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CAMERON SFIDA JUNCKER: L'EUROPA E' FINITA ?

DI ROSANNA SPADINI

comedonchisciotte.org


Nel “Game of Thrones” della terra sterminata di Eurolandia si stanno addensando furiosi venti di guerra. In questa strana dimensione, che l’androide eurosapiens conosce da troppo tempo, le regole che non hanno mai funzionato, non funzionano più. Ed ecco che con buona pace dei 28 premier europei, maggiordomi cloroformizzati dal potere imperante delle oligarchie finanziarie, è stato nominato nuovo Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, il coniglio dagli occhi mansueti e dal cuore volpino.



Lo aveva annunciato il 26 giugno scorso il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, con 140 caratteri su Twitter, nuovo organo istituzionale della “democrazia liquida” del villaggio globale.

Infatti la nomina è stata designata dal Consiglio Europeo con un voto a maggioranza di 26 Paesi a favore contro 2 contrari (Gran Bretagna e Ungheria). L’elezione di Jean-Claude poi è avvenuta il 15 luglio a Strasburgo, con un’ampia e forte maggioranza dell’Europarlamento (422 voti su 750).

Intanto dal Regno Unito, che sta registrando il tasso di occupazione al massimo storico (del resto loro non conoscono l’euro), il premier David Cameron ha lanciato il guanto di sfida sulla guanciotta del coniglietto dal cuore di volpe, or ora eletto alla presidenza della Commissione.

Dopo la fallimentare battaglia contro la sua nomina quindi Cameron ha deciso di rimpastare il governo, cacciando i ministri eurofili dall’esecutivo. Trascorsa tra odi e vendette la “notte dei lunghi coltelli”, Michael Gove non sarà più il ministro dell’istruzione e diventerà il nuovo chief whip, il capogruppo parlamentare del partito conservatore, mentre il segretario della difesa, l’euroscettico Philip Hammond, sarà il nuovo ministro degli esteri al posto di William Hague. Lasciano inoltre i loro uffici anche altri eminenti “europeisti” ora caduti in disgrazia, come Kenneth Clarke, Damian Green e David Willetts.

E se ciò non bastasse Cameron promette anche di indire un referendum l’anno prossimo per uscire al più presto dall’Unione Europea. La sfida quindi è partita e c’è chi giura che ormai l’Europa avrebbe i suoi bei giorni contati.
Intanto anche l’altro cavaliere sfidante Nigel Farage, sfoderando la sua lancia in resta, si è lanciato all’attacco. Durante la dichiarazione di voto infatti ha tenuto un bel discorso dai toni forti, sbeffeggiando l’ipocrisia di Juncker che gli stava proprio davanti e lo guardava con occhi placidamente edificanti e mansueti (la scena è particolarmente tragica, ma non seria).

”Buongiorno a tutti. Se la democrazia europea è quella che abbiamo conosciuto finora, suggerisco a tutti di non riflettere troppo … Dovremo votare e abbiamo un solo candidato. Sembra di essere ai vecchi tempi sovietici, non vi pare? Di sicuro la democrazia richiede più di una scelta. E ancor peggio, sarà una votazione segreta. Non potevate fare di peggio. Subito dopo le elezioni, i nostri elettori non sapranno come abbiamo votato.”

“Lei Mr. Juncker ha parlato della necessità di una politica estera comune e di sicurezza. Della necessità di una politica energetica comune. Ciò che invece risulta chiaro è che lei vuole portare avanti il processo di centralizzazione dei poteri. Il che non è sorprendente dato che lei è stato negli ultimi vent’anni una figura chiave di questo sistema che ha oltraggiato deliberatamente con disprezzo la democrazia. Il miglior esempio è la sua citazione del referendum francese sulla Costituzione Europea, quando disse: “Se è un sì, diremo andiamo avanti! Se è un no, diremo continuiamo così!” Che roba è? Che cosa ha a che fare con la democrazia? Il suo zelo in questo progetto è insindacabile.”

“Lei poi ha detto, al termine del suo discorso: ‘Questo non è il tempo per una rivoluzione.’ Sappia che la rivoluzione c’è già stata. È stato un vero colpo di stato sulle democrazie nazionali, senza che le persone si rendessero conto di quello che stava succedendo. E in seguito a queste elezioni gli euroscettici non avranno ancora una maggioranza in Parlamento. Ma non pensiate che abbiano perso, perché la maggioranza dei cittadini europei non vogliono uno stato europeo. Non vogliono una Commissione Europea con potere esecutivo, non vogliono quella bandiera e non vogliono quell’inno. Lei verrà eletto ed io avrò il piacere di combatterla per tutto il prossimo anno!”

