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CAIRO-ROMA: COME TAGLIARSI LE PALLE E VIVERE FELICI

DI FULVIO GRIMALDI

fulviogrimaldi.blogspot.it

Poi gli uomini di Stato inventeranno basse bugie e daranno la colpa alla nazione sotto attacco e tutti saranno soddisfatti di queste falsità che placano la coscienza e le ripeteranno diligentemente e rifiuteranno di prendere in considerazione qualsiasi refutazione. E così si convinceranno un po’ per volta che l’aggressione è giusta e ringrazieranno il Signore per il buon sonno di cui godono grazie a questo processo di grottesco auto-inganno.” (Mark Twain)

E così, dopo la Jugoslavia delle nostre più belle vacanze e di una speranza di non finire mangiati vivi dal Moloch finanzcapitalista e dalle sue guerre infinite; dopo l’Iraq che ci comprava le navi, che faceva lavorare alla grande la Saipem e ci forniva ottimo petrolio; dopo la Libia che ci accendeva i fornelli, le lampadine, i caloriferi, ci rendeva amica l’Africa, e salvava dalla bancarotta le nostre migliori aziende; dopo la Siria, di cui eravamo il terzo partner commerciale; dopo l’Iran per ora non ancora ricuperato al ruolo di nostro secondo fornitore di idrocarburi e primo acquirente di prodotti, ci siamo giocati anche l’Egitto insieme al quale avremmo dato scacco matto a tutti i concorrenti mediterranei ed europei. E avremmo evitato di impelagarci in una guerra in Libia.

A Parigi, Londra, Washington, Tel Aviv, Ankara, dove fino a ieri si infilavano spilli nella coppia di pupazzetti Al Sisi-Renzi e se ne bruciavano le effigi con le formule di rito, in tutti i comandi Nato, dal comandante in capo all’ultimo maresciallo di fureria, da quando si è saputo dell’esito dell’incontro inquirenti egiziani-inquirenti romani e del ritiro del nostro ambasciatore al Cairo, sono in corso baccanali a base di caviale e champagne. Il che non impedisce che si elevino inni ai Fratelli Musulmani, ai loro operativi bombaroli e alla liberazione dell’uomo nel nome della Sharìa. Prossime mosse: Egitto fuori dalle palle in Libia, sanzioni UE e poi ONU, rivoluzione colorata, attacco finale all’ultimo Stato nazionale arabo non normalizzato da squartare. Idrocarburi e Canale affidati a chi di dovere. Italia con i pantaloni alle caviglie e il tatuaggio “Enrico Mattei” sradicato. Tutto questo sempre che Al Sisi non si ravveda tempestivamente, si disponga prontamente a mettere in quarantena l’ENI rispetto al giacimento Zhor e non la sostituisca con la British Petroleum (BP), che del resto è già sul posto ed ha già incominciato a firmare contratti con il Cairo.

Nuova vita al Fratello Morsi

Nella sua cella, Mohamed Morsi si affaccia alle sbarre e annusa, insieme allo stimolante odor di tritolo che i suoi adepti vanno spargendo per Sinai ed Egitto, tutta un’arietta fresca e benefica in arrivo da oltremare. Un’arietta che sembra annunciargli una nuova primavera islamica, quella che aveva rallegrato il paese e i suoi sponsor regionali e intercontinentali quando il 13% di un popolo storicamente laico gli aveva consentito di applicare la sharìa a volenti e nolenti, spazzare via le sinistre laiche oppositrici, incartare le donne, bruciare le chiese cristiane e sparare sugli scioperanti. Fino a quando non gli arrivò tra capo e collo un day after da 20 milioni di egiziani che firmarono la sua detronazione, si strapparono il velo, mandarono a farsi fottere gli sponsor del Qatar ed euro-atlantici e decisero che un militare al governo era meglio di un fanatico baciapile islamista a cui della nazione Egitto, di faraoni, Tolomei, Nasser e riscatto socialista e antimperialista arabo non era mai fregato niente perché in testa aveva soltanto la brodaglia dell’Umma, buona per tutti, transnazionale come le corporation. Quella che i suoi padrini, un po’ con le buone, Fratelli Musulmani in jalabija, un po’ con le cattive, jihadisti in mimetica, avevano programmato come base culturale per le loro rinnovate scorrerie neocoloniali.

