Home / ComeDonChisciotte / ASPETTA E SPERA
12005-thumb.jpg

ASPETTA E SPERA

DI CARLO BERTANI
carlobertani.blogspot.it

Ho ascoltato e letto l’intervista concessa da Gianroberto Casaleggio (1) a Gianluigi Nuzzi, nell’ambito del festival letterario “Ponza d’autore” e ne sono rimasto favorevolmente colpito da un lato, perplesso dall’altro.

Nulla da eccepire sulla visione politica di Casaleggio, che è un idealista convinto, il quale sciorina una serie di propositi giustissimi (ed un po’ avveniristici, come la democrazia diretta, bellissima ipotesi ma poco realizzabile) sui quali, però – ascoltando attentamente – non pone limiti di tempo. “Sui tempi, poi…”Certo: noi tutti possiamo ragionevolmente presagire che alcuni risultati saranno un giorno raggiunti – dalla Rivoluzione Francese (o forse prima, dalla fine del Medioevo) un certo progresso delle idee e delle conoscenze c’è stato – ma, per quanto ne sappiamo, il tutto potrebbe avvenire fra tre secoli.

Si afferma che la circolazione dell’informazione è il catalizzatore dell’evoluzione storica: è certamente vero, però con tanti altri. Il reddito, lo stato sociale, la possibilità d’accedere effettivamente all’istruzione: la circolazione dell’informazione – come ho sostenuto – è un buon catalizzatore, ma ci vuole anche il resto. Un’epoca lascia il posto ad un’altra quando una serie “sufficiente” di dati lascia pendere la bilancia verso il cambiamento – che è sempre traumatico – ma a quel punto il percorso è segnato. Casaleggio puntualizza alcuni tratti del percorso, ne dimentica altri e, soprattutto, non ha elementi per stabilire i tempi, come noi tutti, del resto. Almeno, però, non ci abbandoniamo ai sogni.

Io stesso posso ipotizzare che il futuro energetico dell’umanità sarà un “tutto elettrico” – sotto varie forme – ma non posso presagire con la tecnologia odierna il futuro: oggi, lo sviluppo del fotovoltaico e dell’eolico dà buone speranze (ed anche qualche certezza) ma non posso prevedere quali forme di captazione avverranno in futuro. Perciò, mi limito all’analisi dell’oggi esistente e, anche in questo modesto “trend”, noto che il potere ha mezzi immensi per allungare a dismisura l’era dei fossili: sulla stampa sono comparse inchieste sull’ENEL in funzione “anti-rinnovabili” e la stessa cosa, probabilmente, la porta avanti l’ENI solo che sono più accorti.

Altrimenti, sarebbe difficile spiegare la nascita e la proliferazione di siti e gruppi “anti-eolico” dai nomi più strani, per fermare una risorsa energetica dalle possibilità illimitate.

Tornando a Casaleggio, se non lo ha letto, vorrei consigliargli quella che potremmo definire “opera omnia” nel campo del volgere delle epoche storiche: “L’autunno del Medio Evo” di Johan Huizinga, pubblicata nel 1919.

Nell’opera, l’autore sottolinea ad uno ad uno grandi eventi e modesti (all’apparenza) particolari che denotano da un lato l’aggrapparsi a temi e valori “certi” – quali, ad esempio, il senso del misticismo religioso, dell’etichetta, ecc – contrapposti al nuovo “désir de vivre” che la borghesia reclamava a gran voce.

Che, paradosso, negli stessi secoli già “tradiva” il concetto “internazionalista” dell’uomo medievale (si pensi, come esempio, ai canoni del gotico imperanti ovunque) per realizzare, in alcune realtà (Firenze, Venezia, poi le Fiandre, ecc) delle vere e proprie “avanguardie”. Contraddette, poi, da repentine retromarce o controriforme, in un gran pudding d’esperienze apparentemente contraddittorie.

Ma questo è il respiro della Storia, dei suoi tempi. In altre parole: “già lo sapevamo”.

Qual è il respiro del “mercatismo” (giusto per trovare un termine accettato da molti)?

Potremmo distinguere – solo per comodità d’analisi – i due “capitalismi” con un anno, ancora una volta un “89”, ossia il crollo dell’URSS, 1989: l’anno del mutamento dai vari capitalismi nazionali al modello globalizzato, nel quale la “sostanziale unitarietà delle borghesie” (per dirla con Marx) si mise all’opera, con i frutti che stiamo osservando.

