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CALABRESI E SOFRI ECCO COME ANDO'

DI MASSIMO FINI

ilfattoquotidiano.it

Nel serial documentaristico Gli anni spezzati (gli anni di piombo) Rai Uno si è anche occupata dell’omicidio del commissario Luigi Calabresi avvenuto il 17 maggio del 1972. Quella mattina mentre il commissario usciva di casa, in via Cherubini 6, e stava per salire sulla sua 500, fu avvicinato alle spalle da un uomo che sparò due colpi di pistola, uno alla nuca, l’altro alla schiena, poi risalì su una 125 blu guidata da un complice e sparì nel traffico.

E’ curioso che in questo documentario, nel complesso abbastanza sgangherato non si facciano mai i nomi degli assassini (se non nei titoli di coda): Adriano Sofri, il leader carismatico di Lotta Continua, Giorgio Pietrostefani, il suo braccio destro, condannati a 22 anni di carcere come mandanti, di Ovidio Bompressi e Leonardo Marino esecutori materiali del delitto (il primo sparò, il secondo guidava la 125 blu). Come se si volesse rimuovere dalla memoria dell’opinione pubblica non solo i responsabili di quel delitto ma anche l’ambiente in cui maturò. E’ strabiliante che si tenti questa obliterazione mentre, pur essendo quei fatti assai lontani, molti testimoni del tempo sono ancora vivi.

Io sono fra questi. Nel 1972 facevo il cronista all’Avanti! e abitavo in via Verga a non più di duecento metri da via Cherubini. Fui uno dei primi ad arrivare sul luogo del delitto. Il corpo di Calabresi era già stato portato via, ma sull’asfalto c’erano ancora pozze di sangue mentre qualcuno stava spazzando via, mischiandoli a della segatura e buttandoli in una di quelle palette che servono per sbarazzarsi della spazzatura, brandelli di cervello.

Lotta Continua e il suo settimanale, di cui erano o erano stati o sarebbero stati direttori-prestanome intellettuali di più o meno chiara fama, da Piergiorgio Bellocchio a Pio Baldelli, Pasolini, Adele Cambria, Pannella, Giampiero Mughini, aveva condotto una feroce campagna contro il commissario Calabresi accusandolo di essere il responsabile della morte dell’anarchico Pino Pinelli ‘caduto’ nella notte fra il 15 e il 16 dicembre dal quarto piano della Questura di Milano dopo tre giorni di interrogatori in seguito alla strage di Piazza Fontana avvenuta pochi giorni prima (12 dicembre).

Conoscevo bene gli ambienti anarchici. Nel 1962 quando facevo la prima liceo al Berchet, un gruppo di giovanissimi anarchici aveva rapito a Milano il viceconsole spagnolo (a cui peraltro non verrà torto un capello) per cercare di impedire la condanna a morte di un antifranchista, Conill Valls. Alcuni di quel gruppo venivano dal Berchet, ne erano usciti da pochissimo. Altri giovani anarchici, Tito Pulsinelli, Joe Fallisi, Della Savia li avevo conosciuti in seguito in uno dei bar di Brera, frequentato anche da Calabresi, poliziotto moderno, abile e accattivante, che girava in maglione, avevo incontrato anche Pino Pinelli, più anziano degli altri, sulla quarantina, che faceva il ferroviere. Pinelli era il classico anarchico d’antan, lo era culturalmente e sentimentalmente, ma come uomo era mitissimo, uno che non avrebbe fatto del male a una mosca. Che si fosse gettato dal quarto piano gridando «E’ la fine dell’anarchia!» andandosi a spiaccicare nel cortile della Questura, che era la versione della polizia, pareva a tutti inverosimile. Da qui la campagna contro Calabresi (che verrà poi assolto da ogni addebito perchè al momento del ‘volo’ di Pinelli non era nella stanza, c’erano altri poliziotti) condotta da Lc ma anche, sia pur con toni meno accesi, dall’Espresso e dall’Avanti!.

Le indagini invece di puntare su Lotta Continua, il cui giornale nel titolo e nell’editoriale di Sofri aveva sostanzialmente plaudito all’omicidio (c’era stata anche una riunione del Direttivo di Lc in cui si era discusso se attribuirsene anche materialmente la paternità) si diressero a destra. Perchè in quegli anni postsessantottini in cui quasi tutti i giornali e i giornalisti se la davano da ‘rivoluzionari’ era un delitto di lesa maestà indagare a sinistra, anche se la stella a cinque punte delle Br aveva già cominciato a brillare. Mi ricordo il tempo che si perse a seguire le piste di un giovane estremista di destra, Gianni Nardi, figlio di una facoltosa famiglia di San Benedetto del Tronto. Passarono così inutilmente gli anni e alla fine l’omicidio Calabresi fu archiviato fra i tanti casi irrisolti della recente, e torbida, storia italiana.

Sedici anni dopo, nel 1988, Leonardo Marino, un ex operaio della Fiat, ex militante di base di Lc, che vendeva frittelle in un baracchino ambulante di Bocca di Magra, mentre molti suoi compagni di origine borghese, Sofri compreso, si erano ben sistemati nei giornali, nell’editoria, nella politica e, più in generale, nell”intellighentia, si autodenunciò per l’omicidio Calabresi: lui e Ovidio Bompressi erano stati gli esecutori materiali, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani i mandanti. Marino non era un ‘pentito’, diciamo così, classico, non era in prigione, non era indagato, nessuno lo cercava, viveva tranquillo a Bocca di Magra, non aveva nessun interesse a confessare un omicidio che gli sarebbe costato undici anni di galera (anche se poi, grazie proprio alla capacità degli altri imputati a portare il processo per le lunghe, la sua pena cadrà in prescrizione, ma al momento della sua confessione Marino questo non poteva saperlo).

Al processo, iniziato nel novembre del 1989, Sofri e gli altri si difesero malissimo. Negando anche l’evidenza. Negando che esistesse un ‘secondo livello’ di Lc dedito agli ‘espropri proletari’, cioè alle rapine. Una di quelle rapine fu compiuta con la mia macchina, una Simca coupè rossa che un mio amico, Ilio Frigerio, militante di Lc, mi aveva chiesto per uscirci, disse, con una ragazza, la sera. Me l’avrebbe riportata la mattina dopo. E in effetti la mattina la macchina, intatta, era nel mio garage. Qualche tempo dopo Ilio mi confessò che aveva dato la mia macchina ad altri militanti di Lc che avevano bisogno di un’auto ‘pulita’ per fare una rapina. In quanto a Pietrostefani dalle sue dichiarazioni sembrava che in Lc fosse stato solo di passaggio. Mentre tutti sapevano che se Sofri era l’ideologo Pietrostefani era il capo dell’organizzazione. «Chiedilo a Pietro» dicevano i militanti di Lc quando c’era un problema di questo genere da risolvere.

