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BRUTTA STORIA

DI CARLO BERTANI

carlobertani.blogspot.it

I cinque poliziotti uccisi a Dallas – Dallas? Curioso, vero? – rappresentano uno spartiacque da molto tempo mai più oltrepassato. Dai tempi delle Pantere Nere? O dalla rivolta di Sand Creek? Forse. Il presidente nero si limita a commentare “Tutte le persone imparziali dovrebbero essere preoccupate”, e non ci sentiamo di dargli torto, ma riecheggiano ancora, nelle nostre orecchie, le parole di Malcolm X pronunciate all’indomani dell’assassinio di John F. Kennedy: “La violenza che i Kennedy non sono riusciti a calmare ha finito per rivolgersi loro contro”. Purtroppo, nemmeno a questa riflessione riusciamo a dar torto. E si torna a Dallas.

Eppure, qualche segnale, qualche sforzo per cambiare c’era stato, come quando la Guardia Nazionale accompagnò fra i banchi della recalcitrante università dell’Alabama gli studenti neri: la scena è riportata nel film “Forrest Gump”, e molti altri film come “La calda notte dell’ispettore Tibbs” cercarono di “rieducare” un popolo che non vuole e non riesce a comprendere dove finisce la propria libertà ed inizia quella altrui. Le pistole sono solo il triste epilogo di un pensiero mai evoluto, mai interiorizzato completamente: pur essendo presente un vigoroso patriottismo, l’americano medio, nei suoi sogni proibiti, desidererebbe ogni giorno una bella prateria, solo per lui, con relativi indiani da prendere a fucilate. La vicinanza lo urta, le mode lo condizionano – se fumate in una strada di una qualsiasi città degli USA, la gente si scansa – soffrono il prato del vicino di casa perché meglio rasato, la macchina nuova del cognato…sono un popolo prigioniero dei media – che devono veicolare consumi – i quali sono decisi dalle lobbies, alle quali basta corrompere poche centinaia di parlamentari per raggiungere i loro obiettivi.

Non volevo parlare di armi, ma togliamoci il sassolino dalla scarpa. I due ingredienti: una costituzione del ‘700 – vergata quando la gente portava naturalmente la spada al fianco – e la fortissima American Rifle Association la quale, ogni volta che si deve votare sulle armi, paga qualche parlamentare e la legge va nel cestino. Cosa cambia se una pistola te la consegnano solo dopo una settimana (Stato di New York)? La moglie l’ammazzi dopo.

Il problema non è qui, come ha spiegato esaurientemente Michael Moore. Il problema è accettare il “diverso” da te, impedire che nascano plotoni di “giusti” e di “diversi”, “Ragazzi della via Pal” che si sparano. I neri, in America, li hanno portati gli americani stessi: qui c’è una enorme differenza con l’Europa. Per noi si tratta di un fenomeno nuovo: se seminassimo un po’ di bombe in meno, se non distruggessimo gli habitat naturali (le strade, in Ciad, sono disseminate di residui della raffinazione dell’Uranio: leggi AREVA, capisci FRANCIA), se non riducessimo i fiumi a delle cloache ove gettare gli scarti del petrolio (vedi Nigeria, compagnie petrolifere, ENI in testa) forse, la gente non scapperebbe. Finché non abbiamo realizzato un bel gioco a “RISIKO” in Siria, i siriani stavano a casa loro, in Libia (sotto “il despota” Gheddafi) nascevi con la pensione (o reddito di cittadinanza che dir si voglia) ed era, per reddito pro-capite, la seconda nazione africana, dietro il Sudafrica. Quindi, chi è senza colpe scagli la prima pietra. Gli americani, di colpe, ne hanno un intero mazzo. Prendetevene una vista, ma è solo l’antipasto: di queste foto, ce ne sono a decine, e tanto è successo prima dell’invenzione della fotografia:

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Come si uscì da quell’abisso di turpitudine? Con la promessa, in parte esaudita dal 1960 in poi, d’aprire le porte dell’American Dream anche ai neri. Perché? Poiché l’alternativa sarebbe stata un ruzzolone non verso una guerra civile, bensì verso la guerriglia senza quartiere fra il KKK ed i Black Panthers. Per questa ragione i neri entrarono nelle Università americane, finì la discriminazione razziale nell’istruzione e nel welfare: per non passare ai massacri a 2, 3, poi 4 cifre. Per giunta endemici: come disse Mao-Tse-Dong, “Il potere passa nella canna del fucile”, e Dio sa quanto è vero!

