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BOT A ZERO, IN ATTESA DEL GRANDE BOTTO

BoT a zero, in attesa del grande botto

DI CLAUDIO CONTI

Contropiano.org

La notizia è da prima pagina. Ma siccome nessuno sa bene come trattarla quasi tutti spingono il tasto “ottimismo” e fanno finta di non vedere l’altra faccia della medaglia.

Partiamo dunque dalla notizia semplice semplice: ieri il ministero del Tesoro (ora accorpato a quello dell’Economia) ha collocato BoT a scadenza di sei mesi a un tasso di interesse pari a zero. In pratica, il Tesoro chiede un prestito sui mercati e tra sei mesi non pagherà nulla come “retribuzione del capitale”, limitandosi a restituire la cifra ricevuta.

L’Italia non è l’unico paese europeo a godere di questa eccezionale situazione finanziaria. Tutti i paesi del Nord Europa (Germania, Olanda, Finlandia, ecc), più paesi fuori dell’euro come Svizzera, Svezia e Danimarca, sono da qualche mese in una situazione ancora migliore perché possono addirittra restituire meno di quel che hanno ricevuto in prestito, visto che pagano interessi sia pur infinitesimamente negativi: -0,2%.

Se si spinge il tasto “evviva” il quadro è splendido: un paese in queste condizioni può rifinanziare il proprio debito gratis, o addirittura guadagnandoci, togliendo così un peso enorme dai conti pubblici (chiamato “servizio del debito”, ossia interessi).

Anche la spiegazione tecnica resta semplice: tutto merito della Bce, che da due mesi ha messo in moto il quantitative easing, cominciando ad acquistare sui mercati titoli di stato dei paesi europei (ma non della Grecia, che invece non può rifinanziarsi perché altrimenti dovrebbe pagare interessi al di sopra del 20%).

La domanda che apre la porta sul “lato oscuro” è altrettanto semplice: perché un investitore (una banca, un fondo di investimento, o persino un normale cittadino con qualche risparmio da parte) accetta di prestare i propri soldi sapendo in anticipo che non ci guadagnerà nulla o addirittura ci rimetterà qualcosina?

Qui il lettore ci deve perdonare, ma siamo obbligati – come tutti quelli che cercano la risposta a questa domanda – ad addentrarci nei “massimi sistemi”. Non lo facciamo per motivi ideologici o passione teorica, ma per le identiche ragioni addotte da uno degli editorialisti di punta de Ilsole24Ore, Alessadro Plateroti:

Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche. «Nella storia d’Europa – ha commentato Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese – dobbiamo tornare al Quattordicesimo secolo, quando il depauperamento delle miniere d’argento provocò una lenta contrazione monetaria, seguita dal default di Edoardo III sul debito contratto con le banche italiane e dall’epidemia della Morte Nera, innescando un devastante processo deflazionistico». Frasi da apocalisse, certamente esagerate nei toni e negli obiettivi, ma anche suggestive e soprattutto indicative della confusione che regna sui mercati, dei timori sui rischi generati dalle «bolle» (ecco l’analogia con la peste in Europa…) e soprattutto della difficoltà di prevedere gli effetti collaterali della manovra della Bce.

Il “livello zero” di rendimento del denaro, in regime capitalistico, è un limite concettuale, una sorta di assioma che non necessita di dimostrazione, anzi serve ad argomentare le dimostrazioni. E le esibizioni di “competenza professionale” di pupazzi come il capo dell’Eurogruppo, Dijsselbloem. Chiunque presti soldi si attende un guadagno da questo impiego, no? Siamo nel capitalismo e dunque può funzionare solo così… O no?

Cosa significa? Che nessuno ha studiato cosa possa avvenire quando questo evento impossibile si verifica. Non è avvenuto sul piano teorico (perché era impossibile), tantomeno su quello empirico (non era mai avvenuto, se non nel Trecento, ma era il Medioevo, mica la modernità capitalistica…).

Lo stesso sconcerto provato da Plateroti è stato descritto dal più autorevole Martin Wolf, nientepopodimeno che sulla bibbia del liberismo anglosassone, il Financial Times, con un titolo che molti avrebbero definito catastrofista se scelto da un marxista: “Ecco perché l’economia globale non brillerà più”. Senza se e senza ma.

Renzi e Padoan non lo hanno letto, altrimenti non ciancerebbero di “ripresa in atto” (“ma solo dello zero virgola”).

Wolf, in particolare, indica come “stranezza incomprensibile” – oltre ai tassi di interesse sottozero – anche il fatto che la produzione reale sia mantenuta al suo livello potenziale solo al prezzo di un indebitamento finanziario crescente. Più precisamente:

La produzione è finanziariamente sostenibile quando i modelli di spesa e la distribuzione del reddito sono tali che il frutto dell’attività economica può essere assorbito senza creare pericolosi squilibri nel sistema finanziario. È insostenibile quando per generare abbastanza domanda da assorbire la produzione dell’economia si deve ricorrere una dose eccessiva di indebitamento, o quando i tassi di interesse reali sono molto al di sotto dello zero, oppure entrambe le cose.