Durante i vari processi che si conclusero nel 1997 con una condanna definitiva della Cassazione, e anche dopo, venne fuori tutto il ripugnante classismo dell’entourage degli ex Lotta Continua (Roberto Briglia, Gad Lerner, Luigi Manconi, Marco Boato, Paolo Zaccagnini, Enrico Deaglio, Guido Viale): la testimonianza di Leonardo Marino non valeva niente, perchè era un venditore di frittelle, un ex operaio, un plebeo, niente a che vedere con la raffinatissima intelligenza di Sofri. Una degna conclusione per chi era partito per buttare giù dal trespolo ‘i padroni’.

Sofri ha avuto otto processi, due sentenze interlocutorie della Cassazione, una assolutoria (la cosiddetta ‘sentenza suicida’ perchè il dispositivo era volutamente in stridente contraddizione con la motivazione), quattro di condanna. Ha goduto anche di un processo di Revisione, a Venezia, cosa rarissima in Italia che probabilmente nemmeno Silvio Berlusconi riuscirà a ottenere. E anche il processo di Revisione ha confermato la sentenza definitiva della Cassazione del 1997. Nessun imputato in Italia ha mai avuto le garanzie di Adriano Sofri. Nonostante tutto ciò la potente lobby di Lotta Continua, divenuta trasversale e incistata in buona parte dei media, ha continuato a proclamare a gran voce la sua innocenza e a pretenderne la scarcerazione per grazia autoctona del Capo dello Stato. Nel frattempo Sofri è diventato editorialista principe del più venduto settimanale di destra, Panorama, e del più importante quotidiano della sinistra, La Repubblica. Per meriti penali, suppongo, perchè in tutta la sua vita Sofri ha scritto solo due pamphlet, mentre proprio la prigionia gli avrebbe dato la possibilità di scrivere, perchè il carcere è un posto atroce ma ha infiniti tempi morti (Caryl Chessman, ‘Il bandito della luce rossa’, condannato a morte per dei presunti stupri, scrisse in galera quattro libri, fra cui due capolavori: Cella 2455 braccio della morte e La legge mi vuole morto). Quando, a volte, un’università o qualche liceo mi invitano a tenere lezioni di soi-disant giornalismo e, alla fine, i ragazzi mi si affollano attorno e mi chiedono come si fa a diventare giornalista, rispondo: «Uccidete un commissario di polizia o, se non avete proprio questo stomaco, prendete tangenti come Cirino Pomicino».

Indubbiamente Adriano Sofri, da giovane, aveva un indiscutibile carisma. Anche un uomo di forte personalità come Claudio Martelli ne subiva il fascino se ha chiamato Adriano uno dei suoi figli in omaggio all’amico. Io questo fascino non l’ho mai capito. Era piccolo, mingherlino, il mento sfuggente del prete, l’aspetto molliccio per nulla virile. Ma, si sa, le vie del carisma sono misteriose.

Il giornale di Lotta Continua pubblicava le foto, i nomi, gli indirizzi, i percorsi, le abitudini di fascisti o presunti tali, alcuni dei quali aggrediti sotto casa, specialità della ditta, sono finiti in sedia a rotelle. Almeno questo dovrebbe far riflettere i difensori d’ufficio di Adriano Sofri.

Massimo Fini

Fonte: www.ilfattoquotidiano.it

16.01.2014

Pubblicato da Davide

  • Tao

    Il tentativo di santificazione televisiva del commissario Luigi Calabresi forse rappresenta qualcosa di più della consueta riscrittura della Storia da parte dei vincitori, anche perché nella Storia non ci sono vincitori, ma conflitti perenni, nei quali spesso i bersagli non sono neppure consapevoli di esserlo.

    Una delle trappole più comuni che queste operazioni propagandistiche mettono in atto, è quella di spostare la discussione sui dati incerti per spiazzarla rispetto ai pochi dati certi o certissimi. Ad esempio: Calabresi era o no presente nella stanza dalla cui finestra volò Giuseppe Pinelli?
    Vai a stabilirlo con certezza, dopo tanti anni di chiacchiere e depistaggi. Gli elementi di contrasto al processo di beatificazione vanno ricercati invece tra i dati incontrovertibili, quelli che non possono essere smentiti. Costituisce un dato di fatto che quando Calabresi sporse querela per diffamazione contro il quotidiano “Lotta Continua” per le accuse di aver assassinato Pinelli, lo fece a titolo personale. Eppure, in base all’articolo 595 del codice penale, il reato di diffamazione [www.mondodiritto.it] non è previsto soltanto nei confronti delle persone, ma anche nei confronti delle istituzioni, con pene in questo caso addirittura aggravate. Calabresi era attaccato non a livello personale, ma in quanto pubblico funzionario nel momento dell’esercizio della sua funzione, perciò l’eventuale reato di diffamazione da parte di “Lotta Continua” era configurabile come commesso nei confronti dell’istituzione-Polizia. In base alla legge, questa era l’ipotesi obbligata, e ciò non solo per un formalismo giuridico, ma per l’oggettiva constatazione che accusare Calabresi di aver assassinato Pinelli implicava necessariamente la complicità dell’intera Questura di Milano, quantomeno nell’occultare le prove.
    Calabresi fu invece lasciato solo dalla magistratura e dai suoi colleghi a difendere la propria immagine di funzionario, come se facesse comodo che la campagna di stampa contro di lui fosse travisata nel senso di un attacco ad un singolo poliziotto “deviato”. Se Calabresi fu un santo martire, come si prospetta nel processo di beatificazione ecclesiastico che lo riguarda, a questo martirio non furono quindi estranei i suoi colleghi ed i suoi superiori. Chi lo abbia ucciso non si sa, ma quel che risulta certo è che almeno un movente preciso può essere identificato proprio nell’ambiente del commissario, per chiudergli la bocca.
    Ma oggi i moventi non contano nulla, perché ci è stato spiegato che il “cui prodest?” costituisce un criterio senza valore. Così per l’assassinio di Calabresi risultano condannati tre ex esponenti di Lotta Continua, cioè proprio il gruppo politico che in quel momento aveva meno interesse alla morte di Calabresi, poiché tale morte liquidava anche il protagonismo editoriale e mediatico di Lotta Continua. Ma si sa che i “terroristi” non ragionano, e sono mossi esclusivamente da odio e fanatismo. Tra gli accusatori degli ex lottacontinuisti vi sono poi quelli che non si pongono neppure il problema della loro effettiva partecipazione materiale all’omicidio, ma sembrano quasi ritenere che l’energia negativa suscitata dalla loro campagna di odio verso il commissario si sia esotericamente materializzata nei sicari.
    Forse non è un caso che l’assassinio senza un vero movente di interesse, cioè il reato motivato esclusivamente dall’odio, rappresenti una figura giuridica molto cara all’Unione Europea, che ha tracciato una linea legislativa per individuare e punire i cosiddetti “reati di odio” [fra.europa.eu]. L’evanescenza giuridica di questi “reati di odio” infatti potrebbe consentire le imputazioni più fantasiose ed ogni abuso giudiziario.
    L’incarico di delineare a livello “filosofico” questa categoria dell’odio, è stato affidato ad André Glucksmann, il pubblicista che i media avevano lanciato alla fine degli anni ’70 come “nouveau philosophe” in funzione antisovietica. La scelta di questo propagandista della guerra fredda rende evidente la finalità strettamente politica dello “hatecrime” [www.edizpiemme.it], come difesa ideologica del potere delle attuali oligarchie europee, talmente sagge e illuminate da non poter mai essere oggetto di ostilità per motivi pratici, ma solo per furia irrazionale.
    Che l’odio costituisca una categoria politica ed un generale fattore di identificazione di gruppi sociali ed etnici, è un dato ovvio ed acquisito, ma Glucksmann vorrebbe invece farci credere che questi sentimenti deteriori siano appannaggio esclusivo del “nemico” di turno del Sacro Occidente, e quindi è proprio Glucksmann a diffondere odio razziale. Quello di ideologia è uno dei concetti più fraintesi, e viene di solito applicato a nozioni vaghe e inconsistenti come “democrazia” e “dittatura”, oppure “destra” e “sinistra”. In realtà l’ideologia per eccellenza è il razzismo, cioè la pretesa di superiorità morale ed antropologica delle oligarchie sui popoli colonizzati e sulle classi sottomesse.
    Anche l’ideologia camuffata da “filosofia” torna utile nella guerra psicologica, e non c’è da restarne sorpresi, visto che il vero tutore della UE è quella NATO che vanta giganteschi apparati addetti alle PSYOPS [info.publicintelligence.net], peraltro sfacciatamente esibiti con tanto di siti internet. (4)

