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BEPPE GRILLO, IL GATTO CHE MANGIO' SE STESSO?

DI NIQUE LA POLICE

senzasoste.it

A partire dal V-day del 2007, che fece capire le inedite possibilità di espansione di massa del movimento fondato da Beppe Grillo, il mainstream non si è mai negato il paragone tra il comico genovese e Savonarola. Paragone facile ma mai messo a fuoco visto che il mainstream procede per connessioni banali e impedisce approfondimenti. Viene invece a mente un testo di ormai diversi anni fa, di Thomas Csordas, sul rapporto tra Savoranola e lo spettacolo. Csordas sostiene come la teatralità spettacolare sia stata, assieme, elemento di forza e di distruzione del potere carismatico di Savonarola. Elemento di forza perchè, come per ogni convenzione teatrale, perimetrava le predicazioni dal resto del mondo rendendo possibile, amplificata ed intensa una critica al mondo impraticabile altrove.

Elemento di distruzione perché, nel momento in cui cresceva impetuosamente la forza della denuncia, la tendenza a rompere i confini della teatralità, e a passare nel mondo reale, si faceva insopprimibile. Finendo però per essere travolta, fino alla distruzione del suo creatore, da un mondo del potere politico dove le leggi sono persino più complesse e spietate di quanto immaginato.

Chi abbia letto, anche velocemente, i sermoni e le prediche di Savonarola sa come la predicazione sia consapevolmente rappresentata in termini di spettacolo. Uno spettacolo morale, fatto per dividere violentemente il mondo in buoni (sia “perfetti” che “imperfetti” secondo Savonarola) e cattivi (“che ogni cosa convertono in veleno”). E per invocare, con tutta la forza morale della predicazione, l’intervento del divino per sanare e redimere questa divisione e questa fratttura. Ma nel momento in cui la forza della predicazione è dirompente, e lo spettacolo rompe i confini sociali che si è dato, per Savonarola non c’è salvezza e per il mondo non c’è alcuna redenzione. C’è il rogo e il trionfo di un mondo di reticoli velenosi di potere. Si tratta quindi di capire, in modo straordinariamente diverso, tra gli studiosi di Savonarola e quelli di Grillo, che lo spettacolo è una straordinaria forza politica che, da se praticata da sola, può portare alla piena distruzione. Certo, non è un problema per le sinistre che lo spettacolo lo subiscono, o lo addomesticano in versioni tanto politicamente corrette quanto socialmente destinate ad una docilità perdente, ma è sicuramente un tema per capire il rischio di rapido declino che corre il Movimento 5 stelle.

Il movimento fondato da Beppe Grillo è infatti cresciuto, e con forza elettorale grazie potere carismatico emanato dal suo fondatore. Un potere carismatico generato nel campo di forza dello spettacolo, eccezionale rispetto alla tradizione politica (in questo caso il “nè di destra nè di sinistra” è il modo non originale ma sicuramente dirompente con il quale il M5S si è differenziato dalla tradizione). Ma proprio questa crescita tanto più, a causa del successo, ha imposto l’uscita dal terreno del puro spettacolo tanto più ha generato serie sconfitte politiche. E qui possiamo individuare quattro ragioni legate a sapere, potere, comunicazione e tessuto economico della società. Vediamo in estrema sintesi

SAPERE

Il linguaggio della politica, ancora oggi, parla di “rapporti di forza” pensando che essere numerosi, e moralmente legittimati, automaticamente generi degli effetti. Non è così: le nostre sono società si strutturano secondo continue successioni di equilibri e confitti altamente complessi, non a caso sono società tecnologiche, dove la forza, quella duratura, si annida solo in saperi estremamente sofisticati (e per questo, potenti). Il movimento a 5 stelle si è invece caratterizzato per generare una leva politica, e culturale, altamente inesperta. Causa anche la degradazione del sapere politico di massa delle società post-industriali, si tratta di una leva che ha mancato un elemento fondamentale per la propria stabilizzazione: la capacità di generare quei saperi di acculturazione di massa necessari per fare stabilmente politica in grandi numeri. All’inizio del ‘900 nelle scuole operaie si facevano lotte e ci si alfabetizzava leggendo anche Hegel. Nel M5S abbiamo dirigenti politici che più di una ampia collezione di click, e di titoli ottenuti del declinante diplomificio italiano, non hanno fatto. E non è che nelle commissioni comunali, regionali o del parlamento si impari più di tanto (a parte le procedure). La mancanza di sapere necessario, assieme all’incapacità di generarlo, per incidere in una società altamente complessa è stato quindi una delle ragioni per cui il M5S ha subito un brusco stop. È un problema di tutti i movimenti, anche più a sinistra, ma per il M5S la questione, quando si è stati ad un passo dal potere, è tanto più stringente. Il sapere è potere, e potenza, e senza quel potere, e quella potenza, non si aprono le porte della politica, quella vera. Resta solo lo spettacolo della denuncia. Spettacolo sottoposto alle mutevoli leggi dell’intrattenimento.

