Home / ComeDonChisciotte / BYE BYE ITALIA, AU REVOIR !

BYE BYE ITALIA, AU REVOIR !

O MEGLIO: 再見

DI SERGIO DI CORI MODIGLIANI
Libero pensiero

E così, di riffa e di raffa, il Bel Paese se ne va.

O meglio, diciamo piuttosto che, con il trascorrere dei giorni, diventa sempre più chiaro come -a dispetto delle apparenze- non siamo nelle mani di beceri incompetenti, di cialtroni immeritevoli, di raccomandati di lusso, incapaci di mettere in piedi uno straccio di progetto decoroso che funzioni e sia efficace.

Siamo nelle mani di una classe dirigente politica che si è macchiata e si sta macchiando del più orribile crimine che in tutte le civiltà, presso tutte le etnie, in tutte le epoche, è sempre stato considerato come l’atto più vile e tragico che si possa compiere: il tradimento della propria comunità e la svendita del territorio della propria cittadinanza allo straniero.
Perchè una cosa è il dramma delle guerre, dove l’invasore prepotente si appropria con la violenza delle armi di beni che non sono suoi.

Ben altra cosa è avere la certezza di essere capitanati da un manipolo di solerti impiegati che hanno scelto di consegnare i forzieri nazionali -riempiti grazie al lavoro di centinaia di generazioni diligenti, industriose e parsimoniose- nelle mani dei nostri più agguerriti competitors internazionali, invitando a nozze gli invasori e dicendo loro: prego signori, accomodatevi, svendiamo il tutto al prezzo migliore.

Conclusa la prima fase un mese fa, è iniziata da oggi la seconda fase, quella che consegna la Telecom agli spagnoli di Telefonica, l’Alitalia ai francesi di Air France, e tre aziende strategiche del gruppo Ansaldo, cioè la “Energia” la  “Sts” e la “Breda” rispettivamente al gruppo imprenditoriale coreano denominato Doosan, agli statunitensi di General Electric e il gioiello metalmeccanico ai giapponesi di Hitachi. Se ne va via anche la Ansaldo, e sono già in trattative per vendere le aziende strategiche impiegate nella costruzione di navi ai cinesi, i quali verranno a costruire le loro navi in Italia -a prezzi cinesi si intende- per poi ormeggiarle nel porto del Pireo, acquistato in toto due mesi fa. Una vera pacchia. Per loro si intende.

Quattro aziende di Finmeccanica e l’Eni sono già in trattative avviate, soprattutto con i qatarioti, a questo serviva loro impossessarsi -come hanno fatto- prima di Unicredit, poi acquistare Valentino Garavani insieme a centotrenta industrie tessili nazionali e adesso si prenderanno anche il nostro know how ingegneristico in campo petrolifero.

Allora a questo serve lo stallo.

Allora è questo il vero obiettivo dell’immobilismo politico italiano.

Fare in modo che non accada nulla, che non cambi nulla, che non migliori nulla, in modo tale che i prezzi si abbassino e si faccia lo shopping del Made in Italy. Una volta conclusa questa fase, manderanno a casa gli attuali impiegati e ci metteranno dei nuovi manager a gestire le briciole. Di italiano sarà rimasto soltanto il marchio.

Quindi il Made in Italy è finito.