Niente più ostacoli in Africa, milizie pagate e sorrette da Mosca, in Asia stesso discorso: si può dare il via – senza timori – al grande passo avanti cinese.

Vorrei ricordare un evento precedente, forse dimenticato dai più: lo sciopero generale (indetto dai sindacati) del 5 Novembre 1969. Qualcuno si domanderà: perché?

Poiché i giovani difficilmente potranno immaginare l’atmosfera – “l’aria” – pre-rivoluzionaria che si respirò in quel giorno: immaginate città senza un bar, una latteria, un negozio qualsiasi aperto…poi senza trasporti – inutile acuire l’udito per cercare il rumore di scambi, di un tram in arrivo – e, ovviamente, fabbriche e scuole rigidamente sprangate. Tutto fermo in un silenzio d’interrogazione, di sfida al potere, ma anche di richiesta di cambiamento: mica erano ancora giunti i tempi delle armi.

Si domandava così, chiudendo le città nel silenzio, il capitalismo nell’apatia e la Televisione non poteva che passar oltre, dare la notizia e basta, senza fronzoli. La risposta – ne sono convinto: quello sciopero fece rabbrividire la classe politica dell’epoca – giunse nemmeno 40 giorni dopo: Piazza Fontana.

Da quel momento in poi, il copione prese a girare all’inverso: se ci fu un’Italia del dopoguerra – speranzosa, volonterosa, positiva, ridente – terminò in quei giorni, con una richiesta elusa ed una risposta agghiacciante.

Quello che avvenne dopo è storia nota: dallo stragismo a Gladio, in un tripudio di compromessi, accordi, ammonimenti, che avevano un solo centro. Via Veneto, l’ambasciata americana: nello scacchiere dell’epoca, l’Italia era troppo importante, con il Sovmedron (la flotta sovietica del Mediterraneo) ancorata in Libia, e gli USA scucivano sì i soldi, ma chiedevano precise contropartite.

In quella situazione – forse – il capitalismo poteva essere abbattuto in chiave nazionale: sempre riuscendo ad avere la meglio sulle diplomazie d’assalto dell’epoca, cosa che – puntualmente – non avvenne.

Oggi?

L’attuale forma internazionalizzata del capitalismo è molto diversa da quella dell’epoca: grazie alla “compressione” degli stati nazionali nel nome di strutture sopranazionali (vedi l’euro, ad esempio) può fregarsene altamente dei timori di “rivolte” nazionali.

La Grecia è stata demolita come nazione: eppure i greci hanno lottato come fiere – sono veramente la stirpe di Leonida – ma non solo non hanno ottenuto nulla, bensì ad ogni rivolta le burocrazie internazionali aumentavano il peso.

Così è stato, non certo con una simile virulenza, per gli spagnoli: osservando Casaleggio – quando “prevede” nei mesi prossimi (anche qui, quanti? Boh…) sollevazioni popolari o comunque “disordini e rivolte che la politica non potrà dominare”, per usare le sue stesse parole – mi sono chiesto se la sua non fosse una speranza. Abbiamo pressappoco la stessa età: certe antiche “istanze” sono tuttora presenti.

In alternativa alla “rivolta” poneva un grande mutamento della classe politica: il che, è come chiedere alla Chiesa Cattolica di mettere in dubbio la verginità della Madonna.

Ora, aprendo una parentesi, non vorrei che qualcuno non identificasse l’attuale mercatismo con la radice, se non proprio di tutti, della gran parte dei mali: se così è, lo invito caldamente a leggere altri autori.

Non fermatevi solo all’Italia – dove, comunque, esistono già i “campi schiavi” nei quali si raccolgono pomodori, angurie, meloni, ecc per pochi euro e senza uno straccio (almeno!) di supporto sanitario ed ambientale (bene fa il ministro Kienge ad andarli a scovare) – ma scendete a Sud: andate in Ciad a vedere cosa ha combinato Areva per acchiappare Uranio, andate nel delta del Niger devastato dalle compagnie petrolifere. E mi fermo qui.

Saltando a piè pari le velleità di Casaleggio chiediamoci: esiste la pur minima probabilità che la popolazione italiana si ribelli?

La risposta (anzi, le risposte) è no, senza ripensamenti. Perché? Poiché siamo un popolo di sconfitti, di depressi, di malinconici – ma non per l’8 Settembre! – per la frusta che ci hanno ammansito per anni, da Piazza Fontana in poi. Ti rialzi? Ecco un altro treno che salta, ecco un aereo che cade, ecco un traghetto che affonda. Ne vuoi ancora? Possiamo continuare all’infinito, sembra di sentirli ridacchiare.