POTERE

Tutte le organizzazioni di massa, nei decenni precedenti, che non siano stati semplici cartelli elettorati hanno vissuto di un equilibrio tra due componenti: potere carismatico e potere di massa diffuso. Il M5S ha radicalizzato entrambe le componenti: quello carismatico, proveniente dallo spettacolo e sostanzialmente indiscusso, di Grillo e quello della democrazia assembleare, istantanea, di base e di rete. Nel M5S abbiano così visto il continuo conflitto tra potere carismatico (di Grillo), democrazia di base (delle reti di attivisti e “quadri”) e rete (con uso di quest’ultima, e delle regole che genera, come chiave risolutiva di ogni conflitto. E’ finita che ne ha generati di ulteriori). Il tentativo di mettere a norma il potere eccezionale (in senso antropologico) di Grillo da parte dela rete di attivisti e quadri, e quello di Grillo nel perperturare il non voler percepire limiti (se non quelli che pensa di essersi dato) alla propria natura, ha così generato una impasse fortissima nel M5S. Ma si tratta di qualcosa che era già presente, nel movimento 5 Stelle, prima della vittoria a Parma. Ai primi veri stop elettorali tutto questo è riemerso. C’è anche un’altra questione: le reti sociali, professionali, i mondi intermedi reali e possibili che hanno votato il M5S sono tenuti lontani da tutto questo. Il M5S del 2013 è il primo partito operaio d’Italia. Si vede presenza operaia grillina nelle mobilitazioni sull’articolo 18? Allo stesso tempo il movimento 5 stelle del 2013 è stato il primo partito della piccola e media industria. Pochissima rappresentanza politica visibile anche di tutto questo mondo, nonostante le intenzioni. Ecco così l’effetto frammentazione di poteri: carisma, quadri, rete, mondi intermedi, strati sociali. Tutto entra in una dinamica centrifuga. Qui probabilmente ha fatto grosso difetto l’engineering organizzativo del gruppo Casaleggio. La logica da start-up visionaria, esclusiva e aggressiva con la quale è stata delineata l’organizzazzione M5S, secondo Casaleggio, male si adatta alla dimensione del potere delle attuali società di massa. E qui fa bene scoprire che le logiche organizzative di impresa, anche innovativa, si adattano davvero poco all’organizzazione sociale.

COMUNICAZIONE

Beppe Grillo rappresenta una enorme lezione, per certi versi maggiore rispetto a quella rappresentata da Berlusconi, su come distribuire la comunicazione politica nelle società europee post-industriali. Un accumulo originario di spettacolo televisivo generalista, teatrale unito alla comunicazione di rete. Si è ben capito, specie negli ultimi due anni, che questo accumulo rappresenta un potere denotatore enorme rispetto ad assetti di potere di una società neoliberista in crisi. Una volta però finita la fase esplosiva, o quando è necessario un momento di riaccumolo per nuove esplosioni, non basta certo la comunicazione attorno ad una persona. Per quanto questo potere sia carismatico. Berlusconi per tutto questo si è servito del più importante impero editoriale italiano dell’ultimo quarto di secolo. Ma Grillo, più semplicemente, non ha insegnato come si fa a comunicare al proprio movimento. I risultati stanno nella netta distinzione tra chi parla come un manuale di educazione civica al resto della società e chi lo fa secondo i ritmi dello spettacolo. Tra chi costruisce il verbo e chi ha la funzione di accompagnarlo c’è uno scarto comunicativo, e di capacità di fare media, enorme. Anche la distinzione simbolica tra Grillo (figura antropologicamente eccezionale) e i sui parlamentari (figure antropologiche della normalità) non favorisce processi ricchi, sia sul piano tecnico che dei contenuti, di comunicazione.