Cos’è successo oggi?

Il neo-liberismo imperante ha richiesto la chiusura dell’American Style of Life: troppo costoso, che si adattino alla paga minima sindacale, 6 dollari e pochi centesimi l’ora, così i profitti delle Major crescono, le azioni pure ed esporremo in pianta stabile il toro a Wall Street. I risvolti sociali? Cavoli dei governi, e della Guardia Nazionale. Se vogliamo trovare riscontri in Europa, cavoli dei governi nazionali, l’Europa tira dritto e non si tocca. Così avvenne: la famosa middle class, la spina dorsale degli USA, iniziò ad essere intaccata dal basso: sempre più americani lasciarono le casette col prato, con la scritta “For sale”. Crollo del mercato immobiliare, come in Italia.

Dopo tanti anni di corsa verso l’integrazione, però, non furono solo più i neri degli slums a pagare il prezzo: una bella fetta di bianchi fini sulla strada, bianchi certificati, WASP in piena regola che campavano coi sussidi statali o le Charities delle fondazioni. Al contrario, neri “rampanti” s’erano arricchiti ed erano saltati oltre la siepe: Obama ne è una prova, avvocato di grido prima di diventare presidente. Risultato: io, bianco purissimo, discendente dei Padri Pellegrini, faccio il poliziotto con una paga da fame, che non mi consente certo il reddito del commerciante nero, del medico nero, dell’avvocato nero. Eppure, quello è nero. Giuro che il primo bastardo nero che mi capita sotto, e muove solo un’unghia, lo ammazzo. Altrimenti, non si spiega la mattanza di neri da parte della polizia americana: c’è il solito odio sotto, quella del mio prato perduto, della mia prateria svanita, della vita di merda che faccio al posto di quella che m’avevano promesso, che hanno avuto i miei genitori.

Qui c’è un parallelo con l’Europa: il tizio che ha ammazzato il nero perché aveva reagito all’insulto (scimmia!) non era certo un banchiere od un capitano d’industria. Viveva in mezzo ai campi in una baracca, e non conosceva i motivi della fuga di Emanuel dall’Africa – ed era inutile spiegarglieli, perché non li voleva capire! – dato che la percezione del sottoproletario è questa, già Marx scriveva dell’incapacità di essere “classe” (o gruppo, unione, ecc) dell’Umproletariat. Il limite dei sottoproletario è proprio quello di non saper riconoscere altri sottoproletari come lui: questioni di razza, religione e colore della pelle lo confondono.

Un altro aspetto, comune alle due sponde dell’Atlantico, è la sostanziale impunità della quale godono le forze cosiddette dell’ordine. In America, pistola elettrica per immobilizzare: quindi, colpo da 357 Magnum in testa per finire il lavoro. In Italia, niente armi da fuoco: bastano le botte ad ammazzare la gente, come nei casi Uva, Cucchi, Aldrovandi…poi la caserma Diaz, chiaro esempio di depistaggio e di insabbiamento. Per i politici è necessità primaria mantenere la fedeltà delle forze cosiddette dell’ordine: stralciati dalle riforme pensionistiche, favoriti nell’assegnazione delle case popolari e perdonati se alzano troppo le mani. Quando ci scappa il morto, partono i depistaggi e gli attacchi contro magistrati “persecutori”. Insomma, basta che non rompano i maroni e ci difendano, poi, se ammazzano qualche “tossico” (così definito dal loro alfiere Giovanardi), si perdonano…i nostri padroni non vogliono grane. E i padroni del vapore, come la pensano?