    Accade così che, a tanti anni dalla sua morte, san Calabresi continui a rendersi utile per il sistema che egli difendeva più di un quarantennio fa; quindi un’aureola ed un altarino se li merita.

     
    16.01.2014
  • Black_Jack

    Direi che se un Ferrara e tutta la borghesia intellettual-pitocca erano a favore di Sofri bisognava trarne certe conclusioni?
    Ricordo che suo figlio era uno sfrenato sostenitore dell’inrevento in Iraq.

  • Aloisio

    ottimo commento ; Sofri, come Pietrostefani , per non parlare di gad lerner e C , erano  e sostanzialmente sono  dei vili, "incistati " come giustamente dice Fini, nel potere . Marino è forse l’unico pentito degno di questo nome , in Italia. A lui va dato atto di grande e vero coraggio che solo gli autentici proletari hanno. Al contrario degli  intellettualoidi di "sinistra"  abili nelle parole e vigliacchi nelle loro vita e nei fatti.

  • radisol

    Bah … Fini sa ben poco di Lotta Continua, nonostante qualche amicizia milanese d’epoca … e gli altri commentatori proprio nulla …

    Da parte mia nessuna intenzione di difendere Sofri … che di difensori ne ha avuti anche troppi …. e che mi sta anche profondamente antipatico … ma non ho mai creduto ad una sua responsabilità nell’omicidio di Calabresi …
    Nel 1972 non era più il leader indiscusso di Lotta Continua, ormai del tutto in mano a Pietrostefani … Sofri si era autoesiliato al Sud, tra Napoli e la Sicilia con qualche puntata anche a Reggio Calabria … dove aveva fondato il quotidiano, solo per il Sud, che si chiamava "Mò che il tempo si avvicina" …
    La rottura con Pietrostefani era proprio sulle velleità lottarmatistiche che indubbiamente in quella fase in Lotat Continua ci furono, mutuate pure da uno stretto rapporto con l’ IRA irlandese … velleità che appunto riguardavano l’apparato illegale di L.C. , anche se in verità, a parte uno stranissimo episodio milanese ( un militante di L.C. trovato armato sulle scale del palazzo in cui abitava il dirigente missino Servello) l’attività principale di questo apparato erano appunto le rapine di finanziamento, attività che allora facevano tutti i gruppi rivoluzionari, anche quelli senza alcuna velleità di lotta armata …
    Ed anche questo apparato illegale era soprattutto milanese, anche se certamente controllato in modo stretto dal pisano Pietrostefani … che appunto all’epoca viveva a Milano … mentre invece Bompressi era appunto residente a Pisa ( o a Massa, comunque in Toscana ) e Marino a Torino …
    In soldoni, al di là delle dichiarazioni di Marino ( comunque, al momento della confessione spontanea, pieno di debiti fino al collo e quindi facilmente"influenzabile" da chiunque ) ed anche al di là delle enormi incongruenze "tecniche" dei suoi racconti … ed anche al di là del fatto che altri "pentiti" del lottarmatismo di sinistra hanno invece indicato i residui dei Gap di Feltrinelli, morto circa un mese prima sotto il traliccio di Segrate, come organizzazione che ha ucciso Calabresi … ed il futuro brigatista Valerio Morucci, effettivamente in quei mesi stretto collaboratore di Feltrinelli, come esecutore materiale … dicevo, anche al di là di tutto questo, non mi sento di escludere l’ipotesi che la deriva "irlandese" impressa da Pietrostefani a Lotta Continua in quei mesi possa aver portato anche all’uccisione di Calabresi …
    Ho invece, ancora oggi, forti perplessità su una responsabilità diretta di Sofri nella decisione della cosa … un Sofri notoriamente contrario alla "deriva irlandese" di cui prima e certamente in quei mesi in rotta totale con Pietrostefani e con in vertici "nordisti" dell’organizzazione … del resto le maggiori contraddizioni nelle dichiarazioni di Marino, anche se  ve ne furono anche sulla dinamica materiale dell’attentato a Calabresi … riguardano l’ordine che gli sarebbe stato impartito da Sofri a Pisa … prima disse che questo ordine gli era stato impartito in una certa piazza dopo un comizio dello stesso Sofri che, invece, a causa di un forte temporale, non si era mai tenuto … poi disse che l’ordine gli era stato dato a casa di Sofri quando questi quella casa, proprio per trasferirsi al sud, l’aveva lasciata molti mesi prima …
    Per concludere, se è vero che la fiction su Calabresi è reticente sulle persone condannate per il suo omicidio … direi che lo è altrettanto anche sulla morte di Pinelli …. presentata come "suicidio" quando sappiamo tutti che la causa sulla morte del ferroviere anarchico si era chiusa con la tesi molto peregrina ed "equilibrista" del "malore attivo" … in quel caso la "verità processuale", pur discutibilissima, non conta per Fini ?
    Senza poi dimenticare che c’è un testimone, l’anarchico Pasquale Valitutti detto "Lello", anche lui in stato di fermo quella sera nella questura milanese … che ha sempre sostenuto, anche nei processi, che al momento del rumore/tonfo della caduta di Pinelli dalla finestra ( Valitutti era subito fuori la stanza ) Calabresi era presente nella stanza medesima … e che se ne allontanò stravolto soltanto subito dopo …. ma queste cose Fini le sa bene, perchè non le cita ?
  • radisol
    (riprende da sopra )
     …… in quel caso la "verità processuale", pur discutibilissima, non conta per Fini ?
    Senza poi dimenticare che c’è un testimone, l’anarchico Pasquale Valitutti detto "Lello", anche lui in stato di fermo quella sera nella questura milanese … che ha sempre sostenuto, anche nei processi, che al momento del rumore/tonfo della caduta di Pinelli dalla finestra ( Valitutti era subito fuori la stanza ) Calabresi era presente nella stanza medesima … e che se ne allontanò stravolto ed urlante soltanto subito dopo …. ma queste cose Fini, a differenza delle dinamiche interne alla Lotta Continua dell’epoca, le dovrebbe sapere bene … era lui uno degli inviati de L’Avanti che si occupavano della vicenda di Pinelli ….perchè non le cita ?
  • lucamartinelli

