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BAMBOLE…GRECHE

DI PANAGIOTIS GRIGORIOU

greekcrisis.fr

C’era da aspettarselo. Dato che la barriera anatomica della società greca era da tempo stata aperta dalle politiche coloniali del debito, fino a raggiungere la rottura dei tessuti, l’increscioso incidente si è verificato. Ecco come la Cancelliera è stata presa alla sprovvista dalla nuova coalizione governativa fra SYRIZA e ANEL e non, come si pensava, fra il partito di Tzipras e il partito-fantoccio detto del “Fiume”. Un modo per eternizzare il memorandum e con esso il dominio di Berlino sulla politica greca. Peccato.

Nouvelle géopolitique

Ce mécontentcerta stampa francese non nasconde le proprie paure: “Il nuovo governo greco di Aklexis Tzipras che, appena nominato, ha ricevuto l’ambasciatore russo, non nasconde la propria contrarietà all’inasprimento delle sanzioni e afferma per voce del nuovo responsabile della diplomazia ellenica, Nikos Kotzias, di voler «evitare la rottura» fra l’UE e la Russia. «La nuova posizione del governo greco non semplifica la discussione (…) e dunque non so proprio dove andremo a finire», ha commentato il suo omologo tedesco, Frank-Walter Steinmeier”.

“Berlino ha messo in guardia Atene contro ogni tentativo di patteggiare il suo veto sulle nuova sanzioni alla Russia con delle concessioni su altri dossier come quello del debito. Tuttavia altri paesi, come l’Austria, la Repubblica Ceca e la Slovacchia, i cui capi di governo erano riuniti lunedì a Vienna, hanno espresso in un comunicato congiunto il loro scetticismo sulle nuove sanzioni. «La priorità deve essere l’apertura di un dialogo serrato», ha affermato il cancelliere austriaco Werner Faymann” (Libération, 30 gennaio 2015).

Le nouveau visage de la Grèce

Visions… de la géopolitique, circulant sur Internet en Grèce. Janvier 2015

Era prevedibile questa brusca virata, o meglio riaggiustamento della politica greca. Dopo la Russia già si accendono altri segnali. Il nuovo responsabile della diplomazia greca, Nikos Kotzas, è appena stato invitato ufficialmente dal suo omologo a Mosca e, secondo la Reuters (29 gennaio), “il ministro russo delle finanze, Anton Silouanov, ha dichiarato giovedì che la Russia potrebbe accordare un aiuto finanziario alla Grecia se questa lo richiedesse. «Possiamo immaginare che se una domanda fosse inoltrata al governo russo la studieremmo con attenzione, prendendo in considerazione l’insieme dei fattori delle nostre relazioni bilaterali», ha detto al canale televisivo CNBC”.

“Oggi la Grecia è un paese europeo che, come qualsiasi paese dell’Unione, deve avere il diritto di dire la propria opinione e far valere i propri interessi su ogni questione, compresa la politica da prendere nei confronti della Russia. Non accetteremo che la politica russa dell’Europa sia decisa al di fuori delle istituzioni dell’Unione Europea. E d’altra parte, esiste davvero una politica europea russa da parte della UE? Io non ne sono sicuro. Allo stesso modo in cui non sono certo che esista una politica russa da parte della Germania, che dai tempi di Guglielmo II fino ad oggi, passando per Bismark e Hitler, è un paese che o è stato in guerra con la Russia oppure ne ha diffidato lungamente. Quello che non vorremmo è che l’UE fondasse la propria politica sugli interessi di paesi che hanno un rapporto storico ed emozionale con la Russia. Ciò detto non chiuderemo gli occhi sulla destabilizzazione che si sta giocando ai confini della Russia e dell’Ucraina. L’UE deve dunque pensare ad una nuova strategia”, così ha detto il capo della diplomazia greca Nikos Kotzias in un’intervista concessa a L’Humanité.

Eduardo Galeano. L’esprit du feu. Athènes, janvier 2015

Su un manifesto ateniese del momento si scopre in parallelo l’invito a conoscere l’opera dello scrittore e giornalista uruguagio Eduardo Hughes Galeano: “Problematiche contemporanee. Lo spirito del fuoco”. Chiaramente “lo spirito del fuoco” nella geopolitica del nuovo governo greco, compreso tutto ciò che riguarda i rapporti con gli Stati Uniti. Anche da Washington ci sono segnali. Barack Obama, che martedì si è intrattenuto al telefono con il nuovo primo ministro greco Alexis Tzipras, ha fatto i suoi auguri per la vittoria del giorno precedente ed ha promesso di cooperare per il rilancio dell’economia greca.