I grandi capi (ovunque siano, fate voi) hanno, fra di loro, un dissidio permanente – se riesco a fregarti un pezzo di prato, di banca, di fabbrica, di mercato o d’Ucraina quello è mio, e ci godo – ma una percezione della vita univoca: inizia con il gonfiore alla natica destra, dove tengono il portafogli, e termina con il culo della escort, che hanno pagato, e dunque è merce anch’esso. Una conferma. Gli altri?

Sono soltanto i destinatari della merce, quella cosa che ti fa guadagnare soldi per il prato, la Ferrari e tutto il resto. A ben vedere, non c’è gran differenza di pensiero fra un sottoproletario ed un iper-capitalista: entrambi reagiscono ad istinti primari, che devono semplicemente soddisfare i loro bisogni. Non hanno alcuna percezione di spazi comuni, perché il mondo termina all’esterno del loro corpo (al più la famiglia, naturale o mafiosa) e dunque sono portati a disinteressarsene.

Ammazzano i neri? E chissenefrega! Ammazzano i bianchi? E chissenefrega! Ammazzano gli Utu? E chi cazzo sono ‘sti Utu? Il mestiere della politica – che entrambi non riescono a comprendere – è quello, paradossale, di far sopravvivere il loro mondo, che permette il grande Monopoli di un euro il pezzo di profitto. E’ il capitalismo bonario dei Kennedy, di Obama, di Prodi e Berlusconi, di papa Francesco…e di tutti i “buonisti” della terra. I quali riescono a spacciare questo sistema come “accettabile” fin quando si ammazzano 100.000 persone. Abbastanza lontane che nessuno possa accorgersene, se non di striscio. Dai, c’è la finale degli Europei, c’è il motomondiale, zitto e mosca.

Poi, un giorno qualsiasi, spunta un Micah Xavier Johnson qualunque con il suo fucile d’assalto di ex combattente in Afghanistan ed ammazza 5 poliziotti bianchi. La polizia lo ammazza e, nei giorni seguenti, uccide altri neri. Per gli uomini di Wall Street non cambia nulla: e chi è mai Micah Xavier Johnson? Come va il titolo di Unilever? E quello della Mac Donnel Douglas? E allora…dammi cinque! Non sono addestrati a capire, solo ad eseguire. Gli uomini di governo, in versione “pompiere”, si danno un gran daffare a spedire messaggi nell’etere. Era uno sbandato! Non era legato a nessuna organizzazione! Un cane sciolto! Già, vero.

Non si rendono conto che, in una società come quella americana, Micah Xavier Johnson è già un idolo per i disperati neri, per i quali trovare un ferrovecchio che spara è più facile che, per noi, trovare una bottiglia di birra vuota ai lati di una strada. Quanti decideranno di non farsi più ammazzare in silenzio, per soddisfare le turbe psichiche dei poliziotti frustrati?

I politici? Non hanno più il potere di far spendere qualche spicciolo in più per mostrare che esistono, per fare in modo d’allargare le maglie, e permettere che un poco di ricchezza in più calmi le acque. Non c’è più la ricchezza di un tempo (per ragioni geopolitiche) e nemmeno la speranza di procurarsela limando le unghie ai profitti: Wall Street nega. In questo, c’è un parallelismo inquietante fra USA ed Europa: il liberismo detta l’agenda, gli altri obbediscano.
Quindi? In entrambe le sponde dell’Atlantico, il vero problema si chiama liberismo. Non è possibile che, in questa grave situazione, l’indice di Gini (che misura la disparità di ricchezza all’interno delle popolazioni) continui ad aumentare nella direzione di ancor maggiore disparità: ricchi ancora più ricchi e poveri ancora più poveri. Negli USA, per un fatto singolare – la gran diffusione di armi – tale processo può condurre a mattanze senza fine, ad una situazione di scontro latente: molto dipenderà dal nuovo presidente, perché la Clinton o Trump hanno ricette molto diverse, ed è inutile fare previsioni. Anche se, come scrivevamo poco sopra, il margine di manovra della politica è veramente esiguo. In Europa è la dissoluzione dell’UE il segnale precipuo: una dissoluzione oramai conclamata che porterà Olanda, Grecia, Svezia…poi tutti gli altri in coda. Ma non risolverà il problema, perché attinente ad altre cause. I vecchi stati nazionali sono ancora più deboli.