    E’ veramente sconfortante, a tanti anni di distanza, leggere ancora l’ennesima mistificazione dei fatti. Fini ricalca paro paro la versione ufficiale, falsa dalla prima all’ultima parola, da sempre. Pinelli morì per insufficienza respiratoria dovuta a un colpo di karate rifilatogli da Calabresi sulle vertebre cervicali, alla base del collo, ennesimo colpo tra le botte comprese nell’interrogatorio. Pinelli era trattenuto illegalmente, essendo scaduto il termine del fermo di polizia. Quando scade il fermo di polizia o si formalizza una accusa e si avverte il magistrato oppure si libera l’indiziato. Pinelli cadde a terra, 3 o 4 minuti prima della mezzanotte. Fu subito chiamata una ambulanza e il centralino automatico, forse il primo in Italia, "registrò ora e data". Pochissimi sanno della registrazione del centralino. Presi dal panico i complici di Calabresi, nel frattempo uscito dalla stanza, si inventarono quello che sappiamo  e Pinelli volò dalla finestra. C’erano 3 giornalisti nel cortile della questura e tutti guardarono d’istinto l’orologio: era passata da pochi minuti la mezzanotte. Che strano: non era mai successo nel mondo che i soccorsi venissero chiamati 5 o 6 minuti "prima" di un fatto improvviso e imprevedibile come un volo suicidario da una finestra. Questo per quanto riguarda Pinelli. Lotta Continua iniziò una violenta campagna contro Calabresi che alla fine sporse querela. Finalmente Lotta Continua ebbe il processo che voleva e che "inevitabilmente" avrebbe riportato a piazza Fontana. Era questo che il sistema "non voleva" e quindi uccise Calabresi. Gli stessi stragisti. Il resto sono miserabili chiacchiere, offensive per la memoria di un innocente, anzi di due innocenti: l’altro era Valpreda. La testimonianza di Valitutti è reperibile su Arcoiris Tv e andrebbe fatta studiare nelle scuole (valitutti_finale_cicciopunk_4496124_6569.flv)

  • marcopa

    L’ intervento di Fini segue uno scambio di articoli che sicuramente ha visto partecipare Marco Travaglio e (mi pare) Andrea Colombo sul Manifesto……………………in fondo sotto accusa rischiava di andare soprattutto l’ identità "manettara" del Fattoquotidiano. Di Sofri i giornali hanno parlato anni, di Pinelli anche, il Fatto ora vende molto a sinistra, con alcune posizioni di destra. Fini e Travaglio devono difendere la propria identità (su alcune cose di destra, "giustizialista" per intendersi) ma anche la ditta (cioè il Fattoquotidiano che vende a sinistra). Quindi devono far tornare tutto, almeno per qualche tipo di lettore.

  • Notturno
    Certo che se abitava a meno di 200 mt dal luogo dell’omicidio ed è arrivato
    solo dopo lo spostamento del cadavere (ore!), doveva essere un fior di
    giornalista….
    Sempre sul pezzo, eh?
    Poi, a sua insaputa, gli usano la macchina per una rapina….
    Quest’uomo è un genio…

  • Primadellesabbie

    Il coordinamento per il depistaggio era un po’ rozzo, ma ci si misero con molto impegno. 

    Fu messa una pezza ricorrendo a grandi emozioni, se ne incaricarono i media dell’epoca.
    Rimane il mistero LC…volantinavano davanti alle caserme all’ora della libera uscita…con il clima che c’era allora (anche senza terrorismo). Poi, ad un certo punto, tutti sistemati, molti nel giornalismo, anche in periferia… .
    Per dirne alcune senza dettagli, boh.
  • lucamartinelli

    Se il sistema che combattevi ti dà un lavoro  significa che ti ha premiato e quindi, per logica, lavoravi per lui e non "contro". Al di la di chi non vuol sentire è indubbio che tutte le formazioni terroristiche o paraterroristiche erano infiltrate e gestite….Moretti  era sospettato di essere un doppiogiochista e tali sono stati quelli che ora sparano cazzate su ogni argomento dai salotti televisivi. I fatti sono fatti e oramai tutto è chiaro. Certo che bisogna avere le informazioni per capire, mi riferisco a chi non c’era. La storia della registrazione del centralino di soccorso a Milano è la prova provata che la versione dello stato era falsa. E se era falsa significa che le stragi avevano un significato che lo stato non poteva dire, etc etc. Inutile ripercorrere tutte le fasi. Vorrei infine dire ai più giovani che le domande di affiliazione alle brigate rosse, quelle di Curcio, erano valutate e filtrate da Roberto Dotti, fascista vicino a Borghese e uomo dei servizi. Capite il dramma? Quando la Mara Cagol lo scoprì ebbe un malore…..