Ho saputo che tre giorni fa si è chiusa la trattativa della compravendita di una importante azienda vinicola in Toscana, una di quelle che produce il marchio DOC classico del Chianti gallo nero, finita nelle mani dei cinesi. L’azienda si chiama Casa Nova. Si trova a Greve, tra Firenze e Siena. Si tratta di due gruppi di case coloniche, otto ettari di vigneti e due di oliveto acquistati da uno speculatore finanziario di Hong Kong che rappresenta gli interessi di un gruppo farmaceutico di proprietà del governo cinese. Sono venuto a scoprirlo per un caso, guardando una intervista alla televisione argentina a un loro imprenditore, Alejandro Bulgheroni (nipote di italiani) il quale aveva acquistato sei mesi fa un’altra azienda Chianti DOC, la Poggio Landi. Costui, un supermiliardario, spiegava come, grazie all’Italia, l’Argentina da undicesima è già diventata la settima nazione vinicola al mondo e si appresta -per l’appunto- a fare concorrenza al nostro paese, passato in dieci anni dal primo al terzo posto ed entro il prossimo quinquennio accreditato di un decimo posto, superati da Spagna, Cile e Colombia. Così stanno le cose. Per il momento siamo terzi, dietro Usa e Francia che resiste al primo posto avendo stravinto la secolare guerra del vino con l’Italia. La Cina ha aumentato il consumo di vino del 30% e produce adesso 17 milioni di ettolitri all’anno. Ha bisogno del vino italiano. Perchè? Una Legge dello Stato cinese stabilisce che per poter esportare vino “cinese” doc è sufficiente che all’interno delle bottiglie vi sia il 15% di uve locali. Hanno deciso allora di cominciare a prendersi il vino italiano migliore, così lo inviano in Cina attraverso il porto del Pireo e lo imbottigliano a Shangai creando un vino cinese originale (sembra che sia ottimo) ma che è composto all’85% delle uve del Chianti. Quindi, siccome per il vino ciò che conta è il sapore, la Cina si impossesserà di tutti i mercati internazionali stracciando la concorrenza con il vino italiano perchè venderà vino italiano ovvero sapore italiano vero come vino cinese, davvero diabolici. La grande azienda vinicola Oliveto, della famiglia Machetti, è stata venduta alla Solaya International di Panama, modesta società anonima di copertura dietro la quale si nasconde la Bank of China. 
L’Italia perderà tutti i mercati.

Se ne sono andati anche l’Orzo Bimbo venduto ai tedeschi.

Se ne sono andati via i salumi Fiorucci.  E i biscotti Barilla e i sughi e le conserve Star.

Anche la Parmalat, divenuta francese. E i Galli si sono presi anche la Galbani, la Locatelli, l’Invernizzi. 

Per non parlare del cashmere italiano di Loro Piana e di Bulgari. La moda è ormai loro.

Se ne è andato anche lo spumante Gancia e tutta la produzione piemontese degli aperitivi italiani, venduta a Roustam Tariko, un miliardario moscovita.

Dopo i biscotti Barilla e la pasta Buitoni, se ne è andato anche il riso Scotti: e qui la cosa è davvero grave. Perchè la celebre azienda di Pavia l’ha venduta a una multinazionale spagnola dell’alimentazione gestita dai colossi finanziari che intendono usare questi marchi per lanciare un sistema di alimentazione seriale industriale che impoverirà l’alimento, la sua qualità nutritiva e di italiano non avrà proprio un bel nulla. L’azienda spagnola si chiama Ebro Foods. Se l’è presa per 18 milioni di euro lo scorso luglio.

Gli spagnoli stanno usando i soldi avuti in credito dal Fondo Salvastati al loro sistema bancario per acquistare aziende italiane. Quel fondo è alimentato in larghissima misura dai soldi del contribuente italiano. In pratica, ciò che questo governo e quello precedente hanno avallato è la seguente manovra: il fondo europeo dà i soldi alle banche spagnole che acquistano aziende italiane. 

In una intervista di qualche mese fa il Dr Dario Scotti, presidente e amministratore delegato della Riso Scotti spa, attaccato dai sindacati di categoria che avevano denunciato il fatto inascoltati aveva dichiarato:

“La partnership con la multinazionale alimentare iberica ha la valenza di un’alleanza industriale e commerciale per penetrare mercati internazionali, con l’obiettivo di sviluppare la produzione del sito industriale e di allargare le frontiere al risotto “made in Italy” e ai tanti prodotti derivati dal riso che produciamo e commercializzamo. La scelta è stata attenta e meditata, nel desiderio di esprimere una rinnovata e maggiore forza industriale come primo gruppo risiero europeo, in termini di sviluppo e di distribuzione di prodotti di nuova generazione. È certamente una scelta legata allo sviluppo dei nuovi prodotti: con la loro ricerca e le nostra, con il loro sistema distributivo e il nostro, con le forze messe insieme, insomma, si potranno ottenere i risultati migliori”.