Solo una redistribuzione della ricchezza, ed una bella “calmata” sulle velleità imperiali, potrà far virare la nave verso nuovi lidi. In un caso o nell’altro, il capitalismo è spacciato: può scegliere fra una lunga agonia (in mano ai “buonisti”), oppure un colpo alla testa (con le ricette degli iper-liberisti). Altre alchimie non esistono. Ci vorrebbero teste pensanti per immaginare il futuro, ma non ne esistono più, o molto rare e zittite. I passi da fare sarebbero di portata epocale, e la Storia non si ferma ad attendere chi rimugina senza scegliere. Semplicemente, lo macina: servirà come concime per nuove società. Così è sempre stato, e così sarà.

Carlo Bertani

Fonte: http://carlobertani.blogspot.it

Link: http://carlobertani.blogspot.it/2016/07/brutta-storia.html

11.07.2016

Pubblicato da Davide

  • giannis

    Bell’ articolo , per il bene dell’ umanita’ gli USA devono essere inceneriti , sin da quando sono nati circa 4 secoli fa’ ha sempre prevalso violenza , oppressione del piu’ debole

  • Cataldo

    L’associazione di comportamento tra la nostra polizia e quella USA è impropria, l’approccio stesso al problema del crimine è completamente diverso, gli USA hanno una popolazione carceraria che non ha precedenti nella storia umana, si è scelto deliberatamente di utilizzare il carcere come strumento di controllo sociale, cosa che da noi non accade, ancora.
    L’approccio omicida è insito nel meccanismo di controllo sociale applicato, e nella struttura della somministrazione della pena, che prevede un salto di livello criminale obbligato per il recidivo, questo fa si che i poliziotti sono autorizzati sempre a prevedere il peggio in ogni contesto operativo.
    Questa aberrazione ha solo in parte un contenuto razziale, in quanto si tratta più in generale di una operazione complessiva di controllo sociale basato sulla violenza e sulla privazione della liberta, in USA esistono anche i  "carcerifici" sono aziende quotate in borsa, per non parlare della massa di lavoro a basso costo che si crea con 2,2 milioni di prigionieri, più il doppio sotto altre misure correzionali.
    E’ qui che si annida il cuore del problema, gli omicidi in strada sono solo la punta dell’iceberg di un sistema che distrugge milioni di vite

  • PietroGE

    Non condivido affatto l’articolo. La grande magggioranza dei bianchi americani pensava che gli schiavi liberati se ne sarebbero ritornati in Africa, ed infatti alcuni lo fecero. La guerra civile e la desegregazione furono imposte prima dal grande capitale che allora aveva bisogno di manodopera  a buon mercato per le miniere e le prime fabbriche, e dopo gli anni ’60, dalle lobby che avevano infiltrato la Corte Costituzionale. Fu una integrazione imposta dall’alto e non poteva che fallire, come i fatti di oggi dimostrano chiaramente. I paralleli con l’immigrazione di massa in Europa sono talmente evidenti che non c’è neanche bisogno di discuterne.

    Oggi al liberismo si è aggiunto il globalismo, l’outsourcing delle aziende all’estero e l’immigrazione che tiene i salari bassi, uccide la classe media e contribuisce al razzismo. Questo globalismo, iniziato proprio da Clinton con il trattato NAFTA è il motivo del successo di Trump tra i bianchi e la classe operaia americana, e in Europa è il motivo per cui gli operai votano per l’estrema destra. Andate a vedere, ad esempio la composizione dell’elettorato del FN in Francia.