Intanto Juncker seguiva senza battere ciglio. Ma chi è il coniglietto dallo sguardo mansueto uscito dal cilindro illusionistico di zia Angie? Chi è il “coniglio ebbro” che secondo il Mail on sunday “beve cognac a colazione”? E perché Cameron proprio non lo regge?

Il ministro è stato al governo del granducato di Lussemburgo per 18 anni, ma la sua storia non è stata delle più trasparenti. Si dimise nel luglio del 2013, quando una commissione parlamentare lo accusò di non aver svolto adeguatamente il suo lavoro di monitoraggio dei servizi segreti, lo Srel. L’accusa avrebbe rimproverato Juncker di aver guidato formalmente un’intelligence che avrebbe agito come una “struttura di polizia segreta“, compiendo migliaia di intercettazioni illegali nei confronti di un gran numero di cittadini. Insomma una sorta di “James Bond delle Ardenne” al servizio del capitale.

È stato poi alla guida dell’Eurogruppo negli ultimi otto anni, era presente all’entrata in vigore dell’euro, ha assistito al fallimento della Costituzione europea del 2005, bocciata da Francia e Olanda, e alla conseguente imposizione strategica dei Trattati, ossia un compromesso ideale per ingannare l’opinione pubblica con l’oceanico Trattato di Lisbona, che bypassa la volontà dei popoli e si affida alle decisioni dei funzionari di corte, nominati e non eletti. Per tutte le sue doti machiavelliche dunque, il “coniglio 007” è particolarmente apprezzato dalle oligarchie euro-atlantiche, ecco perché anche Cameron se l’è visto promuovere sotto il naso, nonostante le minacce di un’uscita dall’Europa.

L’anomalia della sua elezione ha invero dimostrato che l’Unione ormai ha un’anima eterodiretta, indipendente da Londra e Parigi, che cerca di accelerare l’integrazione europea a marce forzate, soprattutto dopo la vittoria degli euroscettici. E’ questa infatti la prima volta che il candidato per la presidenza della Commissione, viene scelto dal gruppo di maggioranza del Parlamento europeo, bypassando i trattati, del resto violati in molte altre occasioni. In precedenza infatti erano stati i capi di Stato dei paesi membri ad eleggere il presidente della Commissione ed il Parlamento si limitava a ratificarne la nomina.

Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea è stato assolutamente ignorato il diritto di veto espresso da uno dei Paesi Big, senza alcuna possibilità che si potesse giungere ad un compromesso. Che ci sia un po’ di strizza per quanto riguarda i crediti da riscuotere? Per di più la maggioranza politica sta avvertendo l’anomalia pericolosa di un Parlamento violato da numerose volontà euroscettiche, che potrebbero anche sfiduciare la Commissione.
Intanto i nostrani gazzettieri si sono preoccupati di riportare soprattutto le parole di Renzi, crescita e flessibilità rimbalzano come mantra da un giornale ad un network, investono e rassicurano i cuori degli elettori, per celare invece la prima sconfitta europea dell’infante magnifico, perché i voti dei piddini, ora è chiaro e lampante per ‘chi del senno suo fosse signore’, sono serviti a ‘nominare’ Jean Claude, che è stato per lunghi anni primo ministro di un paradiso fiscale (sede di multinazionali quali Amazon, Ferrero, Apple Operations Europe, ecc.), il colonnello fidato della zia Angie, ed uno dei responsabili principali dei crimini politici neoliberisti commessi dall’UE.
Di lui abbiamo a disposizione numerose perle democratiche. Allo Spiegel in un’intervista del 1999 disse: “Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è stato deciso, andiamo avanti passo dopo passo fino al punto di non ritorno”. Un vero spirito democratico !
E da presidente dell’Eurogruppo nell’aprile del 2011 disse: “Le politiche economiche della zona euro dovrebbero essere prese nelle buie e segrete stanze per evitare turbamenti nei mercati finanziari. Sono pronto ad essere insultato per essere insufficientemente democratico, ma voglio essere serio. Sono per dibattiti segreti, al buio”.