La capacità di comunicare, senza scomodare dei classicissimi, è potere di connessione sociale. Quando il potere carismatico non comunica, non è crisi dell’uno ma crisi di un potere di connessione sociale. E se non c’è un dispositivo di sostituzione del potere carismatico, che non è mai continuo, la connessione sociale di un movimento finisce per evaporare.

TESSUTO ECONOMICO DELLA SOCIETÀ

Dovrebbe aiutare a capire qualcosa il fatto che i partiti pigliatutto (catch-all-parties) tipici della comunicazione politica all’americana sono “nè di destra nè di sinistra” giusto nel momento elettorale. Successivamente, una volta ottenuto il potere, svoltano verso destra. Verso cioè quel dispositivo di potere proprietario che ne valorizza le caratteristiche dei promotori (figure singole, carismatiche, eccezionali legate ad una organizzazione elettorale). Questo perché la distinzione destra-sinistra non è tanto qualcosa di genericamente culturale ma attraversa la faglia di antropologia economica che divide in due le nostre società. Infatti quando prevalgono i rapporti di proprietà una società si struttura a destra. Quando economicamente tende a riprodursi secondo un tessuto di redistribuzione della ricchezza è maggiormente egualitario, con distinzioni sociali meno stridenti, la società si struttura a sinistra. Il movimento 5 stelle si è dato una logica decisionale random (optare, di volta in volta, per decisioni politiche di destra o di sinistra a seconda di criteri di concretezza) e “non ideologica” proprio nel momento sbagliato. Ovvero quello in cui la struttura proprietaria della società (dalla impresa multinazionale alla Pmi) si ristruttura anche a costo (perchè economicamente è sempre un costo) di liquidare quella egualitaria. Generando sia forti tensioni sociali che persino impoverimento economico. Per questo essere “né di destra né di sinistra”, al di fuori del momento elettorale, è un nonsenso. Perchè la struttura proprietaria della società sta impoverendo quella che riproduce tessuto egualitario di redistribuzione entro una crisi epocale. Per cui il M5S si trova ad appoggiare politiche che, assieme, non possono tenersi: sia la logica dei tagli, dietro la parola d’ordine della “riduzione degli sprechi”, che il reddito di cittadinanza; sia la protezione del lavoro che quella delle PMI che questa protezione negano. Per non parlare dell’assenza di una logica globale di pensabilità dei problemi, la re-italianizzazione della politica, sia nel linguaggio che nelle scadenze, che non aiuta a innovare proprio in Italia. Prova ne sono le parole in libertà di un deputato M5S sull’Isis ma anche, ad esempio, una visione critica dell’euro, condivisibile in molti tratti, che non sa vedere il continente se non in una dimensione, oggi economicamente impronibile proprio in senso post-capitalista, di piccole patrie.

Da un punto di vista non legato a logiche di schieramento, non fa male definire populista il movimento di Grillo. Proprio come il People’s party americano, a cavallo tra ‘800 e ‘900, è un movimento di risposta ad un grave esercizio dell’egemonia del capitale finanziario sulle nostre società. Lo ha fatto sia utilizzando fattori conservatori della società che elementi felicamente innovativi. Poi, come vediamo, la crisi. Ed ora?