“Il presidente ha detto che gli Stati Uniti, in qualità di amici e alleati di lunga data, avevano fretta di cooperare strettamente con il nuovo governo greco per aiutare la Grecia a ritrovare il cammino della prosperità a lungo termine”, dice un comunicato della Casa Bianca. I lettori assidui di questo blog si ricorderanno forse del viaggio in USA di Alexis Tzipras, nel gennaio 2013, invitato da un think-tank vicino al presidente degli Stati Uniti, evento passato quasi inosservato, quanto meno in Francia.

“Quel primo viaggio di Tzipras a Washington è stata l’occasione per incontrare alcuni rappresentanti del governo, membri del Congresso, analisti politici, gruppi americani di origine greca, e allo stesso tempo l’opinione pubblica (…). Come ha detto un americano con il quale ha avuto una conversazione privata «ci siamo trovati d’accordo tra il 40% e il 60% di quello che ha detto, perciò diciamo 50-50». Tzipras (…) ha sempre sostenuto che le misure di austerità che l’Europa ha voluto imporre alla Grecia non porteranno alcuna crescita. In molti a Washington si dicono d’accordo con queste posizioni. Se l’Europa avesse avuto un piano di rilancio alla maniera di Barack Obama e una politica monetaria come quella di Bernanke, la Grecia non sarebbe diventata il tallone d’Achille dell’Europa. Invece la mancanza di sostegno finanziario e monetario ha portato alla recessione economica, alla disoccupazione, alla paura, e alla disperazione fra i greci”, così sottolineavano già all’epoca William J. Antholis e Domenico Lombardi, in un articolo chiarificatore pubblicato sul sito della Brookings Institution.

Visions de la victoire de SYRIZA. Presse grecque, janvier 2015

Stando alle cose che sento dire attorno a me, questo cambiamento di tono negli orientamenti della politica estera greca è di gran lunga gradito dall’opinione pubblica. Meglio ancora, le misure meta-memorandum già annunciate, e in alcuni casi già adottate, sono molto popolari. “Si respira, non ci sentiamo più strangolati come prima, ci rimettiamo a sognare, ad avere progetti, perfino a riascoltare le nostre canzoni sotto un altro tono. Stiamo di nuovo tornando a vivere un po’”, diceva recentemente mio cugino Costas.

In questi ultimi giorni il nostro nuovo governo ha annunciato la volontà di fermare il processo di privatizzazione del porto del Pireo, della compagnia nazionale dell’elettricità (DEI) e degli aeroporti. È tutto l’insieme del programma di privatizzazioni della Troika ad essere stoppato. Lo Stato recupera il 30% delle azioni dell’aeroporto di Atene, che i governi del memorandum avevano offerto al TAIPED, il cosiddetto “Fondo incaricato della valorizzazione dei beni pubblici in Grecia”. Molto probabilmente il TAIPED non esisterà più fra qualche settimana. Fatto del quale Le Monde sembra implicitamente dispiacersi… contrariamente al mio vicino Yorgos.

“Non avevo mai votato a sinistra. Tutta la mia famiglia era di Nuova Democrazia. Quando però Samaras si è messo a svendere i beni del paese, le nostre imprese, e perfino le nostre spiagge agli stranieri sotto gli ordini della Troika, questo mi ha fatto rivoltare. Una spiaggia vicino al mio villaggio, nel Peloponneso, figurava sulla lista del TAIPED. Rappresenta la nostra infanzia, la nostra patria concreta, i nostri ricordi. Dunque tutta la famiglia, per non dire tutto il villaggio, ha votato per SYRIZA”.

La nouvelle Grèce. “Quotidien des Rédacteurs”, janvier 2015

La Une du quotidien “Avgí” du 28 janvier

La prima pagina del giornale di SYRIZA «Avgì» del 28 gennaio è eloquente e simbolica: “Nuovo governo: governo degli onesti e della dignità nazionale”. Il tono è solenne. Esattamente come una certa filiazione con il movimento degli indignati.

È esattamente l’analisi suggerita nel corso di un incontro fra universitari e giornalisti, organizzato ad Atene in un bistrot buono per tutti i tempi, il 28 gennaio. Nel menu c’erano le prime analisi dei risultati elettorali. Di fatto l’avanzata di SYRIZA era data per acquisita fin dal maggio 2014, e da allora Nuova Democrazia non è mai riuscita ad invertire la tendenza. Un elettore su quattro ha deciso ad una settimana dal voto, ed è quest’ultima decisione che ha largamente contribuito alla vittoria del partito di Alexis Tzipras.

