconoscenza sulle battaglie passate. 

    Meglio firmare per il referendum sull’euro, come ho fatto stamattina.
  • borat

    A parte tutti i ragionamenti sul costo marginale di produzione, l’Arabia saudita può vendere il petrolio a prezzi più bassi perché ha minori costi di estrazioni rispetto agli altri produttori: mentre capire perché lo faccia lo possiamo solo intuire.

  • pingus

    diciamo che del mercato del petrolio ignoriamo primaditutto l’origine stessa della materia prima, che ci ostiniamo credere fossile, quando si genera e abbonda persino nello spazio..

  • bstrnt

    Dai commenti si può intuire che ci sono un po’ troppi professori e non tutti con cultura sufficiente.

    Credo che la prima domanda da porsi sia: "Qui prodest?", ovvero a chi giova?
    Se teniamo presente che dopo l’implosione dell’Unione Sovietica c’è stato un interregno monopolare nel quale l’unica potenza rimasta decideva tutto e per tutti, con un’arroganza tale da poter esternare che il XXI secolo era il secolo americano, tragicamente terminato l’11 settembre 2001, si può capire come dopo tale data le nazioni emergenti abbiano realizzato che l’unica scappatoia per non essere colonizzate era creare un asse di collaborazione.
    Da un mondo che andava prospettarsi come multipolare, la miopia unita all’incapacità delle élite imperiali è riuscita a produrre un mondo bipolare, come ai tempi dell’Unione Sovietica.
    Peccato che il polo nascente conti circa la metà della popolazione mondiale, con le economie più vitali.
    Le ultime mosse di queste élite sono state a dir poco demenziali, resesi conto che la coalizione nascente era oramai inattaccabile frontalmente (la Russia, non a caso aveva sempre mantenuto operativa la sua deterrenza nucleare), ha optato per la destabilizzazione permanente e pervasiva delle nazioni che potevano in qualche modo opporsi ai loro piani (col risultato di rinsaldare i legami tra queste nazioni).
    La guerra del petrolio va inquadrata in questa logica: l’impero vuole assolutamente appropriarsi delle altrui risorse perché sa di essere in fase decadente e sta giocando le ultime carte violente per evitare di implodere.
    Con la Cina si può iniziare con le scaramucce di Hong Kong (d’altra parte possiede circa un terzo del debito pubblico dell’impero e ha quasi un miliardo e mezzo di abitanti, importante è cercare di isolarla dalla Russia); la Russia, proprietaria di risorse e territori enormi, ma con soli 140 milioni di abitanti e una notevole deterrenza, è l’obiettivo primario di questi decerebrati che stanno conducendo una guerra economica basata sull’energia della quale la Russia è ricchissima.
    Sperano di imporre un cambiamento di regime al fine di rendere le loro rapine meno difficoltose; credo tuttavia che il popolo russo abbia memoria ben più lunga dei smemorati di collegno (gli europei), quindi credo che certe manovre otterranno risposte adeguate.
    Il deprezzamento degli idrocarburi unitamente alle demenziali sanzioni distribuite a chi non si piega ai loro voleri sono prodromi al voler prendere due o magari tre piccioni con un’unica fava (Russia, Iran e Venezuela).
    Quello che le "presstitute" di regime ancora nascondono e non vogliono analizzare è che l’aver cacciato la Russia tra le braccia della Cina, praticamente ha reso la Cina inattaccabile alle proiezioni di potenza dell’impero e sta trasformandola da potenza terrestre in potenza marittima, con tutto quello che ne consegue.
    Inoltre per poter ottenere questi bei risultati non si sono affatto curati di buttare in recessione l’alleata UE e sderenare il Medio Oriente (chiave di volta per le forniture energetiche globali).
    L’Arabia Saudita sta tenendo il bordone all’impero, ben conscia che i Saud sparirebbero dalla faccia della terra senza la sua protezione, quindi, facciamoci pure del male …. e poi è sempre una maniera bizantina per rendere pariglia a Putin che aveva promesso al candido giglio soprannominato Bandar Bush la terminazione di tutti i pozzi petroliferi dell’Arabia Saudita in un solo giorno in caso si fosse verificato il ventilato attacco terroristico alle olimpiadi di Sochi.
  • Truman