Balle! Grosse come una casa, è l’opinione della Coldiretti di Pavia che raggruppa i consorzi dei piccoli produttori agricoli del pavese, del piacentino e della pianura padana. Ha pubblicato un allarmante studio dal titolo “Mani spagnole sulla Riso Scotti” nel quale sostiene che la Ebro Foods intende delocalizzare la produzione spostandola in Spagna. Il che vuol dire un altro pezzo importante dell’agricoltura nazionale che se ne va. Oltre al fatto che aumenterà la disoccupazione.

Il presidente della Coldiretti di Pavia, Giuseppe Ghezzi ha dichiarato “temo fortemente che questa sia una strada che porterà alla produzione di derrate alimentari standardizzate e uniformizzati, che di italiano avranno ben poco”.

Sergio Marini, presidente nazionale della Coldiretti, in un convegno di un mese fa ha lanciato un poderoso allarme rimasto inascoltato e poco comunicato. Ha detto:

“Lo scaffale del Made in Italy non c’é più nella realtà, è rimasta l’esigenza del prodotto italiano perchè c’è fame di Italia, grazie al nostro buon nome, ma è in atto una drammatica escalation nella perdita del patrimonio agroalimentare nazionale. I grandi gruppi multinazionali che fuggono dall’Italia della chimica e della meccanica, investono ora nell’agroalimentare nazionale perché, nonostante il crollo storico dei consumi interni, fa segnare il record nelle esportazioni grazie all’immagine conquistata con i primati nella sicurezza, tipicità e qualità. Ma il passaggio di proprietà ha spesso significato svuotamento finanziario delle società acquisite, delocalizzazione della produzione, chiusura di stabilimenti e perdita di occupazione. Si è iniziato con l’importare materie prime dall’estero per produrre prodotti tricolori. Poi si è passati ad acquisire direttamente marchi storici e il prossimo passo è la chiusura degli stabilimenti italiani per trasferirli all’estero. Un processo – conclude il presidente Coldiretti – di fronte al quale occorre accelerare nella costruzione di una filiera agricola tutta italiana che veda direttamente protagonisti gli agricoltori per garantire quel legame con il territorio che ha consentito ai grandi marchi di raggiungere traguardi prestigiosi”.

Saranno almeno nutrienti?

E’ il trend attuale, sintomo e termometro di un paese sconfitto nella propria identità più profonda e antica: il cibo, i nostri sapori, i nostri odori, i nostri colori.
Basterebbe seguire in rete due siti per comprendere come si sono messe le cose. Si tratta di due siti dove si vendono aziende intere, capannoni, pezzi di fabbrica, terreni prefabbricati a qualunque prezzo (andare a leggere per credere):

www.cinesichecomprano.com  o il più affermato
www.vendereaicinesi.it

questi, secondo il Mago Attel, il Delinquente e l’Innominabile, sarebbero i “chiari segnali” che la ripresa economica italiana è già partita.

E’ il Parlamento al corrente di questa pratica diffusa?

Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/09/bye-bye-italia-au-revoir-o-meglio.html
23.09.2013

Pubblicato da Davide

  • yago

    I dipendenti pubblici sono pagati con le tasse di chi produce.
    Quando la produzione non darà più tasse voglio vedere dove burocrati , politici e fancazzisti andranno a pescare per mantenere le loro laute prebende. Finora pensano di poter torchiare ancora il ceto medio , ma presto anche questo non sarà più in grado di essere spremuto e si accorgeranno che è inutile chiedere soldi a chi non li ha.
    Spero solo che a qualcuno sia rimasto un briciolo di dignità per cacciare a pedate una classe politica inutile e dannosa.

  • oriundo2006

    Avevano cominciato qualche anno fa con gli zuccherifici: andai ad una riunione in Umbria dove il solito ministro ‘politico’ e imbroglione aveva garantito che avrebbe difeso l’italianità, gli stabilimenti ecc…Morale: da 18 sono scesi a meno di un terzo, a quanto ne so . Gli altri sono delocalizzati, spariti, collassati per la crisi. La svendita, il depauperamento sono stati scientemente perseguiti e realizzati con una road map accettata e sottoscritta da tutti i partiti di governo di allora e di oggi.

  • Earth

    Ok fanno shopping, ma una cosa non mi torna. Se siamo i piu’ pezzenti d’europa, perche’ delocalizzare e non usare i contratti a tempo determinato fatti apposta per gli sfruttatori?