Possiamo anche dire che il mercato non riesce più ad allocare in modo ottimale risorse. Ovvero un altro assioma del liberismo teorico (ideologico?) che salta come un birillo davanti a una realtà impossibile. La finanza lavora per conto proprio, indipendentemente dall’andamento dell’economia reale, da molti decenni. Certamente dalla fine degli anni ’90, quando Bill Clinton abolì il Glass-Streagall Act, ossia il divieto di cumulare nella stessa banca le normali attività di raccolta dei risparmi/prestiti a famiglie e imprese con quelle tipicamente speculative della “”banca d’affari”. Era una legge degli anni ’30, immaginata per limitare ed evitare il ripetersi del grande crack del 1929.

Ma ora la realtà della produzione – ferma, non a caso – riprende il volatile per le zampe e lo tira giù.

Il capitalismo non funziona più. I fenomeni considerati impossibii avvengono sotto i nostri occhi. I “professionisti” dell’accumulazione sono costretti ad accontentarsi di non guadagnare nulla o di rimetterci solo poco. Per quanto può durare? Non lo sa nessuno, perché si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche.

Allacciate le cinture…

Claudio Conti

Fonte: http://contropiano.org

Link: http://contropiano.org/economia/item/30487-bot-a-zero-in-attesa-del-grande-botto

29.04.2015

***** I tassi a zero aiutano ma l’euro paga il conto

Alessandro Plateroti

Il Tesoro ha venduto il BoT semestrale ottobre 2015 ad un rendimento pari a zero, collocando tutti i 6,5 miliardi di euro offerti a fronte di una domanda quasi doppia. E oggi, sfruttando l’onda lunga della liquidità fornita in abbondanza ai mercati dalla Banca centrale europea, il Tesoro collocherà i BTp a 5 e 10 anni con la ragionevole speranza di fissarne ulteriormente al ribasso i rendimenti, scesi negli ultimi mesi a livelli di minimo pluriennale.

Per il Governo italiano, cronicamente alle prese con un debito tra i più alti d’Europa e con un servizio sul debito tra i più onerosi, cavalcare l’onda della Bce è dunque un piacere quanto una necessità: con la ripresa economica in ritardo su quella degli altri, un rating sovrano da Paese arretrato (a quota BBB- è lo stesso dell’Azerbaijan, del Marocco, del Sud Africa, della Romania, del Brasile e della Federazione Russa ) e con un’agenda di riforme strutturali troppo spesso vittima di imboscate in Parlamento, già far parte dei 19 Paesi europei aderenti al «club dei tassi sottozero» è un privilegio su cui nessuno avrebbe scommesso all’inizio dell’anno.

Miracoli del Qe, l’Allentamento Quantitativo con cui la Bce sta combattendo inflazione e crisi: in meno di due mesi, Draghi è riuscito non solo a isolare i Paesi dell’Europa periferica dai rischi di un contagio immediato con la Grecia, ma anche a portare sotto zero i tassi di interesse sul debito sovrano con scadenze fino a 7 anni praticamente in tutta Europa, compresi i Paesi che non fanno parte dell’euro. Svezia, Danimarca e Svizzera hanno infatti oggi un tasso di sconto sotto zero: se si tiene conto che sono ben 19 i Paesi-euro che hanno tassi negativi di cui ben 5 hanno rendimenti a due e tre anni al di sotto del -0,2%, che rappresenta non solo il tasso sui depositi della Bce ma anche la soglia di esclusione dagli acquisti di debito del quantitative easing, si capisce bene come sia maturato non solo l’ingresso spagnolo ma anche quello italiano nel «club dei tassi negativi».

Per gli economisti della scuola classica, il fenomeno è scioccante: non solo è definitivamente tramontato il cosiddetto «LZB», o Level zero boundary, il livello di supporto dei tassi che si pensava non sarebbe mai stato raggiunto e infranto, ma si è entrati in un territorio finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e incognite macroeconomiche. «Nella storia d’Europa – ha commentato Ambrose Evans Pritchard, noto commentatore economico inglese – dobbiamo tornare al Quattordicesimo secolo, quando il depauperamento delle miniere d’argento provocò una lenta contrazione monetaria, seguita dal default di Edoardo III sul debito contratto con le banche italiane e dall’epidemia della Morte Nera, innescando un devastante processo deflazionistico». Frasi da apocalisse, certamente esagerate nei toni e negli obiettivi, ma anche suggestive e soprattutto indicative della confusione che regna sui mercati, dei timori sui rischi generati dalle «bolle» (ecco l’analogia con la peste in Europa…) e soprattutto della difficoltà di prevedere gli effetti collaterali della manovra della Bce.