Ma come si permette questo Al Sisi

Per un po’ questo Abdel Fatah Al Sisi, per quanto sospetto per i suoi riferimenti a Nasser, e alla rinascita araba, i suoi giri di valzer con Putin, lo siamo stati a guardare. Vediamo che succede. Hai visto mai che ci fa rivivere i fasti del nostro vecchio bastardo Mubaraq. Intanto se la vedesse con i Fratelli metamorfizzati in califfi e con i loro quotidiani eccidi di poliziotti e civili dal Mar Rosso alla diga di Assuan. Ci si può sempre mettere con chi vince, purchè bastardo nostro. Ma, presto, il generale aveva incominciato a uscire dal seminato, ad alzare un po’ troppo la testa, a far ricomparire un Egitto protagonista geostrategico in Africa e Medioriente, quanto e più dei fidati clientes del Golfo, fastidiosamente laico, attore nordafricano e mediorientale, capace di far ombra a Israele e che twittava con Tehran. E allora c’eravamo dati da fare per cosa, annientando grossi stati arabi laici come Iraq, Libia, Siria, Yemen? Cos’era questa fregola di raddoppiare il Canale di Suez per aumentare le entrate e affrontare la crisi economica? Quale consulente di Wall Street o dell’FMI glielo aveva detto? Come si permetteva, assieme alla solita impertinente ENI, di scoprire e sfruttare il più grande giacimento di gas del Mediterraneo? Quello che al tempo stesso toglieve il primato energetico a Israele e Turchia, con il loro di giacimenti di gas marino e con i loro barili di petrolio rubato in Iraq e Siria da curdi e Isis. 850 miliardi di metri cubi di gas che ne potevano annullare il debito e, quindi, la dipendenza da FMI e BM. Senza che né Total, né Shell, né Chevron, né Exxon glielo avessero permesso.

Toglietemi tutto, ma non la Libia!

Ma il vaso già tracimante di molte gocce se ne uscì in getto raggelante nel momento in cui l’Egitto di Al Sisi prospettò una soluzione interna, cioè inter-araba, al caos creativo provocato in Libia dagli specialisti occidentali del regime change. Con un ulteriore vantaggio per l’Italia che intravvedeva la possibilità di risparmiarsi la grottesca spedizione coloniale dei 5000 armigeri della Pinotti, disapprovata dallì’opinione pubblica, ma per la quale Renzi soffriva il fiato sul collo degli americani. E non solo Al Sisi la prospettò, ma si mise ad attuarla collaborando con quel governo libico di Tobruk che la “comunità internazionale” aveva fatto il madornale errore di riconoscere perché legittimato da un minimo di procedure democratiche. Oltrechè dalla sua laicità, che pur si doveva fingere di sostenere. Ma quando, con l’aiuto dell’Egitto, a dispetto della costernazione occidentale, il generale ex-gheddafiano Khalifa Haftar riuscì a cacciare gli islamisti da Bengasi, minacciava di sventare il consolidato progetto di tripartizione della Libia, di mettere in difficoltà il mercenariato Isis, fatto arrivare apposta dalla Turchia per giustificare il nuovo intervento salvifico Nato, e di esautorare del tutto la carta islamista di riserva installata a Tripoli, la misura si colmava e accadevano alcune cose.

A precipizio partirono per la Libia, forze speciali Nato. Messi all’angolo dall’Egitto che resta, bene o male, lo Stato più in grado di determinare i rapporti di forza nella regione, e ora di più grazie al nuovo potere energetico, i turchi accelerarono l’invio di traghetti pieni di tagliagole, gli attentati terroristici in Egitto divennero frenetici e presero a incidere pesantemente sulla seconda voce della sua economia, il turismo (pensate al volo russo abbattuto), e in Tripolitania entrarono in fibrillazione il regime islamista e le varie bande terroristiche più o meno collegate. E successe Sabratha e i quattro ostaggi italiani di cui due fatti ammazzare, due riconsegnati vivi e due corpi su cui traccheggiare per finalizzare la trattativa. Avvertimento non solo all’Italia. Tanto è vero che, da lì a poco, comparve all’orizzonte il gommone con sopra Fayez al Serraj, bottegaio promosso capo di governo da un ONU ligia ai dettami di chi conta (Usa, Nato, Turchia, Israele, Golfo). Un po’ di melina lì per lì, ma poi tutto un accorrere sotto le bandiere di colui che, per conto di chi conta, avrebbe finalmente dato legittimità alla richiesta di intervento militare occidentale in Libia. Con tanti saluti ad Haftar e alla soluzione arabo-egiziana che, per una volta nei secoli, non contemplava il bastone di maresciallo in mano a un Graziani, o a un qualsiasi interferente dell’eterna banda coloniale.