  • IVANOE

    Amici credete non succederà mai niente…tutto sto popolo di parassiti che si abbufano sulle spalle di chi produce e che sono come un vero e proprio virus che si è annidato nel nostro organismo, sono ultratranquilissimi perchè sanno che sono protetti dall’ombrello americano ( è dal 1945 che tutta la casta dal pci al msi alla dc ) fanno quello che cazzo vogliono in modo impunito nrei confronti del loro popolo, proprio perchè dietro hanno il papà grande…
    Lo potete vedere ogni sera a porta a porta da santoro a ballarò come gli ositi e i vari vespa, santoro e floris continuano imperterriti a prenderci per il culo con una trnquillità olimpica…. perchè io non mi sentirei tranquillo quando con un popolo ormai di disperati senza lavoro e distrutti dalla crisi economica, metto piede da normale cittadino dagli studi della rai….Se questi parolai invece sono così tranquilli è perchè sanno che la rete di Gladio messa in piedi ormai 70 anni fa, li protegge anche dal raqffreddore. In sostanza loro sanno che anche dal più piccolo buco della strada c’è una sentinella gladio filo americana che sorveglia e vigila sulla loro vita privata e su quella dei loro cari.
    Ecco per questo in italia ci sarà una vita eterna sempre più asfittica per noi e invece più florida e opulente per tutti i signori della casta, ovviamente dipendenti pubblici compresi… E’ più facile che finisca il mondo che l’attuale status quo italiano.

  • Hamelin

    Emettono Debito Pubblico come stanno facendo da un anno a questa parte per pagare tutto.
    I 13 Punti percentuali di aumento di questi anni parlano chiaro.

  • ericvonmaan

    Possono contare sempre sugli 8.000 miliardi di euro di risparmi degli italiani custoditi nelle banche, non preoccuparti per loro

  • alvise

    “il tradimento della propria comunità e la svendita del territorio della propria cittadinanza allo straniero.”

    Questa frase mi ha provocato un moto di tragica commozione.Purtroppo sento enorme il peso di quello che denuncia.Vorrei capirne di calcio, così, forse, scaricherei la frustrazione nel disquisire di cacchiate, cui questo sport ne è un formidabile fornitore

  • Hamelin

    Agli Italiani alla fine rimarranno solo i Debiti da pagare .
    Chissà che faccia faranno quando taglieranno Statali e Pensioni.

  • lucamartinelli

    che dire, dopo aver letto l’articolo? ti vengono le lacrime agli occhi. Le cause? Credo siano più d’una. Tra queste il peggior difetto dell’italiota: le propensione al tradimento.

  • ilsanto

    Penso che tu sia un inguaribile ottimista. Ti assicuro che il limite è già stato superato da un pezzo ma i parassiti sono molto più potenti ed organizzati di quello che pensi, e sono in grado di spremerti fino all’ultima goccia di sangue. Non ti illudere che si fermino prima di uccidere l’ospite non hanno nessuno scrupolo. Oramai non esiste nulla che non sia tassato redditi, lavoro, proprietà, consumi, concessioni, patrimoni, transazioni, conti correnti, eredità e si sono pure inventati gli studi di settore per cui anche se non guadagni un tubo le tasse le paghi ugualmente. Sulla possibilità poi che ti possa avvicinare per dargli un calcio nel c..o ho dei seri dubbi.

  • McBane

    Purtroppo non è solo colpa dei governi, nè dell’Europa e dell’Euro. Essi sono i semi maligni, ma il terreno per farli attecchire lo ha fertilizzato la totale mancanza di previdenza italiana, il pressapochismo e l’ignoranza.