Dunque i funzionari di corte stanno tramando per sottoscrivere i prossimi trattati capestro: il famigerato ERF, (European Redemption Fund), cioè una specie di Euro/Equitalia esattrice che gestisce lo scambio tra le eccedenze delle porzioni di debito superiori al 60% del PIL e la svendita dei beni patrimoniali, ma anche ‘una vera trappola di non ritorno nei confronti della totale abdicazione delle residue sovranità nazionali del nostro Paese’ (A.M.Rinaldi); e il famigerato TTIP, (Transatlantic trade and investment partnership), ovvero una zona euro/americana di libero scambio, un mercato unico per merci, investimenti e servizi, che condanna le aziende italiane ad una concorrenza molto sconveniente e favorisce le grandi corporations Usa, puntando ad abbattere le barriere doganali di importazione che tengono lontani dal nostro mercato i prodotti non sicuri e tossici (Ogm, cibo ai pesticidi, carne agli ormoni, pollo lavato al cloro, alimenti agli ftalati, ecc.).

Il TTIP soprattutto è un vero e proprio trattato/canaglia: un colpo di stato delle lobby (multinazionali e banche) che governano Bruxelles e Washington attraverso funzionari/zerbino, che cercano di trasformare il loro potere economico in potere giuridico, avendo così la possibilità di fare causa agli stati nazionali (con la quasi certezza di vincerla). «È un progetto politico – ha scritto Stefano Rodotà – per asservire ancor più i lavoratori ai piani delle corporations, privatizzare il sistema sanitario e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire». Rappresenta l’esito conclusivo ed esiziale della possibilità di sopravvivenza dello Stato Nazione, espressione della storia e della volontà dei popoli, contro il business delle multinazionali, espressione della volontà di potenza affaristica del privato.
Ecco perché Juncker, il ‘coniglio ebbro’, è il pupo ideale del “golpe bianco” che finora ha veleggiato tra Bruxelles e Strasburgo, senza trovare pressoché ostacoli sulla propria rotta. L’Europa istituzionale è infatti sottoposta ad un gioco illusionistico alla Houdini che viola spudoratamente i trattati: gli europarlamentari hanno magari il diritto di sfiduciare la Commissione (si ricordi la mozione del Parlamento del 16 marzo 1999 che ha costretto il presidente Jacques Santer a presentare le dimissioni per l’intero collegio), ma non quello di nominarla. Eppure è esattamente quello che è avvenuto.

Una cricca di squali pronti ad instaurare la prossima dichiarata dittatura europea. Ora non ha più timore nemmeno di agire alla luce del giorno, ne è testimonianza il fatto che la Triplice d’Europa (PPE, S&D e ALDE) abbia boicottato tutti i candidati del gruppo EFDD alle cariche di presidente e vicepresidente delle Commissioni del Parlamento europeo. Per la prima volta è stato deliberatamente ignorato il Metodo D’Hondt, che da sempre veniva usato per garantire la rappresentanza dei cittadini. 

Ma ormai furiosi venti di tempesta si stanno addensando all’orizzonte, e dunque l’Europa che abbiamo conosciuto sembra avere i giorni contati.

Chi vincerà? Non è il “Game of Thrones”, è la nostra vita. 


Rosanna Spadini

Fonte: www.comedonchisciotte.org

18.07.2014

Pubblicato da Davide

  • Tetris1917

    No. E’ l’Inghilterra che è fuori. Insomma, l’ennesima stella degli stati uniti d’america. Gli inglesi fanno da sempre una politica antieuropa, sono da sempre gli affiliati antieuropa in europa. Insomma serpi in seno!!

  • Whistleblower

    Quote:

    ""Prendiamo una decisione, poi la mettiamo sul tavolo e
    aspettiamo un po’ per vedere che succede. Se non provoca proteste né
    rivolte, perché la maggior parte della gente non capisce niente di cosa è
    stato deciso"

    La gente non capisce un cazzo di niente.
    Sono stato a firmare per il referendum contro Fiscal Compact e il ragazzo che stava al banchetto mi ha detto che hanno qualche problema con le firme perché nessuno sa cos’è il Fiscal Compact.
    E ci sono quelli che si aspettano la rivoluzione popolare…
    Sì, se viene Allegri alla Juve la plebe (giustamente) si incazza ma sul reale contenuto politico di questa protesta ho qualche lieve perplessità.