L’Italia, se ci riflettete un attimo, è stata l’unica nazione a subire un simile trattamento: non c’è stato in Francia, Spagna, Germania, Austria, Benelux…niente…solo da noi. Nemmeno nei Balcani – che poi hanno pagato in un solo conto la “lontananza” dal Patto di Varsavia – sono andati giù così pesantemente.

Perché l’Italia aveva bisogno di un “trattamento speciale”: era, paradossalmente, più politicizzata degli altri Stati europei. Difatti, è l’unico Paese ad aver immaginato e creato un movimento popolare in grado d’entrare in Parlamento con il tappeto rosso, senza contare i decimali, alla grande.

Si dirà: la valvola di sfogo, l’unica alternativa possibile, è il M5S. Almeno, così sostiene Casaleggio nella sua candida purezza: nessun accordo con nessuno. Va bene così: prendiamolo per buono e continuiamo nella nostra analisi, lasciando alle rivoluzioni (digitali e non) il tempo di concretizzarsi.

Afferma di non credere nei sondaggi: nemmeno io ci credo troppo, ma saltare dal 18% al 38% non l’ho mai visto fare da nessuno. Anche qui, la Casta ha predisposto contromisure: da mesi, oramai, lo scenario politico è congelato.

Potete saltare di settimana in settimana, ma i risultati dei sondaggi cambiano poco: all’incirca il 33% ciascuno (alleati compresi) al PD ed al PdL, il 18% al M5S, il 7% a Monti, il 5% alla Lega. E non cambia nulla: i votanti sono circa il 60% e la platea d’astenuti sembra diventata uno zoccolo duro, sempre più insensibile ai richiami dell’ultima ora.

Così come, l’altro zoccolo duro – ossia chi ha un tornaconto nei partiti di governo – continuerà a votarli.

Vi siete accorti che il PD non batte ciglio, nonostante tutte le nefandezze che commette in questo strano “governo Berlusconi 5” mascherato? E perché? Non teme di perdere consensi? E il PdL, cosa teme?

Il PdL teme soltanto la débacle di Berlusconi: come avverrà – se per età o per una sentenza – non è dato sapere, ma il “partito aziendale” sa benissimo che il suo futuro, senza l’uomo di Arcore, è segnato.

Diverso è il caso del PD: il partito dalle “mille facce” sconta oggi la maggior distanza dal suo elettorato, eppure mostra di farsene non un baffo, ma più baffi. Perché?

Poiché sa bene di poter contare su un elettorato fedele: in parte per appartenenza familiare, ma in gran parte per convenienza. Cooperative, appalti, affari…perché il PD non vuole mollare sui rimborsi elettorali? Perché (come altri, nella politica locale) conta su quei soldi per le famose consulenze, che sono voti comprati che hanno cambiato nome.

In uno scenario dove vota poco più della metà degli elettori, ogni voto è più prezioso: vale quasi il doppio.

Così, se prendiamo le statistiche sulla ricchezza degli italiani – circa il 10% che possiede quasi la metà della ricchezza – ecco che il PdL (che, innegabilmente, difende i ceti più agiati) “salta” quasi al 20%. Se, poi, aggiungiamo il “sommerso” – mafie varie, ecc – ecco che il partito può superare quella soglia.

Alla quale si sommano gli sbandati di una destra che ha sbagliato tutto: oggi, rimangono gli alfieri – Storace e La Russa – auguri, ed i residuati padani.

Dall’altra parte, quasi identico scenario: il gruppo dei salariati, degli insegnanti, del pubblico impiego in genere è il serbatoio di voti del PD. Se non va bene il PD c’è sempre Vendola ad accoglierli: Rivoluzione Civile no, quella dava qualche grattacapo. Ed ecco che si arriva al 33%, ossia 20 persone su 100. Familiari compresi.

Il povero Monti, se seguiamo le cifre di questa analisi, non viene votato da più di 3-4 elettori italiani, a dimostrare che – almeno – le malefatte del duo Monti-Fornero sono state capite ed interiorizzate.

Il M5S – se non tirerà fuori un nuovo coniglio dal cappello, più nuovo e smacchiato con Perlana – difficilmente si schioderà dal 20% dei consensi, che lo condanna all’ignavia eterna. Eppure, i suoi parlamentari stanno lavorando bene, mostrano d’aver capito come appoggiare oppure negare il loro assenso alle varie proposta di legge che giungono nelle Commissioni. Il problema è che, un Grillo (l’altoparlante) oppure un Casaleggio (il libro), basta che aprano bocca per rovinare tutto.