    La redistribuzione della ricchezza non cambierà un fico secco la natura di questi problemi. Questa è la classica soluzione della sinistra : prendere l’innaffiatoio e innaffiare di soldi, normalmente presi a debito, i problemi sperando che spariscano. Non spariranno né il razzismo né la dissoluzione della classe media.

  • giannis

    Bisogna eliminarli prima che contagino il resto del mondo

  • GioCo

    Non so, mi perplime tutto questo, perché non parto da una differenza se non quella percepita nel contesto, come la cosiddetta " negritudine [www.treccani.it]", introddotta da Sartre ma poi ripresa meglio da Boondocks, che fa un gioco ben costruito di parti invertite: il pubblico pensiero nobile del tempo di M.L. King (un tempo certo non meno violento) e il nostro.

    Se inizi a giocare con la percezione, sai dove parti ma non sai dove arrivi. Se per vendere delle scape inizia a creare una cultura della scarpa, sai dove parti (la scarpa è un modo per proteggere il piede) ma non sai dove arrivi (l’indispenabilità della scarpa? Una scarpa ogni giorno della tua vita? Una scarpa speciale per ogni uso specifico?) nel manipolare la cultura destinataria, ma sai cosa perdi: l’impossibilità di ragionare sul piede e su tutto ciò che da esso (per esempio l’assetto dello scheletro) ne deriva, quando "la scarpa non c’è".

    Lo stesso discorso si può fare per le armi, per il cellulare, per la TV e il cinema, per il fast food e tante altre manipolazioni della cultura. Non si tratta di criticare la manipolazione in sé come atto di creazione culturale, altrimenti dovremmo porci il problema di chi scrive libri e dipinge quadri.
    Ma di sapere che non esiste una "manipolazione neutra", esiste solo la ricaduta. Per ciò, se ragiono sull’Europa, mi trovo a considerare che se domani avremo a che fare con la forza armata, anche solo il caos di una ribellione civile orchestrata ed eterodiretta dalle solite "società aperte", noi a differenza degli americani non avremo nemmeno le armi leggere per difenderci: qualcuno ricorda Odessa?
    Per ciò non esiste una "soluzione generale buona" ma solo soluzioni contestuali a problemi contingenti. Se possiamo dire che non avremo nessun disordine e nessun caos, allora possiamo stare relativamente tranquilli qui in Europa, ma solo perché luoghi, spazi e tempi ce lo consentono. Per esempio, se non mi trovo a un indirizzo delle sterminate praterie americane dove la casella della posta può stare anche a diverse miglia dalla rispettiva casa, ma sono in un quartiere residenziale e ho un buon posto di lavoro, non ho nessun bisogno di "militarizzarmi", perchè qualcuno ha la convenienza a difendermi, dato che sono una "risorsa" da proteggere. Ma se pochi isolati più avanti c’è una bidonville e sto a marcire tra i rifiuti, chi mi difende? Gli abitanti del quartiere? Si, forse, chissà … Forse invece se quegli abitanti sono armati, allora possono vedermi come una minaccia. E se sono armato io che mi sento oppresso?
    Ecco, a quel punto "Houston abbiamo un problema". Ma è chiarissimo che non è la detenzione, la vendita o anche solo la percezione del consumo di armi: è che si parla di armi e non di ciò che emerge con la loro assenza, cioè uno squallore sociale dovuto a una manipolazione scritteriata della cultura, unicamente coerente allo sviluppo di politiche funzionali al mercato e non all’Uomo.

    Come rilevavo ultimamente dallo studio delle Organizzazioni Aziendali, l’attenzione può essere posta su individui, gruppi o collettività. La differenza non è solo numerica e la confusione sta tra "gruppi" e "collettività" non tra "individuo" e "gruppi" come invece vorrebbe la filosofia "marxista" e delle classi.
    Il gruppo è un insieme di individui riuniti da una visione comune (immaginario condiviso), non necessariamente un obbiettivo. Delle persone riunite in un bar che discutono di calcio, non hanno un obbiettivo ma sono un gruppo. Una anziana che legge favole a bambini, ha il fine di catturare la loro fantasia e magarli insegnare loro un poco di morale ma si suppone che pure lei non abbia obbiettivi particolari.