  • radisol

    Questa è una cazzata … 

    Roberto Dotti, già valoroso partigiano, era effettivamente stato indicato da Feltrinelli a Curcio come "persona su cui poter contare" in caso di problemi … anche se in verità Curcio dice che Feltrinelli si riveriva al ruolo di bravissimo avvocato penalista dello stesso Dotti … e non ad un suo possibile arruolamento nei Gap o nelle BR … 

    Poi però avvenne che la Cagol, esaminando gli schedari trafugati dalle BR durante una incursione nel "Centro Resistenza Democratica" milanese … una struttura legata ad Edgardo Sogno, altro valoroso partigiano ma ferocemente anticomunista … trovò tra gli iscritti a questa associazione proprio il nome di Roberto Dotti … tutto qua … 

    Se si trattasse di un fallito ma serio tentativo di "infiltrazione" … o più realisticamente di una delle tante allucinanti ingenuità di Feltrinelli … che aveva una visione "sacrale" della Resistenza e dei partigiani …. lui considerava "fidato" persino quel Fumagalli, ex partigiano in Valtellina e suo personale carrozziere di fiducia … che poi risultò interno a vari tentativi golpisti e forse anche alla strage di Brescia … non sono in grado di dirlo … 

    Certo Dotti, "sgamato" dal ritrovamento di quelle carte da parte della Cagol, non entrerà mai nelle BR e meno che mai farà l’ "esaminatore" dei nuovi adepti all’organizzazione … nè risulta nemmeno abbia mai difeso un brigatista in tribunale come avvocato … 

    Tra l’altro, una curiosità, Roberto Dotti era il padre di quel Vittorio Dotti, compagno di Silvana Ariosto e tra i fondatori di Forza Italia che poi, proprio a causa della famosa testimonianza della Ariosto contro Previti …. cadde pesantemente in disgrazia rispetto al giro di Arcore … e finì poi addirittura nelle liste della Italia dei Valori di Di Pietro …

  • radisol

    Sugli ex di Lotta Continua che poi sarebbero stati "premiati" da potere, facendo chissà quali carriere, girano un mare di cazzate …

    Innanzitutto non è mai stato di L.C. Giuliano Ferrara, che era invece del Pci ed era, all’interno di questo partito, il più feroce "anti-gruppettaro" … si narra che Fassino, che invece da dirigente del Pci torinese teneva regolari rapporti fino al 1975 con Lotta Continua, lo facesse però di nascosto di Ferrara, altro dirigente allora del Pci torinese che invece a questi rapporti era contrarissimo .. quindi, figuriamoci …
    Non è mai stato militante di Lotta Continua nemmeno Gad Lerner … che invece militava nel gruppo politico del Il Manifesto/Pdup …. divenne poi corrispondente da Parigi del quotidiano Lotta Continua, ma questo quando il gruppo ononimo si era sciolto … e rimaneva in piedi solo il quotidiano allora considerato molto vicino ai radicali di Pannella …
    Non era di Lotta Continua nemmeno Mughini, pure lui militante invece de Il Maniefsto/Pdup  … la stessa identica cosa per Gianni Riotta …
    Alla fin fine, quindi, se si eclude Sofri, divenuto famoso giornalista ( Panorama, Foglio e oggi Repubblica ) mentre era ancora detenuto per la vicenda Calabresi … si scopre alla fin fine che i famosi "carrieristi" ex Lotta Continua erano tutti personaggi minori di questo gruppo … Manconi e Liguori erano solo repsonsabili dei servizi d’ordine, il primo a Milano ed ils econdo prima a Roma e poi a Napoli … gente appunto da botte coi fasci o con la polizia, non certo particolari "dirigenti politici" …. Panella, Capuozzo ed altri semplicissimi redattori, come peraltro anche il sottoscritto, del quotidiano Lotta Continua quando ancora era "organo ufficiale" del gruppo politico ….
    C’è poi, di significativo, solo il caso di Erri De Luca, responsabile romano di Lotta Continua … che è poi diventato un famosissimo scrittore … ma questo oltre 30 anni dopo aver lasciato Lotta Continua … 30 anni nei quali ha fatto invece nientemeno che il muratore ….
    Può darsi che io abbia dimenticato qualche altro nome più o meno significativo … mi sembra ci sia, tra gli ex di L.C. che hanno fatto "carriera"anche un attuale dirigente della Mondadori di cui al momento mi sfugge il nome … ma anche questo nel gruppo L.C.  era un semplicissimo militante di base e nulla più … come del resto lo è stato, per un breve periodo, poi passando anche per il Pci, persino Umberto Bossi …
    Ma stiamo parlando veramente di "robetta" per un gruppo che ha visto passare nelle proprie fila almeno 40.000 militanti …. e la "leggenda metropolitana" sulla "lobby di Lotta Continua" si sgonfia quindi notevolmente ….
  • lucamartinelli

    Quando mori Dotti, il Corriere della Sera publicò necrologi anche di ex marò della X Mas. Furono i necrologi ad insospettire Franceschini che andò al cimitero Monumentale e staccò dalla tomba la foto di Dotti. La mostrò alla Cagol che svenne. Fu in quella occasione che capirono di essere stati fregati. Comunque se hai voglia leggiti "il golpe inglese" libro molto documentato  che dedica un intero capitolo agli infiltrati e traditori e ai "valorosi partigiani" che in realtà si costruivano la verginità per accreditarsi come compagni. La storia di Napolitano è un fulgido esempio di questa tecnica. Infine dovremmo tutti documentarci sulle tecniche di condizionamento mentale e propaganda. "loro" sono davvero molto raffinati. Saluti

  • lucamartinelli

    Un’altra cosa: nonostate le promessa i brigatisti si sono ben guardati dal rendere pubblici i verbali degli interrogatori di Moro. A me basta questo per pensare che ci fosse un altro gioco di cui noi non sappiamo nulla, o meglio di cui possiamo solo intuire la portata. Ancora saluti

  • radisol

    Dotti, come Sogno, era stato partigiano nei gruppi armati cosiddetti "azzurri", cioè liberal/monarchici … e Sogno in particolare poi era fin dalla guerra partigiana soprattutto un agente segreto di Sua Maestà britannica … ciò non toglie che furono combattenti valorosi, a tratti persino incoscienti e velleitari … ed in quanto tali ammirati anche dal partigianato "di sinistra" …