Se dall’esterno non è possibile abbattere questo sistema – che si fa beffa della Costituzione, Presidente della Repubblica in primis – l’altra soluzione è cambiarlo dall’interno, ma non attraverso la via parlamentare, che non ha dato nessun frutto.

Cambiare la società nei suoi aspetti più reconditi, nei suoi comportamenti quotidiani…certo, ma questo richiede molto tempo, e noi campiamo male, sempre peggio. Ma non abbiamo non solo la forza, ma nemmeno l’occasione ed i mezzi per ribellarci: ci restano il Web e le tastiere. Domani a scontrarci con un battaglione di Carabinieri? Fattibile?

Che i tempi non siano più quelli di Huizinga (che, come storico, lavorò sul conosciuto, va ammesso) siamo d’accordo: forse la velocità del nostro tempo è maggiore di quella degli ultimi secoli del Medioevo, così come in Francia – in meno di un secolo – si passò dalla monarchia assoluta alla repubblica parlamentare.

Da questo, però – tanto per dare una speranza ai disperati – parlare di “sollevazioni popolari incontrollabili”, caro Casaleggio, ci sembra che tu stia esagerando: ne riparleremo fra qualche decennio o fra un secolo, non ci sono altre possibilità, oggi, se non continuare a lavorare su un lungo percorso di consapevolezza.

Chi vivrà, vedrà.

Carlo Bertani
Fonte: http://carlobertani.blogspot.it
Link: http://carlobertani.blogspot.it/2013/07/aspetta-e-spera.html
23.07.2013

(1) Vedi: http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/07/20/casaleggio-partiti-sono-figure-arcaiche-futuro-e-democrazia-diretta-attraverso-rete/662110/



Pubblicato da Davide

  • albsorio

    ” La Grecia è stata demolita come nazione: eppure i greci hanno lottato come fiere – sono veramente la stirpe di Leonida – ma non solo non hanno ottenuto nulla, bensì ad ogni rivolta le burocrazie internazionali aumentavano il peso.” —-> http://www.articolotre.com/2013/07/la-grecia-conia-ela-la-moneta-complementare-alleuro/190457

  • albsorio

    ” L’Italia, se ci riflettete un attimo, è stata l’unica nazione a subire un simile trattamento: non c’è stato in Francia, Spagna, Germania, Austria, Benelux…niente…solo da noi. Nemmeno nei Balcani – che poi hanno pagato in un solo conto la “lontananza” dal Patto di Varsavia –sono andati giù così pesantemente.” —– Chissa se il Governo polacco caduto a Katin è stato eliminiato dal caso o cosa.

  • Primadellesabbie

    Alcune osservazioni su questo articolo.

    Il motivo che mi conduce ad avere una speciale attenzione alle ragioni delle persone che non capisco, o di cui non condivido le opinioni, consiste nel sospetto che abbiano intuito qualcosa di importante, che non sanno, non vogliono o non possono spiegare.

    É questo, un poco, il caso di Casaleggio e della “democrazia del web”, meccanismo che richiederebbe comunque un poca di attenzione e qualche osservazione in più per poter essere immaginato meglio.

    Più alto é il numero di coloro che si allontanano dalla politica più una eventuale rivolta sarebbe incontrollabile.

    Gli stranieri che visitavano l’Italia, prestando attenzione a ciò che vedevano e percepivano, hanno notato che i suoi abitanti dedicano uno speciale impegno nell’intento di fare “bella figura”. Molti sono rimasti colpiti da questa peculiare caratteristica.
    Questo popolo si é costruito ovunque magnifiche piazze per mostrarsi e fare “bella figura”.

    Posto che esistano i termini per una ribellione, se si ritiene che questa osservazione sia fondata, come sembra, si fornisca agli italiani l’occasione di fare “bella figura” ribellandosi e si ribelleranno.