    Una collettività è un gruppo che condivide valori simbolici, come la lingua (l’italiano di Manzoni), un motto ("avanti Savoia") una bandiera (il tricolore) e degli obbiettivi (l’Italia Unita).
    Quindi la collettività definisce la periferia (in confini) di un gruppo etnico. Attenti che queste definizione le trovate sparse in decine di libri … non ve le regalano.

    Collettività e Gruppo è importante definirle perché le organizzazioni aziendali [www.treccani.it] sono gruppi strutturati attorno a obbiettivi e "missioni" (finalità) per ciò la parola chiave è "strutturale".
    Non c’è apparentente niente che neghi a una organizzazione aziendale (così definita) di essere "filantropa", cioè senza scopo di profitto. A parte il fatto che per avere successo deve evolvere e diventare grande abbastanza da entrare inevitabilmente in conflitto con la cultura delle persone che danno vita a quella stessa "organizzazione aziendale". Esattamente come un parassita che invade il corpo dell’ospite, deve sostituire valori simbolici, lingua, motti, immagini, obbiettivi eventualmente pre-esistenti. Per esempio, se in Italia il valore tradizionale è il cibo e sei portatore di interessi opposti al cibo italiano (per esempio fai parte di una catena di fast food) hai bisogno che l’italiano percepisca come "meglio" il fast food e abbandoni (per qualunque ragione riesca creativamente a pensare) il cibo tradizionale. Farai carriera nei fast food ma al costo di perdere centratura etnica … che non è esattamente una psseggiata perché le ricadute sono davvero molto pesanti.

    Una tradizione è una collezione di giudizi e valori cumulati in secoli di adattamento ambientale, non una "invenzione cretina di qualche ca%%o di pubblicitario di merda". Per ciò la sostituzione dovrebbe essere quanto meno accolta con estrema cautela da noi bovari che subiamo ogni forzatura e confuzione, esclusivamente per via delle ricadute dirette di adattabilità. Facciamo un esempio "duro" per capirci: se vivo nel deserto e per 300mila anni la tradizione mi ha insegnato a trovare, conservare e usare l’acqua nei modi corretti (come nel caso dei boscimani australiani) per vivere in quel deserto, poi arriva la CocaCola … splendida invezione "tecnologica" a basso costo che risolve la sete del deserto e smetto di cercare l’acqua … ci siamo capiti?

    Ora, se moltiplico questo dato per le manipolazioni percettive che ho attorno, guidate dai gruppi aziendali in azione, iniziamo a capire perché continuo a ripetere che viviamo nel Sagrato della Chiesa di Lucifero. Ciò che infatti inibisce alla base "l’effetto Lucifero" (il noto esperimento di Stanford) è la tradizione, in quanto struttura con l’obbiettivo di mantenere l’equilibrio tra l’ambiente (risorse) e l’accesso (sfruttamento) alle risorse disponibili, tutte le risorse disponibili (nel luogo). Per l’uomo non solo vitto e alloggio, ma anche la cultura (valori e tradizioni radicate nel territorio) cumulata nei secoli. Cultura attaccata da tutti lati, dalle migrazioni, dalla "finta economia" dei raggiri e dei magheggi contabili, dalle esigenze indotte da interessi di parte, dai sincretismi religiosi, dalle distorsioni mitologiche e delle morali soggiacenti. Con Edipo, Freud ci costruì una teoria sociale che ancora oggi ha una certa validità semantica, vorrei quindi capire cosa dovrei ricavare dal fatto che Superman è un Alieno che fa finta di essere un uomo normale in certi mome
    nti e l’eroe mitico in altri: la giustificazione a priori dell’ambiguità, in quanto il comportamento ambiguo non è criticabile per chi viene definito "buono"? Oppure che cosa dovrei ricavare dal mondo di Topolino, dove non esiste la famiglia tradizionale: che va tutto bene se nasci in un mondo dove non saprai mai chi sono i tuoi genitori?