Si è rilevata soprattutto una progressione spettacolare del voto SYRIZA nelle campagne e fra gli anziani (un terzo), cosa che non era accaduta nel 2012. Lo storico Antonis Liakos ha sottolineato questa cosa: “la sinistra governa ma non è padrona della situazione. Deve adottare un approccio volontaristico e non difensivo per portare la società su nuove orbite. La sinistra deve intervenire nel dibattito politico centrale in Europa, per iniziare un programma globale di riforme. I neoliberali hanno convinto solo un terzo della società. La sinistra ha bisogno di inventare altre forme della politica”.

Dans un bistrot, analyse des résultats électoraux. Athènes, le 28 janvier

Guardavo allora il pubblico di quel bistrot, nella nostra bella epoca, e mi veniva in mente che quello storico Antonis Liakos era stato un intimo del primo ministro Simitis del PASOK, in salsa Goldman Sachs! Metamorfosi di ogni sorta.

Restando sul piano pratico dei lavoratori, il cambiamento è già percepibile. In un’industria di Atene molto… di destra, i proprietari hanno fatto circolare un documento personalizzato per ciascun lavoratore per ricordare loro quanto gli costano in tasse. Lavoro inutile. Forti dell’annuncio del governo di voler aumentare (in realtà, di ristabilire) il salario minimo a 751 euro, alcuni lavoratori di questa industria (peraltro beneficiata malgrado, o grazie, alla crisi), hanno alla fine osato reclamare un aumento di salario. La risposta si farà aspettare, ma per il momento è stata finalmente posta la giusta domanda, cosa che sembrava del tutto impensabile sotto il governo del lugubre Samaras.
In un quartiere di Atene un negozio chiuso a causa degli omicidi economici dell’austerità, vicino alla sede del partito Nuova Democrazia, ugualmente chiuso, sono la testimonianza dell’ultima immagine politica ed economica della Grecia. Era ora… al di là della tragedia.

Boutique fermée et local de la Nouvelle démocratie. Athènes, janvier 2015

Momenti inediti in un’Europa edificante. Salvo che ormai alcune nuove situazioni sarebbero comiche. Tutto un mondo umano della sinistra si sente un po’ a disagio nel proprio compito di cittadino in sostegno al governo in carica. Una cosa mai vista. Così tanti anni di opposizione, ed ecco che un bel lunedì 26 gennaio tutti questi contestatori nati dovrebbero diventare sostenitori (da vicino o da lontano) del governo di Alexis Tzipras. Di questo governo SYRIZA, qualificato come un “incidente che non si produrrà mai” da una frase ripetuta infinte volte da Antonis Samaras durante la campagna elettorale e che credo resterà negli annali della vita politica greca.

È davvero troppo divertente seguire i giornalisti (a volte amici) che lavorano per i media di governo, il quotidiano Avgì o la radio 105,5, per esempio. Salvo che il momento è ben grave. La prima rottura, peraltro logica, è stata ufficialmente sancita venerdi 30 gennaio fra il presidente Merkelocromo dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, e Yanis Varoufakis, ministro delle finanze. La Grecia rigetta ufficialmente la Troika, rifiuta il suo programma di aiuti che scadrà il 28 febbraio, e non intende “ricevere” la cosiddetta prossima “tranche d’aiuti” di circa 7 miliardi di euro, perché secondo quanto ha detto Varoufakis “questo programma è un grosso sbaglio e da ora in poi solo le istituzioni formali della UE saranno riconosciute come le interlocutrici del governo greco”. Così non riconosciamo né il Memorandum né la Troika.

La rupture entre Yanis Varoufákis et Jeroen Dijsselbloem. Athènes, le 30 janvier

Dal canto suo Jeroen Dijsselbloem ha messo “in guardia contro ogni tentativo di misure unilaterali”. Come se la guerra fatta con e attraverso il debito, come se l’imposizione di governi fantoccio non fossero state decisioni unilaterali del capitalismo globalizzante e delle élite politiche ed economiche della Germania. Sono due visioni complessive dell’umanità a confrontarsi.