  • albsorio

    Dicono che la storia si ripete e che l’essere umano non impara dai suoi errori, perche quindi auspicare una rivolta “gia vista” meglio una evoluzione civile che parta dal capire che lo Stato siamo noi, dici che non si può cambiare lo Stato da dentro perchè vi è un voto clientelare ma il 50% che non vota se decide di cambiare idea può sovvertire i numeri che dici dimezzandoli, ed è questa consapevolezza che temono, non le rivolte di piazza. —— Il cambiamento Bertani deve partire da noi per poi propagarsi agli altri, cerca di credere che quel 50% che non vota può essere la parte sana del Paese che ci/si salvera, nella storia molte utopie sono diventate realtà, l’eolico viene osteggiato perche ha il pay back più basso e con l’arrivo dell’eolico verticale le cose sono migliorate sia per il rumore che per la fattibilita di micro impianti. Quando si arrivera alla energia di punto zero non vi saranno problemi energetici ma il “male” si oppone, ci vogliono schiavi e aggressivi, sta a noi decidere di cercare e trovare una via di pace e armonia.

  • mago

    Dal caso sarebbe ridicolo…io non ci credo.

  • mago

    Non ci siamo…il 70% della popolazione vive in un altra dimensione.

  • robotcoppola


    “Si chiamerà ELA (Emergency Liquidity Assistance), praticamente un fondo di liquidità di emergenza, concesso dalla BCE ad Atene nella speranza di salvare e rilanciare l’economia del Paese Ellenico.”

    A me sembra una PESSIMA notizia! Infatti, guarda caso, trattasi di una concessione della BCE e non certo di una presa di posizione indipendentista del governo greco.

    In grecia hanno ottenuto quello che volevano e ora ripartono sotto NUOVE regole dettate dai banchieri internazionali, quindi trattasi solo di uno zuccherino temporaneo.

  • Shivadas

    Cari compagni (o camerati o colleghi di sventura non ha importanza) . Purtroppo condivido in pieno quanto scritto da Bertani. Non c’è speranza. Auspico da tempo la formazione di un CLN, ma settant’anni fa c’erano altre persone, altri ideali o ideologie (giuste o sbagliate) e anche altri partiti. Oggi anche chi la pensa più o meno allo stesso modo litiga e non si coagula. Barnard, Bagnai, Bertani, Ida Magli, Pamio, Medici, Della Luna, Chiesa, e quanti altri non credo si siano mai dati un colpo di telefono. La Grecia è poi l’esempio degli esempi. Gli architetti del grande crimine l’hanno scelta come il laboratorio dove spingersi oltre ogni ragionevole e (umano) limite in materia di massacro sociale, perdita di sovranità ecc. e se non si sono ribellati i Greci che hanno 100 volte più palle di noi, qua non capiterà nulla. Si vive una situazione irreale nel senso che tutti o quasi si rendono conto di ciò che ci è stato preparato, ma nessuno può credere che si verificherà veramente e che comunque toccherà la sua famiglia, i suoi figli o i suoi risparmi, ragione per la quale non ci sarà alcuna rivolta. Nel dubbio (non si sa mai) io comunque mi sono comprato due passamontagna integrali, uno per l’inverno e uno più leggero per l’estate e la maschera antigas. Se scoppia la rivolta (di qualunque colore) io in piazza ci scendo, lo devo ai miei figli
    Meglio morire in piedi che vivere in ginocchio

  • albsorio

    Vero, ma la realtá si avvicina velocemente.

  • ROE

    Quello che scrive Carlo Bertani è la logica deduzione che deriva dall’analisi del passato e del presente. Tuttavia, in un sistema complesso (a determinismo debole) come quello umano (il più complesso che conosciamo), possono accadere anche eventi imprevedibili o, meglio, che la logica porta da escludere. Ma possono accadere.

  • nigel

    Perché possa nascere una rivolta e’ necessario che aumenti in modo considerevole il numero di coloro che non hanno piu’ niente da perdere, ora circola amcora qualche spicciolo. Quando perciò arriveremo alla rivolta (che nascerà sull’onda di altri analoghi movimenti di opposizione europei) l”economia italiana sarà molto più compromessa di quanto non lo sia ora. Ovviamente non parliamo di decenni, ma al massimo di un paio d’anni, con buona pace dell’ottimismo di Bertani.

  • Giancarlo54

    Io ribadisco che non ci sarà nessuna rivolta, solo qualche scaramuccia qua e là, ma assolutamente niente di preoccupante. Per fare una rivolta bisogna che ci sia una Avanguardia alla guida, qualcuno di voi vede anche solo l’ombra di questa avanguardia?
    Mai come adesso è vero il detto: “speriamo che io me la cavo”.