Se non ci fosse stato Regeni, se lo sarebbero dovuto inventare

Ed è in questo frangente che capita l’accidente, perfettamente a fagiolo, tanto da risultare a ogni evidenza pianificato, il ragazzo Regeni. Tutti a giurare sulle sue integerrime qualità di onesto e brillante ricercatore, bravo scolaro, ottimo studente, figliolo esemplare, sodale di sindacati indipendenti. Ma ancora oggi, né una madre che si sente in diritto di accomunare, novella giudice Jackson di Norimberga, nella bruttissima sorte del figlio un po’ tutti i giovani egiziani, né le cavallette mediatiche calate sul terreno per fare piazza pulita di ogni dubbio rispetto alla colpa di Al Sisi o, quanto meno del sistema da lui pinochettianamente governato, ha scoperto nel curriculum minuto per minuto di Regeni un dato biografico, etico e politico, in controtendenza rispetto all’immagine consacrata. Trattasi dell’annata dal giovane recentemente impiegata al servizio di Oxford Analytica, la società privata di spionaggio diretta da un megaspione e un serial killer, specialisti entrambi di False Flag: l’ex-capo dell’intelligence britannica, Sir Colin McColl, e John Negroponte, inventore e gestore di squadroni della morte in Centroamerica e Iraq, uno che sulle mani ha il sangue di qualche centinaio di migliaia di innocenti ammazzati.

Multinazionale degli affari sporchi, ha uffici a Oxford, New York, Washington e Parigi e vanta una rete di 1,400 collaboratori. Prometteactionable intelligence, informazioni su cui si possa agire, senza ideologie o inclinazioni politiche”. Dal settembre 2013 al settembre 2014, Regeni ha lavorato alla produzione del daily brief, “una decina di articoli pubblicati ogni giorno sugli eventi principali e mandata a una lista di clienti d’elite”. Il fondatore del gruppo è David Young, uno dei dirigenti degli “idraulici” finiti dietro le sbarre per il Watergate..Bella gente, insomma, integra.

Al di sopra di ogni sospetto. Tanto che, uscite queste notizie su Il Giornale e mai smentite, nessun ricercatore, indagatore, commentatore, analista, esperrto, biografo di Regeni, se ne è mai interessato. Che rilievo potrebbe mai avere il fatto che il ragazzo fatto ammazzare dall’immondo regime egiziano sia stato collaboratore di un’agenzia di spionaggio, abbia scritto spiate a vantaggio di “clienti d’élite”, agli ordini e su mandato di un serialkiller amerikano, di un ex-capo spione di Sua Maestà e di un delinquente condannato per il complotto del Watergate?

Sono settimane che ci stressano a reti e destre e pseudo sinistre unificate sul povero ragazzo trucidato dagli infami del Cairo. Perorazioni, anatemi, invenzioni fantasmagoriche di dati e fatti, illazioni gonfiate a certezze ontologiche, latrati per chiedere giustizia e che trasudano una protervia razzista da far invidia agli Uebermenschen nazisti o sionisti. Al confronto l’accanimento sugli assassini di Calipari, punito per aver liberato la Sgrena ma, soprattutto, per aver scoperto chi davvero in Iraq rapiva giornalisti scomodi, o quello sui trogloditi che si divertivano sul Cermis a trinciare cavi di funivia e fare stragi, o quello sulle punizioni da infliggere – e sulle oscene grazie napolitanesche e mattarelliane concesse – ai rapitori Cia di Abu Omar, è stata un timido sussurro, un discreto flautus vocis. Vi torna la simmetria? E’ che, una volta, dall’altra parte c’era un Al Sisi qualsiasi, un parvenu del Terzo mondo che si permette di pretendere trattamenti alla pari; l’altra volta invece, il padrone. Il quale detta la musica in entrambi i casi.