Anche se tutti gli occhi e l’attenzione sono concentrati sulla caduta dei tassi di interesse e sull’esuberanza delle Borse che continuano a salire malgrado le incertezze sui profitti aziendali e sul passo della ripresa economica globale, sarà bene di qui in avanti aver ben presenti anche gli effetti collaterali della manovra Bce sulla liquidità. Il denaro della Bce sembra avere infatti un effetto moltiplicatore della liquidità che va oltre ogni aspettative. Due mesi di Qe e acquisti di bond sovrani per poco più di 130 miliardi di euro hanno fatto non solo esplodere la propensione al rischio degli investitori, ma soprattutto una frenetica corsa agli acquisti di attività denominate in euro che se da un lato spinge gli asset finanziari come le azioni e i bond, dall’altro rischia di bloccare quella benefica e auspicata caduta dell’euro sul dollaro che aveva fatto ben sperare gli imprenditori italiani che esportano fuori dall’Europa e soprattutto alzato le chance di una ripresa più rapida della nostra economia.

Le cifre disponibili sui flussi di capitale spiegano bene quanto sta accadendo: il torrente di denaro che esce dalla Bce finisce in parte sui titoli di Stato spingendo i tassi sotto zero, poi in cerca di maggiore guadagno si sposta verso le azioni delle Borse europee, che per essere acquistate hanno però bisogno di euro, che a sua volta deve essere acquistato dagli investitori. I fondi di investimento globali e gli Etf specializzati sull’azionario europeo rappresentano la prima conferma: dall’inizio dell’anno a oggi, i due veicoli hanno portato in Europa 63,6 miliardi di dollari (poi convertiti in euro), il 70% in più dello stesso periodo del 2014 (fonte Epfr Global). Se poi si aggiungono gli acquisti fuori fondi – da cui è arrivata una spinta importante al rialzo del 20% registrato a ieri dall’indice delle azioni europee – effettuati comprando euro e vendendo dollari, è ancora più chiaro l’effetto devastante provocato sull’andamento ribassista dell’euro: dopo aver raggiunto il picco di 1,40 dollari nel maggio del 2014, la valuta europea ha sfiorato la parità il mese scorso per poi ricominciare a salire. Dal momento che anche ieri ha chiuso in rialzo a 1,1 dollari, si può ora affermare che in aprile, per la prima volta in 10 mesi, l’euro segnerà un rialzo sul mese precedente.

Insomma, i tassi a zero aiutano certamente i governi delle economie deboli d’Europa a gestire meglio il proprio debito, ma da soli non bastano a far ripartire il credito, l’industria e l’economia in generale. Senza contare che gran parte di questi investimenti sugli asset finanziari europei sono privi di «coperture assicurative»: a tale scopo, per investitori e speculatori, basta la polizza del Qe della Bce. Il contagio che vediamo ora è quello esercitato dai tassi tedeschi su quelli degli altri. Già, ma se poi qualcosa va storto? Come reagirà in concreto il mercato se la Grecia crolla senza aiuti, se in Spagna vince Podemos o se qualche altra crisi fuori programma dovesse esplodere tra il Medio Oriente e la Russia? Una cosa sola è certa: sui mercati come nella vita, il pasto gratis diventa sempre più difficile.

È l’era della grande stagnazione? Ecco perché l’economia globale non brillerà più

di Martin Wolf

A un primo sguardo è uno scenario che lascia perplessi, e viene da chiedersi se sia possibile: una produzione al suo potenziale, eppure ancora insostenibile. Ma un capitolo dell’ultimo World Economic Outlook del Fondo monetario internazionale getta luce proprio su questo scenario: anzi, forse ci siamo dentro.
La produzione è al suo potenziale quando non genera pressioni inflattive o deflattive. La sostenibilità (e qui parlo di sostenibilità finanziaria, non di sostenibilità ambientale) è un concetto completamente diverso.

La produzione è finanziariamente sostenibile quando i modelli di spesa e la distribuzione del reddito sono tali che il frutto dell’attività economica può essere assorbito senza creare pericolosi squilibri nel sistema finanziario. È insostenibile quando per generare abbastanza domanda da assorbire la produzione dell’economia si deve ricorrere una dose eccessiva di indebitamento, o quando i tassi di interesse reali sono molto al di sotto dello zero, oppure entrambe le cose.
Per capire come possa venirsi a creare una situazione del genere, cominciamo con l’immaginare un’economia in equilibrio, nel senso che la quantità di denaro che famiglie e imprese vogliono risparmiare coincide esattamente con la quantità di denaro che vogliono spendere per investimenti in capitale fisico. Fin qui tutto bene.