    L’imprenditoria italiana, infatti, negli ultimi anni ha dimostrato di avere la lungimiranza della talpa. Molti imprenditori hanno avuto grande successo negli anni ’80 e ’90, con quel successo hanno pensato di comprare villetta e macchinone e tanto gli bastava. Non è difficile capire che un’azienda che non ha un occhio sul futuro o sulla concorrenza prima o poi collassa, tanto più in un panorama economico e geopolitico sempre più dinamico.
    L’Italia ha una fittissima rete industriale, è vero, ma se osservata bene è una rete di piccoli produttori che forniscono materiale di consumo di basso valore aggiunto, ovvero prodotti che possono essere prodotti se non da chiunque, da molti altri. Perso il vantaggio competitivo del prezzo, l’Italia si ritrova al palo. Che fare? Delocalizzare o investire all’estero potrebbe essere la risposta. Direte giustamente che delocalizzare significa licenziare onesti lavoratori italiani diventati troppo cari. Verissimo. Il processo doveva essere costruito su due binari paralleli: da una parte la delocalizzazione di lavori ad alta manodopera, dall’altra l’aumento delle competenze degli impiegati italiani attraverso programmi di tirocinio e praticantato. In questo modo le povere piccole/medie imprese italiane avrebbero potuto garantirsi un futuro più decoroso dei saldi cinesi a cui stiamo assistendo. La responsabilità é anche dei sopraccitati imprenditorucoli che per primi avrebbero dovuto riunirsi, bussare alle porte delle università, per primi avrebbero dovuto preoccuparsi di investire all’estero. Invece hanno preferito accontentarsi delle case per le ferie e delle macchinazze per arrivarci e ormai é troppo tardi. Zai Jian…

  • Aironeblu

    Ma se non ne capisci, come puoi sapere che il calcio è un formidabile fornitore di cacchiate? ^^

  • Hamelin

    Quazzate belle e buone.
    Appioppa il 70% di tasse ad un qualsiasi imprenditore staniero e vediamo se lui riesce a campare.
    Ovvio che gli Italiani chiudono e delocalizzano … Chi sarebbe quel babbeo o SANTO che lavora in perdita ed intacca il patrimonio perdendo tutto per cercare di tirare Avanti?
    Sai quanta gente che conosco oramai produce in perdita?
    Tra l’altro oggi ho letto la notizia che in Italia 5 Imprese su 8 chiedono prestiti per pagare le tasse.
    La brava gente che s’è suicidata secondo te perchè si è ammazzata?
    Se ad un cavallo di razza gli appioppi sulle spalle un peso di una tonnellata non stramazza al suolo di certo perchè non è bravo a correre.
    Sai quanti Steve Jobs ci sono in Italia? Una marea , il 90% rimane qua a tribolare e a fare 1 millesimo di quello che avrebbero potuto fare , mentre il restante 10% prende un aereo di sola andata e va a fare quello che vuole fare.
    Non c’è quindi da stupirsi se gli altri paesi si sviluppano e noi no.
    Le menti brillanti vengono cacciate dal paese e quelle poche che rimangono a malapena sopravvivono.

  • McBane

    Dove sarebbe l’armata degli Steve Jobs italiani? Io ho conosciuto eserciti di Brancaleone da Norcia piuttosto.

    L’Italia era un grande potenza industriale e potrebbe ancora esserlo… forse… ovviamente senza euro e senza un imposizione fiscale disumana, ma ripeto, oltre ad aver ricevuto queste bastonate ci ha messo del suo peccando di scarsa lungimiranza. Ad esempio ha iniziato a investire in Cina quando gli altri (come Germania o Francia) c’erano da dieci o anche vent’anni.
    Non é stata in grado di creare un tessuto industriale adatto al mondo attuale, gli imprenditori ormai soddisfatti dei successi conseguiti negli anni buoni si sono addormentati sugli allori senza preoccuparsi del futuro che già si intravedeva, bastava piantarla di inveire contro il governo ladro e provare a pianificare un futuro.

    La mia tesi è semplicemente che la situazione è generata da una serie di concause, riporto la prima frase del mio post: “L’euro é il seme di una pianta maligna, ma il terreno per farlo attechire l’ha fertilizzato l’Italia”

  • Hamelin

    Riporto la seconda frase della risposta :
    “Appioppa il 70% di tasse ad un qualsiasi imprenditore staniero e vediamo se lui riesce a campare.”
    Prova a mettere una rapina legale del genere a qualsiasi impresa estera “lungimirante” e vediamo quanto dura.

  • McBane

    Se la classe imprenditoriale si fosse unita avrebbe avuto la forza di contrastare le macellerie del governo. Arroccandosi invece tutti nei propri capannoni a fare la guerra dei poveri sono stati bellamente uccellati.