Entreremo finalmente nella storia… esclusivamente per il nostro voto. È piuttosto raro, tanto le nostre democrazie occidentali sono diventate simulacri orchestrati da oligarchi mondali con gli strumenti da “ingegneria sociale”. Yanis Varoufakis, nel corso della conferenza stampa comune con i rappresentanti dell’europeismo imperiale di Angela Merkel, ha detto apertamente che gli elettori greci avevano dato un chiaro mandato al nuovo governo greco: “questa piattaforma elettorale ci ha garantito la fiducia del popolo greco. La nostra prima iniziativa governativa non sarà quella di rigettare la logica del rimettere in causa il programma chiederne un’estensione”.

Athènes, janvier 2015

Questa Europa non ha più alcun senso. Le maschere cadono. Ogni compromesso si farà ormai sulla base del rispetto della dignità e della sopravvivenza dei popoli e delle nazioni. È solo così, e non diversamente, che qualcosa potrà ancora essere salvato.

Dal punto di vista tedesco si fanno pronostici sulle probabili mosse. Far uscire la Grecia dalla zona euro (i trattati non lo prevedono, per ora), per “salvare” la Spagna o più esattamente… per salvarsi da una probabile vittoria di Podemos fra qualche mese. François Hollande ha invitato d’urgenza Alexis Tzipras a Parigi, a mio avviso per far valere la politica tedesca sotto altre fogge, mentre i due prossimi viaggi ufficiali all’estero, già annunciati da Alexis Tzipras, avranno come destinazione Nicosia e Roma.

La Grecia, gli USA, la Russia e il nodo ormai smisuratamente duro della cosiddetta Unione Europea. Le ambasciate coinvolte (soprattutto dei paesi centrali dell’impero europeista) dovrebbero tradurre al volo due libri recenti, scritti dal nostro ministro degli esteri Nikos Kotzias, Grecia, colonia del debito. Impero europeo e predominio tedesco e Patriottismo e sinistra.

Qualche estratto: “Il patriottismo non deve essere lasciato nelle mani dei nazionalismi conservatori. Ogni politica estera deve essere esercitata seguendo gli interessi nazionali, in considerazione della primazia dei diritti sociali e democratici dei popoli”. In Grecia noi esercitiamo di nuovo… il diritto a sorridere. Lo spiegherò domenica prossima nella puntata Carrefour de l’Europe di Daniel Desesquelles, sur RFI.
Un’ultima cosa, non dimentichiamo Tucidide: “Qui comincia la guerra degli Ateniesi e dei Peloponnesiaci, aiutati rispettivamente dai loro alleati. Nel corso delle ostilità non ebbero relazioni se non per mezzo di messaggeri, e una volta iniziata la lotta non conobbe ritorno. Gli avvenimenti sono riportati in ordine cronologico, per estati e inverni”. Beh, «Primavera dei Popoli»?
Buona lettura.

Sans commentaire !

Panagiotis Grigoriou
30.01.2015
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di MARTINO LAURENTI

Pubblicato da Davide

  • albsorio

    http://italian.ruvr.ru/news/2015_02_02/Grecia-Merkel-No-a-taglio-del-debito-2209/

    Ma cosa vogliono rinegoziare, credo che anche col 50% in meno  di debito non riescono a ripagarlo, specie con l’economia greca alla carita com’è oggi.
    Tutto parte da come è strutturata la moneta debito euro il vero problema.
  • Jor-el

    Vogliono ridurre il debito per chiedere altri prestiti…

  • albsorio

    E chi glieli darà la Russia? Con cosa pagheranno? Col gas dell’Egeo? Sarà loro permesso?

  • makkia

    Perché no. Putin sta pianificando la sua offensiva e indebolire l’EU sostenendo i suoi oppositori interni è proprio il tipo di mossa che vale un po’ di denaro a fondo perduto.
    Che poi, se si realizza il progetto alternativo al blue stream… e alla "Porta dOriente" turca si aggiunge la "Porta d’Occidente" greca, beh si trattrebbe di un paese decisamente più amichevole dell’Ucraina per farci passare gas e petrolio. E allora i rubli alla Grecia non sarebbero più stati a fondo perduto.

  • albsorio

    Senza tante porte o hub vari, basta che Gazprom estragga il metano greco nella’Egeo.

    Ma Gazprom non doveva estrarre il gas palestinese nel Mediterraneo?
    Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare… e tanta violenza.
  • makkia

    Ehm… per adesso non c’è nessuna intifada in Grecia… mi sembra un potenziale mercato "un pocolino" più tranquillo della Palestina.
    E comunque, se non ricordo male, nell’Egeo non siamo ancora alle prospezioni: si tratta solo di previsioni analitico-statistiche (tipo "è probabile che ci sia XY là sotto"). E si sbalio mi corigerete, e ne sarò felice (per i greci).