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ARRIVA IL PETRO-YUAN : LA MARINA CINESE NELLO STRETTO DI HORMUZ !

DI TYLER DURDEN

Da quando la Cina ha sparato la sua prima ‘bordata ufficiale’ contro il Petro-dollaro, nell’arco di un anno, c’è stata una ondata crescente di dedollarizzazione che ha attraversato il commercio mondiale dell’energia (nonostante le ripetute affermazioni di Washington di aver “isolato” i paesi che non fanno transazioni in dollari). L’ascesa del Petro-Yuan è stata spesso sui nostri titoli nel corso dell’ultimo anno, con una Cina che sfrutta sempre più la sua ascesa come potenza economica e come mercato sempre più importante per gli esportatori di idrocarburi, nel Golfo Persico e nell’ex Unione Sovietica, tanto da aggirare il predominio del dollaro nell’energia globale con tutte le profonde implicazioni che questo può creare per la posizione strategica dell’America.

E ora, come riporta AP, per la prima volta nella storia, la Cina ha fatto attraccare un Cacciatorpediniere della sua Marina nel porto di BandarAbbas, nel Sud dell’Iran proprio di fronte allo stretto di Hormuz, la “roccaforte-USA-perora” verso il Bahrain e gli Emirati Arabi Uniti.

Secondo quanto riferisce l’Ammiraglio Hossein Azad, Capo della base navale del porto di Bandar Abbas, durante la sua visita di quattro giorni che è cominciata sabato scorso, in porto erano ancorate due navi (cinesi) che stavano condividendo le loro esperienze nel campo del soccorso in mare.

“L’ultimo giorno della visita mentre stava lasciando l’Iran, la nave da guerra cinese svolgeva una dimostrazione di trivellazione, in uno scambio di informazioni navali e tecniche, in particolare nel settore degli aiuti e del soccorso marittimo ” – ha detto Azad.

Il rapporto afferma che il cacciatorpediniere era accompagnato da una nave per la logistica, e che entrambe le navi si stavano avviando verso il Golfo di Aden come parte di una missione internazionale per combattere la pirateria.

L’anno scorso è stato notato un gruppo navale russo ancorato nello stesso porto al ritorno da una missione nell’Oceano Pacifico.

La mossa è vista anche come parte degli sforzi iraniani per trovare un equilibrio tra le marine straniere presenti nella zona strategica vicino allo Stretto di Hormuz, punto di passaggio alla foce del Golfo Persico dove transita un quinto del petrolio mondiale.

La 5° Flotta della US Navy è di base nella vicina Bahrain, sulla costa meridionale del Golfo.

* *

Ecco perché è importante

Come abbiamo detto in precedenza,

La storia e la logica ci ricordano che niente di quello che si è abituati a fare, e nessuna delle procedure attuali restano scolpite nella pietra. Con l’ascesa del petro-yuan” ci si sta avviando verso un regime valutario, per l’acquisto di energia sui mercati internazionali, meno-dollarocentrico, con tutte le complicazioni potenzialmente gravi che questo potrà causare sulla, già precaria, tenuta dollaro.

La Cina oltre ad essere emersa come uno dei principali attori sulla scena energetica mondiale, ha anche intrapreso una campagna di internazionalizzare la propria valuta. Una quota crescente del commercio estero della Cina viene stabilito e regolato direttamente in renminbi ed è in continua crescita l’emissione di strumenti finanziari denominati in renminbi. La Cina sta perseguendo un lungo processo di liberalizzazione dei conti di capitale, come primo passo essenziale per una piena internazionalizzazione del renminbi e sta anche permettendo che i tassi di cambio dello yuan abbiano una maggiore flessibilità. La Banca Popolare di Cina (PBOC) ha ormai stipulato accordi di swap con oltre trenta altre banche centrali, il che significa che il renminbi già funziona efficacemente come valuta di riserva.

I politici cinesi stanno cominciando ad apprezzare i “vantaggi del fattore-storicodi cui gode il dollaro; il loro scopo non è di portare il renminbi a sostituire il dollaro, ma di posizionarlo a fianco del biglietto verde, come valuta transazionale e come valuta di riserva. Oltre ai benefici economici (ad esempio, minori costi di cambio per le imprese cinesi) Pechino vuolepermotivi-strategici rallentare anora di più la crescita delle sue enormi riserve di dollari. La Cina ha capito la strategia americana che tende a escludere alcuni paesi dal sistema finanziario USA, come strumento di pressione della sua politica estera, e si preoccupa che Washington possa tentare di usarla anche contro la Cina: l’internazionalizzazione del renminbi può mitigare questa vulnerabilità.

Più in generale, Pechino capisce l’importanza del dominio del dollaro come base del potere dell’America; staccandosene, la Cina può contenere un eccessivo unilateralismo degli Stati Uniti.

La Cina da tempo usa strumenti finanziari nei suoi sforzi per accedere agli idrocarburi stranieri. Ora Pechino vuole che i principali produttori di energia accettino il renminbi tra le valuta transazionale come pagamento per gli idrocarburi comprati dalla Cina e che il renminbi entri a far parte delle valute di riserva delle banche centrali. I produttori hanno tutti i motivi per essere disponibili a queste richieste, dato che la Cina sarà, per il prossimo futuro, di gran lunga il loro principale mercato incrementale sia nel Golfo Persico che nell’ex Unione Sovietica.