    Io non vedo "gli americani", vedo un caotico complesso di anime confuse dentro un continente vasto e vuoto perche ha perso la sua centrutura etnica originaria, in quando gli attuali abitanti hanno abdicato la tradizione per questioni migratorie senza cogliere quelle pre-esistenti dei precedenti abitanti, febbrilmente cancellati dalla faccia del pianeta. Questo Blob di umani in mutazione culturale costante, si è poi ridefinito dietro un generico "nuovo che avanza" diventando, l’avanzo del pasto del "buono", cioè Lucifero, il filantropo (perchè) vampiro (dello Spirito degli Uomini).
    Il nuovo, cioè "la cultura della tecnologia", quella cosa che non ha nulla di "tecnico", a parte l’etimo del lemma e l’obbiettivo, che rimane quello di isolare ad ogni costo la percezione dell’Uomo del mondo che abita, perchè così diverrà finalmente schiavo di ombre, quelle stesse che gli daranno vitto e alloggio se, quando e come vorranno e avremo fatto tutto noi spontaneamente e volontariamente con le nostre brave manine, solo per Lucifero.

    Che alla fine questo ci porti l’Inferno, cioè verso la violenza perpetua più feroce. l’obbligatoria deprivazione di ogni possibile concreta manifestazione d’affetto, mi pare un dato del tutto "ragionevole".

  • Nathan

    Tutte ste parole e citazioni di personaggi storici per dirci quello che una scena di "finché c’è guerra c’è speranza "ci spiega in modo illuminante, alla fine lui dice: per avere tutto questo qualcuno dovremo depredare. Solo che ora i depredati si sono stufati di essere derubati  e vengono a portarci il conto mettendoci di fronte alle nostre responsabilità. A noi con gli sbarchi agli americani con le loro stesse armi.

  • iskra

    Un sistema socio economico (capitalistico) che si e imposto nella storia in modo violento non può che  produrre  altra violenza .

    Spazziamolo via dalla storia.
  • RenatoT
    Sono vittime come le loro vittime, solo in altro modo.
    A loro ci sta pensando il reparto big-pharma e il resto delle multinazionali alimentari.
    Sono un popolo di obesi che fa uso massiccio di psicofarmaci e cibo industriale benedetto dalla Monsanto.
    1 maschio su 42 è autistico, ci sono epidemie di cancro, diabete e malattie cardiocircolatorie a partire dalla nascita. Un sistema sanitario che è fra i fanalini di coda nel mondo occidentale, con il piú alto tasso di morti per malasanitá… altro che guerre, incidenti, terrorismo che sommati hanno numeri ridicoli rispetto al vero killer di oggi.
    C’hanno contagiato giá da molto tempo, siamo solo in differita di un decennio, forse 2.
    Secondo me, l’unico modo è aspettare che i reparti menzionati poco sopra, finiscano il lavoro… e continuare a schivare fino ad allora.
  • giannis

    Condivido tutto

  • lopinot

    I quattro cavalieri dell’Apocalisse hanno come portabandiera il primo vestito di Rosso, che rappresenta l’Imperialismo.
    Poi viene il secondo, addobbato di Nero, la guerra, ovviamnte la guerra porta la carestia, Bianca, e al termine della carestia emrege la pestilenza sui corpi indeboliti, Giallo.
    L’Impero americano è appunto un impero che vive ed è soggetto ai riti e ai meccanismi degli imperi.
    Rivoltante quello americano che più abbiamo visto e vissuto gli effetti, ma pensate che in tempi di quello Turco, o Babilonese o cinese non fosse identico.
    Forse è la concessione stessa di Storia come la conosciamo che andrebbe ridefinita per poter valutare ed evitare i passi che inevitabilmente ci porteranno all’Impero Prossimo Venturo che potrebbe essere anche peggiore dei precedenti.