    Alla gente gli deve parlare un bell’uomo di successo che si presenti col quaderno a quadretti per fare i disegnini.
    Poi dopo una decina d’anni qualcuno apre gli occhi tutt’un botto e dice: "Ahò, o’ sai che sto fregno nun è pe’ gnente stronzo". Allora si comincerà a fare sul serio.

  • Whistleblower

    ops…saltato un pezzo…

    Quindi la responsabilità non è solo del "popolo" che obiettivamente non è in una condizione che gli permetta realmente di capire, ma soprattutto di quelli che dal popolo non ci vanno o perché lo vogliono fregare o perché pensano che se il popolo non ha capito perfettamente il plus valore, l’alienazione, la reificazione e l’oggettivazione significa che è solo un ammasso di potenziali fascisti. E’ così che si è arrivati al tradimento del PCI, fra l’altro…

  • amtitti

    "Intanto dal Regno Unito, che sta registrando il tasso di occupazione al massimo storico (del resto loro non conoscono l’euro)"
    Veramente il Regno Unito ha registrato un tasso di disoccupazione (6,5%) ai minimi dall’inizio della crisi (2008), così come molti altri paesi europei e non europei. Ad esempio l’Irlanda, che pure ha l’Euro, è recentemente scesa sotto il 12%, quota che non toccava dall’inizio del 2009. Viceversa la Danimarca, che non ha l’Euro, ha un tasso di disoccupazione quasi doppio rispetto a quello del 2008 (dal 3,3% al 6,5%).

  • Truman

    Qualche fonte?

  • Georgios

    Qualche articolo fa, avevo, tra l’altro, commentato:

    "Ormai, a livello mondiale,
    i protagonisti degli sviluppi internazionali sono soltanto due: da
    una parte i “concentrati” di potere economico che NON si
    identificano con gli Stati (i quali vogliono dissolvere) e dall’altra
    i popoli e basta. Se i popoli non agiscono per conto proprio, magari
    sfruttando le contraddizioni del sistema sia a livello globale sia a
    quello nazionale, e si affidano alle sue varie componenti (paesi
    “buoni”, partiti, sindacati etc), la partita e’ persa
    ."

    In questo scontro, non ancora concluso e che ha le sue radici, storicamente più evidenti, alla fine del 18o secolo, il fronte e’ unico. Si sta o di qua o di là.

    Ne prendano nota gli apostoli di qualsiasi fede politico-religiosa. Di destra o di sinistra, che non esistono più. Come non esistevano prima dei tempi di Luigi XVI. Perché e’ lì che si torna.

    La lotta ora e’ tra la "logica Jean Claude", scientificamente elaborata, del "facciamo la prima mossa, aspettiamo le probabili reazioni e poi continuiamo" (non vorrei fare l’analogo osceno) e questa reazione già manifestata in parecchie occasioni dal popolo per essere disgraziatamente (finora) bocciata dalle "ortodossie del pensiero politico". Per esempio:

    http://www.youtube.com/watch?v=vmQ2KxiFqAQ

    La lotta e’ tra l’oligarchia finanziaria (e i suoi scagnozzi) e il popolo.

  • Whistleblower

    E lo so ma è una lotta di sinistra anche se non lo si capisce.
    Casomai si dovrebbe dire che sia la sinistra che la destra della piccola borghesia in questo frangente si trovano ad avere un nemico in comune, ma affermare che la destra e la sinistra non esistono è un grosso errore tattico.

    Il motivo di questa pretesa (che sx e dx non abbiano più senso) è che la piccola borghesia non ha mai capito una mazza della sostanza delle questioni politiche avendo come unico lume e faro il proprio tornaconto e la possibilità di mantenere una rendita di posizione, per quanto mediocre, facendo le funzioni di guardiani dell’ordine costituito e si è sentita praticamente in soggezione di fronte alle eccessive raffinatezze filosofiche del marxismo. Ora dovreste rendervi conto che quei signori dell’ordine costituito stanno per sodomizzarvi a passo di carica quindi se ci riflettete un attimo vedrete che le istanze della sinistra erano abbastanza profetiche.
    Da parte sua anche la sinistra ha le sue colpe perché ha svilito il contenuto della sua proposta politica limitandolo a una serie di rivendicazioni sindacali di basso profilo per cui alla fine i votanti di sinistra si sono trovati a seguire dei partiti che non li rappresentavano più in nome di una fittizia continuità con il vecchio PCI e il PCI si è rapidamente staccato dalla sua base più autentica per spostarsi prima verso una specie di socialdemocrazia (del piffero) poi decisamente verso il liberismo più smaccato.