Ma supponiamo che successivamente la crescita della produzione potenziale cali bruscamente. In questo caso scenderebbe anche il livello di investimenti auspicati, poiché lo stock di capitale necessario sarebbe inferiore. Ma non è detto che la quantità di denaro che le persone desiderano risparmiare si riduca, quantomeno non nella stessa misura: anzi, se le persone prevedono che saranno più povere in futuro, potrebbero addirittura desiderare di risparmiare ancora di più. In questo caso potrebbe rendersi necessario un drastico calo dei tassi di interesse reali per ripristinare l’equilibrio tra investimenti e risparmi.

Questo calo dei tassi di interesse reali potrebbe innescare anche un aumento dei prezzi delle attività a lungo termine, con relativa impennata del credito. Questi effetti offrirebbero un rimedio temporaneo alla stentatezza della domanda. Ma se poi il boom del credito dovesse sgretolarsi, i prestatari si troverebbero in difficoltà a rifinanziare il loro debito e la domanda si troverebbe quindi gravata di un duplice fardello. Le conseguenze nel medio termine dell’eccesso di debito e di un settore finanziario avverso al rischio aggraverebbero le conseguenze a lungo termine della crescita potenziale più debole.
Il World Economic Outlook fa luce su un aspetto importante di questa faccenda. La produzione potenziale, sostengono gli economisti del Fondo, in effetti cresce più lentamente di prima. Nei Paesi avanzati, il calo è cominciato all’inizio degli anni 2000; nelle economie emergenti, dopo il 2009.

Prima della crisi, la causa principale del rallentamento nelle economie avanzate era un calo della crescita della «produttività totale dei fattori», una misura della produzione generata da una data quantità di capitale e lavoro. Una spiegazione stava nell’attenuarsi del benefico impatto economico della Rete. Un’altra spiegazione era il calo del tasso di miglioramento delle competenze umane. Dopo la crisi, la crescita potenziale è scesa ulteriormente, in parte a causa del tracollo degli investimenti; anche l’invecchiamento della popolazione ha giocato un ruolo importante.
Pure nelle economie emergenti i fattori demografici si fanno sentire: il declino della crescita della popolazione in età lavorativa è particolarmente accentuato in Cina. Inoltre, sta diminuendo la crescita del capitale dopo il colossale boom degli investimenti negli anni 2000, e anche in questo caso soprattutto in Cina.

La crescita della produttività totale dei fattori potrebbe frenare anch’essa nel lungo periodo, man mano che rallenterà la rincorsa di Pechino alle economie avanzate.
Questo declino della crescita potenziale ci conduce direttamente al dibattito su eccesso di risparmi e stagnazione secolare. Emergono due importanti distinzioni, fra locale e globale e fra temporaneo e permanente. Il rallentamento mondiale della crescita potenziale permette di far luce su entrambe.

Locale e globale
Ben Bernanke, ex presidente della Federal Reserve, sostiene giustamente che non possono essere soltanto condizioni locali a determinare i livelli estremamente bassi dei tassi di interesse reali. In un’economia dove il desiderio di risparmio è superiore al desiderio di investimento, dovrebbe essere possibile esportare i risparmi in accesso attraverso un surplus nel saldo con l’estero: è quello che ha fatto finora la Germania.
Ma insorgono difficoltà. Innanzitutto, come osserva il premio Nobel Paul Krugman, il tasso di cambio reale potrebbe non calare a sufficienza: in questo caso, l’economia potrebbe trovarsi a soffrire di una stagnazione permanente. Secondo, il resto del mondo potrebbe non riuscire a sostenere disavanzi speculari nella bilancia delle partite correnti. È quello che è successo nella fase che ha preceduto il 2007: i deficit degli Stati Uniti, della Spagna e di una serie di altri Paesi, come contrappeso ai surplus della Cina, dei Paesi esportatori di petrolio, della Germania e di altre economie ad alto reddito, si sono rivelati spaventosamente insostenibili.

Temporaneo e permanente
Ora concentriamoci sulla distinzione, non meno fondamentale, tra eccedenze temporanee ed eccedenze permanenti del desiderio di risparmio rispetto al desiderio di investimento. La principale divergenza tra Bernanke e Lawrence Summers, l’ex segretario al Tesoro statunitense, sta proprio qui.
Bernanke ipotizza che le condizioni che generano tassi di interesse reali ultrabassi siano temporanee. Esempi ovvi in questo senso sono i surplus, ormai svaniti, dei Paesi esportatori di petrolio. Anche l’attivo che aveva la Cina nel saldo con l’estero prima della crisi in gran parte è evaporato. Perciò, anche la recessione indotta dalla crisi dovrebbe essere temporanea.
Summers sostiene invece che almeno alcune delle condizioni di cui sopra preesistevano la crisi, e probabilmente dureranno più a lungo: tra queste, la debolezza degli investimenti del settore privato nelle economie ad alto reddito.