    Odio tirare in ballo i teutonici, ma tant’é… Provi ad esempio il governo tedesco ad andare da VW, Audi, Daimler e BMW a dirgli che ora devono pagare il 70% di tasse o che non può costruirgli le infrastrutture necessarie e vediamo chi vince… Il nostro ha a che fare con migliai di bullonari dispersi sul territorio, diciamo che ha avuto la strada spianata per il massacro sociale assistito.

  • yago

    E la burocrazia dove la metti?

  • Allarmerosso

    Potranno anche esserci delle ragioni nelle sue parole la lungimiranza è una di quelle noto come in genere fra il popolo ci sia l’incapacità di vedere quale reazioni porti ad una determina azione. Ma il suo discorso mi scusi ha perso tutta la sua efficacia nel momento in cui ha parlato di ” Valore Aggiunto” che dalle sue parole secondo me lei non ha idea di cosa sia.

  • McBane

    Puoi metterci tutto quello che vuoi… ma se si continua a negare che l’imprenditoria italiana abbia contribuito alla situazione attuale non miglioreremo mai.

  • ilsanto

    Guarda che in italia non ci sono i minijob come in germania e se prendi un co.co.pro paghi più INPS che per un tempo indeterminato.
    Grazie ai sindacati noi preferiamo lavoratori a tempo indeterminato super tutelati o cassaintegrati nullafacenti o con lavoro in nero, mentre i giovani restano a casa da mamma.
    La germania con i minijob ha creato 8 milioni di posti di lavoro defiscalizzati sono lavori max 4 ore al giorno quindi c’è chi ne ha 2 o chi li usa per completare magari un part-time intanto entri nel mondo del lavoro fai esperienza e se apprezzato magari può diventare un lavoro fisso.
    Noi invece facciamo più di un miliardo di ore di cassa integrazione all’anno pagati da noi per lasciarli a casa a coltivare l’orto.
    Per finire guarda che uno stipendio netto di 1873 euro al mese corrisponde ad un costo aziendale di 55.002 euro ( più IRAP 4,82 % che sono parecchi) e la differenza la prende lo stato per tasse e inps non i datori di lavoro sfruttatori.

  • mendi

    Io vedo con favore il disfacimento di questo stato unitario italiota. Una volta che i diversi popoli che abitano la penisola italica avranno ripreso la loro libertà e indipendenza, l’Italia tornerò ad essere il giardino che era. Alla base di tutti i problemi c’è l’infausta unità nazionale tra popoli che niente hanno in comune.

  • alvise

    perchè ho le orecchie per sentire dal lunedì al sabato, nei locali pubblici, sul lavoro, ecc, di calcio, quindi non paiono discorsi costruttivi come quelli che leggo su CDC.Che poi non si riesca a costruire nulla per via della enorme corruzione è un’altro discorso, ma rimane il fatto che quì su CDC (tanto per fare uno dei molti esempi) di discorsi sterili come il parlare di calcio, non ne ho mai sentiti, anche se talune volte ho dissentito, mentre di calcio tutti sanno tutto, ma quando gli si chiede che meccanismo è il Fiscal Compact, ti guardano come se fossi un marziano.Poi ho anche gli occhi per aver visto lo scempio che si fa in nome di questo sport???Uccisioni, accoltellamenti, ammazzamenti specie se due tifoserie contrapposte dovessero incontrarsi agli autogril, treni bruciati, pulman bruciati, ferimenti di poliziotti (che dobbiamo pagare noi che del calcio non ce ne frega una mazza), monetine gettate sul campo con relativi ferimenti.E per ora non mi sovviene altro,ma sicuramente dimentico qualche altra nefandezza.Ho citato “cacchiate”, in modo eufemistico, mi spiace che non ne hai colto l’essenza, e se non sei d’accordo pazienza, rileggiti la frase di Voltaire….