  • cardisem

    Leggo:

    la democrazia diretta bellissima ipotesi ma difficile da realizzare…

    Commento critico:

    Intanto bisogna volerla, per prima cosa, subito dopo incomincia la realizzazione. Se per avere questo schifo maledetto e dannato di “rappresentanza politica” si sono impiegati almeno due secoli solo a partire dalla rivoluzione francese, non mi sembrano troppi pochi anni di tentativi per iniziare con istituti di democrazia diretta… Quelli che dico, bello ma impossibile, in realtà non vogliono, ma non hanno il coraggio o la volontà di dirlo…

    L’uomo in tutto l’arco della sua esistenza storica non ha fatto altro che creare quegli istituti che gli erano necessari… Adesso, è arrivato il tempo della democrazia diretta…

  • albsorio

    Anche il passato Governo tecnico Monti ha inserito ELA nel decreto salvaitalia ovviamente è una pessima notizia di cui non si parla:—-> http://www.tizianodesimone.it/2013/03/23/ecco-un-altro-mostro-europeo-ela-emergency-liquidity-assistance/

  • Behemot
  • albsorio
  • dcaput

    La rivolta ci sarà non per indignazione morale, ma per la fine obbligata della solidarietà intra-familiare.
    Mi spiego: oggi i nonni e i padri che percepiscono ancora le pensioni con il sistema retributivo, riescono ad aiutare nipoti e figli precari e disoccupati.
    Con il passare del tempo (max. entro 15 anni) coloro che percepiscono queste pensioni passeranno a miglior vita oppure saranno troppo vecchi e malati e avranno bisogno della badante da pagare. Quindi, i nuovi nonni e i nuovi padri che usciranno dal mondo del lavoro riceveranno pensioni con il sistema interamente contributivo, cioè pensioni da fame: non più di ottocento-mille euro al mese. E, quindi, gli basterà appena per sfamare se stessi.
    I nipoti e i figli non riceveranno più alcun aiuto intra-familiare e, strangolati dalla disoccupazione e dal precariato di massa, non avranno più niente da perdere.
    Ecco da dove e come nascerà la rivolta. Ma bisognerà aspettare ancora, a meno che il sistema non capisca che, per salvare se stesso, deve concedere più sicurezza del posto e salari più alti alle persone in età di lavoro (ma dubito che lo vorrà fare).
    Intanto, va diffusa la consapevolezza sociale e organizzato un grande partito di massa alla sinistra del PD. Perchè quando scoppierà la rivolta, bisognerà che ci sia qualcuno a guidarla, altrimenti sarà solo uno scoppio anarcoide di violenza e, con facilità, il potere potrà dare la sterzata definitiva per una dittatura oligarchica e poliziesca conclamata.

  • Behemot

    ….. indovinato ….si fa per dire ….

  • mago

    Sei un grande…io non dormo di notte pensando a quello che ci toccherä.

  • mago

    Vedi adesso non scoppia neanche un mortaretto..le stragi le hanno pianificate i soliti noti…tolti i gheddafi di turno,fatto entrare putin nel club..tolte le br la raf..non trovi nulla in giro…i ribelli li mandano al fronte in siria…hai ragione..

  • mago

    Si sono fatti furbi..manipolano le massa con ogni metodo ed arma..sono pochi quelli che non si sottomettono..li vedi nei forum ..indipendentemente dal credo..

  • ROE

    Dai poveri e dai disperati non è mai nata alcuna rivoluzione, per fare la quale servono anche risorse sufficienti. Ma accadrà qualcos’altro. E sarà imprevedibile.

  • alvise

    Auriti non la vedeva certo così quando divulgò il SIMEC.Non ha funzionato per le troppe ingerenze di banche e magistratura, ed anche perchè morì troppo presto, ma comunque l’idea era quella del SIMEC non come hanno acquisito i greci.Già una volta se la sono presa nel…., quando votarono il referendum per uscire dall’euro, e votarono no all’uscita, quindi che dobbiamo aspettarci da quella gente?Qualcuno dovrebbe consigliargli di leggere i libri di Bernard Lieater.Non sarà invece che, chi li fa decidere male sia qualche infiltrato del governo che loro, perspicacia assente, non se ne accorgono?

  • alvise

    siamo in due

  • alvise

    beh, basterebbe che di avanguardie ce ne siano più di una, una in ogni città e regione.Non possiamo conoscere tutte le persone oneste di tutte le regioni, quindi poi basterebbe coalizzarsi per protestare.E chissà che anche la polizia non vorrebbe unirsi alla nostra protesta, dopotutto anche loro e le loro famiglie mangiano