    Ancora una volta mi torna in mente Sbancor:

    Gli USA e il petrolio
    Entrai nell’aula sbuffando e di malumore. Non si poteva fumare: “Se non si può fumare, almeno sarà, almeno, permesso pensare? Ne dubito. Ne dubito fortemente.”
    Ero stato chiamato a tenere un seminario sul petrolio, da un mio amico docente, come “esperto della materia”. Mi guardai intorno sdegnato. Gli studenti erano tutti troppo perbenino per i miei gusti. Comunque tirai un respiro profondo e cominciai. «C’è chi crede che il prezzo del petrolio sia come il prezzo di qualsiasi merce: determinato dall’offerta e dalla domanda. Bene, anzi male. Malissimo. Domanda e offerta al massimo spiegano un 20% del prezzo. Qualcuno di voi sa quale era il prezzo del petrolio nel 1950?»
    Silenzio.
    «Me lo immaginavo» dissi sconfortato «Era di 2 dollari al barile circa. E nel 1955, nel 1960, nel 1965?» Sguardi interrogativi. «Sempre di 2 dollari al barile.» «Testoni», bofonchiai fra me e me. Implacabile proseguii: «E la curva della domanda fra il 1950 ed il 1965 cresceva o scendeva?» «Cresceva?» azzardò un occhialuto. «No, non cresceva: stracresceva, c’era il boom economico, la grande industrializzazione, c’erano i frigoriferi, le radio, le lavatrici, gli aspirapolveri, tutti quei maledetti aggeggi infernali che oltre a fare rumore d’inferno consumano energia.
    E poi c’erano le automobili. Un numero che mai la terra aveva visto. E le automobili allora non avevano neanche la quinta. Sapete con un pieno quanto si faceva su una BMW dell’epoca?» Silenzio. «Meno di 100 km! La domanda di energia cresceva e il prezzo del petrolio rimaneva fermo. Perché?»
    Silenzio. «Perché se ne estraeva sempre di più, ma sempre allo stesso prezzo: 2 dollari. E quanto andava agli arabi di “royalties”?» Silenzio. «Fra lo 0,2 e lo 0,5%. Poi venne Enrico Mattei e propose 50/50 purché si rompesse il “cartello delle 7 sorelle”. Mattei dirigeva l’ENI, una società di Stato. Che fine fece Mattei?» «Incidente aereo?» azzardò l’occhialuto. «Sì, chiamiamolo incidente. E chiamiamo la bomba di piazza Fontana una fuga di gas, e le due Torri un’esercitazione di un pilota ubriaco… Sì, sì… fu sicuramente un incidente! Comunque, se non è la domanda e l’offerta che determina il prezzo del Petrolio qual è, come la chiamate voi… ah sì, la “variabile esplicativa”?» Silenzio. «È la storia, teste di capra, la variabile esplicativa è la storia. E adesso vi racconto come è iniziata.»

    (Sbancor, American Nightmare)