Le diffuse aspettative di un apprezzamento dello yuan, a lungo termine, rendono la creazione di riserve valutarie in renminbi una bazzecola” in termini di diversificazione del portafoglio, dato che l’America è vista sempre più come una potenza egemone in relativo declino, mentre la Cina è vista come la potenza in ascesa per eccellenza. Anche per gli Stati del Golfo arabo che hanno sempre puntato su Washington come ultimo garante della loro sicurezza, dei legami più stretti con Pechino possono offrire una copertura strategica essenziale. Per la Russia, i suoi rapporti in fase di continuo deterioramento con gli Stati Uniti la spingono verso una più profonda cooperazione con la Cina, contro quella che sia Mosca che Pechino considerano una America in declino, ma ancora pericolosamente instabile e overreattiva.

Per parecchi anni la Cina ha pagato parte delle sue importazioni di petrolio dall’Iran in renminbi; nel 2012, la PBOC e la Banca Centrale degli Emirati Arabi Uniti hanno istituito uno swap in valuta da 5,5 miliardi di dollari, mettendo le basi per chiarire i pagamenti, delle importazioni cinesi di petrolio da Abu Dhabi, in renminbi: un passo importante che ha fatto aumentare di molto l’uso dei petro-yuan nel Golfo Persico. L’affare da 400 miliardi di dollari dell’accordo sul gas sino-russo, che si è concluso quest’anno, prevede apparentemente che il pagamento per il gas russo avvenga in renminbi – se questa operazione andasse completamente a buon fine, questo significherebbe che il renminbi ha ormai assunto un ruolo apprezzabile nelle transazioni di gas transnazionali.

Guardando al futuro, l’uso del renminbi nei pagamenti per la vendita degli idrocarburi internazionali tenderà sicuramente ad aumentare, accelerando così il declino dell’influenza americana nelle regioni in cui si produce l’energia chiave per le economie. Per Washongton diventerà anche marginalmente più difficile finanziare quello che la Cina, e le altre potenze che stanno crescendo, considerano un tipo di politicaestera-troppo-interventista, una nuova prospettiva che la classe politica americana ha appena cominciato a mettere a fuoco.

Fonte : www.zerohedge.com

Link: http://www.zerohedge.com/news/2014-09-21/petroyuan-cometh-china-docks-navy-destroyer-irans-strait-hormuz-port 21.09.2014

Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione Bosque Primario

Pubblicato da Bosque Primario

  • Ercole

    Anche se dovesse cadere il dollaro dell’ imperialismo Statunitense e subentra  la moneta  Russa  o Cinese cosa cambierebbe  per gli sfruttati della terra ?

  • Fedeledellacroce

    Caro Ercole, non so la tua etá, ma ancora non hai capito che gli sfruttati e sfigati della terra ci saranno sempre?
    Qualsiasi cambio geostrategico o finanziario, o politico, non risolverá il problema agli sfruttati e sfigati.
    O come li chiami tu, i proletari.
    Ma aprire la mente ad un mondo giusto e tollerante verso culture diverse o lontane, puó portare un futuro migliore, forse anche per qualche proletario……

  • Mattanza

    Certo!! Gli sfruttati ci saranno sempre…Che sei stato unto dal signore con una Visio mistica del futuro?? E’ che Ercole ve le cava di bocca le esagerazioni! Chissà perché vi infastidisce tanto…a me sembra che non parli a vanvera, anche se potrebbe comprendere che un mondo multipolare anche finanziariamente debiliterebbe l’imperialismo unilaterale USA che il mondo stà soffrendo…Ercole, sono movimenti gradualisti rivoluzionari (ecco lo sapevo ti mettevi le mani nei capelli….).

  • lucamartinelli

    Chissà perchè, caro Ercole, fai sempre finta di non capire quello che da sempre ti ribatto. Abbiamo capito la tua posizione e personalmente sono d’accordo. Solo che tralasci sempre di andare un passo più in là. Raccontaci della tua strategia, di dove trovi le armi, la logistica, le munizioni, l’addestramento, chi ci sta e chi no….e via discorrendo. Se non chiarisci questo anche tu sei come tutti: un rivoluzionario della tastiera. Buona giornata

  • Primadellesabbie

    Quando, nel primo dopoguerra il polo del capitalismo si é spostato definitivamente dall’Inghilterra agli US, i grandi capitalisti non si sono preoccupati troppo, hanno trasferito i loro interessi nel Nuovo Mondo e forse ne hanno pure guadagnato.

    Poi é stata la volta del significativo sviluppo economico giapponese, favorito dalla struttura sociale del Giappone e dalla mano d’opera dei Paesi dell’Estremo Oriente. Nessuna paura, i capitali americani si sono mescolati a quelli giapponesi e viceversa.
    Questa volta gli US sembrano più allarmati. Saranno guidati da gente con i nervi meno saldi? Annusano un reale pericolo per la loro supremazia? Sono meno sicuri della loro forza militare (per l’Iraq hanno dovuto ingaggiare una quantità di sudamericani, e trasferire la bare che rientravano di nascosto, durante la notte)?