La crisi non sarà fine ma trasformazione nel M5S se prevaranno il distacco dell’autoreferenzialità e dall’idea di autosufficienza. Il Movimento 5 Stelle è stato un ottimo detonatore politico. E può esserlo anche in futuro. Ma non è l’unica opposizione antiliberista in Italia. Elettoralmente non arriverà mai al 51 per cento e non rappresenta nè il complesso nè il baricentro della società italiana. Dal punto di vista M5S da queste considerazioni sono eresia, altro che Savonarola. Ma, la storia è piena di esempi del genere, ci sono partiti di massa che, sapendo dove erano veramente finiti hanno saputo adattarsi, mutare e fare lunghe marce. Come quel partito che si è inventata la metafora dell’indifferenza del colore del gatto nel momento in cui si necessita di un felino per mangiare il topo. Certo la situazione è quella in cui il gatto, in questo caso Beppe Grillo, rischia di mangiare sé stesso. Il M5S infatti o fa una potente svolta culturale o rischia, nemmeno tanto lentamente, una autoestinzione. Oppure rischia di finire in pasto ai piranha dei mass media generalisti che non attendono altro. I grandi poteri costituiti hanno sempre fame di Savonarola. Di qualsiasi religione siano e qualsiasi confine, incautamente, valichino.

Nique La Police

Fonte: www.senzasoste.it

Link: http://www.senzasoste.it/speciali/beppe-grillo-il-gatto-che-mangio-se-stesso

1.12.2014

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    Diciamo che forse sulla moneta privata garantita da debito pubblico, alias Euro poteva fare e dire di meglio, magari cerca di evitare di passare da Savonarola a Coluche.. ovvero di finire male.

  • Rosanna

    Perfetto ragazzi, Grillo è stato sostituito da Salvini nei consensi degli italiani?

    Bene, non poteva che finire così … nella terra del Gattopardo tutto sembra cambiare perché tutto resti come prima …

    se c’era una minima sepranza di rinascita della politica dal basso, ce la siamo divorata a forza di errori, critiche, odi, conflitti, gelosie, invidie …

    dimenticavo, è anche la terra di guelfi e ghibellini …

  • annibale51

    A me invece Grillo piace e non gli addosso responsabilità particolari. Un po’ meno Casaleggio. Quell’ invocazione a Berlinguer mi fa venire il dubbio che lui i voti li voglia annaqquare! Sul calo del M5S è chiaro che il motivo principale sono i media. Sono anni che gli spalano addosso quella roba là…forza Grillo!

  • MarioG

    Indubbiamente i grillini non sono certo meglio di Grillo

  • Ercole

    Caro Grillo torna pure nella spazzatura della storia in buona compagnia dei vecchi e neo riformisti : le rivoluzioni sono un ‘altra cosa HAI INGANNATO I POLLI .

  • dancingjulien

    Purtroppo lo scenario è questo, tuttavia non si può non ammettere che Grillo e Casaleggio ultimamente abbiano inanellato una serie di mi….ate spaventose facendo la figura degli isterici principianti.

    Stanno mettendo gli uni contro gli altri e questo mi fa pensare che o lo fanno apposta oppure il giochino gli sta sfuggendo di mano e loro non ci stanno.
    Sinceramente è da un po di tempo che non apprezzo le uscite di Grillo, sia nei modi sia sopratutto nella scelta dei tempi in cui vengono sparate.
    Ma forse c’è anche qualcosa che non sappiamo
  • robotcoppola

    Grillo, a differenza di TUTTI i suoi colleghi milionari, si è messo in gioco e ci ha dato una grande possibilità di riscatto.

    Ma la gran parte di NOI, drogata dalle abitudini e vizi di questa società, ha preferito LAGNARSI tutto il giorno invece che COMBATTERE (nel senso di darsi da fare e cercare ATTIVAMENTE di creare un’alternativa allo status quo).

    Non è Grillo il colpevole ma gran parte dei miserabili che osservano la casa bruciare senza provare ad intervenire!

    P.S.: in un contesto del genere i VERI pifferai (salvini, renzi …) possono trionfare col minimo sforzo.

  • paper8

    Attenzione però a non buttare
    il bambino con l’ acqua sporca: al M5S vanno riconosciuti molti meriti, tra i
    quali una trasversalità a mio modo di vedere giusta. Collocarsi a destra o a
    sinistra, qualunque cosa possa significare oggi, vorrebbe dire riconoscersi in
    una ideologia che ha forse avuto un suo senso storico, ma che ormai è da
    superare visto che nella cacca ci siamo più o meno tutti,
    trasversalmente.