  • consulfin

    francamente non riesco a capire: perché mai i sauditi dovrebbero mettere sul mercato sempre l’ultima parte dell’offerta necessaria per colmare la domanda, stabilendo così, non anche il prezzo dei precedenti 80 barili ma solo degli ultimi 10.
    Non riesco neanche a capire perchè, se la Svezia immettesse nuova produzione sul mercato, fotterebbe i sauditi sì e i russi o i venezuelani no.
    Io dico che, anche se la domanda fosse di soli 80, l’Arabia avrebbe comunque la sua quota di mercato (anche perchè lì estraggono le compagnie occidentali e, se queste estraggono, il petrolio lo vogliono vendere (compatibilmente con i costi di stoccaggio e con le previsioni dei prezzi futuri. A volte è più conveniente far girare le petroliere per il mondoe il prezzo salga e aspettare ch anzichè vendere al prezzo attuale).
    I sauditi sarebbero in grado di dire al mondo (senza l’aiuto dei loro mentori) "noi vi vendiamo quantità ILLIMITATE nel tempo al NOSTRO prezzo? Meno male che qualcuno si è ricordato dell’esistenza dei prezzi marginali, che valgono sia per la produzione sia per l’acquisto (che sono la stessa cosa: non c’è molta differenza nellacquistare e nel produrre una determinata merce perché alla fine devo sempre sostenere unn costo) solo che, superata una determinata quantità (stabilita dall’incrocio delle curve di costo medio e costo marginale) nella produzione devo sostenere costi crescenti, mentre nell’acquisto sono portato a pagare sempre meno per le ultime dosi di merce (dato che il petrolio che acquisto lo devo poi rivendere, all’aumentare della quantità acquistata aumenta il rischio che io non riesca a rivenderlo) quindi, secondo quest’ultima logica, se i sauditi, per qualche misterioso motivo, arrivano sempre e solo a colmare la domanda, dovrebbero sempre accontentarsi del prezzo più basso (ce l’abbiamo presente l’andamento della curva di domanda? Normalmente è decrescente!).
    Se l’economia fosse in ripresa, la curva di domanda potrebbe essere traslata verso l’alto e, con la predisposizioe a pagare di più il petrolio, si potrebbero andare a comprare le quantità necessarie presso rivenditori più cari ma che ci frega se il gioco vale la candela? Quindi l’ipotesi dell’Autore secondo cui il prezzo è basso ma i sauditi con vendono non ha senso perchè, se quel petrolio ci servisse veramente, andremmo a cercarlo altrove (anche a prezzi più alti!) Qui mi sembra di vedere la solita visione secondo cui le sorti dell’economia (la crescita del PIL) dipenderebbero dall’offerta e non dalla domanda. Se la domanda trainasse l’economia getterebbe le basi per acquistare il petrolio (ed altre materie prime) anche a prezzi più alti.
    Ancor meno chiaro è il penultimo capoverso: se, con il calo del prezzo del petrolio viene giù tutto, perché mai non dovremmo continuare a vendere ai paesi esportatori? VEdiamo un po’: cala il prezzo del petrolio, cala il costo di produzione di maufatti che i paesi esportatori di petrolio importano dai paesi trasformatori. Dov’è il problema? Consideriamo anche che i paesi esportatori spesso incassano diritti di estrazione dalle compagnie (quasi sempre "occidentali") che sono fissi e stabiliti con contrati pluridecennali e che non risentono delle osillazioni del prezzo (sarebbe meglio dire "delle quotazioni" del petrolio "di seconda mano") e che, pertanto, con il calo dei prezzi dei manufatti, dovrebbero avere ancora miglior convenienza ad acquistare…

    Conclusione: Di Battista sarà pure preparato quanto un allievo di terza media ma, con questo articolo alla mano, potrà sempre dimostrare che alcuni professori ne sanno meno di lui.

    P.S. Ma che ci vuole a dire che i sauditi sono fantocci dell’Impero e che si comportano secondo un copione scritto "altrove"?

  • Jor-el

    Sono parecchi i vantaggi che Riad trae dal ribasso del prezzo del petrolio. L’Arabia saudita – mantenendo un’alta produzione di greggio (e coprendo il 40% del fabbisogno mondiale) determina il prezzo dell’oro nero. In questo modo essa rende meno competitivo il petrolio di scisto prodotto negli Usa e mette in difficoltà ogni ripresa economica iraniana, indebolendo Teheran sullo scacchiere medio-orientale. Non credo che l’Europa sia al primo posto nei loro pensieri…

  • mago

     Lei è una persona molto umile….