    Mma sinistra e destra esistono e hanno senso; negarlo comporta una serie di rifiuti e impuntature da una parte e dall’altra che depotenziano del tutto la spinta al cambiamento e alla lotta.

  • RosannaSpadini

    @Georgios

    Giustissimo quello che dici tu e quello che dice il rappresentante anonimo del popolo nel filmato youtube che hai segnalato.

    Però che fine ha fatto questo movimento? Che cosa hanno combinato? Non si sente più parlare di loro. Dunque le loro rivendicazioni, anche se giustissime, non hanno trovato uno sbocco politico per ora. Speriamo nel futuro.

    Perché Georgios non scrivi un articolo sulle rivoluzioni della storia? Visto che sei così documentato?

  • Georgios

    Mi accorgo dell’esistenza di uno spirito dialettico ben più edificante rispetto ad un precedente incontro. E lo saluto con molto piacere.

    Non dissento con quanto scrivi. In realtà la differenza sostanziale tra destra e sinistra e’ stata coniata (spero di usare il verbo giusto) durante la rivoluzione del 1789. A destra si e’ seduto il vecchio, il regresso, a sinistra il nuovo, il progresso. Quindi destra e sinistra esistono sempre, anche ora.

    Il fatto e’ che di questi tempi bisogna un po semplificare (pur avendo le idee chiare in testa) e aiutare la gente nel senso della comprensione comune di problemi comuni. Perché quando la gente sente "sinistra" o "destra" tende, per inerzia politica, a dividersi. Cosa che si deve evitare. Infatti chi (come forza politica) e’ veramente contro il sistema troika, la prima cosa che dichiara ne suo statuto e’ di "non fare differenza tra i credo politici dei suoi membri" e cioè "tra destra e sinistra".

    Questa era la mia intenzione nel commento: Basta con i vecchi schemi. Uniamoci.

  • RosannaSpadini

    @Whistleblower

    Le ideologie sono finite con la caduta del famigerato muro. E perché sono finite? Ne hai un lampante esempio proprio oggi: io ero di sinistra, ma oggi sono in aperto conflitto con i miei amici di sinistra di un tempo, che votano o Vendola,  comunisti italiani, Tsipras, oppure Pd.

    Ebbene questi amici di sinistra non hanno capito una mazza dell’euro e dell’Europa. Dunque? Dunque gli antifascisti di ieri, sono i fascisti di oggi. Invece persone di destra, che un tempo non potevo sopportare, oggi spesso hanno capito l’imbroglio dell’euro e non ci vogliono stare, perché sta danneggiando anche loro.

    Quindi dov’è oggi la sinistra? Vendola, comunisti italiani, micromega, Spinelli, Tsipras? Che vogliono cambiare l’Europa senza cambiare l’euro?

    Le ideologie sono finite, perché mentre prima del 1989 il benessere in Europa era funzionale alle ostilità della guerra fredda contro URSS, che non conosceva benessere economico democratico, e quindi era sostenuto dal potere euroatlantico, ora questo benessere non serve più ai poteri politici USA, che anzi nel frattempo sono diventati zerbini della finanza.

    Dunque i lanternini (destra e sinistra) sono funzionali ai lanternoni (USA – URSS), sono loro che decidono dei nostri destini, e noi cosa facciamo? come i capponi di Renzo, che si beccavano tra di loro.  

  • Whistleblower

    Abbiamo litigato? Non mi ricordavo…
    Non c’è problema basta che tu non mi abbia dato del neofascista…;)

    Chi si deve unire adesso non sono "destra" e "sinistra", che allo stato attuale di degrado politico e culturale sono entità astratte, ma piccola media borghesia e lavoratori (grossa schematizzazione, sia chiaro). E’ sbagliato però partire dicendo che dx e sx sono la stessa cosa o che la differenza non conta più; la gente si riconosce comunque in idee politiche di base e se le privi di quelle gli levi qualsiasi punto di riferimento rendendo impossibile l’aggregazione.
    E non credo che si debba "semplificare", al contrario bisogna approfondire, elevare progressivamente il tono del discorso; ma va fatto per gradi e il primo passo deve essere non tanto rendendo più facili (ossia impoverendo) i concetti ma partendo da degli assunti ideali che scaldino i cuori. Solo dopo sarà possibile veicolare dei contenuti più complessi, razionali e efficaci politicamente.
    Purtroppo non vedo traccia di questo approccio che ritengo – forse sbagliando – assolutamente essenziale, né da parte della "sinistra" né da parte della "borghesia".