    Invero, se c’è una critica che invece va fatta al M5S è
    quella di non enunciare una chiara "Weltanschauung" culturale e filosofica, una
    più ampia visione del mondo, anche utopica e/o ideologica, che abbia la forza di
    nuovo motore emozionale, culturale, ideologico, identitario. Va bene affrontare
    di volta in volta ciò che non va secondo il buon senso comune, ma necessita la
    formulazione di un’ Utopia da conseguire, Utopia che sappia comunicare energia,
    entusiasmo, chiara visione sul da farsi e sull’ obiettivo da conseguire.
    Utopia
    che risponda anche alle grandi domande sul senso dell’ uomo e della vita oltre
    il caos attuale, oltre l’affrontare lo specifico problema vuoi economico, vuoi
    sociale. In pratica che risponda all’ eterna domanda "cosa siamo e che mondo
    vogliamo".  

  • cardisem

    Falla tu la rivoluzione, tu che te intendi…

  • cardisem

    Mi arrendo e sono anche un poco stufo di analisi come queste, in questo caso più elaborata…
    Poiché io sono parte infinitesima del Movimento, lancio qui il messaggio a quelli che hanno interesse a raccoglierlo che io per quanto mi riguarda ci sono e ci resto fino alla fine se ci sarà, ma una fine di cui io e non altrà sarà giudice se vi sia o non vi sia…

    L’altra sera, ai soliti sondaggi, cui non credo, ancora il Movimento veniva attestato al 18/20 %, una soglia a  cui tanti partiti di regime mai si sono sognati di raggiungere…

    Oggi, sono stato a un Seminario alla Camera organizzato dai Senatori e deputati Cinque Stelle… era sul Trattato Transatlantico, cui renzi con lo sblocca Italia sta spianando la strada…

    Naturalmente, i media evitano di documentare e informare su questo lavoro dei Portavoce Cinque Stelle… Che vi sia una guerra aperta e palpabile dei media contro il Movimento, per erodergli quanto più le fasce di consenso, è indiscutibile, come pure si può ritenere che abbia avuto qualche successo…

    Io però non mi starei a preoccupare più di tanto…

    Per quanto mi riguarda, in una fase presunta di riflusso del Movimento, il lavoro incomincia appena…

    Ma sarebbe qui troppo complesso trattarne.
    Questo intervento è un messaggio a tener duro a quanti si ritengono legati al Movimento… Per gli altri vadano pure dove meglio credono…

    Quanto a Salvini, astro nascente e vezzeggiato dai media in funzione anti-Grillo, beh, io proprio non lo vedo…

    A quelli che insultano e offendono (spazzatura e simili espressioni) dico: se trovate di meglio in questo panorama politico, accomodatevi, ma per favore, anche se doveste avere qualche resipiscenza, non imbarcatevi in una nave per la quale nutrite così poco rispetto: viaggerei assai male in vostro compagnia… e sarei tentato di buttarvi in mare… Con meno di zavorra la nave viaggia meglio…

  • cardisem

    Nella mia permanenza dentro il Movimento, o meglio nelle istanze in cui mi sono e mi vado trovando, non mi stanco mai di ripetere che il Movimento ha ancora tutto un lavoro da fare, ossia soprattutto una rivoluzione culturale in grado di trovare soluzioni innovative in un contesto estremamente difficile e condizionato… Se davvero il Movimento avesse il potere in mano, mi aspetto un colpo di stato per il giorno successivo… L’uscita allo scoperto di CIA, Mossad e compagnia…

    In una mia corrispondenza alla Casaleggio (non mi aspetto che sia stata letta e recepita), anticipavo tuttavia eventi poi verificatisi, ossia affermavo che il Movimento deve incominciare a camminare con le sue gambe…

    Oggi sono stato alla Camera ad un seminario sul Trattato Transatlantico e sono rimasto positivamente impressionato dal lavoro che i Portavoce stanno facendo anche a questo riguardo… Sono stati invitati anche i giornalisti, ma per queste cose non sono venuti a frotte… Enfatizzano invece tutto quello che sembra dare il Movimento prossimo all’agonia…

    Considerato il mio (modesto) ruolo, è forse il mio tempo, cioè di quello che consiglia, incita, indirizza, insegna quel poco che sa… e questo ruolo è più facile e appropriato esercitarlo in un momento in cui il Movimento è dato in perdita, piuttosto che apparire come un cavallo vincente su sui si può puntare…