La tesi del Fmi sul rallentamento della crescita potenziale supporta la posizione di Summers. Una crescita potenziale più bassa potrebbe essere quindi anche una crescita meno sostenibile. Se così fosse, potremmo trovarci a scoprire che l’economia mondiale è caratterizzata da investimenti fiacchi, tassi di interesse reali e nominali bassi, bolle creditizie e un debito ingestibile nel lungo periodo.
Questo scenario futuro tanto deprimente non è inevitabile, ma non possiamo dare per scontato che sarà più roseo di così. Servono riforme nazionali, regionali e globali per imprimere spinta alla crescita potenziale e ridurre l’instabilità. Quale forma potrebbero assumere queste riforme, è un argomento che rimando a un’altra occasione.

Copyright The Financial Times Limited 2015
(Traduzione di Fabio Galimberti)

Pubblicato da Davide

  • sickboy

    E’ corretto ed in linea con quanto sempre detto. Se bastava stampare moneta per diventare tutti ricchi, lo eravamo già da mo’. E no, il problema non è che se la intascano loro la moneta nuova di stampa. Questa è solo un ulteriore ingiustizia (che chiaramente però da loro sempre più potere per avvantaggiarsi ancora di più).

  • GioCo

    Scrivevo più di dieci anni fa che eravamo entrati in un era in cui non era più possibile determinare una logica, che avremmo visto ogni stranezza avverarsi sotto i nostri occhi, che il mondo sarebbe via via diventato sempre più paradossale, metafisico, fisicamente incomprensibile.
    Più simile insomma al mondo di Lewis Carroll che al pragmatico esempio di razionalità intrinseca che ci trasmette la scienza-spettacolo.
    Scrivevo che dovevamo abituarci a questo stato di cose che ci avrebbe riservato meraviglie magiche come solo un mondo magico potrebbe, perché assieme alle meraviglie sarebbero arrivate anche forti inquietudini, minacce dal profondo della tenebra che avremmo dovuto affrontare senza ricette, inermi.

    Che la borsa fosse drogata e che fosse un semplice strumento del potere, qualunque "comblottista" (l’ho scritto apposta con la "b") degno della retorica più spartana, potrebbe confermarlo con quel sogghignare satanico tipico di chi "l’aveva sempre saputo". Ma tanto non è quello che emergerà pubblicamente, perché ormai la retorica dialettica dello spettacolo che intrattiene le menti nel vuoto, non permetterà che nemmeno Dio in persona, interferisca riempiendo la testa con qualcosa di sensato. Sono già avvenuti infiniti fenomeni incredibili in questi anni, da esseri assurdi emersi dagli abissi o da laboratori sperimentali più o meno noti, a fenomeni fisici e scoperte scientifiche e storico archeologiche spiegabili esclusivamente con le teorie della fantascienza o della mitologia.
    Come scrivevo, realtà e fantasia si mescolano continuamente offrendoci in tutti i campi del sapere e del dominio umano, prospettive che ci lasciano sconcertati, ammutoliti, inermi appunto.
    Ed è solo l’inizio.
    La questione portante è cosa sappiamo della realtà che ci governa, cosa sappiamo di noi stessi, cosa sappiamo dei nostri condizionamenti, cosa sappiamo dei nostri servi e dei nostri padroni.
    Quali sono i pensieri che ci appartengono (messo che ce ne siano)?
    Senza punti di riferimento siamo come quelle comparse da film fantastico degli anni ’50 e ’60, tipo l’invasione dei formiconi giganti, in cui masse di gente impazzita scappa dalpericolo. All’epoca aveva senso, ma oggi dove scappi? Dove vai? Non c’è sicurezza, ne dentro, ne fuori dall’Uomo.
    Qualcuno si rifugerà come nei film in chiesa e si scoprirà improvvisamente fedele cronico, quando si era professato da sempre laico convinto.
    Ma la grande massa vaghera come Zombie qua e là aspettato l’inevitabile. Già lo fa, solo che non ha tempo di pensarci.

  • FlavioBosio

    "Il capitalismo non funziona più"

    Bella battuta, il capitalismo funziona benissimo, peccato sia stato abolito da tempo senza che ve ne siate accorti.
    Nel capitalismo quello vero chi fa cazzate fallisce senza se e senza ma mentre qui arriva qualche testa di cazzo con le sue teorie "to big to fail" a salvare il culo ad amici e parenti, ovviamente con denaro pubblico.

    Questo non é capitalismo, questo é socialismo 2.0 

  • FlavioBosio

    Ma ai tontoloni piace da matti incolpare quell’1% di cattivoni arraffatutto, spiegare a questi fessi quale catastrofe si avrebbe redistribuendo il denaro al restante 99% sarebbe solamente una perdita di tempo.