    P.S.: Ma non sei italiano? Forse greco? Scrivi perfettamente, complimenti.

  • Whistleblower

    Rosanna sx e dx non sono solo idee con una storia incarnate da determinati uomini politici, sono punti di riferimento culturali e ideali senza i quali la gente non sa più chi è.
    Privali di quello ed è come se gli dicessi che l’unica cosa che conta è ottenere qualche rivendicazione spicciola o troppo astratta.
    Bisogna dire un’altra cosa e cioè che dx e sx oggi hanno un nemico in comune e che entrambe possono incontrarsi sul terreno della democrazia tradita dal sistema tecnocratico e su quello dell’uguaglianza. Ci ha vinto le elezioni a New York Di Blasio parlando di uguaglianza.
    Occorre una persona con un certo prestigio però perchè sennò chi ancora non si informa non recepirebbe il messaggio.

  • Georgios

    In Grecia abbiamo un proverbio che dice "un cuculo non fa (porta) la primavera". Per ora ci sono stati i vari forconi, comitati 9 Dicembre etc, ma e’ come con la macchina in inverno. Bisogna tentare e ritentare finché il motore si avvii. Esiste ancora molta influenza del vecchio modo di pensare politico oltre alla propaganda mediatica, esiste molta inerzia nel modo di pensare che la gente si porta dietro. Bisogna avere pazienza e non demordere. Quando il motore si avvierà ne vedremo delle belle.

    Per quel che riguarda l’articolo sulle rivoluzioni non c’è bisogno di diventare "accademici" (modo di dire, non sottovaluto nessuno). Si può contribuire anche esprimendo la propria opinione senza "offendere" o "insegnare" niente a nessuno. Se poi si presenta il caso si può parlare di un certo periodo rivoluzionario in modo più specifico.

    Comunque terrò in mente la tua esortazione!

  • Georgios

    Beh.. non era proprio un litigio ma ci mancava poco. Eri andato un po pesante ed anche, credo, ingiusto, sul giudizio di un mio articolo.

    http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=13641

    Vedi, la sinistra e la destra (le entità astratte che dici giustamente) sono distribuite uniformemente tra piccola, media borghesia e lavoratori. Quindi? Si fa lezione o facendo si impara? Io credo il secondo. P.es. in Grecia durante la prima occupazione tedesca sulla montagna e’ salita gente di ogni estrazione sociale a far la resistenza. Ebbene a guerra finita quello che chiedeva il popolo era "Λαοκρατία!" ossia Potere al Popolo.

    L’approccio che cerchi non verrà mai dalla destra o dalla sinistra per il semplice fatto che quelle che anche tu richiami sono le destre e le sinistre ufficiali. Sono parte del sistema. La cosa nuova la costruirà il popolo e quando l’avrà costruita scoprirà che e’ la nuova sinistra, cioè il progresso.