  • alvise

    “Una volta che i diversi popoli che abitano la penisola italica avranno ripreso la loro libertà e indipendenza”

    sei sicuro di aver scritto la frase giusta?Guarda che siamo nella realtà, non stiamo recitando in un film di fantascienza…

  • ilsanto

    Scusa non capisco perchè dici che non ha idea di cosa sia il valore aggiunto. Quello che leggo è corretto in italia c’erano molte produzioni che al netto dei costi di produzione davano un modesto guadagno prive di un elevato contenuto tecnologico, spesso eseguivano solo semplici lavorazioni come terzisti, in genere piccole e non internazionalizzate.
    Per intenderci ho visto gente che produceva i tubi di cartone per la carta igienica o le etichette delle camicie o i bottoni o le viti o solo la tintura delle stoffe o solo le suole delle scarpe o faceva solo la verniciatura o solo la tempera dei vetri o solo la tornitura o la piegatura delle lamiere.
    Queste cose con la globalizzazione non stanno più in piedi non in italia non con il carico fiscale non col costo dell’energia o della manodopera.
    Comunque dimmi tu cosa si intende per valore aggiunto se non la differenza tra i costi di produzione ed il prezzo di vendita.

  • ilsanto

    Perfetto ma non serve gladio ne so se esiste ancora. Sono tranquilli perchè il sistema di leggi e regolamenti che hanno costruito li rende intoccabili e tra loro (la casta) si proteggono e c’è una enorme cerchia di privilegiati messi su da loro che gli fa da scudo e col teatrino della politica ci prendono per il c..o etcetc

  • McBane

    C’è volendo questa possibilità di interpretazione: lavori con alta manodopera = lavori con molto valore aggiunto. Se poi dico che il lavoro in Italia non si può fare perché la manodopera costa troppo, e contemporaneamente dico che i prodotti in Italia non hanno valore aggiunto, giustamente mi contraddico. Nel postare ho mentalmente considerato il valore aggiunto come proveniente solo da tecnologia o afflusso di capitali.

    Il succo non cambia… la mentalità imprenditoriale italiana è indietro di vent’anni e non è cambiata per il semplice motivo che in quegli anni molti hanno fatto i soldi e si erano convinti che il modello potesse durare per sempre. Torno a dire che i tedeschi e i francesi erano in Asia già negli anni ’90, gli italiani, o meglio molti di loro, hanno scoperto che esisteva la Cina nel 2000 e invece che vederla come opportunità si sono messi in coro a belare: “Ma quelli sanno solo copiare! Non ci arriveranno mai alla nostra qualità!” Bravi, il risultato lo leggete nell’articolo.

  • antsr

    Guarda che non siamo stati mai una vera nazione. Abbiamo avuto fin dal medioevo un differenza significativa fra un nord/centro e un sud con sicilia. La storia culturale, storica, politica è stata diversa. Al nord e centro la realtà dei comuni, signorie al sud uno stato cambiato varie volte nella sovranità (d’angiò…borboni) ma sempre regno delle 2 sicilie. Non a caso l’unità d’italia è stata una sopraffazione verso il sud con un esercito di 100.000 soldati x 10 anni al sud con stermini che la storia non cita (legge Pica x citarne la + famosa) l’imposizione di nuove tasse, la leva obbligatoria di 5 anni, che toglieva braccie alle famiglie nei campi. Si potrebbe continuare basta leggere libri di famosi storici inglesi, italiani che riportano la verità: la popolazione venne delusa quasi subito e repressa (fatti di Bronte significativo). Un ritorno ad una nuova divisione costruita in maniera diversa (federale o altro) rispetto a quella voluta centralistica e altamente burocratica piemontese sarebbe meglio. N.b. Tanto x far capire come la storia è stata girata: si dice burocrazia borbonica quandi si esprime ingarbugliata, lenta… invece era il contrario questa venne portata e imposta dal governo del piemonte, quella dei Borboni era molto efficienti.

  • vraie

    il calcio nel c..o diventerà sempre più difficile

  • Primadellesabbie

    Esiste modo e modo di pensare al made in Italy, ci si può riferire alla produzione di beni realizzata nel nostro Paese oppure si può alludere a prodotti di buona qualità. Andar fieri del fatturato e andar fieri della “bontà del prodotto sono cose diverse.
    Le due caratteristiche non sono cumulabili.