  • Roma

    Concordo. Siamo sotto una ferrea dittatura neo-socialista

  • Hamelin

    Socialismo per ricchi…
    E’ sempre bene sottolinearlo .

    Quelli che vengono salvati sono manager con Bonus multimilionari e banche decotte…

    La gente comune che viene licenziata puo’ pure tranquillamente schiattare di fame che a loro non li aiuta nessuno… anzi…

  • FlavioBosio

    Chiamiamolo pure socialismo per ricchi ma resta pur sempre l’antitesi del capitalismo, e questo é il problema di fondo, si continua a sparlare di capitalismo quando in realtá non si accettano i fallimenti che sono una parte essenziale del capitalismo, siano esse banche, aziende, individui o interi stati.

    Quando un azienda cessa di essere competitiva deve esser lasciata fallire, dalle sue ceneri rinascerá qualcosa di nuovo, mentre qui c’é sempre qualcuno che cerca di "salvare", la telecom di turno, la banca più antica del mondo, lo stato inefficiente ed iper indebitato e relativi creditori sempre più fessi che prestano denaro a tasso zero convinti di assicurarsi un futuro.
    Ed eccoci ingabbiati in un ciclo che non ha termine che é come tentare di mantenere in vita in eterno un ultracentenario collegato ad un polmone artificiale, sappiamo tutti che é solo questione di tempo prima che si verifichi l’inevitabile.
  • ROE

    Si può cambiare con http://www.ekabank.org/it [www.ekabank.org].

  • mincuo
    Bene così tanto anche a spiegare che caxxo servirebbe? A niente.

    Quindi avanti col"capitalismo". Che è finito. Questione di poco.

    Sono 200 anni che ripetono qusta solfa senza alcun senso.

    Non è una solfa buona o cattiva o di destra o di sinistra. E’ proprio una idiozia senza senso. Ma hanno distrutto o manipolato perfino il significato delle cose. E creato dei posticci su cui poi far discutere la gente. Cioè sul nulla. Bene così.

  • freddolupo

    p { margin-bottom: 0.25cm; line-height: 120%; }a:link { }

    Ekabank ?

    Interessante ….

    1: vado sul sito
    ekabank.org …. leggo mi sembra di vedere un copia-incolla
    fatto sulle spalle del lavoro di un certo Paolo Barnard …

    2: vediamo a chi è
    intestato il dominio ekabank

    – vado sul sito
    whois

    whois.domaintools.com

    scrivo
    ekabank.org

    premo invio e
    vedo che è intestato a un certo Carlos Huerta ….

    ma il n°
    telefonico del registrante comincia con il prefisso internazionale
    +39 …. e

    il resto dei
    dati è oscurato …. strano

    3: rapida ricerca su
    internet di Carlos Huerta … boh …

    4: andiamo a vedere
    lo"storico" di ekabank.org , cioè a chi era intestato il
    dominio in passato …

    5: torniamo in

    http://www.who.is [www.who.is]

    riscriviamo
    ekabank.org

    diamo invio

    a questo punto
    sul menu di mezzo

    Overview for
    ekabank.org

    scegliamo
    History

    e vediamo chi
    era l’intestatario qualche tempo fa :

    risulta essere
    un certo Rodolfo Marusi Guareschi , domiciliato in Italia ecc. ecc.

    8: rapida ricerca su
    internet di questo nome ……

  • adriano_53

    La "Lotta di classe Production"
               presenta
    La vendetta del salario.

    1° tempo
    La caduta dal 1975 al 2007/8,  quando per generare
    abbastanza domanda da assorbire la produzione dell’economia si è ricorsi a una dose eccessiva di indebitamento
    .
    Buffett: "La lotta di classe esiste e l’abbiamo vinta noi"


    Dal 2008/9: si è entrati in un territorio
    finanziario inesplorato, pieno di bolle finanziarie, insidie sistemiche e
    incognite macroeconomiche
    .

    Ambrose Evans Pritchard:«Nella storia d’Europa
    dobbiamo tornare al Quattordicesimo secolo, quando il depauperamento
    delle miniere d’argento provocò una lenta contrazione monetaria, seguita
    dal default di Edoardo III sul debito contratto con le banche italiane e
    dall’epidemia della Morte Nera, innescando un devastante processo
    deflazionistico».

    3° tempo: Apocalisse?

    Così mi pare più sensato.

  • radisol

    Rimane il fatto che nessuno può avere interesse ad investire in un qualcosa in cui è pressochè certo che ci si rimette o, nella meno peggio delle ipotesi, che ci si guadagni pochissimo, tanto poco che non giustifica nemmeno l’immobilizzazione del capitale per un certo periodo.