    Poiché considero il Movimento una forza antisistema (e guai se così non fosse), trovo suo unico alleato naturale il Partito dell’Astensione: non si supera forse e di parecchio il 51%?
    Ma ci vuole ben altro che una percentuale largamente maggioritaria, per risolvere problemi forse impossibili da affrontare e che hanno anche una valenza militare (NATO) e non solo militare…
    Francamente, io avrei più paura di un ulteriore incremento elettorale del Movimento non accompagnato da piani già pronti per ogni problema, che non di un lieve decremento che però consente di continuare a lavorare politicamente e a prepararsi per quando bisognerà governare ed uscire non solo dall’euro, ma dalla NATO e da tutte le alleanze e gli equilibri usciti dalla seconda guerra mondiale… Penso ad esempio all’unità geopolitica eurasiatica… Ma ci faranno fare queste cose con un semplice 51%?…..

    Come in un esercito, io comunque non abbandono la mia posizione al primo scrollar di fronde agitate dal vento…

  • alvise

    Rispondo frase per frase, ma prima reitero quello che ho spesso scritto. Sono convinto che in questo blog le persone che commentano sono persone di una certa cultura  (io escluso), o comunque persone informate, e le lavandaie (con tutto il rispetto della categoria) chiaccherone non hanno mai trovato in questa sede il luogo ideale. Leggo invece che qualche lavandaia si è intrufolata, dato che ho letto commenti poco coerenti con la realtà ma molto da lavandaia  

    «Ma non è l’unica opposizione antiliberista in Italia»
    Sarebbe bello se una affermazione fosse  argomentata

    «Grillo e Casaleggio ultimamente abbiano inanellato una serie di mi….ate »
    Domando troppo se fosse chiaro quali sono le mi….ate?Se sono inerenti alle epurazioni, rispondo che quelle sono affari di partito, l’importante è la conduzione politica riferita al programma, ed al codice di comportamento, che in questo caso il Movimento è coerente al 100% verso il popolo che lo ha votato, e quindi sta rispettando i suoi elettori, infatti chi gli ha dato fiducia dovrebbe essere felice nel veder cacciato chi ha tradito il mandato e la gente stessa, diversamente da quello che accade negli partiti, che il mandato lo stracciano ogni giorno, ma di questo le lavandaie non ne parlano, concetti troppo difficili per le lavandaie

    «Indubbiamente i grillini non sono certo meglio di Grillo»
    Sarebbe interessante fosse concretizzato questo pensiero, perchè non ho capito a quali grillini è riferita la frase, se chi ha votato 5 stelle o ai deputati e senatori del Movimento

    «Caro Grillo torna pure nella spazzatura della storia»
    Finora nella spazatura della storia ci sono entrati monti, fornero, passera, letta, veltroni, dalema, violante, ecc, per il 5 stelle e Grillo, passa pure domani, oppure alla cassa dell’Expo, e come gratifica, al Mose, semprechè ti abbiano lasciato qualcosa da rosicchiare

  • dancingjulien

    Sul secondo punto (che mi riguarda) potrebbe risponderti per me Aldo Giannulli nell’articolo nel forum:

    Poi a titolo personale penso che la faccenda Artini-Pinna come per le passate epurazioni specialmente al senato sia stata gestita nei modi (ad esempio unica votazione per decidere per entrambi ma vabbè amen) ma sopratutto nei tempi sbagliati a regionali appena concluse, i pennivendoli non aspettavano altro.
    Oltretutto mi risulta che ci siano molti altri parlamentari in ritardo con le rendicontazioni quindi perchè proprio ora?
    Ora, se è stata una mossa per fare quadrato bene tuttavia sto notando confusione anche in alcuni validi parlamentarti come ad esempio Villarosa.
    Siamo coscienti del fatto che i problemi del paese sono altri ma se vogliamo che le lavandaie diano il loro utile voto al movimento (e sono tanti voti) bisognerebbe convincerle che esiste un alternativa credibile all’astensione.
    Così purtroppo, complice la stampa la gente si allontana
    P.s. io ho storto il naso anche per la calata dall’alto del ‘direttorio’ ma è sempre un opinione personale.