Taffazzi, eroe nazionale

Presuntuosi come solo i cretini, noi che abbiamo alle spalle una palude in cui sono scomparsi più misteri di quanti siano potuti accadere in Egitto da Cleopatra in qua, dall’Egitto pretendiamo che ci fornisca un colpevole certo e inconfutabile. Che in ogni caso deve portare ad Al Sisi. Presuntuosi e cretini, sorvoliamo su un elemento logico che è tanto granitico quanto è di carta velina l’ossimoro congettura certa, o probabile certezza, nel quale si pavoneggiano i nostri inquirenti da strapazzo. Logica paradossale di un regime che rapisce, tortura e fa fuori un soggetto sgradito, in grado di compromettere non solo i rapporti con un grosso partner politico e commerciale, ma addirittura di minare le basi dello Stato, e poi lo fa ritrovare nel fosso in modo che stormi di beccamorti mediatici se ne cibino e poi defechino sul governo. Sarebbe un regime più imbecille e taffazziano di quello romano che dai Fratelli Musulmani e loro mandanti (magari londinesi) si è fatto fregare un bottino economico che gli avrebbe permesso di rinunciare, alla faccia di Bruxelles, a ogni flessibilità di bilancio.

Entra in campo il rivoluzionario civile. Nientemeno

Riflessione che potrebbe spuntare anche tra i neuroni di un Antonio Ingroia, non fosse che quei neuroni sono annegati in un vortice di livore come dal bravo PM della trattativa Stato-Mafia non ci si sarebbe aspettato. Con ben tre interventi sul FQ, di una virulenza da tifoso atalantino e di un nonsense giuridico che hanno sconcertato perfino colleghi magistrati come Spataro e Tinti, Ingroia ha cercato di risorgere come araba fenice dalla polvere del suo insano progetto politico, rampognando l’universo mondo per non aver ancora fatto a pezzi Al Sisi. Dimentico anche solo della prima lezione di giurisprudenza, ha ipotizzato che inquirenti italiani vadano, loro, a condurre l’inchiesta in Egitto, sbattendosene della sovranità altrui e, in mancanza, che ci pensassero le Nazioni Unite (magari spedendo i caschi blu?), o il Tribunale Penale dell’Aja. Già, proprio quello del famigerato procuratore Ocampo che, in tutto il suo mandato, ha mandato sotto processo solo imputati di pelle scura, sorvolando sui Blair, Bush, segretari Nato vari, golpisti nazisti e compagnia del genere. Al tempo della creatura ingroiana affetta da nanismo, “Rivoluzione civile”, m’era scappato qualche dubbio sulla sincerità del progetto, che non sembrava puntare ad altro che a sgambettare la corsa in avanti dei 5 Stelle. Ora le cannonate ad Al Sisi, completamente prive di razionalità giuridica, o sono lo sfogo nevrotico di uno che ha sbroccato, o sono peggio.
Agli inquirenti egiziani hanno rimproverato di non aver portato sufficienti tabulati, video, celle telefoniche. Chissà se costoro abbiano fatto presente ai loro colleghi romani di essere ancora in attesa di esaminare l’elemento principale di tutta l’inchiesta: il computer di Regeni. Computer che i suoi famigliari hanno sottratto agli inquirenti legittimi portandoselo via dall’abitazione del ragazzo al Cairo. Ma, guardate, qui è tutto un gioco degli specchi, un ciurlare nel manico, la recita di un copione scritto dal solito regista. Per i nostri inquirenti, per la muta di ululanti che gli sta alle calcagna, per la lobby sion-atlantica-Fratellanza Musulmana, gli egiziani sarebbero stati credibili solo se avessero portato la foto di Al Sisi che strappa le unghie a Regeni.