    Che sia economicamente una follia mi sembra di una evidenza estrema, indipendentemente dal capitalismo e dalle discussioni sui massimi sistemi.
    Il sonno della ragione genera mostri …
  • SanPap

    Socialismo 1.0 : togliere a ricchi per darlo ai poveri

    Socialismo 2.0 : togliere a poveri per darlo ai ricchi

  • Mattanza

    Il filo del tuo pensiero, non so se lo sai ma, è perfettamente in linea con la concezione Junghiana (psicologia analitica) degli avvenimenti storici: Quando istanze dell’inconscio collettivo (istanze sovraumane) non vengono integrate alla coscienza (le religioni servivano a questo, in parte ci riuscivano, sempre meno col passare del tempo dato il loro essere cristallizzate a petto del cambiare dello "spirito di questo tempo" [Jung]) e non viene risolto il conflitto tra i due poli della stessa istanza, appunto rendendo coscienti i due "lati" in conflitto, se ciò non viene fatto avviene la proiezione di questi contenuti rimossi (e negativi per la morale e buon senso comuni, il peccato originale ad esempio, la "Bestia" dentro) sull’esterno (certi tipi di persone), la società diventa schizofrenica e in parte irrazionale, e accadono disastri (I e II guerra ad esempio).

  • andriun

    Più ci penso e più lo trovo assurdo(non sono l’unico a quanto leggo) che qualcuno voglia impegnare i propri risparmi per non guadagnare nulla o addirittura per rimetterci. Un azione che verrebbe da interpretare come sintomo di Paese con un’economia forte, ma a mio avviso non è così: l’unico motivo credo(in quanto non ne vedo molti di più plausibili), che possa spingere l’investitore di professione a puntare su questo tipo di offerta è che pronostichi un crack economico/finanziario di discrete proporzioni che possa compromettere il valore stesso del denaro non investito. In quel caso riavere restituito il proprio capitale al valore nominale, sarebbe per lui comunque un guadagno. Una prospettiva tutt’altro che rosea come invece si sarebbe portati a pensare.

  • Aironeblu

    Anch’io ho la stessa impressione: tasso zeroo sottozero, stanno pur semprescambiando carta straccia con titoli di stato.

  • ROE
    Questo è l’ultimo email ricevuto da EkaBank. Che csa c’è di sbagliato?