    Lo stesso dicasi anche per Fumagalli, che durante la resistenza aveva creato un gruppo suo del tutto autonomo dalle forze politiche, i "Gufi della Valtellina" …
    Se però effettivamente, capitò che Fumagalli, poco conosciuto e un semplice carrozziere e non ex deputato come Sogno o avvocato di grido come Dotti, si spacciasse con Feltrinelli per "compagno" – e forse su questo sarebbe da interrogarsi sulla morte di Feltrinelli rivendicata dagli stessi Gap come "incidente" … quel traliccio, anche se questa in se non è certo una prova di niente, era pure nelle immediate vicinanze della carrozzeria di Fumagalli … Sogno e Dotti, invece, non hanno mai nascosto, dal dopoguerra in poi, le loro posizioni ferocemente anticomuniste … entrambi iscritti al Partito Liberale di Malagodi, come dicevo Sogno anche eletto più volte deputato, ed entrambi appartenenti alla corrente più di destra di quel partito … anche se poi erano rimasti anche fortemente antifascisti, nel famoso progetto di "golpe" attribuito a Sogno insieme a Pacciardi – pure questo valoroso partigiano, addirittura comandante della "brigata internazionale" italiana in Spagna –  era prevista anche la messa fuorilegge del Msi oltre che del Pci e degli altri partiti e gruppi di sinistra … difficile quindi ipotizzare rapporti con Borghese …..
    Tutto questo non aveva però impedito a Dotti, valentissimo avvocato penalista, di assistere legalmente Feltrinelli in alcune cause intentategli per diffamazione in quanto editore … e di assistere legalmente nel 1970 anche alcuni esponenti del Movimento Studentesco milanese, come Capanna e Liverani, in cause in cui erano stati coinvolti … ma, notoriamente, nulla obbliga un imputato a farsi assistere necessariamente da avvocati della stessa fede politica …. mica è un obbligo …. le stesse BR, in epoca successiva, utilizzarono a lungo come avvocato Giannino Guiso, l’avvocato sardo che aveva difeso anche Mesina ed altri famosi banditi isolani …. un socialista moderato, in seguito un "craxiano" di ferro …. certo più "de sinistra" di Dotti … ma certo pure lontanissimo dalle posizioni delle BR …
    In più, come dicevo, Feltrinelli, sui "partigiani" in genere e non solo su quello, era di una ingenuità disarmante … per lui chi aveva combattuto i nazisti era comunque "fidato" …. anche 25 anni dopo …
    Ma il tutto si risolve appunto in un consiglio di Feltrinelli a Curcio sulla eventuale scelta di un difensore di fiducia,  e questo prima ancora che le BR facessero la primissima azione ma erano ancora solo in fase di costituzione …. quindi quale "fregati" ? Oltretutto la Cagol, analizzando quei documenti trafugati, si accorse pressochè subito di chi fosse Dotti …. il resto è puro "complottismo" di marca ex-Pci, volto ad impedire di vedere invece i rapporti di Feltrinelli ( ed anche delle primissime BR) con gli ambienti degli ex partigiani più "filosovietici" interni allo stesso Pci …. e quelli diretti dell’editore con la Cecoslovacchia e con Cuba ….
    Conosco il "golpe inglese" … tra l’altro lo scrissero il padre ed il fratello di un mio carissimo amico … e sono convintissimo del fatto, che anche al di là del dato che l’anticomunismo di Dotti era noto e rivendicato e quindi era veramente impensabile potesse solo pensare di "infiltrarsi" nelle BR … che spesso si è trascurato il ruolo appunto "inglese" nella strategia della tensione italiana …. e non sono così ingenuo da pensare come Feltrinelli che chi aveva combattuto i nazi, soprattutto poi se agli ordini di un’altra potenza imperialista, non potesse essere una carogna della peggiore specie …
    Ma questa storia di Dotti e delle BR è del tutto strumentale … con i brigatisti non si è nemmeno mai incontrato di persona …
  • radisol

    Sul "memoriale Moro", che comunque non è che, almeno nella parte de-secretata e resa noTa durante i processi alle BR,  facesse chissà quali rivelazioni evidenti per chiunque lo leggesse ….la stessa citazione sulla esistenza della struttura Gladio era molto ambigua  e sminuente rispetto al ruolo effettivo e reale di questa struttura "coperta" della Nato in Italia …. mi sono già più volte espresso nel forum …

    Quel "memoriale" fu immediatamente fornito dalle BR all’Urss … in cambio dell’ok di Mosca ad una mega-fornitura palestinese di armi alle stesse BR .. ed i russi ne pretesero realisticamente l’assoluta esclusività di utilizzo … e certo lo utilizzarono in una serie di "ricatti" tra potenze e non certo invece per renderlo "noto al popolo" … alcuni osservatori hanno addirittura ipotizzato che sia stato usato come "merce di scambio" per insabbiare le responsabilità bulgare nell’attentato al Papa Giovanni Paolo nel 1981 …
    E’ poi realistico che, a "resa" brigatista compiuta e ad organizzazione sciolta, Moretti l’abbia utilizzato in proprio come "arma di ricatto" per ottenere per se e per altri trattamenti giudiziari e carcerari di favore … è di quel periodo, infatti, l’ insistenza di Cossiga, poi bloccata da Craxi e Martelli, nel voler concedere la grazia a Curcio che non l’aveva nemmeno mai chiesta …  ed anche le esternazioni di Piccoli in favore di una amnistia generalizzata per il lottarmatismo, per propagandare la quale andò addirittura platealmente, avvisando tutta la stampa trentina, a portare fiori sulla tomba di Mara Cagol … e Cossiga e Piccoli erano stati diretti "gestori" di Gladio e delle sue trame … è poi innegabile il fatto che tutti i brigatisti coinvolti nel caso Moro, e lo stesso Moretti e lo stesso Curcio, uscirono a vario titolo dalla galera molto prima del previsto …. e molto prima anche di altri brigatisti condannati per vicende e reati decisamente minori …. e forse quel "memoriale" … e più precisamente la sua parte completa e non solo gli stralci resi noti durante i processi … è la vera chiave per capire anche questa oggettiva stranezza …
  • Primadellesabbie

    Davvero 40.000 militanti? Se questo dato é vero, alla luce degli avvenimenti successivi, ho la garanzia che sia inutile perdere tempo con la politica, sopra tutto militante.

    "Sugli ex di Lotta Continua che poi sarebbero stati "premiati" da potere, facendo chissà quali carriere…". É comunque stridente con la sorte di una moltitudine di altri "reduci"…non propriamente imputabile al destino.

  • Georgios

    Credo che il racconto di radisol sia il più "realistico". Certo non possiamo parlare di certezze. Questa d’altronde e’ la caratteristica principale del terrorismo puro o latente. Volente o nolente, per necessità oggettive, si muove nel torbido e nel torbido ci pescano tutti. Il sistema poi ha una posizione di vantaggio.
    Per quel che riguarda la politica, non ne puoi proprio fare a meno. Anche i nostri commenti (compreso il tuo) e’ fare politica.
    Comunque grazie a tutti, mi sono rinfrescato la memoria e ho imparato qualche cosa in più.