Ronzino di razza, il manifesto

Il “manifesto”, per fortuna sempre più irrilevante e umoristicamente tenuto in vita dalla combinazione tra il titoletto “quotidiano comunista” e i paginoni pubblicitari dell’ENI (in simultanea con le scelleratezze ENI in Basilicata), ENEL, Telecom e altri malfattori seriali e magari anche dai ripetuti soffietti a Mario Draghi e dalla coltivazione di mortaretti di distrazione di massa come SEL o Tsipras, è il ronzino che tira la carretta degli attrezzi. Agli incendiari delle guerre di spartizione degli Stati nazionali fornisce la benzina dei diritti umani, in ispecie GLBT, il supporto alla satanizzazione di ogni leader indigeribile per l’Occidente e l’avallo a ogni False Flag, anche la più sbrindellata. Spiace constatare come un Michele Giorgio, puntuale e inconfutabile su ogni cosa israelo-palestiniese, appena supera, anche solo con lo sguardo, i confini del suo campo, la faccia abbondantemente fuori dal vaso. Succede con l’Egitto, come era successo con la Libia. Obnubilazione da diritto-umanesimo alla Kipling.

Pensate che, nei suoi inserti di spocchia culturale a guida lobby, il quotidiano cripto-Nato è stato capace di inneggiare a Charlie Hebdo prendendo a pretesto una raccapricciante mostra delle peggiori copertine di questa pubblicazione-bazooka del nazi-sion-imperialismo, punta di lancia pseudo-satirica e autenticamente necrofaga dello “scontro di civiltà”.

Dove la ributtante rivista rappresenta il culto della prima parte della definizione e la negazione della seconda. La mostra è accompagnata da un libro-spot con introduzione, indovinate di chi? Ma di Erri De Luca, di chi sennò? Lo stesso De Luca che avevamo visto dare l’imprimatur ai manifestanti detti pro-Regeni, pretoriani a chiacchiere dello scontro di civiltà. I recensori della turpe impresa hanno avuto il coraggio di mettere sullo stesso piano della “satira anti-oscurantista” le penne-killer di Charlie Hebdo e Momos, la dea greca dello scherno e della satira, amica di Dionisio. Come paragonare una vedova nera a un uccello del paradiso.

Mentre le orde di unni mediatici si scaraventavano sull’Egitto di Al Sisi, per le pessime ragioni di cui sopra, inanellando nefandezza immaginaria e speculativa a nefandezza, un silenzio complice sta avvolgendo nell’oblìo la più terrificante ondata di terrorismo che un paese non in guerra abbia conosciuto.

Quanto il mercenariato imperiale combina sporadicamente in Occidente, ultimamente in Francia e in Belgio, è robetta rispetto agli ininterrotti massacri con cui i Fratelli musulmani, travestiti da Isis e affini, uccidono migliaia di cittadini e, insieme, la sicurezza economica di 80 milioni di cittadini. Un armageddon di cui si tace.

Anzi, delle misure di contrasto e repressione che il governo è costretto a prendere in difesa della società, contro questo terrorismo senza precedenti e senza confronti, si nega la causa e le si attribuiscono a una presunta guerra del regime alla propria popolazione.

Se è vero, come è vero, che Isis e Al Qaida sono le forze armate di un imperialismo che non vuole scendere in campo in prima persona, oppure che deve presentare all’opinione pubblica una ragione per giustificare la sua discesa in campo in prima persona, è altrettanto vero che a pieno titolo sono Isis e Al Qaida anche coloro che producono un’informazione come quella che si sta occupando dell’Egitto. Consapevoli o inconsapevoli, sono terroristi quanto quelli.

Fulvio Grimaldi

Fonte: http://fulviogrimaldi.blogspot.it

Link: http://fulviogrimaldi.blogspot.it/2016/04/cairo-roma-come-tagliarsi-le-palle-e.html

11.04.2016

Pubblicato da Davide

  • Tizio8020

    Forse la prima voce fuori dal coro.
    Grazie Grimaldi!

  • gaia

    Questo significa parlar chiaro.