  • Whistleblower

    Non sono assolutamente d’accordo anzi francamente sono piuttosto stupito da questa tua analisi.
    La sinistra intanto non è né il PD né SEL, ma soprattutto non è vero che sia uniformemente diffusa.
    Questa è una semplificazione dettata da lodevole impazienza ma resta una semplificazione troppo sbrigativa.
    Sx e dx sono delle entità astratte nella misura in cui non si sostanziano in un’azione politica e oggi esiste solo un grande centro che monopolizza il discorso, ma come riferimento ideale sono vivissime.
    Non otterrai  nulla (e infatti non sta succedendo nulla) se richiami all’unità in nome della Democrazia, del Potere al Popolo etc etc perché la gente non capisce di cosa stai parlando.
    Il fronte degli "sfruttati" è composto da classi sociali tradizionalmente in conflitto e non è squillando genericamente la tromba che li puoi spingere a compattarsi, è necessario far passare un discorso molto più articolato che si basi, questo è importante, su un progetto dettagliato che dimostri come sia i lavoratori, che i precari, che le partite IVA, che i piccoli imprenditori, che i professionisti borghesi, possono davvero trovare un modo di far convergere i propri interessi.
    Non è facile, devi convincere il piccolo ferocissimo imprenditore veneto che gli statali non sono una mandria di fannulloni ma che al contrario la sua prosperità dipende dai soldi che spendono gli statali; devi convincere i professionisti e i medi imprenditori che devono accettare di non potere sempre e comunque tramandare la loro rendita di posizione ai figli in eterno perché la mobilità sociale è l’unico valore che tiene insieme una comunità; devi dimostrare ai lavoratori che la disciplina e la fatica che gli si chiede sarà ricompensata con una vita decorosa, con l’assistenza medica per la famiglia e in particolar modo con un’istruzione che permetta ai loro figli di migliorare la loro condizione di partenza anche perché uno Stato e una Costituzione devono garantire la mobilità sociale come valore in sé. Capisci bene però che l’"ascesa sociale" comporta una "discesa" di qualcun altro e il problema è dimostrare che la disuguaglianza e il mantenimento della rendita di posizione portano a sottomettersi inevitabilmente al dominio delle oligarchie per cui alla fine anche il medio borghese benestante di oggi rischierà di finire proletarizzato se non accetta di lasciare qualche chance anche a chi nasce da una classe sociale meno abbiente.
    Se passasse questa idea nel giro di poche generazioni si diffonderebbe una solidarietà sociale senza precedenti. Non è facile.

    Come si fa? Intanto ci vuole una persona che abbia quello che alcuni sociologi francesi chiamavano il diritto/dovere di essere ascoltati altrimenti sono parole sprecate; poi devi saper spiegare che queste diverse classi sociali che ho elencato sono in grave pericolo e che la loro salvezza dipende dalla loro unione quindi il primo passo è identificare e nominare il nemico comune; dopodiché serve appropriarsi di parole forti come uguaglianza, solidarietà, condivisione, solidarietà, ricambio generazionale (Di Blasio ha vinto le elezioni con la parola "uguaglianza", Grillo ha sfondato con la parola "onestà").

    Questi sono i primissimi passi che non avranno efficacia se prima non si è pensato, e imparato a comunicare, un progetto che dimostri di aver ben compreso le diverse esigenze di ogni classe, di aver analizzato a fondo le ragioni del conflitto fra queste, di saperle sintonizzare in un nuovo paradigma di valori.
    Per adesso ci si limita a parlare o a tutti indistintamente o a ogni gruppetto singolo e ovviamente, come puoi constatare, la risposta politica contro questo sistema non riesce minimamente a decollare.
    Prova tu che evidentemente sei una persona di cultura a fare la prova qui su CDC; fai un post sperimentale in cui dici su quali basi si costruisce un sistema economico e sociale in cui la piccola borghesia, i precari, i lavoratori dipendenti, i professionisti possono coordinare le loro esigenze in un progetto politico comune; illustra come la conflittualità attuale fra queste classi non è un dato oggettivo ma viene anzi implementato ad arte da parte di un’oligarchia che propaganda degli ideali di profitto personale e di competitività che sono puramente funzionali ai suoi interessi ("suoi" dell’oligarchia); che non esiste solo il "profitto personale" ma anche il "profitto collettivo".
    Prova se vuoi e poi si vede come rispondono gli utenti e che tipo di discussione ne nasce.

  • Georgios

    Per prima cosa io (e non solo dagli esempi italiani ma anche da quei nostri qui) non ho affatto constatato che "Sx e dx come riferimento ideale sono vivissime" specie sx (sempre che Sx e dx vogliano dire sinistra e destra per essere onesto, non sono familiare con questi termini). Quello che vedo di vivissimo sono i riferimenti ai partiti di sx e dx specialmente per chi non ha ancora preso le mazzate sufficienti, per chi continua a illudersi con l’aiuto della propaganda mediatica e, di solito, per i vecchi. Il resto semplicemente se ne frega, specie tra i giovani, che considerano sx e dx come "politica" che per loro e’ una parolaccia di significato veramente infimo.