    Per ridistribuire la ricchezza

    Dopo oltre diecimila anni da quando ha acquisito la capacità di produrre e conservare un surplus, cioè più di quanto serve per vivere e svilupparsi, l’umanità si trova in una crisi che sembra ormai irreversibile.
    La causa fondamentale di questa crisi è la concentrazione della ricchezza mediante il denaro.
    La concentrazione della ricchezza avviene attraverso l’accumulazione, che ha avuto inizio quando si è passati dalla vendita di merce in surrplus per avere il denaro con il quale acquistare merce diversa ma di valore equivalente a quella venduta, all’impiego del denaro per acquistare merce da vendere per avere più denaro.
    Da allora, non si produce più per soddisfare bisogni ma per profitto.
    E poiché la quantità di profitto è proporzionale alla quantità di merce acquistata e venduta, per aumentare il profitto è stato introdotto il credito: si acquista il più possibile con l’impegno di pagare quando si riscuote il prezzo di vendita.
    Così, prima con il commercio,, poi con la produzione, il credito è diventato il mezzo principale per accelerare l’accumulazione e quindi la concentrazione della ricchezza.
    Oggetto del credito è il denaro, perciò si parla di credito monetario.
    Il denaro di oggi è formato da moneta a corso legale creata dal nulla dal sistema bancario.
    Tutte le banche del mondo formano un unico organismo nel quale si compensano debiti e crediti, pagamenti e riscossioni.
    La moneta a corso legale o moneta fiduciaria è una forma di denaro priva di qualsiasi valore reale che prende valore soltanto per legge.
    Non ha alcun valore reale perché non ha alcun valore intrinseco e non rappresenta alcun bene con valore intrinseco (se avesse un valore reale non avrebbe bisogno del corso legale).
    Questo denaro è accettato nella fiducia che altri lo accetteranno.
    Le banche creano denaro mediante il credito, prestando denaro che prima del prestito non esisteva.
    Quando una banca concede un prestito, accredita l’importo prestato su un conto intestato al  beneficiario che si impegna a rimborsare il prestito con gli interessi.
    Per la banca, l’importo accreditato sul conto rappresenta un debito verso il beneficiario che può disporre del denaro ricevuto in prestito, mentre l’impegno al rimborso più interessi rappresenta un credito nei confronti del beneficiario.
    Poiché per pagare gli interessi occorre nuovo denaro, la quantità di denaro aumenta continuamente.
    Nella nostra società fondata sul denaro e finalizzata al profitto, con questo denaro creato dal nulla si controlla il mondo.
    Chi controlla questo denaro?
    Le banche sono solo un mezzo per crearlo.
    I veri controllori del denaro sono coloro che controllano il sistema bancario, pochissime persone che nel tempo, mediante le banche, hanno accumulato enormi ricchezze prestando denaro con interesse a stati, imprese e famiglie.
    Con questo denaro, una minoranza accumula e concentra ricchezza a scapito della maggioranza.
    Nel 2015, il 90% della ricchezza mondiale, stimata in circa 270 mila miliardi di dollari, è detenuta dal 10% della popolazione; quasi la metà della ricchezza è detenuta dall’1%, mentre la metà più povera della popolazione ha soltanto l’1% della ricchezza mondiale.
    E questa concentrazione è in continuo aumento, perché ogni anno chi ha di più sottrae all’economia un reddito superiore all’aumento complessivo della ricchezza.
    Perciò, ogni anno aumentano in tutto il mondo disuguaglianza, disoccupazione, sovrapproduzione, sottoconsumo e povertà.
    Continuando così, fra pochi anni nove persone su dieci non potranno più vivere se non ricevendo l’elemosina di chi avrà accentrato in sé la maggio parte della ricchezza e dei redditi.
    Lamentarsi e protestare è del tutto inutile perché chi controlla il denaro vuole conservare il suo potere ad ogni costo e ci riuscirà finché la società umana dipenderà da quel denaro.
    Il modo migliore per liberare l’umanità da questo controllo è la sostituzione della moneta a corso legale con una moneta universale emessa per conto dei lavoratori-produttori ed assegnata in parti uguali ad ogni essere umano.
    Solo in questo modo è possibile ridistribuire la ricchezza e creare parità di condizioni iniziali per permettere a tutti di vivere ed utilizzare pienamente le proprie potenzialità personali.
    Ma questa soluzione richiede un cambiamento del modo di pensare che nel tempo si è formato nella società fondata sul denaro e può essere innescata soltanto utilizzando temporaneamente la moneta a corso legale in modo diverso da quello usato fino ad ora.
    Il mezzo per utilizzare in modo diverso questa moneta è un sistema di credito indipendente al quale possano partecipare tutte le persone che vogliono usare il denaro per soddisfare bisogni vitali e non per accumulare ricchezza.
    Questo sistema è già in funzione e si chiama EkaBank, l’unico mezzo con il quale si può innescare un cambiamento reale delle condizioni di vita della larga maggioranza della popolazione umana.
    EkaBank è un sistema di credito alternativo per finanziare l’economia reale e dare denaro a chi ne ha bisogno per vivere e per lavorare.
    Ciò significa non solo prestare denaro sulla fiducia e senza interesse a chi lo vuole impiegare per lavorare ma anche dare denaro senza rimborso a chi ne ha bisogno per vivere e non  può lavorare.
    Il denaro sui conti EkaBank può essere liberamente trasferito fra i suoi utenti ma non deve mai uscire dal sistema, altrimenti si ripeterebbe lo stesso modo che ha portato alla situazione attuale.
    Come si fa funzionare EkaBank?
    Prima di tutto bisogna diffondere il sistema per iniziativa dei suoi stessi utenti.
    Chi vuole usare EkaBank apre un conto EkaBank e diventa utente.
    I conti EkaBank possono funzionare con qualsiasi valuta ma sono tutti denominati in grammi di platino per limitare gli effetti di eventuali inflazioni.
    E quando l’attuale sistema monetario fondato sulla moneta a corso legale sarà superato e sarà adottata la moneta del lavoro, la nuova unità monetaria avrà il valore di un grammo di platino.
    Ogni utente EkaBank partecipa alla diffusione del sistema facendo aprire nuovi conti EkaBank per aumentare il numero di utenti.
    Ad ogni utente che farà aprire un conto EkaBank ad almeno tre nuovi utenti saranno accreditati 100 (cento) grammi di platino da non rimborsare.
    Se ogni utente facesse aprire un conto EkaBank ad almeno tre nuovi utenti, il sistema avrebbe in poco tempo miliardi di utenti in tutto il mondo e potrebbe sviluppare tutto il suo potenziale.
    Ogni utente EkaBank può chiedere un prestito precisando destinazione e termini di rimborso.
    L’utente che prevede di non poter rimborsare il denaro ricevuto perché non può lavorare lo dichiara nella richiesta.
    Non esiste alcun limite massimo ma le richieste di denaro devono essere fondate su ragionevolezza, responsabilità, correttezza e buona fede, adottando il principio secondo il quale tutti hanno il diritto di vivere e svilupparsi ma nessuno ha il diritto di sprecare.
    Secondo la legge sui comportamenti emergenti nei sistemi complessi, quando una parte abbastanza significativa (il 3%) della popolazione di ogni paese parteciperà al sistema, anche quasi tutto il resto della popolazione vorrà partecipare al sistema.
    È uno dei c
    asi in cui l’utopia può diventare realtà.
    Ogni ulteriore informazione sul sistema è su http://www.ekabank.org [www.ekabank.org].