  • annibale51

    Il problema è l’ INFORMAZIONE! E’ inutile stare qui a lamentarsi. Lamentarsi di cosa? In Italia vi sono la maggior parte dei mass media controllati (e anche sovvenzionati con i nostri soldi) da gruppi di potere che fanno gli INTERESSI di  USA-ISRAELE ed in questo caso anche FRANCIA ed INGHILTERRA. Sono 30 anni che sparano a 0 (zero) quando è da difendere gli interessi dell’ Italia. 30 anni!!! Dove è finita la Telecom? Dove son finite le Autostrade? e BNL? e tante altre società ex IRI.  E quelli là a raccontar balle, sostenuti principalmente dal PD le chiamavano privatizzazioni, a strombazzare di diritti acquisiti che nessuno mai potrà garantire, 80 euro e cancellazione IMU per finta…Inutile lamentarsi adesso. Gli italiani, pigri e furbi, sono costantemente ESPOSTI ad  una leggera patina di DISINFORMAZIONE che gli fa credere di essere ancora più furbi. L’ ENI è forse la più importante azienda che ci rimane. Dovremo mobilitare l’ esercito a favore di ENI…gli altri sono nemici. Se l’ ENI morirà diventeremo ancor di più poveri!

  • venezia63jr

    sono convinto che i presidenti del consiglio italiano dall’unita’ d’italia ad oggi portino sfiga a coloro a cui
    stringono la mano, i poveracci che sono stati toccati hanno fatto una brutta fine, ultimo geddaffi e adesso sembra anche l’egiziano, forza con i pronostici su chi sara’ il prossimo fortunato a stringere la mano
    di un presidente del consiglio d italia.

  • temuchindallaCina

    Grande Fulvio! Una delle pochissime penne rimaste lucide e indipendenti.

  • Giancarlo54

    Bravo Grimaldi. Aspetta però che tra un po’ i sinistrati salteranno fuori a dargli del nazista, del rossobruno e dell’islamofobo.

  • Hamelin

    Ottimo Articolo !

    Bisognerebbe comunque ammettere ormai che lo Stato Italiano è una barzelletta .

    Una colonia vera e propria in modalità succursale degli USA .

    I nostri governanti con il capo dello stato e tutta la magistratura andrebbero conadannati per Alto Tradimento .

  • AlbertoConti

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    Grazie Grimaldi dello scossone morale, che ci aiuta a
    focalizzare il problema, come risulta dai commenti precedenti. Perciò riprendo
    il filo da ieri:

    "… ISIS ha ricevuto un sostegno finanziario anche
    dall’ Arabia Saudita, per un importo di 4 miliardi di dollari, per condurre
    attività terroristiche in Iraq. Ora, secondo le stime di alcuni esperti, il
    bilancio dell’organizzazione potrebbe aggirarsi intorno ai 7 miliardi di
    dollari"
    Ergo l’Arabia Saudita è uno stato canaglia (disse Heidi al nonno), ma può uno
    stato canaglia essere "culo e camicia" con gli USA? (chiese
    Biancaneve a Brontolo)
    Forse i nostri TG1,2,3,4,5,6,7 dovrebbero ricominciare da Esopo.

    Ops, mi ero
    dimenticato il Notizie RAI 24, TUTTE (si fa per dire) le Notizie..
    A proposito, un indovinello. Chi è il seguente cappuccetto rosso?
    "Nel 2014 risulta ammessa tra i
    partecipanti alla consueta riunione annuale del Gruppo Bilderberg,
    tenutosi a Copenaghen
    dal 29 maggio al 1º giugno 2014. Tale partecipazione suscitò polemiche,
    soprattutto da parte del Movimento 5 Stelle;
    il presidente della Commissione
    di Vigilanza Rai
    Roberto Fico
    (esponente del partito fondato da Beppe Grillo) presentò
    un’interrogazione alla Rai,
    chiedendo chiarimenti al riguardo e domandando se l’iniziativa non fosse da
    considerare "inopportuna" e "suscettibile di condizionare
    l’esercizio libero, critico ed autonomo dell’attività giornalistica". La
    radiotelevisione pubblica replicò precisando che la partecipazione era avvenuta
    a titolo personale, definendola al contempo come legittima, nonché fonte di
    prestigio per l’azienda stessa.

    Al 2015
    è membro della Commissione
    Trilaterale
    . Nel 2015 le è stato conferito presso la Camera dei
    Deputati il Premio
    America
    della Fondazione
    Italia USA
    .