  • consulfin

    I vantaggi sauditi non sono in grado di quantificarli nè di elencarli. Certamente sono in grado di manovrare il prezzo della loro unica risorsa, senza neanche preoccuparsi delle ricadute economiche: stiamo parlando di un paese feudale in cui i pochi tiranni si spartiscono le intere risorse. Cosa ben diversa per governanti che si sottopongono ad un giudizio più o meno vincolante di un corpo elettorale come possono essere Russia, Iran o Venezuela, che si devono preoccupare di redistribuire in quantitativi variabili i proventi dalla vendita delle risorse ai propri cittadini (e, per quanto ne so, almeno in Russia e in Venezuela, questa redistribuzione conta, forse anche solo per il consenso, ma conta).
    Il fatto che si renda meno competitivo il petrolio da scisto (e quindi meno costoso il pieno dal distributore) potrebbe giocare anche a favore dell’amministrazione statunitense (in fondo anche gli americani pagano la benzina), ma senz’altro gioca a sfavore dei paesi summenzionati. E la situazione internazionale non c’entra? Rimane difficile sostenere un’affermazione simile.
    Col mio commento volevo però mettere in luce le contraddizioni dell’articolo, che sono evidenti sia dal punto di vista puramente economico sia da quello geopolitico (almeno a mio avviso).

  • Cataldo

    Quanto ci manca sbancor !!! Quanto ci servirebbe oggi .

  • Cataldo

    La ricostruzione del ruolo Saudita nel prezzo del petrolio è abbastanza fantasiosa, come tutte le fiabe ha un fondo di verità, ma sono solo indizi.
    Purtroppo non c’è modo di condensare in un commento, ma intanto.

    1) I sauditi, intesi come membri della "famiglia" dei Saud, che di questo si tratta, non controllano molto delle loro stesse persone fisiche, figuriamoci il prezzo del petrolio.

    2) il prezzo del petrolio di cui si parla nell’articolo copre una percentuale bassa dei flussi effettivi, cosa da tenere presente sempre quando si parla di flussi, specie energetici. Tra l’altro l’esplosione dei contratti diretti a livello nazionale dei grandi produttori, Russia e Cina, e qualche anno addietro SAuditi CIna, ad esempio, non risente che marginalmente di questi prezzi, se non si tiene presente questo si perde il quadro e si da al prezzo dei notiziari un valore diverso da quello che ha.

    3) il prezzo del petrolio  riportato  è comunque in grado, già nel breve e medio periodo, di incidere sulla domanda effettiva, se ne deduce che ci sarà sicuramente un supporto all’asfittica domanda delle economie mature, oltre che un freno alle politiche di decentramento energetico avviate negli anni passati..

    Se si ragiona con un minimo di prospettiva più l’abbassamento del prezzo si prolunga più porterà slancio ad un nuovo salto dei prezzi,  un accenno anche minimo di incremento della domanda* sarà amplificato dalla avvenuta riduzione delle estrazioni marginali e  delle nuove trivellazioni in atto, cosa che contrarrà l’offerta, il fenomeno è già avviato a livello mondiale, e le conseguenze cominceranno ad essere sostanziali già alla fine dell’inverno.
    Ci sarebbe molto da dire, sul rapporto prezzo del petrolio e prezzo del gas, ad esempio, che gioca un ruolo in molti contratti importanti sul piano più finanziario che altro, ed altri elementi importanti per noi, ma andiamo al nocciolo :

    In sintesi questo abbassamento del prezzo, molto  all’ingrosso,  è un elemento che prepara la prossima crisi petrolifera a puntino, sicuramente per incrociarla con le prossime mosse dell’arco di crisi globale, la corona di spine del globo.

  • ascanio

    Come si a a giustificare una "cannonata" di bazooka se non si crea il mito della deflazione? Come sempre, a manovrare tutto ci sono gli Yankee & Co.

    Altro che sauditi beduini!
    Vedrai presto che QE stanno preparando globalmente. La mossa del giappone improvvisa di aumentare in maniera esponenziale l’allentamento monetario proprio poco prima che terminasse il "QE program" negli USA, la dice lunga. Hanno obbligato i fondi pensione giapponesi all’acquisto dei titoli di stato USA per compensare questa fandonia del tapering. Cosi facendo stanno fottendo le pensioni a tutti i giapponesi….
    la verità è sempre diversa da quella che appare o vogliono far apparire…