  • lucamartinelli

    Leggo sempre con interesse i tuoi commenti ma questa volta rimango perplesso. sembra infatti che ti manchi completamente la capacità di sintesi e, purtroppo la logica, unico e vero dio, almeno per il sottoscritto. Elencare una serie interessante di fatti non significa che  si debba dimenticare i risultati, che sono sotto gli occhi di tutti. Le brigate rosse e gli altri gruppi non hanno significato assolutamente nulla per il cambiamento politico italiano. Stato occupato dagli yankee eravamo e tale rimaniamo. Allora? A chi sono servite le brigate rosse & co.? Se non al popolo a qualcun altro. Sembra che siccome il Dotti ha difeso Feltrinelli, non è possibile che fosse un infiltrato….ma che logica usi? Certo che doveva difenderlo….tu che avresti fatto? E siccome i Gap hanno detto che la morte di Feltrinelli è stata un incidente lasciamo da parte la logica e crediamo alle bufale interessate. Cosa voglio dire? Voglio dire che se una persona muore perchè la bomba che stava posizionando gli scoppia anzitempo "DEVO", ripeto "DEVO" trovarla con ferite gravissime alle mani (come mi è "SEMPRE" capitato di vedere nel mio lavoro). Se invece le mani sono totalmente esenti anche solo da un graffio vuol dire che i Gap, mia nonna, il sindaco e chiunque vogliamo MENTONO. (saprai senz’altro, spero, che le mani di Feltrinelli erano intatte). Spero di essere riuscito a spiegarmi. Cordialità.

  • radisol

    Bah … perplessità sulla vicenda Feltrinelli ne ho espresse anche io … anche se la mani intatte furono giustificate col fatto che, mentre si arrampicava sul traliccio,  l’ordigno lo teneva incollato con il nastro da pacchi su una natica …. anche Morucci, che conosceva bene l’editore e ne conosceva la maniacità su certe cose, dice che questa di incollarsi ordigni alle natiche durante arrampicate di addestramento in un bosco già gliela aveva vista fare … così come lo aveva già visto fabbricare, in una sua villa in Svizzera, un ordigno identico, anche in quel caso in un pacchetto di sigarette Astoria, quelle che Feltrinelli fumava …. ma le mie perplessità sono più politiche che tecniche … e lì il dubbio … ma appunto dubbio, nessuna certezza …. sui rapporti con Fumagalli …. facile, visto lo stretto rapporto personale tra i due, che quel traliccio vicinissimo alla officina di Fumagalli possa essere stato suggerito appunto dal carrozziere … e che Fumagalli facesse parte di strutture Nato è fatto ormai certamente acclarato …

    Dotti invece aveva difeso come avvocato Feltrinelli in banali cause di diffamazione relative a libri pubblicati dalla sua casa editrice … niente che riguardasse attività politica vera e propria e meno che mai storie di lotta armata … ed anche la sua difesa di Capanna e Liverani, personaggi del tutto estranei a questioni lottarmatiste, era dello stesso tipo … denunce contro volantini del movimento studentesco della Statale di Milano ritenuti diffamanti da qualche barone universitario …
    Insomma, storie abbastanza banali …
    E’ una minchiata anche la storia degli annunci mortuari sul Corsera …. quando la Cagol si accorse dell’appartenenza di Dotti all’associazione di Sogno ( che Dotti fosse un liberale di destra era comunque cosa notissima, si era candidato come tale anche alle elezioni per il comune di Milano ) l’avvocato non era ancora morto … morì di malattia da lì a poco …. ma appunto la Cagol sgamò esaminando le carte trafugate nella sede dell’associazione di Sogno … e non da annunci mortuari … e questo fa anche giustizia dell’altra minchiata collaterale che fà tanto "colore" …. le condoglianze dei marò della Decima Mas …
    Insomma … è veramente impensabile che un personaggio noto come appartenente al Partito Liberale potesse chiedere di entrare nelle BR … la storia non sta nè in cielo nè in terra …. e meno che mai che questo noto esponente del partito di Malagodi potesse diventare addirittura l’ "esaminatore" dei nuovi entrati nelle BR …
    Mentre invece, come racconta Curcio, non è così impensabile che qualcuno "de sinistra" si potesse servire di Dotti come avvocato difensore … le BR, comunque, certamente Dotti anche  solo come avvocato non lo usarono mai …
    Quindi, di che stiamo parlando ?
  • Primadellesabbie

    Radisol é prezioso, attento e paziente.

  • lucamartinelli

    A  questo punto capisco la tua domanda: di che stiamo parlando? E’ anche la mia. Non lo so più. Non capisco nemmeno perchè eviti di prendere in considerazione il modus-operandi di un infiltrato. Non capisco nemmeno perchè pensi che le formazioni terroristiche abbiano potuto agire mentre i servizi passavano il tempo a giocare a briscola. De Lutiis sostiene il contrario.  Io ho trovato convincente quanto scritto nel "golpe inglese" di cui affermi di conoscere gli autori. Parlane con loro: sto sostenendo la loro tesi. E infine, riguardo Curcio, è la stessa persona che cominciò la sua carriera politica in una formazione fascista di Savona? Ancora, e temino per davvero, perchè un brillante avvocato finisce con l’essere disoccupato e a farsi sistemare dagli amici (camerati) come direttore della terrazza Martini di Milano? Buona settimana.

  • radisol

    Difficile parlare coi due autori de " Il Golpe inglese" … sono morti tutti e due nel giro di pochi mesi … 