    A fine 2015
    è stata eletta (prendendo il posto di Anna Maria Tarantola) nuovo membro e
    vicepresidente dell’EBU
    (European Broadcasting Union). La conferma durante la 75esima assemblea
    dell’ente, riunitosi a Ginevra il 4 dicembre 2015.

    Presidente della Rai

    Il 5 agosto 2015 è stata indicata presidente dall’assemblea
    degli azionisti della Rai
    con approvazione all’unanimità dallo stesso Cda. Il parere positivo decisivo è
    stato dato dalla Commissione di Vigilanza Rai, con 29 voti favorevoli, 5 schede
    bianche e 4 contrari. La sua nomina ha registrato un ampio consenso tra le
    forze politiche, risultando particolarmente gradita al Partito Democratico e a
    Forza Italia."

    Indovinato? Ma sì, è proprio lei, la “simpatica” Monica
    Maggioni, quasi simpatica come Maria Goracci o Giovanna Botteri (ma chi è il
    responsabile del casting?)

    Via Renzi queste rimangono tutte, stiamone certi, oppure
    adoperiamoci tutti per una campagna squattrinata, stile francescano o M5S
    locale, contro questo moloch mediatico divora-coscienze.

  • Vocenellanotte

    Condivido, per quanto possa contare, l’articolo è i commenti postati.

    Mi preme sottolineare tuttavia che per squarciare la disinformazione (che ricordiamolo ha un nome e cognome e data di nascita: Bettino Craxi, Legge Mammí) sono necessari articoli più alla portata delle persone e attività politica di breve respiro, tipo M5S.
  • paolodegregorio

    c’è un piccolo particolare, noi vogliamo che petrolio e gas restino sottoterra e che l’energia rinnovabile alimenti il 100% dei nostro fabbisogno. Ciò è possibile. Ovviamente anche contro le rinnovabili c’è la guerra dei potenti delle fossili che riescono a boicottare le rinnovabili in vari modi, tramite politici (il nostro premier è un esempio: a Parigi promette la rivoluzione verde e a casa favorisce i petrolieri), che non solo non indirizzano fondi alla ricerca per arrivare al più efficiente rendimento della tecnologia delle fonti rinnovabili, ma tramite le strutture burocratiche fanno applicare regole che scoraggiano i singoli cittadini ad usare la tecnologia oggi disponibile, mentre nel contempo hanno indirizzato incentivi miliardari verso le grandi centrali e anche verso l’incenerimento dei rifiuti da cui si ricava energia elettrica denominata "assimilata" alle rinnovabili

  • whugo

    Lucido, incisivo, oserei dire perfetto nella sua analisi.Bravo Grimaldi.

  • oriundo2006

    Una voce contraria: http://www.antimperialista.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3594:il-caso-regeni-spie-sicofanti-e-false-flag&catid=22:egitto-cat&Itemid=109

    Qui si parla di noi: ”..Il fatto è che un sito che delle farneticazioni complottiste e delle allucinazioni politiche fa il suo piatto forte ha immediatamente rilanciato le calunnie grimaldellesche..”. Grimaldi viene accusato di essere un ‘sicofante’, ovvero un individuo che tradisce i nobili ideali della rivoluzione ‘ora e sempre’ per proteggere, con argomenti da traditore inveterato, gli interessi di chi falsamente accusa. Insomma, per essere brevi, Grimaldi, accusando Regeni di essere una spia agli ordini dei angloamericani imperialisti, difende Al Sisi ed il suo regime appoggiato proprio dagli … imperialisti.
    Insomma, chi ci capisce è bravo. 
    Noto solo di sfuggita che quel povero ragazzo è stato davvero di una ingenuità folle a farsi ‘attenzionare’ dalla polizia politica del regime, che come tutti i regimi non guarda affatto per il sottile quando è in gioco la sopravvivenza sua e del suo paese. Insomma, Regeni a mio avviso o non capiva nulla del medioriente, ed allora perchè era lì, oppure è stato mandato apposta per essere vittimizzato da un regime feroce. L’ultima ipotesi non la dico per rispetto al morto. Ma appunto, da bravi complottisti l’avete capita da soli.