    Ad esempio una grossa azienda casearia, citata da Modigliani, ha forse contribuito ad aumentare il fatturato dei prodotti confezionati in Italia ma (ignoriamo gli scandali), per ottenere questo risultato, ha collaborato con altri dello stesso settore nell’intento riuscito di distruggere, grazie sopratutto alla raccolta del latte porta a porta, le centinaia di piccoli caseifici locali e con essi una tradizione che rappresentava, quella si, la qualità del Made in Italy e di cui nessun cinese avrebbe potuto impadronirsi in un boccone.

    Questo discorso si può estendere, con qualche adattamento ad altri settori. Vedete che spesso non si può prevedere quali scenari apriranno le azioni avventate. Altroché “fare impresa” !

  • alvise

    Caro Modigliani, ho un pensiero da molto tempo, che Lei, o chi altri, con esperienza, potrebbe concretizzarmelo.Se l’eurozona è in difficolta economiche, a parte alcuni paesi, come fa un paese, e cioè la sua economia, da qualunque parte arrivino i denari, acquistare aziende di un paese anch’esso in difficoltà?Mi riferisco alla Spagna.La Spagna è in difficoltà economiche e può permettersi di spendere denari?Mi da l’impressione di quel cieco che prendeva una lauta pensione ma guarda caso guidava l’auto

  • McBane

    Se un paese è in difficoltà non significa che automaticamente tutte le sue aziende lo siano..

  • Denisio

    Le grandi case automobilistiche che citi vengono a farsi costruire alcune parti di grande precisione come gli alberi motore e gli alberi a camme in aziende del nord est, avendo lavorato fianco a fianco con squadre di lavoratori tedeschi ed essendo io del nord est mi sono fatto un’idea abbastanza chiara di chi abbia merito nel saper trovare soluzioni e di chi invece lavori con la propria calma, che sappia sempre a che ora si deve fare la pausa, e che la faccia senza sgarrare i suoi dieci minuti e senza gettare la cenere a terra e senza alzare la voce, ma questo non significa affatto che i tedeschi siano migliori tecnicamente ma traspare che sono dei lavoratori maggiormente tutelati, invece qui c’è sempre stata una discriminazione degli operai e una ipervalutazione di alcune categorie come gli avvocati di cui siamo letteralmente invasi , l’italia con una classe politica seria e un’autonomia finanziaria sarebbe ineguagliabile sotto molti punti di vista… e mi fermo qui

  • McBane

    Conosco bene molti produttori italiani di componenti per l’industria automobistica tedesca. E’ verissimo quello che dici, ma quei prodotti, ma ripeto che per quanto di alta precisione sono prodotti di basso valore, non certo paragonabile a quello ottenuto dalla vendita di un auto o di un macchinario…

    I tedeschi non sono tecnicamente migliori, ma si tengono lo sviluppo tecnico e i cervelli in casa, delegando tutto quello che invece non conviene fare in Germania ad altri terzisti. La piccola media impresa italiana ha molto beneficiato di questa situazione ed era infatti il terzista dei tedeschi per eccellenza, ma fallendo nel comprendere che sarebbe inevitabilmente finita non ha saputo reagire in tempo.

    Comunque mi sono dilungato abbastanza sull’argomento… il cui succo é: è impossibile migliorare se prima non si ammettono anche le proprie colpe. Ladro non è solo chi ruba, ma anche chi regge la scala, e molti imprenditori italiani non hanno mancato di farlo con puntuale diligenza.

  • alvise

    Fondalmentamente hai ragione, però io vedo l’italia, l’irlanda ecc.Quando un paese è in difficoltà economiche anche le banche lo sono, tanto è vero che in italia le banche sono riluttanti a concedere finanziamenti, guadagnano di più ad investire i loro denari nei mercati, e se ad un’azienda non gli vengono concessi finanziamenti entra in sofferenza.Da questo è partito il mio pensiero.In quanto alla credibilità ed alla solidità di un’azienda o di una banca, espressa dalle agenzie di rating, su questo vi metterei una pietra sopra.Quindi io, scusami, mi metto sempre in campana, ormai degli inciuci sono satollo.Infatti mi chiedo com’è possibile che un’azienda come «Telefonica» in cui mi risulta abbia debiti per quasi 67 miliardi, se ne accolli altri 28 di Telecom, facendo felici la San paolo e le Generali.Mah…..