    In secondo luogo sono molto stupito dalla tua lodevole semplificazione nel trasformare l’esempio che ho sintetizzato in una frase (che naturalmente si riferiva ad un’altra epoca, ad una occupazione militare che era visibile al 100%) in una "analisi". Non ho fatto nessuna analisi. Ti ho semplicemente descritto come la gente più disparata politicamente, mediante l’azione reale (e senza il bisogno di nessun "squillo generico di tromba" o "richiamo alla Democrazia" o "al Potere del Popolo") ha acquisito dei valori e degli obbiettivi comuni al punto che questo "Potere al Popolo" l’ha fatto proprio slogan da solo. Per via della pratica, non di qualche tipo di insegnamento o di educazione.

    Questi non sono tempi per insegnare, dimostrare, convincere etc perché la casa ha già preso fuoco e brucia. Bisogna spegnere l’incendio e cacciare i piromani, cioè bisogna trovare il minimo comune interesse tra lavoratori e ceti bassi-mediobassi in generale, cosa che si vede chiaramente nel video che ho linkato nel primo intervento. Si sono ritrovati senza il bisogno di nessuna dimostrazione o convincimento. Quindi insistere sulle cose reali, sulle cose pressanti nella vita e nei vicoli ciechi di ognuno e di ogni giorno.

    Infine io credo che la società di oggi sia matura per fare un passo avanti verso la costruzione di una democrazia partecipativa e quindi non ha bisogno del grande leader che una volta era necessario. Il livello di comunicazione tra la gente va aumentando in modo impressionante in tempi brevissimi cosa che rende sempre di più possibile una gestione comune della società. Di certo però io non credo che il capovolgimento in vista avrà come premio un ritorno alle vecchie maniere di vivere e di fare politica sia pure con maggiore comprensione o solidarietà. Queste non arriveranno mai se non si stabiliscono prima delle regole di controllo democratico su tutte le funzioni-aspetti della società.

    E certamente non c’è tempo per fare dei progetti che si contano con delle generazioni. Noi p. es. come greci rischiamo di sparire come entità nazionale in meno di una generazione se le cose continuano di questo passo. La mobilità sociale implica l’esistenza delle classi sociali, e certo cercherò di unire queste classi ora che rischiano l’annientamento sociale a causa della barbarie capitalistica ma non e’ detto che devo poi istituzionalizzare tramite la Costituzione la loro esistenza, cioè l’esistenza dell’iniquità sociale. Non so che cavolo farò, il mio progetto non e’ ancora arrivato a tale grado di perfezionamento, so solo che cercherò di cancellare l’ingiustizia sociale.  

  • RosannaSpadini

    @Whistleblower

    Anch’io non vedo tutta questa vivacità di ideali nella dx e sx di oggi, nemmeno autenticità di valori, e il governo delle larghe intese ne è un esempio lampante.  Tu dici che sono sistemi culturali e progetti sociali distinti e ben differenziati, io vedo esattamente il contrario. Dx e sx ormai si confondono, hanno gli stessi progetti, collaborano insieme.

    Tu dici che la vera sinistra è ben diversa da partiti come  Pd, Sel, Tsipras ecc. ed io ci credo, ma rappresenta una minoranza talmente irrilevante che non fa storia. Il crollo delle ideologie poi, non se l’è inventato Grillo  o Casaleggio (come affermano i suoi detrattori), il crollo delle ideologie, che tu ci creda o no, è un dato di fatto, lo affermano diversi autori: Bauman, Crouch, Klein, Todd.

    Le ideologie tu dici, non sono solo stereotipi culturali, ma progetti di vita, sistemi di valori, sangue venoso, e gli uomini non possono farne a meno. Benissimo, d’accordo. Allora perché, come ti ho detto prima, oggi i veri fascisti sono gli antifascisti di ieri? Vuol dire che è avvenuta una mutazione ideologica talmente drastica, che la sx di ieri, indossa la camicia nera e fa a pezzi la Costituzione antifascista, nata dal sangue della Resistenza. Indossa la retorica di propaganda e fa a pezzi il benessere sociale, il welfare state e risuscita le caste sociali chiuse e ottuse, impedendo per sempre quella mobilità sociale che è la cifra della democrazia.

    Qual è la vera sinistra dunque? Quella che se ne sta in disparte a criticare gli uni e gli altri, speculando sui massimi sistemi e sequestrando la possibilità di riacquistare la sovranità a chi ci prova, perché i mancano i numeri?

    Le ideologie intese come progetti culturali di vita, sono purtroppo tramontate, ma la loro morte potrebbe rappresentare anche un’opportunità, perché finalmente il re è nudo e forse appunto questo permetterà di vederne fino in fondo la sporcizia morale.