    Per il resto, che vuoi che ti dica ? Gli infiltrati ci sono certamente stati … basta pensare a Girotto … ma venivano infiltrati, come appunto Girotto, per poter arrestare i brigatisti, mica per "eterodirigere" le BR dall’esterno … ed non erano i servizi a tentare di infiltrare, a questo scopo, le BR e tutti gli altri gruppi, anche non armati … erano semplicemente i carabinieri … e, in misura minore, la polizia …
    I servizi in quegli anni non "giocavano a carte" … giocavano con le bombe nelle banche, sui treni, nelle piazze … giocavano coi tentativi di golpe …  quello era il vero "terrorismo" … non il lottarmatismo di sinistra che non puntava a fare vittime innocenti, "nel mucchio" … la loro era lotta armata, non terrorismo … era sbagliata ? certamente si …. ma tra lo sbaglio politico … ne ha fatti tanti il Pci, basta pensare al "compromesso storico" … ed essere al soldo di qualcuno del nemico … ce ne corre …
    E se i primi anni delle BR nessuno ci capì un cazzo … anche se già dal 1975 in questo le cose cambiarono … era perchè gli sbirri di allora, giudici compresi, erano ignoranti come zappe …. e andavano cercando i brigatisti tra i ragazzotti delle manifestazioni extraparlamentari ….. mentre invece i brigatisti stavano nelle fabbriche, dentro i sindacati ufficiali, nei circoli ANPI, persino in qualche sezione proprio del Pci … e non andavano certo in piazza a fare gli scontri coi celerini …
    De Lutiis era del Pci … e portava acqua a quel mulino … perchè non racconta, ad esempio, che i due gappisti che erano con Feltrinelli al momento della morte, uno dei quali pure ex partigiano e regolarmente iscritto al Pci, furono fatti scappare dallo stesso Pci in Cecoslovacchia ? Tornarono presto, in Italia nessuno li aveva mai identificati … ma certo il Pci non avrebbe mai aiutato la fuga di persone ritenute membri di un gruppo di provocatori … lo sapevano benissimo che quelli erano compagni … e pure che Feltrinelli andava una volta al mese a Praga a decidere la linea dei Gap ( e del ben più importante gruppo internazionale che coordinava, quello che vendicò Guevara ad Amburgo ammazzando Quintanilla ) insieme a qualche funzionario comunista cecoslovacco … erano quelli di Praga i "servizi" con cui Feltrinelli … ed anche le primissime BR … avevano a che fare … non quelli italiani …
    Curcio da giovane è stato fascista ? sembra di sì … ad Albenga, dove viveva in affidamento provvisorio presso una famiglia … pare abbia distribuito volantini della "Giovane Europa" … peccato però che all’epoca di questo fatto avesse 14 anni … a 20 era invece uno dei massimi dirigenti del movimento studentesco trentino …. e fu proprio a Trento che inizio il 1968 in Italia …
    Il brillante avvocato Dotti era contemporaneamente brillante avvocato … ed al tempo stesso, proprio in quanto giurista, era anche amministratore contabile della Terrazza Martini … di cui era uno dei soci proprietari …. non è che ne coordinasse i camerieri …. ne firmava i bilanci, cosetta un pò diversa …. … e quella Terrazza non è che fosse un bar di periferia, bensì uno dei posti più esclusivi di Milano …
    Quanto alla politica Dotti era certamente di destra … ma non fascista … aveva avuto anche decorazioni per la sua lotta partigiana ….. bensì liberale …. regolarmente iscritto a quel partito ed anche, come dicevo, ne era stato candidato alle elezioni comunali … era invece "clandestina" … ma nel senso che tutte le iscrizioni a quella associazione erano "riservate", non solo la sua …. la sua appartenenza al "Centro Resistenza Democratica" di Sogno … ed è questa l’iscrizione che la Cagol "sgamò" quando le BR fecero una azione nella sede milanese di questo gruppo … e ne trafugarono la documentazione … non c’entrano niente i necrologi del Corriere, i marò della Decima Mas, la foto rubata sulla tomba … tutte minchiate inventate di sana pianta ….
    E quindi Dotti non ha mai fatto parte delle BR … se dovevano trovare un "infiltrato" credibile ci mandavano uno notissimo a Milano come esponente liberale, con tanto di tentativi di farsi eleggere consigliere comunale nelle liste di quel partito ? … dai, siamo seri … non sta nè in cielo nè in terra …
    Anche a voler per forza far credere che Gap e BR fossero manovrate da chissà chi … ci si può decisamente inventare di meglio …. De Lutiis era proprio scarso …
  • Georgios

    Questo "Leggi il resto del commento" proprio non funziona. Non solo qui. Non credo si tratti di un problema mio.
    E’ possibile per radisol finire il suo commento con uno "aggiuntivo"?
    Grazie

  • radisol

    ( segue da sopra)

    Quanto alla politica Dotti era certamente di destra … ma non fascista … aveva avuto anche decorazioni per la sua lotta partigiana ….. bensì liberale …. regolarmente iscritto a quel partito ed anche, come dicevo, ne era stato candidato alle elezioni comunali … era invece "clandestina" … ma nel senso che tutte le iscrizioni a quella associazione erano "riservate", non solo la sua …. la sua appartenenza al "Centro Resistenza Democratica" di Sogno … ed è questa l’iscrizione che la Cagol "sgamò" quando le BR fecero una azione nella sede milanese di questo gruppo … e ne trafugarono la documentazione … non c’entrano niente i necrologi del Corriere, i marò della Decima Mas, la foto rubata sulla tomba … tutte minchiate inventate di sana pianta ….
    E quindi Dotti non ha mai fatto parte delle BR … se dovevano trovare un "infiltrato" credibile ci mandavano uno notissimo a Milano come esponente liberale, con tanto di tentativi di farsi eleggere consigliere comunale nelle liste di quel partito ? … dai, siamo seri … non sta nè in cielo nè in terra …
    Anche a voler per forza far credere che Gap e BR fossero manovrate da chissà chi … ci si può decisamente inventare di meglio …. De Lutiis era proprio scarso …
  • lucamartinelli

    sicuro che Fasanella e Cereghino siano morti? Non c’è notizia sul web.

  • radisol

    Veramente io mi riferisco al libro di Bellini padre e figlio …. che ha per titolo "Il segreto della Repubblica" …..mi ero confuso sul titolo … e che, essendo stato Bellini padre, lui ex partigiano comunista, poi direttamente in mezzo alle trame di Sogno e c. … rappresentava una testimonianza diretta …

    Anche i due Bellini sostengono la tesi della responsabilità inglese in molte vicende italiane …. anche in Piazza Fontana … ma non dicono invece nulla sulla vicenda Feltrinelli e nemmeno sulle BR … anche per questo non ci capivamo, parlavamo di due libri diversi …
    Quindi non conosco il libro di cui parli tu … conosco abbastanza bene però le posizioni di Fasanella, uno degli autori …
    E per lui vale lo stesso discorso che faccio per De Lutiis e per Flamigni …. hanno tutti la fottuta necessità di allontanare Gap e BR dall’ "album di famiglia" del Pci di cui parlava Rossana Rossanda …
    Ed anche vere e proprie invenzioni, come quella su Dotti, sono utili allo scopo …
    Le BR, fosse stato pure su consiglio di Feltrinelli, si prendevano in casa un noto esponente del Partito Liberale …. e lo mettevano pure ad "esaminare" le domande di adesione all’organizzazione ?
    Una barzelletta …
  • radisol

    C’è poi da dire che Alberto Franceschini, proprio in una intervista a Fasanella, adombra persino l’ipotesi che Dotti, che in vita sua aveva anche vissuto nella Cecoslovacchia "comunista" ( nell’immediato dopoguerra era stato accusato, poi assolto, per aver ucciso un fascista torinese in una delle tante "vendette" che avvennero a caldo dopo la fine delle ostilità), fosse in realtà un agente dei servizi segreti di quel paese infiltrato nel gruppo di Sogno …

    Visti gli stretti rapporti dello stesso Feltrinelli con la Cecoslovacchia ed i suoi servizi, prendendo per buona l’ipotesi fatta da Franceschini, l’intera questione potrebbe quindi essere letta in modo pure del tutto opposto …
    A dimostrazione del fatto che, se si vuole a tutti i costi dimostrare una tesi, basta partire da un assunto non dimostrato e poi far girare tutte le presunte "prove" a favore dell’assunto appunto iniziale …. questo in un senso … ma, volendo, anche in quello opposto …